lunedì 6 gennaio 2025

SITO ARCHEOLOGICO DI POMPEI: LA CITTA' RINATA DALLE CENERI DEL VESUVIO

STORIA

Il Sito Archeologico di Pompei, dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1997, rappresenta uno dei principali e più conosciuti siti archeologici italiani, esteso su una superficie di sessantasei metri quadrati di cui cinquanta già scavati, comprese le ville suburbane, al dui fuori del nucleo cittadino.

La città fondata dai Sanniti stanziatisi in Campania, venne conquistata dai Romani, devastata da un terremoto nel 62 d.C. e devastata dalla spaventosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C., mentre era ancora in corso di ricostruzione.

L'eruzione ha coperto e conservato per oltre duemila anni la città, non solo nelle strutture edilizie più resistenti, ma anche nei materiali più deperibili, come tessuti molli e resti organici di cibo, costituendo un'inesauribile fonte di studio, da parte di appassionati di tutto il mondo.

Del tragico evento si conoscono i dettagli grazie all'accurata descrizione svolta da Plinio il Giovane che, purtroppo, assistette in diretta al disastro, riuscendo a mettersi in salvo mentre suo padre, Plinio il Vecchio, morì nel tentativo di fuggire dalla catastrofe a bordo di una barca solcando il mare.

La città antica venne edificata su un pianoro vulcanico a controllo della valle circostante, munita di porto e difesa da possenti mura ancora visibili. I suoi resti vennero riscoperti nel XVI secolo, all'epoca della costruzione del Canale del Conte di Sarno, sotto la direzione di Domenico Fontana.

Tuttavia, fu solo nel 1748, grazie alla volontà del Re di Napoli Carlo III di Borbone, che vennero intraprese sistematiche operazioni di scavo, coadiuvate dall'archeologo Winkelmann, che permisero di riportare alla luce i resti del Tempio di Iside, della necropoli fuori da Porta Ercolano e del quartiere dei teatri. Venne poi scoperta la Casa del Fauno, suscitando notevole interesse.

Con l'Unità d'Italia del 1861, la direzione degli scavi venne affidata all'archeologo Giuseppe Fiorelli, fornendo resoconti di scavo più dettagliati e realizzando i calchi in gesso dei defunti.

Tra il 1924 e il 1961 la direzione dei lavori venne affidata ad Amedeo Maiuri, portando alla scoperta della Villa dei Misteri e della Casa del Menandro. Dalla seconda metà del XX secolo lo Stato italiano ha pensato più a conservare ciò che é già visibile, sacrificando i nuovi scavi, grazie all'adozione del Grande Progetto Pompei varato dal Ministro della Cultura Franceschini.

Ciò non toglie che ancora oggi il sito archeologico continua a regalare emozioni, sia ai più appassionati che ai meno, portando a scoprire sempre più dettagli sulle abitudini quotidiane degli antichi romani e sulle circostanze che hanno portato al seppellimento e all'oblio della città.

ITINERARIO DI VISITA AGLI SCAVI

Data la vastità dell'area archeologica e la chiusura di vari tratti stradali, verrà qui proposto un percorso di visita, che non per forza deve essere seguito dai visitatori, ma é dato dall'esperienza diretta del sottoscritto.

Non saranno comunque tralasciati i più importanti reperti del sito archeologico, che non sarà percorso nella sua interezza, ma in modo coerente, partendo dall'accesso posto presso l'anfiteatro, fino a raggiungere la parte opposta del sito, ove si trova la Villa dei Misteri.

Per godere nel modo migliore della bellezza del patrimonio, si consiglia la visita a piedi, ma il parco é munito anche di percorsi di visita destinati alle persone con difficoltà motorie.

Cinta muraria della città


Casa della Venere in Conchiglia


Casa della Fontana Piccola


Casa dell'Efebo


Affreschi dei cubicola della Casa dell'Efebo

ANFITEATRO

La visita al sito ha inizio dell'anfiteatro, edificio di forma ellittica realizzato intorno al 70 a.C., su commissione dei duumviri C. Q. Valdus e M. Porcius. L'arena aveva una capienza complessiva di ventimila spettatori, e veniva utilizzata per permettere ai cittadini di assistere agli spettacoli dei gladiatori.

Come in tutti gli edifici ludici di questo tipo, la cavea é distinta in tre settori, la ima cavea, la fila in basso destinata agli uomini più importanti, la media cavea e la summa cavea, destinata ai plebei.

La parte superiore della cavea era raggiungibile da quattro scalinate esterne. Un vasto e complesso sistema di gallerie, garantiva il transito degli spettatori. Due corridoi entravano direttamente nell'arena consentendo il passaggio dei carri. Nel corridoio si apriva un piccolo vano adibito a spoliatorum.

Anfiteatro


Gradinate dell'arena

Gallerie dell'arena

PALESTRA GRANDE E PALESTRA SANNITICA

Di fianco all'anfiteatro é ubicata la Palestra Grande, uno degli edifici più vasti della città, realizzato in età augustea, dove i giovani rampolli delle famiglie patrizie si esercitavano nelle attività ginniche.

Al centro della struttura si trovava una fossa riempita d'acqua che ospitava la piscina destinata allo svolgimento di attività natatorie di 35 m per 23 m. La piscina é circondata da un colonnato composto da quarantotto colonne sul lato lungo e trentacinque su quello corto.

Palestra Sannitica, prima palestra realizzata a Pompei

ORTO DEI FUGGIASCHI

Procedendo sulla stessa strada si accede alla Reggio I dove, virando verso destra s'incontra l'Orto dei Fuggiaschi, tra le più tragiche testimonianze del crudele destino che la natura ha riservato a tutti i cittadini pompeiani, non facendo distinzione tra grandi e piccoli, uomini e donne, senatori, patrizi, plebei e schiavi.

Si possono osservare i calchi in gesso delle tredici persone che in questa casa avevano cercato di rifugiarsi nella vana illusione di poter scampare al loro destino, stroncati a causa della lava e del soffocamento dovuto all'inalazione della cenere.

Calchi in gesso di due adulti e un bambino


Calchi in gesso di due persone morte nel sonno

VIA DELL'ABBONDANZA

Girando a destra si accede alla Via dell'Abbondanza, che si consiglia di percorrere lentamente, al fine di osservare con attenzione le grandi conoscenze ingegneristiche e idrauliche dei romani nella costruzione delle strade, che ancora possiamo ammirare.

Le strade romane venivano realizzate con vari strati sovrapposti fra loro, raggiungendo località tra loro lontane, prettamente con andamento rettilineo. Gli ostacoli venivano aggirati mentre, in rari casi, venivano scavate gallerie.

La realizzazione prevedeva un primo strato di sabbia sottostante ove veniva gettato un secondo strato di ghiaia drenante. Sulla strato ghiaioso veniva infine adagiato il basolato realizzato con grandi lastre di pietra riposte in modo convesso, al fine di far defluire l'acqua verso i lati della strada dove si trovavano canali per il raccoglimento e il riciclo dell'acqua piovana.

A intervalli regolari é possibile notare fontane, oramai non funzionanti, e attraversamenti pedonali costituiti da enormi massi di pietra. Sul basolato é anche possibile notare i solchi lasciati dalle ruote dei carri.

Attraversamenti pedonali in Via dell'Abbondanza


Scolo delle acque reflue

CASA DI PAQUIO PROCULO

Tra i principali edifici civili rinvenuti nel sito archeologico, particolarmente decorata é la Casa di Paquio Proculo, edificata nel II secolo a.C.. Il proprietario era in duumviro Paquio Proculo, inizialmente panettiere, poi divenuto duumviro di Pompei e, stando alle iscrizioni rinvenute, tra i cittadini più influenti.

La domus presenta decorazioni molto elaborate, tra le quali, un posto di primo piano occupa il pregevole mosaico pavimentale che si estende dall'ingresso al tablinio.

Nella porzione del mosaico vicina al vestibolo si nota il disegno di un cane che, legato alla catena e accucciato ad una porta socchiusa, veglia l'ingresso. Lasciato in vestibolo si accede all'atrio, munito di soffitto a cassettoni dipinti con immagini figurate. Oltrepassato il tablinio si accede al peristilio.

Impluvium della Casa di Paquio Proculo


Mosaico dell'impluvium con immagini geometriche


Particolare della porta con il cane all'ingresso

CASA DEL LARARIO DI ACHILLE

La Casa del Larario di Achille venne unita alla Casa del Criptoportico nel corso dei secoli, per poi venirne divisa ancora una volta a seguito del terremoto del 62.

Nel Sacello Iliaco é rappresentato un fregio in stucco con fondo azzurro, raffigurante la preparazione e l'esito del duello tra Ettore e Achille.

Atrio della Casa del Larario di Achille


Affresco parietale della casa


Mosaico pavimentale a tessere bianche e nere

FULLONICA DI STEPHANUS

Accanto alla Casa del Larario di Achille si trova la Fullonica di Stephanus, così denominata dal nome di Stefano, che compare sulle scritte elettorali rinvenute sulle murature esterne di questo locale utilizzato come lavanderia.

La lavanderia, installata nell'atrio di un edificio prima utilizzato come domus, conserva all'ingresso un torchio per pressare le tuniche, mentre nell'atrio venne realizzato il bacino contenente l'acqua necessaria per lavare i panni sporchi. Altre stanze ospitavano una cucina, una latrina e un piccolo giardinetto porticato.

Pareti affrescate della Fullonica di Stephanus

Vasca con acqua corrente per lavare i panni sporchi

TEATRO PICCOLO (ODEON)

Svoltando a destra si trova il Quartiere dei Teatri dove, in un primo momento si raggiunge il Teatro Piccolo, anche chiamato Odeon, edificato nell'80 a.C..

Grazie a un'iscrizione conosciamo i nomi dei duumviri che ne commissionarono la realizzazione, Caio Quinzio Valgo e Marco Porcio.

Il teatro presenta una pianta semicircolare con cavea tagliata ai lati per permettere la realizzazione delle murature perimetrali di sostegno del tetto. I primi quattro gradini, realizzati in tufo, costituivano i posti d'onore, mentre l'orchestra é pavimentata in marmo.

Odeon o Teatro Piccolo

TEATRO GRANDE

Il Teatro Grande costituisce uno dei primi teatri realizzati nell'Impero Romano, desumibile dal fatto che é stato ricavato scavando la collina, come i teatri greci, e non costruito in alzato con l'utilizzo del calcestruzzo come nei teatri più tardi.

L'edificio venne realizzato nel II secolo a.C., venendo risistemato nei secoli successivi.

La cavea semicircolare che ospita le gradinate poteva contenere cinquemila persone. Di queste, le prime quattro file, realizzate con blocchi di marmo, erano riservate alle autorità.

Teatro Grande

La fossa dell'irchestra, dalla forma semicircolare, aveva la pavimentazione anch'essa rivestita in marmo.

Lungo la parte più alta delle gradinate si trovavano dei lunghi anelli in pietra, utilizzati per issare i pali su cui veniva sostenuto il tendone, utilizzato per ricoprire gli spettatori durante il periodo estivo, proteggendoli dal sole.

Gradinate della cavea

QUADRIPORTICO DEI GLADIATORI

Nel retro del Teatro Grande é ubicato il Quadriportico dei Gladiatori, costituito da un giardino circondato da un peristilio di settantaquattro colonne di tufo.

Veniva utilizzato per ospitare delle rappresentazioni teatrali durante l'intervallo o in caso di pioggia.

Era connesso al Foro Triangolare da una monumentale scalinata. Nell'ultimo periodo di vita della città assolse la funzione di Caserma dei Gladiatori.

TERME STABIANE

Tornando sulla Via dell'Abbondanza si accede alla Regio VI, dove s'incontrano le Terme Stabiane, principali terme della città, oltre che le più antiche.

L'impianto termale si sviluppa intorno ad un grande ambiente scoperto, dalla forma quadrangolare, utilizzato come palestra, circondata su tre latri da un peristilio con colonne di tufo.

Sulla sinistra si trova una sala con piscina profonda mezzo metro decorata con stucchi policromi. Il lato opposto ospitava il quartiere termale maschile e femminile, separati tra loro dall'impianto dei forni di alimentazione per il riscaldamento.

La sezione maschile presenta un ambiente voltato a botte decorato con stucchi, dotato di piscina e di piccole nicchie quadrate ove riporre gli abiti. Sulla sinistra si accedeva al Tepidarium.

La sezione femminile non era invece provvista di Frigidarium.

Palestra delle Terme Stabiane


Sala con piscina della sezione maschile


Volta in stucco della sala


Armadietti dove riporre gli indumenti


Parete di fondo delle terme


Ipocausto dove venivano fatte passare le tubazioni, dotato di pilastrini quadrangolari
note come suspensurae


Antico piano di calpestio sorretto da pilastrini

FORO, TEMPIO DI GIOVE E TERME DEL FORO

Procedendo per Via dell'Abbondanza si accede al Foro, che non occupa, come da tradizione, il centro della città antica all'incrocio tra cardo e decumano, ma una porzione defilata nelle vicinanze delle Terme Stabiane.

La grande piazza rettangolare di 142 per 38 m, dopo il terremoto del 62 venne pavimentata con lastre di travertino, che andarono a sostituire le precedenti lastre tufacee.

Era circondato si tre lati da un porticato a doppio ordine, dorico su quello inferiore, ionico su quello superiore, che lo ricopriva su tre lati. Nel lato sud si trovano i basamenti su cui erano riposte le statue monumentali tipiche della scultura imperiale.

Foro Pubblico

L'unico edificio religioso ancora visibile nel foro é il Tempio di Giove, di fondazione sannitica, poi consacrato dai romani al culto di Giunone e Minerva. Il tempio sorge su un alto podio su cui era ricavata la fivassa, ambiente utilizzato per la conservazione dei paramenti sacri.

L'altare maggiore é rialzato dal podio grazie alla scalinata di accesso. La cella é preceduta da un pronao con sei colonne sul lato corto, che ne fanno in tempio periptero esastilo con all'interno, tre nicchie per ospitare le statue delle divinità.

Tempio di Giove

Nelle sue vicinanze si trovano le Terme del Foro, con una sezione maschile e una femminile, con accessi separati. L'accesso alla sezione maschile avviene percorrendo uno stretto corridoio, dove si entra nello spogliatoio, stanza voltata decorata con stucchi.

Sulle pareti si trovano una serie di nicchie per riporvi gli abiti. L'ultino ambiente, destinato calidarium, presenta sulla destra la vasca mentre, sulla sinistra, un bacino marmoreo per le abluzioni in acqua fredda. Nell'ambiente é possibile notare l'intercapedine sottostante dove venivamo fatte passare le tubazioni dell'acqua calda.

CASA DEL POETA TRAGICO

Procedendo ancora in direzione della Villa dei Misteri, verso la conclusione del percorso di visita, si trova la Casa del Poeta Tragico, che prende il nome dal piccolo mosaico raffigurante una scena teatrale, oggi staccato e conservato al Museo Nazionale di Napoli.

All'ingresso si trova il mosaico pavimentale con la scritta CAVE CANEM, mentre l'atrio delimitato da un peristilio con colonne dal fusto liscio di ordine tuscanico. Sul fondo del peristilio si trova una piccola edicola a forma di tempietto.

Nella sala che si apre sul giardino si trovano i due affreschi del Nido degli Amorini e di Arianna abbandonata da Teseo.

CASA DEL FAUNO

Tra le principali architetture ad uso civile di Pompei, la Casa del Fauno é una delle abitazioni più ampie e lussuose. L'impianto attuale risale alla fine del II secolo a.C..

La casa prende il nome dalla piccola statua del Fauno danzante, situata al centro dell'Impluvium, copia dell'originale conservata presso il Museo Archeologico di Napoli.

Impluvium della Casa del Fauno

L'ingresso é decorato con con mensole e colonne in stucco e riquadri dipinti a tinta unita, come se fossero lastre marmoree. Intorno al primo atrio, delimitato da colonne tuscaniche dal fusto liscio, si aprivano le stanze da letto.

Sul fondo si trova il tablinio con pavimentazione a cubi prospettici. Il secondo atrio era circondato da ambienti di servizio connessi da un corridoio.

L'altro peristilio é composto da ventotto colonne di tufo rivestite in stucco. La pavimentazione é impreziosita dal pregevole mosaico raffigurante Alessandro Magno in battaglia contro Dario ad Isso.

Mosaico di Alessandro Magno in battaglia contro Dario a Isso

THERMOPOLIUM

Significativo é l'elevato numero di Termopolii, ossia tavole calde utilizzate dai pompeiani per mangiare vivande calde in compagnia. La loro grande diffusione indica che la città era molto frequentata da stranieri, prevalentemente mercanti.

All'interno della sala si trova la tavola calda, con gli appositi spazi in cui venivano conservate le vivande e, sul fondo, l'affresco che ritrae donne intente a divertirsi.

Stanza del Termopolium

Affresco della parete di fondo in rosso pompeiano

CASA DEI VETTII

Tra le più belle residenze patrizie, grande importanza riveste la Casa dei Vettii, dal nome dei proprietari, i fratelli Aulo Vettio Restituto e Aulo Vettio Conviva.

La casa é composta da due atri e un ricco giardino. Nel vano d'ingresso sono affrescati due galli da combattimento e un Priapo, elemento che doveva tenere lontano la cattiva sorte. Le pareti dell'atrio presentano affreschi di amorini e scene di caccia.

Primo atrio della Casa dei Vettii

La stanzetta sulla sinistra dell'ingresso é decorata con due affreschi, raffiguranti l'uno Leandro che raggiunge a nuoto l'amata Ero e, l'altro, Arianna abbandonata da Teseo a Nasso.

Di seguito si trova un altro ambiente riccamente affrescato, dove sono raffigurati Ciparisso che si trasforma in cipresso e la Lotta tra Pan ed Eros.


Parete affrescata con riquadro centrale raffigurante
Ciparisso che si trasforma in cipresso

Nel secondo atrio della villa si trovano le scale che conducevano al piano superiore mentre, in posizione frontale, si trova il larario dipinto con il Genio della casa tra i due Lari danzanti al di sopra di un serpente. La stanzetta attigua, che ospitava il cuoco, conserva tre affreschi a tema erotico.

Secondo atrio porticato della villa


Muratura del Larario


Affresco del Larario raffigurante il Genio della casa tra i due Lari danzanti sopra un serpente

Nell'atrio si trova poi il triclinio, ossia la sala da pranzo, affrescata con tre grandi quadri raffiguranti Dedalo che presenta a Pasifea la vacca di legno e Issione legato alla ruota costruita da Efesto.

La sala principale della casa é, senz'altro, la Sala di Rappresentanza, affrescata con numerose scene tra cui quella di Ercole che strozza i serpenti alla presenza di Anfitrione e Alcmena.

Affresco di Ercole che strozza i serpenti alla presenza di Anfitrione e Alcmena

VILLA DEI MISTERI

In una zona suburbana della città si trova la residenza patrizia più lussuosa e decorata di Pompei, la Villa dei Misteri, sorta nel II secolo a.C., a circa quattrocento metri al dui fuori dalla Porta Ercolano.

Villa dei Misteri


Cubicolo della villa affrescato

Si accede alla villa da ovest, dove s'incontra per primo un ambiente rustico, per poi accedere all'atrio e al tablinio. Sulla sinistra del tablinio si trova una sala utilizzata come triclinio, ossia sala da pranzo, affrescata con scene tra le più celebri di Pompei.

Primo ambiente della villa affrescato


Salone dei Misteri

Il fregio decorato presenta ventotto figure umane, rappresentate in piedi su un podio, e con uno sfondo di colore rosso. L'affresco venne realizzato tra l'80 e il 20 a.C..

Nell'angolo a destra, subito dopo l'ingresso, é raffigurata una donna che si sta vestendo aiutata da due amorini. Sulla sinistra del breve tratto d'ingresso si trova una donna seduta coperta da un manto.

La parete lunga sulla sinistra é affrescata con undici figure umane, tra cui Dioniso bambino assistito da una sacerdotessa seduta, e una fanciulla che cammina verso la medesima sacerdotessa con un piatto delle offerte in mano. Segue una scena pastorale con Sileno appoggiato ad un pilastro intento a suonare la lira e due satiri, uno dei quali suona il flauto.

Parete sinistra affrescata con le scene di Dioniso bambino, la Sacerdotessa seduta e Sileno che, appoggiato a un pilastro, suona la lira accompagnato dai satiri

E' poi raffigurata una donna che retrocede alla vista della scena successiva, ossia la fustigazione di una giovane sacerdotessa alle prime armi. Sulla sinistra Sileno seduto dà da bere ad un piccolo satiro, mentre un altro satiro cerca di spaventarlo facendo riflettere la sua immagine in uno specchio.

Subito accanto il dio Dioniso, probabilmente ubriaco, si accascia sulle gambe di Arianna seduta.

Parete centrale della stanza con, sulla sinistra, Sileno che dà da bere a un piccolo satiro mentre un altro cerca di spaventarlo con lo specchio e, sulla destra, la donna che retrocede vedendo la fustigazione

Sulla parete destra della stanza raffigura una divinità nell'atto di fustigare una sacerdotessa inizianda, raffigurata in ginocchio nell'atto disperato di appoggiarsi ad una compagna. Nell'ultimo affresco la ragazza si abbandona alla danza in onore di Bacco.

NB. Le informazioni storiche sul Sito Archeologico di Pompei e sulle circostanze e la storia della sua scoperta sono state estrapolate dal post "Parco archeologico di Pompei - Area archeologica di Pompei", nel portale ufficiale del "Ministero della Cultura", in www.cultura.gov.it.

NB. Le informazioni sulle attrazioni del Sito Archeologico di Pompei sono state estrapolate dal libro "HO VISTO POMPEI. GUIDA AGLI SCAVI DI POMPEI", edito da "POMPEO SERVICE 2023".

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