martedì 27 febbraio 2024

GRECCIO E IL SANTUARIO FRANCESCANO: LUOGO DI FEDE NELLA VALLE SANTA REATINA

 STORIA

Il borgo medievale di Greccio, in Provincia di Rieti, é posto su uno sperone roccioso a 705 m.s.l.m., alle pendici del Monte Lacerone. Il borgo é affacciato sulla Valle Santa Reatina.

Le prime informazioni scritte sull'esistenza del Castello, risalgono all'XI secolo. Intorno al 1100, in castrum Greciae conobbe una fase di grande sviluppo urbanistico e demografico, grazie al trasferimento di molti abitanti provenienti dal vicino centro abitato di Rocca Alatri.

Il Castello venne distrutto nel 1242 dalle truppe imperiali di Federico II di Svevia che, non riuscendo ad assediare Rieti, si vole in direzione di Greccio mettendolo a ferro e fuoco. Il toponimo odierno venne utilizzato per la prima volta nel 1720.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Il centro storico medievale, di dimensioni esigue, si presenta con una grande piazza e stretti vicoli medievali ben conservati, occasionalmente impreziositi da artistici murales che mostrano episodi della vita di San Francesco d'Assisi.


Interno del centro storico


Scalinata nel centro storico


Salita alla Chiesa di San Michele Arcangelo

Arco di accesso al centro storico

1) FONTANA MONUMENTALE E MUSEO INTERNAZIONALE DEL PRESEPE

Il fulcro del centro storico é Piazza Roma, dove si trova la Fontana Monumentale realizzata nel Cinquecento.

Nei pressi del borgo é allestito il Museo Internazionale del Presepe, realizzato a seguito del restauro cinquecentesco di un'antica chiesa. Il percorso espositivo ospita numerosi presepi artigianali.


Piazza Roma


Fontana monumentale del Cinquecento

2) CHIESA PARROCCHIALE DI SAN MICHELE ARCANGELO

Nella parte più elevata del colle su cui si erge il centro storico di Greccio, si erge la Chiesa di San Michele Arcangelo, risalente all'XI secolo, e restaurata nel 1799. La chiesa rimase chiusa fino al 1808, anno in cui il Vescovo Monsignor Saverio Marini e i Priori di Greccio, avviarono le prime iniziative di recupero.


Facciata della Chiesa Parrocchiale di San
Michele Arcangelo

Gli ultimi interventi strutturali significativi, risalgono al periodo compreso tra il 1939 e il 1944. In tale occasione, venne ricostruito il tetto e consolidate le fondazioni, interventi resi necessari per i danni causati dal terremoto del 1915.

La torre campanaria, venne edificata nel Seicento sui resti si una delle torri della cinta muraria medievale sopravvissute, tra le sei che la presiedevano.

Torre campanaria del Seicento

INTERNO

L'interno della chiesa contiene opere cinquecentesche, decorate con dipinti parietali e tele dell'artista sabino Vincenzo Manenti, attivo nella prima metà del XVII secolo, fino al 1674, anno della sua morte.

Si presenta come uno spazio ad aula unica coperta con volta a botte. La navata é arricchita da due cappelle laterali, dedicate l'una a Sant'Antonio da Padova, l'altra alla Madonna Immacolata.

Interno ad aula unica della Chiesa di San Michele Arcangelo

Statua di San Michele Arcangelo

Quest'ultima cappella, riposta sulla sinistra, é impreziosita da decorazioni in stucco realizzate nel 1636 da Gregorio Grimani. Entrando sulla destra, é collocato un prezioso fonte battesimale.

L'altare maggiore, consacrato a San Michele Arcangelo, Santo Patrono di Greccio, é sovrastato dalla tela raffigurante proprio lo stesso San Michele mentre, sulle pareti e sul soffitto, sono riposti affreschi di autore ignoto raffiguranti l'Ultima Cena e la Pentecoste.

Altare barocco con la tela raffigurante San Michele

Di notevole pregio é un calice d'argento dorato del XIX secolo, un ostensorio della fine del Seicento, e due acquasantiere in prossimità dell'ingresso, realizzate in marmo rosso di Cottanello nel XVIII secolo.

Acquasantiera del XVIII secolo in marmo rosso di Cottanello

In controfacciata, al di sopra dell'ingresso, é riposto un organo a canne del 1831, realizzato dal Conte ternano Alderano Spada.

3) CHIESA DELLA MADONNA DEL GIGLIO

Nella piazza principale, ai piedi del borgo, si trova la Chiesa della Madonna del Giglio.

In stile barocco, la chiesa ha una struttura molto simile a quella di San Michele Arcangelo.

Facciata della Chiesa della Madonna del Giglio

INTERNO

L'interno della chiesa é a navata unica, in stile barocco. E' coperta da una volta a botte, con altare maggiore centrale, e due laterali, dalle minori dimensioni, decorati in strucco con influssi barocchi tipici dello stile architettonico di Carlo Fontana.

L'altare maggiore, dedicato alla Madonna, é decorato da un tondo a tempera raffigurante la Vergine con Bambino, di un anonimo artista umbro del primo Quattrocento. Sull'altare laterale di sinistra é riposta una tela di Carlo Maratta raffigurante l'Adorazione dei Pastori-

L'altare di destra é sovrastato dalla tela della Madonna con Bambino, San Giuseppe e San Luigi Gonzaga, del 1784 firmata B. Raoni. In prossimità del presbiterio é la tela del Martirio dei Missionari Francescani in Marocco, realizzata nel XIX secolo dal pittore romano Zoffoli.

La chiesa é inagibile e, pertanto, chiusa al pubblico, a causa dei danni provocati dal terremoto del 2016.

4) SANTUARIO FRANCESCANO DI GRECCIO

La principale attrazione turistica del borgo, famosa in tutto il mondo perché legata alla vita di San Francesco d'Assisi, é il Santuario Francescano, che si erge al dui sopra della piazza principale.

Secondo le fonti storiche del periodo, nel 1209 il Poverello di Assisi dimorava alle pendici del Monte Lacerone. In questo luogo San Francesco decise, il 25 dicembre del 1223, di ricostruire l'evento della Natività del Signore in una grotta, in seguito inglobata in un Santuario che si erge a 635 m.s.l.m., in posizione dominante sulla sottostante Valle Santa Reatina.


Salita all'Eremo Francescano


Statua di San Francesco d'Assisi
durante la salita all'Eremo

DESCRIZIONE

Immerso in un contesto di grande pace e serenità, molto adatto alla meditazione, il santuario si presenta all'esterno, con una facciata semplice e disadorna.

Facciata dell'Eremo Francescano

All'interno della struttura, il nucleo originario e cuore del santuario é la Cappella del Presepe, edificata nel 1228, anno della canonizzazione del Santo.

Fu proprio in questa grotta che, la notte di Natale del 1223, San Francesco rappresentò per la prima volta l'evento della Natività.

Cappella del Presepe

Sotto il moderno altare, é riposta la cella in cui il Santo depose il Simulacro del Bambino.

La parete retrostante é impreziosita da un pregevole affresco, restaurato nel 1952 e nel 2016, ove sono rappresentate due scene, una sulla destra, l'altra sulla sinistra.

Affresco della parete di fondo della Cappella del Presepe

Sulla destra della parete sono affrescati il Presepio di Greccio e la Natività di Betlemme, con l'immagine della Vergine raffigurata nell'intento di allattare il Bambino. All'estremità della lunetta é Maria Maddalena, protettrice degli eremiti.


Particolare dell'affresco della Madonna che
allatta il Bambino

Nell'affresco viene riproposta l'iconografia dell'omonima scena dipinta da Giotto nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi. Il Santo é raffigurato con indosso la dalmatica dei diaconi, inginocchiato in adorazione del Bambino. In alto a destra, é affrescato un sacerdote nell'atto di celebrare la messa.


Particolare dell'affresco di San Francesco d'Assisi
in adorazione del Bambino con indosso la dalmatica dei diaconi

Dietro San Francesco sono raffigurati gli altri protagonisti dell'evento: l'uomo vestito di una lunga tunica rossa, affrescato in primo piano, é stato identificato come Giovanni Velita, nobile originario di Greccio, discendente dei Conti Berardi di Celano. Alla sua sinistra é sua moglie, Alticama Castelli di Stroncone.

La parete esterna della Cappella del Presepe é decorata con affreschi raffigurati San Giovanni Evangelista e la Natività, realizzate dal Maestro di Fossa nel XV secolo.

Attraverso un corridoio si accede al primitivo convento, poi riconvertito in refettorio dei frati. Sono inoltre presenti la stanza adibita a dormitorio, e la cella di riposo del Santo, un piccolo angolo ove viene conservata la roccia su cui San Francesco riposava.

Primitivo convento riconvertito in refettorio

Questi tre ambienti appartengono alla primitiva struttura dell'eremo, commemorata da San Tommaso da Celano, primo biografo del Poverello. Nell'antro che precede il dormitorio sono riposti un semplice caminetto, la cantina e una vaschetta per lavare le stoviglie.

Salendo la scala lignea, si accede al primo piano dell'eremo, ove é ubicato il dormitorio ligneo del XIII secolo di San Bonaventura di Bagnoregio, Segretario Generale dell'Ordine Francescano dal 1260 al 1270, L'ambiente presenta una copertura a capriate lignee, ove sono ricavate piccole celle, abitate dai frati fino al 1915.

Accanto al dormitorio ligneo é posta la Chiesa di San Bonaventura, risalente al 1228, coperta da una volta a botte a tutto sesto affrescata con motivi stellati. Degni di nota, l'affresco raffigurante il Beato Giovanni da Parma, un tondo in legno della Madonna con Bambino del XV secolo di Biagio d'Antonio, un frammento di affresco del XV secolo raffigurante San Francesco che a Poggio Bustone riceve la remissione dai suoi peccati. Infine la pala d'altare del XVI secolo, raffigura la Deposizione dei Santi.

Altare maggiore della Chiesa di San Bonaventura


Volta a botte della chiesa affrescata
con motivi stellati

Un tramezzo ligneo separa la chiesa dal Coro dei Frati, ove si conservano il leggio e l'antico corale.


Coro dei Frati


Stalli lignei del Coro dei Frati

Attraversando una porta si giunge in una piccola stanza che ospita l'Oratorio. L'altare maggiore é impreziosito dalla copia trecentesca che raffigura il ritratto di San Francesco, il cui originale fu eseguito su commissione di Jacopa da Settesoli, quando ancora il Santo era in vita.

La tela raffigura San Francesco colto nell'atto di asciugarsi gli occhi con un fazzoletto, a causa della malattia visiva che lo afflisse negli ultimi anni della sua vita.

Oratorio dell'eremo di Greccio

Tela di San Francesco che si asciuga gli occhi con un fazzoletto

Nel piazzale del convento, di ampie dimensioni, si trova la nuova chiesa, edificata nel 1959 su progetto dell'Architetto Carlo Alberto Carpiceci.

All'interno della chiesa si accede attraversando due portali di bronzo, realizzati dagli scultori Lino Agnini e Alberto Poli. Le vetrate policrome interne sono state realizzate da Padre Alberto Farina, raffiguranti scene e personaggi legati alla vita di San Francesco.

Interno della chiesa a navata unica del 1959

Nella chiesa sono conservati due presepi in terracotta e in legno di Luigi Venturini e Lorenzo Ferri.

Nel matroneo della chiesa é allestita la Mostra dei Presepi, opere contemporanee realizzate su ispirazione del presepe francescano.

Nel piazzale sovrastante il romitorio, partono alcuni sentieri che é possibile percorrere, dai quali é possibile godere di splendidi panorami sulla Valle Santa Francescana.

Tra questi vi é il Sentiero Natura e Spiritualità, un percorso ad anello che si sviluppa nei boschi sovrastanti l'eremo. Il sentiero inizia e termina dinanzi al santuario stesso. Il sentiero é di facile percorrenza, con un dislivello esiguo, percorribile anche dai meno allenati.

Sentiero Natura e Spiritualità

Monte Terminillo visto dal Sentiero Natura e Spiritualità

NB. Le informazioni relative alla storia di Greccio, alla Fontana Monumentale e al Museo Internazionale del Presepe, sono state estrapolate dal post "BORGO MEDIEVALE DI GRECCIO", nel sito ufficiale del "Comune di Greccio", in www.comune.greccio.ri.it.

NB. Le informazioni relative alla Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo, sono state estrapolate dal post "CHIESA PARROCCHIALE DI SAN MICHELE ARCANGELO", nel portale ufficiale del "Comune di Greccio", in www.comune.greccio.ri.it.

NB. Le informazioni relative alla Chiesa della Madonna del Giglio, sono state estrapolate dal post "CHIESA della MADONNA DEL GIGLIO", nel portale ufficiale del "Comune di Greccio", in www.comune.greccio.ri.it.

NB. Le informazioni sull'Eremo Francescano, sono state estrapolate dal post "SANTUARIO FRANCESCANO DEL PRESEPIO", nel portale ufficiale del "Comune di Greccio", in www.comune.greccio.ri.it.

lunedì 26 febbraio 2024

ABBAZIA BENEDETTINA DI SANTA MARIA DI FARFA: PRINCIPALE LUOGO DI CULTO CATTOLICO DELLA SABINA

 STORIA

La fondazione dell'Abbazia benedettina di Santa Maria di Farfa, conosciuta semplicemente come Abbazia di Farfa, viene fatta risalire agli anni compresi tra il 560 e il 570 per volontà di San Lorenzo Siro, monaco giunto dalla Siria insieme a sua sorella Susanna, per fare proseliti nella Sabina dove venne nominato Vescovo.

Egli abbandonò presto questo incarico, dedicandosi alla fondazione del complesso abbaziale, tra i principali complessi benedettini, colmo di spiritualità.

Alla morte di San Lorenzo, avvenuta nel VI secolo, il monastero venne dapprima devastato dalle scorrerie saracene, poi abbandonato con la dominazione longobarda durante la Guerra Greco - Gotica, dal 545 al 554. La chiesa ormai abbandonata e ridotta in rovina, risorse a partire dal 680, sotto la protezione del Duca Longobardo di Spoleto Faroaldo II.

Proprio grazie a San Tommaso l'abbazia iniziò un periodo di profonda rinascita. Il patrimonio abbaziale si ampliò al tal punto che, pontefici, duchi, re e gastaldi riconobbero all'abbazia esenzioni e privilegi.

Nel 774, con l'inasprirsi delle tensioni tra franchi e longobardi, l'Abate Probato, di origini sabine, cercò inizialmente di mediare tra la posizione del Re Desiderio e Carlo Magno ma, a causa dell'ostinazione del primo, si schierò con l'Imperatore carolingio il quale, al momento della vittoria sui Longobardi, riconobbe il monastero l'esenzione da qualsiasi giurisdizione.

Nell'822 Farfa raggiunse il momento di massimo splendore, venendo elevata ad abbazia imperiale, cui vennero riconosciuti vasti possedimenti anche extraterritoriali, che si estendevano dalla Sabina alla Marsica, all'Umbria, alla Tuscia, alla Valle del Turano, fino ad Ascoli e a Pavia.

La prosperità raggiunta venne nuovamente minacciata a causa delle incursioni saracene, che tuttavia, impressionati dalla sua bellezza e imponenza, non la distrussero, ma ne fecero il proprio quartier generale. I Saraceni abbandonarono l'Italia a seguito della sconfitta subita sul fiume Garigliano nel 919.

Trascorsi sessant'anni di decadenza, fu grazie alla lungimiranza dell'Abate Ugo I, che il monastero farfense poté risorgere a nuova vita. Egli riuscì a far estendere le proprietà dell'abbazia, e la ricchezza del monastero gli permise anche di rifornirsi di un esercito per garantirne la difesa. Con la morte di Ugo I il governo dell'abbazia passò al nuovo Abate Berardo I.

Durante la Lotta per le Investiture, l'abbazia si scierò a fianco dell'Imperatore Enrico IV. Tale conflitto tra Papato e Impero ebbe termine con il Concordato di Worms, stipulato nel 1122. Con la stipulazione di tale accordo, l'abbazia passò dalla giurisdizione imperiale a quella pontificia.

Per scongiurarne il rapido e inesorabile declino i Papi diedero in commenda il complesso. Durante tale periodo, l'Abate Berardo ospitò nella struttura il monaco Gregorio da Catino, il quale si dedicò molto allo studio della storia di Farfa, trascrivendo preziosi documenti come bolle pontificie e atti di donazione. Il principale documento legato alla storia del complesso, é costituito dal Regesto di Farfa.

La commenda abbaziale venne poi trasferita agli Orsini, mentre sotto i Pontefici Giulio II Della Rovere e Leone X Medici, la commenda dell'abbazia venne assegnata dapprima ai Della Rovere, per poi tornare agli Orsini e, infine, ai Farnese.

Sotto la giurisdizione del Cardinale Alessandro Farnese, futuro Papa Paolo III, nel 1567 il monastero venne aggregato alla congregazione cassinese. Con la soppressione napoleonica e la Legge Pepoli dello Stato unitario italiano del 1866, i pochi beni ancora di proprietà dell'abbazia passarono allo Stato italiano.

Dal 1895 al 1912 il Beato Placido Riccardi venne nominato Rettore dell'Abbazia di Farfa. Egli morì nel 1915, venendo beatificato dal Pontefice Pio XII nel 1954.

DESCRIZIONE

La visita all'Abbazia di Farfa é consentita solo su prenotazione, tramite percorso guidato. Le guide molto professionali e coinvolgenti. La visita guidata comprende, compatibilmente con lo svolgimento delle funzioni religiose, una durata di circa quaranta minuti, in cui verranno mostrati tutti gli ambienti del complesso monastico.

Complesso dell'Abbazia benedettina di Farfa

Facciata della Basilica di Santa Maria di Farfa

Portale della basilica

Panorama del Monte Soratte dall'Abbazia di Farfa

BASILICA

La visita ha inizio dalla basilica abbaziale, principale ambiente del complesso monastico e gioiello dell'arte rinascimentale, ove é possibile ammirare le pitture dei Fratelli Zuccari, di Orazio Gentileschi e di Hendrik van der Broek, e delle rispettive botteghe artistiche.

Nella zona retrostante l'abside, é riposto il coro ligneo quadrato.

Interno della basilica in stile rinascimentale

Parete laterale della navata centrale


Controfacciata della basilica farfense


Tela della controfacciata


Abside affrescata della chiesa


Affreschi sulla destra dell'abside


Ciborio in pietra sovrastante il presbiterio


Particolare scolpito del ciborio in
pietra che sovrasta l'altare


Coro ligneo della chiesa


Volta a botte del presbiterio affrescata


Icona bizantina della Vergine
con Bambino


Tela della Crocifissione di San Pietro

CHIOSTRO LONGOBARDO, REFETTORIO, SALA CAPITOLARE E CHIOSTRO RINASCIMENTALE

Al termine del corridoio é ammirabile il piccolo chiostro longobardo, dal quale é possibile accedere all'antico refettorio, decorato da affreschi realizzati nel XVII secolo dal Cavalier Vincenzo Manenti.

La Sala Capitolare é invece decorata con affreschi di Francesco Verola.

Sala Capitolare

Affresco della parete di fondo della Sala Capitolare di Francesco Verola

Il percorso continua nel chiostro rinascimentale, la cui realizzazione venne commissionata dal Cardinale Alessandro Farnese, nipote di Papa Paolo III, nella seconda metà del XVI secolo.


Chiostro rinascimentale

CRIPTA

Usciti dalla zona del chiostro é visibile il vano di accesso alla cripta della basilica medievale, ove é conservato un antico sarcofago di epoca romana.

Vano della cripta abbaziale

Sarcofago di epoca romana nella cripta

Rilievi del sarcofago romano nella cripta

ARCHIVIO STORICO

Si accede poi alla Biblioteca, o Archivio Storico dell'abbazia, di proprietà dello Stato, in cui é possibile ammirare importanti copie manoscritte di opere storiche, tra le quali copie originali dell'Enciclopedia di Denis Diderot e Jean Baptiste D'Alembert.

Viene qui conservata anche la trascrizione di dodici scene del Chronicon Farfense di Gregorio da Catino, risalente al XII secolo.

Per le scolaresche, dietro espressa prenotazione, si effettuano anche laboratori di scrittura.

NB. Le informazioni storiche sull'Abbazia di Farfa, sono state estrapolate dal post "Storia dell'Abbazia di Farfa / History of The Abbey of Farfa", nel sito ufficiale dell'"Abbazia Benedettina S. Maria di Farfa", in www.abbaziadifarfa.it.

NB. Le informazioni artistiche e architettoniche sull'Abbazia di Farfa, sono state estrapolate dal post "Visitare l'Abbazia di Farfa", nel sito ufficiale dell'"Abbazia Benedettina S. Maria di Farfa", in www.abbaziadifarfa.it.

POGGIO NATIVO: BORGO MEDIEVALE TRA RIETI E ROMA

  STORIA Poggio Nativo è un Comune di 2.589 abitanti della Provincia di Rieti posto al confine con la Città Metropolitana di Roma Capital...