Il centro storico di Piacenza é compreso all'interno del circuito delle Mura Farnesiane, e delimitato a nord dalla SS9 Via Emilia, il cui punto terminale è Piazzale Milano, mentre per il resto della viabilità è circondato dalla SP 10.
Il nucleo cittadino, per le sue ridotte dimensioni, si presta per essere percorso a piedi. Andare alla scoperta del centro a piedi, permette di ammirare le bellezze monumentali in tutta calma, compresi i tesori artistici più nascosti.
1) MURA FARNESIANE
L'itinerario può avere inizio dalle Mura Farnesiane, cinta muraria edificata in epoca rinascimentale. Le mura risalgono al 1525, quando il Pontefice Clemente VII Medici, entrato in possesso della città, ritenne opportuno potenziarne il sistema difensivo.
A causa dell'evoluzione tecnologica degli armamenti, si riteneva necessaria l'edificazione di mura ancor più resistenti rispetto a quelle medievali, in quanto prive di contrafforti, e non in grado di assorbire l'urto di proiettili sparati con forte intensità.
L'elemento caratteristico delle mura erano i bastioni, strutture architettoniche sporgenti, in grado di difendere la città dalle artiglierie nemiche. Le mura vennero edificate al di sopra di una scarpata, con un'altezza di 15 m, ed un perimetro complessivo di circa 6.500 m. Nel 1545 il Duca Pier Luigi Farnese fece realizzare la "Tagliata", ossia un fossato molto profondo, privo di alberi e costruzioni, che correva lungo tutto il perimetro delle fortificazioni.
Complessivamente le mura erano protette da nove bastioni e quattro piattaforme.
2) MUSEI DI PALAZZO FARNESE
Nel tratto iniziale di Viale Risorgimento, non appena attraversate le mura farnesiane, si trova lo splendido complesso architettonico di Palazzo Farnese, in cui la visita è organizzata attraverso una esposizione museale.
All'interno del palazzo sono esposti vari musei, tra i quali: 1) la Pinacoteca, realizzata nel 1909, al fine di trovare una sistemazione alle raccolte museali di proprietà comunale, prima di proprietà di Dionigi Barattieri.
Solo nel 1988 venne inaugurata la prima sezione del museo civico aperto al pubblico, finché nell'autunno del 1997 la pinacoteca venne inaugurata. Collocata al primo piano del palazzo, sono ivi collocati pezzi facenti parte del periodo dei Fasti Farnesiani. Il pezzo forte è il tondo di Botticelli "Madonna Adorante il Bambino con San Giovannino" del 1483 - 87.
2) Nei sotterranei del palazzo, è ubicato il Museo delle Carrozze, la cui collezione venne donata al Comune di Piacenza nel 1948 dal Conte Silvestro Brondelli di Brondello.
Della collezione fanno parte quattro Berline da viaggio del XIX secolo, e due lussuose Berline di Gala del XVIII secolo, delle quali quella datata 1750 costituisce il pezzo più antico della collezione.
3) Il museo successivo è il Museo Archeologico, che a partire dal giugno 2021 si è arricchito di una nuova sezione, dedicata all'archeologia romana. Le prime sale della Cittadina Viscontea, poste al piano terra, raccontano la storia di donatori e collezionisti, che hanno partecipato alla realizzazione dell'attuale museo. Il museo accoglie anche una sezione dedicata alla preistoria e alla protostoria. I sotterranei del Palazzo ospitano quindici sale, recentemente allestite, che raccontano la storia di Piacenza a partire dalle civiltà preromane. Il museo raccoglie uno dei pezzi archeologici più importanti della collezione, ossia il Fegato Etrusco, cui è dedicata un'intera sala.
4) Il Museo delle Ceramiche, inaugurato il 30 novembre del 2019, ospita ceramiche e vetri di notevole qualità artistica. La collezione di vetri, è costituita da pezzi donati per la maggior parte dal piacentino Pietro Agnelli nel 1885. La collezione presenta esemplari che mostrano le tecniche di lavorazione del vetro di Murano dal XVI al XVIII secolo. Sono inoltre raccolte maioliche e porcellane, realizzate da manifatture italiane ed estere tra il XVI e il XIX secolo.
5) Il Museo del Risorgimento venne inaugurato nel 1988, nell'area meridionale del complesso di Palazzo Farnese. Sono qui raccolti cimeli appartenuti al Conte Dionigi Barattieri. L'esposizione pubblica dei materiali della sezione museale, venne allestita nel 1937 da Giuseppe Salvatore Manfredi, nipote del patriota Giuseppe Manfredi.
I pezzi conservati risalgono ai bienni 1848 - 49 e 1860 - 61, concernenti documenti, armi, divise e oggetti appartenuti a Mazzini e a Garibaldi. Sono inoltre presenti i documenti che testimoniano l'adesione di Piacenza al Piemonte del 1848, che le valse il riconoscimento del titolo di "Primogenita d'Italia".
3) PIAZZA CAVALLI, MONUMENTI EQUESTRI AI FARNESE, PALAZZO DEL GOVERNATORE E PALAZZO GOTICO
Percorrendo il Viale Risorgimento si raggiunge Piazza Cavalli, la piazza principale di Piacenza, simbolo dell'età comunale, ove affacciano due dei palazzi indissolubilmente legati alla storia medievale e rinascimentale della città: il Palazzo Gotico, e il Palazzo del Governatore.
La Piazza, lastricata nell'ultimo decennio del XVIII secolo, presenta due monumentali statue equestri raffiguranti due dei membri della Famiglia Farnese, ossia il Pontefice Paolo III Farnese, al secolo Cardinale Alessandro Farnese e il figlio Ranuccio. La realizzazione delle statue equestri venne commissionata dalla comunità di Piacenza all'artista Francesco Mochi di Montevarchi.
Il lato settentrionale della piazza è chiuso dal Palazzo del Governatore, sede fino al 1860 degli uffici del Governatore Pontificio della città. L'edificio venne costruito su un'area che aveva ospitato in precedenza, le residenze dei Duchi Sforza e successivamente degli Anziani del governo.
Nel 1787, con la ristrutturazione della piazza, e la messa in opera della nuova pavimentazione, la struttura architettonica venne riedificata, e il progetto affidato all'Architetto Lotario Tomba. La facciata del palazzo ha uno sviluppo orizzontale, realizzata in stile neoclassico.
Presenta una muratura in bugnato liscio, finestre con cornici a timpano, e balconate impreziosite da statue di divinità mitologiche e vasi decorativi. Il loggiato al piano terra, era in origine aperto, mentre sulla facciata campeggiano una meridiana solare e un calendario perpetuo, installati nel 1793 da G. F. Barattieri di S. Pietro, fisico piacentino. Attualmente il Palazzo del Governatore ospita la Camera di Commercio, pertanto non è possibile visitarne gli interni, ma si può comunque accedere al cortile principale.
Il palazzo più rappresentativo della piazza è sicuramente il Palazzo Comunale detto "Gotico" per lo stile architettonico prevalente, e costituisce il principale e più rappresentativo monumento della città.
La sua edificazione risale al 1281 su iniziativa di Alberto Scoto, capo dei mercanti e Signore ghibellino della città. L'edificio venne realizzato in stile gotico lombardo, con arcate ogivali. Presenta una cornice ornata da archetti e merlature ghibelline a coda di rondine. Presenta una torretta centrale, ove è ospitato il campanile, e due torrette laterali. Il Palazzo Gotico, costituisce un caposaldo dell'architettura civile medievale.
All'esterno presenta un alto basamento marmoreo, aperto da una loggia composta da archi a sesto acuto, mentre il piano superiore, dalle forme romaniche, presenta archi a pieno centro nei quali si aprono finestre trifore. Il piano inferiore edificato in marmo rosa, e il ripiano superiore in cotto, creano un contrasto cromatico veramente suggestivo, che si integra bene nel contesto della piazza.
Sulla facciata è riposta una statua raffigurante la Madonna con Bambino, risalente al XIII secolo, copia dell'originale, ora esposta nel Musei Civici di Palazzo Farnese.
4) CHIESA DI SAN FRANCESCO
Proprio dietro la statua equestre di Alessandro Farnese, nello spazio contiguo alla Piazza dei Cavalli, prospetta la facciata principale della Chiesa di San Francesco.
Edificata tra il 1278 e il 1363 su commissione del ghibellino Umberto Landi, la chiesa è in stile gotico lombardo con facciata in cotto. Dell'edificazione della chiesa vennero incaricati i Frati Minori, che in breve tempo completarono sia la chiesa, che l'annesso monastero.
Con il tempo, la chiesa venne arricchita con numerose opere d'arte, e risulta che nell'Ottocento occupasse tutta l'area della Piazzetta del Plebiscito. Durante il periodo napoleonico la chiesa rimase aperta, conservando la sua funzione. Venne poi restituita ai religiosi, che tuttavia dovettero abbandonarla definitivamente a partire dal 1810. All'interno della chiesa, a seguito del plebiscito del 1848, venne proclamata l'annessione di Piacenza al Regno di Sardegna.
ESTERNO
La facciata della chiesa è composta da due contrafforti, un rosone centrale, cuspidi e guglie. Sul registro inferiore si apre il portale ogivale del Quattrocento, opera dei membri della Famiglia Solari, scultori che operarono presso la corte milanese di Ludovico il Moro.
Il portale è sormontato da una lunetta che riporta una decorazione in rilievo con le Stigmate di San Francesco. I rilievi ritraenti i Santi Francesco e Bernardo, lasciano intendere la presenza di una cuspide superiore. Sul lato destro della chiesa si trova il chiostro, di cui rimane un solo porticato, a seguito della demolizione quasi totale operata dal Comune, negli anni Quaranta del XX secolo.
INTERNO
L'interno della chiesa, in stile gotico suddiviso in tre navate ospita, sepolture, dipinti, sculture e resti di affreschi del XIV e XV secolo. Opera di notevole importanza è il Compianto su Cristo Morto, tela riposta nella cappella absidale, realizzata dall'artista Luca Reti nel XVII secolo.
L'opera di più elevato valore artistico è costituita dalla Cappella dell'Immacolata Concezione, realizzata dall'artista Giovanni Battista Trotti detto "il Malosso" nel 1597. Nella cupola è riposta la Vergine incoronata alla presenza della Santissima Trinità, rappresentata in un cielo di nuvole arricchito da numerose figure ritratte con cromie squillanti e strane pose, tipiche del periodo manierista.
5) CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA E SANTA GIUSTINA E MUSEO KRONOS
Dalla Chiesa di San Francesco, s'imbocca Via XX Settembre verso sud, fino a raggiungere la splendida Piazza Duomo, ove prospetta la facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina, anche chiamata Duomo di Piacenza.
La Cattedrale, principale edificio religioso della città di Piacenza, venne edificata tra il 1122 e il 1233, e costituisce un importante esempio di architettura in stile romanico lombardo.
ESTERNO
La facciata che prospetta sulla piazza, presenta una copertura a capanna, e dietro al corpo principale della chiesa, venne innalzato il campanile, la cui costruzione si protrasse sino al 1333, e nel 1341 sulla sua sommità venne collocata la statua in rame dorato raffigurante un Angelo. Tale statua viene affettuosamente denominata dai piacentini "Angil de Dom".
Le murature che compongono il prospetto meridionale della Cattedrale, vennero rialzate impiegando preziosi materiali, tra i quali arenaria e marmo rosa di Verona.
Nel registro inferiore della facciata si aprono tre portali, il più grande ed elegante dei quali è quello centrale. I portali della Cattedrale, vennero realizzati dagli allievi degli Architetti Willigelmo e Nicolò. Sul Campanile è posta una gabbia in ferro, fatta costruire da Ludovico il Moro, con funzione deterrente verso coloro che avessero osato sfidare la sua autorità, e verso i cittadini.
INTERNO
Rispetto alle più blasonate cattedrali romaniche presenti in Italia, la Cattedrale di Piacenza presenta dimensioni assai ridotte. Tuttavia ciò non toglie nulla alla sua magnificenza, anche per la grande quantità di opere d'arte che possono essere ammirate al suo interno.
L'interno del duomo ha pianta a croce latina, ed è suddiviso in tre navate da venticinque pilastri. Anche il transetto è a sua volta suddiviso in tre navate, e presenta all'incrocio con le navate un tiburio ottagonale su cui s'innesta la cupola, suddivisa in otto vele.
Le vele della cupola sono state affrescate dapprima all'artista Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone, che portò a termine i primi due spicchi, e una volta che egli morì, la decorazione venne portata a termine dall'artista Giovanni Francesco Barbieri, detto "il Guercino".
Per portare a compimento il ciclo di affreschi realizzato sulla cupola, il Guercino impostò i lavori raffigurando i personaggi delle scene in maniera innovativa, dalle grandi dimensioni, fatto che rende semplice la lettura e la comprensione delle scene rappresentate, anche a coloro che osservano la cupola da terra. Il ciclo di affreschi, realizzato tra il 1626 e il 1627, raffigura in parte le Storie della Vergine e Le Sibille, le cui figure sono state realizzate con lo scopo di completare il ciclo, accanto alle finestre.
Negli otto spicchi della cupola vennero raffigurati gli otto Profeti, due dei quali dipinti dal Morazzone e gli altri sei dal Guercino. In particolare, i Profeti Aggeo, Osea, Zaccaria, Ezechiele, Michea e Geremia, furono realizzati dal Guercino, mentre Davide e Isaia dal Morazzone. Nelle lunette poste in basso si susseguono gli affreschi che rappresentano gli episodi dell'Infanzia di Gesù. Notevoli sono anche gli affreschi realizzati nel fregio del tamburo, ove sono rappresentate le Otto Sibille.
Gli affreschi della cupola, possono essere ammirati da vicino, grazie alla realizzazione del Museo Kronos, a cui è possibile accedere tramite prenotazione. Il tour guidato comprende la visita della cupola tramite il compimento del percorso perimetrale, permettendo di ammirare gli affreschi, e comprende anche la visita alle strutture del sottotetto, ove è riposto un prezioso Crocifisso realizzato in bronzo.
Negli anni Ottanta del Novecento, gli affreschi della cupola vennero restaurati ad opera dello stilista Gianfranco Ferré, mentre a partire dal 2017, é stato installato un nuovo impianto d'illuminazione, realizzato dal designer piacentino Davide Groppi, riuscito nell'intento di esaltare la bellezza dell'opara.
Sulle colonne interne della cattedrale, realizzate al fine di suddividere lo spazio interno in tre navate, sono poste delle formelle rettangolari, una per ogni pilastro, che raffigurano le corporazioni che commissionarono la realizzazione del duomo. Degni di nota sono gli affreschi presenti nelle tre absidi, quello maggiore centrale, e i due laterali minori, realizzati dagli artisti Camillo Procaccini e Ludovico Carracci nel XVII secolo. In una cappella che si apre lateralmente, è riposto un battistero con vasca paleocristiana.
CRIPTA
Al fine di completare la visita della Cattedrale, è necessario scendere nella cripta sottostante il presbiterio rialzato. La cripta venne edificata, per contenere le reliquie di Santa Giustina, titolare della Cattedrale insieme a Maria Assunta.
La cripta ha una pianta a croce greca, ossia con i bracci della croce di medesima lunghezza. E' suddivisa in navate da centootto colonne romaniche. Al di sotto dell'altare della cripta sono riposte in un'urna le reliquie di Santa Giustina, compatrona di Piacenza insieme a Sant'Antonino. Proprio alla Santa sepolta nella cripta era dedicata l'antica Cattedrale cittadina, crollata a seguito del terremoto del 1117.
6) BASILICA DI SANT'ANTONINO
L'uscita dal Museo Kronos, così come l'accesso, avviene nel retro della Cattedrale, presso una porta situata nelle vicinanze della struttura absidale.
Una volta usciti dal retro, ci si ritrova in Via Prevostura. Se per imboccare la via si svolta a destra, ci si ritrova sul grande viale del centro storico costituito da Via Scalabrini. Svoltando ancora a destra, si percorre la stessa Via Scalabrini, incontrando dapprima la Sala dei Teatini, chiesa sconsacrata rivalutata come sala multimediale, di cui si parlerà nel paragrafo seguente, mentre proseguendo pochi metri, si raggiunge la Basilica di Sant'Antonino, dedicata al Patrono di Piacenza.
La Basilica di Sant'Antonino è un'antica basilica paleocristiana, edificata tra il 350 e il 375, su commissione di San Vittore, primo Vescovo di Piacenza. La basilica venne quasi distrutta durante le invasioni barbariche, ricostruita nel 1014 e spesso rimaneggiata.
Nel 1350 il transetto sinistro venne prolungato tramite un atrio, il "Portico del Paradiso", formato da uno slanciato arco ogivale, sormontato da un rosone e ornato da pinnacoli. Nel Portico del Paradiso è posta una lapide commemorativa, che rievoca l'incontro qui avvenuto nel 1183 al fine di discutere i preliminari della "Pace di Costanza" tra i membri della Lega Lombarda e l'Imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa.
INTERNO E MUSEO CAPITOLARE
L'interno si presenta a navata unica, in stile gotico, mentre l'area presbiteriale presenta splendide decorazioni in stucco di gusto barocco. Gli affreschi realizzati sulla volta del presbiterio, sono stati realizzato dall'artista Camillo Gavasetti nel 1622.
Nel coro, localizzato a ridosso della parete absidale, sono riposte delle tele dedicate alle Storie di Sant'Antonino, realizzate dall'artista fiammingo De Longe.
Al di sotto dell'altare maggiore sono riposte le reliquie del Santo titolare della basilica. Nell'ingresso nord sono posti alcuni affreschi staccati provenienti dai sottotetti. Tali opere, per il loro stile, si ritiene siano state realizzate al fine di adornare l'interno dell'antica basilica del XII secolo.
Il Museo Capitolare della Basilica ospita polittici e antifori miniati, risalenti alla fine del XV secolo, argenterie, reliquiari, e un prezioso manoscritto di Lotario Re di Lorena, risalente all'840.
7) SALA DEI TEATINI (EX CHIESA DI SAN VINCENZO)
La Sala dei Teatini, anche chiamata Chiesa di San Vincenzo, ha riaperto i battenti nel 2009, dopo importanti lavori di restauro della durata di due anni, che l'hanno trasformata in una sala multimediale.
INTERNO
L'interno della chiesa contiene meravigliosi affreschi, rimasti per anni inaccessibili a causa del perenne e avanzato stato di degrado. Il recupero degli affreschi e delle opere della facciata, è stato possibile grazie ad un'opera di ripristino che ha coinvolto soggetti e mestieri.
Gli affreschi e le decorazioni che ornano l'interno, sono stati realizzati da vari artisti, tra i quali il pittore Giovan Evangelista Draghi, e il pittore di origini fiamminghe Robert De Longe.
Una volta conclusi i lavori di restauro dell'edificio, l'ex chiesa è stata trasformata in un moderno auditorium. La sala, dotata di un'eccellente acustica, è stata utilizzata per le prove dell'Orchestra Giovanile "Luigi Cherubini", diretta dal maestro Riccardo Muti, con sede a Piacenza.
8) BASILICA DI SAN SAVINO
Tornando in Piazza Duomo, e poi in Via Roma, girando a destra e percorrendo un po' di metri verso sud, si giunge alla Basilica di San Savino, secondo Vescovo di Piacenza, subentrato a Sant'Antonino, che ne conserva le reliquie.
Annoverata tra le più affascinanti e particolari architetture romaniche dell'Italia Settentrionale, presenta una facciata, e un portico d'ingresso, realizzati nei secoli XVII e XVIII.
La struttura dell'edificio venne eretta nel 903 dal Vescovo Everardo, e poi ricostruito intorno all'anno 1000, ad opera del Vescovo benedettino Sigifredo. La basilica venne consacrata nel 1107 dal Vescovo Aldo.
INTERNO
L'interno della basilica è stato realizzato in stile romanico, suddiviso in tre navate.
All'inizio del XX secolo, la chiesa venne interessata da lavori di restauro, durante i quali vennero effettuati scavi, che riportarono alla luce due preziosi mosaici policromi risalenti al XII secolo.
Uno dei mosaici si trova nel presbiterio, ove sono rappresentate Figure allegoriche che rimandano all'incessante attività dello scorrere del tempo. La chiesa è un esempio ben conservato di romanico lombardo del XII secolo.
Degni di nota sono i capitelli antropomorfi di eccezionale fattezza, che decorano le colonne poste a separazione delle tre navate interne. Tali capitelli, sono tutti differenti e rappresentano fattezze mostruose.
CRIPTA
La cripta della Basilica di San Savino, custodisce altri mosaici, risalenti al XII secolo. Sono composti da tessere bianche e nere, e raffigurano medaglioni su uno sfondo raffigurante onde marine in tumulto.
I principali soggetti che affollano la scena rappresentata nel mosaico, sono i dodici mesi dell'anno, rappresentato ognuno con la raffigurazione del proprio segno zodiacale all'interno di un tondo.
Negli stessi tondi, sono rappresentate figurazioni inerenti ai lavori stagionali, corrispondenti al periodo contrassegnato dal segno zodiacale.
9) BASILICA DI SANTA MARIA IN CAMPAGNA
La Basilica di Santa Maria in Campagna, costituisce un a magnifica opera d'arte rinascimentale, realizzata dall'Architetto piacentino Alessio Tramello.
La chiesa venne edificata tra il 1522 e il 1528, al fine di poter conservare l'immagine policroma raffigurante la Madonna della Campagnola, ritenuta miracolosa. La semplice facciata prelude al magnifico spazio interno, decorato con superbi affreschi di epoca rinascimentale.
INTERNO
Di eccezionale qualità sono gli affreschi presenti all'interno della chiesa, realizzati dal pittore Giovanni Antonio Sacchis, detto "il Pordenone", nel triennio 1529 - 31.
Accedendo sul lato sinistro della basilica, s'incontra il dipinto dedicato a Sant'Agostino, mentre a seguire, sono le cappelle ove sono rappresentate le Storie dei Magi e di Santa Caterina.
L'oprera d'arte di maggiore impatto, iniziata dal Pordenone e terminata dall'artista Bernardino Gatti detto "il Sojaro", è la maestosa decorazione della cupola. Culmine e punto di partenza della decorazione è Dio Padre, rappresentato nel lanternino. Scendendo poi con lo sguardo, s'incontrano i Profeti e le Sibille, rappresentati con i loro "terribili scurti" penetranti.
Negli ovali e nel fregio vennero rappresentati temi religiosi, che si alternano a soggetti pagani, ove è stato utilizzato anche l'effetto monocromo, come richiamo all'antichità.
Giovan Antonio Sacchis non portò a termine il lavoro a lui commissionato, ma venne completato dal Sojaro che dipinse gli Apostoli, il tamburo con le Storie della Vergine e i pennacchi con gli Evangelisti.
All'interno sono presenti anche opere realizzate da Galeazzo, i Fratelli Giulio e Bernardino Campi, Camillo Procaccini, il Guercino, il Malosso, De Longe, Bibiena, Stern e Avanzini.
La Basilica di Santa Maria in Campagna costituì la chiesa ducale dei Farnese, ove i Signori di Piacenza celebrarono battesimi e vittorie. In alto è posta una statua del Mochi raffigurante Ranuccio Farnese, che guarda l'altare, mentre nella zona posteriore dell'altare è posta una lapide che ricorda i luogo di sepoltura dei coniugi Francesco Farnese e di sua moglie Isabella.
NB. Le informazioni sui monumenti di Piacenza, sono state estrapolate nella dalla sezione "Arte e Cultura", nel portale di "Visit Piacenza. Sito Ufficiale dell'Informazione Turistica della redazione locale di Piacenza", nel sito www.visitpiacenza.it.




































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