sabato 21 marzo 2026

POGGIO NATIVO: BORGO MEDIEVALE TRA RIETI E ROMA

 STORIA

Poggio Nativo è un Comune di 2.589 abitanti della Provincia di Rieti posto al confine con la Città Metropolitana di Roma Capitale, lungo il percorso della Via Salaria, su uno sperone di roccia a 455 m.s.l.m. parte della catena dei Monti Sabini, nelle vicinanze dell'Abbazia benedettina di Farfa.

Il borgo è nominato per la prima volta nei documenti nel 1159, quando Rainaldo di Sinibaldo, ultimo Conte della Sabina, donò il Castello alla Camera Apostolica. Nel 1300 il feudo passò ad Andreuccio da Palombara, prima e all'Abbazia di Farfa, poi.

Nel XV secolo il feudo venne venduto alla famiglia romana dei Savelli, che lo occuparono a causa di un'ipoteca non corrisposta dalla Camera Apostolica. Come ritorsione verso questa iniziativa unilaterale, l'esercito pontificio occupò il centro abitato e lo distrusse.

Nel 1480 tornò tra le proprietà dei Savelli e, nel 1625, venne eretto a Ducato dal Pontefice Urbano VIII. Nel 1633 i Savelli lo vendettero ai Borghese che lo mantennero anche dopo l'abolizione del feudalesimo nel 1806 da parte di Napoleone Bonaparte, fino al 1816, quando rinunciarono ufficialmente al feudo.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Nonostante sia bisognoso di interventi di riqualificazione e restauro, il centro storico si presenta ben tenuto, dominato dal Castello che sorge sulla cima del promontorio roccioso.


Piazza centrale del borgo


Porta di accesso settentrionale
al centro storico in bugnato


Intradosso della porta di accesso meridionale


Cinta muraria del borgo


Torrione circolare della cinta muraria


Interno del centro storico


Interno del centro storico


Botteghe medievali con aperture a tutto
sesto poggianti su un unico pilastro
quadrangolare


Resti di una bottega medievale


Portale a tutto sesto bugnato


Finestra con cornice realizzata con
materiali di spoglio romani

1) CHIESA DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA

La Chiesa della Santissima Annunziata costituisce la principale architettura religiosa del centro storico.

Edificata nel Medio Evio, venne ricostruita in stile barocco nel XVII secolo e ricostruita dopo il Terremoto della Marsica del 1915. Altri restauri vennero eseguiti nel 1931 mentre, l'altare maggiore, venne restaurato nel 1943.

DESCRIZIONE

Presenta una facciata in muratura molto semplice, distinta in tre ordini e tripartita verticalmente da lesene. Nell'ordine inferiore si trova il portale maggiore architravato con archivolto superiore a tutto sesto e lunetta interna senza affreschi. Il secondo ordine presenta un rosone e due finestre laterali.

Al terzo ordine si trova il timpano triangolare non decorato.


Chiesa della Santissima Annunziata


Portale maggiore della chiesa architravato
e lunettato

L'interno è ad aula unica quadrangolare ristrutturata in stile barocco nel XVIII secolo.

Le pareti laterali presentano ognuna, due altari barocchi tra cui, particolari sono gli altari laterali posti nelle vicinanze dell'abside, dotati di colonne in in marmo rosso sovrastate da decorazioni in stucco.

Il presbiterio è introdotto da un arco trionfale a tutto sesto mentre, l'altare maggiore presenta colonne in marmo rosso sovrastate da decorazioni in stucco e dorature tela dipinta dell'Annunciazione del XVII secolo.

Il soffitto della navata è in travi lignee con incastonate piastrelle quadrangolari di ceramica bianca.

Interno barocco ad aula unica quadrangolare


Altare laterale barocco


Altare laterale barocco con colonne
tuscaniche


Decorazione in stucco con Figure Angeliche che
decorano il timpano spezzato dell'altare laterale


Presbiterio introdotto da un arco trionfale a tutto
sesto delimitato da colonne in Marmo Rosso


Altare maggiore con colonne in Marmo Rosso
e timpano spezzato sovrastato da statue
in stucco di due Angeli


Tela dipinta dell'Annunciazione del XVII secolo

 2) CASTELLO SAVELLI

Nella parte più elevata del borgo si trova il Castello Savelli, edificato nel XII secolo dalla famiglia romana dei Savelli. Nel XV secolo venne assediato e distrutto dalle truppe pontificie.

Presenta una cortina muraria quadrangolare con portale a tutto sesto, al cui interno è riposto il cortile con il mastio quadrangolare.

La fortezza era difesa dal fossato circostante, profondo trenta metri, valicabile tramite un ponte levatoio oggi scomparso, così come il fossato. La porta d'ingresso a tutto sesto, per questioni difensive, è riposta in una rientranza della muratura, protetta da due massicci torrioni quadrangolari che s'innalzavano ai suoi lati.

Con la rimozione delle strutture difensive ordinata dalla Camera Apostolica, venne consentito ai privati di edificare le proprie abitazioni addossate alle mura del Castello. Venne poi edificata la Porta San Paolo, ancora ben conservata, a tutto sesto con struttura in bugnato.

Sui resti della primitiva rocca venne edificato, tra il XIII e il XIV secolo, il nuovo Palazzo Baronale.

Nel 1480 tornò di proprietà della Famiglia Savelli che, dopo un periodo di abbandono, lo ampliarono e rimodernarono. In particolare venne ampliato dal Principe Giovan Battista Savelli, aiutato da sua moglie Lucrezia Anguillara, rendendolo un'imponente corte. Da questo momento la struttura non subì alterazioni fino al Terremoto della Marsica del 1915, che lo distrusse completamente.

Nel XVI secolo passò alla proprietà della Famiglia Borghese, nuovi feudatari del borgo, sebbene non vi soggiornarono mai, trasformandolo in un'azienda agricola.

DESCRIZIONE

Nei documenti e negli atti conservati ancora oggi all'Archivio Borghese, possiamo apprendere con precisione, quale aspetto avesse l'interno del Castello prima del terremoto del 1915. Era distinto in due piani, Piano Terra e Primo Piano. Al Piano Terra si trovava un cortile quadrangolare cinquecentesco mentre, al Primo Piano, una vasta Sala d'Armi.

Nel cortile quadrangolare erano riposte le celle carcerarie delle quali, la più interna, denominata Cella della Morte, riservata ai condannati in attesa della pena capitale o all'ergastolo.

Nella parte opposta dell'atrio erano le stanze adibite a magazzini oltre a una grotta dotata di un pozzo d'acqua.

Accanto alla Sala d'Armi si trovavano le camere di rappresentanza con portali in travertino.


Corpo occidentale del Castello Savelli


Corpo orientale del Castello

3) CONVENTO DI SAN PAOLO

Poco al di fuori del centro storico si trova il Convento di San Paolo, edificato nel XIII secolo su iniziativa dell'Abbazia di Farfa al fine di ospitare le monache benedettine presenti nel borgo.

Vi sono stati effettuati scavi archeologici che hanno riportato alla luce sepolture del I secolo, facendo pensare al precedente utilizzo come necropoli mentre, il ritrovamento di tegole in terracotta, hanno fatto ipotizzare alla presenza di una villa romana nelle sue vicinanze.

Nel 1460 le milizie pontificie assediarono il borgo per contrastare gli Angioini asserragliatesi nella rocca. Il Pontefice Pio II fece trasferire le suore a Roma. Nel 1471 il Pontefice, dopo anni di abbandono, lo cedette ai Frati Minori Osservanti di San Francesco.

Nel 1462 il Convento venne ampliato mentre, nel 1596, passò alla proprietà dei Padri Francescani Riformati.

La chiesa presenta un portico con uno splendido portale a tutto sesto lunettato con cornice e architrave decorati e archivolto dotato di due cornici concentriche poggianti su mensoline aggettanti.

Il campanile, posto nella zona retrostante la chiesa, è a sezione quadrangolare distinto in due blocchi, dotato di una cuspide campanaria sommitale sempre quadrangolare.

NB. Le informazioni sulla storia di Poggio Nativo, sono state estrapolate dal post "Poggio Nativo", nel portale Internet de "LA VIA DI FRANCESCO NEL LAZIO", in www.viadifrancescolazio.it.

NB. Le informazioni sulla Chiesa della Santissima Annunziata e sul Convento di San Paolo sono state estrapolate dal post "Poggio Nativo", nella pagina Internet "LA VIA DI FRANCESCO NEL LAZIO", in www.viadifrancescolazio.it.

NB. Le informazioni sul Castello Savelli sono state estrapolate dal post "Castello Savelli - Poggio Nativo", nel portale Internet "Unione Comuni Alta Sabina", in www.unionecomunialtasabina.ri.it.

VIVARO ROMANO: PICCOLO PRINCIPATO DELLA FAMIGLIA BORGHESE

 STORIA

Vivaro Romano è un Comune di 151 abitanti nella Valle dell'Aniene, posto ad una quota di 757 m.s.l.m. sul Colle Gennaro, alle pendici del Monte Croce, la cui cima si trova a 1.080 m.s.l.m., nella catena dei Monti Lucretili.

Il territorio di Vivaro Romano, al confine con l'Abruzzo, venne insediato intorno al VII secolo a.C. dagli Equi. Il nome potrebbe derivare dal latino Viparus, ossia Vipera, animale rappresentato nello stemma comunale. Pertanto il nome si tradurrebbe come Paese delle vipere.

Nel III secolo a.C. Vivaro venne conquistato dai Romani, divenendo colonia di diritto latino.

Alla metà del XV secolo divenne feudo degli Orsini mentre, nel secolo successivo, venne ceduto ai Conti Brancaleone e, infine, ai membri della Famiglia Borghese.

Nel 1796 il borgo venne invaso dalle truppe francesi che incendiarono il Castello Borghese, da allora rimasto in condizioni di rudere, ben conservato e ristrutturato.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Il borgo medievale, arroccato sul Monte Croce, di cui si può raggiungere la vetta, si presenta ben conservato, attraversato da vicoli e scalinate realizzate per vincere le forti pendenze della roccia cui si ancora.


Portale a tutto sesto di un palazzo storico
con chiave di volta


Chiave di volta dello stesso portale con le scritte
incise IHS 1933


Vicoli del centro storico


Vicoli in salita verso il Castello Borghese


Architrave di un portale medievale


Scalinate del borgo medievale


Scalinate del borgo medievale

1) CASTELLO BORGHESE

Edificato sulla porzione più elevata della roccia del Colle Gennaro, il Castello Borghese, edificato già durante il Regno Longobardo, è attestato per la prima volta in un documento scritto nel 1012, come proprietà dell'Abbazia di Farfa.

La prima struttura venne distrutta da un incendio nel 1048. A partire dal XV secolo il Castello entrò a far parte delle proprietà della Famiglia Orsini, che ingrandirono il maniero edificando i corpi di fabbrica della cinta muraria, del Palazzo Baronale, dai due torrioni quadrangolari ancora esistenti, uno dei quali ridotto a rudere e l'orto posto all'interno del cortile quadrangolare.

Nel 1609 il Castello entrò a far parte dei feudi della Famiglia Borghese, con l'acquisto da parte del Pontefice Paolo V per il nipote Marcantonio II Borghese, elevando Vivaro allo stato di Principato.

Durante le campagne napoleoniche il Castello fu coinvolto nella battaglia tra la Repubblica Romana, istituita da Napoleone e lo Stato Pontificio. In questo contesto nel 1799, un gruppo di insorti vivaresi, guidati dal fabbro Mastro Lavinio Ferruzzi, distrussero il Castello riducendolo a rudere.

Venne restaurato e reso visitabile nel 2000.

DESCRIZIONE

Il Castello presenta una pianta quadrangolare, con un antistante cortile semicircolare ove, in tempi recenti, è stato ricavato un teatro.

Negli spigoli della pianta quadrangolare si trovano due torri, anch'esse quadrangolari, di cui solo una è rimasta in piedi mentre, l'altra, venne ridotta a rudere durante la battaglia contro le truppe napoleoniche.

La torre quadrangolare conservata, presenta al suo interno tre piani sovrapposti fra loro.

L'accesso alla fortezza avveniva varcando quattro porte a tutto sesto denominate Porta Lancia, Porta Colle Gennaro, Porta Paola e Porta Nuova.


Accesso al Castello da Porta Nuova, con arco
a tutto sesto in bugnato in piedi solo in parte


Cortina muraria esterna del Castello


Torre del Castello diruta sulla sinistra


Torre del Castello quadrangolare integra sulla destra


Torre integra del Castello ove
è ospitato il museo


Torrione quadrangolare diruto


Cortile quadrangolare dinanzi alle torri

2) MUSEO CASTRUM VIVARII

Il Museo Catsrum Vivarii venne istituito nel 2013 all'interno del Castello Borghese al fine di valorizzare il territorio.

Il percorso espositivo si sviluppa al Piano Terra del Castello e sui due piani della torre quadrangolare rimasta integra.

CORTILE: Il Piano Terra del cortile ospita la Sezione Demoetnoantropologica, ove sono esposti oggetti legati alla vita quotidiana dei cittadini vivaresi, con utensili per la coltivazione del terreno e strumenti utilizzati nelle botteghe artigiane. Una serie di pannelli espositivi ripercorrono la storia del territorio vivarese dai romani fino ai giorni nostri.

Esposizione di utensili agricoli e artigiani nel cortile quadrangolare

Utensili per il lavoro nei campi

Utensili da cucina per la vita quotidiana


Macchina da scrivere

TORRE: Il Piano Terra della torre ospita una porzione espositiva residuale della Sezione Demoetnoantropologica, ove si trovano alcune foto d'epoca e altri utensili di vita quotidiana che non sono stati riposti nella prima sala per questioni di spazio.


Primo Piano del Castello


Bilancia analogica con sottostante fettuccia


Scala che sale al Primo Piano

Al Primo Piano si trova la Sezione Archeologica, con teche dove sono riposti i manufatti lapidei rinvenuti durante gli scavi effettuati in occasione del restauro del Castello.

Primo Piano del Castello


Laterizi rinvenuti durante il restauro, forse
parte della primitiva struttura


Resti di anfore rinvenuti durante gli scavi


Teca ove sono riposti i manufatti rinvenuti

Vecchie fotografie di abitanti del borgo

Presepe all'interno del Primo Piano

3) SANTUARIO DI SANTA MARIA ILLUMINATA

Il Santuario di Santa Maria Illuminata venne fondato intorno al 1200.

All'interno si trova un affresco del 1100 raffigurante la Madonna, nascosto dai vivaresi in Località Li Pantani per evitarne la distruzione, facendo credere che fosse andato perduto.

Secondo la leggenda, quando ormai la popolazione non ricordava più la posizione dell'affresco nascosto, un fascio di luce illuminò il luogo in cui era stato nascosto, portando un pastore a ritrovare l'icona.

NB. Le informazioni sulla storia di Vivaro Romano e sul Santuario di Santa Maria Illuminata, sono state estrapolate nel post "VIVARO ROMANO", nel portale Internet ufficiale "Visit Lazio", in www.visitlazio.com.

NB. Le informazioni storiche e architettoniche sul Castello Borghese sono state estrapolate nel post "Castello Borghese", nel portale Internet ufficiale della "RETE DELLE DIMORE STORICHE DEL LAZIO", in www.retedimorestorichelazio.it.

NB. Le informazioni riportate sul Museo Castrum Vivari sono state estrapolate nel post "MUSEO CASTRUM VIVARII", nel portale Internet "LAZIO. ETERNA SCOPERTA", in www.visitlazio.com.

venerdì 13 febbraio 2026

MELEZZOLE: BORGO UMBRO NEI MONTI AMERINI

 STORIA

Melezzole è una frazione del Comune di Montecchio della Provincia di Terni di 211 abitanti, posto al di sopra di una collina a 611 m.s.l.m., sovrastato dalla bassa cima del Monte Croce di Serra, a quota 994 m.s.l.m..

Le ipotesi sul toponimo rimandano all'abbondanza, nel territorio. di piantagioni di meli mentre, altre ipotesi, sostengono la derivazione del nome dalla gens romana Meletia, che abitava questi luoghi.

Nel VII secolo a.C. il territorio venne abitato dapprima dagli Etruschi e, poi, dai Romani, la cui presenza è testimoniata dal ritrovamento di un bronzetto del dio Giove del II secolo.

Con la fine dell'Impero Romano d'Occidente e la Guerra Greco Gotica di Melezzole si persero le tracce mentre, nel Medio Evo, venne nominata per la prima volta in un documento del 1112 parte dell'archivio dell'Abbazia di Farfa, redatto dai monaci Gregorio e Clemente per conto dell'Abate Beraldo, in occasione della donazione del feudo da parte del tuderte Rapizzo di Guazza.

Nel XIV secolo il Castello entrò a far parte del contado del potente Comune ghibellino di Todi che, nel 1290, censì gli abitanti del borgo a fini fiscali. Nel 1337 venne emanato lo Statuto del Comune di Todi, che obbligava il Castello di Melezzole, insieme ad altri centri di Vaglie, Toscolano e Santa Restituta, di sorvegliare il Passo del Monte Picasci, altura in grado di dominare la Valle del Tevere compresa tra Orvieto e Todi.

La sorveglianza del passo montano era organizzata con quattro uomini nelle ore notturne e due nelle ore diurne e, insieme a Toscolano e Santa Restituta, formava un sistema di castelli a scopo difensivo.

Con l'entrata nello Stato Pontificio, il borgo venne dotato di un Sindaco e di un Consiglio di Anziani.

Nel 1530 il Comune di Todi, a causa dell'incapacità delle famiglie degli Atti e dei Chiaravalle di creare un governo unitario, si sottomise spontaneamente al controllo diretto dello Stato Pontificio.

Il Castello di Melezzole, contrariato dalla decisione di Todi di sottomettersi al governo pontificio, richiese ai tudertini di far recapitare al legato pontificio di Perugia, l'istanza di denuncia delle dure condizioni di vita e di esazione fiscale cui erano sottoposti gli abitanti del borgo.

Con la Rivoluzione Francese e le Guerre Napoleoniche venne aggregata al Comune di Baschi, da cui si distaccò solo nel 1948 venendo incluso nel territorio di Montecchio.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Il borgo di Melezzole si presenta ben conservato con tipico aspetto medievale, dotato di case in pietra e vicoli acciottolati, oltre alla peculiare struttura urbanistica a tre cerchi concentrici, attestata sin dalla pianta del Catasto Gregoriano del 1819 - 1821.

A partire dal XIV secolo il centro abitato assunse sempre più l'aspetto di un gruppo compatto di case, l'una addossata all'altra. Le pareti esterne delle case, prive di aperture, andarono a costituire la cinta muraria difensiva del borgo.

Si accede al borgo medievale da Nord, dove si trova la Porta dell'Aquila sovrastata da un possente torrione, che ingloba l'arco di accesso a tutto sesto. Al di sopra della porta è riposto lo Stemma dell'Aquila tuderte in pietra, che tiene tra le zampe un drappo.

La porta presenta ancora le strette feritoie da cui venivano scagliate le frecce contro i nemici senza essere notati.

Porta dell'Aquila


Fornice della porta a tutto sesto


Stemma dell'Aquila tuderte che sovrasta
l'omonima porta


Fortificazioni nell'intradosso della
Porta dell'Aquila a due ordini


Ordine inferiore dell'intradosso della
porta sovrastato da una mensola
ad arco ribassato


Ordine superiore dell'intradosso della porta
con due feritoie per scagliare frecce
contro i nemici


Vicoli del centro storico


Vicoli del centro storico appena al di sotto
della piazza


Vicolo delle Baciafemmine, nome attribuito
dalla ristrettezza delle murature limitrofe


Vicolo del centro storico


Piazza principale del borgo


Antico Palazzo Comunale


Portico del palazzo

1) CHIESA DI SAN BIAGIO

La Chiesa di San Biagio è la principale architettura religiosa del borgo medievale.

Le prime documentazioni scritte sulla chiesa, risalente al 1112, t5estimoniano della presenza di un'unica aula orizzontale, corrispondente all'odierno transetto.

La chiesa venne ampliata e ristrutturata nel 1624, dotata di quattro absidi semicircolari.

L'edificio venne profondamente restaurato nel 1939, anno in cui vennero riedificati il presbiterio e la facciata.

DESCRIZIONE

La chiesa presenta una facciata cui si appoggia la torre campanaria, posta sul lato destro in posizione arretrata. Sia la muratura esterna, che gli elementi decorativi, sono realizzati in travertino.

Chiesa di San Biagio

La copertura della chiesa è a due spioventi mentre, nell'ordine inferiore, si apre il portale ogivale, incorniciato da pilastri poligonali e colonne tortili, sovrastato da una lunetta.

Nell'ordine superiore si apre il rosone circolare, coronato da una cornice di archetti pensili.

Portale ogivale della chiesa con cornice tortile


Cornice tortile del portale

L'interno presenta una pianta a croce latina dove, la costruzione più antica corrisponde all'attuale transetto, ampliato nel XII secolo con la realizzazione della navata longitudinale.

La chiesa presenta una copertura a botte mentre, all'incrocio tra la navata e il transetto è voltato a crociera. La navata termina con l'altare centrale in travertino su colonne marmoree e abside semicircolare.


Interno della chiesa a navata unica


Fonte battesimale marmoreo


Altare maggiore della chiesa


Statua lignea della Madonna con
Croce Astile dorata


Abside semicircolare della chiesa


Parete absidale affrescata con l'Ultima Cena

NB. Le informazioni sulla storia e sul borgo medievale di Melezzole, sono state estrapolate nel post "Castello di Melezzole - Montecchio (TR)", nel portale Internet "I luoghi del silenzio, la memoria è il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sulla Chiesa di San Biagio, sono state estrapolate dal post "Chiesa di San Biagio - Melezzole (TR)", nel portale Internet "I luoghi del silenzio, la memoria è l'unico strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.

POGGIO NATIVO: BORGO MEDIEVALE TRA RIETI E ROMA

  STORIA Poggio Nativo è un Comune di 2.589 abitanti della Provincia di Rieti posto al confine con la Città Metropolitana di Roma Capital...