mercoledì 30 agosto 2023

CITTA' SANT'ANGELO: BORGO DI ARTE E CULTURA NELLE TERRE DEI VESTINI

 STORIA

Le origini dello splendido borgo di Città Sant'Angelo, in Provincia di Pescara, sono avvolte nel mistero. Prive di fondamento sarebbero le ipotesi, che identificano il primo nucleo abitato della cittadina, con quello dell'antico insediamento di Angulus - Angulum, fondata dai Vestini, popolazione italica insediatasi nella Val di Sangro prima della conquista romana.

L'ipotesi più accreditata sulle origini del centro storico, si riferisce alla fondazione di un piccolo villaggio, tra l'VIII e il IX, edificato sulla cima di una bassa collina, in corrispondenza dell'attuale Rione Casale, che si consolidò e rafforzò grazie all'insediamento in questi territori di una colonia longobarda.

I coloni fortificarono il borgo, dotandolo di mura, e portando a compimento il processo di trasformazione del luogo, da semplice casale di campagna, ad un vero e proprio castrum medievale.

Dopo l'anno 1000, con l'inizio del periodo di ripresa economica legato al Basso Medio Evo, e il sorgere della Civiltà dei Comuni e della Lotta delle Investiture tra Papato e Sacro Romano Impero, Città Sant'Angelo si schierò a favore del Pontefice, contro l'imperatore, carica politica che nella prima metà del Duecento venne ricoperta da Federico II di Svevia.

Nel 1239 Boamondo Pissono, giustiziere personale di Federico II, distrusse la cittadina, perché rimasta fedele al proprio Signore feudatario, il Conte di Loreto Berardo II, di discendenza normanna, schierato a fianco del Papato. L'anno successivo, l'Imperatore concesse agli abitanti della cittadina di ricostruirla, e permise loro di tornarvi ad abitare.

Con la fine della dinastia Sveva nel 1266 e l'inizio di quella Angioina, la città venne ceduta in feudo a Filippo di Bethune, Conte di Fiandra e Chieti, ma a causa dei suoi demeriti governativi, la città tornò a far parte dei possedimenti demaniali del Regno di Napoli

Nel 1351 Città Sant'Angelo venne assaltata dai pennesi, che si resero protagonisti d'ingenti devastazioni, che arrecarono gravi danni al bestiame e alle sementi della popolazione. La Pace tra Penne e Città Sant'Angelo, fu siglata il 24 febbraio dello stesso anno.

Nel 1353, alcuni cittadini, chiesero e ottennero dal Vescovo Ardinghelli di Penne, la concessione di fondare una propria Collegiata, consacrata ala culto di San Michele Arcangelo, che negli anni assunse dimensioni sempre più imponenti, fino a quelle attuali.

La consacrazione della chiesa all'Arcangelo Michele, avvenne nel 1353.

Dopo ripetuti acquisti e cessioni del feudo cittadino, che videro avvicendarsi alla proprietà e al governo d'importanti esponenti appartenenti a differenti famiglie feudatarie, tra le quali Alfonso Piccolomini, Conte di Celano e il banchiere romano Paris Pinello, venne infine ceduta in feudo ai Duchi Figliola nel 1699.

Durante le Campagne Napoleoniche, nel 1814 la popolazione angolana di ribellò al governo di Gioacchino Murat, genero dell'Imperatore francese Napoleone Bonaparte, ma il fallimento dell'insurrezione, dovuto al tradimento di alcuni congiurati, portò al fallimento dei progetti e delle speranze di liberazione.

La rivolta venne spenta dalle truppe murattiane, e mentre alcuni rivoltosi riuscirono a fuggire, altri non riuscirono nell'impresa, venendo catturati e fucilati a Penne, come il Canonico Domenico Marulli.

Con l'Unità d'Italia del 1861, Città Sant'Angelo elesse nel primo parlamento nazionale, il deputato Francesco de Blasiis (1867), che successivamente prese parte al Governo Rattazzi, come Ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Entrato con merito a far parte dell'Associazione de "I Borghi più Belli d'Italia", Città Sant'Angelo merita una visita, per la sua singolare posizione sopraelevata, immersa nello splendido paesaggio, a metà strada tra il mare e le colline pescaresi della Valle dell'Alento, fattore che le conferisce un clima mite, e assai fresco d'estate. Dal punto di vista artistico, il borgo offre ai visitatori opere d'arte e architetture di pregio, tra le quali possono essere annoverate splendidi portali finemente decorati, elementi di pregevole fattura barocca, musei ed eleganti palazzi.


Chiesa di San Salvatore, sede del
Museo Civico


Chiesa di Santa Chiara

 1) PORTA LICINEA O BOREA

Il tour alla scoperta del centro storico può avere inizio da Porta Licinea, detta anche "Borea", prima porta d'accesso e monumento che si incontra nel caso in cui si acceda al centro storico da nord.

La porta di accesso venne edificata a partire dal 1861, insieme alla costruzione prevista di altre due nuove porte di accesso, come Porta Sant'Egidio e Porta Sant'Antonio. La porta venne edificata su iniziativa dell'amministrazione comunale, determinata a conferire un volto nuovo alla cittadina, a seguito della grave epidemia di Colera che l'aveva colpita proprio nello stesso anno.


Porta Licinea o Borea

2) CHIESA DI SANT'AGOSTINO D'IPPONIA

Una volta oltrepassata Porta Borea, prima di visitare la zona centrale del centro storico, é necessario concentrare la propria visita ad altre architetture meno note, ma non meno importati dal punto di vista artistico.

Da Porta Borea è possibile raggiungere il corso principale del paese, ossia Corso Vittorio Emanuele.

Svoltando a destra é possibile raggiungere la Chiesa di Sant'Agostino d'Ipponia, prima attrazione culturale, che può essere incontrata dal visitatore proveniente da sud.

Edificata nella sommità della collina ove sorge il centro storico, la Chiesa di Sant'Agostino venne concessa nel 1314 dal Sovrano Roberto d'Angiò ai Padri Agostiniani, cui conferì la possibilità di erigere un convento, e disporre dell'antistante giardino. La chiesa subì profonde trasformazioni nel corso della storia, e l'aspetto attuale le fu conferito nel 1789.

La facciata, posta sul lato lungo della pianta, venne progettata dall'Architetto milanese Santino Capitani nel 1789. Questa é tripartita da quattro lesene verticali, e suddivisa in due livelli, uno superiore e uno inferiore, tramite una trabeazione aggettante, al cui centro si apre una nicchia ove é collocata la statua del Santo titolare.


Facciata della Chiesa di Sant'Agostino
d'Ipponia di Santino Capitano del 1789

INTERNO

La chiesa é a navata unica, alle cui pareti sono addossati quattro altari, realizzati da Alessandro Terzani da Como, mentre l'altare maggiore é realizzato in scagliola.

Notevole é l'organo della chiesa, realizzato nel 1795 da Adriano Fedri di Venezia. E' costituito da una cassa in legno bianco intagliata ad opera dell'ebanista angolano Venanzo de Tollis, autore inoltre dei due confessionali. All'organo si accede tramite una scalinata in legno aggiunta nel 1845. Tra le tele rinchiuse in cornici di pregevole fattura barocca, possono essere considerate la Cintura di Giacinto Ranalli, del 1672, e quelle raffiguranti San Nicola; San Tommaso e la Sacra Famiglia, tutte realizzate da Brizii di Teramo nel 1796.

3) CHIESA DI SAN FRANCESCO

Procedendo lungo il Corso Vittorio Emanuele, principale asse viario del paese, s'incontra la Chiesa di San Francesco, che costituisce una delle chiese più interessanti del patrimonio artistico del borgo.

La chiesa fa parte di un articolato complesso conventuale, convertito in sede municipale sin dal 1809. Il primo insediamento monastico ebbe luogo nel XII secolo, mentre é certo che a partire dal 1327 venne avviata l'edificazione del Convento da parte dei Monaci Basiliani.

Il complesso religioso sorse come luogo di raccordo, a metà strada tra la Chiesa di Sant'Agostino e la Collegiata di San Michele Arcangelo.

All'esterno, s'innalza il campanile a sezione quadrangolare, distinto in due tronconi: fino alle arcatelle realizzate in laterizio s'innalza la parte più antica della costruzione, appartenente al Quattrocento, mentre la parte sovrastante é stata realizzata in epoca posteriore.

Il portale centrale della chiesa, chiamato Portale delle Meraviglie, é opera di Raimondo di Poggio realizzato nel Trecento.


Portale delle Meraviglie della Chiesa di San
Francesco, realizzato nel Trecento da
Raimondo di Poggio


Splendide decorazioni dello stipite
sinistro del portale della Chiesa di
San Francesco

A seguito dei crolli provocati dai terremoti del 1706 e del 1730, si rese necessario un globale rifacimento, i cui lavori, iniziati nel 1741, interessarono l'abside. La struttura principale venne modificata secondo i criteri dell'architettura barocca, e la copertura ricostruita con volta a botte.

INTERNO

All'interno della chiesa, da ammirare é lo splendido mosaico pavimentale, realizzato nel 1845 dalle stesse maestranze venete cui si deve la realizzazione del pavimento della Chiesa di Santa Chiara, e la tela raffigurante la Madonna del Rosario e San Domenico, realizzata dal pittore Paolo De Cecco.


Interno a navata unica della Chiesa
di San Francesco


Splendido pavimento musivo della chiesa,
realizzato da maestranze venete nel 1845

Ad un'altra artista del posto, Concetta De Angelis, si devono gli affreschi sulla volta dell'Oratorio e i quindici dipinti ovali realizzati sull'Altare della Madonna del Rosario.

Nella chiesa sono conservati altri due dipinti di pregio, tra i quali la Madonna del Carmine con Angeli Musicanti, di Tommaso Alessandrino dei primi anni del Seicento, e la tela raffigurante la Visitazione, di scuola raffaellita.


Altare maggiore della chiesa con abside
semicircolare


Tela raffigurante la Madonna del Carmine con
Angeli Musicanti di Tommaso Alessandrino
dei primi anni del Seicento

4) COLLEGIATA DI SAN MICHELE ARCANGELO

Proseguendo su Corso Vittorio Emanuele verso nord, si raggiunge la principale architettura religiosa del paese, consacrata al culto del Santo Patrono del paese, ossia la Collegiata di San Michele Arcangelo.

La Collegiata é uno dei principali monumenti dell'architettura abruzzese, in particolare barocca. La struttura principale venne riedificata nel XIII secolo, e nel 1353 la chiesa venne elevata al rango di Collegiata. La costruzione che possiamo ammirare oggi, venne probabilmente edificata sui resti di un precedente edificio di epoca longobarda, risalente al VII o all'VIII secolo.

La facciata che dà sulla piazza é impreziosita dallo splendido portale ogivale in stile gotico, realizzato nel 1326 ad opera dello scultore Raimondo di Poggio, originario di Atri.


Facciata della Collegiata di San Michele Arcangelo,
che dà sulla piazza, con struttura del XIII secolo

Il portale é scandito da lesene di rinforzo, e ornato sull'archivolto da una cornice ad archetti sovrapposti. La cornice del portale in pietra, presenta una ricca decorazione ornamentale. Alla base dei pilastri d'ingresso della scalinata, sono posti due plutei in pietra, provenienti da un ambone probabilmente realizzato tra il VII e l'VIII secolo.

Splendido portale maggiore ogivale della Collegiata


Decorazioni dello stipite sinistro del portale

La torre campanaria della chiesa, progettata dall'Architetto Antonio Lodi, ha un'altezza di 47 m, segnata da quattro marcapiani in laterizio.

Nel lato sud est della torre campanaria, sono riposte due lapidi commemorative, ove sono segnate alcune simboliche date, come il 1425, opera di edificazione del campanile ad opera di maestranze napoletane, e il 1709, anno del completamento dell'opera di ricostruzione del campanile, crollato a causa del terremoto che colpì la cittadina nel 1706.


Torre campanaria della Collegiata,
dell'Architetto Antonio Lodi del 1425,
con un'altezza di 47 m

INTERNO

Lo spazio interno della Collegiata, é distinto in due navate, che in realtà fanno parte di due spazi ben distinti: quello di destra, il principale, consacrato a San Michele Arcangelo, mentre la basilica di sinistra, più piccola, consacrata a San Giovanni Battista. A separare le due chiese é posto un pregevole porticato quattrocentesco.


Interno barocco della Collegiata di San Michele
Arcangelo distinto in due navate

NAVATA DI SAN MICHELE

La navata di San Michele é coperta da uno splendido soffitto a cassettoni lignei, realizzato nel 1911 da maestranze locali.

Al di sopra della volta a cassettoni si trova l'antico soffitto a capriate, ove si conservano gli affreschi trecenteschi del Maestro di Offida, che rappresentano le Scene della vita di Gesù.

Nella stessa navata possono essere ammirate pregevoli opere d'arte, come la statua lignea di San Michele del XIV secolo, la statua in terracotta policroma della Madonna delle Grazie, realizzata da Saturnino Gatti nel XVI secolo, il pregevole sarcofago del Vescovo Amico di Buonamicizia del 1457.


Volta a cassettoni lignei della navata destra della chiesa
consacrata a San Michele Arcangelo


Altare barocco con la Statua lignea di San
Michele del XIV secolo


Sarcofago del Vescovo Amico di Buonamicizia
realizzato nel 1457

Altre opere d'arte di assoluto valore artistico occupano la zona dell'altare maggiore della chiesa, tra cui possono essere ricordati lo splendido coro ligneo intagliato con leggio, realizzato da Giuseppe Monti nel XVII secolo; e i cinque cappelloni d'altare in legno dorato e intagliato, opera di maestranze napoletane del XVII secolo.


Pregevole coro ligneo intagliato di Giuseppe Monti
del XVII secolo

Degne di nota sono anche le tele presenti nella chiesa, tra le quali si possono annoverare quella raffigurante la Madonna della Purità e Santi, dipinta nel 1611 da Tommaso Alessandrino.

NAVATA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

La costruzione della Navata di San Giovanni Battista, dovuta ad un'opera di ampliamento della Collegiata risalente al XVIII secolo, é attribuita al comasco Giovan Battista Gianni

Tali lavori di ampliamento e modifica strutturale, sono il risultato dell'opera di ricostruzione e consolidamento intrapresa a seguito del terremoto del 1706.


Interno della Navata di San Giovanni Battista,
realizzata nel XVIII secolo come ampliamento
della navata principale, ad opera di Giovan
Battista Gianni

NB. Le notizie storiche su Città Sant'Angelo, sono state estrapolate dalla sezione "La Storia di Città Sant'Angelo", nel portale "Visit Città Sant'Angelo", in www.visitcittasantangelo.it.

NB. Le notizie riportate sui monumenti di Città Sant'Angelo, sono state estrapolate dal post "Collegiata di San Michele Arcangelo", nel portale "Visit Città Sant'Angelo", in www.visitcittasantangelo.it

martedì 29 agosto 2023

LANCIANO: STORIA E MONUMENTI DELLA CITTA' FRENTANA, SEDE DEL MIRACOLO EUCARISTICO

 STORIA

Situata a metà strada tra il Massiccio della Maiella e il Mare Adriatico, la città di Lanciano (CH) costituisce lo storico capoluogo della Val di Sangro, principale città dell'antica popolazione italica dei Frentani, che per primi abitarono queste terre prima della conquista romana.

Ininterrottamente abitato sin dal XII secolo a.C., costituisce uno dei più antichi insediamenti d'Italia. Con la conquista della Val di Sangro da parte dei Romani, la città assunse il toponimo latino di Anxanum, intraprendendo una fase storica d'intensa crescita culturale ed economica, costituendo un'importante stazione di transito lungo la Via Frentana, strada romana che attraversava gli antichi territori frentani.

D'altro canto, la tradizione orale ne attribuisce la fondazione a Solima, fratello di Enea, scampato dalla distruzione di Troia nel 1180 a.C., che in memoria di un altro fratello di nome Anxa, soprannominò la città Anxanon. Solo a partire dal Medio Evo, iniziò ad essere identificata con il nome attuale.

Nell'antichità, venne dominata dai Greci, dai Galli e dagli Etruschi, per divenire infine una colonia romana nel 435 a.C., assumendo il nome di Anxanum.

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476, e la successiva Guerra Greco Gotica (535 - 553) combattuta tra goti e bizantini, la città registrò importanti saccheggi da parte sia dei Goti che dei Longobardi, che nel 580 la rasero al suolo e successivamente la ricostruirono.

Sul finire dell VIII secolo i Franchi invasero l'Italia settentrionale, decretando la fine del Regno Longobardo. Con un documento del 981, Lanciano venne elevata al rango di città. Nel 1212 l'Imperatore Federico II la nomina terra demaniale, riconoscimento confermato da Carlo d'Angiò, che le riconobbe l'ulteriore titolo di terra perpetuamente demaniale, sottraendola alla dominazione di eventuali Signori feudatari. Per questa ragione, Lanciano si costituì presto in Libero Comune, autonomo dall'autorità imperiale.

Fino alla seconda metà del Quattrocento, Lanciano visse il suo periodo di massimo splendore, dovuto allo sviluppo di molte attività economiche, in particolare le fiere. Il periodo di declino ebbe inizio nel 1456, anno in cui la città venne dilaniata dalle lotte intestine delle famiglie feudatarie, tra cui i d'Avalos di Vasto, nel tentativo di appropriarsene, ed espandere il loro dominio. Il declino continuò con l'avvicendarsi al governo degli Spagnoli, che tra il XVI e il XVII secolo, governarono la città con misure draconiane, senza preoccuparsi della scarsa sicurezza sulle strade infestate dai ladri, che resero invivibile il clima della città.

La libertà comunale della città terminò con la cessione della città in feudo ai Conti d'Avalos, grazie all'acquisto da parte di Ferdinando d'Avalos. Il governo dei Signori vastesi, coincise con il più grave periodo di crisi della città, dovuto alla forte imposizione fiscale.

Nel corso dell'Ottocento, Lanciano perse il fervore culturale che aveva caratterizzato nei primi anni della sua storia. A partire dai Moti Rivoluzionari del 1848, la città partecipò attivamente agli avvenimenti legati al Risorgimento nazionale. Tra i principali contestatori del Regno Borbonico, si distinsero i patrioti Carlo Madonna e Domenico Genoino, riuscendo nell'intento di chiamare alle armi tutta la popolazione lancianese. L'8 Settembre 1860, il giorno immediatamente successivo all'ingresso di Garibaldi a Napoli, Lanciano dichiarò all'unanimità l'annessione al neocostituito Regno d'Italia.

Negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, Lanciano venne duramente bombardata dagli Alleati Anglo - Americani, e costituì una delle principali roccaforti della Resistenza contro il nazi - fascismo, fatto che le valse il riconoscimento della Medaglia d'Oro al Valor Militare.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Nonostante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, Lanciano rimane tutt'ora una delle principali città d'arte dell'Abruzzo, da prendere in considerazione nello svolgimento di un tour culturale della Regione. Il centro storico è suddiviso in due zone, una meridionale, l'altra settentrionale, separate dalla centrale Piazza del Plebiscito, ove si affaccia la Cattedrale.

Nel caso in cui si decida d'iniziare l'itinerario alla scoperta della città da nord, l'ingresso avverrà dalla Porta San Biagio, accesso settentrionale al centro storico. La porta costituisce l'unico accesso superstite che si apre nella cinta muraria, giunta fino a noi.

E' costituita da un arco a sesto acuto in pietra dorata.

1) CHIESA DI SAN BIAGIO

Nelle vicinanze della Porta San Biagio, si trova l'omonima chiesa, fondata in un periodo anteriore al 1095, considerata la costruzione più antica ancora esistente.

La struttura della chiesa é molto semplice, costituita da murature prive di affreschi, e copertura a capriate lignee a vista. Nella zona sottostante la chiesa é posta la cripta, mentre il campanile venne edificato tra il 1345 e il 1400, costituito da una torre in muratura, su cui si apre una bifora a sesto acuto.

2) CHIESA DI SANTA CROCE

Procedendo verso sud, lungo il Corso dei Frentani, asse viario principale del centro storico, si giunge alla Chiesa di Santa Croce, un edificio di piccole dimensioni, ma di grande importanza simbolica per la comunità cittadina.


Interno della piccola Chiesa
di Santa Croce


Pala d'altare ove é raffigurato
Sant'Agostino

Secondo una leggenda, tramandata dalla tradizione popolare, nella seconda metà del Duecento dimoravano a Lanciano il carrettiere Jacopo Stazio e sua moglie Ricciarella. Correva l'anno 1273, quando proprio nella casa dei due coniugi, avvenne quello che é passato alla storia come il Secondo Miracolo Eucaristico della Città.

La leggenda narra che Ricciarella, al fine di riconquistare l'amore del marito, si recò da una fattucchiera e, su suo consiglio, rubò un'ostia consacrata. Tornata a casa, la pose su una tegola arroventata per ricavarne un "filtro d'amore", ma proprio nel momento in cui iniziò a bruciare, l'ostia consacrata si tramutò in carne umana, incominciò a sanguinare, e Ricciarella, sconvolta, avvolse l'ostia in un panno e la ripose in cantina. La sera, il marito Jacopo, entrò nella cantina per far rientrare l'asino, ma non ci riuscì. Dopo molte insistenze, l'animale vi entrò in ginocchio. Nel 1280, dopo sette anni dai fatti, Ricciarella confessò l'accaduto al francescano Jacopo Diotallevi, il quale scavando a mani nude nel luogo in cui era stata nascosta l'ostia consacrata, la rinvenne ancora sanguinante.


Tabernacolo al di sopra dell'altare, contenente
la reliquia dell'Ostia Incarnata

Il frate portò con se la reliquia ad Offida, nelle Marche, suo paese natale. La reliquia é stata ricondotta a Lanciano nel maggio 2003, grazie alla donazione di Monsignor Giuseppe Sergiacomi.

3) CHIESA DI SANT'AGOSTINO

Procedendo ancora lungo il corso principale verso sud, s'incontra la Chiesa di Sant'Agostino.

La chiesa presenta una facciata molto lavorata, da maestranze appartenenti alla scuola del Petrini. Le decorazioni presentano colonne tortili, e motivi a fregi floreali e punte di diamante, che esprimono il virtuosismo della costruzione.


Facciata della Chiesa di Sant'Agostino
ornata dal portale principale con cornice
ogivale e rosone circolare


Portale principale della chiesa, ornato da una cornice
in pietra ogivale con stipiti e archivolto lunettato
finemente decorati


Stipite destro del portale, ornato da magnifiche decorazioni
in pietra, con colonne tortili e capitelli con motivi
floreali e punte di diamante

Lo splendido rosone, che si apre nell'ordine superiore della facciata, é ornato da decorazioni a foglie d'acanto, sormontato da un archivolto poggiato su colonnine pensili. La lunetta del portale é decorata con un gruppo scultoreo, che raffigura la Vergine con il Bambino.


Lunetta del portale in pietra, ornata con il gruppo
scultoreo della Vergine con il Bambino

INTERNO

L'interno della chiesa venne completamente rimaneggiato nel 1827, quando gli affreschi presenti nelle pareti vennero ricoperti da stucchi di gusto barocco.

4) TORRE DI SAN GIOVANNI

Procedendo ancora verso sud per la via principale del paese, s'incontra uno slargo quadrangolare, ove  s'innalza una poderosa torre.

La torre, a sezione quadrangolare, prende il nome di Torre San Giovanni, a testimonianza dell'esistenza dell'antica Chiesa di San Giovanni Battista, oggi scomparsa. La chiesa costituiva una delle sei chiese, edificate sul Colle Erminio, ma non si dispone di notizie certe sull'aspetto originario di questo luogo di culto.


Torre campanaria della scomparsa
Chiesa di San Giovanni, con pianta
a sezione quadrangolare

Probabilmente il portale di accesso era in pietra arenaria, mentre all'interno era custodita la tela che raffigurava il Salvatore che risorge sventolando una bandiera, una mitra tra alcuni fregi e l'epigrafe, con la scritta in latino "Non avertas era faciem tuam me, quia ego Deus tuum sum", tradotto in italiano come "O signora , non distogliere il tuo sguardo da Me, perché io sono il tuo Dio".

Nel 1827, in seguito alla soppressione della parrocchia voluta dall'Arcivescovo Francesco Maria del Luca, venne aggregata alla Parrocchia di Sant'Agostino, sopravvivendo fino al novembre del 1943, seriamente danneggiata dal bombardamento del 22 Novembre 1943. La chiesa venne definitivamente demolita nel 1949.

Il campanile risale alla seconda metà del XIV secolo, a pianta quadrata, d'impostazione stilistica lombarda, poi identificata come "Lancianese", per i marcapiani ad archetti triangolari su mensole sporgenti in laterizio. La muratura della torre é mista, costituita da mattoni e pietrame calcareo, con grossi blocchi di arenaria squadrati.

5) BASILICA CATTEDRALE DELLA MADONNA DEL PONTE

Proseguendo ancore lungo il corso, si raggiunge Piazza Plebiscito, la piazza principale della cittadina, per raggiungere la Cattedrale Basilica della Madonna del Ponte, principale luogo di culto della città.

Nel 1785 vennero avviati i lavori per la ricostruzione della Cattedrale, su progetto dell'Architetto Giovanni Fontana. Nel 1800 vennero avviati i lavori di edificazione della facciata, mentre alcuni anni dopo l'antica Cattedrale di Lanciano, ossia la Chiesa dell'Annunziata, venne demolita.


Facciata in stile neoclassico della Cattedrale
della Madonna del Ponte


Campanile della Cattedrale della Madonna
del Ponte

INTERNO

L'interno della Cattedrale ha pianta a croce latina, a navata unica, in cui le volte a botte vengono sostenute da colonne binate.


Interno della Cattedrale a navata unica

Lungo le pareti sono situati gli altari laterali, che si avvalgono di una sobria decorazione in stile classico. Sulla parete destra della navata, si apre la Cappella del Santissimo Sacramento.


Tela raffigurante l'Ultima Cena, posta nel
Cappellone del Sacramento, realizzata da
Tommaso Alessandrino di Ortona nel 1601


Tela del Martirio di Santo Stefano, realizzata
dal Diano nel 1793


Allegoria della Luce, alla destra dell'altare
maggiore, di Giuseppangelo Ronzi di Penne

Lungo le pareti destra e sinistra si aprono, oltre alle cappelle, piccole nicchie. In fondo al presbiterio, sovrastato dall'imponente struttura della cupola, si apre la nicchia ove é contenuta la Statua della Madonna del Ponte.

Sulla volta si trova un meraviglioso ciclo di affreschi, realizzato nel XVII secolo dal pittore Giacinto Diana.

NB. Le notizie storiche e artistiche sulla città di Lanciano, sono state estrapolate dalla sezione "Storia del Comune", nel portale ufficiale del "COMUNE DI LANCIANO", in www.lanciano.eu.

NB. Le informazioni relative alla Chiesa di Santa Croce, sono state estrapolate dal post "il miracolo custodito nella chiesa di Santa Croce", nella pagina Internet "BeWeB. Beni Ecclesiastici in WEB", in www.beweb,chiesacattolica.it.

NB. Le informazioni relative al Campanile della Chiesa di San Giovanni, sono state estrapolate dal post "i Tesori della Chiesa di san Giovanni nel quartiere Lancianovecchio", nel portale "TESORI D'ABRUZZO, una regione da scoprire", in www.tesoridabruzzo.com.

NB. Le informazioni relative alle altre chiese presenti nel centro storico di Lanciano, sono state estrapolate dalla sezione "Storia del Comune" del portale istituzionale del "Comune di Lanciano", in www.lanciano.eu.

MERAVIGLE NATURALI DELLA COSTA DEI TRABOCCHI (CH): RISERVA NATURALE DI PUNTA ADERCI E FARO DI PUNTA PENNA

 A) RISERVA NATURALE DI PUNTA ADERCI

Oltre ai borghi e alle città d'arte visitabili, la Costa dei Trabocchi presenta splendidi panorami costieri, adatti alla balneazione, che ne fanno uno dei territori più rinomati del turismo balneare in Abruzzo.


Trabocco di Punta Aderci

Il tratto di costa più noto per la pulizia delle acque é la Riserva Naturale di Punta Aderci, compresa nel Comune di Vasto, caratterizzata dalla presenza di una costa rocciosa e selvaggia, di promontori e sentieri. Il Trabocco di Punta Aderci può essere visitato su prenotazione.


Promontorio di Punta Aderci

L'area protetta di Punta Aderci é la prima istituita in Abruzzo, con un'estensione di 285 ettari, che si estende dal Faro di Punta Penna, alla foce del Fiume Sinello.

Il promontorio di Punta Aderci si trova ad una quota di 26 m.s.l.m.. Da qui la vista può spaziare sui massicci montuosi del Gran Sasso e della Maiella, mentre al tramonto, con una buona visibilità, é possibile osservare all'orizzonte il Parco Regionale del Monte Conero.

B) PUNTA PENNA

1) FARO DI PUNTA PENNA

A poca distanza dalla Riserva Naturale di Punta Aderci é possibile raggiungere Punta Penna, nota in particolare per la presenza dell'omonimo faro, e del Santuario di Santa Maria di Punta Penna, o della Madonna della Penna.

Situato nel territorio comunale di Vasto, il faro di Punta Penna s'innalza nell'omonimo promontorio.

Realizzato nel 1912 su progetto dell'Architetto Olindo Tarcione, con la sua altezza di 70 m, e la sua elevazione pari a 80 m.s.l.m., costituisce il faro più alto del Mare Adriatico, e il secondo faro più alto d'Italia, dopo la Lanterna di Genova.


Faro di Punta Penna

Durante la Seconda Guerra Mondiale, venne parzialmente danneggiato ad opera dell'esercito tedesco, per essere immediatamente ricostruito a guerra conclusa. Attualmente é costituito da una struttura in muratura di colore bianco, a forma di torre a sezione ottagonale. La colonna poggia su un basamento di colore bianco a due piani, destinato agli alloggi degli addetti alla manutenzione del faro.

In sommità é riposta la lanterna, che genera un fascio di luce visibile fino a 25 miglia di distanza. All'interno una scala di 307 gradini consente di raggiungere la sommità, da cui é possibile scorgere il Gargano, Ortona, il Gran Sasso e la Maiella.

2) SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA PENNA (O PENNALUCE)

Nei pressi del Faro di Punta Penna, si trova il Santuario della Madonna di Punta Penna (o Pennaluce), edificato per volontà del Marchese Michelangelo D'Avalos nel 1500.

La chiesa ha subito modifiche durante il corso della storia, tra le quali spicca l'integrale rifacimento del 1889, ad opera dell'Architetto vastese Francesco Benedetti, morto nel 1912, cui si deve la ricostruzione della facciata e la realizzazione del nuovo porticato.


Santuario della Madonna della Penna
(o Pennaluce)

All'interno si trova esposta la statua della Madonna, miracolosamente salvata dall'assedio mosso dai Turchi alla città di Vasto

NB. Le informazioni sulla Riserva Naturale di Punta Aderci, sono state estrapolate dal post "LA RISERVA DI PUNTA ADERCI", nella pagina Internet "Punta Aderci", nel sito www.puntaderci.it.

NB. Le informazioni relative al Faro di Punta Penna, sono state estrapolate dal post "Faro di Punta Penna - Vasto", nella pagina Internet di "Abruzzo Turismo", nel sito www.abruzzoturismo.it.

lunedì 28 agosto 2023

VASTO: LA CITTA' SUL MARE DEI DUCHI D'AVALOS

 STORIA

Secondo la leggenda i primi abitanti di Vasto (CH), furono popolazioni provenienti dalla Dalmazia. Il primo toponimo del luogo, Histon, gli venne attribuito da Diomede, che raggiunse le coste abruzzesi partendo dall'Illiria.

Verso il V secolo a.C. il territorio di Vasto venne occupato dalla popolazione autoctona dei Frentani. Molti reperti dell'epoca preromana della città sono raccolti nella sezione archeologica del polo museale del Palazzo d'Avalos.

Con la conquista romana e la successiva Guerra Sociale del 91 - 99 a.C. la città di Histon, assunse il nome latino di Histonium, elevata dai romani al rango di municipium. Da questo momento in poi, ebbe inizio per la città un periodo di splendore economico e sociale.

Con la fine dell'Impero Romano d'Occidente nel 476, la città subì i saccheggi provocati dalle invasioni barbariche. Con la fine del Regno Longobardo e la discesa dei Franchi, un conquistatore franco di nome Aymone, eresse sulle rovine dell'antica Histonium, un borgo fortificato cui diede il nome di Guast d'Aymone.

Con la fine del periodo di dominazione angioina, Vasto venne ceduta in feudo alla Signoria dei D'Avalos, provenienti dalla Spagna, che qui trasferirono la propria corte, risiedendo nel palazzo che tutt'ora ne porta il nome, Palazzo d'Avalos. Con i D'Avalos Vasto visse il suo massimo periodo di splendore. Nel palazzo fatto da loro edificare vi visse la Duchessa Vittoria Colonna, nobildonna italiana consorte del Duca Fernando Francesco D'Avalos.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Il centro storico di Vasto, é un luogo tutto da scoprire, con calma e passione, che cela al suo interno tesori di assoluto valore storico e artistico, in grado di meravigliare il turista desideroso di esplorare un patrimonio artistico al di fuori dei percorsi turistici più battuti.

1) PORTA CATENA

La visita al centro storico di Vasto può avere inizio da Porta Catena, porta di accesso esposta a sud del borgo.

La porta che si apre nella cinta muraria medievale della città, é costituita da un arco a sesto acuto ad un solo fornice, realizzato con struttura in laterizi, poggiante su due grandi pilastri di pietra. L'intradosso della porta presenta un arco più basso, sempre a sesto acuto, coperto da una sporgenza superiore in laterizio. La struttura risale ad un'epoca anteriore alla ristrutturazione delle mura cittadine, avvenuta tra il 1391 e il 1439.


Porta Catena

2) CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE

Non appena entrati nel centro storico, percorrendo dapprima Via delle Catene e poi Via Santa Maria, si giunge alla centrale Chiesa di Santa Maria Maggiore.

La chiesa venne eretta alla fine dell'XI secolo, gravemente danneggiata dai Turchi nel 1566, devastata da un incendio nel 1645 e, infine, ampliata nel 1785. All'esterno é possibile notare la possente mole del campanile a sezione quadrangolare del XIV secolo, edificata sui resti di un bastione preesistente, denominata in dialetto locale "la Battaglia", in quanto costituiva un avamposto difensivo della città durante l'Età Medievale. Il campanile é ornato da cinque pregevoli finestre romaniche.


Facciata della Chiesa di Santa
Maria Maggiore

INTERNO

L'interno, ampio e luminoso, si presenta con una struttura in stile neoclassico. Il presbiterio é ornato da una bella balaustra a valva, mentre ai lati dello stesso, due scale scendono nella sottostante cripta, ove sono custodite le spoglie di San Cesario Martire.


Interno in stile neoclassico a tre navate,
della Chiesa di Santa Maria Maggiore

Nella zona dell'altare maggiore e dell'abside, sono custoditi la cantoria e l'organo, realizzato nel 1719 da Domenico Manginio, dotato di una cassa lignea riccamente decorata. L'organo é collocato accanto all'altare maggiore, realizzato nel 1573 da scultori veneziani.

Sulla navata destra sono collocate le tombe dei Duchi d'Avalos mentre, sulla parete di fondo della stessa navata, il reliquiario a forma di pisside ove é contenuta la reliquia della Sacra Spina, donata al Marchese d'Avalos nel Cinquecento, come delegato del Re di Spagna in occasione del Concilio di Trento.


Abside semicircolare affrescato della chiesa


Reliquiario a forma di pisside, contenente la
reliquia della Sacra Spina

Nella chiesa si possono notare importanti tele dipinte, tra le quali l'Ecce Homo del 1500, attribuita a Tiziano, lo Sposalizio di Santa Caterina, della scuola del Veronese, il Battesimo di Sant'Agostino realizzata da Luigi Benfatto, nipote di Paolo Veronese, e due belle statue lignee di scuola napoletana


Tela dello Sposalizio di Santa Caterina
del Veronese


Cripta della chiesa suddivisa in tre navate

3) PIAZZA GABRIELE ROSSETTI E MONUMENTO

Girando a sinistra su Via Tripoli e poi a destra, si raggiunge la piazza più scenografica e suggestiva di Vasto, ossia la Piazza Gabriele Rossetti. Al centro della piazza si erge il monumento commemorativo dedicato a Gabriele Rossetti, poeta vastese esiliato in Inghilterra.

La piazza ha una forma ellittica, in quanto realizzata sulle fondamenta dell'antico anfiteatro di Histonium, del quale si possono ancora notare le fondazioni, guardando attraverso gli opachi vetri posti sulla pavimentazione della piazza.

4) CASTELLO CALDORESCO E CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

Dinanzi alla Piazza Gabriele Rossetti é posto il Castello Caldoresco, importante maniero militare della città del Vasto.


Castello Caldoresco


Altra visuale del Castello Caldoresco


Bastione del Castello Caldoresco, sovrastato
dalla torre


Bastione trapezoidale del Castello
Caldoresco

La Chiesa di San Francesco di Paola risale al XV secolo, sorta sul sito di una cappella più antica consacrata a Santa Maria de' Guarlati. Con la demolizione della chiesetta, nell'area venne edificato il Convento dei Paolotti e, su commissione popolare, le due Cappelle consacrate alla Madonna dei Miracoli e a San Rocco, Santi invocati per la protezione contro la pestilenza.

I lavori per l'edificazione della chiesa presero avvio nel 1604, mentre successivamente la chiesa venne restaurata per volere di Michelangelo d'Avalos, che contribuì a far riporre l'immagine della Vergine sulla parete del coro. Nel 1770 il convento venne soppresso e trasformato in abitazione privata, mentre la chiesa venne restaurata e riedificata in stile neoclassico ad opera dell'Architetto Silvestro Benedetti.


Facciata della Chiesa di
San Francesco di Paola

INTERNO

L'interno della chiesa é a navata unica, e conserva interessanti opere d'arte, in particolare numerose tele dipinte.


Interno neoclassico, a navata unica,
della Chiesa di San Francesco di Paola

Tra le tele presenti, possono essere considerate la Madonna del Velo di B. Luini, il San Carlo Borromeo di Nicola Maria Russo, il San Rocco di Filippo Andreola, la tela di Santa Lucia realizzata da Giovan Battista de Littis e la tela raffigurante San Francesco di Paola, realizzata da un pittore anonimo nel XVII secolo. Nel 1729, il Marchese Don Cesare Michelangelo D'Avalos, ultimo discendente della famiglia, venne sepolto al di sotto del pavimento della chiesa.


Tela della Crocifissione


Altare maggiore della chiesa

5) MUSEI CIVICI DI PALAZZO D'AVALOS

Dal Castello Caldoresco, percorrendo il Corso del Palma, via principale della cittadina, ci si ritrova dinanzi la grande mole di Palazzo d'Avalos, sede dei Duchi D'Avalos, Signori di Vasto, principale polo culturale della città in cui sono ospitati i musei civici.

Il palazzo costituisce uno dei principali esempi di edificio rinascimentale abruzzese, realizzato nella seconda metà del Cinquecento, inglobando le strutture del palazzo quattrocentesco fatto erigere dai Caldora, e devastato durante le incursioni operate dai guerrieri turchi nel 1566, comandati da Pialy Pascià.


Facciata di Palazzo d'Avalos

Durante i tre secoli di governo dei Marchesi D'Avalos, dalla fine del Quattrocento fino al 1799, anno dell'occupazione napoleonica della città, il palazzo ospitò la sede della corte locale, assumendo le sembianze di una piccola reggia. Quando i D'Avalos furono costretti a lasciare la città, gli ambienti del palazzo vennero frazionati al fine di ospitare botteghe e appartamenti, e di oscurare il suo glorioso passato di residenza principesca. Nel 1974 il Comune di Vasto ne acquisì la proprietà, avviando importanti lavori di restauro.

INTERNO

Il palazzo ospita al suo interno tre differenti musei, che contribuiscono notevolmente ad arricchire il patrimonio culturale vastese. Tra i musei che é possibile visitare sono inclusi il Museo Archeologico, la Pinacoteca e il Museo del Costume Antico. Solo i primi due musei verranno di seguito approfonditi.

Il chiostro interno del palazzo é adibito come sede di uno spettacolare giardino napoletano del XVIII secolo, affacciato sul mare. L'ambiente é impreziosito da splendidi pavimenti e sedute in maiolica colorata, che rispecchiano il gusto barocco napoletano, oltre che da stanze ornate da stucchi e decorazioni.


Cortile quadrangolare di Palazzo d'Avalos


Chiostro del Giardino Napoletano del palazzo
risalente al XVIII secolo


Ambiente con urna romana voltato a botte,
decorato con pavimentazione maiolicata

MUSEO ARCHEOLOGICO

Fondato nel 1849 come Gabinetto Archeologico Comunale di Vasto, costituisce il più antico museo di Abruzzo. Venne ampliato con i reperti storici raccolti dallo storico direttore Luigi Marchesani, che testimoniano fasi storiche del periodo frentano, che vanno dal IX al III secolo a.C., dalla fondazione della colonia romana di Histonium all'Alto Medio Evo.

Tra i reperti più importanti si conservano i corredi funerari delle necropoli del Tratturo e di Villalfonsina, i bronzetti votivi dei santuari locali, tra cui il Guerriero Offerente con Corazza Anatomica e il Sarcofago Romano Bisomo di Publius Paquius Scaeva.


Mosaico di epoca imperiale romana


Pavimentazione di epoca romana


Capitelli di epoca romana

PINACOTECA

L'allestimento della Pinacoteca, comprende la sezione più antica della Pinacoteca Civica, in cui sono ricomprese le opere donate nel 1898 dai pittori Giuseppe, Filippo, Paolo e Nicola Palizzi.

Fra le opere esposte si ricordano in particolare quelle di Filippo Palizzi, tra le quali le tele raffiguranti i Due Pastorelli; Olanda e il Muletto.


Tela della pinacoteca "Dopo il Diluvio"


Tela della pinacoteca "Il Cieco di Gerico"

6) CONCATTEDRALE DI SAN GIUSEPPE

La Concattedrale di San Giuseppe, venne edificata nel XIII secolo su un preesistente convento degli agostiniani. Originariamente dedicata a Santa Margherita e a Sant'Agostino dal Seicento all'Ottocento, con la conquista napoleonica venne consacrata a San Giuseppe. Il 23 luglio 1853 venne elevata a Cattedrale.

La chiesa conserva una facciata duecentesca, in Pietra della Maiella, ornata da un portale finemente lavorato. Nella lunetta al di sopra del portale maggiore, un'iscrizione ci informa che la chiesa venne edificata a partire dal 1290, ad opera di Mastro Ruggero de Fregenis.


Facciata duecentesca della Concattedrale
di San Giuseppe, realizzata
in Pietra della Maiella


Portale maggiore ogivale, con
capitelli decorati

Al di sopra del portale si apre un magnifico rosone circolare, ornato da una splendida raggera, e da una cornice finemente decorata, aggiunta nel 1928.

Il campanile della chiesa venne realizzato nel 1730, in ferro battuto, su cui a partire dal 1814 é stato installato un orologio meccanico che scandisce i rintocchi ogni quarto d'ora.


Rosone circolare della chiesa con cornice finemente
lavorata, aggiunta nel 1928

INTERNO

L'interno della chiesa, rifatto nel 1890 in stile neogotico, ha una pianta a croce latina, con vetrate policrome istoriate da figure di personaggi biblici.

Sono inoltre presenti alcune sculture lignee del Cinquecento, una statua ottocentesca di San Giuseppe, importanti affreschi recentemente restaurati, e un prezioso trittico del Cinquecento raffigurate la Madonna della Misericordia con Bambino e i Santi Caterina d'Alessandria e Nicola di Mira, realizzato dall'artista albanese Michele Greco da Valona.

Interno della Concattedrale a navata unica


Abside della Concattedrale


Presbiterio con altare marmoreo


Statua della Madonna

7) CHIESA DEL CARMINE

Percorrendo Via del Vescovado dalla Concattedrale di San Giuseppe, si raggiunge la Chiesa del Carmine, tra le più belle del borgo.

Consacrata a Maria Santissima del Carmine, venne ricostruita ex novo nel XVII secolo, in sostituzione della più antica Chiesa di San Nicola degli Schiavoni. La progettazione della chiesa, cui collaborò anche l'Architetto Luigi Vanvitelli, é dovuta all'iniziativa dell'Architetto Mario Gioffredo.

ESTERNO

La struttura dell'edificio religioso, presenta una pianta a croce greca leggermente asimmetrica. L'ambiente ha una copertura a volta, su cui s'innesta una cupola senza tamburo, decorata all'interno da una struttura a cassettoni.

La facciata presenta un grande portale tardo - rinascimentale sormontato da un timpano cuspidato, su cui si apre una finestra ornata da un'elegante balaustra.


Facciata della chiesa con timpano cuspidato

INTERNO

L'interno a navata unica, conserva numerose opere di pregio. Tra queste possono essere considerate le tele della Presentazione di Maria, realizzata da Crescenzo La Gamba, posta al di sopra dell'altare maggiore, la tela di San Benedetto nella Grotta realizzata dal pittore vastese Nicola Tiberi e la Madonna del Carmine tra San Nicola e Sant'Andrea, dell'artista vastese Giulio de Litiis.


Interno della Chiesa del Carmine a navata unica

Altra notevole tela é quella raffigurante l'Estasi di Santa Teresa d'Avila Trafitta da un Angelo, realizzata da Francesco Fischetti nel 1770. All'interno di una teca riposta sopra uno degli altari della chiesa, é conservato lo scheletro di San Teodoro Martire.


Tela raffigurante l'Estasi di Santa Teresa d'Avila trafitta da un Angelo,
realizzata da Francesco Fischetti nel 1770


Teca riposta al di sopra di uno degli altari, contenente le ossa
dello scheletro di San Teodoro Martire

8) PARCO ARCHEOLOGICO DELLE TERME ROMANE

Usciti dalla Chiesa del Carmine e ritrovati nel Largo del Carmine, si percorre per un breve tratto Corso Plebiscito, per poi svoltare a destra su Corso Dante Alighieri.

Proprio al termine del Corso si trova il Parco Archeologico delle Terme Romane dell'Antica Histonium, nelle vicinanze della splendida Chiesa di Sant'Antonio da Padova, che verrà trattata in seguito.

Il complesso termale dell'antica Histonium, costituisce il più grande parco archeologico della fascia adriatica dell'Italia Centrale. La zona archeologica ha un'estensione di circa 250 mq, e parte del sito risulta ancora sepolta sotto la pavimentazione della Chiesa di Sant'Antonio da Padova, dell'Arena delle Grazie e della SS 16 Adriatica che vi transita accanto.

Il complesso archeologico é tra i meglio conservati della Regione Abruzzo.

I resti della struttura vennero riportati alla luce nel 1974, grazie alla demolizione del fabbricato che le sovrastava. Secondo gli archeologi, l'edificazione delle terme può essere ricompresa tra il II e il III secolo d.C., in relazione alle figure rappresentate nei mosaici, tra le quali si possono notare pesci, mostri marini e delfini.


Mosaico delle Terme Romane


Mosaico delle Terme Romane


Mosaico delle Terme Romane


Mosaico delle Terme Romane

9) CHIESA DI SANT'ANTONIO DA PADOVA

La facciata della Chiesa di Sant'Antonio da Padova risalente al XIII secolo, si presenta distinta in due ordini, uno superiore realizzato in cotto, e uno inferiore in pietra.


Facciata della Chiesa di Sant'Antonio da Padova
del XIII secolo, distinta in due ordini

Il portale centrale in pietra, é edificato secondo i dettami dello stile gotico. La chiesa risale al 1200 e, secondo la tradizione, venne edificata su iniziativa di San Francesco d'Assisi. I Padri Francescani vi risiedettero fino al 1808, quando il convento fu soppresso a causa delle Campagne Napoleoniche.

Dopo la frana che nel 1956 ha colpito e distrutto la Chiesa di San Pietro, i cui suggestivi resti si trovano nelle vicinanze, la chiesa é stata adattata come sede della Parrocchia di San Pietro Apostolo.

I restauri degli anni Ottanta e Novanta del XX secolo, hanno riportato al suo antico splendore l'altare, il pavimento e la tinteggiatura delle pareti laterali.

INTERNO

L'interno della chiesa si presenta con un impianto a navata unica, realizzato nel 1723 dal Priore della Confraternita di Sant'Antonio, Carlo De Nardis, che a sue spese fece decorare lo spazio interno con elaborati stucchi in stile barocco da un ignoto artista napoletano.


Interno della Chiesa di Sant'Antonio da Padova,
realizzata nel 1723, in stile barocco a navata unica

Le pareti laterali della chiesa, sono decorate da pregevoli stucchi di gusto barocco, ove si trovano splendidi bassorilievi raffiguranti episodi biblici, Scene della Vita della Madonna, di San Giuseppe e dei Miracoli di Sant'Antonio, insieme a Scene del Vangelo e Simboli delle Virtù.


Stucchi di gusto barocco alla destra
dell'ingresso


Stucchi di gusto barocco alla sinistra
dell'ingresso

Tra gli arredi sacri ivi contenuti, provenienti dalla Chiesa di San Pietro, meritano una visita il reliquiario della fine del Cinquecento in argento ed ebano, con la rappresentazione a rilievo di scene bibliche sulla superficie

Nella chiesa sono custoditi i due dipinti che illustrano il Battesimo di Gesù e il Cieco di Gerico, realizzati rispettivamente dai due Fratelli Filippo e Francesco Paolo Palizzi.

Tra le altre pregevoli opere contenute nella chiesa, possono essere considerate: la Tovaglia e il Piviale di San Pietro con ricami d'oro della vastese Grazia Barone, la reliquia della Santa Croce e la statua di cartapesta del Cristo Morto realizzata nel XIX secolo da un artista vastese conosciuto come "Mannella", la Statua di Santa Liberata in terracotta del 1800 del vastese Florindo Naglieri, la Statua di San Pietro in terracotta, realizzata nel 1797 dal vastese Luigi Vasetta, il Crocifisso ligneo del 1700 del napoletano Giacomo Colombo, le statue lignee raffiguranti San Francesco, San Bonaventura e il Cristo Risorto, di San Paolo, San Pietro e Santa Liberata, risalenti al 1600, oltre a quella del Sacro Cuore di Gesù.


Altare maggiore della chiesa ornato
da stucchi barocchi

10) RESTI DEL PORTALE DELL'EX CHIESA DI SAN PIETRO

Nelle vicinanze della Chiesa di Sant'Antonio da Padova, si trovano i suggestivi resti, assolutamente da non perdere, dello splendido portale ogivale appartenuto all'antica e, ormai distrutta, Chiesa di San Pietro.


Resti del portale maggiore dell'ex Chiesa di
San Pietro

Il bellissimo portale ha una struttura risalente al XIII secolo, parte dell'antica chiesa distrutta da una frana del 1956, ed é incastonato nell'ordine inferiore della facciata.


Decorazioni dello stipite sinistro del
portale

La struttura, a forma ogivale, é impreziosita da una lunetta superiore, ove é incastonata la piccola scultura raffigurante Cristo Infante, mentre al di sotto della scultura é riposto un piccolo bassorilievo raffigurante la Deposizione di Gesù, ove il Messia é rappresentato con in testa una Corona Regale, in sostituzione della consueta Corona di Spine.


Lo splendido portale ogivale dell'ex Chiesa di San Pietro,
ove nella lunetta superiore é un piccolo gruppo scultoreo
raffigurante la Deposizione di Gesù

11) PORTA NUOVA

Dalla parte opposta della città, si trova l'arco di Porta Nuova, già esistente nel 1544 nei pressi del Convento di San Domenico.

La porta presenta una struttura imponente, costituendo probabilmente in origine, la principale porta d'accesso del centro storico. Nel 1790 il Mastrogiurato Barone Tambelli ne promosse il restauro, abbellendo l'ordine superiore della porta con la realizzazione dello stemma della città e della loggetta. Costituisce la porta meglio conservata della città.


Porta Nuova

Nell'intradosso della porta, al di sopra dell'arco, é possibile notare un tondo abbellito con mattonelle di maiolica raffigurante San Pietro, incastonato nella struttura nel 1950, in occasione dell'anno giubilare. Il tondo maiolicato venne realizzato dal capomastro muratore vastese Michele Provicoli, deceduto nel 2004.

12) TORRE BASSANO

In Piazza Rossetti, nelle vicinanze del Castello Caldoresco, si trova la Torre Bassano, edificata nel 1439 su commissione del Marchese di Bassano, con lo scopo di difendere la città dagli attacchi nemici cui erano soggette, in particolare, le città costiere.

La struttura, di forma cilindrica, era connessa con il Castello Caldoresco da una cinta muraria non più esistente. Presenta due anelli di beccatelli uno inferiore, dalle dimensioni ridotte, l’altro superiore, con un minore numero di elementi decorativi dalle maggiori dimensioni.

Torre Bassano

NB. Le notizie storiche sulla città di Vasto, sono state estrapolate dal Portale Istituzionale della "Città di Vasto. Bandiera Blu d'Europa", nella pagina "La storia", nella sezione "Vivi Vasto", in www.comune.vasto.ch.it.

NB. Le informazioni sui monumenti di Vasto sono state estrapolate nella sezione "Cosa Vedere", nel portale ufficiale della "Città di Vasto", in www.comune.vasto.chieti.it.

NB. Le informazioni su Porta Catena e Porta Nuova, sono state estrapolate dal post "Le antiche Porte di Vasto", in www.vastospa.it.

NB. Le informazioni sulla Chiesa di Santa Maria Maggiore e la Chiesa del Carmine, sono state estrapolate rispettivamente dai post "Chiesa di Santa Maria Maggiore - Vasto (CH)" e "Chiesa del Carmine - Vasto (CH)" nella pagina di "Abruzzo Turismo", in www.abruzzoturismo.it.

NB. Le informazioni sulla Cattedrale di San Giuseppe, sono state estrapolate dal post "Cattedrale di San Giuseppe - Vasto (CH)", mentre quelle sul portale della Chiesa di San Pietro dal post "Portale Chiesa San Pietro", nelle rispettive pagine di "Abruzzo Turismo", in www.abruzzoturismo.it.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sui Musei Civici di Palazzo d'Avalos, sono state estrapolate dalle sezioni "il Palazzo", "il Museo Archeologico" e "la Pinacoteca", nella pagina "Palazzo d'Avalos. MUSEI CIVICI", in www.museipalazzodavalos.it.

NB. Le informazioni sulle Terme Romane di Vasto sono state estrapolate dal post "Terme dell'antica Histonium", nel portale "Costa dei Trabocchi. DESTINAZIONE", in www.destinazionecostadeitrabocchi.it.

NB. Le informazioni sulla Chiesa di Sant'Antonio a Vasto, sono state estrapolate dal post "Chiese di Vasto: Sant'Antonio di Padova", in www.vastospa.it.

NB. Le informazioni sulla Torre Bassano, sono state estrapolate dal post “Torre Bassano”, nel portale “Visit Italy”, in www.visititaly.it.

POGGIO NATIVO: BORGO MEDIEVALE TRA RIETI E ROMA

  STORIA Poggio Nativo è un Comune di 2.589 abitanti della Provincia di Rieti posto al confine con la Città Metropolitana di Roma Capital...