STORIA
Oriolo Romano é un Comune di 3.706 abitanti della Provincia di Viterbo, situata nel territorio storico della Tuscia Viterbese, territorio di confine e commercio tra le civiltà italiche dei Falisci e degli Etruschi.
Posto al confine con la Provincia di Roma, é incluso nel comprensorio dei Monti Cimini, lungo l'antica strada consolare Clodia, che congiungeva il territorio settentrionale di Roma con l'Alto Lazio.
Nel XVI secolo, in particolare a partire dal 1560, il feudo, fino a quel momento posseduto dagli Orsini, passò sotto il controllo dei Santacroce. L'insediamento sorse nell'area vuota creata a seguito del disboscamento di un'originaria faggeta.
Il Signore inviò i Capannari, contadini e boscaioli provenienti dalla Toscana e dall'Umbria, per compiere le operazioni di disboscamento. Le nuove terre vennero concesse in enfiteusi e messe a disposizione dei nuovi abitanti, con l'obbligo di coltivare le terre e disboscare le macchie, corrispondendo al Signore un quinto di quanto raccolto.
I primi abitanti di Oriolo emigrarono dall'Umbria, in particolare dal comprensorio di Orvieto.
L'influenza degli accenti dialettali umbri sono ancora rimasti negli abitanti di Oriolo Romano.
Nei primi anni del XX secolo vi venne fondata l'Università di Agraria che, ancora oggi, controlla tutto il comprensorio agricolo e campestre di Oriolo. L'ente universitario si occupa della tutela del patrimonio boschivo.
MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE
Nonostante Oriolo Romano si sia sviluppato quasi completamente in epoca rinascimentale, e non presenti i caratteristici scorci medievali, merita una visita per gli straordinari tesori artistici che offre.
Piazza principale di Oriolo Romano verso la colonna centrale
1) LAVATOIO PUBBLICO
Il Lavatoio Pubblico venne edificato in sostituzione di quello più antico.
I lavori di edificazione vennero intrapresi a partire dal 1925, venendo portati a compimento il 31 Luglio 2026.
Venne realizzato con vasche comunicanti e tetto di tegole, in sostituzione del tetto in Castagno, previsto in un primo momento, poi sostituito.
Veniva utilizzato, oltre che per lavare i panni, anche come luogo d'incontro delle donne del posto.
2) CONVENTO DI SANT'ANTONIO DA PADOVA
Il Convento di Sant'Antonio da Padova é la principale architettura religiosa della cittadina.
La chiesa venne edificate a partire dal 1675, insieme all'annesso Convento dei Padri Minori Osservanti.
Dai documenti é pervenuto che, durante la costruzione, il Principe abbia fornito i materiali necessari mentre, i frati , provvidero a mettere in opera i materiali forniti e dare corpo alla costruzione.
Il Convento venne fornito di camere, cisterna, refettorio, chiostro, stalla, lavatoio, cantina.
Fino al 1873 il Convento venne abitato dai Frati Minori. I Frati vennero espulsi durante le Campagne Napoleoniche, per essere poi nuovamente espulsi nel 1888, come effetto delle Leggi Eversive dello Stato Unitario, adottate nel 1866.
I Frati riuscirono a tornare in possesso del Convento dopo quattro anni.
3) PALAZZO SANTACROCE ALTIERI
Principale monumento del centro storico é Palazzo Santacroce Altieri, edificato tra il 1578 e il 1585.
Rappresenta uno dei principali esempi del Manierismo italiano e laziale.
Tra il XVII e il XVIII secolo il palazzo assunse le attuali sembianze, su progetto di Carlo Fontana che, al corpo principale, aggiunse le due ali laterali, contribuendo a conferirgli l'aspetto odierno.
FACCIATA
La facciata del palazzo poggia su un loggiato a cinque arcate, poggiante a sua volta sul sottostante vano rettangolare in basalto.
E' ripartita in tre sezioni, una centrale, più arretrata mentre le ali laterali sbalzate in avanti, hanno forma rettangolare.
Nel retro della facciata, in posizione asimmetrica rispetto al complesso del palazzo, venne elevata la Torretta dell'Orologio, l'ingresso venne abbellito con un portale a tutto sesto in pietra basaltica, con dinanzi un'elegante fontana.
Veduta della facciata del Palazzo Santacroce Altieri con Torre dell'Orologio
INTERNO
L'interno della Villa si snoda tra i vari saloni splendidamente affrescati con una decorazione esuberante tipica del Manierismo, con temi afferenti la Mitologia Classica.
SALONE DEGLI AVI
La visita ha inizio dal Salone degli Avi, principale salone di rappresentanza, parte della prima fase di edificazione del palazzo, avviata dai Principi Santacroce nel 1578.
Venne in seguito ridecorato nel 1600 con l'arrivo dei nuovi feudatari Altieri.
In origine tutte le pareti della sala erano affrescate, mentre oggi gli affreschi si sono conservati solo sulla volta a botte.
La volta é ripartita in cinque sezioni, di cui una centrale, e quattro angolari. Vi si trova rappresentata una sontuosa quadratura, composta da ghirlande e stelle araldiche che lasciano intravedere il cielo.
Al centro della volta, affrescata da un autore della scuola di Carlo Maratta, é raffigurata Aurora.
Sulle pareti in corrispondenza delle finestre sono raffigurati due Armoni, grandi scudi araldici di legno che recano le stelle, simbolo degli Altieri. Gli Armoni sono decorati con motivi a volute e fiori, realizzati tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo.
Alla fine del XVIII secolo lo scultore Raffaele Secini scolpì i quattro busti in gesso di personaggi vestiti all'antica, riposti nelle nicchie ovali.
Salone degli Avi
SALA DELLA PACE E DELLA COGNIZIONE
La sala é un ambiente di passaggio che immette nell'ala orientale del palazzo.
Le pareti sono state decorate intorno al 1800. Al centro della volta si trova un affresco incorniciato da un ovale contenente un'immagine simbolica, in grado di condensare gli effetti del governo di Gaspare Altieri e i suoi benefici.
Il primo affresco é una raffigurazione allegorica della Pace, simboleggiata da un ramoscello d'ulivo sulla mano destra. Tale allegoria é accompagnata da un amorino che stringe una clava.
La donna sulla destra, allegoria della Cognizione, reca in mano una torcia accesa, allegoria dell'Intelletto e della sua importanza per vedere le situazioni con chiarezza.
Ai suoi piedi, un altro amorino sorregge un libro aperto, allegoria della Conoscenza che si raggiunge solo attraverso lo studio.
SALA DA PRANZO
All'inizio del XVIII secolo questa sala veniva utilizzata come camera da letto.
Nel 1781 la sala venne rinnovata dall'Architetto Giuseppe Barberi e utilizzata come camera da letto.
L'ambiente presenta una decorazione di gusto neoclassico.
Ogni angolo della sala é affrescato. Le pareti sono affrescate da finte tele, utilizzando la tecnica del maroufllage. Sono inoltre raffigurati grottesche e figure mitologiche.
Vi si trovano poi cornici a rilievo contenenti vedute di paesaggi appartenenti ai feudi degli Altieri.
Sulle pareti dinanzi alle finestre é raffigurato il palazzo di Monterano con la dirimpettaia fontana progettata dal Bernini.
Le porte che si affacciano sulla sala presentano ante lignee dipinte: vi sono raffigurate cornici ovali con all'interno amorini che svolgono attività connesse al mese dell'anno, cui rimandano i segni zodiacali raffigurati nel piano ove poggiano i piedi degli amorini.
I putti marmorei delle nicchie circolari che si aprono sui lati corti, sono allegorie delle quattro stagioni.
Porte dipinte della Sala
SALA DEL SOGNO DI GIACOBBE
La Sala del Sogno di Giacobbe é la prima delle quattro stanze dell'appartamento voluto da Giorgio Santacroce e portato a compimento da suo figlio Onofrio negli anni Novanta del XVI secolo.
Le volte vennero affrescate da una squadra di maestranze che lavorò anche nel cantiere della Scala Santa di Roma, con le Scene dell'Antico Testamento.
Nell'ovale centrale della volta é raffigurato l'episodio del Sogno di Giacobbe, tratto dal Libro della Genesi, da cui la sala prende il nome: Giacobbe vide in sogno una Scala che collegava il Cielo alla Terra. Nel sogno la Scala Santa veniva percorsa dagli angeli sia in salita, che in discesa.
Durante il sogno Dio predisse a Giacobbe il possesso di una terra per i propri sudditi, dove poter mettere radici e allevare una folta discendenza.
Ai lati della volta si trovano rettangoli che raffigurano altri episodi della vita di Giacobbe, come quello della Morte del padre Isacco, nel quale Giacobbe ottiene, con uno stratagemma, il regno per la sua progenie.
Nei riquadri del padiglione, sono raffigurate le scene de: l'Incontro tra Giacobbe e Rachele al pozzo, Rachele condotta ad Isacco, la Morte d'Isacco e il Labano che cerca gli idoli nella tenda di Rachele.
Nella Sala di Eliseo sono affrescati, nel soffitto con volta a padiglione, i Miracoli del Profeta Eliseo.
Nel riquadro centrale é raffigurata la Guarigione del Sovrano Nàaman dalla Lebbra, con il Re che, giunto nella Valle del Giordano con il suo esercito al seguito, indica le acque del Fiume Giordano.
Sala dell'Eliseo
Sui lati corti sono affrescati dei riquadri, con il Miracolo dell'Olio della Vedova, che si moltiplicò dopo che la donna ebbe seguito le indicazioni di Eliseo e la raffigurazione del Miracolo dell'Ascia, perduta nel Giordano da uno dei seguaci di Eliseo, e rinvenuta perché il Profeta la fece riemergere miracolosamente.
Affresco del Miracolo dell'Olio della Vedova
Affresco del Miracolo dell'Ascia Perduta
Nei lati lunghi sono affrescati la Moltiplicazione dei Pani, quando con pochi pani si riuscirono a sfamare cento persone mentre, nell'altro lato la popolazione degli Aramei, di cui Eliseo era Re, vengono rifocillati e congedati da Israele.
Agli angoli della sala si trovano gli Stemmi degli Orsini.
Al centro della sala é affrescato il Miracolo della Guarigione del Re Nàaman dalla Lebbra.
GALLERIA DEI PAPI
Il bastione orientale del palazzo, venne utilizzato dagli Altieri per realizzare pla pregevole e fastosa Galleria dei Papi.
Probabilmente progettata da Carlo Fontana, presenta una pianta rettangolare, con tetto piano, una lunghezza pari a settanta metri, suddivisa in nove salette, con l'obiettivo di raffigurare tutti i papi.
La sua realizzazione venne commissionata dal nipote dal Cardinale, Paluzzo Altieri, lo stesso Cardinale Altieri che, più tardi, sarebbe stato eletto al soglio pontificio con il nome di Clemente X.
Ogni riquadro della sala comprende il ritratto del Papa, lo Stemma della Famiglia, le date del pontificato e un'iscrizione latina che ricorda i suoi principali risultati.
Galleria dei Papi
SALA DEL RIPOSO
La Sala del Riposo aveva l'obiettivo di ospitare la biblioteca fino al Settecento, periodo in cui si decise di trasformarla in un luogo di sosta più intimo.
La piccola sala venne progettata e decorata da Giuseppe Barbieri, sia nelle pareti, che nella volta.
I paesaggi sono incorniciati da meandri e cornici a grottesche che ripartiscono le scene in più riquadri mentre, all'interno di tondi a fondo azzurro sono raffigurate le scene delle Metamorfosi di Ovidio.
Alcune vedute sono di fantasia mentre altre reali.
SALA DEL SACRIFICIO DI ELIA
La sala prende il nome dall'affresco sulla volta, che rappresenta il Sacrificio del Profeta Elia sul Monte Carmelo.
Elia chiede ai seguaci israeliani del dio Baal di sacrificare un vitell9o, e chiarisce che lui farà la stessa cosa. Tuttavia chiede anche di non accendere il fuoco, ma che i seguaci di Baal dovessero invocare il loro dio per innescarlo.
Nonostante i sacrifici dei Sacerdoti, il fuoco non si accende mentre Elia, inginocchiato sulla sinistram, mostra ai uoi seguaci il vitello bruciato sul fuoco divino.
NB. Le informazioni storiche di Oriolo Romano, sono state estrapolate dal post "Storia del Comune", nel portale Internet ufficiale del "Comune di Oriolo Romano", in www.halleyweb.com.
NB. Le informazioni storiche e artistiche sul Convento di Sant'Antonio da Padova, sono state estrapolate dal post "IL CONVENTO DI SANT'ANTONIO DA PADOVA", nel portale Internet ufficiale del "Comune di Oriolo Romano", in www.halleyweb.com.
NB. Le informazioni sulla storia e sulla facciata e gli interni del Palazzo Santacroce Altieri sono state estrapolate nel post "PALAZZO ALTIERI", nel portale Internet ufficiale del "Comune di Oriolo Romano", in www.halleyweb.com.
