sabato 29 luglio 2023

NAPOLI: ITINERARIO STORICO - ARTISTICO

Dopo aver trattato i principali monumenti della città nei post precedenti, in questa sede verranno riportati tutti gli altri siti, dal sottoscritto ritenuti di maggiore interesse, che caratterizzano lo splendido centro storico di Napoli.

La visita, partendo dalla Piazza del Plebiscito, si snoda nella zona più antica della città, compresa tra il Decumano Maggiore, il Decumano Minore e il Maschio Angioino, antica residenza dei Sovrani Angioini che nel Duecento dominarono la città.

1) CASTEL NUOVO O MASCHIO ANGIOINO

Nelle vicinanze della Piazza del Plebiscito, proprio a ridosso del porto della città, si trova il Castel Nuovo, anche denominato Maschio Angioino.

Il Castello venne edificato durante il regno di Roberto d'Angiò, divenendo un centro di cultura, in cui soggiornarono importanti personalità del tempo, tra le quali Giotto, Petrarca e Boccaccio. Quando ai Sovrani Angioini succedettero gli Aragonesi, Alfonso I d'Aragona confermò il castello come sua residenza, avviando i lavori di ricostruzione, facendo edificare fra la Torre di Mezzo e la Torre di Guardia l'imponente Arco di Trionfo, che reca in sommità la statua raffigurante il suo successore Alfonso V d'Aragona.

ESTERNO

Il monumento presenta una pianta trapezoidale, composta da una cortina di tufo, sulla quale s'innestano cinque torri cilindriche, quattro in peperino e una in tufo, poggianti su un basamento ove sono posti i camminamenti di ronda.

L'area del Cortile presenta elementi tipici dell'architettura catalana, tra cui il porticato ad arcate ribassate e le scalinate esterne in piperno, realizzate dall'Architetto Guglielmo Sagrera.


Maschio Angioino

INTERNO

Poco dopo l'entrata è posta la Sala dei Baroni, che si caratterizza per la tipica pianta, destinata alla realizzazione dei patii spagnoli. Durante il periodo di governo dei Viceré Spagnoli, il castello venne utilizzato per scopi prettamente militari, che ne comportarono un'ulteriore modifica, con rafforzamento delle strutture difensive.

Attualmente il complesso monumentale viene destinato a sede del Museo Civico. La visita interna al Castello, comprende, oltre alla Sala dei Baroni, numerose sale, tra le quali la Sala dell'Armeria e la Cappella Palatina o di Santa Barbara. Nel primo e secondo piano della cortina meridionale, si trovano la Sala di Carlo V e la Sala della Loggia, che ospitano mostre e iniziative culturali.

2) PIAZZA DEL PLEBISCITO E BASILICA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

Piazza del Plebiscito, un tempo denominata "Largo di Palazzo", è delimitata ad est dalla facciata del Palazzo Reale, e ad ovest dal portico semicircolare della Chiesa di San Francesco di Paola, chiusa in sommità dalla caratteristica cupola.

I lati minori della piazza sono delimitati a sud dal Palazzo Salerno di Francesco Scuro, edificato nel XVIII secolo, e a nord dal Palazzo della Prefettura, realizzato nel 1815 da Leopoldo Laperuta.

Al centro della piazza sono presenti due statue equestri, realizzate da Antonio Canova, raffiguranti Carlo di Borbone e Ferdinando I di Borbone.

3) CHIESA DI SAN FERDINANDO

A due passi dalla Piazza del Plebiscito e dal Palazzo Reale, proprio nei pressi della Galleria Umberto I, si trova la Chiesa di San Ferdinando, tra le architetture religiose meno considerate nella visita della città, ma in grado di regalare grandi sorprese.

La chiesa, ubicata in Piazza Trieste e Trento, è popolarmente conosciuta con l'appellativo di "Chiesa degli Artisti", in quanto riservata alle esequie dei personaggi famosi napoletani. L'edificazione della chiesa venne commissionata dai Gesuiti, e i lavori di costruzione ebbero inizio nel 1628, sotto la direzione di Giovan Giacomo di Conforto, e in seguito sotto quella di Cosimo Fanzago.

Nel 1767, con l'allontanamento dei Gesuiti, la chiesa venne affidata ai Padri Costantiniani, che la consacrarono a San Ferdinando in onore al Re, e la tennero fino alla dominazione francese.


Facciata della Chiesa di
San Ferdinando

INTERNO

L'interno, a croce latina, è costituito da un ambiente a navata unica, in stile barocco. Le suggestive decorazioni della navata, e in particolare del soffitto, mettono ancor più in risalto la luminosità della cupola centrale.


Interno barocco a navata unica
della Chiesa di San Ferdinando

La navata centrale e le cappelle laterali, custodiscono numerose e prestigiose opere d'arte. Le decorazioni sono opera di vari artisti, tra i quali si annoverano Maldarelli, Paolo De Matteis, il Sarnelli e lo Spagnoletto. Tali artisti di alto calibro, hanno contribuito a rendere la chiesa, una delle più belle della città.

All'interno si trovano due statue di Domenico Antonio Vaccaro e Giuseppe Sanmartino, e la tela posta al di sopra dell'altare maggiore, raffigurante San Ferdinando, realizzata da Federico Maldarelli.

La volta a botte della chiesa, è decorata con uno splendido affresco raffigurante il Trionfo della Religione sull'Eresia tramite Sant'Ignazio da Loyola, San Francesco Saverio, San Francesco Borgia e i tre martiri giapponesi, realizzato dall'artista Paolo de Matteis tra il 1695 e il 1698.


Cupola affrescata della chiesa


Volta della chiesa affrescata, ove è rappresentato il
Trionfo della Religione sull'Eresia tramite Sant'Ignazio da Loyola,
San Francesco Saverio, San Francesco Borgia
e i tre martiri giapponesi, realizzato da
Paolo di Matteis tra il 1695 e il 1698

Altre notevoli tele presenti nella chiesa, sono quelle raffiguranti San Bartolomeo e Sant'Antonio da Padova.

4) GALLERIA UMBERTO I

Oltrepassata la Piazza del Plebiscito e la Piazza Trieste e Trento, e imboccata Via Toledo, ci si ritrova dinanzi alla Galleria Umberto I.

La Galleria Umberto I costituisce, insieme alla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, una delle più importanti e famose gallerie d'Italia. Realizzata nel XIX secolo, con la costruzione di una struttura portante in ferro e vetro, è decorata con imponenti statue e splendidi affreschi, che rappresentano i continenti, le stagioni dell'anno e le divinità classiche.

Nel XVI secolo, il quartiere di Santa Brigida, costituiva una zona depressa e malandata, dove la commissione di omicidi e atti vandalici era all'ordine del giorno. Con l'approvazione della legge sul risanamento della città, vennero presentati differenti progetti di rinnovamento del quartiere.

Le autorità optarono per la realizzazione di una galleria di grandi dimensioni, dotata di una struttura composta da un corpo principale di quattro braccia, alla cui intersezione si trovava un ambiente circolare. Le quattro braccia erano coperte da una volta a botte di vetro, mentre al di sopra del corpo principale di forma circolare venne realizzata una grande copertura semisferica in ferro e vetro, che insieme alle splendide facciate dei palazzi in stile liberty che vi si affacciano, conferisce all'ambiente una connotazione artistica oltre che commerciale.

5) MONASTERO DI SANTA CHIARA E CHIOSTRO DELLE CLARISSE

CHIESA DI SANTA CHIARA

La costruzione del Complesso Monumentale di Santa Chiara ebbe inizio nel 1310, per espressa volontà del Re Roberto d'Angiò, e della sua seconda moglie Sancia di Maiorca. I lavori di edificazione, vennero eseguiti in un primo momento, sotto la direzione di Gaiardo Primario, mentre in seguito, a questo subentrò Lionardo Di Vito.

Nel 1340 la chiesa venne consacrata e aperta al culto. Vennero edificati due conventi contigui, ma separati: uno femminile, destinato all'accoglienza delle Clarisse, l'altro maschile che accolse i Frati Minori Francescani.

Nel 1742 la chiesa venne ammodernata al gusto del tempo, tramite la realizzazione della decorazione barocca dell'interno, opera dell'Architetto Domenico Antonio Vaccaro. Tuttavia tali abbellimenti vennero quasi del tutto distrutti a causa del bombardamento alleato, che colpì Napoli il 4 Agosto del 1943, e in particolare proprio il Monastero di Santa Chiara. Dopo la guerra, la chiesa venne ricostruita e restaurata, nel rispetto dell'originario stile gotico, senza l'aggiunta delle superflue decorazioni barocche in stucco. Dieci anni dopo, il 4 agosto 1953, venne riaperta al culto.

ESTERNO

La chiesa si presenta ai giorni nostri con una facciata a larga cuspide, ove si apre l'antico rosone traforato con un pronao composto da archi a sesto acuto.

INTERNO

L'interno della chiesa è a tre navate e, nonostante sia stato molto danneggiato dalla Seconda Guerra Mondiale, in particolare nelle decorazioni a stucco in stile barocco che lo ricoprivano, la ricostruzione ha ristabilito l'essenziale aspetto romanico, che presenta ancora oggi nonostante le bombe, capolavori di assoluto valore.


Interno a tre navate in stile romanico
della Chiesa di Santa Chiara, ricostruito
dopo la Seconda Guerra Mondiale

Lo spazio si articola in un'unica navata, alle cui pareti si aprono venti cappelle, dieci per lato. Nel presbiterio sono riposti i monumenti funebri, ove riposano le spoglie dei membri della Famiglia Reale Angioina. Al centro è posta la tomba di Robeto d'Angiò, opera dei Fratelli Bertini, mentre le due tombe sul lato destro, realizzate per accogliere le spoglie di Carlo di Calabria e Maria di Valois, furono realizzate da Tino di Camaino. Sul lato sinistro è posta la tomba di Maria di Durazzo, realizzata da un artista anonimo, conosciuto con l'appellativo di Maestro Durazzesco.

Alle spalle dell'altare maggiore si trova l'ex Coro delle Clarisse, ove le monache partecipavano alle funzioni religiose. La cappella è composta da tre navate, due delle quali voltate a crociera. All'interno della chiesa è riposta la tomba di Salvo d'Acquisto, eroe di guerra italiano, che durante l'occipazione tedesca negli anni della Seconda Guerra Mondiale, si sacrificò per salvare la vita ad altre persone che avrebbero dovuto subire la stessa sorte.


Tomba di Salvo d'Acquisto all'interno
della chiesa

CHIOSTRO DELLE CLARISSE

Da non perdere, se visitabile, il Chiostro delle Clarisse, edificato proprio accanto alla chiesa, di forma quadrangolare, ove sono riposte panchine e colonne costruite con l'impiego di splendide maioliche decorate.

6) CHIESA DEL GESU' NUOVO

Proprio dinanzi alla facciata della Chiesa di Santa Chiara, si staglia l'insolita, enorme facciata della Chiesa del Gesù Nuovo, annoverata tra le chiese più belle e più appariscenti del centro storico napoletano, assolutamente da non perdere.

La bizzarra facciata della chiesa, si deve alla differente destinazione d'uso che l'immobile ebbe in origine, ossia quella di un palazzo, edificato nel 1470 per volontà del Principe di Salerno Roberto Sanseverino, confiscato nel 1547 da Pedro di Toledo, e infine da quest'ultimo donato alla Compagnia di Gesù, che ne fece la propria chiesa in città.

La ristrutturazione dell'antico palazzo nobiliare, lasciò intatti il basamento del palazzo, le mura laterali e, in particolare, la caratteristica facciata in bugnato. La chiesa venne consacrata al culto nel 1601.

Sulle bugne a punta di diamante gli intagliatori incisero strani segni. Sette lettere dell'alfabeto aramaico di dieci centimetri, che corrispondono a note musicali, suonate con l'ausilio di strumenti a plettro. La composizione, intitolata "l'Enigma", deve essere letta da sinistra a destra, e dal basso verso l'alto.

Durante il bombardamento della città da parte degli Alleati anglo - americani, una bomba cadde sul tetto della navata centrale, rimanendo miracolosamente inesplosa, risparmiando danni alla struttura e alla splendida decorazione interna. Oggi l'ordigno bellico, si trova esposto all'interno della chiesa.

ESTERNO

Sulla facciata si aprono tre portali, dei quali uno centrale in stile rinascimentale. Quello visibile, è ancora il portale originale del XIV secolo, con l'aggiunta nel corso del tempo degli stemmi dei Sanseverino, e della Principessa Isabella Feltria Della Rovere.

La porta principale è abbellita ai lati da due colonne in granito rosso ornate in sommità da capitelli corinzi, e un timpano spezzato ornato da sculture di Angeli e dallo stemma dei Gesuiti, recante il celeberrimo acronimo "IHS", opera scultorea dei Fratelli Pietro e Bartolomeo Ghetti.

INTERNO

L'interno della chiesa, si presenta come un ambiente a navata unica, impreziosito da splendide decorazioni in marmi policromi e stucco, tipiche del barocco napoletano, del quale costituisce uno dei più peculiari esempi presenti in città.


Interno in stile barocco della Chiesa
del Gesù Nuovo

La struttura presenta una pianta a croce greca, con due bracci di eguale lunghezza, ove all'incrocio s'innesta la grande cupola. Lo spazio è suddiviso in tre navate, conferendo al visitatore una sensazione di maestosità, accentuata dall'ampio impiego dei marmi policromi utilizzati, che rivestono le pareti, e dai ricchi altari marmorei presenti.


Cupola e volta affrescata della chiesa

Alle pareti laterali si aprono undici cappelle, anch'esse abbellite con splendide decorazioni e rivestimenti marmorei. All'interno della chiesa sono esposte opere di numerosi artisti, tra i più celebri del barocco napoletano, tra i quali Giovanni Lanfranco, Cosimo Fanzago, Luca Giordano e Francesco Solimena.

Giovanni Lanfranco nel biennio 1635 - 36, realizzò gli affreschi della cupola, ove dipinse un bellissimo Paradiso.

Cupola decorata da Giovanni Lanfranco con affreschi del Paradiso

Da non dimenticare inoltre i numerosi intagliatori, rifinitori, stuccatori e scalpellini, che hanno lavorato per abbellire sempre più l'aspetto interno della chiesa.


Altare barocco della chiesa con
incastonata una tela

L'altare maggiore risale al 1854, nonostante abbia le fattezze di un'opera d'arte barocca.

7) GUGLIA DELL'IMMACOLATA

Al centro della Piazza del Gesù Nuovo, proprio nello spazio antistante la chiesa omonima appena descritta, si trova la splendida Guglia dell'Immacolata.

La guglia, anche chiamata "Obelisco", costituisce la struttura monumentale più celebre di Napoli, rivestita da sculture marmoree realizzate da Matteo Bottigliero e Mario Pagano. Sulla sua sommità è riposta la caratteristica Statua dell'Immacolata, da cui la guglia prende nome.

L'8 dicembre, i fedeli si riuniscono ai piedi della guglia, per celebrare la Festa dell'Immacolata.


Guglia dell'Immacolata 

8) COMPLESSO DI SAN GREGORIO ARMENO

Se all'uscita della Chiesa del Gesù Nuovo, si gira a sinistra proseguendo verso nord lungo Via Benedetto Croce, e poi Via San Biagio dei Librai conosciuta anche con il toponimo di "Spaccanapoli", svoltando a sinistra s'imbocca Via San Gregorio Armeno, e dopo un po' di metri ci si ritrova sulla sinistra la Chiesa omonima di San Gregorio Armeno.

Il Complesso di San Gregorio Armeno, si compone di tre ambienti distinti: la chiesa, il convento e il chiostro. Secondo la tradizione cristiana, la chiesa e il monastero vennero fondate da Sant'Elena, madre dell'Imperatore Romano Costantino.

Il toponimo del complesso prende il nome dalle spoglie mortali del Santo, ivi trasportate dalle monache armene, che dalla Chiesa di Santa Maria dell'Olmo, si trasferirono in questo edificio religioso. Nell'VIII secolo, per sfuggire alla persecuzione degli iconoclasti, le monache basiliane raggiunsero l'Italia, e una parte di loro, ovvero le monache armene, trovarono rifugio dapprima nella Chiesa di San Gennaro all'Olmo, per poi trasferirsi definitivamente a San Gregorio Armeno, ove collocarono le spoglie di San Gregorio, protettore dell'Ordine, prima riposte nella Chiesa di Santa Maria dell'Olmo.

A causa del grande numero di monache di clausura che vi accorsero, con l'intento di abitarci, in modo tale di manifestare la propria fede, il convento venne ampliato alla fine del Cinquecento, divenendo nei fatti, uno dei più grandi monasteri della città.

INTERNO

L'interno della chiesa, traboccante di stucchi e decorazioni, viene annoverato tra i più splendidi esempi del barocco napoletano, che si distingue tuttavia da quello tipico di Cosimo Fanzago, per la cupezza dei colori, che non vengono esaltati dalla luce.


Interno barocco a tre navate della
Chiesa di San Gregorio Armeno

Questa entra nella chiesa in minime quantità a causa di finestre di ristrette dimensioni, e poste ad un'altezza tale da rendere impossibile la completa illuminazione dello spazio interno.

La chiesa, progettata da Giovan Battista Lavagna, venne rinnovata nel Cinquecento con una struttura a navata unica, dotata di quattro cappelle laterali, e uno straordinario soffitto a cassettoni. Al di sopra del soffitto ligneo venne posto il Coro d'Inverno, in modo tale da consentire alle monache malate, di assistere alle funzioni religiose.


Soffitto a cassettoni lignei della chiesa

Nella Cappella di Santa Patrizia, dedicata alla seconda Compatrona di Napoli, è posta l'ampolla contenente il sangue della Santa che, secondo la tradizione, si liquefà il 25 agosto di ogni anno, in presenza dei fedeli.

Grande importanza riveste inoltre la Cappella di San Biagio, ove le suore armene, in possesso della sacra reliquia del cranio di San Biagio, la custodirono all'interno di una teca. Al fine di conservare la preziosa reliquia venne edificata la cappella. La Cappella di San Biagio venne concessa nel 1543 alla Confraternita dei Librai, che unendo il proprio nome a quello del Santo Patrono cui venne consacrata, la denominarono Cappella di San Biagio dei Librai.

Da quel momento in poi, lo stesso San Biagio divenne il protettore dei librai.

Originariamente accanto alla chiesa sorgeva un chiostro, modificato nel 1565 in modo tale da adattarlo alle nuove direttive stilistiche imposte dal Concilio di Trento. Il rifacimento del chiostro venne affidato all'Architetto Vincenzo Della Monica.

Al centro del chiostro venne riposta una fontana barocca, e due grandi sculture, raffiguranti il Cristo e la Samaritana.


Presepi esposti su Via San Gregorio Armeno

9) CHIESA DI SAN PAOLO MAGGIORE

Nelle vicinanze del Complesso di San Gregorio Armeno si trova la Chiesa di San Paolo Maggiore, ove si sono stratificate molte epoche storiche. Non a caso, la chiesa venne edificata sui resti dell'antico Macellum di età romana, e attraverso il riutilizzo di elementi romani, tra i quali le due colonne dell'antico Tempio dei Dioscuri, visibili nella facciata.


Facciata della Chiesa di San Paolo Maggiore

Inoltre la costruzione, sorge sui resti del foro della città greco - romana di Neapolis. La facciata della chiesa, è posta sulla sommità di una scenografica scalinata a doppia rampa, realizzata nel Seicento, che domina l'antistante Piazza San Gaetano.

Sulla sommità delle due colonne dell'antico Tempio dei Dioscuri, sono posti dei capitelli corinzi. Le due colonne in stile corinzio, sono le uniche superstiti delle originarie otto colonne, che facevano parte del tempio. A causa del terremoto del 5 Giugno 1688, sei colonne dell'antico tempio crollarono, e la chiesa venne seriamente danneggiata.


Antica colonna appartenente al Tempio dei Dioscuri

I marmi che adornarono il frontone dell'antico tempio, vennero riutilizzati dagli Architetti Domenico Antonio Vaccaro e Francesco Solimena, per la decorazione delle paraste e del pavimento della navata centrale. Alle due estremità della facciata, al di sotto delle statue dei Santi Pietro e Paolo, sono riposte le statue raffiguranti i dorsi dei Dioscuri, rinvenute tra le macerie delle strutture del tempio pagano.

La chiesa, risalente alla fine dell'VIII secolo, venne edificata con lo scopo di celebrare la vittoria contro i Saraceni, avvenuta il 29 giugno, giorno della commemorazione dei Santi Pietro e Paolo. Tra la seconda metà del XVI secolo e gli inizi del XVII, la chiesa venne restaurata e ampliata più volte.

INTERNO

L'interno della chiesa venne restaurato in stile barocco tra la seconda metà del XVI secolo, e l'inizio del XVII secolo, quando la chiesa venne più volte ampliata. Priva di cupola, l'interno vasto e sontuoso, tipicamente barocco, è ornato da splendidi rivestimenti in marmi policromi e pavimentazione impreziosita da intarsi marmorei.


Interno barocco della Chiesa di San Paolo Maggiore

La pianta della chiesa è a croce latina, suddivisa in tre navate e ornata da cappelle laterali. L'architettura barocca si manifesta in tutto il suo splendore, grazie ai preziosi effetti scenografici delle strutture, dei marmi e delle opere pittoriche realizzate da autori del XVII e del XVIII secolo, un esempio dei quali è costituito dalla Cappella Firrao, realizzata alla sinistra dell'absise con il ricorso a splendidi stucchi barocchi.


Cappella Firrao, ubicata alla sinistra dell'
abside della chiesa, realizzata in stile barocco

Nel corso del XVIII secolo la chiesa venne abbellita, grazie al contributo di artisti di alto calibro, tra i quali gli artisti Vaccaro, Solimena, Stanzione e Dionisio Lazzari. Da ammirare sono i preziosi affreschi del soffitto della navata, realizzati da Massimo Stanzione, dei quali la maggior parte purtroppo andati perduti a causa dei bombardamenti che colpirono la città nel 1943, nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Il bellissimo disegno del pavimento, è opera di Francesco Solimena, che realizzò anche molti dei rivestimenti in marmo che ornano le pareti

NB. Le informazioni storiche e artistiche relative ai monumenti di Napoli, sono state estrapolate dal portale ufficiale del "Comune di Napoli", nel sito www.comune.napoli.it.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sul Monastero di Santa Chiara, sono state estrapolate dalla pagina Internet "Basilica Santa Chiara - Napoli. La nostra storia secolare", nel sito www.monasterodisantachiara.it.

NB. Le informazioni sulla Chiesa del Gesù Nuovo, sono state estrapolate dal post "CHIESA DEL GESU' NUOVO, GIOIELLO DEL BAROCCO NAPOLETANO", 2017, in www.napoli-turistica.com.

NB. Le informazioni sulla Chiesa di San Gregorio Armeno, la Chiesa di San Ferdinando, e la Chiesa di San Paolo Maggiore, sono state estrapolate dal portale "Cose di Napoli. APT NAPOLI", in www.cosedinapoli.com.

NB. Le informazioni sugli altri monumenti sono state estrapolate dalla pagina "civitatis Napoli", nel sito www.scoprinapoli.com.

Nessun commento:

Posta un commento

Nel riportare commenti, sono ben accette critiche costruttive. Non sono accettati commenti offensivi o denigranti, relativi all'attività svolta o alla persona. Facendo affidamento sul buonsenso delle persone, si raccomanda l'utilizzo di un linguaggio quanto più possibile educato.
Grazie per la lettura e la comprensione.

POGGIO NATIVO: BORGO MEDIEVALE TRA RIETI E ROMA

  STORIA Poggio Nativo è un Comune di 2.589 abitanti della Provincia di Rieti posto al confine con la Città Metropolitana di Roma Capital...