domenica 12 luglio 2026

BOVILLE ERNICA: PICCOLO BORGO CIOCIARO DI ARTE E CULTURA

 STORIA

Boville Ernica è un Comune di 8.214 abitanti della Provincia di Frosinone, nel territorio storico della Ciociaria Occidentale, posto ad una quota di 450 m.s.l.m., sulle alture della catena dei Monti Ernici.

A metà strada tra le Valli dei Fiumi Cosa, Sacco e Liri, come intuibile dal nome, venne fondata dagli Ernici, popolazione preromana, che visse nei territori della Ciociaria Occidentale nell'VII secolo a.C.

Il toponimo di Boville, deriva dal culto del dio Bove, un dio legato alle attività agricole e di allevamento, simbolo della fecondità. Nell'altura del Monte Fico, acropoli della città ernica, sono ancora ammirabili i resti dell'antico tempio consacrato alla divinità.

Proprio all'interno di questo tempio sono state rinvenute statuette votive con le sembianze di un Bue.

Durante il periodo dell'Impero Romano, il centro abitato di Boville sorse nella pianeggiante Valle del Liri ma, a seguito delle distruzioni dei predoni Saraceni nel IX secolo, il centro abitato si trasferì sulla collina ove si trova ora, assumendo le sembianze di un Castello medievale fortificato.

Nel 1204, il Pontefice Innocenzo III affrancò la città dal controllo pontificio per aver aiutato lo Stato della Chiesa a respingere le truppe del Regno di Napoli.

Il centro storico venne ampliato grazie all’opera di rigenerazione urbanistica voluta dal Cardinale Eugenio Filonardi.

Questo stato di autonomia amministrativa durò fino alla fine del XVI secolo, quando il borgo tornò sotto il controllo papale.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Boville Ernica rappresenta uno dei centri più monumentali della Ciociaria, sia nelle sue architetture, che nelle testimonianze artistiche e archeologiche.

Il centro storico si presenta come un intricato reticolo di vicoli, archi e piazzette molto ben conservati.

Per questo motivo è entrato a far parte anche dell'associazione de "i Borghi più Belli d'Italia".

Lavatoio pubblico di Boville Ernica

1) MURA E FORTIFICAZIONI

Le fortificazioni del borgo erano talmente imponenti da renderlo inespugnabile dotato, oltre alle preesistenti mura poligonali di epoca italica, anche di una più possente cinta muraria medievale con diciotto torri, ancora esistente.

Nella parte più alta del colle dove sorge la cittadina, si staglia il possente Castello, fulcro principale del sistema difensivo.

Mura medievali del centro storico di Boville Ernica


Porta di accesso medievale turrita a tutto sesto


Vicoli del centro storico


Nicchie di epoca romana nella muratura
interna alla porta d'ingresso


Piazza centrale del borgo

2) CHIESA DI SAN PIETRO ISPANO

La più pregevole, anche se non la principale, delle architetture religiose del centro storico, è la Chiesa di San Pietro Ispano, edificata al di sopra di una grotta naturale ancora esistente dove, nel X secolo, l'eremita Pietro Ispano, si fermò per riposare.

La struttura architettonica venne edificata a partire dal XII secolo. Vi si conservano pregevoli opere salvate dalla demolizione della Basilica Costantiniana a Roma, poi trasformata nella Basilica di San Pietro in Vaticano, ad opera del Vescovo Monsignor Simoncelli, originario proprio di Boville.

Chiesa di San Pietro Ispano

DESCRIZIONE

L'interno della chiesa si presenta a navata unica, voltata a botte. Proprio qui si apre la cappella che conserva il pregevole mosaico denominato Angelo di Giotto, eccezionale e raro esemplare di opera musiva.

Interno della chiesa a tre navate

Cripta medievale della chiesa

Teca in vetro contenente il Corpo incorrotto di San Pietro Ispano

ANGELO DI GIOTTO: L'Angelo di Giotto è un'opera musiva su fondo oro realizzata proprio da Giotto nel 1298, inizialmente destinata ad essere collocata nell'atrio dell'antica Basilica Costantiniana, poi demolita.


Cappella dell'Angelo di Giotto, con
volta a crociera impreziosita da
decorazioni in stucco


Volta a crociera della cappella con vele e
lunette affrescate e costoloni ornati
da decorazioni in stucco dorato


Mosaico dell'Angelo di Giotto del 1298. Lo stile
bidimensionale, espressivo e su fondo dorato
 del mosaico, fanno attribuire con grande
probabilità la paternità dell'opera a Giotto.
 Destinato all'antica Basilica Costantiniana
vaticana, venne poi trasportato proprio
 nella Chiesa di San Pietro Ispano

SARCOFAGO DI ANDREA SANSOVINO: Altra pregevole opera d'arte è il meraviglioso Sarcofago marmoreo lavorato a rilievo del XV secolo, attribuito al fiorentino Andrea Sansovino.

La superficie del sarcofago è ornata da rilievi raffiguranti la Madonna con in braccio il Bambino.

Vicino al Bambino si trova anche la figura scolpita a rilievo di San Giuseppe, aggiunta successivamente da Gian Lorenzo Bernini

Nelle murature laterali della Cappella si trovano altre statue marmoree opera di celebri artisti: tra queste le Statue marmoree dei Santi Pietro e Paolo, realizzate da Andrea Bregno nel XV secolo e la Croce in porfido sulla sinistra dell'accesso.

SARCOFAGO PALEOCRISTIANO: Sempre sulla sinistra rispetto all'ingresso alla cappella, si trova un'altra pregevole opera d'arte, il Sarcofago paleocristiano del 350, rinvenuto durante le campagne di scavi archeologici compiute nel territorio cittadino.

La superficie del sarcofago è scolpita a rilievo con la rappresentazione di due Episodi della Sacra Bibbia: sulla sinistra è raffigurato l'episodio di Tre fanciulli insieme alle fornaci ardenti con Nabucodonosor II, parte dell'Antico Testamento mentre, sulla destra, è l'episodio della Natività, parte del Nuovo Testamento.

Il sarcofago è stato rinvenuto intatto e in perfetto stato di conservazione.


Sarcofago Paleocristiano, rinvenuto nelle
campagne di Boville Ernica, realizzato nel 350.
Al di sotto del fregio superiore èuna Cancellata
scorrevole a rilievo, allegoria del Passaggio
dalla condizione terrestre al Paradiso


Epigrafe centrale con scritta a caratteri latini non conservata che  distingue
la scena dell'Antico Testamento,  sulla sinistra, da quella del Nuovo Testamento, sulla destra


Fregio sulla sinistra con Episodi dell'Antico Testamento, raffigurante Tre fanciulli ebrei fatti schiavi dal Re babilonese Nabucodonosor II, condotti al patibolo dove verranno arsi vivi


Fregio sulla destra con Episodi del Nuovo Testamento, raffigurante la Natività, con la processione dei Pastoril'Arcangelo Gabriele sulla sinistra e, sulla destra, una donna misteriosa inginocchiata di incerto significato.
Tra le attribuzioni, gli storici dell'arte l'hanno ritenuta un'ancella della Madonna, San Giuseppe o, più probabilmente una Personificazione
della Divina Sapienza 

3) COLLEGIATA DI SAN MICHELE ARCANGELO

La Collegiata di San Michele Arcangelo è una tra le più antiche architetture religiose del borgo.

Le sue origini vengono fatte risalire al IX secolo, per poi essere riedificata nel 1700, mentre la facciata venne ricostruita in stile neoclassico dall'Architetto Giuseppe Subleyras.

DESCRIZIONE

La chiesa presenta una facciata neoclassica, tra i principali esempi di architettura religiosa ottocentesca del Lazio. E' distinta in due ordini, inferiore e superiore di cui, il primo, coronato da una trabeazione orizzontale aggettante mentre, il secondo, da un timpano.

La struttura della facciata è realizzata in laterizi mentre, le cornici e le lesene di rinforzo, sono in pietra calcarea locale.

Collegiata di San Michele Arcangelo

L'interno presenta una pianta a croce latina, a tre navate, con transetto sovrastato da una cupola emisferica, a sua volta sovrastata da una piccola lanterna.

Le navate sono distinte da pilastri quadrangolari raccordati da archi mentre, la navata centrale è caratterizzata da una volta a botte lunettata.

Interno romanico a tre navate con pilastri quadrangolari

Pregevole è la navata laterale destra, ove si apre la Cappella di San Sebastiano, impreziosita dalla tela seicentesca del Martirio di San Sebastiano, realizzata dal Cavalier d'Arpino.

Sempre nella stessa navata sono la tela seicentesca di Sebastiano Conca raffigurante Sant'Emidio che protegge il borgo dai terremoti, e il sarcofago del Cardinale Ennio Filonardi, in pietra tufacea locale.

Abside della chiesa

Cupola della chiesa che sovrasta il transetto


Tela del Martirio di San Sebastiano del
Cavalier d'Arpino del XVII secolo


Abside della cappella laterale della chiesa


Macchina processionale in legno
intagliato e dorato

NB. Le informazioni sulla storia di Boville Ernica, sono state estrapolate dal post "Boville Ernica", nel portale Internet ufficiale di "CIOCIARIAturismo.it", in www.ciociariaturismo.it.

NB. Le informazioni sulla Chiesa di San Pietro Ispano, sono state estrapolate dal post "La Chiesa di San Pietro Ispano a Boville Ernica", nel portale Internet ufficiale di "CIOCIARIAturismo.it", in www.ciociariaturismo.it.

NB. le informazioni sulla Collegiata di San Michele Arcangelo, sono state estrapolate dal post "Collegiata di San Michele Arcangelo a Boville Ernica", nel portale Internet ufficiale di "CIOCIARIAturismo.it", in www.ciociariaturismo.it.

VENAFRO: STORICA CITTA' D'ARTE DALLE ANTICHE ORIGINI, FEUDO DEI PRINCIPI PANDONE

 STORIA

Venafro è un Comune di 10.654 abitanti della Provincia di Isernia, nell'Alto Molise, al confine con l'Abruzzo e con la Ciociaria, posta su una bassa collina a 222 m.s.l.m..

Secondo la leggenda venne fondata da Diomede, eroe di Argo che avrebbe combattuto durante la Guerra di Troia e avrebbe ferito Enea in battaglia. I primi insediamenti certi di Venafro risalgono al V secolo a.C., come testimoniato dalle mura poligonali presenti nel Monte Santa Croce.

Nel 290 a.C. venne conquistata dai Romani, che sconfissero i Sanniti nella Terza Guerra Sannitica mentre, nel 90 a.C., con la Guerra Sociale, venne elevata al rango di Municipium, divenendo una delle principali città romane del Molise, con il nome di Verlasce.

Sotto i Romani conobbe un periodo di grande splendore e stabilità, e vennero edificati molti monumenti ancora oggi ammirabili, tra cui il Teatro, l'Anfiteatro e le terme.

Divenne inoltre un importante centro agricolo con la costruzione delle Ville Rustiche, ossia dedite alle lavorazioni agricole.

Con la fine dell'Impero Romano d'Occidente visse un periodo di decadenza, cui si aggiunsero le devastazioni causate dalle Invasioni Barbariche e, nel IX secolo, dalle scorrerie saracene.

Nel X secolo figura come Gastaldato longobardo del Principato di Capua, con la realizzazione del mastio longobardo, primo nucleo del Castello Pandone.

L'arrivo dei Normanni la ridusse a sub feudo mentre, con gli Angioini, riconquistò il titolo di Contea.

Un secondo periodo di splendore lo ebbe con l'arrivo degli Aragonesi a partire dal 1437.

Il Sovrano Alfonso I d'Aragona donò il feudo alla Famiglia Pandone, in particolare a Francesco Pandone, a partire dal 1437. La Signoria ebbe termine nel 1528 con la morte di Enrico Pandone, giustiziato a Napoli per tradimento verso l'Imperatore Carlo V.

Con la fine della dinastia dei Pandone venne governato da varie famiglie.

Nel 1734 Carlo di Borbone stabilì a Venafro una delle sue residenze reali, in Località Torcino e, nel XIX secolo, vi soggiornò il Re d'Italia Vittorio Emanuele II, la sera precedente all'incontro con Garibaldi a Teano. Nel 1944 venne bombardata per errore dagli Alleati, che la scambiarono per Cassino, provocando decine di morti. Per l'evento la cittadina è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Civile.

MONUEMENTI E LUOGHI D'ARTE

Tanti sono i monumenti legati alla storia di Venafro, compresi in un periodo che va dall'epoca preromana, con le mura poligonali pelasgiche, all'età romana, fino al Medio Evo e al barocco.

Centro storico di Venafro

Pietra di spoglio romana incastonata nelle murature del centro storico

1) CASTELLO PANDONE

Il Castello Pandone è il principale monumento cittadino, edificato sui resti di un mastino longobardo realizzato nel X secolo da Conte Paldefrido di Capua.

Nel XIV secolo vennero aggiunte le torri circolari mentre, nel XV secolo, con la Signoria dei Pandone, la struttura venne ampliata. In particolare il feudatario Enrico Pandone lo trasformò in una lussuosa residenza signorile.

Dopo la morte di Enrico Pandone, giustiziato per aver tradito Carlo V, il maniero passò a varie famiglie feudali, tra cui i Di Capua che, nel XVIII secolo, lo trasformarono ancora nell’intento di farne la propria residenza in vista del matrimonio di Giovanni Di Capua con Maria Vittoria Piccolomini. Il lavoro non venne mai portato a compimento a causa della prematura scomparsa dello sposo.


Castello Pandone

DESCRIZIONE

Il Castello presenta una pianta quadrangolare rinforzata sugli spigoli da possenti torrioni, anch’essi quadrangolari.

L’interno è caratterizzato da un cortile quadrangolare centrale, e dalle varie sale decorate con splendidi affreschi dei secoli XVI e XVII.

Vi si trova anche la sede della Pinacoteca Nazionale, con dipinti seicenteschi di Francesco Solimena e Luca Giordano, oltre al polittico tardo gotico in alabastro con sette formelle della Passione di Cristo.

Degne di nota sono le tre piccole Sale della Scuderia, consecutive fra loro, dove il feudatario fece affrescare a grandezza naturale tutti i cavalli che componevano la sua scuderia.

Per ognuno dei componenti sono riportati nome, specie e anno d’introduzione nella scuderia.

Arco d'ingresso al Castello


Camminamento di ronda


Una delle tre sale affrescate con motivi
di Cavalli appartenenti alla scuderia del
feudatario Enrico Pandone


Cavallo fatto affrescare da Enrico
Pandone appartenenti alla sua scuderia.
Per ogni cavallo, ognuno diverso dall'altro,
è riportata una didascalia con il nome del
proprietario donatore, il mese e l'anno
d'introduzione nella scuderia


Sala di Rappresentanza


Fregio in due ordini che decora la cornice della Sala di Rappresentanza con, nell'ordine inferioreFestoni vegetali legati da finti mascheroniin terracotta. Nell'ordine superiore Stemma dei Capua Piccolomini, in occasione del matrimonio tra Giovanni Battista di Capua Vittoria Piccolomini che, previsto  per il  1711non avvenne per la morte dello sposo


Torre circolare, fatta realizzare dal Conte
Longobardo Paldefredo e ampliata dai
successori nel X secolo. Costituisce il
nucleo originario del Castello


Gabinetto nella torre originaria
del Conte Paldefredo

2) CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

La Cattedrale di Santa Maria Assunta è la principale architettura religiosa di Venafro, edificata a partire dal V e VI secolo, in epoca paleocristiana. Divenne sede vescovile a partire dal 496.

Nei secoli ha subito varie trasformazioni, in particolare nell'XI secolo, epoca della sua riedificazione mentre, tra il XVII e il XVIII secolo, venne arricchita secondo i dettami dello stile barocco.

Rimase sede vescovile fino agli anni Ottanta del secolo scorso, quando venne unita alla diocesi di Isernia.

DESCRIZIONE

Presenta una facciata a salienti, in stile romanico, distinta in due ordini, inferiore e superiore.

Nell'ordine inferiore si aprono tre portali di cui quello centrale, dalle maggiori dimensioni, sovrastato da un archivolto a sesto acuto mentre, i portali laterali, dalle minori dimensioni, con archivolti a tutto sesto.

L'archivolto in pietra del portale centrale poggia su due statue leonine accovacciate.

Nell'ordine superiore, in posizione centrale, si apre un rosone circolare mentre, sulla sinistra, si erge la torre campanaria quadrangolare.


Cattedrale di Santa Maria Assunta


Portale maggiore ogivale della Cattedrale

L'interno è in stile gotico a tre navate, separate da colonne circolari sovrastate da capitelli unite tra loro da arcate ogivali.

Sulla navata destra si aprono quattro cappelle laterali mentre, la navata sinistra, conserva la Cappella del Santissimo Sacramento, anche denominata Cappellone, per le sue grandi dimensioni.

3) CHIESA DI SAN FRANCESCO

Attribuita al leggendario passaggio di San Francesco a Venafro, mai verificato, venne edificata dopo il 1220. L'epigrafe più antica rinvenuta nella chiesa riporta, come anno di edificazione, il 1232.

Il Convento annesso alla chiesa esisteva già a partire dal 1399.

Nei secoli la chiesa venne più volte trasformata. Nel XVI secolo venne riedificata in stile rinascimentale mentre, nel 1732, venne modificata in stile barocco su progetto del siciliano Antonio Vaccaro, già autore della Fontana dell'Elefante a Catania.

Presenta una facciata in pietra distinta in due ordini, ripartita in verticale da lesene aggettanti.

Nell'ordine inferiore si apre il portale quadrangolare architravato, con una cornice barocca mentre, nell'ordine superiore è una finestra quadrangolare, sovrastata dal timpano triangolare.

4) BASILICA DI SAN NICANDRO

La Basilica di San Nicandro è il luogo di culto cittadino consacrato al Vescovo Nicandro che, ufficiale dell'esercito romano insieme a San Marciano, si convertì al Cristianesimo subendo il martirio nel 303, durante le persecuzioni di Diocleziano.

Nel punto in cui vennero martirizzati, secondo la tradizione, venne eretta la basilica a loro consacrata, a partire dal 313, anno di adozione dell'Editto di Milano da parte dell'Imperatore Costantino.

Il primo documento scritto che attesta l'esistenza della basilica si fa risalire all'epoca del governo del Principe Arechi nel Ducato longobardo di Benevento, tra il 758 e il 778, recatosi a Venafro per far visita alle reliquie del Santo e per prelevare alcune reliquie e trasportarle a Benevento per favorirne la venerazione. La chiesa è citata anche nel Chronicon Volturnensis dell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno.

Venne edificata fra il X e l'XI secolo, al di sopra di un'area cimiteriale romana, ove erano stati sepolti i resti dei martiri, rinvenuti solo nel 1930 da scavi notturni operati da due frati Cappuccini.

Nel Convento visse anche Padre Pio da Pietralcina dopo essere stato visitato dal celebre medico molisano Antonio Cardarelli, cui è dedicato l'ospedale principale di Napoli.

DESCRIZIONE

La chiesa presenta una facciata a salienti, molto vicina allo stile romanico pugliese, distinta in quattro ordini dove, nel terzo e nel quarto, si può notare la differenza delle quote delle coperture.

Nel primo e nel secondo ordine invece, si trovano opere architettoniche. Nel primo ordine si apre il portale maggiore a tutto sesto, lunettato e strombato mentre, nel secondo ordine, si trova il rosone circolare a cornici concentriche, decorato all'interno da una raggiera.


Basilica di San Nicandro


Portale maggiore strombato a tutto sesto


Rosone circolare concentrico della chiesa

Nella lunetta del portale maggiore sono affrescati i Santi Martiri, realizzati nel 1949 dall'artista molisano Amedeo Trivisonno.

Nell'ordine ancora superiore è una statua del Santo Protettore Nicandro.

Sulla sinistra si eleva la torre campanaria, anch'essa tipica del romanico pugliese, dalla sezione quadrangolare, composta da tre blocchi sovrapposti con, nell'inferiore, il portale a tutto sesto, nell'intermedio due monofore a tutto sesto e, nel superiore la cella campanaria, a sua volta sovrastata dalla cuspide piramidale e dalla Statua del Santo Nicandro.

Accanto alla chiesa si trova il Convento dei frati Cappuccini, fondato nel 1573.

L'interno della chiesa è barocco, a navata unica voltata a botte, ove si conservano pregevoli opere d'arte.

Tra queste, degno di nota è il pregevole dossale in noce posto nella zona presbiteriale, intagliato e intarsiato, realizzato nel XVIII secolo da Fra Bernardino da Mentone. Nel dossale è incastonata la tavola lignea dipinta raffigurante Tre martiri con San Francesco, realizzata dal pittore fiammingo Dirk Hendricks nel XVI secolo.


Interno barocco della basilica a tre navate


Dossale in noce intagliato e intarsiato del XVI
secolo di Fra Bernardino da Mentone


Cripta della Basilica al di sotto
dell'altare maggiore


Abside della cripta della basilica


Cancellata in ferro battuto che protegge
il sarcofago in pietra dei Santi Nicandro e
Marciano e di Daria, moglie di Nicandro

5) TEATRO ROMANO

Il Teatro Romano di Venafro venne edificato nel I secolo, al di fuori del centro cittadino, in Località Sant'Aniello, e ampliato fino al II secolo.

Venne realizzato sfruttando il declivio naturale della montagna, con una cavea ad emiciclo dotata di due ordini, ima e media cavea, senza la summa cavea, solitamente dedicata agli ospiti di rango plebeo.

I due livelli della cavea sono separati da un muro denominato praecintio, chiuso in alto da un portico.

La struttura ha un proscenio della lunghezza di 60 metri, e poteva contenere fino a 3.500 spettatori.


Resti delle strutture parte del complesso del
Teatro Romano del I secolo


Muratura esterna del Teatro rivestita
in opus reticolatum


Cavea del Teatro Romano addossata al
declivio naturale della montagna


Gradinate dell'Ima Cavea e della Media Cavea
del Teatro Romano con grandi blocchi senza
ausilio di malta


Ambienti radiali della cavea, non ancora rimessi del tutto in luce, con tracce di
affreschimuratura in opus reticolatum

6) ANFITEATRO ROMANO

L'anfiteatro della città romana di Verlasce, venne edificato nel I secolo, utilizzato per la realizzazione di spettacoli tra cui ludi gladiatores, lotte fra gladiatori e le venationes, ossia le caccie di animali selvatici, oltre alle battaglie navali.

Nel XVII secolo molti dei materiali vennero rimossi per edificare le nuove case medievali del centro storico e, l'area dell'arena venne smantellata e utilizzata per la realizzazione di nuove abitazioni rurali per permettere alle famiglie contadine la coltivazione del fondo.

Le strutture edificate erano a due piani con la stalla, nel piano inferiore e il fienile, nel piano superiore.

Anfiteatro Romano di Venafro trasformato in cortile residenziale

NB. Le informazioni sulla storia sono state estrapolate dal documento "VENAFRO. GUIDA BREVE DELLA CITTA'", in www.guida_breve_venafro.pdf.

NB. Le informazioni sul Castello Pandone, sono state estrapolate dal paragrafo de “IL CASTELLO PANDONE”, parte del documento "VENAFRO. GUIDA BREVE DELLA CITTA'", in www.guida_breve_venafro.pdf.

NB. Le informazioni sulla Cattedrale di Venafro, sono state estrapolate dal paragrafo de “LA CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA”, parte del documento "VENAFRO. GUIDA BREVE DELLA CITTA'", in www.guida_breve_venafro.pdf.

NB. Le informazioni sulla Chiesa di San Francesco, sono state estrapolate dal paragrafo "LA CHIESA DI SAN FRANCESCO", nel documento "VENAFRO. GUIDA BREVE DELLA CITTA'", in www.guida_breve_venafro.pdf.

NB. Le informazioni sulla Basilica di San Nicandro, sono state estrapolate dal post "LA BASILICA E IL CONVENTO DI SAN NICANDRO", nel documento  "VENAFRO. GUIDA BREVE DELLA CITTA'", in www.guida_breve_venafro.pdf.

NB. Le informazioni sul Teatro e l'Anfiteatro di Venafro, sono state estrapolate dai paragrafi "L'ANFITEATRO ROMANO" e "IL TEATRO ROMANO"nel documento  "VENAFRO. GUIDA BREVE DELLA CITTA'", in www.guida_breve_venafro.pdf.

BOVILLE ERNICA: PICCOLO BORGO CIOCIARO DI ARTE E CULTURA

  STORIA Boville Ernica è un Comune di 8.214 abitanti della Provincia di Frosinone , nel territorio storico della Ciociaria Occidentale , ...