STORIA
San Gregorio da Sassola é un Comune di 1.448 abitanti, compreso nell'area dei Monti Prenestini, arroccato su un grande basamento calcareo alle pendici del Monte Cerella, ad una quota di 420 m.s.l.m..
L'origine del borgo viene fatta risalire all'antico centro abitato di Aefulae, città che si oppose a Roma nel 340 a.C. dove, secondo gli scritti di Tito Livio, a partire dal 207 a.C. i Romani posero una guarnigione di soldati nel tentativo di arrestare l'avanzata di Annibale verso Roma.
Con la conquista romana, sontuose ville vennero realizzate nelle sue vicinanze. Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476, le città si videro costrette ad abbandonare gli insediamenti di pianura, per trasferirsi sulle alture. Fu così che venne realizzato un Castello con il nome di Castel Faustiniano, l'attuale Colle Faustiniano, dove sono ancora ammirabili i ruderi.
Il centro di Castel San Gregorio, antico nome del paese, venne realizzato nel sito del fondo di Ancesano, donato nel 587 dal Pontefice Gregorio Magno al Monastero di Sant'Andrea al Celio, fondato dallo stesso Pontefice appena quindici anni prima. Con la nascita del nuovo Castello, i residenti di Castel Faustiniano vi si trasferirono stabilmente, abbandonando definitivamente l'antico borgo di origine, che cadde in rovina.
A partire dal Trecento fu più volte conteso tra le Famiglie romane dei Colonna e degli Orsini, fin quando prevalsero questi ultimi, aggiudicandosene la proprietà. Nel 1567 il Duca Giordano Orsini vendette il feudo di San Gregorio al Cardinale Prospero Publicola di Santacroce che, nonostante l'implementazione di opere pubbliche, legò il suo nome alla triste vicenda del "diritto delle ricadenze", che prevedeva l'appropriazione da parte dei Principi, dei terreni degli individui deceduti senza figli.
Il Principe sfuggì ad un tentativo di assassinio, condannando a morte il colpevole e sedando la rivolta popolare imponendo maggiori tasse, la privazione dei beni e di tutti i diritti di pascolo.
Nel 1632 il feudo passò ai Barberini e, nel 1655, al Cardinale Carlo Pio di Savoia, cui si deve l'abbellimento del paese e la sua estensione con l'edificazione del Borgo Pio, la porzione seicentesca del centro storico.
Con il governo di Francesco Pio di Savoia il paese ripiombò nel malcontento, ancora causato dalla privazione dei diritti di pascolo e dall'imposizione di nuove tasse, comportarono l'aumento della povertà.
L'abolizione del diritto delle ricadenze, deliberata il 31 dicembre 1757, comportò l'aquisizione della libertà comunale. In tal modo il paese conobbe un periodo di intensa crescita economica, con l'edificazione di palazzi signorili. Nel 1776, con la morte di Gisberto Pio di Savoia, gli succedette la Principessa Donna Maria Isabella Pio.
Con la Rivoluzione Francese e la discesa di Napoleone in Italia, il borgo venne dichiarato municipio libero, portando alla nascita della Repubblica Gregoriana. Nel 1809 Napoleone decretò l'annessione dello Stato Pontificio alla Francia. Con il Congresso di Vienna nel 1815, il borgo venne riannesso allo Stato Pontificio.
A seguito dell'abolizione dei diritti feudali da parte di Napoleone nel 1806, i diritti di proprietà sul feudo terminarono e la Principessa Maria Isabella Pio ne fece esplicita rinuncia nel 1817.
Con l'entrata nel Regno d'Italia nel 1870, il Comune di San Gregorio assunse il nome di San Gregorio di Sassola, nell'errata convinzione, che nelle sue vicinanze, sorgesse l'antica città di Saxula, distrutta dai Romani nel 353 a.C.. Nel 1889 il Comune passò nelle mani di Elisabetta Frield, moglie del Principe Salvatore Brancaccio. Durante la Seconda Guerra Mondiale il paese fu fatto oggetto dei bombardamenti anglo americani.
A partire dal 1991 il Comune acquisì la proprietà del Castello, avviandone il restauro.
MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE
Nonostante le ridotte dimensioni, il centro storico é ricco di suggestive testimonianze artistiche e monumentali, che lo rendono meritevole di considerazione da parte dei turisti.
Centro storico medievale di San Gregorio da Sassola
1) CASTELLO BRANCACCIO
Il principale monumento storico del borgo é il Castello Brancaccio, le cui origini risalgono alla metà del X secolo, edificato per soddisfare esigenze difensive.
Con il venir meno della funzione difensiva, l'edificio acquisì la nuova funzione di dimora signorile.
Nella seconda metà del XVII secolo il Castello venne ristrutturato, ad opera del Principe Prospero Publicola di Santacroce, poi dal Cardinale Pio di Savoia.
Affrescato nel XVI secolo dai pittori Federico e Taddeo Zuccari, il Castello conobbe un periodo di rapida decadenza, per essere poi ristrutturato alla metà del XIX secolo. Nel 1889 la proprietà del Castello venne acquistata da D. Elisabetta Frield, moglie del Principe Salvatore Brancaccio.
I nuovi proprietari ampliarono la struttura, edificando la porzione ovest, congiungendola con quella orientale, e aggiunsero i due cavalcavia in corrispondenza del portale.
DESCRIZIONE
Il Castello dalla possente mole, presenta una cortina muraria ordinata e in buone condizioni, collegato con la parte bassa tramite una scala intagliata nel tufo.
Castello Brancaccio
All'interno, nel soffitto della prima stanza alla sinistra del pianterreno, sono ammirabili affreschi raffiguranti gli Amori di Venere, realizzati nel 1784 dal pittore neoclassico Andrea Appiani.
Scale che uniscono i vari piani del Castello
Gli affreschi che abbelliscono la Stanza di Apollo e Aurora e la Stanza di delle Tre Parche, vennero realizzati ad opera di Federico Zuccari.
Particolari sono anche gli affreschi che decorano la cappella interna.
Stanza di Apollo e Aurora con gli affreschi rinascimentali di Federico Zuccari
2) CHIESA DI SAN SEBASTIANO
Collocata al confine tra il borgo medievale e l'estensione del Borgo Pio, la Chiesa di San Sebastiano venne edificata a partire dal 1656, inglobando i resti di una precedente chiesa, consacrata al culto del medesimo Santo.
L'edificio nelle attuali forme, venne portato a compimento solo nel XVIII secolo.
Piazzetta del Borgo Pio con la Chiesa di San Sebastiano
DESCRIZIONE
All'esterno della chiesa, accanto alla facciata, si trova il campanile realizzato nel 1772.
L'interno della chiesa, in stile barocco, venne rinnovato nel 1730 con la realizzazione di decorazioni in stucco di Giovanni Antonio Stoppani. Dello stesso artista sono gli altari di Sant'Isidoro, sulla parete destra e della Madonna dell'Orto, sulla parete sinistra.
E' a navata unica con soffitto a capriate lignee, ripartita in due zone da un arco trionfale.
Interno della chiesa ad aula unica
Alla sinistra dell'ingresso, é riposto un altare con due dipinti su tela raffiguranti, l'uno, la Madonna dell'Orto tra i Santi, realizzato nel 1732 da Tancredi Maschietti, con la Madonna seduta in trono con Bambino in braccio con, sulla destra, Sant'Antonio da Padova in ginocchio, dietro di lui San Crispino e un terzo uomo mentre, sulla sinistra, Sant'Antonio Abate inginocchiato con accanto un maialino.
L'altro dipinto raffigura la Madonna Addolorata, realizzato nel XVIII secolo da autore ignoto.
Nell'altare di destra é un dipinto del 1760 raffigurante Sant'Isidoro Agricola che compie il miracolo dell'acqua. Al di sotto di un ovale in stucco, sorretto da angioletti, con all'interno la tela della Madonna con Bambino, é l'altra tela di Sant'Isidoro nell'atto di ringraziare il cielo per l'acqua zampillante dal terreno, realizzata nel 1760 da Paolo Ruffino.
Nella nicchia retrostante il dipinto é collocata la statua di Sant'Isidoro, realizzata nel 1730 in legno scolpito e dipinto, raffigurante il Santo in piedi, con un badile nella mano sinistra e un mantello nella mano destra.
L'altare maggiore é sovrastato dalla tela dipinta del 1738 della Madonna del Rosario, attribuita ad un tale Giorgini, raffigurante la Madonna seduta con il Bambino sul ginocchio destro con San Sebastiano, sulla sinistra e San Rocco, sulla destra. Probabilmente si tratta del pittore Simone Giorgini, attivo a Roma tra il XVII e il XVIII secolo.
Altare maggiore
Nella Sagrestia sono conservate due tele di ignoti, raffiguranti San Giuseppe e il Bambino e San Filippo Neri, la prima realizzata tra il XVII e il XVIII secolo, la seconda nel XVIII secolo.
3) CHIESA DI SAN GRAGORIO MAGNO
La chiesa parrocchiale, consacrata al culto di San Gregorio Magno, venne edificata nel 1485, consacrata il 18 Febbraio 1537, secondo quanto stabilito da documenti storici.
I principali lavori di rifacimento vennero compiuti nel 1867, quando venne quasi del tutto riedificata su progetto dell'Architetto Mattei di Tivoli, cui si deve il rifacimento della volta e della navata centrale.
Chiesa di San Gregorio Magno
DESCRIZIONE
All'attuale sistemazione dell'interno, compreso l'altare maggiore provvidero, nel 1621, i membri della Famiglia feudale Conti, con la costruzione del presbiterio e dell'altare maggiore. A questi si deve anche la realizzazione del monumentale tabernacolo, affiancato da due colonne in alabastro.
Interno della chiesa a tre navate
L'Altare di San Giovanni Evangelista é abbellito dalla tela del 1720 raffigurante San Giovanni Evangelista nell'atto di ricevere l'apocalisse mentre guarda la Madonna, realizzata da Tancredi Maschietti.
Nell'altare maggiore é collocato un paliotto in marmo, ove venne riposta la tela del 1744 di Giuseppe Bottani raffigurante l'Assunta tra nubi e angeli con San Gregorio e Santa Silvia, in basso.
Altare maggiore
Macchina lignea con la piccola tela di San Gregorio Magno
4) CHIESA DELLA MADONNA DELLA CAVATA
La Chiesa della Madonna della Cavata é così denominata dall'immagine della Madonna della Cavata che vi é conservata. La costruzione della chiesa ebbe inizio nel XV secolo.
Nel 1546 venne ampliata una prima volta ad opera dell'Architetto Giovan Giacomo Doana.
Nel 1581 gli affreschi interni erano già stati terminati e non se ne conoscono gli autori.
DESCRIZIONE
La chiesa presenta una facciata con timpano sostenuto da pilastrini, con al centro il portale maggiore di pregevole fattura.
L'interno, ad aula unica, presenta pareti completamente ricoperte da affreschi.
Chiesa della Madonna della Cavata
Nell'altare maggiore é l'antica edicola che contiene il dipinto del XVI secolo della Madonna della Cavata, raffigurante la Madonna con Bambino intenta a benedire San Gregorio Magno, raffigurato inginocchiato sulla sinistra.
La parete di fondo ospita tra raffigurazioni della Natività. Al centro é la Natività di Cristo, sulla sinistra quella della Vergine mentre, sulla destra, quella di San Giovanni Battista.
Ai lati dell'edicola sono affrescati Sant'Antonio Abate e San Benedetto.
Affresco della Natività di Cristo
La parete destra é ornata da un ciclo di affreschi raffiguranti le Scene della vita di Gesù. Nei due ordini di riquadri sovrapposti sono raffigurate le scene dell'Annunciazione, la Nascita di Gesù, l'Adorazione dei Magi, la Circoncisione di Gesù, la Fuga in Egitto, Gesù fra i Dottori, il Battesimo di Gesù, la Resurrezione di Lazzaro e l'Ingresso di Gesù a Gerusalemme.
Nel livello inferiore dello stesso affresco, procedendo da sinistra verso destra, sono raffigurate le scene di: l'Ultima Cena, Gesù che prega nell'Orto degli Ulivi, il Bacio di Giuda, la Flagellazione di Gesù, la Crocifissione, la Pietà e la Resurrezione di Cristo.
Nella parete sinistra sono tre grandi affreschi raffiguranti l'Ascenzione, il Trionfo di Gesù e il Giudizio Universale.
Affreschi della parete sinistra con l'Ascensione
5) PONTE ROMANO DELLA MOLA
Poco al di fuori del centro storico, immerso nella campagna che lambisce la strada che conduce al borgo di Gallicano nel Lazio, si possono ammirare i resti del Ponte della Mola, tra i più maestosi ponti romani esistenti.
Il ponte appartiene all'acquedotto Anio Vetus, fatto realizzare dall'Imperatore Adriano come ramo secondario dell'infrastruttura, permettendo di attraversare la vallata, i quanto i due acquedotti precedenti, oramai in rovina, non attraversavano la vallata, ma la aggiravano.
Nel 1965 il tratto centrale della struttura, costituito da tre doppie arcate, é crollato, mentre un'altra piccola porzione, la rimanente quarta doppia arcata, é stata demolita perché pericolante.
DESCRIZIONE
La struttura é composta da un doppio ordine di ventidue arcate, con un'altezza pari a 24,5 metri e una lunghezza di 155,5, metri.
Le arcate che lo compongono hanno una larghezza media pari a 4 metri, mentre quella dell'arcata principale, sotto cui scorre il torrente, ha una larghezza di 6,25 metri.
L'opera venne realizzata in calcestruzzo ricoperta con opus reticolatum, con possenti piedritti verticali in blocchi di tufo, su cui poggiava la struttura, ed é leggermente asimmetrica, in quanto doveva ricongiungersi con la precedente infrastruttura posta ad una quota inferiore.
Per abbassare gradualmente l'altezza della struttura, si decise di realizzare le prime diciotto arcate con una pendenza del 7,66%, per poi aumentare la pendenza delle ultime quattro arcate fino al 163,5 %.
Ponte romano della Mola
Arcate inferiori del ponte
NB. Le informazioni sulla storia di San Gregorio da Sassola, sono state estrapolate dal post "Cenni storici", nel portale Internet ufficiale del "Comune di San Gregorio da Sassola. Città metropolitana di Roma", in www.comune.sangregoriodasassola.rm.it.
NB. Le informazioni storiche e artistiche sul Castello Brancaccio, sono state estrapolate dal post "CASTELLO BRANCACCIO", nella sezione "Patrimonio monumentale", nel portale Internet ufficiale del "Comune di San Gregorio da Sassola. Città metropolitana di Roma", in www.sangregoriodasassola.rm.it.
NB. Le informazioni storiche e artistiche sulla Chiesa di San Sebastiano, sono state estrapolate dal post "CHIESA DI SAN SEBASTIANO", nella sezione "Patrimonio monumentale", nel portale Internet ufficiale del "Comune di San Gregorio da Sassola. Città metropolitana di Roma", in www.sangregoriodasassola.rm.it.
















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