venerdì 7 luglio 2023

EREMO DI SAN CATALDO (COTTANELLO): LA MERAVIGLIA DELLA SABINA, SCAVATA NELLA ROCCIA

STORIA

Tra le meraviglie più inaspettate, e al tempo stesso emozionanti della Sabina, un posto di rilievo spetta all'Eremo di San Cataldo, luogo di culto, la cui struttura è incastonata nella roccia, compreso nel territorio comunale di Cottanello, in Provincia di Rieti.

L'eremo è consacrato a San Cataldo, Vescovo di Rochau, il quale durante un pellegrinaggio che avrebbe dovuto condurlo in Terra Santa, giunse invece a Taranto, città in cui morì nel 685, e dove tutt'ora riposano le spoglie nella Cattedrale barocca a lui consacrata. Secondo la leggenda il Santo trovò rifugio presso l'eremo per sfuggire alla persecuzione ariana, ma nessuna fonte di rilievo ha confermato la veridicità di questa tesi.

Non esistono fonti certe che ne attestino l'epoca di edificazione: alcuni studi fanno risalire la struttura al IX secolo, mentre secondo altre fonti risalirebbe all'XI, utilizzato come rifugio dei frati benedettini residenti nell'Abbazia di Farfa. La prima descrizione puntuale dell'eremo, venne redatta in occasione della visita pastorale del Cardinale Gabriele Paleotti risalente al 1594. A partire dal 1615 la struttura fu alle dipendenze di un Canonicato, cui venne in seguito annesso quello di Santa Maria dei Casal nel 1759, e più tardi quello di San Michele Arcangelo con sede a Magliano Sabina.

Per secoli gestito dalla Compagnia dei Santi Andrea e Cataldo, che ne garantì la manutenzione, a partire dall'inizio del XIX secolo, l'eremo venne lasciato nelle condizioni di assoluto abbandono e degrado. A causa della fatiscenza, nel XVII secolo gli affreschi medievali furono ricoperti da un ulteriore strato di affreschi, tra cui quelli sulla parete sinistra rappresentarono una veduta di Cottanello, e da sontuose decorazioni barocche. Gli affreschi medievali tornarono alla luce in maniera assai fortuita nel 1944, quando durante una ritirata nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, i tedeschi minarono l'eremo e lo fecero esplodere, mandando in frantumi lo strado di affresco più recente e riportando alla luce quelli più antichi.

ESTERNO

All'esterno, l'eremo presenta una facciata incastonata in un'insenatura naturale della montagna, a strapiombo sulla sottostante Strada Provinciale SP 45, a sua volta affacciata su un ripido pendio che sprofonda nella Valle del Torrente Aia.

La facciata dell'eremo che dà sulla strada è di semplice fattura, priva di decorazioni e ornata solo da piccole feritoie. E' inserita nella parete rocciosa, con tessitura muraria a vista, e ornata da un campanile a vela. Il basamento su cui poggia la facciata è composto da tre grandi arcate a tutto sesto, con una ripida scalinata in pietra risalente al 1888, sormontata da una lunetta preceduta da tre gradini, che immette nello spazio interno.


Veduta esterna dell'Eremo di San Cataldo
incastonato nella roccia

Al piano superiore sono posti il campanile a vela a un solo fornice, e un vano scoperto che si affaccia sull'oratorio. I muretti in pietra che s'intravedono al di sopra della facciata dell'eremo, venivano probabilmente utilizzati prima della costruzione della rampa moderna come unico accesso, provenienti da Greccio, in quanto parte del Cammino di San Francesco.


Roccia modellata nel corso dei secoli
dalle forze telluriche

INTERNO

Lo spazio interno dell'eremo può essere considerato come uno dei più incredibili romitori italiani, scavati nella roccia. La chiesa ha una lunghezza di sei metri, e una larghezza di 3,35, con una forma irregolare in quanto segue l'andamento della parete rocciosa. E' composto da due vani, separati da un arco a sesto acuto.


Interno dell'Eremo di San Cataldo, scavato nella roccia,
con l'altare in Marmo Rosso di Cottanello

Il primo vano consiste un un piccolo vestibolo a cielo aperto, dovuto al crollo del solaio sovrastante. Le pareti erano ornate da affreschi, col tempo andati distrutti. Sul lato interno, opposto a quello esterno ove è posta la scala della facciata, un'ulteriore scalinata consentiva di raggiungere il secondo piano, purtroppo al momento non agibile.

Il secondo vano della struttura, presenta una cappellina absidata, scavata nella roccia, e protetta da una vetrata di recente fattura, che ha sostituito una cancellata in ferro battuto. 

La volta a crociera che lo ricopre è suddivisa in quattro vele, ove sono affrescati Episodi della Genesi.


Affreschi nelle quattro vele dell'abside
raffiguranti Episodi della Genesi

Al centro della navata principale è localizzato un piccolo altare, al di sopra del quale è posizionato un blocco irregolare, ma allo stesso tempo omogeneo di marmo rosso di Cottanello. Lo spazio interno è illuminato da due finestrelle, poste nell'ambiente di fondo, ove si apre l'abside, ossia nella zona retrostante l'altare. Tale ambiente è sovrastato da una volta a crociera, che in origine, dovette essere affiancato da un ulteriore ambiente di copertura di simile fattura, dato che sulla destra dell'arcone d'ingresso, che suddivide le due campate, si sono conservati i resti della volta ad andamento concavo.

Sul pilastro posto a sinistra dell'ingresso è raffigurato Sant'Agostino, mentre in basso a sinistra, un affresco miracolosamente scampato all'esplosione, raffigura la Madonna con Bambino. Tale affresco si fa risalire al XV secolo. Il Bambino ivi rappresentato, ha le sembianze di San Francesco.

L'affresco principale, e dalle maggiori dimensioni, situato all'interno dell'eremo, è quello che occupa l'intera parete sinistra, risalente al XII secolo. Al centro della decorazione è affrescato il Redentore Benedicente, rappresentato seduto su un alto trono senza dossale, che reca sulla mano destra, una croce astile dorata, impreziosita sui bordi da perle, mentre con la sinistra, aperta a mostrate il foro provocato dal chiodo, benedice alla maniera greca gli apostoli, disposti intorno a lui, sei per lato.


Affresco del XII secolo raffigurante Cristo seduto su un
Trono senza dossale, che reca sulla mano destra una croce
astile dorata, mentre con la sinistra benedice gli apostoli,
raffigurati sui due lati

Cristo indossa una tunica bianca, non troppo stretta a scoprire il petto e la piaga sul costato, la spalla destra è ammantata da un palio aureo annodato sul ventre, panneggiato ai lati delle ginocchia, mentre i piedi feriti, calzano dei sandali. Sul ginocchio destro del Redentore è affrescato un Tau, segno di salvezza, di epoca successiva, e testimonianza non verificata del passaggio di San Francesco nel luogo.

I sei apostoli rappresentati in primo piano, mostrano ognuno un attributo che li contraddistingue, generalmente lo strumento del martirio, che ne consente il riconoscimento: San Tommaso regge sulla sinistra la lancia con cui venne trafitto, San Bartolomeo la lancia con cui fu scuoiato, mentre San Paolo, rappresentato al posto di Giuda, mostra la spada con cui venne decapitato.

Sul lato opposto è raffigurato San Pietro, vicino a Cristo, che oltre alla croce, simbolo del martirio, regge le chiavi del paradiso. A seguire, dietro di lui San Giacomo il Maggiore con la Bisaccia, e Sant'Andrea con la croce.

La decorazione del registro inferiore, presenta affreschi più antichi: si possono individuare una porta sormontata da due felini che sfoderano gli artigli, e tendono una zampa, pronta all'aggressione; mentre di lato è raffigurato un uomo dall'aspetto adulto, vestito con una tunica lunga e verde, nell'atto di sollevare verso l'alto i palmi delle mani aperte. La scena è di difficile interpretazione.

Nel registro inferiore dello stesso affresco, sono rappresentate sei Sante, in abito bianco, in atto di raccoglimento. Le prime tre portano la mano destra aperta dinanzi al petto, e parlano fra loro, vestono una tunica e una stola dorata, ornata da ricami. Altre due, con il braccio piegato, sono state rappresentate nell'atto di rivolgere lo sguardo verso l'ultima Santa raffigurata, forse identificabile come la Vergine Maria, nell'atto di alzare le braccia verso le altre Sante, forse le Cinque Vergini Sagge della parabola evangelica, emblema del Giudizio Finale.

Un'interpretazione che è possibile dare all'intera scena rappresentata nell'affresco, é quella della Parusia, ossia della Seconda venuta di Cristo.


Registro inferiore dello stesso affresco
raffigurante Sei Sante

Non si conosce con precisione da quale mano provenga tale affresco, ma si suppone sia stato realizzato da un artista appartenente alla Scuola Spoletina: in particolare il viso del Redentore, ricorda da vicino quello del Cristo Crocifisso, risalente al 1187, conservato nel Duomo di Spoleto. L'affresco risale alla prima fase decorativa dell'interno.

Nella volta a crociera della cappellina sono affrescate Scene della Genesi. Tra queste si riconoscono: Eva che offre ad Adamo il frutto proibito, Adamo ed Eva nel paradiso terrestre al cospetto di Dio, la Cacciata dal Paradiso e Adamo che Lavora la terra.

Nella zona dell'altare, sulla parete sinistra della volta, è affrescata una Madonna in Trono con Bambino, del 1443. E' possibile leggere la data direttamente sull'affresco. Il Bambino è raffigurato nell'atto d'indossare un saio francescano. Con la mano destra benedice, mentre con la sinistra regge una rosa.

Al di sopra dell'altare, di recente costruzione, è posto un blocco di Marmo Rosso di Cottanello, mentre dietro di esso si apre una nicchia ove è riposta una moderna statua raffigurante San Cataldo.

Sulla destra dell'altare sono affrescati due Santi Vescovi: il primo, è alloggiato in una stanza, ornata da un pavimento in lastre di marmo quadrate bianche e nere alternate, e rivestimenti in broccato, mentre il secondo è posto all'interno di uno spazio campito di rosso, con fili bianchi e ornato da un telaio dorato.

Tra le due figure è posta una fenestrella confessionis, che mostra lo spazio interno appartenente ad un piccolo vano. Sopra la piccola apertura, un'iscrizione identifica quel vano come luogo adibito alla sepoltura del corpo di San Cataldo. Sul pilastro posto a destra dell'ingresso, un affresco raffigura probabilmente San Tommaso d'Aquino.

NB. Le informazioni riportate nel post, sono state estrapolate dalla pagina internet "Eremo di San Cataldo - Cottanello (RI)", nella rubrica "I luoghi del silenzio, la memoria è il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.

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