martedì 9 settembre 2025

ORVIETO: CITTA' D'ARTE SULLO SPERONE DI TUFO

 STORIA

Orvieto é un Comune di 20.000 abitanti della Provincia di Terni, posto al di sopra di una rupe tufacea a 325 m.s.l.m..

I primi insediamenti risalgono all’Età del Bronzo (III – II millennio a.C.) e all’Età del Ferro (II – I millennio a.C.).

Al X secolo a.C. si fa risalire la colonizzazione etrusca. Gli Etruschi fondarono la città col nome di Velzna, facendone una delle dodici potenti città stato appartenenti alla dodecapoli, dotate di Lucumone.

Il centro spirituale della città etrusca di Velzna sorgeva nell'odierna località del Campo della Fiera, dove é stato rinvenuto il Santuario di Fanum Voltumne, sede dei principali riti per gli autoctoni mentre, il Tempio del Belvedere, era riservato ai forestieri del resto dell'Etruria.

Il Santuario era costituito da una Via Sacra che immetteva in un recinto quadrangolare distinto in due ambienti separati da un muro.

Uno degli ambienti era quadrangolare mentre, l'altro, circolare.

Nel 283 a.C. venne conquistata dai Romani con la Battaglia del Lago Vadimone e ribattezzata Volsinii.

I Romani distrussero la città deportandone gli abitanti sulle sponde del Lago di Bolsena, dove fondarono la città di Volsini Novi, l’odierna Bolsena.

Con la fine dell’Impero Romano d’Occidente nel 476, la città si ritrasferì sulla rupe per garantirne una migliore difesa, divenendo avamposto ostrogoto mentre, con la Guerra Greco – Gotica, dal 545 al 553, venne conquistata dai Bizantini del Generale Belisario.

Nel 628 passò sotto il dominio longobardo, ricompresa nel Ducato di Spoleto, fino al 774.

Nel 1157 divenne Libero Comune mentre, nel 1264 si verificò l’evento del Miracolo di Bolsena, e la conseguente istituzione della festa del Corpus Domini.

Nel XII secolo si scontrò con Todi, Siena, Viterbo e Perugia, contando sull’alleanza con Firenze, allargando il proprio contado fino a Orbetello.

Le lotte tra la fazione guelfa dei Monaldeschi e quella ghibellina dei Filippeschi, si risolsero nel 1313 con la vittoria dei Monaldeschi e la distruzione di tutte le torri gentilizie appartenenti ai Filippeschi.

Di una delle torri dei Filippeschi é possibile notare una porzione di basamento in blocchi di tufo, a sezione quadrangolare, negli ambienti del Pozzo della Cava.

Nel 1354 il Pontefice la riportò sotto il controllo diretto della Camera Apostolica, a seguito della conquista del Cardinale Egidio Albornoz.

Con la morte di Albornoz passò sotto varie Signorie, come quella di Braccio da Montone, per tornare definitivamente alla Camera Apostolica nel 1450.

Durante il Sacco di Roma del 1527 da parte dei Lanzichenecchi di Carlo V, il Pontefice Clemente VII de’ Medici, si rifugiò a Orvieto, dove fece realizzare il Pozzo di San Patrizio.

La città entrò nel Regno d’Italia nel 1860, anno in cui le truppe del Generale Luigi Masi costrinsero alla resa quelle pontificie.

Durante la Seconda Guerra Mondiale venne occupata dai tedeschi del Generale Kesselring, e liberata il 14 Giugno 1944.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

La visita di Orvieto non può prescindere dalla conoscenza del suo stesso territorio.

Nonostante il centro storico sia pieno di opere d'arte, grande importanza per la sua storia rivestono anche i reperti antichi ammirabili nei dintorni, in particolare nelle necropoli etrusche del Crocifisso del Tufo e della Cannicella.

Per il resto la città presenta splendide architetture di carattere sia religioso che civile, che non si riferiscono solo al Duomo o al Pozzo di San Patrizio, ma abbracciano tutta la storia della cittadina, fatta di vicende e conflitti tra le varie fazioni che l'hanno governata, ognuna delle quali ha lasciato traccia del proprio passaggio.


Panorama di Orvieto verso il Duomo dalla
cima della Torre del Moro


Panorama del Palazzo del Popolo dalla Torre

1) TEMPIO DEL BELVEDERE

Il Tempio del Belvedere costituisce uno dei pochi esempi di tempio etrusco ben conservato, nelle vicinanze del Pozzo di San Patrizio. La sua realizzazione si fa risalire al V secolo a.C., e venne utilizzato fino al III secolo a.C.. Venne scoperto casualmente nel 1828.

DESCRIZIONE

L'edificio di culto si é conservato solo nel basamento, realizzato, come il resto della struttura, in conci squadrati di tufo.

L'alzato non si é conservato a causa dei materiali deperibili con cui venne realizzato, raggiungibile grazie a tre gradini, anch'essi in tufo, con materiali di reimpiego.

Salita la scala, si accede a quello che doveva essere l'interno della struttura.

La pianta del tempio, presenta un due ambienti distinti, uno anteriore, l'altro posteriore.

Varcato l'accesso si entrava nell'ambiente anteriore, costituito da una camera rettangolare mentre, la zona retrostante, é distinta in tre celle ripartite da muri

Alle spalle del tempio era un ambiente sotterraneo, utilizzato per la celebrazione dei rituali o come luogo di conservazione dell’acqua consacrata.


Basamento del Tempio del Belvedere


Camera anteriore del tempio tetrastilo


Camera posteriore del tempio


Breve scala di reimpiego che consente
di raggiungere l'interno


Muratura del tempio in conci
di tufo squadrati

2) NECROPOLI DEL CROCIFISSO DEL TUFO

Principale testimonianza della civiltà etrusca nella città, è situata ai piedi della rupe. Raggiunse la massima estensione tra il VI e il V secolo a.C..

DESCRIZIONE

Le tombe hanno forma a dado, con una camera a pianta rettangolare. Le tombe a camera della necropoli sono oltre duecento, connesse tra loro da una rete viaria composta da strade ortogonali.

Le tecniche di sepoltura utilizzate erano la cremazione e l’inumazione, e si veniva seppelliti con un ricco corredo. Sono stati rinvenuto vasi attici d’importazione, realizzati con ceramica a figure nere e rosse, segno di una fervida attività economica e, in particolare, commerciale.

L’interno delle tombe presenta banchine dove appoggiare i corpi dei defunti. Nello spazio erano disposti i corredi funerari. La presenza di chiodi alle pareti suggerisce che alcuni corredi venivano appesi. La copertura delle tombe era costituita da pseudo volte a falde inclinate, resistenti grazie al sovrastante terreno. Le porte erano chiuse da blocchi di tufo.

3) NECROPOLI DI CANNICELLA

Situata nel versante meridionale della rupe, rinvenuta tra il XIX e il XX secolo, presenta sepolture che vanno dal VII secolo a.C. al 264 a.C., anno della conquista romana.

Nel 1884 è stato identificato un santuario con una fossa dove vennero accumulati i resti animali e i cimeli dopo la distruzione del santuario. Sono state rinvenute sculture a tutto tondo, come la Venere di Cannicella e terrecotte architettoniche, come l’acroterio del Matricidio di Oreste del 480 a.C., conservato al Museo Archeologico Nazionale di Orvieto.

VENERE DI CANNICELLA: Statua votiva di ottanta centimetri di altezza, raffigurante una donna nuda in posizione eretta con braccio sinistro steso sul fianco, andato perduto e braccio destro senza mano, rivolto al ventre. La statua è realizzata in marmo pario del VI secolo a.C..

CENTRO STORICO

4) PALAZZO BRACCI – TESTASECCA

Situato in Piazza del Popolo, venne terminato da Virginio Vespignani nel 1875 in stile neo rinascimentale.

DESCRIZIONE

Presenta una facciata barocca con finestre trifore a tutto sesto in stile rinascimentale. Venne ampliato nel 1875 dal Conte Bracci – Testasecca.

Il palazzo è composto da tre piani: al primo piano si trova la Stanza del Re, con accanto lo Studio del Conte, che dà sul balcone da dove si affacciava il Re Vittorio Emanuele II. Oggi ospita un albergo.

5) PALAZZO DEL POPOLO

Centro delle istituzioni comunali, risale al Medio Evo, rinnovato completamente nel XIX secolo.

Nei sotterranei sono stati rinvenuti resti archeologici etruschi.


Palazzo del Popolo

6) POZZO DI SAN PATRIZIO

Il Pozzo di San Patrizio è una storica infrastruttura commissionata dal Pontefice Clemente VII de’ Medici durante il Sacco di Roma del 1527, per rifornire di acqua la città in cui si era ritirato.

Venne realizzato tra il 1527 e il 1537 su progetto di Antonio da Sangallo “il Giovane”, al fine di tutelarsi in caso di assedio, e concluso durante il pontificato di Paolo III Farnese, durato dal 1534 al 1549.

DESCRIZIONE

Il pozzo è costituito da due rampe elicoidali a senso unico che consentivano, rispettivamente l’una, la discesa con i muli, l’altra la risalita, senza ostacolarsi.

Ha una profondità di 54 metri, scavato nel tufo, a sezione cilindrica dal diametro pari a 13 metri.

Le rampe sono costituite da un totale di 248 scalini e, sulle murature, si aprono 72 finestroni.

Sul fondo si trova un ponte, che fa da collegamento tra le due rampe, passando sopra il livello dell’acqua, mantenuto costante grazie alla presenza di una sorgente e di un emissario, entrambi naturali.

La struttura in superficie è ornata con in gigli farnesiani. Ha due ingressi, opposti fra loro, uno di entrata, l’altro di uscita.


Pozzo di San Patrizio


Interno del pozzo, scavato nella roccia tufacea. Raggiunge una profondità di 54 m e, sulle pareti si aprono settantadue finestroni che danno luce all'interno


Rampa di scale ricavata per la discesa


Rampa di scale ricavata per la risalita


Finestroni a tutto sesto che si aprono alle pareti


Finestrone che consente di dare luce al pozzo. Tutti in finestroni sono
dotati di un basso parapetto tufaceo


Fondo del pozzo con livello dell'acqua costante sovrastato dalla passerella
che consente di passare dalla rampa di discesa alla rampa di risalita


Sfiato al livello dell'acqua ove passa l'emissario naturale che consente di far rimanere costante il livello dell'acqua


Imbocco superiore del pozzo visto dalla passerella

7) FORTEZZA ALBORNOZ

La Fortezza Albornoz venne edificata nel XIV secolo al limite orientale della rupe, su progetto di Ugolino da Montemarite, su commissione del Cardinale Egidio Albornoz.

Edificata una prima volta nel 1364, presentava una struttura quadrangolare con bastioni e ponti levatoi, di cui rimane solo la porzione comprendente la torre sovrastante Porta Soliana.

La sua realizzazione segnò la fine delle libertà comunali e l’annessione di Orvieto allo Stato Pontificio, con la demolizione del quartiere popolare di San Martino. Nel 1389 venne danneggiata da Luca I Monaldeschi della Cervara, per essere nuovamente distrutta nel 1414 da Ladislao I di Napoli.

Con l’assoggettamento allo Stato Pontificio venne riedificata nel 1450 da Bernardo Rossellino.

La sua edificazione venne portata a termine nel 1620 dal Pontefice Urbano VIII. Nel 1841 perse la sua funzione militare, venendo donata in enfiteusi al privato Francesco Ricchi, che vi realizzò un Giardino all’Italiana. Nel 1882 vi si svolsero i funerali di Giuseppe Garibaldi, e oggi è sede dei giardini comunali.

Porta d'ingresso alla Fortezza di Albornoz


torre di accesso con i bolsoni che
contenevano le catene del pone
levatoio

Camminamento della fortezza con torrione circolare


Rivellino della fortezza completamente
camminabile


Giardino interno realizzato nel XIX secolo

8) CHIESA DI SAN GIOVENALE

La Chiesa di San Giovenale, situata all’estremità del masso tufaceo, risale all’XI secolo, consacrata al Patrono di Orvieto.

Terminata nel 1004, venne edificata sui resti di una chiesa paleocristiana, a sua volta edificata sulle fondazioni appartenenti ad un tempio etrusco.

DESCRIZIONE

Edificata in stile romanico, con riutilizzo di manufatti longobardi, venne poi modificata in stile gotico.

Presenta una facciata a capanna in conci tufacei squadrati e portale a tutto sesto. Sulla sinistra s’innalza la torre campanaria mentre, sulla destra, il portale con busto di San Giovenale del 1497.


Facciata della Chiesa di San Giovenale
con muratura a conci di tufo

L’interno presenta una pianta basilicale a croce latina, distinto in tre navate, con pareti decorate da affreschi del XII secolo. L’altare maggiore venne realizzato nel 1170 in stile bizantino, come recitato da un’iscrizione latina.

L’opera più rilevante conservata nella chiesa è la tela dipinta del XV secolo, raffigurante la Madonna del Soccorso.


Interno della chiesa in sile romanico distinta in tre navate


Affresco su un pilastro rotondo raffigurante la Crocifissione


Controfacciata della chiesa con affreschi. Sulla sinistra é la Crocifissione, sulla destra l'Albero della Vita


Abside della chiesa voltato a sesto acuto

Altare maggiore in marmo del 1170 con trama a rilievo di cerchi e rombi intrecciati fra loro


Affresco raffigurante il Calendario dell’Apocalisse

9) CHIESA DI SANT'ANDREA

La Chiesa di Sant'Andrea é uno degli edifici religiosi più antichi della cittadina, realizzata a partire dal 1013.

Edificata in stile romanico, ha subito vari mutamenti nel corso dei secoli, tra cui anche radicali cambiamenti nell'aspetto architettonico.

Nella chiesa si sono tenute le nomine di un Pontefice e due Cardinali, tra cui il Pontefice Martino IV e i Cardinali Orsini e Caetani, divenuti poi Pontefici con il nome di Niccolò IV e Bonifacio VIII.

DESCRIZIONE

Presenta una facciata a salienti con copertura a capanna, cui si appoggia, sulla destra una massiccia torre campanaria a sezione dodecagonale e, al di sotto di esse, un elegante loggiato.

L'interno è in stile gotico distinto in tre navate. Degni di nota sono un pulpito medievale ornato da mosaici cosmateschi, un'edicola sepolcrale del XIV secolo, alcuni affreschi del Trecento, una tela di Cesare Nebbia raffigurante l'Annunciazione e una tela dipinta nel 1895 da Alessandro Franchi raffigurante la Sacra Famiglia,


Chiesa di Sant'Andrea

Campanile dodecagonale con loggiati

Portale in marmo rosso a tutto sesto


Interno della chiesa in stile romanico a tre navate


Pilastro polistilo della chiesa


Volte a crociera della chiesa


Pulpito cosmatesco nella navata centrale


Altare maggiore marmoreo della chiesa
con cinque colonne e archi a tutto sesto


Edicola con cuspidi gotiche trilobate di
epoca medievale

SOTTERRANEI

Dalla navata sinistra della chiesa, si accede ai sotterranei, dove sono conservate le antiche strutture villanoviane, etrusche, romane e medievali che si sono stratificate nel corso dei secoli, fino alla costruzione della chiesa medievale.

La prima fase storica è quella Villanoviana, risalente all'Età del Bronzo, nel III millennio a.C., cui appartengono le tombe a fossa rinvenute e i pozzi per l'immagazzinamento dell'acqua.

Le sepolture a fossa testimoniano l'utilizzo del metodo funerario dell'inumazione, simbolo dei metodi funerari del centro e sud Italia.


Sepoltura a fossa ad inumazione del VI secolo a.C.


Opere di canalizzazione per l'approvvigionamento idrico


Uno dei tanti pozzi sotterranei scavati dagli etruschi
per immagazzinare l'acqua piovana

La fase successiva della storia appartiene all'epoca etrusca, compresa tra il VI e il IV secolo a.C., quando la città di Orvieto, denominata Velzna, non potendosi estendere al di fuori della rupe, si estese nei suoi sotterranei, scavando grotte e cisterne.

A quest'epoca risalgono le strade, pavimentate con lastre di basalto.


Pavimentazione stradale in lastre di basalto


Canalette di scolo delle acque reflue ai
lati della strada

La terza fase storica presente nel sito, appartiene all'epoca romana che ha lasciato poche tracce.

L'ultima epoca ammirabile alla fine del percorso di visita, è la storia medievale, che concerne, in particolare, la storia della città in epoca paleocristiana e bizantina.


Navata centrale della Basilica Bizantina

Della basilica bizantina sono ammirabili le tre navate e, in particolare, la pavimentazione a mosaico, con tessere bianche e nere, raffiguranti svastiche, antichissimi simboli umbro - etruschi della rotazione del tempo e delle stagioni.


Pavimentazione musiva della basilica paleocristiana
a tessere bianche e nere

Al termine della navata è ammirabile l'abside e l'altare dell'antica chiesa bizantina: l'altare è caratterizzato da una semplice lastra di pietra mentre, l'abside semicircolare, attraversa la zona retrostante l'altare, e presenta resti di cornici cosmatesche e a rilievi.


Abside semicircolare della basilica paleocristiana


Lastra dell'altare maggiore monolitico della
Basilica Paleocristiana


Elementi decorativi cosmateschi della
Basilica Paleocristiana


Lastra marmorea di reimpiego con rilievi
a racemi e un cerchio, simbolo di perfezione
divina, che racchiude un quadrato, simbolo della
perfezione terrena, sintetizzando la natura umana

All'inizio della navata è riposto invece l'antico accesso della chiesa, caratterizzato da una muratura in blocchi tufacei, ove è rimasto l'ingombro del portale maggiore, e si trovano ancora i cardini ove era incassato il portale maggiore dell'antica chiesa, raggiungibile salendo una scalinata.


Muratura in blocchi tufacei dell'antica basilica
che fanno da fondazione alla basilica superiore


Muratura tufacea della basilica bizantina


Accesso dell'antica Basilica Bizantina

10) POZZO DELLA CAVA

Altro importante monumento è il Pozzo della Cava, tra le principali cisterne del centro storico.

Il pozzo venne scavato nel 1530 per garantire l'approvvigionamento idrico della città, coevo al Pozzo di San Patrizio, in occasione del Sacco di Roma dei Lanzichenecchi di Carlo V.

La cavità si compone di nove livelli sotterranei, connessi tra loro da cunicoli, con stanze utilizzate per vari scopi. Ognuna delle stanze rivestiva una funzione specifica e, il pozzo, venne dismesso nel 1646 o nel 1649, durante la Guerra di Castro.

Venne riscoperto nel 1984 da Terzilio Sciarra, per la profondità di 25 metri, che giungeva fino ad uno strato di terra che si era accumulata nella struttura. Tra il 1985 e il 2004, venne scavato il resto del pozzo fino alla profondità complessiva di 36 metri, ed aperto al pubblico.


Esterno del pozzo

CISTERNA MEDIEVALE

Il pozzo scende in profondità per 36 metri, costituito da due porzioni accorpate: la prima con una sezione circolare dal diametro di 3,40 metri mentre, la seconda, più piccola, con sezione quadrangolare di 60 per 80 metri.

La sezione quadrangolare presenta le tipiche pedarole etrusche, tacche rettangolari incise sulla parete per agevolare la discesa e la risalita poggiandovi, piedi, mani e gomiti.

Alla profondità di 30 metri si trova la porzione quadrangolare della cisterna, costituita da un cunicolo alto 170 cm e largo 20 metri, nel fondo, ancora ricoperto dall'argilla, è un profondo solco dove scorreva l'acqua.


Cisterna del Pozzo della Cava


Veduta del fondo del Pozzo a 36 metri di profondità

SCANTINATO PER LA FERMENTAZIONE

Vi si trova anche la sala adibita a scantinato dove, dopo la produzione, il mosto del vino scendeva grazie ad un canale di terracotta ancora ammirabile nella volta.

L'ambiente era presente in ogni casa del centro storico. La struttura delle abitazioni veniva realizzata proprio con il tufo estratto da questa camera. Si procedeva poi alla realizzazione di un ulteriore stanza, ad un livello ancora inferiore, denominato Sottocantina.

Ogni casa medievale disponeva di tre livelli di cantine: al pianterreno era il Cellaio, realizzato in blocchi di tufo, destinato alla pigiatura dell'uva e alla fermentazione, uno Scantinato, appena al di sotto della casa e, infine, il livello ancora inferiore del Sottocantina.

Nel soffitto del Sottocantina è ancora ammirabile il foro con il tubo di terracotta, ove veniva fatto scolare il mosto.


Scantinato dove veniva fatto scolare il mosto


Tubo in terracotta del soffitto da dove scolava il mosto


Accesso al Sottocantina Medievale


Veduta del Sottocantina a cui non si può accedere

FORNACI, BUTTI E MUFFOLE

Al piano inferiore si trovano nove sale comunicanti tra loro, utilizzate per differenti scopi.

Il primo ambiente, voltato a botte, costituisce un laboratorio per la lavorazione e la produzione della ceramica, utilizzato dal XIII al XVI secolo. In particolare vi si trova una fornace per la cottura della ceramica.

Nell'ampia camera sotterranea, si trova una cavità circolare utilizzata come butto per riporre gli scarti dei materiali ceramici, gettati perché presentavano difetti di conformazione o materiali.

Accanto ai butti sono riposti due complessi di ripiani orizzontali, sulla destra e sulla sinistra.

Vi sono conservati sia i frammenti dei materiali ceramici che sono stati rinvenuti, sia le loro fedeli ricostruzioni.

FORNACI: Una porzione della stanza era destinata ai forni per la cottura della ceramica.

La camera di cottura, scavata direttamente nelle pareti tufacee, era in origine realizzata in blocchi di tufo e mattoni, venendo distrutta e ricostruita ogni volta, per infornare e sfornare manufatti sempre nuovi.


Stanza della Fornace


Fornace con, sulla sinistra, il forno dove
venivano cotte le ceramiche


Interno della cappa del Forno utilizzato per
la cottura delle ceramiche

BUTTI: I butti erano pozzetti che ogni abitazione medievale doveva necessariamente possedere, per gettare i rifiuti inorganici.

I butti venivano utilizzati anche per le lavorazioni ceramiche, dove venivano gettati gli scarti della lavorazione ceramica, ossia quei pezzi che, a causa di difetti di forma o venature, non erano adatti per formare il prodotto finito.


Canale del Butto dove venivano gettati i rifiuti
delle ceramiche dalla composizione difettosa


Giaciglio di epoca etrusca rinvenuto nella stessa
camera, poi trasformato in un deposito di creta 


Secondo butto con pareti verticali


Vano quadrangolare del secondo butto

MUFFOLA: Proseguendo la visita si giunge alla Muffola Rinascimentale. Rinvenuta al di sotto della pavimentazione della stessa stanza dove si trova la fornace, costituiva un'ulteriore fornace utilizzata per la terza cottura della ceramica.

Mentre il Forno Medievale era scavato nella roccia, la Muffola Rinascimentale presenta una struttura in laterizi e blocchi di tufo non murati. Nel terzo forno venivano cotte le ceramiche note come "a lustro" o "a riverbero", così denominate per la particolare lucentezza e iridescenza dei colori delle decorazioni.

Nella sesta stanza sono esposti e catalogati i tanti reperti medievali che sono stati rinvenuti durante gli scavi del Pozzo della Cava.


Forno Medievale della Muffola


Muffola Rinascimentale, con struttura in
laterizi e blocchi di tufo non murati

Tra i reperti qui esposti, si trovano varie tipologie di ceramiche, tra le quali: Ceramica Invetriata del XIII secolo, oggetto dipinto e immerso nell'ossido di piombo fuso prima di essere cotto.

Maiolica Arcaica del XIV secolo, che prevedeva una prima cottura, immerso nello smalto, e decorato una seconda volta in bruno manganese e verde ramina, colorazioni utilizzate ancora oggi tipiche delle ceramiche di Orvieto.

Maiolica Quattrocentesca, del XV secolo a cui, alle precedenti decorazioni, si aggiungono le colorazioni di blu, arancione e giallo.

Infine i Lustri, maioliche che, dopo la seconda cottura, venivano nuovamente decorate con vernici a riverbero d'oro e rosso rubino, per poi essere cotte una terza volta.

L'ultima teca ospita i vari utensili rinvenuti durante gli scavi. Vi si trovano stampi per modellare la terracotta, arnesi realizzati con ausilio del tornio, oggetti per decorazione della ceramica e recipienti per la seconda cottura.


Tornio per la modellazione della ceramica


Teca con gli stampi per la modellazione della terracotta

PILASTRO DELLA TORRE DEI FILIPPESCHI, NECROPOLI E SECONDO POZZO

PILASTRO DELLA TORRE DEI FILIPPESCHI: Nella settima camera si trova un pilastro centrale che, stando alla fonte del trattato storico Cronica Potestatum, si tratta della torre gentilizia appartenuta ai figli del ghibellino Simone Filippeschi, braccio destro del Capitano del Popolo Braccio della Greca.

Nello stesso trattato si viene a conoscenza dell'abbattimento della struttura, avvenuto nel 1313, anno in cui la fazione guelfa dei Monaldeschi, sconfisse definitivamente quella ghibellina dei Filippeschi.


Pilastro della Torre dei Filippeschi

NECROPOLI RUPESTRE, CAVA E SECONDO POZZO: Le ultime due sale, l'ottava e la nona, si caratterizzano l'una, per la presenza di una Necropoli Rupestre e, l'altra, per un secondo pozzo.

L'ottava sala presenta due nicchie con una vaschetta laterale di cui una, nella prima grotta e, l'altra, nella successiva. La presenza delle due nicchie ha fatto ipotizzare l'utilizzo della stanza come una necropoli rupestre, in analogia con le tombe a loculi presenti anche nella necropoli etrusca di Norchia, vicino Vetralla.

La presenza di grandi solchi lungo le pareti rende la scoperta di eccezionale importanza, facendo risalire la camera al primo periodo di permanenza degli Etruschi a Orvieto.


Pareti tufacee della Necropoli Rupestre

L'ultima grotta, la numero nove, presenta dei grandi muraglioni tufacei, scavati per una profondità di 14 metri. Questo ambiente veniva utilizzato come cava di tufo per la costruzione degli edifici del centro storico: da qui venivano ricavati i grandi blocchi di tufo delle strutture medievali, e si possono ancora notare i cunei per l'incisione dei blocchi e le sfaldature del tufo dovute all'attività estrattiva.

In fondo alla sala si trova un secondo pozzo, di cui non se ne conosce l'utilizzo, forse come cisterna, silos per la conservazione del grano o, più semplicemente, un'opera abbozzata e mai portata a termine.


Ultima stanza del percorso utilizzata come
cava di materiale tufaceo


I grandi blocchi che venivano cavati dalla parete tufacea per la costruzione degli altri monumenti del centro storico


Secondo Pozzo dalla profondità di 14 metri,
di cui non se ne conosce l'utilizzo


Pareti della volta del secondo pozzo


Cunicolo di epoca etrusca murato utilizzato
come acquedotto


Cortile di Via della Cava

11) TORRE DEL MORO

La Torre del Moro posta nel centro esatto della città medievale, si trova nel punto in cui si incrociano il cardus maximus e il decumanus maximus della città romana di Volsini, e i quattro quartieri storici di Olmo, a Nord Ovest, Corsica, a Nord Est, Serancia a Sud Ovest e Santa Maria della Stella a Sud Est.

Il suo nome deriva dal nome del Capitano del Popolo Raffaele di Sante detto "il Moro".

Sempre dalla torre si dipartono due importanti direttrici della città tra cui Via Duomo, verso Ovest, ossia verso la Cattedrale e Corso Cavour, corso principale della città che la attraversa in direzione Nord Sud.

DESCRIZIONE: La torre ha una struttura quadrangolare con un'altezza di 50 metri, caratterizzata da un basamento quadrangolare in blocchi di tufo, e pareti in laterizio. Sulla cima si trova un piccolo terrazzo quadrangolare, da cui si gode di una bella vista sul duomo e sulla città.

All'interno si trovano le antiche strutture della torre, ed è possibile notare i vani dove erano inseriti i gradini della primitiva scala in legno, oggi sostituita da una moderna scala in ferro.

Si giunge poi all'orologio, per terminare nel terrazzo quadrangolare.


Torre del Moro


Stemmi delle famiglie nobiliari orvietane
sulla facciata della torre


Vani che si aprono nella muratura tufacea
ove erano incastonati i gradini in legno


Altra veduta dei fori dei gradini lignei nella muratura


Canale che si apre nelle murature
interne della torre


Meccanismo dell'orologio nella
Stanza dell'Orologio

12) TEATRO MANCINELLI

Il Teatro Mancinelli è un altro simbolo della vivacità culturale della città umbra realizzato, secondo la documentazione scritta, a partire dal 1527, anno in cui è testimoniata la presenza di un teatro cittadino.

In origine occupava la sala superiore del Palazzo del Popolo. La stanza era inizialmente adibita agli spettacoli teatrali del gruppo denominato Accademia dei Confusi.

Nei secoli successivi l'attività teatrale venne intrapresa dall'Accademia dei Misti e, data la crescente importanza del settore dello spettacolo, i cittadini si organizzarono per ingrandire il teatro orvietano.

L'ampliamento della struttura venne portato a compimento nel 1862, su progetto dell'Architetto Virginio Vespignani, che lavorò anche alla realizzazione del Teatro Flavio Vespasiano di Rieti.

La volta del teatro venne affrescata dal pittore Fracassini.

Nel foyer lungo la scalinata, si trovano i busti del Vespignani e del Fracassini, realizzati dallo scultore locale Paolo Pollidori. Tra gli altri busti sono quelli che raffigurano i fratelli Marino e Luigi Mancinelli, in particolare quest'ultimo, compositore musicale alla cui memoria, nel 1922, venne dedicato il teatro.


Teatro Mancinelli


Interno del Foyer


Volta del Foyer decorata in stucco


Platea del Teatro con gli spalti


Affresco della volta della sala del Teatro

13) CHIESA DI SAN DOMENICO

La Chiesa dio San Domanico s'incontra salendo verso il centro storico, a pochi metri del Corso Cavour e del Teatro Mancinelli.

Dell'antica struttura conventuale rimane la sola chiesa gotica mentre, nel caso del convento, questo è stato demolito in epoca fascista per l'edificazione dell'Accademia Militare Femminile.

DESCRIZIONE

La facciata a capanna a tre ordini è slanciata verso l'alto, con paramento murario in tufo e, ai bordi, paraste con conci alternati di basalto e travertino.

Nell'ordine inferiore si apre il portale maggiore a sesto acuto, con archivolto anch'esso in conci bianchi e neri, l'ordine intermedio presenta una bifora a sesto acuto mentre, nell'ordine superiore, si apre il rosone circolare.


Chiesa di San Domenico


Portale maggiore ogivale
strombato

L'interno ha una pianta quadrangolare, a navata unica, ricco di pregevoli opere d'arte.

Tra i monumenti spicca, nella muratura laterale sinistra, il monumento funerario del Cardinale de Braye, realizzato nel 1285 da Arnolfo di Cambio. Per la realizzazione del monumento vennero utilizzati frammenti di un sarcofago romano.

Nella parete sinistra si apre la Cappella Petrucci, in stile gotico, con pavimento in cotto maiolicato del 1500. Al di sotto del presbiterio di trova la cripta, anch'essa con una pregevole pavimentazione maiolicata.


Interno ad aula unica quadrangolare


Crocifisso ligneo della parete laterale


Monumento funerario del Cardinale De Braye
realizzato nel 1285 da Arnolfo di Cambio


Colonne tortili cosmatesche che impreziosiscono
la parte bassa del monumento funerario


Corridoio che conduce alla cripta


Cripta sotterranea ottagonale


Pavimentazione maiolicata policroma della cripta

14) DUOMO DI ORVIETO – CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

Il Duomo di Orvieto venne edificato a partire dal 1290 su commissione del Pontefice Niccolò IV.

Il cantiere venne dapprima diretto da Fra Bevignate, per poi passare a Giovanni di Uguccione e, nei primi anni del Trecento, a Lorenzo Maitani, che provvide alla progettazione della facciata e del transetto.

La Cappella del Corporale venne terminata nel 1356. La Cappella di San Brizio venne edificata nel 1444, ultimata di affrescare da Luca Signorelli nel 1504.

La facciata venne completata nel 1500 da Ippolito Scalza con tre delle quattro guglie. Con la Controriforma la chiesa venne abbellita con stucchi e dorature di Girolamo Muziano, poi rimosse tra il 1887 e il 1888.

Nel XVIII secolo i mosaici della facciata vennero sostituiti da copie.

FACCIATA

La facciata è conforme al progetto di Lorenzo Maitani del 1310, noto come Progetto Tricuspidale, poi realizzato. Nell’ordine inferiore si trovano quattro piedritti ornati da bassorilievi scultori, ove sono rappresentate le scene di: la Creazione, nel primo pilastro, Antico Testamento nel secondo, Nuovo Testamento nel terzo e Giudizio Universale nell’ultimo.

Tra i piedritti istoriati si aprono tre porte bronzee di Emilio Greco, installate nel 1970.

L’ordine superiore è composto da sei guglie, due pinnacoli e un rosone.

Le guglie sono ornate da mosaici, copie degli originali, raffiguranti gli Episodi della vita della Vergine, tra cui, partendo da sinistra: Battesimo di Cristo, Assunzione di Maria e Natività di Maria, nelle guglie al di sopra dei portali dell’ordine inferiore; Annunciazione, Apostoli in estasi per l’Assunzione di Maria e Gioacchino e Anna, negli spicchi ai lati delle guglie dell’ordine inferiore e, infine, lo Sposalizio della Vergine, l’Incoronazione della Vergine e la Presentazione di Maria al Tempio, nelle cuspidi superiori.

Facciata della Cattedrale di Orvieto

Rosone posto all'interno di una cornice quadrata contenente settantadue statue di Profeti


Guglie del Duomo di Orvieto ornate con copie dei mosaici raffiguranti le scene della vita della Vergine Maria


Primo pilastro sulla sinistra raffigurante le Storie della Creazione


Secondo pilastro sulla sinistra raffigurante l'Antico Testamento


Secondo pilastro sulla destra raffigurante il Nuovo Testamento


Primo pilastro sulla destra raffigurante il Giudizio Universale


Mosaici del Battesimo diCristo Annunciazione,
sopra il portale e, nella cuspide superiore,
lo Sposalizio della Vergine


Mosaici della Natività di Maria e
Gioacchino e Anna mentre, nella
cuspide superiore, la Presentazione
di Maria al Tempio


Guglie della porzione centrale della facciata con mosaici raffiguranti l'Assunzione, con intorno gli Apostoli in Estasi per l’Assunzione e, nella guglia superiorel’Incoronazione della Vergine

INTERNO

L’interno è in stile gotico distinto in tre navate da due file di colonne e pilastri, realizzati a strisce orizzontali bicromate di basalto e travertino.  L’organo in controfacciata è del 1584 in legno intagliato, dorato e dipinto.

L’altare maggiore è impreziosito dal coro ligneo del XX secolo intagliato e intarsiato, riproduzione dell’originale del XIV secolo di Giovanni Ammannati da Siena. Le vetrate delle navate sono del XIX secolo. Quella della tribuna è distinta in quarantaquattro riquadri con le Scene della Vergine.


Interno del duomo in stile gotico, distinto in tre navate (Su concessione dell'Opera del Duomo)


Pilastri a sezione circolare con l'impiego di strisce bicromate di basalto e travertino (su concessione dell'Opera del Duomo)


Controfacciata del duomo (su concessione dell'Opera del Duomo)

ABSIDE

L’abside è ornato da affreschi raffiguranti le Scene della vita di Maria.

La narrazione è distinta in vari capitoli: alle pareti sono gli Episodi della vita della Vergine mentre, sulla volta, l’Incoronazione della Vergine. Le scene che compongono il ciclo, sono quelle dell'Annunciazione, sulla parete sinistra, della Visitazione, sulla parete destra e dell'Assunzione, nella volta.

Gli affreschi absidali sono stati realizzati nel Trecento da Ugolino di Prete Ilario, restaurati nel Quattrocento da Pastura, Pinturicchio e Gianbologna.


Abside affrescato nel Trecento da Ugolino da Prete Ilario, e integrato nel Quattrocento con affreschi di Pastura, Pinturicchio e Giambologna, raffigurante le Scene della vita della Vergine (su concessione dell'Opera del Duomo)


Affreschi della parete sinistra dell'abside con le Scene dell'Annunciazione (su concessione dell'Opera del Duomo)


Affreschi della parete destra dell'abside con le Scene della Visitazione (su concessione dell'Opera del Duomo)


Affreschi sulla volta del presbiterio con Incoronazione e Assunzione di Maria (su concessione dell'Opera del Duomo)

CAPPELLA DEL SACRO CORPORALE

Realizzata nel XIV secolo per commemorare il Miracolo di Bolsena del 1263, custodendone la reliquia del Sacro Lino.

Venne affrescata da Ugolino di Prete Ilario, così come l’abside, aiutato da collaboratori.


Cappella del Sacro Corporale affrescata da Ugolino da Prete Ilario (su concessione dell'Opera del Duomo)

Il ciclo di affreschi rappresenta scene distinte a seconda delle pareti decorate:

Nell'archivolto d'ingresso é affrescata l'Ultima Cena

La parete destra della cappella é affrescata con Scene del Miracolo di Bolsena, con la tavola dipinta della Madonna dei Raccomandati realizzata da Filippo Memmi nel XIV secolo mentre, nella parete sinistra sono raffigurati gli Episodi miracolosi dell'Eucaristia.

La volta é distinta in otto vele, affrescata da Giambologna con stelle su sfondo azzurro.

VELE: Vi sono raffigurate profezie e simboli eucaristici

LUNETTE: Al di sotto delle vele si trovano le otto lunette affrescate con coppie di angeli e stemmi dell’Opera del Duomo

ALTARE MAGGIORE: Tabernacolo in marmo bianco e rosso decorato a mosaico, realizzato nel XIV secolo da Andrea di Cione detto “l’Orcagna”.


Altare maggiore della Cappella con il prezioso tabernacolo in marmo bianco e rosso
dell'Orcagna, che custodisce il Sacro Lino del Miracolo di Bolsena (su concessione dell'Opera del Duomo)

CAPPELLA DI SAN BRIZIO

Principale capolavoro del duomo, venne affrescata dal Beato Angelico nel 1447, per poi essere completata da Luca Signorelli tra il 1499 e il 1504.

La struttura architettonica della cappella venne completata nel 1444.


Cappella di San Brizio (su concessione dell'Opera del Duomo)

Nel Giugno 1447 il Beato Angelico venne incaricato di affrescare il Giudizio Universale alle pareti e sulla volta, ma non portò a termine il lavoro.

Sulla volta affrescò le due vele, con le scene di Cristo giudice su un trono di nuvole circondato da Santi, nella seconda, e i Profeti, nella prima.

Nel 1499 il pittore Luca Signorelli venne incaricato di affrescare le pareti laterali della cappella.

Affrescò le Storie della predica dell’Anticristo sulla parete sinistra, la Fine del Mondo sulla parete destra e il Giudizio Universale, sulla parete di fondo.


Parete destra affrescata da Luca Signorelli con la Fine del Mondo (su concessione dell'Opera del Duomo)


Parete sinistra affrescata da Luca Signorelli con le Storie della Predica dell'Anticristo (su concessione dell'Opera del Duomo)


Vele affrescate dal Beato Angelico con, nella prima, i Profeti e, nella seconda, Cristo Giudice su un trono di nuvole circondato da Santi (su concessione dell'Opera del Duomo)

11) MUSEO DELL'OPERA DEL DUOMO DI ORVIETO

Il Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto é ubicato nel Palazzo Soliano, adiacente all'Opera del Duomo.

Vi si trovano esposti vari elementi decorativi appartenuti al duomo, documenti e cartigli relativi alle differenti fasi di costruzione, pale d'altare, quadri e statue, rimossi nel XIX secolo in occasione dell'intervemto di restauro generale del duomo.


Sala espositiva ove é allestito il Museo dell'Opera del Duomo (su concessione dell'Opera del Duomo)

Pluteo di paliotto della metà del IX secolo, in marmo con rilievi di una rete di quindici cerchi annodati fra loro, disposti su tre file sovrapposte. Al loro interno vi sono tutti motivi geometrici, tranne due motivi non geometrici, che raffigurano l'una, un Volatile che becca un grappolo d'uva, l'altra un Grappolo d'uva isolato (su concessione dell'Opera del Duomo)


Rilievo marmoreo dell'VIII - IX secolo in marmi policromi (sun concessione dell'Opera del Duomo)


Quarantanove conci di marmo dipinti del XIII secolo appartenenti alla muratura di Palazzo Soliano (su concessione dell'Opera del Duomo)


Affresco staccato dell'Adorazione dei Magi del XIV secolo (su concessione dell'Opera del Duomo)


Fondazioni sotterranee del duomo (su concessione dell'Opera del Duomo)


Fregi e marmi appartenenti alla decorazione del duomo (su concessione dell'Opera del Duomo)

12) MUSEO DIOCESANO

Il percorso espositivo segue il filo conduttore temporale, ripercorso attraverso le collezioni artistiche che sono state donate all'Opera del Duomo nel corso dei secoli.

La ricca collezione di opere d'arte conservate nel museo, copre otto secoli di produzione artistica religiosa.


Tavola dipinta di Simone Martini nel triennio
1322 - 1324, raffigurante la Madonna con
Bambino e Angeli, porzione centrale di un polittico


Reliquiario del cranio di San Savino, realizzato tra il 1340 e il 1345in rame fuso, sbalzato, cesellato, bulinato e doratocon l'impiego di smalti traslucidi


Sulla sinistra, Calice del XV secolo in rame cesellato, inciso e dorato, con smalti traslucidi su argentoA destra Turibolo architettonico del biennio 1574 - 1575 in argento sbalzato, traforato e dorato, con l'impiego di smalti

13) MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO

Dalla parte opposta rispetto al Museo Diocesano, si trova il Museo Civico Archeologico, che conserva i manufatti rinvenuti nelle necropoli del territorio.

Proprio all'inizio del percorso espositivo si trova la Venere di Cannicella, principale manufatto di epoca etrusca rinvenuto nella Necropoli di Cannicella.

Pregevole é anche la collezione di fregi affrescati e antefisse appartenenti alla struttura del Tempio del Belvedere, oltre a vasi e ceramiche dipinti, sia di produzione autoctona, che d'importazione.

Antefisse del Tempio del Belvedere. Sulla sinistra antefissa a forma di Testa di Gorgone mentre, sulla destra, antefissa leonina proveniente dalla Necropoli del Crocifisso del Tufo


Sarcofago a rilievi del IV secolo a.C. dalla Necropoli di Torre San Severo


Pietra di epoca romana riutilizzata dal Comune di Orvieto nel 1209 per incidere il testo dello Statuto

Tra i materiali importati vi sono vasi attici a figure nere e vasi attici a figure rosse.

Splendidi sono i vasi attici a figure nere realizzati da Exekias, principale realizzatore di ceramiche appartenenti a tela tipologia.

Vaso a figure nere del VI secolo a.C. (550 a.C. - 540 a.C.), raffigurante la Preparazione della quadriga per la partenza dell'eroe


Anfora d'importazione attica, realizzata dal vasaio Exekiasrealizzato tra il 550 a.C. e il 540 a.C., raffigurante l'Apoteosi di Eracle sul carro, contornato dagli dei dell'Olimpo


Calici in bucchero del VI secolo a.C.

VENERE DI CANNICELLA: Il principale manufatto del museo é la Venere di Cannicella, una statua alta 80 cm, raffigurante una donna nuda in piedi, con il braccio destro rivolto verso il ventre, senza la mano e, il braccio destro, del tutto mancante. I capelli, portati lunghi e sciolti, ricadono prima, ai lati della testa e, poi, dietro le spalle.

La statua risale al VI secolo a.C., ed é una copia romana in marmo pario di un originale etrusco in bronzo.

Venere di Cannicella

Una delle sale contiene gli oggetti recuperati durante gli scavi effettuati alla Necropoli Etrusca di Porano.

Nella Sala delle Tombe Affrescate sono conservate alcune tombe etrusche intatte, tra cui la Tomba Golini di Porano, che sono stati distaccati per conservarne l'integrità. Rappresentano episodi della vita quotidiana della popolazione Etrusca.

COLLEZIONE FAINAAl secondo piano del museo, sono conservati i reperti parte della Collezione Faina, ordinati tramite un criterio cronologico e tipologico.

Tra i manufatti esposti si trovano materiali preistorici, come punte di frecce, chopper e amigdale, buccheri, bronzi etruschi, ceramiche attiche d'importazione a figure nere e a figure rosse.

Splendida é la collezione numismatica, che raccoglie una ricca quantità di monete rinvenute nelle necropoli, alcune delle quali lavorate con rilievi.

Sala ove é esposta la Collezione Numismatica

Varietà di monete storiche

NB. Le informazioni storiche sulla città di Orvieto, sono state estrapolate dal post "Cenni storici di Orvieto"nel portale Internet "ORVIETOVIVA", inn www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni storiche e architettoniche sul Tempio del Belvedere, sono state estrapolate nel post "Tempio del Belvedere", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", inn www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni sulla Necropoli del Crocifisso del Tufo, sono state estrapolate nel post "Necropoli etrusca Crocifisso del tufo di Orvieto", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni sulla Necropoli di Cannicella, sono state estrapolate nel post "Santuario e Necropoli etrusca della Cannicella", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni sul Palazzo Bracci - Testasecca, sono state estrapolate nel post "Palazzo Bracci - Testasecca", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB, Le informazioni sul Palazzo del Popolo, sono state estrapolate dal post "Palazzo del Popolo", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB, Le informazioni sul Pozzo di San Patrizio, sono state estrapolate dal post "Pozzo di San Patrizio", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni sulla Fortezza Albornoz sono state estrapolate nel post "Fortezza Albornoz", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni sulla Chiesa di San Giovenale, sono state estrapolate dal post "Chiesa di San Giovenale", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva,com.

NB. Le informazioni storiche e architettoniche sulla Chiesa di Sant'Andrea, sono state estrapolate dal post "Chiesa di Sant'Andrea", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sui sotterranei della Chiesa di Sant'Andrea sono state estrapolate dal post "Sotterranei di Sant'Andrea", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni sul Pozzo della Cava, sono state estrapolate dal portale ufficiale del "POZZO DELLA CAVA", nel sito www.pozzodellacava.it.

NB. Le informazioni sulla Torre del Moro sono state estrapolate dal post "Torre del Moro", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni sul Teatro Mancinelli sono state estrapolate dal post "Teatro Mancinelli", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", nel sito www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sulla Chiesa di San Domenico sono state estrapolate dal post "Chiesa di San Domenico", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sulla Cattedrale di Santa Maria Assunta, sono state estrapolate dalla pagina Internet "OPERA DEL DUOMO DI ORVIETO", in www.duomoiorvieto.it.

NB. Le informazioni sul Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, sono state estrapolate dal post "Museo Archeologico Nazionale di Orvieto", nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

NB. Le informazioni sul Museo Civico Archeologico e la Collezione Faina, sono state estrapolate dal post "Musei Archeologici Civici e Faina" nel portale Internet "ORVIETOVIVA", in www.orvietoviva.com.

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