venerdì 30 giugno 2023

FUMONE: IL BORGO PIU' MISTERIOSO DELLA CIOCIARIA

STORIA

Il borgo di Fumone (FR), originariamente denominato Castrum Fumonis, sorge in posizione sopraelevata, sulla cima di un'altura a 738 m.s.l.m., tra i borghi di Ferentino e Anagni. Il suo nome deriva dalle fumate emanate dalla torre principale posta in posizione sopraelevata, in grado di avvisare la Capitale del sopraggiungere di truppe nemiche.

A questa curiosità storica si fa risalire l'origine del detto "Se Fumone fuma, la campagna trema".

Appartenente allo Stato della Chiesa, Fumone svolse la funzione d'importante punto di controllo delle Valli del Cosa e del Sacco, in grado di sorvegliare e difendere il territorio circostante dalle invasioni Saracene e normanne.

Le prime notizie scritte relative a Fumone appartengono al IX secolo, ma secondo la leggenda, le sue origini devono essere ricercate nell'epoca della Roma Monarchica, ossia nel V secolo a.C., quando l'ultimo Re di Roma, Tarquinio il Superbo, cacciato dalla città a causa dei suoi atteggiamenti dispotici, pare riuscisse a trovare rifugio proprio in questo borgo.

Nel 1233 venne eretto il Castello, posto nella parte più elevata del borgo, utilizzato come luogo di prigionia.

Non a caso il borgo, e in particolare il Castello, sono diventati famosi per essere stati il luogo di prigionia del Pontefice Celestino V, il "Papa del gran rifiuto", fatto qui imprigionare dal successore Bonifacio VIII, e dove poi morì in circostanze misteriose, e in condizione di totale isolamento.

MONUMENTI E LUOGHI D'INTERESSE STORICO - ARTISTICO

1) PORTA DI ACCESSO AL BORGO

L'accesso al borgo medievale di Fumone, avviene tramite una porta urbica, che si apre lungo il perimetro esterno, denominata Porta Romana.

La struttura della porta, che costituisce uno dei due ingressi principali del centro storico, è composta da un duplice sbarramento difensivo, ricavato sulle mura di una massiccia torre quadrangolare che consente l'ingresso al nucleo storico del paese.


Porta di accesso al borgo
medievale di Fumone

Il borgo - fortezza non è difeso da mura medievali, bensì dalla stessa struttura planimetrica dell'abitato, a forma di ellisse, dove mano a mano che si sale verso il Castello, le stradine si fanno più strette e di difficile accesso.

Vicoli del borgo

2) CASTELLO LONGHI - DE PAOLIS

Il Castello Longhi - De Paolis, anche conosciuto con il semplice appellativo di "Castello di Fumone", costituisce uno splendido esempio di residenza nobiliare di origine medievale.

La sua posizione sulla cima del Monte Fumone, già ad una prima vista suggerisce ai visitatori la funzione strategia per la quale venne concepito. Tuttavia tale funzione, non era la sola svolta dal maniero, in quanto veniva utilizzato anche come residenza nobiliare e simbolo d'influenza politica dei proprietari.


Ingresso al Castello Longhi - De Paolis

Nel 1600, sui resti di un torrione appartenuto ad un possente maniero, venne edificato un monumentale giardino pensile di 3500 mq, dal quale la vista spazia sulla campagna circostante, e possono essere avvistati i centri storici di oltre quaranta paesi posti nei dintorni.

Nel corso del tempo transitarono per il castello personaggi illustri. Nel 1584 il Castello venne acquistato dai Marchesi Longhi - De Paolis, attuali proprietari del maniero, che lo trasformarono in una dimora principesca. All'interno del Castello sono presenti una Cappella, e l'angusta stanza che svolse la funzione di prigione del Papa Celestino V.


Cella di prigionia di Papa Celestino V
in cui poi morì

All'interno del Castello di Fumone, si conserva una teca di legno, in cui è riposta la salma di un bambino, rivestita di cera, identificabile con quella del figlio della Marchesa Emilia Caetani Longhi.

Le circostanze della morte del Marchesino, avvenuta nel XIX secolo, all'età di soli due anni, sono ancora avvolte nel mistero. Secondo la versione raccontata dalle guide autorizzate ad accompagnare i visitatori nel tour del castello, si ritiene che il bambino sia stato avvelenato dalle sorelle, in quanto gelose del fatto che fosse l'unico erede maschio della famiglia, pertanto colui cui aspettava di diritto la successione. Ad accompagnare la leggenda, si racconta che il fantasma del bambino vaghi ancora nel castello, e durante alcune ore del giorno e della notte si odano ancora le urla strazianti della madre che invoca il nome del figlio morto.


Salma imbalsamata del Marchesino
morto in circostanze misteriose

Ciò che è vero, tuttavia, non è tanto la leggenda o le grida della madre, ma il fatto che i proprietari del castello non hanno mai voluto far esaminare il corpo del bimbo, attraverso un esame autoptico, probabilmente in modo tale da non rilevare i segreti che si celano dietro la vicenda.

Oltre a ciò che è stato descritto, durante la visita guidata è possibile ammirare anche altri ambienti del castello, tra i quali i saloni perfettamente conservati, i giardini pensili adornati con siepi di bosso, sui quali si dice siano i più alti d'Europa, la cella del corpo di guardia, le stanze adibite a prigione con le porte ferrate, i pozzi, le cisterne e i camminamenti di ronda.

NB. Le notizie storiche e geografiche sul borgo di Fumone, sono state estrapolate dal post "Il Borgo di Fumone" nella pagina internet "CIOCIARIAturismo.it", nel sito www.ciociariaturismo.it.

NB. Le informazioni sul Castello Longhi - De Paolis di Fumone, sono state estrapolate dalla pagina "Il Castello di Fumone", nel portale "CIOCIARIAturismo.it", nel sito www.ciociariaturismo.it.

ALATRI: ANTICA CITTA' ERNICA TESTIMONE DEL MIRACOLO DELL'OSTIA INCARNATA

 STORIA

La Città di Alatri, in Provincia di Frosinone, vanta origini ben più antiche di Roma. in quanto fondata dal popolo preromano degli Ernici. A tale popolo viene attribuita, nel VII secolo a.C., la fondazione delle strutture megalitiche dell'Acropoli, e delle mura che circondano il borgo antico, composte da possenti massi incastrati tra loro senza l'ausilio di malta cementizia.

A partire dal V secolo a.C. entrò in contatto con Roma, e divenne sede vescovile a seguito dell'innalzamento della città a rango di municipium. Nel Basso Medio Evo si costituì in libero comune, ricompreso nei confini dello Stato Pontificio e governato dalla Famiglia Conti.

MONUMENTI E LUOGHI D'INTERESSE

1) MURA POLIGONALI E ACROPOLI DI ALATRI

L'edificazione dell'acropoli preromana di Alatri rappresenta, insieme alla cortina muraria difensiva, il più imponente monumento della città. La struttura dell'Acropoli, si caratterizza per la presenza di mura poligonali, costituite da grossi massi squadrati interposti fra loro senza l'ausilio di malta cementizia.


Panorama del centro storico di Alatri
dall'Acropoli


Blocchi megalitici delle mura
poligonali di Alatri, disposti
alla III maniera, con poligoni dai
lati perfettamente combacianti


Mura poligonali di Alatri di origine
Ernica

La vasta area sopraelevata racchiusa all'interno della cortina muraria dell'Acropoli, ha una superficie pari a 19.000 mq. Nel tempo l'acropoli ha svolto la duplice funzione di spazio sacro e presidio difensivo.

Degne di ammirazione, oltre alle stesse mura poligonali, sono le due porte di accesso all'area sopraelevata, che si aprono nella muratura: la Porta Maggiore, posta sul lato meridionale, possiede un architrave monolitico di grandi dimensioni, mentre la Porta Minore, pur se di minori dimensioni, possiede la medesima suggestione, per essere attraversata da un corridoio ascendente, che conduce alla zona più elevata dell'acropoli.


Porta Minore di accesso all'Acropoli
posta sul lato settentrionale


Porta Maggiore di accesso all'Acropoli
posta sul lato meridionale

Lungo le mura dell'acropoli si aprono altre tre nicchie, e il portico dell'Acropoli, edificato per volontà del committente romano Lucio Batilieno Varo nel II secolo a.C..

2) CONCATTEDRALE DI SAN PAOLO

STORIA E ARCHITETTURA

Sulla sommità dell'Acropoli si trova la Concattedrale di San Paolo con l'attiguo Vescovato.

Gli edifici monumentali, pur essendo di origine altomedievale, si presentano con le forme assunte nel XVIII secolo, come risultato di ristrutturazioni che culminarono con la ricostruzione della facciata ad opera dell'Architetto Jacopo Subleyras.


Facciata della Concattedrale di San Paolo

L'interno presenta una struttura suddivisa in tre navate con presbiterio rialzato, e conserva reperti cosmateschi del 1222. Sono ivi conservati le reliquie e la statua di San Sisto I, e nella Cappella del Miracolo dell'Ostia incarnata. Tale miracolo si fa risalire all'evento dell'"Ostia Incarnata", la celebre reliquia testimone del miracolo eucaristico, accaduto tra la fine del 1227 e l'anno successivo, quando l'Ostia consacrata, nelle mani di un sacerdote che non credeva alla presenza del Corpo di Cristo, si trasformò in carne umana.

Interno della Concattedrale di San Paolo


Cappella del Miracolo
dell'Ostia Incarnata

3) CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE

La Chiesa di Santa Maria Maggiore, venne edificata a partire dal V secolo e ampliata in epoca romanica. La chiesa deve il suo attuale aspetto alla ristrutturazione effettuata nel XIII secolo, ad opera di maestranze borgognone.

ESTERNO

La facciata della chiesa si presenta monocuspidata, alla cui base si aprono tre portali di accesso, e sovrastata dal rosone circolare, decorato dal costante ricorso al motivo trilobo.


Facciata con rosone circolare e campanile
della Chiesa di Santa Maria Maggiore


Portale principale con cornice ogivale
della Chiesa di Santa Maria Maggiore

INTERNO

L'interno della chiesa si presenta severo ed essenziale a tre navate, separate fra loro da massicci pilastri, ai quali si alternano colonne a sezione semicircolare.

Tra le pregevoli opere d'arte conservate nella chiesa, rilevano la presenza di un gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli, capolavoro di arte romanica risalente al XIII secolo, decorato con l'aggiunta di figure policrome che rappresentano la vita di Cristo e della Vergine.

Degno di nota è il Trittico del Redentore, attribuito ad Antonio di Alatri, che rappresenta Cristo Benedicente, la Vergine col Bambino e San Sebastiano, risalente alla prima metà del XV secolo, che segue i modelli tardogotici appartenenti a Gentile da Fabriano.

Infine il Fonte Battesimale presenta sulla superficie un frammento scultoreo raffigurante tre telamoni, realizzato nel XIII secolo al fine di sorreggere una colonna candelabro, e poi trasformato in fonte con l'aggiunta di sovrastante catino.


Interno in stile gotico della Chiesa
di Santa Maria Maggiore

4) CHIESA DI SAN FRANCESCO

Edificata da una piccola comunità di Frati Francescani a partire dal XIII secolo, insediatisi ad Alatri nella prima metà del Duecento, la Chiesa di San Francesco presenta nella facciata un sobrio portale a sesto acuto, sovrastato da un rosone circolare con sedici raggi, composti da differenti colonnine che racchiudono il medesimo traforo della vicina Chiesa di Santa Maria Maggiore.


Facciata della Chiesa di San Francesco

INTERNO

L'interno della chiesa si compone di un unico spazio a pianta rettangolare, trasformato nel XII secolo, con l'aggiunta di una ricca decorazione in stile barocco.


Interno barocco ad una navata
della Chiesa di San Francesco

All'età medievale appartengono alcuni frammenti di affresco presenti in controfacciata, e nel piccolo spazio attiguo all'ingresso, raffiguranti San Giovanni Battista, e una Madonna con Bambino in Trono, risalenti nella prima metà del Quattrocento.

Nel presbiterio della chiesa è visibile, riposto in un'urna di epoca barocca, la sacra reliquia del mantello di San Francesco d'Assisi, che secondo la tradizione popolare, fu donato dallo stesso Santo alla comunità di Alatri nel 1222, durante il soggiorno nella cittadina presso la Chiesa di Sant' Arcangelo.

Il Mantello è un tessuto di origine medievale, confezionato con una lana di colore grigio cenerino, assai logoro.


Volta del presbiterio ornata da
stucchi in stile barocco

NB. Le informazioni relative alla storia e ai monumenti di Alatri sono state estrapolate dai siti 1) "ALATRI. Cammino sulla storia" in www.alatriturismo.it, e 2) dal post "Alatri", nel portale "CIOCIARIAturismo.it, le Colline di Cicerone intorno a Roma", nel sito www.ciociariaturismo.it.

giovedì 29 giugno 2023

CERTOSA DI TRISULTI (COLLEPARDO): IL CAPOLAVORO BAROCCO DELLA CIOCIARIA

 STORIA

La Certosa di Trisulti è un suggestivo complesso religioso in stile barocco, localizzato nel Comune di Collepardo, in Provincia di Frosinone.

Il nome con cui è conosciuto il complesso religioso, deriva dal latino "Tres Saltuibus" (Tre Salti), con il quale ci si riferiva al castello di proprietà della Famiglia Colonna ivi presente, poi andato distrutto, posto in posizione dominante, permettendo il controllo dei territori di Abruzzo, Roma e del confine meridionale dello Stato Pontificio.

Il Pontefice Innocenzo III assegnò ai Certosini la prima abbazia benedettina del territorio fondata da San Domenico di Sora, nell'anno mille. Nel 1204 venne costruito il perimetro del complesso abbaziale, al centro del quale venne edificata la chiesa consacrata a San Bartolomeo Apostolo nel 1211.


Complesso della Certosa di Trisulti

DESCRIZIONE DEL COMPLESSO

1) PALAZZO D'INNOCENZO III E ANTICA FORESTERIA

Tra le testimonianze del periodo medievale della Certosa, rileva la presenza di un leone in pietra posto sulla gradonata, proveniente dal protiro della facciata della chiesa, successivamente demolito; il Palazzo d'Innocenzo III e l'Antica Foresteria, posta dinanzi alla chiesa, che ospita l'archivio storico della certosa, in cui sono custoditi antichi volumi.

2) FARMACIA E GIARDINI

Di grande impatto visivo è la sala che ospita le strutture della Farmacia della Certosa, situata dinanzi all'ingresso del complesso, realizzata nel Settecento, in cui venivano preparati liquori, distillati e i necessari medicinali.


Vestibolo della Farmacia
con affreschi di vegetali sulle pareti

All'esterno della sala si trovano i giardini, in cui sono poste siepi che ripropongono forme animalesche, e venivano coltivate le erbe medicinali utilizzate dai medici residenti nella Certosa. L'interno è ripartito in tre ambienti, e conserva l'arredo ottocentesco e il mobilio originale, ove sono riposte le erbe medicinali.


Interno della Farmacia, con gli scaffali originali 
contenenti le Erbe Medicinali

L'interno della sala si caratterizza per la presenza dello splendido affresco, in stile pompeiano, che la decora interamente. La decorazione venne eseguita alla fine del XVIII secolo, dal pittore Giacomo Manco.


Decorazione della volta della Farmacia
di Giacomo Manco del XVIII secolo

Nell'ingresso e nel salotto di attesa, è visibile una decorazione eseguita dal pittore napoletano Filippo Balbi, che rappresentò a figura intera, con la tecnica del Tramp l'oeil Benedetto Ricciardi, monaco responsabile della farmacia intorno al 1857.

3) CHIESA DI SAN BARTOLOMEO

ESTERNO

Nel sagrato dinanzi alla chiesa è presente una fontana del XVIII secolo. La chiesa della certosa, consacrata a San Bartolomeo Apostolo, presenta una facciata rinnovata nel Settecento.


Facciata della Chiesa di San Bartolomeo

INTERNO

L'interno della chiesa, a navata unica, presenta un'iconostasi divisoria, che separa la zona presbiteriale riservata ai Padri, dall'altra zona riservata ai Conversi. L'iconostasi è dotata di una bellissima porta intarsiata, che consente il passaggio alla zona dei Padri.


Interno della Chiesa di San Bartolomeo
separato dall'iconostasi


Abside della Chiesa di San Bartolomeo
nella Zona dei Padri

Due cori lignei realizzati dai maestri certosini, il primo datato a metà del del Cinquecento mentre il secondo del 1688, circondano la navata. Alle pareti sono visibili affreschi raffiguranti Glorie e Santi, mentre sulla volta sono raffigurati i Martiri Testamentari e Certosini, realizzati nel 1683 dal pittore napoletano Giuseppe Caci.


Volta della chiesa decorata in stucco dorato, recante
affreschi raffiguranti Martiri Testamentari e Certosini
di Giuseppe Caci del 1683


Abside della Chiesa di San Bartolomeo Apostolo

Tra le rappresentazioni dei martiri certosini, nel primo coro della chiesa è affrescato il Massacro dei Certosini di Londra, eseguito con drammatico realismo sempre dal pittore Filippo Balbi intorno al 1863.

Tela raffigurante il Massacro dei Certosini di Londra di Filippo Balbi del 1863

Accanto alla chiesa sorge il Monastero, il cui corridoio conduce al grande chiostro rettangolare circondato da arcate. Il chiostro, posto su due piani, ospita le stanze dei monaci.


Chiostro della Certosa di Trisulti

4) REFETTORIO, CHIOSTRO PICCOLO E SALA CAPITOLARE

Al centro del corridoio, una porta conduce al Refettorio Monumentale. Sulla volta del refettorio è presente un dipinto murale.


Refettorio Monumentale

Un altro passaggio conduce al Chiostro Piccolo, con il Cimitero dei Monaci e la Sala Capitolare, decorata con dipinti murali, e la Pala d'Altare realizzata da Giacomo Manco alla fine del XVIII secolo.

NB. Le informazioni riportate sono state estrapolate dal post "Certosa di Trisulti", nel blog "Grotte di Pastena e Collepardo", nel sito www.grottepastenacollepardo.it.

COLLEPARDO: CENTRO STORICO, GROTTE E POZZO D'ANTULLO

 STORIA

Collepardo è un comune della Provincia di Frosinone, posto nelle vicinanze della catena montuosa dei Monti Ernici, che prendono il nome dell'antica popolazione italica, gli Ernici, che per primi si insediarono in queste terre.

La data della fondazione è incerta, anche se la sua origine si fa risalire alla prima metà del VI secolo, quando venne denominata "Castello di Trisulti". Fu in questo periodo che Teodorico, Re degli Ostrogoti, occupò le terre del Lazio meridionale, conferendo un'organizzazione amministrativa ai pastori delle tribù nomadi che vi si erano stanziati, organizzandoli in comunità.

A partire dal primitivo insediamento, gli abitanti cercarono di allargare il proprio territorio in direzione della località denominata "Adragone" o "Atricone", oggi corrispondente alla frazione di Civita. Da questo luogo, nei secoli successivi, i primi coloni si spostarono sulla collina ove sorge il centro storico. La nascita dell'attuale nucleo storico viene fatta risalire ai secoli IX e X, corrispondenti al periodo dell'incastellamento, periodo in cui il centro storico venne cinto, come ancora ai giorni nostri, di mura poligonali inespugnabili, ornate da massicci torrioni.

Nel corso dei secoli, Collepardo è stato sempre oggetto delle pretese territoriali della vicina Alatri. Tuttavia riuscì sempre a salvarsi dai tentativi d'incorporazione e assoggettamento, grazie all'elezione del Pontefice Oddone Colonna, passato alla storia con il nome di Martino V, il quale concesse la giurisdizione del feudo di Collepardo alla propria famiglia, a partire dal 1422.

In tal modo Collepardo riuscì a sottrarsi definitivamente alle pretese di assoggettamento dello scomodo vicino Alatri, mentre il "Castello di Trisulti" tornò definitivamente in mano ai Colonna.

A partire dal XVI secolo il comune venne governato dalla famiglia senese dei Tolomei, trasferitisi a Collepardo dopo essere stati scacciati da Siena a seguito delle inimicizie e delle lotte intestine tra fazioni, nella loro città. Imparentatisi con la famiglia locale dei Lattanzi, diventarono per lungo tempo fattori della Famiglia Colonna, mantenendo in tal modo per lungo tempo, il controllo del feudo.

1) CENTRO STORICO

Il centro storico di Collepardo ha un aspetto medievale, composto di vicoli, piazzette, archi, raggruppati intorno alla mole della Parrocchiale risalente al XV secolo, e dedicata al Santissimo Salvatore.

Intorno al nucleo storico corre una cinta muraria di epoca medievale, che permette di compiere una passeggiata panoramica con vista sulla campagna ciociara. Nella cinta muraria si aprono tre porte, e sono presenti sei torri.


Porta di accesso al borgo con
arco a tutto sesto

All'interno sono presenti interessanti monumenti storici, tra i quali splendidi portali posti sulle antiche abitazioni, finestre bifore e l'antica Rocca dei Colonna risalente al XIV secolo. L'ingresso della fortezza è costituito da un magnifico portale costruito dalla Famiglia Tolomei di Siena, risalente al 1606.


Torrione della Rocca dei
Colonna del XIV secolo

2) GROTTA DI COLLEPARDO

La Grotta di Collepardo, situata sul versante meridionale dei Monti Ernici, si apre nel fianco di una gola, alla base di un torrione detto "Rupe del Marginato", originato dall'erosione di un torrente. E' anche conosciuta con l'originale appellativo di "Grotta dei Bambocci", per la singolarità delle conformazioni rocciose, dalle sembianze umane e animali. L'appellativo fu cambiato in "Grotta Regina Margherita di Savoia", in occasione della visita della Regina d'Italia avvenuta nel 1904.

L'interno presenta volte ricoperte da splendide stalattiti, alcune delle quali sono collegate alle sottostanti stalagmiti. La sala principale delle grotte si estende in profondità per oltre novanta metri, con una larghezza variabile tra i trenta e i sessanta metri. La volta della grotta, di altezza variabile tra i quattordici e i venti metri è divisa in tre settori da stalagmiti.


Stalattiti e stalagmiti Grotta di Collepardo


Stalattiti e stalagmiti Grotta di Collepardo

Dalla depressione posta nel tratto iniziale di visita, si sale di quota fino a raggiungere il settore più alto detto "Palco", per poi scendere in direzione nord - ovest, in cui si aprono la sala della Foresta Pietrificata, così definita per l'unione delle stalattiti con le stalagmiti sottostanti, la Sala Centrale, e la Sala del Trono, anche denominata Sala della Regina, nella quale si racconta che la Regina Margherita si sedette su una roccia che le ricordava un trono.

In fondo alla grotta, in posizione più elevata, c'è la Sala Alta, in cui si ammirano lunghi spaghetti, sottili formazioni in attività, e le Perle di Grotta, formazioni sferiche poste all'interno di pozze d'acqua.


Dischetti di stalagmiti tagliate

3) POZZO D'ANTULLO

A circa un chilometro di distanza da Collepardo, alle pendici dei Monti La Monna e Rotonaria, parte della catena montuosa dei Monti Ernici, si apre il Pozzo d'Antullo, un'enorme dolina carsica di crollo, originata dallo sprofondamento di una grotta.

Le pareti di roccia poste a strapiombo, sono ancora oggetto dell'attività di stillicidio di gocce d'acqua, motivo della formazione di molte stalattiti. Molte di queste hanno una forma curva, a causa del vento che con la sua incessante azione, ne ha modellato la forma.

La dolina, larga 300 m e profonda 60 m, rappresenta una rarità carsica, ritenuta la dolina più grande d'Europa. Al suo interno, e nei dintorni, sono disposti alberi alti fino a 20 m. In passato la dolina è stata adibita al pascolo delle pecore, che venivano calate dai pastori con una corda in primavera, e lasciate pascolare fino all'inizio dell'inverno.


Dolina di crollo del Pozzo d'Antullo

NB. Le informazioni storiche su Collepardo sono state estrapolate dalla pagina "Comune di COLLEPARDO (Frosinone) - Italia", sezione "Cenni storici", in www.collepardo.it.

NB. Le informazioni relative alla Grotta di Collepardo sono state estrapolate nel portale "GROTTE DI PASTENA E COLLEPARDO" della Regione Lazio, nel sito www.grottepastenacollepardo.it.

NB. Le informazioni relative al Pozzo d'Antullo, sono state estrapolate nel portale "GROTTE DI PASTENA E COLLEPARDO" della Regione Lazio, nel sito www.grottepastenacollepardo.it.

mercoledì 28 giugno 2023

MAGLIANO SABINA: ITINERARIO STORICO - ARTISTICO

Nonostante le ridotte dimensioni, il centro storico di Magliano Sabina custodisce un rilevante patrimonio artistico e culturale.

Verrà qui descritto un breve itinerario cittadino con i principali monumenti, al fine di rendere piacevole la visita.


Antico fontanile pubblico sotterraneo


Vasca rettangolare del fontanile


Testa della vasca del fontanile

1) CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Per coloro che giungono da nord, è possibile lasciare l'autovettura al parcheggio di Piazzale Umberto I, situato all'ingresso occidentale del centro storico.

Proprio al di sopra del parcheggio, prospetta la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, una delle più interessanti del patrimonio artistico maglianese.

La chiesa fu costruita sui resti di una rocca medievale, e la sua esistenza viene documentata per la prima volta nel 1343.

STORIA ED ESTERNO

L'aspetto attuale della chiesa è dovuto ad una radicale ristrutturazione risalente alla seconda metà del XIX secolo, con cui venne modificato l'ingresso, tramite la costruzione di un'ampia scalinata di accesso.

La facciata si presenta in stile neoclassico, sormontata da due torri campanarie con cuspide piramidale.


Facciata della Chiesa di Santa
Maria delle Grazie

INTERNO E CRIPTA PROTOROMANICA

L'interno della chiesa conserva una pala della Madonna della Misericordia, attribuita al pittore Pancrazio da Calvi, vissuto tra il 1440 a il 1513.


Interno della chiesa in stile neoclassico,
a navata unica


Antica macchina lignea


Altare maggiore con la statua di
Nostra Signora di Guadalupe

Dal transetto si accede alla splendida cripta protoromanica, decorata con affreschi risalenti al Quattrocento.

Fra questi possono essere riconosciuti San Francesco in preghiera davanti a una Crocifissione, e la Testimonianza del Miracolo del Latte avvenuto a Magliano, dove la vicenda narra di un'anziana donna che, grazie all'intercessione di San Francesco d'Assisi, riuscì ad allattare il nipote rimasto orfano della madre.

Altro interessante affresco della cripta rappresenta Sant'Antonio Abate, affiancato da un graffito lasciato dal Re di Napoli Alfonso d'Aragona, giunto a Magliano il 20 dicembre 1447.


Cripta protoromanica sottostante
il presbiterio


Altare maggiore della cripta


Affresco della Madonna con Bambino


Arco a tutto sesto nella cripta


Affresco raffigurante San Francesco d'Assisi
che riceve le stimmate

2) MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO (PALAZZO GORI)

Nel Museo Civico Archeologico, con sede a Palazzo Gori, sono esposti importanti reperti archeologici. Nelle sale museali è custodita la più importante e completa collezione archeologica del territorio reatino, in grado di documentare la popolazione del territorio della Sabina Tiberina dalla Preistoria al Medio Evo.

Nel museo viene conservata una straordinaria raccolta di materiali litici risalenti al Paleolitico. I pezzi archeologici principali esposti, comprendono un frammento vascolare con iscrizione in lingua sabina arcaica.

A partire dal 1994, l'esposizione museale è stata integrata attraverso l'esposizione di materiali preistorici, dai contenuti didattici, nonché delle sezioni dedicate all'età romana e medievale.


Frammenti di vasi di produzione falisca
a figure rosse - Necropoli del Giglio -
IV secolo a.C.


Olla stamnoide e anfora in ceramica
d'impasto rosso - Necropoli "i Grotti"
di Poggio Sommavilla


Ceramica di uso comune tra
il I secolo a.C. e il II secolo
d.C., periodo di romanizzazione
della civiltà falisca

3) CHIESA DI SAN PIETRO

Da Palazzo Gori, sede del Museo Civico Archeologico, percorrendo Via Roma si giunge in Piazza Garibaldi, abbellita da una fontana centrale. Imboccando Via Camillo Benso Conte di Cavour si giunge in Via Sabina, e svoltando a sinistra su quest'ultima, si raggiunge la piccola e graziosa Piazza Vittorio Veneto, su cui prospetta la facciata romanica della Chiesa di San Pietro.

STORIA ED ESTERNO

La chiesa, realizzata in stile romanico, risale al XII secolo e costituisce uno dei monumenti più antichi del centro storico.

La facciata si presenta semplice ed elegante, impreziosita da archetti ciechi posti su colonnine a sbalzo e da un finestrone circolare posto al di sopra del portale. Già dell'esterno s'intuisce la suddivisione dello spazio interno in tre navate, dove la centrale ha un'altezza maggiore, rispetto alle navate laterali.

Il bordo del tetto è rifinito da una ghiera dentata.


Facciata romanica della Chiesa di
San Pietro

INTERNO

L'interno della chiesa è in stile romanico, suddiviso in tre navate, si presenta semplice e austero, caratteristica messa in risalto anche dalla poca luce che filtra all'interno, donando al complesso religioso una sensazione di raccoglimento.


Interno della Chiesa di San Petro
suddiviso in tre navate

Le navate sono suddivise da due file di dieci colonne ciascuna, composte da fusti e capitelli, in parte di reimpiego, in parte originali. Tra le colonne, una di queste è differente rispetto alle altre, in quanto mentre tutte presentano un fusto liscio, la colonna in questione ha un fusto striato.

Abside Chiesa di San Pietro


Colonna con fusto striato e capitello
romanico sulla sommità

Sulla parete laterale è presente un affresco medievale, raffigurante la Madonna con Bambino.


Affresco raffigurante la Madonna
con Bambino

4) CATTEDRALE DI SAN LIBERATORE

Proseguendo lungo Via Sabina dalla Chiesa di San Pietro, si raggiunge la Piazza del Duomo, piazza principale del paese, ove prospetta la Cattedrale di San Liberatore, chiesa principale del paese.

STORIA ED ESTERNO

La Cattedrale di San Liberatore è presente a Magliano già a partire dal 1343, divenendo Cattedrale dei Sabini a partire dal 1498, quando il Pontefice Alessandro VI Borgia, conferì a Magliano il titolo di città, ed elesse la chiesa principale al rango di Cattedrale, in sostituzione del titolo fino ad allora riservato al Santuario di Vescovio, oramai caduto in rovina, eleggendolo a sede principale della Diocesi di Sabina nel 1495.

Nel corso della sua storia fu oggetto di numerosi interventi di rifacimento, che culminarono nella ristrutturazione generale del XVIII secolo, commissionata dal Cardinale Annibale Albani, e portata a termine dall'Architetto Filippo Barigioni (1672 - 1753).

Questi nel 1734 operò un'integrale ristrutturazione dell'interno in stile barocco.


Facciata Cattedrale di San Liberatore

INTERNO

La facciata della Cattedrale, attribuita al Vignola, preannuncia la composizione dell'interno suddiviso in tre navate.


Interno barocco della Cattedrale
di San Liberatore

Nella navata di sinistra è presente un battistero, opera dello stesso Filippo Barigioni, utilizzato per i battesimi per abluzione. Nell'ultima cappella è riposta una tavola risalente al Quattrocento che raffigura il Santissimo Salvatore, attribuita a Giovanni di Giovannello di Paulello detto il "Maestro di Narni".

Infondo alla navata è posto un pregevole dipinto di Rinaldo Iacovetti da Calvi del 1521, che rappresenta l'Incoronazione della Vergine e Santi. Gli affreschi dell'abside raffigurano l'Assunzione di Maria di Giovanni Domenico Piestrini del 1737. Nella navata destra si possono ammirare tele del XVIII secolo realizzate da Giuseppe Ghedini (1707 - 1791) e dalla scuola di Stefano Pozzi (1699 - 1768).


Affreschi nell'abside dalla Cattedrale raffiguranti
l’Assunzione di Maria del 1737, eseguiti da Giovanni
Domenico Piestrini


Affreschi nella parete sinistra dell'abside


Affreschi nella parete destra dell'abside

NB. Le informazioni riportate sono state estrapolate dalle "Schede dei monumenti di Magliano" nella sezione "Turismo", del portale ufficiale del "Comune di Magliano Sabina", nel sito www.comune.maglianosabina.ri.it.

POGGIO NATIVO: BORGO MEDIEVALE TRA RIETI E ROMA

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