giovedì 28 dicembre 2023

VITERBO: LA CITTA' DEI PAPI CAPOLUOGO DELLA TUSCIA

 STORIA

Conosciuta come la "Città dei Papi", capoluogo del territorio della Tuscia e dell'omonima Provincia, Viterbo vanta origini antichissime. Secondo la tradizione, la città si é sviluppata a partire dal colle della Cattedrale, dove in epoca romana sorgeva un edificio sacro consacrato ad Ercole.

E' probabile che un antico insediamento di origine romana sorgesse nel luogo in cui transitava un diverticolo della Via Ciminia, che scendendo dai Monti Cimini e transitando per l'odierno Quartiere di San Pellegrino, confluiva nell'antico tracciato della Via Cassia.

Le prime fonti scritte che attestano l'esistenza della città risalgono all'VIII secolo. Il castrum romano, sorto probabilmente in corrispondenza del Colle del Duomo, era già provvisto di difese. Durante la Guerra Greco - Gotica, tra il 535 e il 553, la città venne assoggettata dai Longobardi, insieme a Bagnoregio, Orvieto e Ferento. Intorno all'originario nucleo abitativo, se ne formarono degli altri, che unendosi insieme daranno progressivamente vita all'odierna città di Viterbo. La città venne menzionata per la prima volta in un documento risalente al 742, in cui si attesta che il Pontefice Zaccaria transitò per Viterbo durante un viaggio che da Terni lo portò a Roma.

La struttura urbana della città si andò consolidando nell'XI secolo, periodo in cui venne iniziata l'edificazione della cinta muraria medievale portata a termine solo nel XIII secolo. A partire dal XII secolo, la città acquisì sempre maggiore importanza e potenza, fattore che contribuì ad accrescerne la forza militare. Significativa fu la distruzione di Ferento, attuata dai viterbesi nel 1172.


Torre medievale del centro storico

Nel 1192 la città venne innalzata a sede diocesana, e la Chiesa di San Lorenzo venne innalzata a Cattedrale. Il XIII secolo rappresentò il periodo di massimo splendore, grazie al trasferimento della corte pontificia nella città, voluta dal Pontefice Alessandro IV nel 1257. Con la morte del successore, Clemente IV, Viterbo divenne testimone degli eventi più significativi della storia pontificia. In particolare si tenne proprio nel Palazzo dei Papi di Viterbo il primo conclave della storia: i Cardinali, divisi nelle loro decisioni, impiegarono ben trentatré mesi per eleggere il nuovo Pontefice.

Durante il lunghissimo periodo dell'elezione pontificia, i cittadini viterbesi, rinchiusero i cardinali nel palazzo papale scoperchiando il tetto e razionando loro la somministrazione di viveri, in modo tale da convincerli a prendere una decisione. La scelta ricadde infine sul Cardinale Tebaldo Visconti, che assunse il nome di Gregorio X. Il 22 febbraio 1281 venne eletto al soglio pontificio Martino IV, che decise di abbandonare la città per trasferirsi a Orvieto.

Al XVI secolo risalgono importanti modifiche urbanistiche, la principale delle quali fu la realizzazione della Strada Farnesiana, direttrice che metteva in collegamento la Porta Romana con la Piazza del Comune e la Rocca di Albornoz. Il 12 Settembre 1870 Viterbo venne annessa al Regno d'Italia, e nel 1929 divenne capoluogo della neonata Provincia di Viterbo. Nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, venne fatta oggetto di pesanti bombardamenti che causarono molti decessi tra la popolazione civile. Nonostante i danneggiamenti di molti monumenti storici, il restauro conservativo messo in atto dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha restituito alla città il suo antico aspetto medievale.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Il centro storico di Viterbo costituisce uno dei principali esempi di urbanistica medievale in Italia, perfettamente conservato nonostante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Molte sono le chiese, i vicoli, i palazzi, le fontane e i monumenti rappresentativi del periodo medievale che possono essere ammirati dai turisti in tutto il loro splendore, perfettamente conservati nel tempo.


Una delle tante fontane medievali
del centro storico

1) PALAZZO DEI PAPI

Il principale monumento storico della città é il Palazzo dei Papi, vero simbolo della città, testimone delle principali fasi storiche. L'aspetto attuale é dovuto all'ampliamento del Palazzo della Curia Vescovile, messo in atto dal Pontefice Alessandro IV, il cui pontificato durò dal 1254 al 1261.


Scalinata del Palazzo dei Papi con loggia

L’ostilità del popolo e della borghesia romana verso il Pontefice, che spinse la curia papale a trasferirsi a Viterbo nel 1257.


Salone con affreschi

L'ampliamento della struttura fu commissionato dal Capitano del Popolo Raniero Gatti, cui si deve la realizzazione della stessa Sala del Conclave, il cui nome é legato allo svolgimento del conclave più lungo della storia, iniziato nel 1268 e terminato nel 1271.


Sala del Conclave

Il principale elemento architettonico che caratterizza il palazzo viterbese é la splendida Loggia dei Papi, edificata nel 1267 su commissione del Capitano del Popolo Andrea Gatti, durante il pontificato di Clemente IV. L'11 maggio 1277, una parte dell'ala del palazzo crollò ferendo a morte il Pontefice Giovanni XXI.

Il palazzo presenta due ali molto differenti fra loro: entrambi i lati presentano sei finestre bifore sormontate da altrettante finestre a feritoia. Si accede alla sala dalla piazza, percorrendo una scalinata realizzata nel 1267. Al termine della scalinata si trova un massiccio portale con volta a tutto sesto. Sopra il portale figurano lo Stemma di San Bernardino, una mensola con la statua di un piccolo leone, e una lapide in memoria di Raniero Gatti. Sulla destra é posta la Loggia delle Benedizioni, principale elemento architettonico del palazzo da cui un tempo si affacciava il Pontefice uscendo dalla Sala del Conclave.

Al centro della loggia é riposta una fontana risalente al XV secolo, ornata nel bordo del catino con i simboli della Famiglia Gatti. Al di sopra del catino più grande é riposto un catino più piccolo, coronato da getti d'acqua a forma di leone, sormontati da un pinnacolo. La Loggia delle Benedizioni é sorretta da due archi a sesto ribassato e da un grande pilastro a sezione ottagonale.


Fontana che orna la piazzetta della loggia

2) PALAZZO DEI PRIORI

Il Palazzo dei Priori venne inizialmente concepito come residenza del Governatore del Patrimonio di San Pietro in Tuscia, mentre solo a partire dal 1510 divenne sede dei Priori del Comune di Viterbo.

All'interno del palazzo sono accessibili differenti ambienti, tra i quali la Cappella Palatina ornata da affreschi realizzati dai pittori Filippo Cavarozzi e Marzio Ganassini; la Sala della Madonna, dedicata alla Madonna della Quercia, compatrona della città insieme a Santa Rosa.

Cappella Palatina


Affresco nel retro della Cappella Palatina
realizzato da Filippo Cavarozzi e
Marzio Ganassini


Soffitto ligneo della Cappella Palatina
del Palazzo dei Priori


Sala della Madonna


Affreschi che decorano la volta della
Sala della Madonna

La Sala Regia contiene decorazioni ad affresco con le rappresentazioni dei Castelli che furono assoggettati dal dominio dei viterbesi, realizzati alla fine del Cinquecento da Baldassarre Croce.


Sala Regia


Affreschi della parete sinistra della
Sala Regia


Affreschi della parete di fondo della Sala Regia


Volta della Sala Regia con il Leone (Viterbo)


Volta della Sala Regia con la rappresentazione di Vetralla

Seguono la Sala del Consiglio, anche nota come Sala d'Ercole, la Sala dei Paesaggi e la Sala dell'Aurora.

Sala del Consiglio


Affreschi nella parete di fondo della Sala del Consiglio


Affreschi nella parete sinistra della Sala del Consiglio

Sala dei Paesaggi

Superando il Piano Nobile del Palazzo si accede al Museo dei Portici, sede distaccata del Museo Civico Luigi Rossi Dainelli di Viterbo. Al suo interno sono ospitate due opere di Sebastiano Luciani, noto come Sebastiano del Piombo, la Flagellazione del 1525 e la Pietà, risalente al 1516.


Tela dipinta raffigurante la Pietà,
realizzata nel 1516 da Sebastiano
del Piombo

Tela della Flagellazione del 1525

3) CATTEDRALE DI SAN LORENZO

Adiacente al Palazzo dei Papi si trova la Cattedrale di San Lorenzo, principale architettura religiosa della città. La struttura della chiesa é in stile romanico, ricostruito a seguito delle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, nel rispetto delle strutture architettoniche originarie.

Il campanile trecentesco é decorato da doppie bifore nella parte alta, e da fasce policrome orizzontali.

INTERNO

L'interno é in stile romanico distinto in tre navate da due file di colonne, con pavimentazione cosmatesca. Nell'abside della navata sinistra é riposto il sepolcro del Pontefice Giovanni XXI, realizzato nel 1277.

A pochi metri c'é una pregevole tavola risalente al XII secolo, raffigurante la Madonna della Carbonara.

Interno della Cattedrale di San Lorenzo


Pavimento cosmatesco


Archi a tutto sesto della navata centrale


Cappella di Santa Rosa


Cupola della Cappella di Santa Rosa

4) CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA

Altra importante architettura di Viterbo é la Chiesa di Santa Maria Nuova, la cui edificazione viene fatta risalire ad un'epoca antecedente al 1080, data attestata da una pergamena contenente l'atto di donazione avvenuta da parte del parroco Biterbo, al Vescovo viterbese Giselberto di Tioscanella.

Cippo che riporta la donazione di Biterbo al Vescovo Giselberto di Tioscanella

La chiesa venne realizzata su un preesistente edificio sacro dedicato alla Vergine, ed eretto in origine in onore di Giove.


Facciata della Chiesa di Santa
Maria Nuova


Portale principale della Chiesa di
Santa Maria Nuova

INTERNO E CHIOSTRO

All'interno della chiesa, realizzata in un sobrio stile romanico viene custodito il magnifico trittico bizantino del 1180 posto in fondo alla navata sinistra, e un affresco sul battistero raffigurante i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo, realizzato da Antonio del Massaro da Viterbo.


Interno della Chiesa di Santa Maria Nuova
in stile romanico


Affresco della Crocifissione


Altro affresco della Crocifissione


Abside circolare della Chiesa di
Santa Maria Nuova


Affresco della Madonna in Trono con ai lati quattro Santi


Affresco della Madonna in Trono con Bambino

Suggestivo é il chiostro longobardo, al cui ambiente si accede attraverso una scalinata posta esternamente all'abside.

5) BASILICA DI SAN FRANCESCO ALLA ROCCA

Nel centro storico si trova inoltre la Basilica di San Francesco alla Rocca, realizzata nel 1237. La facciata si caratterizza per la presenza, nell'ordine inferiore, di un bel portale romanico a tutto sesto, impreziosito da una cornice in pietra con colonne tortili.


Retro della Chiesa di San Francesco alla Rocca


Facciata della Chiesa di San
Francesco alla Rocca


Pulpito in peperino nella facciata della
Chiesa di San Francesco alla Rocca

Al di sopra del portale principale sono riposte le insegne di Papa Pio XII, che nel 1949 donò alla chiesa la dignità di basilica minore. Nell'ordine ancora superiore sono riposte tre finestre monofore e un oculo.

INTERNO

All'interno si possono ammirare rilevanti opere pittoriche e scultoree. Tra le principali si segnalano i sepolcri di due Pontefici, Clemente IV, nel transetto di sinistra e Adriano V, nel transetto di destra.


Interno della Chiesa di San Francesco
alla Rocca

Abside della chiesa

Il primo dei due monumenti funebri sopra nominati venne realizzato da Pietro di Oderisio nel 1270, mentre quello di Adriano V é opera di Arnolfo di Cambio, ornato da una ricca decorazione cosmatesca.


Monumento a Marco da Viterbo


Reliquie di San Specioso e Santa Venusta


Monumento funebre al Cardinale Landriani


Monumento sepolcrale a Pietro
di Vico


Monumento sepolcrale a Papa
Clemente IV

6) BASILICA DI SANTA ROSA

Ultima architettura religiosa del centro storico viterbese da prendere in considerazione, ma non per importanza, é la Chiesa di Santa Rosa, che custodisce le reliquie della Santa Patrona della città, in onore della quale, nella notte tra il 2 e il 3 Settembre, si tiene la spettacolare manifestazione della Macchina di Santa Rosa, dichiarata dall'UNESCO Patrimonio Immateriale dell'Umanità.

L'attuale chiesa é frutto di un rifacimento architettonico risalente al 1850, di un edificio preesistente realizzato nel 1632, comunicante con l'adiacente Convento dele Clarisse.

La prima realizzazione risale al XIII secolo, e la prima fonte storica che ne attesta l'esistenza riporta la data del 1235. La chiesa, inizialmente consacrata alla Vergine e conosciuta con l'appellativo di "Chiesa di Santa Maria", venne consacrata a Santa Rosa, in occasione della traslazione delle spoglie al suo interno, voluta dal Pontefice Alessandro IV.  Distrutta verso la metà del XIV secolo, venne abbellita alla metà del XV secolo con la realizzazione di un ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli.

Purtroppo, a causa dei lavori di rifacimento della struttura attuati nel 1632, tali affreschi andarono irrimediabilmente perduti. Verso la metà del XIX secolo, la chiesa venne riedificata in stile neoclassico, mentre nel 1913 venne aggiunta la cupola su progetto dell'Architetto Arnaldo Foschini, rivestita in maioliche. Nelle vicinanze della basilica é possibile visitare la casa natale della Santa.

Facciata della Basilica di Santa Rosa

INTERNO E MONASTERO

L'interno é ripartito in tre navate. La maggior parte delle opere contenute risale alla seconda metà del XIX secolo, e alla prima metà del XX secolo.

Interno in stile neoclassico della basilica

Nella chiesa sono conservati rilevanti opere d'arte, tra le quali: un crocifisso ligneo impreziosito da una raggiera di legno dorato del XVII secolo, sul primo altare di destra; l'urna contenente le reliquie di Santa Rosa, pregevole opera del 1699 realizzata in bronzo e affiancata da due angeli in preghiera.

L'urna conserva il corpo di Santa Rosa, pressoché incorrotto dopo quasi otto secoli, rivestito di una tonaca di seta periodicamente sostituita dalle suore del vicino Convento.

Urna in bronzo che conserva il corpo di Santa Rosa

Ex voto nella Chiesa di Santa Rosa

E' inoltre presente un polittico realizzato dal viterbese Francesco d'Antonio da Viterbo, raffigurante la Madonna in trono con Bambino tra le Sante Rosa e Caterina d'Alessandria. Nelle cuspidi e nei pilastri laterali sono raffigurati differenti Santi e Sante. Una lapide infondo alla navata destra commemora la consacrazione della chiesa, avvenuta nel 1850.

All'incrocio dei due transetti é posta una bella cupola ottagonale, decorata con affreschi eseguiti nel 1917 dal pittore Giuseppe Pico Cellini raffiguranti, nei pennacchi, i Quattro Evangelisti mentre, nel catino sovrastante il tamburo, San Francesco d'Assisi, il Beato Giacomo, San Crispino e Santa Giacinta. Nella calotta é raffigurato l'Agnello mistico tra gli Angeli.

Cupola ottagonale affrescata nel 1917 da Giuseppe Pico Cellini

Attraversando il transetto di destra é possibile accedere alla sala ove é riposto l'antico coro, luogo ove le suore si ritiravano in preghiera. Il coro é realizzato interamente in legno, risalente alla fine del Cinquecento. La vetrata retrostante il coro venne realizzata nel 1980, e raffigura San Francesco d'Assisi, Santa Chiara d'Assisi, e due monache, simbolo della vita consacrata.

Di seguito si accede alla Sala Capitolare, destinata ad accogliere le riunioni del Capitolo, ossia dell'Assemblea delle monache di clausura del monastero.

Sala Capitolare

La sala é abbellita da sedute lignee del XVIII secolo, e da affreschi riposti nelle pareti corrispondenti ai quattro punti cardinali. L'affresco della parete nord del XVII secolo e di autore ignoto, raffigura la Santissima Trinità; nella parete sud sono rappresentati i Sette dolori di Maria; la parete est é impreziosita da un quadro del XVIII secolo raffigurante San Luigi IX, Re di Francia, Patrono dell'Ordina Francescano Secolare; la parete ovest riporta la Flagellazione del XVI secolo di autore ignoto, mentre nel soffitto é affrescata l'Incoronazione di Maria Santissima da parte del Figlio e dello Spirito Santo.

Dalla Sala Capitolare si accede al Refettorio, realizzato nel XVII secolo e caratterizzato da un grande ambiente voltato a botte, ornato dai coevi stalli lignei di autori ignoti. Al centro dell'ambiente si trovano delle teche, ove sono riposti degli ex voto a Santa Rosa.


Refettorio del Monastero di Santa Rosa

Anche le pareti del Refettorio sono decorate da affreschi. Particolare é l'affresco al di sopra della parete meridionale raffigurante l'Ultima Cena, nel riquadro centrale, l'Agonia di Gesù nell'Orto degli Ulivi e l'angelo consolatore, nel riquadro di sinistra, e il Viaggio al Calvario nel riquadro di destra.

Affresco raffigurante l'Ultima Cena

La parete di fronte é ornata da un altro grande affresco raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi. Nell'affresco, da sinistra a destra, si riconoscono i Santi Giovanni Battista, Bonaventura, Lorenzo, Francesco d'Assisi, Rosa, Maria Maddalena, Chiara d'Assisi e Caterina d'Alessandria.

Affresco della Madonna con Bambino tra Santi

Poco distante dal Refettorio si apre la Sala delle Colonne, primo ambiente del convento adibito a refettorio, ma presto sostituito per l'accresciuto numero delle suore che vi risiedettero. E' caratterizzata da un soffitto sorretto da due massicce colonne in peperino.

Sala delle Colonne con due massicce colonne in peperino

Dalla Sala delle Colonne si entra nel Salone del Quattrocento, sorretto da imponenti arconi gotici.

In questo ambiente sono conservati due affreschi, il primo raffigurante la Madonna con Bambino, l'altro la Madonna con Bambino che tiene in mano un uccellino.

Il corridoio d'ingresso al monastero é impreziosito da imponenti volte a botte affrescate, adiacente al chiostro principale del convento.

Scalinata con volta affrescata che conduce al chiostro

7) CHIESA DI SANTA MARIA DELLA VERITA'

Le origini della Chiesa di Santa Maria della Verità, sono da ricercare agli inizi del XIII secolo, con struttura a croce latina coperta da un tetto a capriate. Pochi anni dopo la fondazione, la chiesa venne stabilmente occupata dai membri dell'Ordine dei Servi di Maria, ai quali si deve la consacrazione dell'edificio sacro alla Madonna, con l'appellativo di Santa Maria della Verità.

Nel XIV secolo la struttura venne modificata con alcuni rifacimenti, tra i quali l'ampliamento del presbiterio, la creazione di un'abside più profonda della precedente e la realizzazione del coro. Tali lavori vennero commissionati dalla famiglia nobile dei Bussi, il cui stemma é scolpito in pietra nella chiave di volta del portale maggiore.

Nel 1446 avvenne un evento miracoloso nelle vicinanze della chiesa: l'immagine della Vergine apparve a tre bambini. Da quel momento l'edificio religioso divenne meta di pellegrinaggi. Nel 1450 venne fusa la campana bronzea ad opera del Maestro viterbese Sante di Angelo.

Il 22 novembre 1873, a causa degli effetti delle Leggi Eversive dello Stato Unitario, il convento venne spogliato di tutte le proprietà possedute fino a quel momento a seguito della soppressione delle congregazioni religiose. Nel gennaio del 1944 l'edificio subì gravi danni a causa dei bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Con la successiva ricostruzione, la chiesa verrà riaperta al culto il 19 marzo 1961, assumendo il definitivo appellativo di Santa Maria della Verità.

ESTERNO

La facciata, ricostruita dopo i bombardamenti, presenta una semplice muratura in lastre di peperino, ove si apre un portale cinquecentesco sormontato da una lunetta vuota posta tra due statue di pietra, che rappresentano l'angelo annunciante e la Madonna annunciata, rivolti verso l'esterno a causa di un errore di valutazione dei restauratori. Tra le due statue si apre un grande rosone centrale.

Facciata della Chiesa di Santa Maria della Verità


Portale della Chiesa di Santa
Maria della Verità

INTERNO

L'interno é ad aula unica, con pianta a croce latina. L'accesso al transetto é possibile varcando un grande arco ogivale poggiante su colonne pensili. La controfacciata presenta un affresco quattrocentesco che raffigura l'Annunciazione tra Santa Maria Maddalena, Santa Marta e Sant'Antonio Abate.


Interno romanico a navata unica della
Chiesa di Santa Maria della Verità

Il primo altare di destra venne commissionato dalla Famiglia Guizzi, e in origine conteneva la pala della Natività realizzata dal Pastura, oggi conservata nel Museo Civico.

Procedendo si apre la splendida Cappella Mazzatosta, punto focale della visita alla chiesa, a pianta quadrata dalle forme tardo gotiche, custodita dall'originale cancellata in ferro battuto, ove si conserva parte del pavimento maiolicato quattrocentesco, realizzato dal ceramista viterbese Paolo di Nicola. La realizzazione della cappella risale alla metà del Quattrocento, su commissione di Nardo Mazzatosta.

Il ciclo di affreschi che decora la cappella venne realizzato da Lorenzo da Viterbo e dai suoi allievi, pittore viterbese che portò a termine il suo lavoro nel 1469. Gli affreschi, distrutti dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, vennero interamente recuperati e rimontati grazie al successivo assemblaggio di oltre ventitremila frammenti.

Nelle vele della volta della cappella sono raffigurati i simboli di un Evangelista, un Profeta e un Evangelista tra due Santi.


Affreschi della volta della Cappella Mazzatosta
raffiguranti un Evangelista, un Profeta e 
un Evangelista tra due Santi

Sulla parete destra sono raffigurate l'Annunciazione, di cui rimane solo la figura dell'Angelo, e l'Adorazione del Bambino.

Nella parete di fondo ove si appoggia l'altare, sormontata da una cornice marmorea ove é scolpita la  Madonna con Bambino entro una mandorla sorretta da Angeli, é affrescata l'Assunzione della Vergine tra Angeli ed Apostoli.


Edicola marmorea, ove é scolpita in sommità
l'immagine della Madonna con Bambino entro una
mandorla sorretta dagli Angeli. Sullo sfondo
é affrescata l'Assunzione della Vergine tra Santi ed Apostoli

La parete sinistra é decorata con un affresco distinto in due ordini, superiore e inferiore, che costituisce l'opera principale di tutto il ciclo pittorico che orna la cappella. Nell'ordine superiore é affrescata la Presentazione di Maria al Tempio, nell'ordine inferiore si trova lo Sposalizio di Maria.


Affresco della parete sinistra della cappella distinto
in due ordini, superiore ed inferiore. Nell'ordine
superiore é affrescata la Presentazione di Maria al
Tempio mentre, nell'ordine inferiore,
lo Sposalizio di Maria

All'inizio del transetto di destra é collocato il monumentale organo a trasmissione meccanica, realizzato nel 1986 da Luigi Celeghin. La cappella posta in fondo al braccio destro del transetto, venne abbellita nel 1591 da alcune pitture, di cui resta, sulla parete destra un'immagine della Madonna.

Sull'altare maggiore, dalle forme barocche, é collocata una tela della seconda metà del Seicento, raffigurante l'Immacolata Concezione attribuita al Mazzanti, mentre nel transetto di sinistra, concluso da un grande arco a tutto sesto che fa da introduzione nella sagrestia, sono conservati affreschi del XVI secolo. Nella parete destra sono conservati affreschi che rappresentano un Vescovo tra Angeli e la Madonna di Lactans, mentre nella parete sinistra sono presenti i dipinti raffiguranti San Fabiano Papa tra i Santi Sebastiano e Rocco; la Trinità e la Stigmatizzazione di San Francesco.

Sulla parete sinistra si apre una cappella cinquecentesca, nella quale sono visibili i dipinti della Madonna in Trono tra i Santi Giovanni Battista e Antonio Abate. Di seguito é la Cappella di Sant'Antonio Abate, raffigurato in entrambe gli stipiti con gli attributi del fuoco e del maiale.

CHIOSTRO

Nel vicino chiostro della chiesa, anticamente adibito a convento, é ospitato il Museo Civico di Viterbo.

L'ambiente in stile gotico presenta una struttura a pianta quadrata, su cui si aprono delle finestre polifore al piano terra, rinnovato nel XIV secolo, mentre il loggiato superiore é frutto di un rifacimento rinascimentale. Al centro del chiostro é posta una cisterna del 1536.

8) CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA (O "DEL GONFALONE")

La Chiesa di San Giovanni Battista, anche della "del Gonfalone", costituisce il più pregevole esempio di architettura barocca presente nella Città dei Papi. Venne eretta per volontà della Confraternita del Gonfalone, della quale assunse il nome.

La Confraternita del Gonfalone venne fondata da San Bonaventura da Bagnoregio, alla quale nel 1561 si unì la Venerabile Compagnia di San Giovanni Battista. Nel 1644 venne acquistato un terreno per edificare una nuova chiesa. L'edificio venne realizzato su commissione del Cardinale Francesco Maria Brancaccio, su disegno dell'Architetto Giovanni Maria Baratta, allievo del Borromini. La facciata della chiesa venne portata a termine più tardi, nel 1726, ad opera dell'Architetto romano Francesco Ferruzzi.

ESTERNO

L'esterno della chiesa presenta una facciata leggermente concava, distinta in due ordini, uno superiore, l'altro inferiore, da una grande mensola, impreziosita alle estremità da due fiammelle a forma di lampade.

Nell'ordine inferiore si apre il portale in peperino, sormontato da due stemmi, il più grande dei quali, ornato da festoni, raffigura l'arme di Benedetto XIII, mentre l'altro l'arme del Vescovo Sermattei.

Ai lati del prospetto sono affiancati due slanciati costoloni mentre, nella parte superiore, si apre un finestrone rotondo inserito in una cornice rettangolare. Sulla sinistra della struttura si erge il campanile a sezione quadrata.

INTERNO

L'interno della chiesa si presenta distinto in due ambienti pressoché identici, separati tra loro dall'altare maggiore e da due colonne laterali. I due ambienti della chiesa svolgevano differenti funzioni: l'uno costituiva l'area destinata ai fedeli, mentre nell'altra vi era l'oratorio destinato ai confratelli.

Lo spazio si presenta decorato in un sontuoso stile barocco, i cui affreschi sono stati realizzati dall'artista viterbese Giuseppe Marzetti. Ai quattro angoli, l'intera costruzione sembra essere sostenuta da gigantesche figure: lateralmente, in due ovali sorretti da angeli, sono rappresentati i profeti Isaia e Abdia, realizzati da Domenico Corvi nel 1756.


Interno barocco della Chiesa del Gonfalone
con affreschi di Giuseppe Marzetti

Nella lunetta dell'altare maggiore sono affrescati San Giovanni Battista ed Erode, realizzati dal viterbese Anton Angelo Falaschi nel 1756. A ridosso dell'entrata, nella lunetta sopra l'organo é la Decollazione del Battista, realizzata dal Corvi sempre nel 1756.

Sempre dello stesso anno é lo splendido affresco della volta raffigurante l'Empireo, realizzato dall'artista viterbese Vincenzo Stringelli, con la raffigurazione di gruppi di angeli e beati, sorretti da nuvole e protesi verso la luce celeste.


Affresco della volta raffigurante l'Empireo
di Vincenzo Stringhelli, con la rappresentazione
di gruppi di angeli e beati, sorretti da nuvole
e protesi verso la luce celeste


Affreschi nella parete sinistra della chiesa

Sul primo altare a destra sono riposte due statue barocche della Passione e, nella cappella successiva, l'altare in stucco e pietra realizzato da Domenico Lucchi, é sovrastato dalla pala del XVIII secolo raffigurante San Bonaventura che scrive ispirato dallo Spirito Santo.

Ai lati dell'altare maggiore si aprono due finte nicchie, ove nel 1772 Sebastiano Carelli di Montefiascone dipinse due figure monocrome raffiguranti la Scienza e la Religione. La realizzazione di un altro altare del 1746 si deve all'Architetto Nicola Salvi, progettista della Fontana di Trevi a Roma.

Opera di valore é il paliotto di marmo venato giallo con fascia di contorno realizzata in marmo verde e rosso, recante al centro il simbolo della confraternita. Il ciborio, ornato da colonnine marmoree, termina con una cuspide su cui si appoggia la croce.

Dall'interno della chiesa é possibile accedere all'Oratorio, ove é possibile ammirare il grande stendardo della confraternita, dipinto su entrambe le facciate dall'artista viterbese Giovan Francesco Romanelli, artista alla corte del Re Sole, che nel 1649 vi raffigurò il Battesimo di Cristo e la Madonna della Misericordia.


Interno dell'Oratorio con lo stendardo della
confraternita, con la raffigurazione del
Battesimo di Cristo e, nel retro,
la Madonna della Misericordia,
realizzati nel 1649 da Giovan Francesco
Romanelli

Il coro ligneo é opera del viterbese Carlantonio Morini, realizzato nel biennio 1833 - 34. Al di sopra del coro, sulle pareti, sono affrescati gli Episodi della vita del Battista, dipinti nel 1747 da Pietro Piazza e Giuseppe Rosa.

Tra gli episodi rappresentati si riconoscono, da sinistra: l'Angelo e Zaccaria, Giovanni nel Deserto, Dio che gli ordina la missione, Rimprovero di Erode, l'Agnello di Dio e la Decapitazione.


Stucchi dorati alle pareti dell'Oratorio

Nelle vele, nei riquadri angolari del soffitto e nelle lunette, Giuseppe Rosa ha affrescato angeli e figure simboliche sorrette da nubi e puttini in volo. Il grande affresco della volta, sempre realizzato da Giuseppe Rosa, raffigura la Nascita del Battista mentre, nella lunetta verso l'altare é affrescata la Predicazione di San Giovanni. Allo stesso artista può essere attribuita la raffigurazione dell'Onnipotente sulla lunetta dell'abside.


Volta dell'Oratorio affrescata da Giuseppe Rosa,
con la raffigurazione della Nascita del Battista

Nella chiesa é riposto anche un dipinto, di autore ignoto, raffigurante la Morte di Sant'Anna, del XVII secolo. Nell'ultima cappella é riposto un Crocifisso in legno dipinto d'incerta datazione.

NB. Le informazioni riportate sulla storia della città, sono state estrapolate dal post "La storia di Viterbo", nella Pagina Internet "VITERBO. LA CITTA' DEI PAPI", in www.visit.viterbo.it.

NB. Le informazioni riportate sul Palazzo dei Papi, sono state estrapolate dal post "Il Palazzo dei Papi a Viterbo", nella Pagina Internet, "Lazio Nascosto", in www.lazionascosto.it.

NB. Le informazioni relative al Palazzo dei Priori, sono state estrapolate dal post "Palazzo dei Priori", nella Pagina Internet "ARCHEOARES", in www.archeoares.it.

NB. Le informazioni relative alle chiese di Viterbo, sono state estrapolate dal post "Le Chiese di Viterbo", nella pagina Internet "Lazio Nascosto", in www.lazionascosto.it.

NB. Le informazioni relative alla Basilica di Santa Rosa, sono state estrapolate dal post "Santuario Santa Rosa da Viterbo", nella pagina ufficiale della "Diocesi di Viterbo", in www.diocesiviterbo.it.

NB. Le informazioni relative al Monastero di Santa Rosa, sono state estrapolate dal post "Santuario - Monastero", nella pagina ufficiale della "Diocesi di Viterbo", in www.diocesiviterbo.it.

NB. Le informazioni relative alla Chiesa di Santa Maria della Verità, sono state estrapolate dal post "CHIESA DI SANTA MARIA DELLA VERITA'", nella Pagina Internet di "Viterbo Arte Città", in www.viterbo.artecitta.it.

NB. Le informazioni sulla Chiesa di San Giovanni Battista (o "del Gonfalone"), sono state estrapolate dal post "CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA (DETTA DEL GONFALONE), nella Pagina Internet di "Viterbo Arte Città", in www.viterbo.artecitta.it.

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