giovedì 27 luglio 2023

MUSEO DELLA CERTOSA DI SAN MARTINO: IL MONUMENTO PIU' RAPPRESENTATIVO DEL BAROCCO NAPOLETANO

STORIA

Monumento simbolo del barocco napoletano, realizzato prendendo a modello la più antica Certosa di San Lorenzo a Padula, la Certosa di San Martino è, tra i monumenti storici di Napoli, quello che più caratterizza la vocazione turistica del Vomero, tranquillo quartiere cittadino, posto sulla cima dell'omonima collina e raggiungibile mediante la Funicolare Centrale, la principale delle tre funicolari presenti in città.


Veduta della Certosa di San Martino sulla
collina del Vomero

L'edificazione del monumento, venne commissionata da Carlo d'Angiò nel 1325. Il monastero, definito appunto certosa, venne edificato con lo scopo di ospitare al suo interno i Monaci Certosini, che scandivano i momenti della giornata seguendo la regola benedettina "Ora et Labora". Le attività svolte all'interno del complesso religioso, vertevano unicamente sulla preghiera e il lavoro.

Circondata dai boschi, costituiva un luogo ideale per lo svolgimento delle attività di preghiera e di contemplazione. Nel 1368 venne consacrata a Maria Vergine, a San Martino e a tutti i Santi. A partire dall'anno 1600, i lavori vennero commissionati all'Architetto Cosimo Fanzago, che la abbellì talmente tanto, da farne uno dei monumenti emblematici del barocco napoletano, apportando stucchi dorati, altari marmorei e pavimenti maiolicati.

Nei primi anni dell'Ottocento, con la soppressione napoleonica dei conventi e dei monasteri, la Certosa si avviò verso un periodo d'inesorabile declino, accentuato con una seconda soppressione dei beni ecclesiastici, seguita all'unificazione politica dell'Italia, in particolare quando, nel 1866 venne eletta sede del Battaglione della Guardia Nazionale. Tuttavia, pochi mesi dopo, sempre nello stesso anno, la Certosa venne riconvertita in museo, dando così vita all'odierno Museo Nazionale della Certosa di San Martino.

ESTERNO E QUARTO DEL PRIORE

Oltrepassata la facciata monumentale, realizzata in pietra, si entra nella Certosa, il cui interno verrà approfondito fra poco.


Facciata monumentale della chiesa

Il Quarto del Priore, esterno alla certosa in direzione del Golfo di Napoli, permette di godere di uno splendido panorama sulla città, il Vesuvio e il Golfo di Napoli.

Altro ambiente che può essere ammirato sin dall'inizio del percorso museale della Certosa, è il Quarto del Priore, riservato al Priore della Certosa, ossia il più importante monaco certosino cui spettava l'amministrazione del corpo dei monaci.

CHIOSTRO DEI PROCURATORI

Dopo aver visitato il Quarto del Priore, si accede al Chiostro dei Procuratori, il più piccolo, ma non il meno importante, dei due chiostri che fanno parte del complesso della Certosa


Chiostro dei Procuratori risalente al Cinquecento,
progettato dall'Architetto Andrea Dosio

Il chiostro venne progettato dall'Architetto Giovanni Antonio Dosio, alla fine del Cinquecento. Il pavimento venne realizzato in cotto e maioliche da Giuseppe Massa. Al centro del chiostro è localizzato un pozzo seicentesco, decorato con mascheroni e due colonne doriche che sorreggono un architrave. Dal Chiostro dei Procuratori, parte un corridoio che conduce al Chiostro Grande passando per il Refettorio.

REFETTORIO

La grande stanza del Refettorio, venne realizzata nel 1749 dall'Architetto Nicola Tagliacozzi Canale. In questo ambiente si riunivano i monaci per commemorare le principali ricorrenze.

Sulla parete di fondo della stanza si trova esposta una tela, raffigurante le Nozze di Cana, realizzata da Nicola Malinconico nel 1724.


Refettorio con in fondo riposta la tela ove sono raffigurate
le Nozze di Cana di Nicola Malinconico del 1724

CHIESA

Attraversando una monumentale porta del Seicento, si accede alla chiesa della Certosa, ove si trova lo splendido affresco raffigurante la Persecuzione dei Certosini, eseguito da Domenico Giargulo, detto Micco Spadaro, e le statue angeliche raffiguranti San Giovanni Battista e San Girolamo, realizzate da Cosimo Fanzago.

La chiesa, molto luminosa, è arricchita con pregiatissime decorazioni marmoree, provenienti da ogni parte del Mediterraneo. Le tele riposte al di sopra delle statue, raffigurano l'una Mosé e l'altra Elia, eseguite da Giuseppe Ribera, mentre gli affreschi della volta mostrano l'Ascensione con Angeli di Giovanni Lanfranco.


Interno della Chiesa di San Martino


Volta della chiesa raffigurante l'Ascensione con
Angeli di Giovanni Lanfranco

Ogni centimetro interno della chiesa, ossia i pavimenti, la volta, l'abside e le pareti laterali, è decorato da affreschi, stucchi e splendide tarsie. Tra i meravigliosi capolavori spicca in particolare la splendida balaustra, che racchiude l'altare della chiesa, realizzata con l'impiego di preziosi marmi, misti all'alabastro.


Cupola della chiesa affrescata


Balaustra della chiesa arricchita con
decorazioni di preziosi marmi
misti ad alabastro

Al suo interno spicca un altare a doppia facciata, realizzato in legno, stucchi e angeli in cartapesta, che dà l'impressione di essere stato lavorato con materiali quali oro, argento e marmo. Danno bella mostra di sé anche gli angeli realizzati in cartapesta e gli splendidi stucchi.


Altare della chiesa a doppia facciata in
legno, stucchi e angeli di cartapesta

CHIOSTRO GRANDE

Il Chiostro Grande, così chiamato in quanto monumentale spazio aperto di grandi dimensioni, venne edificato come luogo di meditazione per i certosini. Il chiostro è circondato da uno splendido porticato, ove sono riposte le celle di clausura per i certosini. Curiosa è la balaustra del chiostro, ornata da sculture in pietra a forma di teschio.


Chiostro Grande della Certosa


Altra visuale generale del Chiostro Grande


Sculture a forma di teschio che ornano
la balaustra del Chiostro Grande

PARLATORIO

Tramite una breve scala, percorribile dal Chiostro Grande, si accede al Parlatorio, luogo in cui i monaci vivevano i loro momenti comunitari, e ricevevano le visite di tutti coloro che vivevano al di fuori della Certosa.

L'ambiente venne completamente affrescato dall'artista Avanzino Nucci nel 1596. L'artista è l'autore dell'affresco che decora la volta del Parlatorio, raffigurante la Discesa dello Spirito Santo.


Volta del Parlatorio decorata con affresco di
Avanzino Nucci del 1596 raffigurante la
Discesa dello Spirito Santo

Alle pareti, nelle zone superiori, sono affrescate scene che raffigurano episodi della Pesca Miracolosa, della Resurrezione e dell'Incredulità di San Tommaso affiancata da Profeti.

Nella zona inferiore delle pareti, sono invece affrescate le Storie della Vita di San Bruno. Infine negli angoli della sala, sono raffigurati i Santi priori dell'Ordine Certosino.


Parete di fondo del Parlatorio ornata da affreschi
della Storia della Vita di San Bruno

PASSAGGETTO

Tra il Parlatorio e la Sala Capitolare si trova il Passaggetto. La volta a cupola, realizzata da Bernardino Cesari, fratello minore del Cavalier d'Arpino, è affrescata con Storie della Vita di Gesù e Virtù, eseguito nel 1593.

Coperte da affreschi sono anche le pareti dell'ambiente, ove sono state poste alcune tele, raffiguranti la Flagellazione di Cristo di Bernardino Cesari, la Predica di San Giovanni Battista nel Deserto di Massimo Stanzione, la Visitazione di Flaminio Torelli e infine la Presentazione al Tempio, eseguito dallo stesso Flaminio Torelli.

SALA CAPITOLARE

attraversato il Passaggetto, si accede alla Sala Capitolare, decorata con opere settecentesche.

Lo splendido soffitto venne affrescato dall'artista Belisario Corenzio, che rappresentò i temi d'ispirazione evangelica, tra i quali la Cacciata dei Profanatori del Tempio e il Figliol prodigo. Opera dello stesso Corenzio sono anche i dipinti delle Virtù e dei Santi Certosini.


Sala Capitolare con decorazioni barocche

Nel lunettone Corenzio ha affrescato la scena raffigurante Cristo e l'adultera. Nelle dieci piccole lunette, l'artista Paolo Finoglio ha affrescato tra il 1620 e il 1626, scene concernenti i Santi Fondatori di Ordini Religiosi. Tra questi si riconoscono: San Benedetto (Benedettini), San Bruno (Certosini), San Bernardo (Cistercensi), San Francesco d'Assisi (Francescani), San Francesco di Paola (Frati Minori), Sant'Agostino (Agostiniani), San Domenico di Gùzman (Domenicani), San Romualdo (Camaldolesi) e San Basilio (Balisiani).

Sull'ingresso della sala, verso l'abside della chiesa è esposta una tela di Francesco de Mura, che raffigura Gesù tra i Dottori. Il coro ligneo venne realizzato  nel 1627, ad opera di Orazio de Oro, con intagli di Carlo Bruschetta del 1627.

CORO DEI CONVERSI

Dalla Sala Capitolare, una porta permette di accedere al Coro dei Conversi. I Conversi erano i certosini che non celebravano la messa, ma erano preposti all'organizzazione dei servizi della Certosa.

La tela dipinta posta sull'altare, raffigura San Michele Arcangelo, realizzata nel 1635 da Francenzano.

Il vero e proprio coro ligneo conta ventisei stalli, intarsiati ad opera dell'intagliatore Giovan Francesco d'Arezzo nel 1520. Alle pareti sono presenti affreschi eseguiti da Micco Spadaro, raffiguranti in alto gli episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento, e in basso nove finti arazzi gonfiati dal vento con le Storie dei Certosini. Nella volta sono stati affrescati dei Paesaggi.

10) SAGRESTIA

Dalla Sala Capitolare si accede alla Sagrestia. Le pareti dell'ambiente, sono occupate da uno splendido mobilio intarsiato, ove sono raffigurate scene delle Storie delle Sacre Scritture e Storie dell'Apocalisse, nel registro superiore, mentre nel registro inferiore sono visibili gli intarsi delle prospettive architettoniche. L'opera a intarsio venne realizzata nel 1598 da varie personalità d'intagliatori e intarsiatori.


Veduta generale della Sagrestia


Mobilio intarsiato della Sagrestia con gli stalli
raffiguranti Scene delle Storie delle Sacre Scritture e
Storie dell'Apocalisse nel registro superiore

Nel registro superiore delle pareti laterali sono riposte tele raffiguranti le Storie della Passione, realizzate nel 1594 da Lazzaro Tavarone. Opera del medesimo artista sono le Sibille, i Profeti raffigurati nelle lunette e le Storie della Passione dipinte nelle tele.

Nelle due pareti frontali sono poste delle tele raffiguranti da un lato la Crocifissione, opera del Cavalier d'Arpino, affiancata da Colonnati in Prospettiva dipinti da Viviano Codazzi, e in basso una Negazione di San Pietro di autore ignoto, mentre dall'altra sull'arcone un Ecce Homo di Massimo Stanzione e Vittorio Codazzi.

L'opera d'arte più pregevole della Sagrestia, sono senza dubbio gli affreschi della meravigliosa volta, ove sono rappresentate Storie della Passione di Cristo, Virtù, Putti con i simboli della Passione di Cristo, Storie del Vecchio Testamento, Allegorie delle Virtù e Personaggi delle Sacre Scritture.


Volta della Sagrestia decorata con meravigliosi affreschi raffiguranti
Storie della Passione di Cristo, Virtù,
Putti con i simboli della Passione di Cristo,
Storie del Vecchio Testamento, Allegorie delle Virtù e
Personaggi delle Sacre Scritture

PASSETTO

Dalla Sagrestia si accede al Passetto, la cui volta affrescata da Massimo Stanzione, raffigura le Storie dell'Antico Testamenti, gli Evangelisti, e le Storie di Cristo.

Le pareti sono affrescate con Angeli reggisimboli e Virtù, opera di Paolo De Matteis.

CAPPELLA DEL TESORO NUOVO

L'ultimo ambiente della Certosa, prima del Museo, è la Cappella del Tesoro Nuovo.

La cappella presenta un bel pavimento in marmi policromi, mentre la volta dell'ambiente venne affrescata da Luca Giordano con il Trionfo di Giuditta, realizzato nel biennio 1703/1704.

Ai quattro angoli dell'affresco, sono raffigurate quattro eroine del Vecchio Testamento, tra le quali Termitide, Debora, Seila e Giaele. Nei sottarchi l'artista ha rappresentato Puttini e Figure Allegoriche.

Sull'ingresso è raffigurato il Sacrificio di Aronne, mentre nella calottina absidale l'affresco rappresenta Mosè e il Serpente di bronzo. Sulla parete sinistra è posto un affresco raffigurante Abramo e Isacco che salgono il Monte, e la Fornace di Nabuccodonosor, mentre sulla parete destra è rappresentata l'Acqua che scaturisce dalla rupe e la Raccolta della Manna.

La cappella è arredata con mobili lignei intagliati, realizzati da Gennaro Monte nel 1691, mentre negli armadi si trovano vuoti reliquiari in rame dorato ed ebano realizzati nello stesso anno da Biagio Monte.

MUSEO E ANDRONE DELLE CARROZZE

Ultima parte del percorso di visita alla Certosa di San Martino è il Museo, la cui esposizione è suddivisa in tre differenti sezioni: la prima è la Sezione Navale, ove sono riprodotti modelli di corazzate reali, tra le quali l'Imbarcazione conosciuta con l'appellativo di "Gondola", utilizzata da Carlo III di Borbone, per compiere passeggiate nel Golfo di Napoli.

Vi sono poi la Sezione dei ricordi storici del Regno di Napoli, la Sezione Teatrale con disegni riferiti ai teatri San Carlo e San Carlino, la Sezione Napoletana ove è esposta una collezione di "Vedute Napoletane" e varie raccolte che vanno dal XVI al XIX secolo, tra le quali la più grande raccolta presepiale d'Italia, ove è esposto il celebre Presepe Cucinello, un grande presepe composto da oltre ottocento statuette, alcune delle quali risalenti al XVIII secolo.


Grande "Presepe Cucinello", con
statuette del XVIII secolo

Assai caratteristico è l'Androne delle Carrozze al Quarto del Priore, ove sono esposte le opere superstiti della Quadreria della Certosa di San Martino, la Sezione Navale del Museo, la Spezieria/Farmacia e i giardini della Certosa.

GIARDINI PENSILI DELLA CERTOSA

All'uscita dell'Androne delle Carrozze, si accede allo splendido Giardino Pensile, con un'estensione di sette ettari, ove è possibile passeggiare, e godere degli splendidi panorami che spaziano dal Vesuvio al Golfo di Napoli.

I giardini sono posti su tre livelli: al livello superiore si trova l'Erbario della Farmacia dei Monaci Certosini, il secondo è occupato dal Giardino Pensile del Priore, mentre l'ultimo, quello inferiore, ospita le Vigne dei Monaci.


Giardini pensili della Certosa con vista
sul Golfo di Napoli

Visibile dal parapetto dei Giardini, è la splendida Scala Calicò, che dal Quarto del Priore scende fino al Giardino Pensile del Priore, realizzata da Cosimo Fanzago. Questa è formata da una doppia rampa che si ricongiunge, per poi separarsi nuovamente, formando giochi di spirali.

NB. Le informazioni sulla Certosa di San Martino sono state estrapolate dal post "CASTEL S. ELMO E CERTOSA DI SAN MARTINO", nella pagina "Cose di Napoli", nel sito www.cosedinapoli.com.

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