STORIA
La Villa degli Aurelii Cottae, Gens che vantava la sua discendenza dal secondo Re di Roma, Numa Pompilio, è situata nella frazione di Collesecco, nella periferia di Cottanello, in Provincia di Rieti.
La Villa Romana di Cottanello è una delle ville rustiche ubicate nel territorio della Sabina, oggi per la maggior parte compreso nella Regione Lazio. La sua edificazione, si fa risalire al I secolo d.C., forse sfruttando le strutture di una precedente villa di età repubblicana.
Il sito archeologico è oggi affidato ad alcuni volontari della Pro Loco, in collaborazione con la Sovrintendenza per i Beni Archeologici del Lazio.
Negli ultimi decenni del II secolo a.C. si moltiplicarono le ville rustiche edificate nel territorio della Sabina, consentendo la crescita dell'economia romana, in particolare nel settore dell'allevamento del bestiame. Le cittadine (oppidum), che si concentrarono in questo territorio, tra i quali il villaggio ove sorse Cottanello, erano amministrate dal municipium di Forum Novum, odierno Vescovìo.
Gli scavi inizialmente intrapresi avvennero per caso, a causa delle distruzioni avvenute durante la Seconda Guerra Mondiale. La zona venne danneggiata nel 1944 dai tedeschi in ritirata, che fecero saltare in aria un deposito di proiettili, facendo emergere preziosi rinvenimenti archeologici.
Gli scavi vennero intrapresi da un gruppo di "apprendisti archeologi", che pur non avendo conoscenze in materia, si resero disponibili al fine di ottenere investimenti per portare a termine l'opera di scavo intrapresa. Tali archeologi cercarono a più riprese di suscitare l'interesse della Sovrintendenza ai beni archeologici del Lazio, ma inizialmente non ottennero alcuna risposta. Cominciarono quindi a scavare da soli, in via ufficiosa, nel 1968. Uno dei volontari, il Geometra Fabio Mastrodicasa Rinaldi, redasse un'importante documentazione di cantiere, volta a mostrare tramite grafici, lo stato di avanzamento degli scavi.
Soltanto con la costituzione dell'Associazione Pro Loco, precedentemente non esistente, si riuscì ad ottenere il patrocinio della Sovrintendenza, e un piccolo finanziamento dell'Ente Provinciale per il Turismo di Rieti. Così nell'agosto 1969, ebbero inizio gli scavi ufficiali, che si protrassero fino al 1973.
Grazie a tale indagine archeologica più approfondita, venne riportata alla luce una villa romana di superficie rettangolare di 37x45 m, composta da circa trenta vani, tra i quali erano riconoscibili atrio e peristilio. Nello stesso periodo, alle pendici del Monte Parro, venne ritrovato l'acquedotto che portava l'acqua alla villa.
Nel 1973, il pavimento musivo venne restaurato, attraverso il distaccamento e successivo riattaccamento dei mosaici.
DESCRIZIONE
La villa romana in questione venne edificata in tre fasi: la prima va dal III al I secolo a.C., la seconda dal I secolo a.C. al II d.C., mentre la terza e ultima fase va dal II secolo fino all'abbandono.
Essa era composta da un atrio tuscanico, dotato di un impianto termale, che occupa il lato meridionale della struttura. L'accesso attuale alla struttura della villa avviene da due ingressi, posti uno a sud est, e l'altro a sud ovest. Lungo il lato nord sono posti il peristilio ed il triclinio estivo, che comunica con un porticato, situato nel lato lungo, e con il tablinum, che presenta quattro cubiculi, disposti simmetricamente ai due lati lunghi, dal quale si accede all'atrium, fornito di impluvium e compluvium.
L'accesso sud est della villa costeggia una depressione, a seguito del cedimento del criptoportico, oggi al di sotto del piano di calpestio, che percorre una parte della villa, coperto da volta a botte. Vi si accedeva da un corridoio che fungeva da magazzino.
Attraversando il corridoio, si accedeva all'atrio, costituito da una sala di grandi dimensioni, con pavimentazione a mosaico a crocette bianche su fondo nero. Dall'atrio si passava alla zona termale.
La stanza successiva della villa è il Peristilio, che conserva blocchi di calcare locale, disposti in maniera tale da formare due gradini, e sul gradino superiore poggiavano due colonne in mattoni. La copertura si componeva di un unico spiovente, con displuvo che dà direttamente sul giardino.
Alla stanza ove è posto l'atrio, seguono altre due stanze, tra i quali un ambiente termale, e vani abitativi con funzione di rappresentanza. Ai lati della sala sono disposte quattro stanze. Questo blocco è costeggiato da un corridoio, che mette in comunicazione l'atrio con un altro ambiente di cui s'ignora l'uso. Sul lato meridionale si trovano quattro camere, di cui tre interamente conservate, mentre dell'ultima si conservano solamente i tre gradini che conducevano al piano superiore.
La pavimentazione musiva della villa è ottimamente conservata, mentre le murature erano ornate sulle soglie dall'utilizzo del Marmo Rosso di Cottanello. Nella seconda fase, la villa venne ripavimentata con mosaici, con l'ausilio di tessere policrome bianche e nere, con al centro motivi geometrici vegetali ed animali.
Nel 1973 e nel 1988 la villa fu oggetto d'importanti interventi di restauro, purtroppo poco documentati, durante i quali si operò il distaccamento dei mosaici, e il loro riposizionamento in loco con l'ausilio di cemento e malta.
L'area in cui sorgeva la villa è stata solo parzialmente indagata, pertanto non se ne conosce la reale estensione. La porzione emersa, ha una superficie pari a 1660 metri quadrati. Resta da indagare la porzione della villa corrispondente alla zona abitativa, e di parte del criptoportico.
NB. Le informazioni riportate nel post, sono state estrapolate dal post "VILLA ROMANA DI COTTANELLO (Lazio)", posta nella pagina di internet "ROMANO IMPERO", nel sito www.romano impero.com.






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