sabato 27 dicembre 2025

PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA ANTICA: IL PRIMO E PRINCIPALE PORTO DI ROMA

 STORIA

Il Parco Archeologico di Ostia Antica custodisce le rovine, ben conservate, dell’antica città di Ostia, fondata sulle rive del Tevere, nelle vicinanze della foce del fiume che si getta nel Mar Tirreno.

Mentre oggi il fiume corre nel settore occidentale dell’area archeologica, in origine costeggiava il lato settentrionale dell’abitato. Anche la linea di costa è cambiata nei secoli: mentre in epoca romana il litorale era proprio nei pressi dell’area archeologica, oggi dista 4 km, a causa dell’avanzamento della terraferma per il depositarsi dei detriti fluviali negli ultimi duemila anni.

Secondo la leggenda Ostia venne fondata da Anco Marzio, quarto Re di Roma, intorno al 620 a.C., per garantire lo sfruttamento delle riserve di sale alla foce del Tevere. I primi insediamenti umani nella zona sono, tuttavia, precedenti all’epoca monarchica: già nel IV secolo a.C. coloni romani edificarono un castrum, ossia un villaggio fortificato, proteggendolo con mura in blocchi di tufo per scopi esclusivamente militari. Quando nel II secolo a.C., cominciò a venir meno l’esigenza militare, la città divenne un importante scalo commerciale della Repubblica, prima e dell’Impero, poi.

Nel IV secolo Costantino rese indipendente la vicina città di Porto, rinominandola Civitas Flavia Costantiniana e spostando nella cittadina tutte le attività economiche già presenti ad Ostia, trasformando al contempo l’antico porto in una lussuosa zona residenziale.

Con l’inizio della Guerra Greco Gotica fra Ostrogoti e Bizantini vennero tagliati tutti gli acquedotti di Roma, compreso l’acquedotto di Ostia, che smise di funzionare. Nel IX secolo venne saccheggiata dai Saraceni, per essere definitivamente abbandonata con la fondazione del borgo medievale di Gregoropoli, attuale borgo di Ostia dominato dall’imponente Castello, fatto edificare nel 1487 da Giulio II all’Architetto Baccio Pontelli. Nel 1557 una grande alluvione causò la comparsa di acquitrini stagnanti e il diffondersi della Malaria, con il definitivo abbandono dell’abitato.

I primi scavi archeologici vennero condotti dall’Archeologo Giuseppe Petrini tra il 1801 e il 1805, per poi essere ripresi nel 1825 dagli Archeologi Carlo Fea, Pietro Ercole e Carlo Ludovico Visconti.

ITINERARIO

La città di Ostia aveva la tipica forma del castrum romano, con le due vie perpendicolari del cardus maximus e del decumanus maximus che s’intersecano nel foro e, la tipica pianta ippodamea con la città distinta in centurie da vie parallele ai due assi stradali principali.

Il decumanus maximus era impostato sul tracciato della Via Ostiense, proveniente da Roma.

Più tardi la città s’ingrandì anche al di fuori del nucleo originario, denominato pomerium, a sua volta circondato da mura e, a partire dal I secolo a.C., venne circondato da nuove mura.

Verso sud si apriva la Porta Laurentina, inizio del cardus maximus mentre, verso ovest, ossia verso la costa, era ubicata la Porta Marina, inizio del decumanus maximus, terminante ad est a Porta Romana, dove la Via Ostiense usciva dalla città ed era ubicata la necropoli.

Portici della città nelle vicinanze delle mura


Fornaci in pietra per la cottura dei laterizi


Mosaici all'ingresso di una domus con due Navi

MURA

Prima di entrare nella cittadina ci si trova dinanzi all’imponente cinta muraria, edificata nel I secolo a.C., che ancora circonda l’area archeologica. Le mura dello spessore di 1,50 metri, hanno una struttura in opera quadrata con l’ausilio di grandi blocchi di Tufo di Fidene.

PORTA ROMANA E NECROPOLI

La visita all’area archeologica ha inizio da Porta Romana, attraversata dalla Via Ostiense, decumanus maximus della città. Poco al di fuori della via si trova la Necropoli, la più antica ed estesa della città. Venne istituita nel II secolo a.C. e utilizzata fino alla tarda età imperiale.

Vi si trovano diverse tipologie di sepolcri: quelli più antichi, a forma di olle cinerarie, sono datate al II secolo a.C. mentre, al I secolo a.C. risalgono i primi monumenti funebri edificati con muratura in opera quadrata. Nel III secolo si diffusero i colombari con buche ove deporre le olle cinerarie.

TERME DI NETTUNO

Di seguito s’incontrano le Terme di Nettuno, principale edificio termale realizzato ad Ostia, inaugurate nel 139 da Adriano e Antonino Pio.

Introdotte da un portico monumentale a pilastri, vennero ampliate da Domiziano con la realizzazione di una grande piscina, denominata Natatio, circondata da un colonnato marmoreo.

Vi si accedeva dall’ingresso monumentale con pilastri in laterizio, attraverso un vestibolo fiancheggiato da una latrina. Una volta attraversato il vestibolo, si entrava in un disimpegno che ad ovest, conduceva alla palestra mentre, a sud, alle terme. Il frigidarium era dotato da una parete di fondo con tre nicchie, introdotto da due colonne in granito grigio. Seguivano due tepidari, una sauna e un calidarium.


Ambiente delle latrine delle terme


Altro scorcio dei blocchi delle latrine

Gli ambienti delle terme sono dotati di splendide pavimentazioni musive: nell’ambiente a sud del disimpegno si trova il mosaico a tessere bianche e nere di Nettuno su un carro trainato da cavalli marini e circondato da tritoni e creature marine. Nel disimpegno è Anfitrite, sposa di Nettuno, su un cavallo marino, accompagnata da Imeneo, protettore del rito del matrimonio. La ninfa viene accompagnata ad incontrare il suo sposo.

Nel frigidarium è rappresentato il mostro Scilla con i lunghi tentacoli da piovra che lotta contro altri mostri marini.


Mosaico a tessere bianche e nere della zona sud del disimpegno con Nettuno su un carro trainato da cavalli marini e circondato da tritoni e creature marine


Mosaico nel  disimpegno a tessere bianche e nere che mostra Anfitrite, sposa di Nettuno, su un cavallo marino, accompagnata da Imeneo, protettore del rito del matrimonio. La ninfa viene accompagnata ad incontrare il suo sposo.

TEATRO

Di seguito alle Terme di Nettuno si trova il Teatro, emblema del sito di Ostia.

Venne edificato da Vipsanio Agrippa, genero dell’Imperatore Augusto, nel 17 a.C., secondo la modalità tipica dei teatri greci, scavati nel fianco naturale di una collina, per incrementarne l’acustica.

La cavea è sostenuta da arcate affacciate sul decumanus maximus, ove si trovano due archi in laterizio che facevano da ingresso al teatro, parte dell’arco romano del 216 dedicato all’Imperatore Caracalla.

La struttura esterna presentava uno zoccolo in travertino che sosteneva pilastri in laterizio sui quali, a loro volta, poggiavano lesene tuscaniche che inquadravano le arcate del primo ordine. La struttura esterna era costituita, in origine, da due ordini di arcate di cui, quelle superiori, in ordine ionico.

All’interno era riposto un deambulatorio, solcato da sedici corridoi radiali, denominati vomitoria, che immettevano all’interno della cavea. L’interno del teatro era composto dalla scena, dove si esibivano gli attori, dalla fossa dell’orchestra, e dalle gradinate che occupavano la cavea, distinta in imma cavea, media cavea e summa cavea. Il proscenio, ossia la struttura rettangolare dove si esibivano gli attori era fornita da due paradoi, corridoi laterali che consentivano l’ingresso degli stessi.


Teatro romano


Gradinate della cavea

FORO E CAPITOLIUM

Sempre procedendo dritti si raggiunge la zona del foro, dove si trova il Capitolium, ossia il tempio dedicato alla Triade Capitolina degli dei Giove, Giunone e Minerva.

Il foro è la piazza rettangolare, iniziata in età augustea e terminata da Adriano, con forma stretta e allungata, fiancheggiata da portici.


Foro di Ostia


Edifici che delimitano il Foro


Mosaici degli ambienti affacciati sul foro

Il Capitolium occupa una delle estremità del foro, in posizione sopraelevata sulle più antiche rovine del castrum repubblicano. La sua realizzazione risale al 120, sempre sotto l’Imperatore Adriano che ne commissionò la ricostruzione, come mostrano i bolli di fabbrica qui rinvenuti.

Posto dinanzi al foro cittadino, vi si accedeva salendo una rampa di ventuno gradini, con struttura prostila ed esastila, ossia con pronao su un solo lato dotato di sei colonne. Sotto al podio vennero ricavati quattro ambienti, tutt’ora accessibili, pavimentati in opus spicatum, la cui funzione rimane ancora sconosciuta.

Forse erano utilizzati per ospitare il tesoro del tempio, per la conservazione delle statue votive. Nella parete di fondo si aprono tre nicchie di cui, quella centrale, circolare mentre, quelle laterali, rettangolari, ove venivano riposte statue.


Scalinata che raggiunge il Capitolium

THERMOPOLIUM

Dinanzi al Capitolium si trova il Thermopolium, la sala utilizzata come tavola calda, realizzata nel III secolo sul lato settentrionale dell’Insula. La struttura era costituita da tre locali affacciati sulla pubblica via e, sul retro di questi, un cortile interno, ove i commensali potevano consumare all’aperto.

All’interno si distinguevano due ambienti, la cucina, per la preparazione delle pietanze e il locale destinato alla vendita. Un piccolo bancone laterale era pensato per gli avventori, coloro che chiedevano di poter consumare i pasti nonostante il poco tempo disponibile. La stanza interna conserva un grande bancone in lastre di marmo ove erano incassate grandi anfore, utilizzate per raccogliere cibo e bevande.

Thermopolium con il bancone dove venivano servite le pietanze

Interno del bancone del Thermopolium

Contenitori per mantenere i cibi riscaldati

TERME DEL FORO

Deviando verso sud est, si raggiungono le Terme del Foro, realizzate nel II secolo.

Tali terme, di estensione quasi doppia rispetto alle Terme di Nettuno presentano, a nord, stanze simmetriche affacciate sul centrale frigidarium quadrangolare mentre, a sud, una serie di stanze riscaldate.

Ad est si trovava l’ambiente sotterraneo con i praefurnia, i forni per il riscaldamento a pavimento degli ambienti. In origine erano pavimentati a mosaico. A sud si apre la palestra a pianta triangolare, circondata da tabernae.

BASILICA

Proseguendo verso Porta Marina, si giunge alla Basilica, realizzata tra la fine del I e l’inizio del II secolo.

All’esterno, nel lato rivolto verso il foro, presentava un doppio porticato con undici arcate marmoree mentre, nel lato rivolto verso il decumano, presentava dette arcate marmoree. Internamente, lo spazio era delimitato da colonne di marmo africano in ordine corinzio. La navata centrale era pavimentata da grandi lastre marmoree.

PORTA MARINA E TERME

L’itinerario alla scoperta degli scavi di Ostia Antica si conclude a sud, ossia alla fine del Cardus Maximus, con l’uscita dal sito presso Porta Marina.

Uscendo dalle mura cittadine rimane un’ultima visita da effettuare, quella dell’area termale posta al di fuori della porta, in una zona extra – moenia della città.

Vennero edificate agli inizi del II secolo, rimaste in funzione fino al VI secolo.

Al complesso si accede da Nord, dove si trovano una piscina absidata e il locale adibito a frigidarium, da cui si accedeva grazie all’apodytherion, ossia il vestibolo d’ingresso, voltato a botte. Nella parte meridionale del complesso, verso la spiaggia, si trovano i bagni riscaldati.

NB. Le informazioni sulla storia e i monumenti sono state estrapolate dal post "Scavi di Ostia e Museo Ostiense", nel portale Internet ufficiale di "OSTIA ANTICA. PARCO ARCHEOLOGICO", nel sito www.ostiaantica.cultura.gov.it.

domenica 21 dicembre 2025

SIENA: STORIA E ARTE DELLA CITTA' DEL PALIO

 STORIA

Siena è una città di 53.504 abitanti dell'omonima provincia, posta nello splendido scenario naturale delle Crete Senesi e della Val d'Orcia, fatto di pittoresche colline e cipressi.

Le origini di Siena non sono certe, a causa della mancanza di fonti empiriche: il ritrovamento di necropoli etrusche può far pensare che il primo insediamento risalga all'epoca etrusca.

Con le Invasioni Barbariche il territorio iniziò a popolarsi sempre di più, fino ad assumere maggiore rilevanza durante il Regno Longobardo. Con la fondazione del Sacro Romano Impero venne governata dai Vescovi - Conti fino a quando, all'inizio del Duecento, le magistrature acquisirono sempre maggiore autonomia dal Sacro Romano Impero, divenendo di fatto un Libero Comune.

Con lo scontro tra fazioni guelfe e ghibelline, Siena è desiderosa di estendere l'egemonia del suo contado, ai danni della vicina Firenze. Iniziarono gli scontri fra le due città che videro, nel 1260, la vittoria finale di Siena nella Battaglia di Montaperti.

Nel 1236 venne costituito il primo Consiglio cittadino, deputato alla nomina del Capitano del Popolo.

Con la scomunica da parte di Papa Alessandro IV dei ghibellini senesi, la città venne governata dalla fazione Guelfa, vicina alla rivale Firenze. Nonostante il periodo di prosperità attraversato, lo scoppio dell'epidemia di Peste Nera nel 1348 comportò il definitivo declino di Siena.

Il Comune terminò la sua esistenza nel 1500 quando questo, caduto sotto il governo imperiale di Filippo II, venne ceduto a Cosimo de' Medici. Da allora gravitò nell'orbita politica di Firenze e, a partire dal 1737, all'interno del Granducato di Toscana governato dai Lorena.

Nel 1861 entrò a far parte del Regno d'Italia.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Il centro storico di Siena, dichiarato dall'UNESCO sito Patrimonio Mondiale dell'Umanità nel 1995, conserva importanti testimonianze dell'arte gotica italiana, in particolare con lo sviluppo di una scuola di pittori che hanno conferito alla città il suo aspetto artistico e monumentale.


Via centrale del centro storico con palazzi medievali


Loggiato affacciato nella via principale


Volta a crociera affrescata del palazzo


Torre quadrangolare a più ordini
inframezzata da mensole


Palazzo medievale a due ordini in stile gotico
con finestre ogivali


Colonna sovrastata dalla Statua della
Lupa senese, simbolo della città


Torre medievale a sezione quadrangolare
con buche pontaie nelle murature per le
impalcature


Veduta notturna del centro storico

1) PIAZZA DEL CAMPO

Piazza del Campo è il cuore della città di Siena, luogo ove si affacciano i principali monumenti medievali della città, in particolare civili e dove, ogni due Luglio e 16 Agosto si corre lo storico Palio.

Data la necessità di mantenere l'aspetto medievale della piazza, alla fine del Duecento venne prescritto negli statuti l'obbligo per i palazzi civici di aprire sulla piazza bifore e trifore.

La pavimentazione della piazza venne realizzata nel 1347.

Piazza del Campo

2) FONTE GAIA

Al lato opposto della piazza rispetto al Palazzo Pubblico si trova una copia fedele della Fonte Gaia, opera in marmo del 1419 di Jacopo della Quercia.

La copia oggi nella piazza venne realizzata da Tito Sarrocchi nel XIX secolo.

La fonte venne realizzata in marmo bianco, delimitata da una cancellata in ferro battuto. Secondo la tradizione, il nome Gaia venne dato per commemorare la particolare gioia dei senesi al completamento della struttura, come punto terminale del lungo acquedotto voltato a botte, denominato "Bottino".


Fonte Gaia


Formella centrale della Madonna con Bambino

3) PALAZZO PUBBLICO E TORRE DEL MANGIA

Il Palazzo Pubblico è il simbolo della libertà della gloriosa Repubblica. La sua edificazione ebbe inizio nel 1297 su commissione del Governo dei Nove. Il settore destro venne portato a compimento nel 1311.

Dopo un lungo periodo di inattività i lavori ripresero, per concludersi nel 1331, con il completamento del settore sinistro, che venne destinato a residenza del Podestà.

DESCRIZIONE

Il corpo centrale del palazzo venne sopraelevato nel 1687, con l'apertura di tre nuove finestre ogivali, divenendo uno dei principali esempi dello stile gotico.

La facciata presenta due ordini, superiore e inferiore, l'una in laterizio, l'altra in pietra comprendendo, nella parte inferiore, archi ogivali in travertino mentre, nella parte superiore, due ordini di bifore gotiche.


Palazzo Pubblico

L'ultimo ordine è occupato dall'orologio civico centrale accostato, ai lati, da due finestre bifore.

Il parapetto sommitale è ornato da merlatura guelfa mentre, ai lati del corpo centrale, si trovano due torrette angolari, anch'esse con merlatura guelfa.

Facciata superiore del Palazzo Pubblico coronata da merlatura guelfa

TORRE DEL MANGIA: Sul lato sinistro del palazzo s'innalza la Torre del Mangia, simbolo indiscusso della città, alta 88 metri.

Secondo quanto riportato da cronache medievali, i lavori di edificazione della torre iniziarono nel 1325.  Ai piedi della torre è la trecentesca Cappella del Campo, realizzata nel XIV secolo e modificata nel Cinquecento, con coronamento di Grifi di Antonio Federighi.

Torre del Mangia

INTERNO

L'interno del palazzo è una perfetta sintesi della pittura italiana del Trecento e, in generale, dello stile gotico.


Cortile quadrangolare del palazzo


Cortile con Torre del Mangia


Sotterranei del Palazzo con i Magazzini del Sale


Pilastro quadrangolare dei sotterranei


Tela dipinta della Visitazione del 1650
di Domenico Manetti

SALA DEL RISORGIMENTO

La Sala del Risorgimento presenta affreschi relativi agli eventi delle campagne risorgimentali, con la raffigurazione di sei scene degli eventi salienti.

Venne progettata a partire dal 1881, quando venne distinta in due piani, e inaugurata nel 1890 alla presenza del Duca di Aosta Emanuele Filiberto.

Gli affreschi alle pareti sono stati realizzati dagli artisti Cesare Maccari, Pietro Aldi e Amos Cassioli.


Sala del Risorgimento

SALA DEL MAPPAMONDO - MAESTA' (SIMONE MARTINI)

La visita ha inizio dalla Sala del Mappamondo, dalla pianta quadrangolare.

Nella parete settentrionale della sala è affrescata dalla Maestà, realizzata da Simone Martini nel 1315, tra i vertici della pittura gotica.

L'affresco rappresenta al centro, la Vergine in Trono riposta al di sotto di un ricco baldacchino, circondata da una corte celeste. E' impreziosito dall'inserimento di altri materiali nel composto, come vetri e cristalli, che ne aumentano la lucentezza e il realismo.


Sala del Mappamondo


Affresco della Maestà di Simone Martini del 1315

SALA DI BALIA

La Sala di Balia, utilizzata dall'omonima magistratura ospita uno splendido ciclo di affreschi di Spinello Aretino, dedicato alle vicende della Vita del Pontefice Alessandro III.

Il ciclo di affreschi venne realizzato tra il 1407 e il 1408 dai due artisti Spinello e suo figlio Parri Aretino, con tredici scene degli Episodi principali della vita del Pontefice.

Al di sopra delle due porte sono affrescati gli Episodi della Flotta Veneziana che sconfigge quella tedesca nei pressi di Punta San Salvatore in Istria e di Alessandro III che entra trionfalmente a Roma.

Le volte sono state affrescate da Martino di Bartolomeo con gli Evangelisti e le Virtù.

Sala di Balia

Affresco della Flotta Veneziana che sconfigge quella tedesca nei pressi di Punta San Salvatore in Istria

SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE

La Sala del Consiglio Comunale è quella ove si riuniva l'assemblea cittadina senese, anch'essa contenente affreschi di Simone Martini.

L'affresco rappresenta Guidoriccio da Fogliano, comandante dell'esercito senese durante la battaglia per la conquista del Castello di Montemassi, in Maremma, avvenuta nel 1328.


Affresco della Sala del Consiglio Comunale con
Guidoriccio da Fogliano alla guida dell'esercito
senese nella Battaglia di Montemassi

SALA DELLA PACE

La Sala della Pace è il luogo dove si riuniva il Consiglio dei Nove, principale organo esecutivo della città.

La sala venne affrescata nel 1338 da Ambrogio Lorenzetti con l'Allegoria del Buono e del Cattivo Governo, e dei loro effetti sui cittadini.

Sala della Pace

ALLEGORIA DEL BUON GOVERNO: Posta sulla parete di fondo della sala. Sulla sinistra è riposta la Sapienza Divina, incoronata e con un libro in mano. Con la mano sinistra stringe una bilancia, ove due angeli misurano il valore della giustizia distributiva, sulla sinistra e commutativa, sulla destra.

In primo angelo decapita un uomo mentre ne incorona un altro, il secondo consegna a un commerciante gli strumenti di misurazione delle grandezze commerciali.

La bilancia è governata dalla Giustizia seduta in Trono, che volge lo sguardo verso la Sapienza Divina, alla quale la prima si ispira per trarre le proprie conclusioni. Dai fianchi dei due angeli partono due corde, che si riuniscono per mano alla Concordia, diretta conseguenza della Giustizia, assisa su una sedia con in grembo una palla, simbolo di uguaglianza.

In alto sono rappresentate le tre Virtù Teologali, Fede, Carità e Speranza mentre, ai lati, le quattro Virtù Cardinali, Giustizia, Temperanza, Prudenza e Forza, tutte con un mano una spada.

La Giustizia reca in mano una clessidra, la Temperanza uno specchio per comprendere il passato e il presente e predire il futuro, la Prudenza con la mazza e la Fortezza con lo scudo.

A queste si uniscono altre due virtù non convenzionali, come la Pace, sdraiata su un cumulo di armi e la Magnanimità, con corone e denari.

Più in basso é l'Esercito della città che sottomette un gruppo di uomini.


Affresco dell'Allegoria del Buon Governo con
le Personificazioni delle Virtù


Raffigurazione allegorica della Giustizia che, seduta sul trono,
reca in mano la clessidra che le dà la facoltà di controllare il passato,
amministrando il presente e garantendo il futuro, incoronata da due
amorini volanti e affiancata dalle personificazioni delle sette Virtù
Cardinali e Teologali. Al di sotto sfila il popolo.

EFFETTI DEL BUON GOVERNO IN CITTA' E IN CAMPAGNA: Vi si trova raffigurata una città, dominata da una moltitudine di vie e piazze, dominata da cittadini laboriosi dediti al commercio, all'artigianato e all'edilizia.

In basso si trova la raffigurazione di un contratto di vendita stipulato tra un venditore e un acquirente con a fianco un mulo. La città è separata dal circostante contado, dove si trova la campagna, separata dalla città da un'ampia cinta muraria

In basso a destra un contadino esce dalla porta della città con il suo mulo per raggiungere la campagna con il suo gregge di pecore.

Nella stessa parete destra si trova l'affresco degli Effetti del buon Governo in Campagna con contadini che girano per le strade a caccia con la balestra tra vigne e ulivi, contadini che zappano e arano la terra tra borghi fortificati.

In aria è la Personificazione della Sicurezza, che regge in mano un cartiglio con scritto che il Buon Governo Bandisce la Guerra e Garantisce la Pace.

Sulla strada che unisce la città alla campagna s'incomtrano delle guardie a cavallo che sorvegliano la situazione, per garantire la tranquillità e il benessere sia in città che in campagna.

Parete affrescata con Effetti del Buon Governo in città e in campagna


Rappresentazione della Città che prospera per il buon governo


Rappresentazione della Campagna prospera sotto il buon governo. In alto a sinistra la Personificazione della Sicurezza con in mano un cartiglio recante la scritta che il Buon governo bandisce la guerra e garantisce la pace

ALLEGORIA DEL CATTIVO GOVERNO: Nella parete sinistra è affrescata l'Allegoria del Cattivo Governo, Al centro è raffigurata in trono la personificazione della Tirannide, raffigurata come un demone con gli artigli e le corna.

Sopra di lei volano le allegorie dei Vizi con le ali, tra cui vi sono l'Avarizia, con un uncino per arpionare le ricchezze, la Superbia con la spada e un giogo e la Vanagloria con uno specchio e una fronda secca simbolo di volubilità.

Sulla sinistra si trova l'allegoria della Crudeltà, che mostra un serpente a un neonato, il Tradimento, con un agnellino tramutato in scorpione, la Frode, il Furore, la Divisione, con vestito a bande bianche e nere verticali, colori della stessa Siena e la Guerra, vestita di nero che impugna spada e scudo.


Affresco dell'Allegoria del Cattivo Governo, raffigurata al centro
come un diavolo con le corna, seduta su un trono con accanto
le sette personificazioni del Vizi

EFFETTI DEL CATTIVO GOVERNO IN CITTA' E CAMPAGNA: La campagna viene invasa e data alle fiamme, con contadini evidentemente inadatti al loro lavoro.

CAPPELLA DEI SIGNORI E ANTICAPPELLA

Gli ambienti della Cappella dei Signori e dell'Anticappella, sono stati realizzati all'inizio del XV secolo, in sostituzione della Cappella dei Nove, situata al piano sottostante, ereditandone le funzioni di luogo ove svolgere le celebrazioni religiose.


Cappella dei Signori

Le pareti contengono una decorazione ad affresco di Andrea de Bartolo raffigurante Angeli Musicanti festanti sugli scompartimenti della volta a crociera.

Al di sopra dell'altare è riposta la pala della Sacra Famiglia con San Leonardo, realizzata nel 1530 dal Sodoma. Lo splendido coro ligneo intagliato e intarsiato, venne realizzato nel 1428 da Domenico di Niccolò.


Coro ligneo della Cappella intagliato e intarsiato

L'Anticappella venne invece affrescata, sempre dallo stesso Andrea di Bartolo nel 1414 con un Ciclo di Uomini Illustri e Virtù nelle lunette.


Anticappella

4) BASILICA DI SAN FRANCESCO

La Basilica di San Francesco è uno degli edifici religiosi più importanti della città.

Venne realizzata in stile gotico in due distinte fasi: la prima tra il 1228 e il 1255, la seconda tra il 1326 e il 1475. La basilica venne rinnovata in stile neogotico nel XIX secolo, in particolare nella facciata in laterizi.

DESCRIZIONE

Sul lato sinistro della facciata è il portale maggiore del 1450 progettato da Francesco di Giorgio Martini. Il campanile venne edificato nel 1765.


Chiesa di San Francesco

L'interno è ad aula unica con pianta rettangolare, con pareti laterali in lastre di marmo bianco e nero, ove si aprono bifore, e quadrifore nell'abside.


Interno della chiesa ad aula unica rettangolare

Nel lato destro della navata vi sono tele dipinte del XVI e XVII secolo e pregevoli affreschi.

Ai lati dell'abside si trovano otto cappelle, quattro per lato. Nella prima cappella è un affresco di Jacopo di Mino del Pellicciaio, nella seconda cappella affreschi di Ambrogio Lorenzetti mentre, nella quarta, un affresco di Pietro Lorenzetti.

Splendido è il Monumento funebre di Cristoforo Felici, realizzato in marmo nel 1463 da Urbano da Cortona.

Absidi della chiesa in fondo all'aula

Monumento funebre di Cristoforo Felici realizzato in marmo nel 1463 da Urbano da Cortona

Chiostro della chiesa

5) PINACOTECA NAZIONALE DI SIENA

La Pinacoteca Nazionale di Siena fa parte del complesso di Musei Nazionali di Siena, fondata alla fine del XVIII secolo grazie alla passione degli Abati Chiaccheri e De Angelis, che raccolsero le opere impedendone la dispersione a causa delle requisizioni messe in atto con le Campagne Napoleoniche.

Il museo aprì i battenti nel 1932, all'interno del Palazzo Buonsignori - Brigidi, dove sono raccolte le principali opere in ordine cronologico. La Pinacoteca raccoglie al suo interno le principali opere della scuola di pittori nota come Scuola Senese, sviluppatesi a partire dal Duecento, per raggiungere la sua massima espressione nel Trecento.

Il percorso museale è ripartito nei due piani del palazzo, Piano Primo e Piano Secondo, con al Primo Piano le opere del Manierismo rappresentato dal senese Domenico Beccafumi mentre, al Secondo Piano le opere del Trecento e del Quattrocento, con i maestri gotici della Scuola Senese, come Duccio di Buoninsegna, Simone Martini e i fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti, per finire con il Rinascimento del XIV secolo, che comprende opere di Francesco di Giorgio Martini, Domenico Beccafumi e il Sodoma.

MADONNA DEI FRANCESCANI (DUCCIO DI BUONINSEGNA): Tra i principali dipinti dell'esposizione, degno di nota è la Madonna dei Francescani, dipinta nel 1285 da Duccio di Buoninsegna.

L'opera è una piccola tavoletta, destinata all'utilizzo privato, raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino posta all'interno di una cornice ogivale che fa da contesto. Lo sfondo è differente tra la parte superiore e quella inferiore: nella parte inferiore è dominato da un drappo verde chiaro mentre, nella parte superiore dal classico fondo a foglia d'oro della pittura gotica.

Il fondo dorato è un'influenza gotica, ancora legato alle figure ieratiche, piatte e bidimensionali, come il volto di Maria, assai inespressivo. Maria è ricoperta da un bel manto azzurro e tiene in braccio il Bambino che, al contrario, si muove nello spazio allungando la mano con la quale benedice i Padri Francescani relegati in basso a sinistra.

Madonna dei Francescani di Duccio da Buoninsegna del 1285

ANNUNCIAZIONE (AMBROGIO LORENZETTI): L'Annunciazione di Ambrogio Lorenzetti è uno dei principali capolavori della pinacoteca.

Venne realizzata nel 1344 ed è innovativa per la sua resa del contesto spaziale. Ambrogio non rappresenta il momento esatto del turbamento di Maria alla vista dell'Angelo, ma quello immediatamente successivo, quando questa accetta i suo destino.

A differenza del dipinto precedentemente esaminato, i protagonisti si muovono in uno spazio definito.

Maria è seduta sul suo trono marmoreo a gambe piegate, ove é poggiato un libro aperto. Lo spazio é delimitato anche dall'effetto del pavimento che sale verso l'alto, in una resa prospettica ancora empirica, ma che assolve perfettamente al suo scopo di delimitare lo spazio circostante, mostrando di aver compreso i metodi di resa dello spazio utilizzati poco prima da Giotto nella Basilica di Sam Francesco ad Assisi.

Annunciazione di Ambrogio Lorenzetti del 1344

DEPOSIZIONE (SODOMA): Una volta visitata la sezione gotica si entra nel XV secolo, epoca che segna un punto di svolta con la scoperta, lo studio e l'applicazione della prospettiva.

Questa è mostrata con grande maestria nella tela dipinta della Deposizione, realizzata intorno al 1510 dal pittore Giovanni Antonio Bazzi detto "il Sodoma".

Venuto a contatto con la pittura leonardesca, apprende la tecnica della Prospettiva Aerea, della particolareggiata rappresentazione di paesaggi, ricchi di corsi d'acqua, rocce e natura, applicandole anche ai suoi dipinti, e dell'attento esame dei moti dell'animo dei personaggi.

La scena si svolge in uno splendido paesaggio naturale con, al centro, la Croce su cui è stato appena ucciso Gesù. Al di sotto della Croce ci sono vari personaggi allineati, ognuno con un particolare stato d'animo di sofferenza, che culmina in quello di Maria accasciata a terra mentre, dal lato opposto, due soldati romani partecipano alla scena con distaccato disinteresse.

Tela dipinta della Deposizione di Cristo dalla croce del 1549 del Sodoma

ERCOLE E ONFALE (MICHELE DESUBLEO): Simbolo della pittura del barocco, permeato dagli sfondi scuri e dai volti illuminati da luce radente tipici di Caravaggio, il dipinto di Ercole e Onfale caratterizza chiaramente la concezione artistica del periodo storico.

Realizzata nel 1641 da pittore Michele Desubleo, di origine fiamminga, durante il suo soggiorno a Roma, è caratterizzato dalla grande intensità cromatica, colma di contrasti e ombreggiature, con forme pure dai lineamenti definiti, rappresentando con meticolosità le anatomie dei protagonisti.

La vicenda racconta il periodo di servitù trascorso da Ercole al servizio di Onfale, di cui divenne amante. Mentre Ercole è indaffarato nella filatura, la regina impugna i simboli dell'eroe, tra cui la clava, in una mano e la pelle del leone Nemeo nell'altra.

Tela dipinta di Ercole e Onfale di Michele Desubleo del 1641

SANTA CATERINA DA SIENA CON IL BAMBINO (FRANCESCO VANNI): Tra le tele più dense di tenerezza e intimità vi è quella che raffigura Santa Caterina da Siena con il Bambino, la Madonna e San Giovannino che appaiono a San Clemente Papa, realizzata da Francesco Vanni nel 1593.

Al centro si trova Santa Caterina da Siena, vestita con un velo che tiene in braccio il Bambino, in un gesto intimo di dialogo cui assiste la Madonna, la cui veste copre il corpo del piccolo Giovanni Battista addormentato.

In basso a sinistra è abbozzata la figura di San Clemente I Papa, riconoscibile per il fiume che scorre alle sue spalle e per l'ancora, strumento del martirio.

Tela di Santa Caterina da Siena con il Bambino di Francesco Vanni del 1593

CARTONI PREPARATORI DEL PAVIMENTO DEL DUOMO DI SIENA (DOMENICO BECCAFUMI): Infine degni di nota sono i Cartoni preparatori del Pavimento del Duomo di Siena, realizzati dallo stesso pittore Domenico Beccafumi e da lui stesso dipinti.

Sala dei Cartoni Preparatori per il pavimento del Duomo di Siena di Domenico Beccafumi


Cartone dell'Uccisione degli Ebrei, adoratori del
Vitello d'Oro da parte dei Leviti di Domenico Beccafumi


Cartone degli Ebrei che attendono il ritorno
di Mosè dal Sinai di Domenico Beccafumi

6) BATTISTERO DI SAN GIOVANNI

Nella zona appena retrostante al duomo si trova il Battistero di San Giovanni, tra i simboli dell'architettura e della pittura gotica.

Venne realizzato a partire dal 1317, anno in cui l'Opera del Duomo, decise di allungare il coro del duomo di due campate.

Tuttavia la parete del duomo si trovava in corrispondenza di una ripida discesa pertanto, l'unico modo per ampliarne la volumetria, era quello si edificare un nuovo edificio, il cui soffitto andasse a sostenere il peso delle nuove campate del duomo.

Venne pertanto edificato un nuovo Battistero su progetto dell'architetto Camaino di Crescentino, nel XIV secolo, padre del più famoso Tino da Camaino.

ESTERNO

Il Battistero presenta un corpo principale quadrangolare, su cui s'imposta una cupola ottagonale, chiusa nella parte sommitale. La facciata è rivestita in marmo bianco e nero, distinta in tre ordini, inferiore, intermedio e superiore.


Facciata del Battistero di San Giovanni
(su concessione dell'Opera della Metropolitana,
Aut. N.989/2025)

Nell'ordine inferiore si aprono tre portali strombati a tutto sesto di cui, solo quello centrale, è sovrastato da una cuspide triangolare. Nell'ordine mediano corre una fascia orizzontale a due ordini orizzontali, arricchiti da statue mentre, l'ordine superiore è impreziosito da tre finestre gotiche, anch'esse cuspidate, delle quali le due laterali con vetrata mentre, la centrale, tamponata.

Al di sopra del corpo centrale a sezione quadrangolare s'innalza la cupola, con al centro, un oculo fornito di vetrata.


Ordine inferiore della facciata con i tre portali
a tutto sesto strombati, sovrastati da ghimberghe
(su concessione dell'Opera della Metropolitana,
Aut. N.989/2025)

INTERNO E CICLI DI AFFRESCHI

L'interno è distinto in tre navate con volte ogivali, con pareti completamente affrescate nel XIV secolo, tra i principali esempi della pittura senese del Quattrocento.

Gli affreschi con le Scene degli articoli del Credo, vennero realizzati, per la maggior parte, dall'artista Lorenzo di Pietro detto "il Vecchietta", ripartiti in dodici scene, per ognuna delle dodici vele della volta, eseguiti tra il 1447 e il 1450.


Interno del Battistero con affreschi del 1450
del Vecchietta con Scene degli Articoli del Credo
(su concessione dell'Opera della Metropolitana,
Aut. N.989/2025)

Ogni vela contenente un articolo è accompagnata, sulla destra da un Apostolo e, sulla sinistra, da un Profeta, i cui nomi sono riconoscibili dai cartigli che ogni apostolo o profeta tiene in mano.


Volta affrescata con raffigurazione di
Apostoli e Profeti (su concessione dell'Opera
della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

La decorazione del Vecchietta prosegue con la volta sovrastante la zona absidale. Nell'arcone che sovrasta l'abside è affrescata l'Assunzione della Vergine in gloria di angeli.

Nella zona inferiore dell'abside è invece affrescata l'Annunciazione con, ai suoi lati, due Scene della Passione, tra cui la Flagellazione, sulla sinistra e la Salita al Calvario, sulla destra.

Il catino absidale è ripartito in tre spicchi, affrescati nel 1447 rispettivamente con l'Orazione nell'Orto, la Crocifissione e la Pietà.

La parete di fondo della navata sinistra venne affrescata nel 1460, da Benvenuto di Giovanni con i Miracoli di Sant'Antonio da Padova mentre, nel 1489, Pietro Francesco degli Orioli affresca la Lavanda dei Piedi nel lunettone destro.


Affreschi del catino absidale. Sezioni superiori con Orazione nell'Orto,
Crocifissione e Pietà, sezioni inferiori con Flagellazione, Crocifissione
e Salita al Calvario (su concessione dell'Opera
della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

FONTE BATTESIMALE: Al centro del battistero è riposto il pregevole Fonte Battesimale, realizzato tra il 1417 e il 1431 in marmo, bronzo e smalto, cui parteciparono i principali scultori del Quattrocento, tra cui Giovanni di Turino, Lorenzo Ghiberti, Donatello e Jacopo della Quercia.

Fonte Battesimale (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Il Fonte ha una forma esagonale, con sei facce ove sono incassate formelle bronzee decorate a rilievo, e sei spigoli con altrettante statue in bronzo. Le sei formelle rappresentano gli Episodi della vita del Battista mentre, negli spigoli, sono le sei statue delle Virtù, due delle quali, quelle della Fede e della Speranza, opera di Donatello.

Tra le formelle bronzee, splendide sono quelle del Battesimo di Gesù realizzata da Donatello e quella raffigurante il Banchetto di Erode, realizzata da Lorenzo Ghiberti nel 1427.

Formella bronzea del Battesimo di Cristo di Lorenzo Ghiberti del 1427 (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Formella bronzea della Cattura del Battista di Lorenzo Ghiberti del 1427 (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Statua bronzea della Speranza di Donatello del 1429 (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Formella bronzea del Banchetto di Erode di
Donatello del 1427 (su concessione dell'Opera
della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Formella bronzea dell'Annuncio a Zaccaria
di Jacopo della Quercia del 1430 (su concessione dell'Opera
della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

7) CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, nota come Duomo di Siena, costituisce la principale testimonianza religiosa della cittadina, simbolo indiscusso dell'architettura gotica nella sua variante italiana, fatta di affreschi, decorazioni, marmi e rappresentazioni votive.

Secondo la tradizione nacque in sostituzione di un precedente luogo di culto del IX secolo dedicato a Maria, sorto a sua volta al di sopra di un antico tempio romano dedicato alla dea Minerva.

La prima consacrazione al culto avvenne nel 1179, alla presenza del Pontefice senese Alessandro III.

Il lotto di terra destinato alla realizzazione della cattedrale venne acquistato dall'Opera del Duomo, a partire dal 1262, dove venne edificata una struttura destinata alla lavorazione dei marmi impiegati per la costruzione del duomo.

FACCIATA E CAMPANILE

La chiesa presenta una facciata tipicamente gotica, con l'impiego di differenti materiali, in particolare marmorei, tra i quali Marmo Serpentino e Rosso di Gerfalco.

Il prospetto è ripartito in due ordini, superiore e inferiore mentre, in verticale, in tre porzioni scandite da paraste tutte terminanti in cuspidi triangolari, o ghimberghe, ornate con mosaici dal fondo dorato, copie degli originali.

Cattedrale di Santa Maria Assunta  (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

L'ordine inferiore della facciata venne realizzato da Giovanni Pisano, tra i principali scultori del gotico italiano, figlio di Nicola Pisano, la cui scultura era caratterizzata da una concezione spaziale meno classica, con figure che tendevano a muoversi liberamente nello spazio circostante.

Vi lavorò tra il 1284 e il 1297, prima di allontanarsi improvvisamente da Siena. 

Il portale centrale presenta un arco a tutto sesto strombato, con pilastri compositi a fasci di colonne ritorte, terminanti in gruppi di capitelli a fogliame. I capitelli sorreggono le lunette che hanno, come chiave di volta, teste di Satiri.

Le tre cuspidi triangolari che sormontano i portali, sono decorate a rilievo: nella parte bassa presentano busti marmorei del XVII secolo.

L'ordine superiore della facciata è impreziosito da tre statue, due ai lati e una al centro, che poggiano sul lungo cornicione che divide la parte alta della facciata dalla parte bassa.

Al centro si trova la statua della Vergine, con il retrostante rosone circolare, affiancata ai lati dalle statue di Angeli. Nei torrioni esterni si trovano i Doccioni, statue di Gargoilles tipici del gotico francese, realizzati per fa defluire l'acqua in eccesso in caso di forte pioggia.

A Giovanni Pisano si deve la realizzazione di quattordici statue a Figura Umana, di cui otto in facciata e altre sei nelle murature laterali, raffiguranti Profeti, Patriarchi, Profetesse e Filosofi Pagani.

Tali figure, sia pagane che non, sono connesse tra loro nell'Annunciazione della venuta di Cristo.

Sul lato sinistro ci sono il Profeta Isaia e l'Indovino Balaam, sul lato destro Simeone, la Profetessa o Sibilla Maria di Mosè e Aristotele. Nell'architrave sovrastante il portale centrale è scolpita a rilievo la serie delle Storie della Madonna.

L'ordine superiore della facciata venne realizzato da Camaino da Crescentino, padre di Tino da Camaino, tra il 1299 e il 1317, con l'utilizzo dello stile tricuspidale. Nella cuspide centrale si apre un oculo vetrato, delimitato da una cornice quadrangolare con trentaquattro busti degli Antenati di Gesù che rendono omaggio alla Madonna con Bambino nella nicchia centrale in alto.


Ordine superiore della facciata del duomo, con le tre cuspidi
recanti mosaici delle Scene della Vita della Vergine
(su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Ai lati della facciata centrale si trovano due pinnacoli, terminanti in guglie cuspidate dalle minori dimensioni. Le tre cuspidi sono arricchite da mosaici dal fondo dorato del 1878 raffiguranti, dalla sinistra verso destra, le Scene della Vita della Vergine, tra cui la Presentazione di Maria al Tempio, l'Incoronazione della Vergine e, sulla destra, la Natività di Gesù.


Mosaico della cuspide sulla sinistra con la Presentazione
di Maria al Tempio (su concessione dell'Opera della
Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Mosaico della cuspide sulla sinistra con
la Natività di Gesù (su concessione dell'Opera della
Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Rosone e mosaico centrale con
Incoronazione della Vergine
(su concessione dell'Opera della
Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Nella porzione retrostante s'innalza il Campanile del 1313 dall'altezza di settantasette metri, a sezione quadrangolare cuspidato, in fasce orizzontali di marmo bianco della Montagnola Senese e marmo nero Serpentino di Vallerano.


Campanile del duomo cuspidato
a sezione quadrangolare (su concessione dell'Opera
della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Ordine inferiore della facciata con tre portali
romanici strombati sovrastati da tre ghimberghe
(su concessione dell'Opera della Metropolitana,
Aut. N.989/2025)

Nel 1339 l'Opera del duomo decise di ampliare la Cattedrale, in maniera tale che l'attuale duomo divenisse solo il transetto. Di tale ampliamento rimane visibile solo la facciata, denominata Facciatone, i cui lavori s'interruppero nel 1355 a causa dello scoppio dell'epidemia di Peste Nera del Trecento.

INTERNO

L'interno della Cattedrale è ripartito in tre navate da pilastri polistili, con un profondo coro e transetto, a sua volta ripartito in due navate. Nell'intersezione tra le navate e il transetto si staglia la cupola dodecagonale poggiante su un tamburo esagonale.

La pianta è distinta in sei campate orizzontali, dalla forma quadrangolare nelle navate laterali e rettangolare nella navata centrale, scandite da pilastri che comprendono archi a sesto acuto appena accennato. Al di sopra della arcate s'innalza il claristorio, ossia l'insieme delle finestre vetrate a bifore e trifore nel transetto.

Interno della Cattedrale in stile gotico, distinta in tre navate (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Pilastri polistili in pietra bianca e nera (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Vi sono conservate pregevoli opere sia dipinte, che scultoree, come il Pulpito gotico realizzato da i due artisti Nicola e Giovanni Pisano.

Nella controfacciata è riposto uno splendido ciclo scultoreo del XVII secolo. Nell'ordine inferiore si trovano i basamenti di sei colonne smantellate, che hanno fatto da sostegno a statue marmoree, mentre, altre statue, sono riposte nei quattro scomparti riposti in alto. Tutte le Statue raffigurano le Storie della Vita della Madonna. Al di sopra dell'architrave sono quattro lastre scolpite con la Vita di Sant'Ansano, realizzate nel biennio 1477 - 1478 da artisti della cerchia di Antonio Federighi.

Interno del duomo verso la controfacciata (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

La vetrata del rosone raffigurante l'Ultima Cena, venne realizzata nel 1549 da Pastorino de' Pastorini, su cartoni preparatori di Perin del Vaga.

Rosone di Perin del Vaga con l'Ultima Cena (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Ai lati del portale centrale si trovano le due acquasantiere in marmo di Carrara di Antonio Federighi, scolpite tra il 1458 e il 1467. L'iconografia delle sue acquasantiere è comprensibile solo analizzandole insieme: l'acquasantiera di destra è scolpita con la Caduta dell'Uomo mentre, l'acquasantiera di sinistra esprime, in un moto ascensionale, la Redenzione dell'Uomo che risale verso il cielo dopo la purificazione dal peccato.

Nella navata sinistra sono conservati importanti altari, tra cui l'Altare dei Quattro Coronati di Francesco Trevisani, realizzata nel Trecento, rinnovata nel XVI secolo con stucchi e affreschi.

In controfacciata è il rosone circolare con vetrata del 1287 - 1288 di Duccio da Buoninsegna.

La vetrata ripartita in quattro riquadri, raffiguranti al centro, la Vergine e, intorno, l'Incoronazione della Vergine, la Morte della Vergine, i Santi Protettori di Siena e i Quattro Evangelisti.

ALTARE PICCOLOMINI: Nella navata sinistra si trova lo splendido Altare Piccolomini, commissionato dal futuro Papa Pio III allo scultore Andrea Bregno nel 1503, con lo scopo di dedicare un altare allo zio Pio II.

L'altare venne realizzato in marmo di Carrara tra il 1481 e il 1485, lasciato incompiuto delle sedici statue a causa del tracollo fisico dell'artista. Il Pontefice, alla ricerca di artisti che potessero completare l'altare, incaricò lo scultore Pietro Torrigiani che affrescò la statua di San Francesco, in alto a sinistra, prima della brusca interruzione.

Il completamento dell'altare maggiore venne commissionato nel 1501 a Michelangelo Buonarroti che, tra il 1501 e il 1504 realizzò quattro statue, tra cui quelle di San Pietro, San Pio, sulla sinistra e San Gregorio Magno e San Paolo sulla destra, lasciato tuttavia incompiuto per l'incarico per la realizzazione del David fiorentino.

Nella nicchia superiore si trova invece la statua della Madonna con Bambino di Giovanni di Cecco del 1371.


Altare Piccolomini (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

PAVIMENTO DIPINTO: Degno di nota è lo splendido pavimento dipinto, integrato di opere d'arte pavimentali dipinte, nel lunghissimo periodo che va dal Trecento all'Ottocento.

Per la sua realizzazione vennero impiegate cinquantasei differenti tarsie, realizzate da artisti senesi in commesso marmoreo e graffito, salvo la tarsia raffigurante il Monte della Sapienza, dipinta dal Pinturicchio nel 1505. Mano a mano che ci si avvicina alla zona dell'altare maggiore, le raffigurazioni sono sempre più complesse, per giungere nella zona presbiteriale dove, al centro dell'esagono, le figure sono realizzate con l'impiego di marmo bianco e stucco nero.

Dinanzi all'ingresso della Cattedrale, si trova la tarsia dell'Ermete Trismegisto, ritenuto il fondatore della Sapienza Umana mentre, nelle navate laterali, sono riposte le raffigurazione delle Sibille del biennio 1482 - 1483. Le dieci Sibille sono raffigurate nella navate laterali, di cui cinque sulla navata sinistra e, altre cinque, nella navata destra. Vi si trovano raffigurate: Delfica, Ellespontica, Persica, Eritrea, Fregia, Sarnia, Libica. Tra le Sibille occidentali vi si trovano la Cimmeria, la Virgilliana e la Tiburtina.

Pavimento dipinto con la Sibilla Frigia (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Pavimento dipinto con la Sibilla Samia (o Jonica) (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Splendida è anche la raffigurazione della Lupa che allatta i gemelli, inserita in un cerchio con, all'esterno, un altro cerchio concentrico, ove sono inseriti altri otto tondi.

Mentre nelle navate i temi del pavimento sono di origine pagana, nel transetto e nel coro vi si trovano raffigurazioni a tema religioso, relativo sia alle Vicende del popolo ebraico, sia alle Storie di Gesù.

Il cuore del mosaico pavimentale del duomo è costituito dal grande mosaico a forma esagonale, riposto proprio al di sotto della cupola, raffigurante le Storie del Profeta Elia e di Acab

Il Re d'Israele Acab abbandonò la fede in Dio, per abbracciare quella del dio Baal, a causa dell'influenza della moglie Gezabele. 

Abbandonando la fede cristiana, diede inizio alla persecuzione degli ebrei d'Israele, in particolare alla tribù del Profeta Elia, pregando Yaweh solo quando si trovò in difficoltà nella guerra contro i siriani ma, non venendo ascoltato, venne ucciso dall'esercito nemico trafitto da una freccia.

Le vicende sono raffigurate in un esagono centrale, e negli altri sei esagoni intorno a quello centrale.

La narrazione ha inizio sulla sinistra per terminare nel grande esagono centrale, raffigurante Elia e Acab che assistono al sacrificio di due buoi sulla vicina collina di cui, uno sacrificato a Dio, l'altro a Baal, per verificare quale sia il vero culto e quale quello fittizio.

CUPOLA: All'incrocio del transetto si staglia la cupola realizzata nel 1494 con cassettoni a fondo blu con al centro stelle in rame dorato. La cupola poggia su un tamburo poligonale ove si aprono nicchie contenenti le Statue di sei Santi senesi, tra i quali i Santi Ansano, Savino, Crescenzio, Vittore, Caterina da Siena e Bernardino.

All'esterno della cupola si trova il tiburio ottagonale, sovrastato da una lanterna progettata da Gian Lorenzo Bernini nel 1966. Nella volta della lanterna è raffigurata la Colomba dello Spirito Santo in legno intagliato.


Veduta della cupola poggiante su un tamburo ottagonale
con nicchie ove sono inserite le otto Statue dei Santi
Patroni di Siena (su concessione dell'Opera
della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

TRANSETTO DESTRO E SINISTRO: Pregevole è la zona del transetto, sulla destra e sulla sinistra, con entrambe i bracci distinti in due navate.

Nel transetto sinistro è lo splendido Monumento funerario di Marcantonio Zondadari, Gran Maestro del Sovrano Ordine Militare di Malta, scolpito nel 1726. Vi si trovano anche le statue dei Pontefici Pio II e Pio III.

Transetto sinistro (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Tra gli altari ivi conservati è quello della Congregazione di San Pietro mentre, nel secondo, un Crocifisso in legno policromo del Duecento.

Sempre nel transetto sinistro è conservata la Cappella di San Giovanni Battista, realizzata a partire dal 1482 su progetto di Giovanni di Stefano, e affrescata tra il 1504 e il 1505 dal Pinturicchio.

Presenta una pianta circolare sormontata da una cupola semisferica senza tamburo, decorata con motivo in stucco.

Vi si trova un pozzetto per la consacrazione dell'acqua.


Interno della Cappella di Sa Giovanni Battista (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Pozzetto della Cappella per la consacrazione dell'acqua
decorato a rilievi (su concessione dell'Opera
della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Cupola della Cappella di San Giovanni Battista (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Di seguito è la Cappella di Sant'Ansano del 1590, con Reliquiario di Sant'Ansano, Patrono di Siena.

L'altare della cappella è sovrastato dalla tela di Francesco Vanni del 1596, raffigurante Sant'Ansano che battezza i senesi.

Come il transetto sinistro, anche quello di destra è distinto in due navate. Vi si trovano statue di altri pontefici, come la statua di Alessandro III su disegno di Gian Lorenzo Bernini, commissionata dallo stesso pontefice. Notevole è la raffigurazione molto naturale del Pontefice, segnata da seri difetti fisici.


Transetto destro (su concessione dell'Opera
della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

A ridosso del campanile si trova la Cappella della Madonna del Voto.

Posta proprio in posizione simmetrica rispetto alla Cappella di San Giovanni Battista, la Cappella del Voto, venne edificata tra il 1659 e il 1661, realizzata con decorazioni barocche su disegno di Gian Lorenzo Bernini.

Cappella della Madonna del Voto (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

L'interno e la cupola della cappella sono ornati da dorature, marmi e stucchi.

Splendide sono le quattro statue di Santi Maria Maddalena e Girolamo di Gian Lorenzo Bernini, ai lati della porta di accesso mentre, nell'altare maggiore, sono le statue marmoree di San Bernardino e Santa Caterina da Siena. Sopra le statue si trovano quattro riquadri decorati in stucco con le Scene della Vita di Maria, di cui si riconoscono la Natività di Maria, Presentazione al Tempio, la Visitazione e l'Assunzione.

Statua marmorea di Santa Maddalena Penitente (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Statua marmorea di San Girolamo (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Pregevole è anche la Cappella del Santissimo Sacramento, tra il transetto destro e il presbiterio, che occupa un'intera campata. Al di sopra dell'altare si trova la tela dipinta dell'Adorazione dei Pastori, realizzata nel 1596 da Antonio Casolani.

Sul fianco destro della cappella, si trovano i cinque pannelli marmorei scolpiti a bassorilievi provenienti dallo scomparso Pergamo delle Prediche, realizzate tra il 1423 e il 1426, raffiguranti al centro San Paolo mentre, ai lati, le formelle raffiguranti i Quattro Evangelisti.

Le prime due formelle sulla sinistra sono state realizzate da Giovanni da Imola mentre, le successive tre, da Giovanni di Turino.

PULPITO DI GIOVANNI E NICOLA PISANO: Splendido esempio della scultura gotica è il Pulpito di Giovanni e Nicola Pisano tra il 1265 e il 1268.

Il pulpito presenta una struttura a pianta ottagonale articolata da rilievi scultorei.


Pulpito di Nicola e Giovanni Pisano del 1268
(su concessione dell'Opera della Metropolitana,
Aut. N.989/2025)


Pultpito poggiante su colonnine
a loro volta poggianti su statue leonine
stilofore (su concessione dell'Opera
della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

La struttura superiore, vero e proprio pulpito, presenta uno splendido ciclo iconografico scultoreo con otto colonne, quattro delle quali poggianti su statue leonine stilofore.


Statue leonine stilofore che fanno da base per il pulpito
(su concessione dell'Opera della Metropolitana,
Aut. N.989/2025)

Le colonne sono inframezzate da archi a tutto sesto trilobati mentre, la colonna portante posta al centro, più tozza, poggia su uno zoccolo a sezione ottagonale con rilievi di Arti Liberali e Filosofia.

Al di sopra dei capitelli sono riposte statue marmoree che rappresentano le Virtù Cardinali e l'allegoria della Logica. Nel corpo superiore si trovano otto formelle, raffiguranti i rilievi di Visitazione e Natività, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto, Strage degli Innocenti, Crocifissione, gli Eletti del Giudizio Universale e i Dannati, riferiti sempre al Giudizio Universale.


Porzione superiore del Pulpito con Cartatidi e formelle scolpite
con le scene della Natività e dell'Adorazione dei Magi
(su concessione dell'Opera della Metropolitana,
Aut. N.989/2025)

ABSIDE E ALTARE MAGGIORE: Fino al 1506 l'abside era impreziosita dalla sola tela dipinta della Maestà di Duccio da Buoninsegna finché, nel Cinquecento, l'altare venne completamente rinnovato.

Vi venne posizionato il Pulpito monumentale di Nicola e Giovanni Pisano. Vi si trovano anche le otto sculture bronzee di Angeli cerofori, ossia realizzati per ospitare le candele, finite di scolpire da Domenico Beccafuni nel 1551.

L'altare maggiore in marmi policromi venne realizzato da Baldassarre Peruzzi nel 1530.

Al centro dell'altare è riposto il Ciborio bronzeo del Vecchietta nel 1472. Al centro si trovano angeli bronzei di Giovanni di Stefano del 1490 mentre, ai lati, sono altri angeli bronzei realizzati da Francesco di Giorgio Martini.


Veduta dell'altare maggiore (su concessione
dell'Opera della Metropolitana,
Aut. N.989/2025)

LIBRERIA PICCOLOMINI: Il principale capolavoro del complesso architettonico e decorativo del duomo, è costituito dalla Libreria Piccolomini.

Venne edificata su commissione del Pontefice Pio III per commemorare lo zio materno Pio II, conservando il patrimonio bibliografico.

Il Cardinale Toseschini, arcivescovo di Siena, fece realizzare intorno al 1492 nei locali della vecchia canonica.

Libreria Piccolomini (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

L'apparato decorativo venne realizzato ad affresco dal Pinturicchio tra il 1505 e il 1508, celebrando le azioni del Pontificato di Pio II, con rappresentazioni molto realistiche e paesaggi.

La volta decorata a grottesche mostra figure allegoriche di scene pastorali e, nei riquadri più grandi, due episodi mitologici di Diana ed Endimione e del Ratto di Proserpina.

Volta della Libreria decorata a grottesche (su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

Al centro troneggia lo Stemma del Cardinale Tedeschini - Piccolomini, sovrastato da un drappo rosso.

Le tre pareti della libreria sono affrescate l'una, con le Storie della vita di Enea Silvio Piccolomini.

Sulla parete orientale sono raffigurati quattro episodi raffiguranti la Giovinezza di Enea, dalla partenza del Concilio di Basilea, alla scena di Eugenio IV nominato vescovo.

Nei due riquadri della parete nord ovest sono raffigurati i momenti salienti del Pontificato di Pio II, dall'iniziale Incoronazione fino all'Arrivo ad Ancona dove troverà le morte. L'affresco raffigura il Pontefice seduto sul trono trasportato a spalla dai suoi facchini, con dietro la città murata di Ancona.


Parete Ovest della Cappella affrescata con le
raffigurazioni dell'Incoronazione di Pio II e
lo Sbarco presso il Porto di Ancona, dove troverà
la morte (su concessione dell'Opera della
Metropolitana, Aut. N.989/2025)

La quinta scena raffigura l'Incontro, favorito dallo stesso Pontefice, tra l'Imperatore Federico III e la Regina Eleonora di Portogallo.

Tra le scene principali è la Canonizzazione di Santa Caterina da Siena, officiata proprio da Pio II, dove si mostra il Pontefice seduto su un trono con schienale in velluto rosso, circondato dalla folle e con ai lati due consiglieri con libri aperti in mano.

La volta è decorata a grottesche, che Pinturicchio rappresentò dopo essersi calato nella Domus Aurea neroniana.


Affreschi della Consacrazione di Santa Caterina da Siena
con Pio II seduto su un trono con baldacchinol'Incontro,
favorito dallo stesso Pontefice,
tra l'Imperatore Federico III e la Regina Eleonora di Portogallo.
(su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

CRIPTA

La cripta del duomo si trova al di sotto del presbiterio.

L'ambiente ipogeo venne rinvenuto solo nel 1999, dopo aver tolto i detriti che la sotterravano, decorata con affreschi duecenteschi e sigillata nel XIV secolo. Tutto ciò ha garantito la conservazione intatta degli affreschi, anche nei suoi colori vivaci.

Gli affreschi meglio conservati includono le Scene della Passione di Gesù, tra le quali una Crocifissione e una Deposizione dalla Croce. Altre invece rappresentano la Visitazione di Maria, la Natività di Gesù e i Santi.

La struttura è ripartita in tre navate con volte gotiche.

Cripta della Cattedrale (su concessione
dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Scena affrescata della Crocifissione (su concessione
dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Scena affrescata della Deposizione (su concessione
dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Scena affrescata della Discesa agli Inferi
(su concessione dell'Opera della Metropolitana,
Aut. N.989/2025)


Altra veduta della cripta (su concessione
dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)


Affresco della cripta raffigurante il Tradimento di Giuda
(su concessione dell'Opera della Metropolitana, Aut. N.989/2025)

NB. Le informazioni sulla storia di Siena, sono state estrapolate dal post "Breve storia di Siena. Dagli etruschi ai giorni nostri", nel portale Internet "Il Cavalleggero. Vacanze in Toscana", in www.ilcavalleggero.it.

NB. Le informazioni sulla Piazza del Capo e la Fonte Gaia sono state estrapolate dal post "Piazza del Campo", nella pagina Internet "Terre di Siena", in www.terredisiena.it.

NB. Le informazioni storiche e architettoniche del Palazzo Pubblico e della Torre del Mangia, sono state estrapolate dal post "IL PALAZZO", nel portale Internet del "MUSEO CIVICO DI SIENA", in www.museocivico.comune.siena.it.

NB. Le informazioni sull'interno del Palazzo Pubblico sono state estrapolate dai post "SALA DEL MAPPAMONDO", "SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE" e "SALA DELLA PACE", nel portale Internet del "MUSEO CIVICO DI SIENA", in www.museocivico.comune.siena.it.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sulla Basilica di San Francesco sono state estrapolate dal post "Basilica di San Francesco a Siena", nel portale Internet "Terre di Siena", in www.terredisiena.it.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sulla Pinacoteca di Siena sono state estrapolate dalla sezione "Le Opere", nel portale Internet ufficiale dei "MUSEI NAZIONALI DI SIENA", in www.pinacotecanazionalesiena.it.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sul Battistero sono state estrapolate dal post "BATTISTERO. Primo Rinascimento italiano", nel portale Internet ufficiale dell'"OPERA DEL DUOMO DI SIENA", in www.operaduomo.siena.it.

NB. Le informazioni artistiche e architettoniche sulla Cattedrale di Santa Maria Assunta sono state estrapolate dal post "CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA", nel portale ufficiale dell'"OPERA DEL DUOMO DI SIENA", in www.operaduomo.siena.it.

NB. Le informazioni artistiche e architettoniche sulla Libreria Piccolomini sono state estrapolate dal post "LIBRERIA PICCOLOMINI", nel portale ufficiale dell'"OPERA DEL DUOMO DI SIENA", in www.operaduomo.siena.it.

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