sabato 30 settembre 2023

SCHEGGINO: PICCOLO BORGO SULLE RIVE DEL NERA TRA STORIA, ARTE E NATURA

STORIA

La storia di Scheggino, Comune di 499 abitanti in Provincia di Perugia, ha inizio nel Medio Evo, con l'edificazione del borgo di Schiaginum, piccolo Castello medievale recintato da mura triangolari, al cui vertice si trova la rocca a pianta quadrata.

Venne edificato intorno al XII secolo, per volontà del Ducato di Spoleto, con l'obiettivo di difendere uno dei tre ponti sul fiume Nera, assolvendo la funzione di sentinella a protezione di Spoleto, capitale del Ducato. La posizione strategica in cui venne edificato, lo fece oggetto di continue devastazioni e saccheggi da parte dei Comuni avversari.

Il 23 luglio 1522 il condottiero Pizzocco Brancaleoni, tentò di assaltare il piccolo borgo, ma non riuscì a sottometterlo. In quell'occasione, Scheggino venne attaccata di sorpresa, mentre gli abitanti si trovavano fuori dal paese, a mietere il grano nei campi.

Il borgo venne difeso dalle donne che lo abitavano, rimaste nelle proprie case mentre gli uomini erano fuori a lavorare. Queste si scagliarono contro gli invasori con qualsiasi mezzo a loro disposizione, riuscendo a respingere gli attacchi nemici. L'evento viene oggi ricordato da una rievocazione storica annuale, che si svolge per le vie del borgo.

Scheggino rimase sotto il controllo spoletino fino a tutto il XVIII secolo, godendo tuttavia di una propria autonomia amministrativa, tanto che a partire dal 1561 venne concesso al borgo di dotarsi di un proprio Statuto.

Il nucleo più antico del paese, chiamato Capo la Terra, risale al XIII secolo, e si é sviluppato nelle vicinanze del Castello. Dopo l'edificazione di questo primo insediamento, il borgo si é poi esteso verso la valle, fino a lambire il corso del Fiume Nera. L'espansione ha preso piede nel XIV e XV secolo, fino a giungere a compimento nel XVI secolo, con il completamento del borgo e l'edificazione del ponte che attraversa il fiume.


Centro storico di Scheggino, sovrastato
dal Castello


Fiume Nera che scorre al di sotto
del centro storico

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Addentrandosi nelle strette vie del borgo, si ha l'impressione di camminare sospesi nel tempo, tra antiche case in pietra, scorgendo ogni tanto importanti edifici di epoca medievale.


Esterno della piccola Cappella
di San Rocco


Interno della Cappella di
San Rocco


Tela dipinta raffigurante
San Rocco

1) PORTA VALCASANA E PORTA DEL POZZO 

L'accesso al borgo antico é possibile attraversando due porte che si aprono nelle mura difensive, Porta Valcasana e Porta del Pozzo.

Risalente al XVI secolo, la Porta Valcasana si trova nel punto dove un tempo si dipartiva la Via del Ferro, la strada utilizzata per il trasporto dei materiali nelle miniere, che da Scheggino raggiungeva Monteleone di Spoleto, attraversando Caso e Gavelli.

Al termine della Via del Borgo, si trova invece la Porta del Pozzo, così denominata per la presenza di una sorgente nelle sue vicinanze.

2) PALAZZO COMUNALE

L'edificio adibito a svolgere la funzione di Palazzo Comunale, venne realizzato nel XVII secolo.

La struttura si compone di un piano mansarda e da un loggiato coperto, destinato, a partire dal XX secolo, a uso pubblico, attraverso l'innalzamento sulla destra di una moderna torre civica, munita di orologio e campane.

3) PALAZZO PROFILI

Palazzo Profili, tipico palazzo signorile del XVIII secolo, recentemente restaurato, conserva il portale principale, l'atrio d'ingresso, il cortile con ninfeo e la scala di accesso ai piani superiori. Originariamente l'edificio comprendeva anche un giardino, nello spazio antistante, la serra e la peschiera.

4) CASTELLO

Il vertice superiore dell'impianto triangolare, in cui si sviluppa Scheggino, é occupato dai ruderi del Castello, composto da un Cassero le cui fondazioni penetrano nella roccia sottostante.

La presenza della fortificazione, suggerisce la funzione prettamente strategica, svolta dall'insediamento di Scheggino, posto a 281 m.s.l.m., sulla riva destra del Nera, a guardia di un passaggio obbligato posto lungo il tracciato dell'antica strada della Valnerina, alla confluenza con la Valcasana.


Salita al Castello

A ridosso della rocca si sviluppò, a partire dal XIII secolo, il nucleo più antico del borgo, detto "Capo la Terra". A partire da questa prima fortificazione, rifornita di una cinta muraria medievale, nei secoli XV e XVI lo sviluppo del borgo si é poi esteso verso valle, arrivando a compimento nel XVI secolo.


Castello di Scheggino, sulla cima del colle
sovrastante il centro storico

5) CHIESA DI SAN NICOLA

La Chiesa di San Nicola, o San Nicolò, Patrono della città, sorge nel pieno centro storico, e la sua edificazione viene fatta risalire al XII secolo.

Il culto di San Nicola di Mira, sepolto nell'omonima basilica di Bari, venne portato nel territorio italiano dall'Oriente dagli eremiti siriani, ed il primo oratorio a lui consacrato, doveva essere paleocristiano.

La chiesa venne edificata in stile romanico nel XII secolo, aumentando le sue dimensioni, fino a raggiungere le mura castellane. Nel 1210 la chiesa fu alle dipendenze dell'Abbazia benedettina di Sassovivo, divenendo pieve nel 1446.

Il conferimento dell'attuale forma, si deve all'opera di ampliamento, compiuta nel periodo 1509 - 1521, ad opera della Corporazione dei Maestri Muratori Lombardi.

ESTERNO

L'esterno della chiesa, si presenta con un ingresso preceduto da un ampio portico. Sull'architrave che sovrasta il portale, é riposta la scritta "Lascia ogni preoccupazione se entri per pregare".


Facciata della Chiesa di San Nicola

INTERNO

L'interno della chiesa é suddiviso in tre navate. Nella parete di fondo si trova un grande abside semicircolare, affrescato dallo Spagna, con la rappresentazione delle scene dell'Incoronazione di Maria tra Santi, sul catino superiore, e un'immagine della Natività di Gesù.


Interno della Chiesa di San Nicola, a tre navate,
in stile romanico ornato da stucchi di
fattura barocca

L'affresco dell'Incoronazione della Vergine, venne eseguito prendendo ad esempio l'affresco del catino absidale del Duomo di Spoleto, realizzato da Filippo Lippi. Nel Quattrocento Scheggino era affiliata a Spoleto, perché entrambe città Guelfe, motivo per cui dovette subire numerosi assalti dai limitrofi comuni di Sant'Anatolia e Vallo di Nera, appartenenti alla fazione Ghibellina.

L'affresco absidale, realizzato dallo Spagna, é completo solo nei tre spicchi della parte inferiore, mentre é solo abbozzato nella parte alta. L'artista si ammalò poco dopo aver completato la decorazione nella parte bassa, e aver abbozzato l'Incoronazione della Vergine nel catino absidale.

La malattia lo portò alla morte, e il dipinto venne portato a termine dai suoi allievi, che tuttavia non utilizzarono i colori brillanti del loro maestro, ma colori con una composizione chimica più scadente, e quindi soggetti a precoce deterioramento.


Abside della chiesa affrescato nel Quattrocento dallo Spagna, nell'ordine inferiore, e dai suoi allievi nel catino absidale


Affresco del catino absidale raffigurante
l'Incoronazione della Vergine

Nel primo riquadro in basso a sinistra é raffigurata la Natività, affresco in cui lo Spagna si é autoritratto nella figura del pastore orante con mantello bianco, e sottoveste marrone a capo scoperto.


Affresco quattrocentesco dello Spagna,
raffigurante la Natività 

Nelle navate laterali si trovano altari barocchi ove sono riposte splendide tele

L'Altare di San Francesco d'Assisi, chiamato anche del Perdono, é impreziosito da una tela del XVII secolo, raffigurante Gesù Crocifisso tra San Francesco d'Assisi e San Carlo Borromeo, rappresentato con indosso una tunica da cardinale.

L'altare é anche chiamato "del Perdono", dato che presso di esso é possibile ottenere l'Indulgenza della Porziuncola, ottenuta da San Francesco per la piccola chiesa posta all'interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli.


Tela del XVII secolo, sovrastante l'Altare del Perdono, raffigurante
Gesù Crocifisso tra San Francesco d'Assisi e San Carlo Borromeo,
rappresentato con indosso una tunica da cardinale

A ricordare questo aneddoto é una lapide, sul lato sinistro dell'altare, ove viene ricordato la concessione da parte di Pio VII, della perpetua indulgenza presso questo altare, per quei pellegrini che, provenendo dall'Abruzzo, non riuscivano a raggiungere in modo agevole la Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi.

Altra importante cappella é quella ove si trova l'Altare di San Giovanni Evangelista, realizzata in modo tale da commemorare un evento prodigioso, che indusse gli abitanti di Scheggino a fissare una festa di precetto per il giorno 6 maggio.

Viene ricordato in particolare l'episodio in cui, durante le operazioni di macinazione delle olive, la mola dell'olio di proprietà comunale uscì dal perno, senza arrecare danni lesivi agli operai. Per commemorare l'evento miracoloso, il Comune fece edificare la Cappella di San Giovanni Battista, commissionandone la decorazione al pittore Don Piermatteo Piergigli di Spoleto, che la portò a compimento nel 1585, mentre la cappella in sé, venne terminata nel 1669, con il nome di Cappella di San Giovanni Ante Portam Latinam.

Per questa cappella, nel 1595 venne realizzata la tela di Guidobaldo Abbatini, originario di Città di Castello, raffigurante la Madonna in gloria seduta sulle nuvole col Bambino che tiene in mano lo scapolare, al centro San Giovanni Evangelista immerso in un caldaio di olio bollente, in ricordo del martirio subito a Roma, da cui tuttavia uscì indenne, tra i Santi Rocco e Sebastiano. Sotto di loro, sono raffigurati inginocchiati San Giacomo il Maggiore e San Silvestro Papa, antico Patrono di Scheggino.


Tela del 1595 raffigurante la Madonna in gloria seduta sulle nuvole col Bambino 
che tiene in mano lo scapolare, al centro San Giovanni Evangelista tra i Santi Rocco e Sebastiano.
Sotto di loro, inginocchiati, San Giacomo il Maggiore e San Silvestro Papa

Al di sopra dell'altare é posto lo stemma del Comune di Scheggino, mentre ai lati della Cappella, sono presenti due lapidi dipinte, in ricordo di una venerata immagine della Madonna ivi presente, e la tomba del parroco Domenico Antonio Amici, deceduto nel 1771.

In un altro altare é riposta la tela della Sacra Famiglia, che raffigura Maria intenta a giocare con Gesù Bambino, mentre da dietro si affaccia San Giuseppe. Tale opera non é un dipinto, ma un affresco staccato, collocato in origine all'interno del Palazzo Comunale, e ora riposto nella parete della navata sinistra.

L'affresco venne realizzato dal pittore spoletino Don Piermatteo Piergili nel 1558. Ai lati della data, scritta in numeri romani, si trovano le lettere DG, riferite al Committente, o al Vicario Comunale che in quel momento esercitava la carica.


Affresco staccato della Sacra Famiglia,
che raffigura Maria intenta
a giocare con Gesù Bambino, mentre da dietro si affaccia San Giuseppe,
di Don Piermatteo Piergili del 1558

NB. Le informazioni sulla storia e sugli altri monumenti di Scheggino, sono state estrapolate dal post "SCHEGGINO. Nel cuore della Valnerina", nel portale di "umbriatourism", nel sito www.umbriatourism.it.

NB. Le informazioni sui monumenti di Scheggino sono state estrapolate dal post "Castello di Scheggino", nel portale di "umbriatourism", nel sito www.umbriatourism.it.

NB. Le informazioni riportate sulla Chiesa di San Nicola a Scheggino, sono state estrapolate dal post "Chiesa di San Nicola - Scheggino", nella Pagina Internet "I luoghi del silenzio, la memoria é il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.

mercoledì 27 settembre 2023

ABBAZIA DEI SANTI FELICE E MAURO (SANT'ANATOLIA DI NARCO): TRA I PIU' SIGNIFICATIVI COMPLESSI ROMANICI DELL’UMBRIA

 STORIA

La fondazione dell'Abbazia dei Santi Felice e Mauro, deve essere rinvenuta nell'antico culto di San Felice e di suo padre Mauro nella Val di Narco, giunti in questi territori dalla Siria per dedicarsi ad una vita di contemplazione.

Il sito ove i due Santi si ritirarono da eremiti, era già frequentato all'epoca dei Romani, come attesta una lapide infissa nel pavimento dell'abbazia. La chiesa abbaziale venne edificata nel 1190, come afferma uno dei volumi manoscritti e miniati, originariamente conservati in questo luogo, e ora nell'archivio della Cattedrale di Spoleto.

La struttura venne comunque eretta nel tentativo di riedificare un antico luogo di culto, fondato dai monaci benedettini sul sepolcro dell'eremita Mauro, proveniente dalla Siria, e di suo figlio Felice. Secondo lo storico Ludovico Iacobilli, il monastero venne edificato proprio per espressa volontà di San Mauro, nell'intento di conservare le spoglie mortali di Felice, deceduto il 16 Giugno 535.

Altra interpretazione delle vicende che portarono all'edificazione del monastero é quella dello storico Mario Sensi, il quale afferma che la struttura sarebbe sorta in seguito alla bonifica del territorio operata dai consoli romani Mauro (interpretato come una corruzione del nome Tauro) e Felice.

Più tardi, altri eremiti andarono a vivere con Mauro nel luogo di sepoltura del figlio, ove nel frattempo era sorto il monastero benedettino. Alla morte di San Mauro, nel 555, le sue spoglie vennero sepolte insieme a quelle del figlio, in un sarcofago in pietra, conservato nella cripta.

L'insediamento benedettino dell'abbazia non sopravvisse per lungo tempo, dato che da quanto si apprende da documenti datati 1254 e 1257, già a partire dal XIII secolo la chiesa era retta da un Priore. A questo periodo viene fatta risalire la fondazione della parrocchia di Castel San Felice.

Nel 1530 il luogo di culto venne restaurato, mentre durante il periodo barocco l'interno fu ricoperto di stucchi, rimossi nel 1922, in modo tale da ripristinare l'originario aspetto romanico dell'abbazia.

L'ultimo restauro risale al giubileo del 2000.

DESCRIZIONE

ESTERNO

La struttura abbaziale é composta da più corpi di fabbrica tra cui la chiesa, il dormitorio e la sala capitolare, nella parte absidale, mentre, nelle vicinanze della facciata si trovano la foresteria, il magazzino e il refettorio.

La splendida facciata romanica rappresenta uno dei migliori esempi dell'architettura romanica spoletina. E' edificata in conci di calcare bianco, e presenta una suddivisione in tre ordini sovrapposti: nell'ordine inferiore si apre il portale a duplice rincasso e lunettato con arco a tutto sesto.


Facciata romanica con conci
di calcare bianco


Portale maggiore a duplice rincasso,
lunettato e a tutto sesto

Nell'ordine mediano si apre uno splendido rosone circolare a due ordini di colonne, tra i più belli del romanico umbro, inscritto in un quadrato, con agli angoli sculture raffiguranti simboli apocalittici. Il quadrato esterno é delimitato da una fascia, decorata da un mosaico di stelle.

Al di sotto del rosone é riposta una fascia orizzontale, ornata da sculture che raffigurano le immagini della leggenda dei Santi Felice e Mauro. Ai lati del rosone centrale si aprono due eleganti bifore, simmetriche fra loro, entrambe impreziosite da una colonnina tortile posta al centro.

La parete superiore é delimitata da due paraste con capitelli corinzi, che sorreggono un timpano ornato da una fascia di archetti pensili, che presenta al centro il simbolo dell'Agnus Dei.


Ordine superiore della facciata. Al di sopra é riposto
un timpano decorato da una fascia di archetti pensili.
Al centro del timpano é l'Agnus Dei

INTERNO

L'interno della chiesa, a navata unica, presenta un pavimento in pietra, ove sono riposte alcune tombe e due epigrafi romane, una delle quali é inserita nella porzione di pavimento antistante l'ingresso.


Interno della chiesa abbaziale, in stile
romanico e a navata unica

Il presbiterio rialzato é delimitato da due paliotti in pietra, entrambi decorati con mosaici a labirinto cosmateschi. Al di sopra dei due paliotti, il monaco leggeva la Bibbia.


Paliotto sinistro in pietra, decorato con
mosaici cosmateschi a forma di labirinto


Paliotto destro in pietra, decorato con
mosaici cosmateschi a forma di labirinto

La parete di fondo é delimitata da un abside semicircolare, mentre la copertura é a capriate.


Presbiterio con in fondo l'abside

Le pareti della chiesa, un tempo ricoperte di stucchi, con riposti gli altari barocchi consacrati alla Madonna del Rosario, San Francesco d'Assisi, Santi Felice e Mauro e alla Madonna del Carmine, conservano affreschi risalenti al XV secolo, tra i quali é possibile notare l'Adorazione dei Magi, realizzato da un artista tardogotico nella prima metà del XV secolo, San Michele Arcangelo, raffigurato sulla sinistra, che reca in una mano la bilancia della giustizia divina, mentre sulla destra, afferra la lancia per trafiggere il drago demoniaco.


Affresco sulla parete laterale della chiesa del
XV secolo, raffigurante l'Adorazione dei Magi


Affreschi della parete sinistra della chiesa,
raffiguranti sulla sinistra San Michele Arcangelo che reca in una mano
la bilancia della giustizia divina mentre, sulla destra,
lo stesso San Michele che afferra la lancia
per trafiggere il drago demoniaco

Vi é poi l'affresco raffigurante San Felice nell'atto di uccidere il drago, accompagnato da un'iscrizione quasi non più illeggibile e, nella calotta absidale, un Cristo benedicente tra gli angeli. Entrambi gli affreschi sono stati realizzati dal Maestro di Eggi tra il 1440 e il 1450. E' inoltre presente l'affresco della Madonna con Bambino tra i Santi Apollonia e Sebastiano.


Abside semicircolare della chiesa, con la
calotta affrescata con un Cristo benedicente
tra gli Angeli

CRIPTA

La cripta ipogea, venne realizzata al fine di conservare i sepolcri dei Santi eremiti, Felice e Mauro, e della nutrice siriaca.


Cripta dell'abbazia, distinta in due navate, realizzata
per conservare i corpi dei Santi Felice e Mauro.
La colonna di sostegno al centro, é una colonna
romana di reimpiego


Cippo a sezione quadrata


Affresco che orna un capitello di
una colonna nella cripta

La struttura é suddivisa in due navate con volta a crociera, sorretta da un unica colonna centrale romana di reimpiego. Nelle due absidiole semicircolari sono riposti altari di piccole dimensioni, mentre sulle pareti si aprono quattro piccole feritoie.


Abside semicircolare di sinistra
con feritoia

Al centro dell'abside, protetto da una grata in ferro, é riposto il sarcofago in pietra rosata, contenente i resti dei Santi Felice e Mauro e della nutrice siriaca.


Sarcofago in pietra rosata, contenente le spoglie
mortali dei Santi Felice e Mauro e della nutrice
siriaca

NB. Le notizie riportate dell'Abbazia dei Santi Felice e Mauro, sono state estrapolate dal post "Abbazia dei Santi Felice e Mauro - Sant'Anatolia di Narco (PG)", nella Pagina Internet "I luoghi del silenzio, la memoria é il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.

SANT'ANATOLIA DI NARCO: BORGO MEDIEVALE DELLA VALNERINA

STORIA

Tra i borghi più interessanti della Valnerina é necessario includere Sant'Anatolia di Narco, Comune di 564 abitanti in Provincia di Perugia, nella Regione Umbria. Il centro storico sorge a 328 m.s.l.m., alle pendici del Monte Coscerno. Nonostante la mancanza di una documentazione che attesti con precisione le origini dell'insediamento, certa é la presenza umana nel territorio sin dall'epoca preromana.

Il nome deriva da "Nar", antico termine con cui veniva indicato il Fiume Nera. Durante l'epoca romana, si strutturò come un piccolo insediamento di montagna. Di tale periodo rimangono due epigrafi, inserite nel muro della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Nella fase imperiale romana Sant'Anatolia era amministrata dal municipio d'Interamna (Terni), sotto il cui controllo amministrativo rimase anche quando entrò a far parte della Diocesi di Spoleto, con la Bolla di Papa Benedetto III, emanata nell'856.

Nel 1178 Corrado di Urselingen eresse il Castello di Naarcho, che entrò a far parte dei domini pontifici nel 1198. Il Castello eretto dagli Svevi, venne distrutto dagli spoletini, che ne edificarono un altro nelle vicinanze, con il nome di Sant'Anatolia, in onore della Vergine e Martire Anatolia Callistene, martirizzata insieme alla sorella Vittoria nel 251, sotto il regno dell'Imperatore romano Gallo Treboniano.

Durante il conflitto Svevo - Angioino, nel 1258 vi transitò Manfredi, mentre nel 1265 Carlo d'Angiò, diretto contro gli Svevi. Nel 1320 vennero riedificate le mura castellane. Nel 1390 venne saccheggiata dalle truppe di Tommaso da Chiavano e Giovanni di Cola di Monteleone, diretti a liberare i ghibellini rinchiusi nella Rocca Albornoziana di Spoleto, mentre risalgono al 1450 i primi statuti che fecero di Sant'Anatolia un Libero Comune. Nel 1527 fu devastata dalle truppe dei Lanzichenecchi di Carlo V, guidati dal ghibellino Sciarra Colonna, di ritorno dal Sacco di Roma. Il saccheggio dei Lanzichenecchi portò con sé la diffusione della peste, oltre a morte e distruzione. Nel 1540, prima di recarsi a Perugia per la Guerra del Sale, sostò a Sant'Anatolia il Duca di Piacenza Pier Luigi Farnese.

Con la fine delle scorrerie napoleoniche e la Restaurazione, Sant'Anatiolia fu aggregata al territorio spoletino. Nel 1926 venne inaugurata la Ferrovia Spoleto - Norcia, transitando per la Val di Narco, fino alla sua dismissione nel 1968.


Centro Storico di Sant'Anatolia di Narco

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Il centro abitato é ricco di suggestivi scorci medievali, e costituisce una perfetta commistione di bellezze naturali ed artistiche. Merita pertanto di essere preso in considerazione durante un tour storico - culturale dell'Umbria.


Porta di accesso al borgo


Torre civica nel centro storico

Tra le principali attrazioni culturali, oltre al particolare Museo della Canapa, ove si possono osservare antichi strumenti e documenti che ne attestano la lavorazione nella valle, devono essere nominate la Chiesa di Sant'Anatolia, purtroppo inagibile a causa dei danni provocati dal sisma del 2016, e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che al contrario, e ben conservata, regolarmente aperta e visitabile.

Un post a parte verrà poi dedicato alla splendida Abbazia dei Santi Felice e Mauro, principale monumento del borgo, che sorge poco fuori dal centro abitato.


Ruderi del Castello

1) CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie sorge appena al di fuori del centro storico di Sant'Anatolia di Narco, lungo la strada che conduce a Scheggino. Nel 1416 figura ancora come una piccola chiesa di campagna, decorata internamente da affreschi umbri d'influenza senese.

La struttura venne edificata secondo tre differenti fasi costruttive: alla prima fase si deve l'edificazione dell'antica chiesa di campagna, nella seconda fase venne edificata la zona presbiteriale, mentre alla terza ed ultima fase si deve la realizzazione della navata con le nicchie laterali.

ESTERNO

L'esterno presenta una facciata a timpano, ove é incorporato un piccolo campanile a vela.

Nell'ordine inferiore si apre un grande portale, ornato da una splendida cornice bugnata. Ai suoi lati si aprono due finestrelle quadrate simili tra loro, mentre sulla chiave di volta sono riportati il monogramma di Cristo e la data di edificazione della chiesa, 1575.

Al centro dell'ordine superiore si apre un oculo in pietra.


Facciata della Chiesa di Santa Maria
delle Grazie


Portale a tutto sesto della chiesa

INTERNO

L'interno, in stile romanico, si presenta con un grande spazio a navata unica. Sull'altare maggiore é affrescata, entro un arco su pilastrini a finto mosaico, una Madonna in trono con Bambino benedicente sotto l'indulgente sguardo materno, tra San Giovanni Evangelista e Sant'Antonio Abate, realizzata dal Maestro di Eggi nel XV secolo.


Interno in stile romanico, a navata unica, della
Chiesa di Santa Maria delle Grazie


Affresco della Madonna in trono con Bambino
benedicente sotto l'indulgente sguardo materno, 
tra San Giovanni Evangelista e Sant'Antonio Abate,
realizzato dal Maestro di Eggi nel XV secolo

La decorazione della parete di fondo venne portata a termine dal pittore spoletino Piermatteo Gigli, nipote dello Spagna, che nel 1578 affrescò l'Assunta tra gli Apostoli. Lo stesso artista dipinse, sulla fronte dell'arco, una Teoria di Santi intorno al mistico Agnello. Da sinistra sono raffigurati Sant'Agata, Sant'Anatolia, San Martino, Santa Cristina, Santa Lucia, Santa Vittoria, Sant'Apollonia e Santa Barbara.


Affresco del 1578 di
Piermatteo Gigli, raffigurante l'Assunta tra
gli Apostoli.
Nell'ordine inferiore é raffigurata una Teoria
di Santi intorno al mistico Agnello


Particolare dell'Assunta tra gli Apostoli
nell'affresco di Piermatteo Gigli del 1578

Altri affreschi di epoca posteriore, sono presenti nelle grandi nicchie poste lateralmente rispetto all'abside. Di grande interesse il Crocifisso ligneo del XVI secolo, proveniente dal Convento di Santa Croce.

Crocifisso ligneo del XVI secolo


Affresco della nicchia retrostante
il Crocifisso, raffigurante la Madonna
con Bambino tra Angeli e Santi

NB. Le notizie riportate sulla storia di Sant'Anatolia di Narco, sono state estrapolate dal post "Castello di Sant'Anatolia di Narco - (PG)", nel portale "I Luoghi del Silenzio. La memoria é il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.

NB. Le informazioni riportate sulla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, sono state estrapolate dal post "Chiesa di Santa Maria delle Grazie - Sant'Anatolia di Narco", nella pagina Internet "I luoghi del silenzio, la memoria é il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.

sabato 23 settembre 2023

PALAZZO CESI (ACQUASPARTA): LA RESIDENZA DEL DUCA FEDERICO

STORIA

Palazzo Cesi, é una residenza nobiliare all'interno del borgo di Acquasparta, comune di 4.394 abitanti in Provincia di Terni.

Venne edificato come dimora di una delle famiglie umbre più illustri. Nel Seicento venne frequentata dal Duca di Acquasparta Federico Cesi, fondatore dell'Accademia dei Lincei. Della Famiglia Cesi non appartennero solamente principi, ma anche altre importanti personalità, tra le quali scienziati, cardinali della Santa Sede, frati, vescovi e beati.

La Famiglia Cesi ottenne la Signoria del feudo di Acquasparta a partire dal 1540, anno in cui Gian Giacomo Cesi e la moglie Isabella di Alviano, ottennero dal Duca di Piacenza Pier Luigi Farnese, la proprietà del feudo di Acquasparta.

La dimora venne edificata nel luogo già occupato da una rocca, andata distrutta nel primo Cinquecento durante le guerre contro Todi, Terni e Spoleto. Le torri circolari negli spigoli del palazzo, sono le uniche porzioni superstiti dell'antica fortezza.

Il palazzo venne portato a compimento intorno al 1579,  anno del matrimonio di Federico Cesi con Olimpia Orsini. La progettazione del palazzo, venne affidata all'Architetto milanese Giovan Domenico Bianchi.

ESTERNO

L'esterno del palazzo si presenta con un'ampia facciata che si affaccia sul piazzale principale. Nell'ordine inferiore si apre un portale bugnato a tutto sesto, sulla cui sommità si aprono la loggia e una finestra.

Il prospetto presenta due robusti avancorpi laterali. Varcata la porta d'ingresso si accede al cortile d'onore, costituito da una loggia a due piani, e abbellito da un giardino al centro del cortile. In questo ambiente si possono notare l'orto botanico, e la piccola torretta ove il Principe era solito ritirarsi.


   Facciata rinascimentale di Palazzo Cesi


Portale d'ingresso bugnato
a tutto sesto

INTERNO

La struttura del palazzo si compone di due piani, il piano terra e il piano nobile.

PIANO TERRA

Una volta entrati nel complesso, si accede agli ambienti del piano terra.

Gli affreschi che ornano le volte delle sale, sono stati eseguiti da Giovan Battista Lombardelli, pittore di origine marchigiana, le cui opere sono ricche di piacevoli effetti e hanno un importante senso narrativo.

SALA DI ERCOLE

La prima sala del palazzo é la Sala di Ercole, coperta da un'ampia volta a padiglione. Negli spigoli, insieme al motto della Famiglia Cesi "IN OMNIBUS IDEM", riposto entro un cartiglio che si staglia sulla sommità della freccia dove é collocata una pelle leonina, si contrappone la marca di un celebre tipografo veneziano del Settecento, Ottaviano Scoto


Affresco al centro della volta della Sala di Ercole

Nel riquadro posto al di sopra della porta d'ingresso, é possibile notare la prima delle dodici fatiche di Ercole, al quale Euristeo ordinò di uccidere il Leone di Nemea.


Affresco raffigurante Ercole nel tentativo di
uccidere il Leone di Nemea

Nel secondo riquadro é affrescato Ercole nel tentativo di uccidere l'Idra di Lerna, il serpente mitologico a più teste, con la testa centrale che sputa fuoco.


Secondo riquadro affrescato, raffigurante Ercole
nel tentativo di uccidere l'Idra di Lerna

Nel terzo riquadro é ritratta l'ultima fatica dell'eroe greco, raffigurato nel momento in cui Ercole, coperto dalla pelle del Leone Nemeo, afferra per le corna il Toro di Creta.


Terzo riquadro della volta affrescata, raffigurante
Ercole, coperto dalla pelle del Leone Nemeo, che
afferra per le corna il Toro di Creta

L'ultima scena, affrescata nel quarto ed ultimo riquadro, rappresenta alla sinistra il Centauro Nesso, figlio di Issione e Nefele, addetto a traghettare i viandanti da una sponda all'altra del fiume Evenoa terra con frecce e faretra, nel tentativo di difendersi da Ercole. Sullo sfondo é rappresentato un paesaggio fantastico.


Quarto riquadro affrescato raffigurante il Centauro Nesso,
a terra con frecce e faretra, nel tentativo di difendersi da Ercole.
Sullo sfondo un paesaggio fantastico.

SALA DI CALLISTO

La seconda sala del palazzo é nominata Sala di Callisto, fatta decorare dal Duca Federico tra il 1618 e il 1624, con affreschi raffiguranti le Storie di Callisto, ninfa amata da Giove e trasformata da Giunone in orsa. La scena ritratta al centro della volta, raffigurante Diana e Callisto, deriva da un celebre dipinto di Tiziano, ora esposto a Vienna.

In questa sala la volta é decorata da affreschi raffiguranti la storia di amore tra Venere e Adone, il tutto decorato da motivi a grottesche, figure mitologiche, stemmi e ghirlande.

Al centro della volta viene rappresentata l'Apoteosi di Venere, con i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle, con indosso il drappo rosso svolazzante.


Volta con l'affresco raffigurante, al centro,
l'Apoteosi di Venere, con i lunghi capelli biondi sciolti
sulle spalle, con indosso il drappo rosso svolazzante.

Nel primo riquadro sono raffigurati Venere e Adone, ornato da una lunga lancia, che camminando si tengono per mano. Accanto a loro si trova Cupido con due cani. La coppia é stata rappresentata nell'atto d'intraprendere una battuta di caccia.


Primo riquadro raffigurante Venere e Adone che si
tengono per mano, durante una battuta di caccia

Il secondo riquadro raffigura la Morte di Adone, ove viene rappresentato Adone che giace sulle gambe di Venere, mentre due amorini, terreno e ultraterreno, piangono la sua morte.


Secondo riquadro raffigurante Venere e Adone, con Adone
che giace sulle gambe di Venere, mentre due amorini,
terreno e ultraterreno, piangono per la sua morte

Il terzo riquadro rappresenta l'epilogo del mito, ove é raffigurato lo spuntare di fiori rossi dal sangue di Adone. Addolorata per la morte di Adone, Venere fa nascere dal sangue dell'amato dei fiori rossi. La favola di Adone rappresenta il mistero della fecondità della vegetazione, e del suo perpetuo morire e rifiorire.


Terzo riquadro, ove viene raffigurato lo
spuntare di fiori rossi dal sangue di Adone.
Addolorata per la morte di Adone, Venere fa nascere
dal sangue dell'amato dei fiori rossi.

L'ultimo riquadro, molto deperito, presenta una figura femminile dalla lunga chioma bionda, che accoglie sul grembo l'immagine di un uomo ferito, o addirittura morto. L'affresco é molto deteriorato, ed é probabile che raffiguri la morte di Federico Cesi accudito da sua moglie. Sul lato sinistro é raffigurata Cibele, sulla destra Artemide.


Ultimo riquadro affrescato della volta a padiglione,
che presenta una figura femminile dalla chioma bionda,
identificata come la moglie del Duca Federico Cesi,
che accudisce il corpo del marito morto

PIANO NOBILE

CANNOCCHIALE DI GALILEO E STANZA DELLA GENEALOGIA DEI CESI

Superato un grande corridoio ove é esposto un modello di cannocchiale, simile a quello mostrato al Duca da Galileo Galilei, si accede alla Stanza della Genealogia dei Cesi, ove si evince la grande ammirazione che il Duca aveva per le sue origini.


Il grande corridoio del palazzo, abbellito
da logge a tutto sesto


Modello di cannocchiale, simile a quello
mostrato al Duca da Galileo Galilei

In questo caso solo il fregio che corre appena al di sotto del soffitto é ornato da affreschi. Notevole é il soffitto, ornato da cassettoni lignei, circondato da quattro mascheroni, uniti fra loro da ghirlande vegetali, alle quali sono collegati altri racemi. Intorno ai cassettoni centrali, dalle maggiori dimensioni, si trovano cassettoni di dimensioni minori, ornati da motivi a fogliami con volti grotteschi. Nelle intersezioni dei cassettoni lignei, sono incastonati volti femminili. La decorazione a fregio che corre sotto il soffitto cassettonato, é composta da dieci riquadri, che rappresentano scene della storia della Famiglia Cesi.


Soffitto ligneo della Stanza della Genealogia dei Cesi.
Il solaio é composto da cassettoni lignei, ornati con
le scene della storia della Famiglia Cesi

Il primo riquadro, fa riferimento alle origini mitiche del casato, e alla genealogia di carattere mitologico, secondo cui la stessa Famiglia Cesi discenda dall'eroe Ercole. Ercole stesso viene rappresentato armato di clava.


Primo riquadro della cornice affrescata che
raffigura Ercole armato di clava

Il secondo riquadro, sempre riferito alle origini mitologiche della casata, rappresenta il Re con in mano la corona e lo scettro del potere, con l'elmo sorretto dal fanciullo che é dietro di lui. Il Sovrano si trova dinanzi ai suoi sudditi, in un ambiente tipico di un contesto urbano.


Secondo riquadro raffigurante il Re con in mano
la corona e lo scettro del potere, dinanzi ai suoi sudditi,
con l'elmo sorretto dal fanciullo dietro di lui

Nel terzo riquadro é Marco Cesio che si batte contro Pirro, mentre il quarto e ultimo raffigura i membri della Famiglia Cesi, che vengono investiti d'importanti cariche pubbliche. Il poeta Cesio Basso, colui che aveva curato l'edizione delle Satire di Perseo, viene rappresentato al centro del riquadro con il testa una corona di alloro e una viola in mano. Lo sfondo é rappresentato da un contesto alquanto innaturale.


Quarto riquadro affrescato con i membri della
Famiglia Cesi, investiti d'importanti cariche
pubbliche

CAMERINO DUCALE

Proseguendo nell'itinerario di visita, si entra nel piccolo camerino, coperto con volta a padiglione. Sul fregio al di sotto del soffitto é affrescata la genealogia del Cesi, con al centro lo stemma della Famiglia Cesi - Salviati, riferibile al matrimonio tra il Duca Federico Cesi e Isabella Salviati. Dalla cornice principale, si dipartono altrettante cornici. In uno dei lati brevi della volta é raffigurato il Leone, con il motto cesiano Omnibis Idem, posto al di sopra della Lince, emblema dell'accademia fondata da Federico.


Affreschi della volta a padiglione del
piccolo camerino


Affreschi della volta a padiglione del
piccolo camerino


Affresco al centro della volta raffigurante
lo stemma della Famiglia Cesi - Salviati

SALA DEL TRONO

Alla fine del percorso espositivo, si trova la Sala del Trono, con funzione di sala di rappresentanza, e unico ambiente del palazzo, di altezza doppia rispetto alle altre stanze del piano nobile. La stanza é illuminata da quattro finestre, due delle quali si aprono ai lati del camino monumentale, con grandi mensole a voluta, decorate sulla parte superiore del corniolo su sei monti, terminanti con una zampa leonina, della seconda metà del XVI secolo.


Sala del Trono, impreziosita dal camino
monumentale sulla parete di fondo

All'interno del salone, colpisce lo splendido soffitto intagliato, realizzato in legno di tiglio. All'interno dei sedici cassettoni più piccoli sono raffigurati Ercole, grandi panoplie, stemmi di famiglia, maschere grottesche, figure di Cupido con le sue frecce inserite in clipei decorati e leoni con cartigli, contenenti il motto Omnibus Idem.

Nel grande cassettone rettangolare posto al centro del soffitto, si trova lo stemma della Famiglia Cesi, finemente decorato, sorretto da due Vittorie alate.


Soffitto a cassettoni della Sala del Trono,
con al centro lo stemma della Famiglia
Cesi, finemente decorato, sorretto da due
Vittorie Alate

Il salone é impreziosito da due tele, raffiguranti Mosé e le figlie di Jetro, dipinte da Matteo Rosselli tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento, e la Fuga di Lot da Sodoma, di un anonimo pittore fiorentino contemporaneo.

NB. Le informazioni storiche e artistiche su Palazzo Cesi, sono state estrapolate dal post "Palazzo Cesi", nella sezione "La Città", nel sito ufficiale del "Comune di Acquasparta. Regione Umbria", in www.comune.acquasparta.tr.it.

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