STORIA
Petrella Tifernina è un Comune Italiano di 989 abitanti della Provincia di Campobasso.
Nulla sappiamo sulle origini del borgo, a causa dell'assoluta mancanza di fonti scritte, anche se il ritrovamento di oggetti litici fa pensare ad una precoce frequentazione dell'area, risalente alla Preistoria.
A partire dal IV secolo a.C. la zona costiera della Regione venne occupata dai Frentani, popolazione di ceppo sannitico, che occupava i territori di Termoli e Larino, differente da quella dei Sanniti Pentri, insediata nell'entroterra, a Isernia e Pietrabbondante.
Alcune ipotesi identificano il primo nucleo del Comune nell'odierna Località del Piano della Vicenna, mentre il toponimo del borgo, pare derivare da petra, ossia roccia, in riferimento alle origini calcaree delle vicine formazioni rocciose delle Morge molisane.
Con la fine dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 e la successiva Guerra Greco Gotica, combattuta tra Ostrogoti e Bizantini dal 545 al 554, il territorio subì grandi devastazioni.
Nel 628 venne conquistata dai Longobardi e inclusa nel Ducato di Benevento, terminato nel 1053 con la conquista dei Normanni di Roberto il Guiscardo.
Il borgo venne nominato, per la prima volta, in un documento scritto del 1039 noto come Pergamena Montaganese, contenente l'atto della cessione del feudo di Montagano ai Principi di Benevento Landolfo IV e Pandolfo III. Dal 1050 al 1221 il Molise venne dominato dai Normanni.
Dal 1266 il borgo venne dominato dagli Angioini e, nel 1279, ceduto alla famiglia feudataria dei De Barras per metà mentre, l'altra metà andò alla famiglia degli Allemanni. Nel 1590, con la vendita del feudo alla Famiglia Pignatelli, ebbe inizio un periodo caratterizzato da una serie di vendite che gravarono sul benessere della popolazione.
Ultimi feudatari furono i componenti della Famiglia Pulce, che acquistarono il feudo nel 1781, poco prima dell'eversione della feudalità di Napoleone Bonaparte del 1806 e della creazione del Contado del Molise, parte della Repubblica Partenopea.
Con l'Unità d'Italia, nel 1861, il Molise venne aggregato all'Abruzzo, rimanendovi fino al 1963.
A partire dal 1880 circa novecento cittadini abbandonarono il borgo per recarsi negli Stati Uniti, in Brasile o in Argentina. Nel ventennio Fascista, le cariche di Sindaco, Giunta e Consiglio, vennero accorpate in quella del Podestà. In occasione del Referendum del 1946 si espresse a favore della Repubblica.
MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE
Il centro storico di Petrella Tifernina è noto, in particolare, non solo per le sue ridotte dimensioni e la tranquillità, ma per la presenza della Chiesa di San Giorgio Martire, monumento assai complesso, tra le principali espressioni del romanico pugliese in Molise, seconda per architettura e raffinatezza decorativa solo alla più nota Cattedrale della Purificazione di Termoli.
1) CHIESA DI SAN GIORGIO MARTIRE
La Chiesa di San Giorgio Martire è quanto deriva dall'unione di un complesso di tre edifici religiosi succedutisi nei secoli, tra cui un tempio bizantino, una chiesa longobarda e, in ultimo, l'edificio romanico, che possiamo ammirare.
L'edificazione venne avviata nel XII secolo, portata a compimento nel secolo successivo.
La datazione della struttura viene illustrata in una documentazione epigrafica, presente nell'architrave del portale maggiore, ove è indicata l'epoca di edificazione.
Nel corso dei secoli venne più volte modificata, accogliendo decorazioni di gusto barocco, rimosse nel XIX secolo per riportare la chiesa al suo originario aspetto romanico.
DESCRIZIONE
La struttura architettonica è molto complessa, con precise forme geometriche, lunghezza pari a 30 metri e larghezza pari a 15 metri, esatta metà del corpo longitudinale che ospita le navate.
Nel retro della struttura è possibile notare la pregevole muratura delle tre absidi, in tipico stile romanico pugliese, coronate in sommità da una cornice ad archetti pensili, e distinte in verticale da sei lesene.
Retro della chiesa con le absidi poligonali
Ognuna delle absidi presenta, in posizione centrale, monofore a tutto sesto fortemente strombate.
La facciata a salienti è ripartita in due ordini. Nell'ordine inferiore si apre lo splendido portale maggiore a tutto sesto, con lunetta decorata con San Giorgio che uccide il drago e bassorilievi a tralci di vite, fitomorfi e zoomorfi mentre, l'ordine superiore, non presenta un rosone, bensì una monofora, anch'essa a tutto sesto.
Sempre nella lunetta è riportata una targa lapidea con la data del 1211, probabile epoca di edificazione della chiesa.
E' rivolta a Nord Est in direzione della Terrasanta.
Altro pregevole portale, sempre a tutto sesto, si apre sul fianco sinistro della chiesa.
Alla sua sinistra si trova una lastra di spoglio raffigurante San Giorgio che trafigge il Drago mentre, nella muratura laterale destra, al di sopra della monofora, è un'altra lastra decorata a rilievo con due Pavoni che si abbeverano alla fonte di Cristo.
Ha una pianta quadrangolare senza transetto, distinta in tre navate ognuna terminante con un proprio abside semicircolare che si apre sulla parete di fondo.
Le navate sono distinte da due file di pilastri cruciformi che inglobano colonne a fusto liscio, poggianti su piedistalli quadrilobati e sovrastati da capitelli compositi.
Ciò perché mentre in origine la chiesa era provvista di pilastri cruciformi, questi vennero in seguito non sostituiti ma inglobati nelle colonne circolari ammirabili.
I capitelli sono provvisti di decorazioni molto elaborate, una caratteristica unica nelle architetture religiose romaniche molisane, che rende la chiesa di Petrella Tifernina più particolare ed elaborata in confronto alla solennità della Cattedrale di Termoli.
Sono ricompresi motivi a fogliame, volute, mascheroni e antropomorfi.
Nelle absidi di destra e centrale si aprono due monofore mentre, in quella di sinistra, si apre la porta che conduce alla sagrestia.
Sulla destra dell'ingresso è la pietra tombale dei feudatari Antonio e Alfonso Carafa, che sovrasta un pregevole gruppo scultoreo con bassorilievi di uno scudo araldico e bandiere scolpite a tutto tondo.
Nella prima colonna sulla sinistra, nelle vicinanze dell'ingresso, si riconoscono le tracce appena accennate, di un Labirinto, di una particolare forma detta Caerdroja, termine gaelico con cui si indica il centro del labirinto.
Nel Medio Evo il labirinto simboleggiava la metafora della vita dell'uomo, sempre alla ricerca di una soluzione ai problemi della vita terrena, nelle difficoltà sia di accesso, che di uscita.
L'accesso è possibile solo tramite la conoscenza della materia mentre, l'uscita, è possibile solo ricordandosi quanto già appreso durante l'ingresso.
La terza colonna a sinistra è sovrastata da un capitello scolpito a rilievo con la raffigurazione, molto particolare, di un Personaggio a gambe divaricate e braccia alzate con indosso una cintura sulla vita.
La quinta colonna sulla sinistra poggia su un basamento composto da trochilo e toro, decorati a rilievo con un personaggio di cui si notano solo la testa e le braccia alzate in maniera tale da sostenere la colonna.
Poco si conosce sul significato della simbologia: le principali ipotesi la considerano una allegoria del peccatore che sostiene il macigno dei peccati commessi o l'uomo che, grazie al potere divino, sorregge il peso della chiesa.
Quinta colonna sulla sinistra
Nelle vicinanze dell'altare maggiore si trova una lastra del VII secolo, con figure zoomorfe riposte all'interno di clipei circolari derivanti da una decorazione a tralci di vite intrecciati, tipica dell'iconografia scultorea longobarda.
NB. Le informazioni storiche su Petrella Tifernina, sono state estrapolate dal post "Storia del Comune", nel portale Internet istituzionale del "Comune di Petrella Tifernina. Provincia di Campobasso", in www.comune.petrellatifernina.cb.it.
NB. Le informazioni storiche e artistiche sulla Chiesa di San Giorgio, sono state estrapolate dal post "Petrella Tifernina, Chiesa di San Giorgio Martire", nel portale turistico "Visit Molise", in www.visitmolise.eu.
Nessun commento:
Posta un commento
Nel riportare commenti, sono ben accette critiche costruttive. Non sono accettati commenti offensivi o denigranti, relativi all'attività svolta o alla persona. Facendo affidamento sul buonsenso delle persone, si raccomanda l'utilizzo di un linguaggio quanto più possibile educato.
Grazie per la lettura e la comprensione.