martedì 26 maggio 2026

SITO ARCHEOLOGICO DI MICENE (GRECIA): LE ORIGINI DELLA CIVILTA' GRECA

 STORIA

Il Sito Archeologico di Micene, posto nella regione storica dell'Argolide, nel Peloponneso costituisce, insieme ad Argo e Tirinto, uno dei siti archeologici principali per comprendere le origini della civiltà greca, in particolare della sua Età Arcaica.

Nacque nel II millennio a.C. sulle pendici del Monte Tritos. Secondo la leggenda dell'Iliade di Omero, qui avrebbe regnato la dinastia degli Atridi e del suo principale Sovrano Agamennone.

Sempre secondo la leggenda venne fondata dal primo mitico Sovrano Perseo che, mentre era assetato durante una giornata particolarmente soleggiata, trovò un fungo da cui sgorgò la Sorgente Persia, ancora ammirabile. Il termine Micene deriverebbe da Mikos, ossia Fodero, riferito al fodero della spada di Perseo, che qui venne sconfitto e morì.

SITO ARCHEOLOGICO

All'area archeologica appartengono l'Acropoli e la Necropoli, rinvenute all'inizio del XIX secolo dalle operazioni di scavo condotte dall'archeologo Heinrich Schliemann, affascinato dalle storie e dai racconti di Omero che, dopo aver riportato alla luce e dimostrato l'esistenza della città di Troia, restituì al mondo anche la città di Micene.

Maschera in lamina d'oro di Agamennone al Museo Archeologico Nazionale di Atene

1) NECROPOLI - CIRCOLO A, CIRCOLO B E TOMBE A THOLOS

All'esterno dell'imponente cinta muraria si trova la zona adibita a necropoli, ove venivano seppelliti i cadaveri dei defunti.

L'area funeraria della città, ai piedi dell'acropoli, si distingue in tre differenti settori di sepolture, tra cui il Circolo A e il Circolo B, caratterizzati da tombe a fossa, e il Tesoro di Atreo appartenuto, secondo la legenda, al padre di Agamennone, caratterizzato da una struttura a Tholos, ossia a falsa cupola.

CIRCOLO A: Il Circolo A è il più antico delle tombe presenti a Micene, e presenta una struttura circolare dal diametro di 27,5 metri con, all'interno, sei fosse ove sono inumati i resti di diciannove corpi defunti.

Proprio qui venne rinvenuta la Maschera Funeraria in lamina d'oro di Agamennone, esposta al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

Queste tombe avrebbero potuto appartenere ai Perseidi, dinastia cui appartenne il Re Agamennone.

Circolo A delle Tombe

CIRCOLO B: Le sepolture appartenenti al Circolo B presentano dimensioni di poco superiori a quelle del Circolo A. Hanno una struttura circolare dal diametro di 28 metri, a 117 metri ad Ovest rispetto alla Porta dei Leoni, principale ingresso all'acropoli cittadina.

Il muro di pietra circolare che inglobava le tombe, aveva uno spessore pari a 1,55 metri e un'altezza di 1,20 metri. Al suo interno si trovano ventisei tombe a pozzetto contrassegnate, in sommità da una manciata di pietre accatastate.

Quattro delle ventisei tombe a pozzetto presenti sono sovrastate da segnacoli con steli monumentali, alte fino a due metri. Due delle quattro tombe segnate con le steli, denominate Alpha e Gamma, presentano incisioni con Scene di Caccia


Circolo B con muro di cinta e tombe a fossa

TESORO DI ATREO: Al di fuori delle mura poligonali sorgono le Tombe a Tholos, distinte nelle tre strutture del Tesoro di Atreo, della Tomba di Clitemnestra e della Tomba di Egisto.

Il Tesoro di Atreo venne scoperto da Schliemann nel 1879. Si tratta di una tomba a tholos, ossia a falsa cupola, realizzata attraverso l'utilizzo di grandi blocchi di pietra, posti ad anelli concentrici.

Per ogni anello posizionato, le pietre venivano disposte sempre più verso l'interno per terminare poi, con la chiusura della cupola nella sezione superiore, grazie ad un unico blocco di pietra.

Cupola a tholos

Nelle murature interne si trovano, a differenti altezze, dei fori per chiodi, che si pensava servissero per fissare elementi ornamentali della struttura. Nella parete settentrionale della struttura si apre il portale scavato, sovrastato da un triangolo di alleggerimento, che immette in una camera laterale con soffitto piatto, scavata nella roccia.

Accesso della tomba posta dall'interno


Camera sepolcrale

L'accesso alla camera laterale quadrangolare è possibile attraverso una porta quadrangolare, di cui rimane l'ingombro. Si possono ancora notare i fori ove era fissato il telaio.

Accesso del Tesoro di Atreo

2) ACROPOLI - MURA POLIGONALI E PORTA DEI LEONI

L'acropoli di Micene è l'ambiente più sacro del sito e, tra l'altro, quello più noto, per la presenza della celebre Porta dei Leoni.

La struttura dell'acropoli venne realizzata a pianta quadrangolare, nel XIII secolo a.C., tra i più antichi esempi giunti fino a noi.

MURA: Prima di accedere nella cittadella, è possibile gettare uno sguardo alle mura che la circondano, caratterizzate dall'utilizzo di enormi blocchi poligonali del IV tipo, ossia dalla forma quadrangolare disposti su file perfettamente orizzontali, uniti tra loro senza l'ausilio di legante.

All'interno delle mura è custodito il Megaron, il complesso palaziale ove risiedeva il Sovrano.


Veduta delle mura dell'Acropoli

PORTA DEI LEONI: La struttura più celebre del sito è la Porta dei Leoni, ingresso monumentale all'acropoli, tra due tratti di mura poligonali caratterizzati da enormi blocchi squadrati incastrati fra loro.

Realizzata nel XIII secolo a.C., simbolo della potenza dei sovrani micenei, si apre nel settore nord occidentale dell'acropoli che, nel 1448, Ciriaco d'Ancona per primo provvide a disegnare con estrema precisione dei dettagli architettonici. Era ammirabile già prima degli scavi di Schliemann, intrapresi nel 1873.

La struttura è protetta da un torrione circolare laterale e da uno spazio antistante di raccolta, che diveniva sempre più stretto man mano che ci si avvicinava alla struttura, cosicché risultasse difficile per i nemici entrarvi tutti insieme in armi.

La muratura presenta blocchi disposti su file quasi regolari, quindi non del tutto isodoma, ma definita pseudo isodoma. Gli stipiti, la soglia e l'architrave sono formati da quattro monoliti di conglomerato, dal peso di 20 tonnellate ciascuno.

La porta misura 3,10 metri in altezza mentre, in larghezza, misura 2,95 metri alla base, restringendosi in sommità fino ai 2,78 metri dell'architrave. Il resto della cinta muraria, era in blocchi di calcare.

Al di sopra dell'architrave è un grande trapezio di scarico, ove è incastrata una grande lastra sospesa a tre metri dal suolo, con base inferiore di 3,6 metri e base superiore di 1,13 metri.

Il timpano triangolare è ornato dai rilievi di una colonna centrale, ai lati della quale sono riposti due leoni, le cui teste sono andate perdute, pertanto non si sa se si tratti di leoni o di leonesse.

Superata la porta si giungeva in una corte quadrangolare interna, con una scala che consentiva di raggiungere l'attico della cinta muraria e il bastione sulla sinistra della porta.

Porta dei Leoni

NB. Le informazioni storiche e artistiche sul Sito Archeologico di Micene, sono state estrapolate dal post "Micene. La casa di Agamennone", nel portale Internet "Grecia Vera", in www.greciavera.com.

martedì 28 aprile 2026

SITO ARCHEOLOGICO DI EPIDAURO (GRECIA): INSEDIAMENTO DEL TEATRO MEGLIO CONSERVATO DELLA GRECIA CLASSICA

 STORIA

Epidauro è un'antica città greca, situata nel Peloponneso, che prende il nome dalla figura mitologica di Epidauro, figlio del dio Apollo, divinità delle arti e della musica.

La frequentazione del sito è attestata già a partire dal VI secolo a.C. per la frequentazione del santuario dedicato al dio Esculapio, divinità greca della medicina.

Nel Santuario di Asclepio, dedicato proprio al dio della medicina, i fedeli ammalati venivano ricevuti da un sacerdote per avere i responsi del dio, in una camera nota come Enkoimateria.

Nel III secolo a.C. il Santuario venne ampliato, prosperando anche durante l'Ellenismo.

Durante la conquista romana della Grecia dell'87 a.C., la città venne saccheggiata dalle truppe di Silla e, nel II secolo, rinaque grazie anche al ripopolamento romano.

Il sito venne distrutto dall'invasione dei Goti del 395 e, nel V secolo, il Santuario di Asclepio venne convertito in centro cristiano per le guarigioni.

Nel 1988 il sito di Epidauro è stato nominato dall'UNESCO come sito Patrimonio Mondiale dell'Umanità.

SITO ARCHEOLOGICO

Il sito si trova all'interno di un vasto parco, con sentieri suggestivi che si snodano tra le rovine antiche, ben conservate.

SANTUARIO DI ESCULAPIO

Il Santuario di Esculapio venne edificato in età ellenistica, dedicato al dio della medicina, ove si recavano i fedeli durante i giorni festivi dedicati al dio, noti come Asclepiei.

Il Santuario è costituito da più monumenti distinti. Il primo ambiente è l'Abaton, edificio dedicato alla guarigione, posto all'interno di una zona sacra, insieme ad altri edifici sacri.

Il Kathagogion era invece il luogo ove venivano ospitati i pellegrini che si recavano al Santuario per ricevere una cura alla propria malattia.

Parte del complesso è il Tempio di Asclepio, edificato nel 375 a.C.. Il tempio, in stile dorico, è periptero ed esastilo, con colonne in tufo e marmo, con sei colonne su lato corto e undici su quello lungo.

TEATRO

Il monumento più imponente all'interno del sito è il Teatro, realizzato nel 330 a.C. su progetto di Policleto il Giovane.

Realizzato sulle pendici occidentali del Monte Kynortio, poteva contenere 14.000 spettatori, oggi utilizzato in occasione del Festival di Epidauro.

La struttura del Teatro è realizzata con le classiche architetture tipiche degli edifici teatrali greci, tra cui la cavea con le gradinate, scavate direttamente sul pendio della collina, la fossa dell'orchestra, i cunei, ossia i settori che dividono la cavea e il proscenio, la zona retrostante l'orchestra dove recitavano gli attori.

Il Teatro è noto per la sua acustica eccezionale, ottenuta in modo del tutto naturale, in grado di raggiungere anche i piani più alti della cavea.


Teatro di Epidauro


Cavea del Teatro

STADIO

Superato il Teatro si giunge allo Stadio, realizzato nel V secolo a.C., in buone condizioni.

Presenta una lunghezza di 180 metri per una larghezza di 22 metri, anch'esso edificato all'interno di un avvallamento naturale

L'acqua piovana giungeva all'interno dello Stadio grazie a un ingegnoso sistema idrico, con canalette che scendevano dalle gradinate.

Al suo interno vi si svolgevano, ogni quattro anni, i Giochi Panellenici.

Sono ancora ammirabili le colonne che distinguevano i blocchi di partenza e, nel IV secolo a.C., vennero aggiunti sedili in pietra sulle gradinate.

TEMPIO DI ARTEMIDE

Il Tempio di Artemide, dea della caccia, sorella del dio Apollo, venne edificato nel V secolo a.C..

Riscoperto nel 1884, era dotato di un muro che ne delimitava il perimetro, con dodici colonne al suo interno. Purtroppo delle strutture, si conservano solo pochi resti.

I pochi resti rinvenuti del Tempio di Artemide

TERME E BAGNI

All'interno del sito si trovavano anche Terme e Bagni, realizzati nel 300 a.C., utilizzati soprattutto dai pellegrini che giungevano al Santuario.

Con la conquista romana del III secolo a.C., a questi vennero aggiunte le Terme, la cui acqua era alimentata da vicine fontane.

FONTANE

Al di fuori delle mura romane si trovano le Fontane, del III secolo a.C., realizzate dai Romani per alimentare le vincine vasche termali.

Le Fontane sono inoltre alimentate da un acquedotto sotterraneo, situato nei pressi della montagna, denominate Sacra e Dorica, per via delle loro decorazioni afferenti a detti stili.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sul Sito Archeologico di Epidauro, sono state estrapolate nel post "Epidauro, Guida alla Visita", nel portale Internet "archétravel", in www.archetravel.com.

SITO ARCHEOLOGICO DI DELFI (GRECIA): LA CITTA' DELL'ORACOLO

 STORIA

Il Sito Archeologico di Delfi, dichiarato Patrimonio mondiale dell'Umanità dall'UNESCO, costituisce uno dei principali centri di cultura della Grecia antica e il cuore della spiritualità del mondo ellenico.

La città venne fondata dai Greci nel VII secolo a.C., nella regione storica della Beozia, poco distante da Atene, in una cornice fatta di splendidi rilievi montuosi.

Nell'antica Grecia era un luogo di pellegrinaggio per la presenza del celebre oracolo del dio Apollo, all'interno del Tempio di Apollo, cuore pulsante della spiritualità, dove i Greci andavano a consultare Pizia, la profetessa di Delfi che interpretava i responsi dell'oracolo.

Tali responsi si tennero ininterrottamente fino al 380, anno in cui con l'Editto di Tessalonica, l'Imperatore Teodosio proibì la proliferazione di culti pagani nell'Impero.

I resti dell'antica città di Delfi vennero riscoperti nel 1892.

DESCRIZIONE

I resti archeologici di Delfi si sviluppano lungo la Via Sacra, che percorre la vallata fino allo Stadio, solcando le montagne della Beozia.

Il sito si sviluppa sui due versanti della profonda gola del Monte Parnaso, ritenuta la dimora delle Muse, che forma la vallata dove, al di là della gola, è riposto il celebre tempio monoptero a tholos, ossia circolare.

Agorà di Delfi alle pendici del Monte Parnaso

Veduta del colonnato che delimita l'agorà

TESORO DEGLI ATENIESI

Il primo gioiello architettonico che s'incontra percorrendo la Via Sacra, inoltrandosi nel sito archeologico, è il Tesoro degli Ateniesi, un tempio dorico in antis, ossia con due colonne tra i prolungamenti delle murature perimetrali della cella, edificato nel 480 a.C., dopo la Battaglia di Maratona.

La struttura è in marmo pario, con pronao a due colonne sovrastato da una trabeazione con fregio a triglifi e metope, quest'ultime ornate da rilievi scolpiti con le Fatiche di Ercole e Teseo.

Tesoro degli Ateniesi con un fregio ornato da triglifi e metope

Veduta del Monte Parnaso verso il Tesoro degli Ateniesi

TEMPIO DI APOLLO

Cuore della spiritualità delfica, il Tempio di Apollo era il luogo in cui era incastonata la pietra oracolare, che veniva interpellata dalla Profetessa Pizia per pronunciare i suoi oracoli.

Posto in uno splendido scenario naturale con, sullo sfondo, le catene montuose, il tempio venne edificato nel 330 a.C., sui resti di un precedente tempio del 505 a.C..

Il tempio è periptero pentastilo, ossia con un giro completo di colonne intorno alla naos, la cella centrale, e con cinque colonne sui lati corti, cioè nel pronao e in opistodomo.

Tempio di Apollo

Veduta del crepidoma del tempio

Colonnato del Tempio di Apollo

TEATRO

Dinanzi al Tempio di Apollo di trova il Teatro, con la scena che dà sul panorama della vallata sottostante.

La struttura venne edificata nel IV secolo a.C., in pietra calcarea bianca, scavato lungo il pendio naturale della montagna. La cavea poteva contenere 5.000 spettatori.

Caduto in disuso nel VI secolo, venne riscoperto nel XIX secolo.

Teatro greco di Delfi

FONTE CASTALIA

Un luogo molto particolare del sito è la Fonte Castalia, immersa in una stretta gola che si apre tra le rocce Fedriadi. Costituisce il luogo in cui la Pizia e le sue sacerdotesse si lavavano e purificavano prima di interpretare l'Oracolo.

La fonte sacra, del VI secolo a.C., è costituita da due fonti: la più antica, del VI secolo a.C., presenta un pilone centrale rivestito in marmo e circondato da panche. La seconda, a cinquanta metri dalla prima, è del I secolo a.C., probabilmente di origine romana, dotata di nicchie scavate nella roccia.

Fonte Castalia

TEMPIO A THOLOS DI ATENA PRONAIA

Dall'altro versante della gola si trova il Tempio di Atena Pronaia, tempio a tholos o monoptero, di forma circolare, caratterizzato da una cella interna, circondata da un colonnato esterno, anch'esso circolare, di cui rimangono tre colonne, sovrastato da una breve trabeazione.

GINNASIO E PALESTRA

Nelle vicinanze del Tempio di Atena Pronaia si trova il Ginnasio, del IV secolo a.C., che comprendeva anche la Palestra, dello stesso periodo, considerata la più antica del mondo greco.

La Palestra è costruita su due piattaforme, una inferiore e, l'altra, superiore.

NB. Le informazioni storiche e artistiche su Delfi sono state estrapolate dal post "Delfi, il centro del mondo ellenico", nel portale Internet "TURISMO IN GRECIA", in www.turismoingrecia.com.

NB. Le informazioni sul Teatro di Delfi sono state estrapolate dal post "Teatro Di Delfi", nel portale Internet "Audiala", in www.audiala.com.

domenica 26 aprile 2026

MONASTERO DI OSIOS LUKAS (GRECIA): SPLENDIDA TESTIMONIANZA BIZANTINA DELLA BEOZIA

 STORIA

Il Monastero di Osios Lukas è uno dei monasteri bizantini più importanti della Grecia, situato tra le montagne della Beozia, vicino al sito archeologico di Delfi che, come quest'ultimo, è stato nominato dall'UNESCO bene Patrimonio Mondiale dell'Umanità nel 1990.

Secondo la fonte biografica scritta redatta da un anonimo discepolo, l'eremita Lukas visse in questi territori nel X secolo. Il monastero venne fondato, su istanza dello stesso Santo, nel 946, con l'edificazione di una chiesa consacrata a Santa Barbara.

Dopo la morte dell'eremita, alcuni monaci e discepoli a lui devoti iniziarono l'edificazione del monastero al di sopra della sua tomba. Altre fonti scritte indicano come fondatore del monastero l'Imperatore bizantino Romano II che, nel X secolo, avrebbe eretto un monastero in segno di riconoscenza verso l'eremita San Luca.

Monastero di Ossios Lukas

DESCRIZIONE

Il monastero è compreso all'interno della cinta muraria, costituito da tre edifici tutti orientati verso Est.

THEOTOKOS: A Nord si trova l'edificio noto come Theotokos, struttura a croce greca dotata di tre absidi e un ampio nartece a sei campate sostenute da due colonne.

Interno del Theotokos


Cupola del Theotokos


Chiostro del Theotokos

A questo si accosta la struttura del Katholikon, grande chiesa a cupola a base ottagonale, con cripta cruciforme.

A Sud del Katholikon è la Trapéza, ossia il Refettorio a navata unica e abside poligonale.

Il complesso è infine costituito da unità abitative che si dispongono intorno alla chiesa.

KATHOLIKON: Secondo alcuni studiosi la chiesa del Katholikon sarebbe stata edificata dall'Imperatore bizantino Costantino X Monomaco.

L'esterno si presenta come una struttura in laterizio, dotato di grandi archi d'ingresso a tutto sesto, con struttura a croce greca sovrastata da una cupola poggiante su un tamburo ottagonale.

Facciata del Katholikon

Nella cupola di aprono finestre bifore dotate di timpani monolitici poggianti su lastre marmoree di rivestimento. All'esterno dell'abside sono riposte delle finestre bifore e trifore di restauro, poste in opera nel XIX secolo.

L'ingresso è anticipato dal nartece dotato di pavimentazione in opus sectile.

Cappella d'ingresso con mosaici nei tondi di Cristo e degli Evangelisti

L'ambiente interno presenta una struttura con pianta a croce greca sovrastata da una cupola.

Nell'abside è riposta l'iconostasi, ripartita in tre parti, con capitelli ornati da nastri annodati che sovrastano le sette colonne che vanno a formare l'iconostasi eptastila ornate con motivi scultorei fitomorfi e a grifoni. La pavimentazione è in opus sectile marmorea.

Iconostasi eptastila che divide l'abside dal resto della chiesa


Esedra trifora in controfacciata

Le volte interne sono tutte ornate da pregevoli mosaici bizantini a fondo oro. Nella zona absidale si trova il mosaico della Vergine con Bambino mentre, nella cupola più piccola la Pentecoste.

Negli spigoli angolari sono i mosaici dell'Annunciazione, Presentazione al Tempio e Battesimo di Cristo mentre, nella cupola, sono gli affreschi ottocenteschi del Cristo Pantocratore e dei Profeti, che hanno sostituito gli originari affreschi bizantini.

Mosaico angolare della Presentazione al Tempio


Catino absidale con mosaico della Madonna con Bambino


Mosaici geometrici al di sotto delle arcate

Cupola affrescata nel XIX secolo con Cristo Pantocratore e Profeti

Nel nartece si trovano i mosaici della Lavanda dei Piedi, la Crocifissione, l'Incredulità di San Tommaso e il Cristo Pantocratore.

Sempre del X secolo sono gli affreschi situati all'interno della chiesa. Questi raffigurano sia scene isolate, come quelle delle varie cappelle di nord est, nord ovest, sud est e sud ovest, ossia rispettivamente Crocifissione e ascensione di Elia, Monaco che offre a San Lukas il modellino della chiesa e Incontro tra Cristo e Giovanni Battista prima del battesimo.

CRIPTA: Pregevole è il ciclo di affreschi presente nella cripta, dotato di sette scene della Passione e Resurrezione, insieme alla Dormizione della Vergine e busti di apostoli e monaci posti all'interno di clipei nelle volte.

Gli affreschi della cripta sono stati realizzati tra il X e l'XI secolo.


Cripta del monastero a tre navate con
volte a botte


Volte della cripta affrescate

Tomba di San Lukas

Affresco della cripta raffigurante San Lùkas


Affresco del X secolo della Deposizione di Cristo

NB. Le informazioni sul Monastero di Osios Lukas, sono state estrapolate nel post "HOSIOS LUKAS", nel postale Internet dell'"Enciclopedia Treccani", in www.treccani.it.

RAGUSA DI DALMAZIA (DUBROVNIK - CROAZIA): SPLENDIDA CITTA' MURATA SUL MAR ADRIATICO

 STORIA

Ragusa di Dalmazia, in croato Dubrovnik, è una splendida cittadina sulla costa adriatica della Croazia, nella regione storica della Dalmazia.

Le sue origini risalgono al VII secolo, sebbene recenti scavi ne hanno testimoniato insediamenti a partire dall'Età del Ferro. La sua fondazione risale all'esodo della popolazione greca di Epidauro che, incalzata dall'avanzamento delle tribù slave, cercò di rifugiarsi sull'isola di Laus.

Le persone che s'insediarono sull'isola presero il nome di lausaiaoi e, proprio dal nome Laus derivarono i toponimi di Lausa, prima e Ragusa, poi. Il termine Dubrovnik, con il significato di Bosco di Quarce si fa risalire alla grande estensione di foreste presente sull'isola.

Nel IX secolo venne governata dall'Impero Bizantino, pur conservando grande autonomia.

A causa della competizione con altre città, Ragusa si ritrovò a combattere con molte rivali e, a partire dal 1205, entrò a far parte delle rotte commerciali e dei domini della Repubblica di Venezia, rimanendovi fino al 1305, anno in cui si affrancò completamente dal dominio veneto.

Nel 1364 venne invasa dai Turchi, ma questi accettarono di garantire la sua indipendenza dietro pagamento di un tributo annuo. Grazie a questo trattato si giunse alla nascita della Repubblica di Ragusa.

Gravemente danneggiata dal terremoto del 1667 molto del centro storico venne distrutto, poi ricostruito con un aspetto barocco.

La Repubblica di Ragusa cadde con le Guerre Napoleoniche e, dopo il Congresso di Vienna del 1815, la città perse la sua millenaria indipendenza venendo assoggettata all'Impero Austro Ungarico.

La città resistette sia alla Prima che alla Seconda Guerra Mondiale, ma non alle Guerre Jugoslave degli anni Novanta del XX secolo. Dichiarata dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità, venne pesantemente danneggiata dalla guerra contro la Serbia scoppiata nel 1992.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Il centro storico di Dubrovnik è adagiato su una penisola protesa nel Mar Adriatico, circondato dalle imponenti mura, ancora perfettamente intatte e percorribili.

Il borgo è attraversato da una via rettilinea detta Stradun, dove si affacciano i principali monumenti.


Stradun di Dubrovnik

1) PALAZZO DEL RETTORE

Lungo lo Stradun si affaccia il Palazzo del Rettore, principale edificio civico del centro storico, luogo del potere civile dell'antica Repubblica.

Venne edificato nel XIII secolo come residenza del Rettore di Ragusa, principale autorità politica della città, in carica per un mese dal giorno della nomina.

DESCRIZIONE

Edificato in stile gotico, venne distrutto dall'esplosione di una polveriera del 1435.

Presenta una facciata a due ordini con, nell'ordine superiore, uno splendido loggiato con colonne e arcate a tutto sesto.

L'interno ospita un cortile quadrangolare con loggiato mentre, le stanze, ospitano il Museo di Storia e Cultura di Dubrivnik. Nei sotterranei si trovano le celle carcerarie.

Facciata a due ordini con loggiato del Palazzo del Rettore

2) FONTANA DI ONOFRIO

Situata al centro della piazza principale, la Fontana di Onofrio venne edificata nel 1438 su progetto dell'architetto Onofrio della Cava, originario di Napoli.

Costituì il punto terminale dell'acquedotto cittadino che portò l'acqua in citta.

L'Architetto progettò una struttura poligonale con sedici lati, sovrastata da una cupola con oculo sommitale.

Fontana di Sant'Onofrio

3) CATTEDRALE DI SAN BIAGIO

La Cattedrale di San Biagio venne fondata sui resti di un'antica chiesa romanica, distrutta dal terremoto del 1667. Secondo la leggenda venne commissionata da Riccardo Cuor di Leone, come riconoscimento verso alla città per averlo salvato da un naufragio sull'Isola di Lokrum.

Nel 1713 venne ristrutturata e l'interno venne riedificato in stile barocco. All'interno della Cattedrale si trovano importanti tele dipinte, di pittori fiamminghi e italiani, tra cui la tela dipinta dell'Assunzione di Tiziano.

Le reliquie di San Biagio sono conservate in tre reliquiari in oro e pietre preziose, contenenti le reliquie di cranio, gamba e braccio.


Interno della Cattedrale di San Biagio


Campate con archi a tutto sesto della navata centrale


Organo ligneo intagliato con dorature


Dorature in stucco al di sotto della cassa dell'organo

4) MURA DI DUBROVNIK

Emblema dello splendore e della potenza della città sono le imponenti mura che circondano il centro storico, ancora ben conservate per il loro tracciato lungo 2 km.

Vennero edificate nel XIII secolo su precedenti fortificazioni del VII secolo, rinforzate ancor più nel XVI secolo con l'aggiunta di sedici bastioni, un fossato, quattro fortezze e centoventi cannoni.

Hanno resistito agli attacchi di veneziani, bizantini e austroungarici, espugnate solo dalle truppe napoleoniche, resistendo persino agli attacchi serbi durante la guerra del 1991.

DESCRIZIONE

Le mura seguono l'orografia della costa dalmata, con vari dislivelli, ancorate direttamente alla roccia sottostante, vincendo forti pendenze.

Sono attraversate da quattro porte, denominate Porta Revelin, Porta San Giovanni, Porta Minceta e Porta Bokar.

Lungo il loro percorso degna di nota è la Torre Minceta, un possente torrione circolare coronato da un parapetto molto sporgente, ornato da una cornice a beccatelli.

Veduta della cinta muraria

Cinta muraria sulla roccia a strapiombo sul mare

Bastione circolare delle mura

Torre Minceta con coronamento circolare aggettante

5) FORTE LOVRIJENAC

La fortezza più pittoresca delle mura è il Forte Lovrijenac, edificato nell'XI secolo dalla Repubblica di Ragusa per proteggersi dall'avanzata veneziana.

Il Castello, assai pittoresco, sorge su una collina a 40 m.s.l.m., con la funzione di fortezza difensiva e torre di vedetta.

La struttura presenta una forma poligonale spezzata, dotata di un mastio quadrangolare sulla sommità, raggiungibile salendo una scalinata di duecento gradini.

Forte Lovrijenac visto dalle mura

NB. Le informazioni storiche su Dubrovnik sono state estrapolate dal post "Storia di Dubrovnik", nel portale Internet "civitatis", in www.scopridubrovnik.com.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sul Palazzo dei Rettori sono state estrapolate dal post "Palazzo del Rettore",  nel portale Internet "civitatis", in www.scopridubrovnik.com.

NB. Le informazioni sulla Fontana di Onofrio sono state estrapolate nel post "Fontana di Onofrio",  nel portale Internet "civitatis", in www.scopridubrovnik.com.

NB. Le informazioni sulla Cattedrale di San Biagio, sono state estrapolate dal post "Cattedrale di Dubrovink", nel portale Internet "civitatis", in www.scopridubrovnik.com.

NB. Le informazioni sulla Mura di Dubrovnik, sono state estrapolate dal post "Mura di Dubrovink", nel portale Internet "civitatis", in www.scopridubrovnik.com.

NB. Le informazioni sulla Forte Lovrijenac, sono state estrapolate dal post "Forte Lovrijenac", nel portale Internet "civitatis", in www.scopridubrovnik.com.

SITO ARCHEOLOGICO DI MICENE (GRECIA): LE ORIGINI DELLA CIVILTA' GRECA

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