STORIA
Il Castello Estense è senz'altro il monumento simbolo della città di Ferrara, che con la sua mole, s'impone nel panorama cittadino e nell'aspetto urbanistico del centro storico, nominato Patrimonio Mondiale dell'Umanità nel 1995, insieme al resto della città, e alle delizie estensi presenti nei territori provinciali di Ferrara e Modena.
La storia del Castello ha inizio negli anni delle contese tra le fazioni cittadine dei Guelfi, rappresentati in città dai Duchi Estensi, e dai Ghibellini, fazione capeggiata dalla Famiglia Salinguerra. Nel 1264 Obizzo d'Este, d'ispirazione guelfa, ebbe la meglio sul rivale, ritrovandosi la strada spianata per ottenere il comando della città. Il potere della famiglia si consolidò con l'ascesa di Niccolò II d'Este, che però 1385 si ritrovò a fronteggiare una rivolta popolare dei ferraresi, stremati dalla fame e dalla carestia.
Sentendosi in pericolo, il Duca estense ordinò all'Architetto Bartolino da Novara, la progettazione e successiva edificazione di una possente fortezza. Una volta completata, la costruzione divenne il simbolo della forza della Signoria e della supremazia sulle famiglie rivali, che non ebbero più l'occasione di competere con gli Estensi per il governo della città. Dopo la morte di Niccolò II, si ebbe il breve governo di Alberto V, che regnando solo pochi anni a causa della sua morte, lasciò le redini della città al figlio Niccolò III, cui successero i figli Borso d'Este ed Ercole I d'Este.
Nel 1471 salì al governo cittadino il Duca Ercole I d'Este, il quale si prodigò per effettuare lavori di ampliamento e abbellimento della residenza ducale, oltre all'ampliamento delle mura cittadine e la creazione della cosiddetta "Addizione Erculea". Il figlio Alfonso I sposò in seconde nozze Lucrezia Borgia, figlia di Papa Alessandro VI Borgia e sorella del Duca Valentino Cesare. Nel 1534 ad Alfonso succedette Ercole II, artefice della realizzazione di molte opere pubbliche, tra le quali un ulteriore ampliamento del Castello, portando il monumento ad assumere le proporzioni che si possono ammirare oggi. Ercole II morì nel 1559, lasciando le redini del Ducato al figlio Alfonso II.
L'assenza di una discendenza diretta maschile da parte del Duca Alfonso II, minò la stabilità del Ducato ferrarese. Nonostante insistenti trattative con il Papa, e tentativi di mantenere saldo il Ducato, il terremoto del 1570 esasperò ancor più le finanze statali. Alla morte del Duca nel 1597, non avendo eredi maschi legittimati dal Papa, gli Estensi furono costretti a lasciare Ferrara, consegnandola alla Chiesa, trasferendosi a Modena.
DESCRIZIONE
Il Castello è composto da una pianta quadrata di due piani, con quattro torri angolari, e un fossato circostante.
La visita inizia attraversando il grande fossato grazie al ponte che connette il Castello con la piazza circostante. Svoltando a sinistra, si entra in una stanza dove una tavola illustrata, raffigura l'albero genealogico della Famiglia Estense.
I Signori di Ferrara tenevano molto alle proprie origini, vantandosi spesso del primato della vetustà della loro famiglia. Il Castello si rivelò il luogo in cui gli Estensi misero in mostra le proprie ostentazioni: nel 1577, il cortile venne affrescato con le effigi degli antenati della Casa d'Este.
La prima sezione della fortezza é il Castello di San Michele, originaria torre difensiva da cui poi, a partire dal 29 settembre 1385, il Duca Niccolò II avviò l'ampliamento della struttura che avrebbe poi condotto all'edificazione del castello. La struttura muraria in mattoni del basamento, era quella su cui poggiava il castello. Il piano terra, rialzato rispetto al cortile, era composto da una sequenza di sale coperte da volte a crociera. Il primo piano, era fornito di ampie gallerie, voltate a crociera, che univano le torri. I collegamenti verticali erano costituiti da scale a chiocciola, racchiuse da spesse murature esterne.
Dopo aver percorso un po' di sale si aprono le Cucine Ducali, costruite nei primi anni del Cinquecento per volontà del Duca Alfonso I. L'avamposto est venne avanzato, fino a poggiare sull'antica Porta del Leone, oramai in disfacimento. La muratura e la pavimentazione sono originarie. Sul lato nord della sala era collocato un camino in grado di coprire l'intera parete, come testimoniano le due finestrelle che svolsero la funzione di prese d'aria. Le attività svolte nella cucina erano febbrili, in particolare durante la preparazione dei grandi banchetti di corte. I cuochi della corte estense, erano tenuti in grande considerazione in tutta Europa.
Oltrepassata la Saletta Archeologica, si accede alla Torre dei Leoni, la più grande e l'unica visitabile del Castello, ove è possibile salire fino alla cima e godere del panorama del centro storico, oltre ad avere una splendida visione d'insieme sulla struttura del Castello. La torre costituisce l'originaria struttura del Castello, che nel 1385 sostituì il Castello di San Michele. Cento anni prima, in questo luogo esisteva un'antica torre di guardia, a presidio del tratto di mura a nord della città.
La torre di guardia, divenne con il passare del tempo una piccola rocca, con una base più ampia, comportando anche l'allargamento del primo piano della torre, adeguata all'accoglimento di strumenti adatti alla difesa bellica. Agli spalti del primo piano si giungeva attraverso una rampa, adatta al trasporto di armi, artiglieria e munizioni. Le sale disposte al piano terra e al primo piano erano dedicate al corpo di guardia, mentre nei locali interrati erano poste le prigioni.
Nei sotterranei della Torre dei Leoni è posta la Prigione di Don Giulio, cella impenetrabile ricavata nella torre, ove vennero rinchiusi nel 1505 Don Luca e Don Ferrante, fratelli del Duca Alfonso I, condannati a morte per aver attentato alla vita dello stesso Alfonso e dell'altro fratello, Cardinale Ippolito. Ferrante vi trovò la morte dopo un periodo di reclusione di trentaquattro anni, mentre Giulio venne graziato solo nel 1559, alla veneranda età di ottantuno anni.
Al piano interrato della Torre dei Leoni sono poste le Prigioni, locale utilizzato dai duchi d'Este per reprimere le intenzioni non tanto dei cittadini comuni, reclusi nel Palazzo della Ragione, ma le quelle di personaggi d'alto rango, che la famiglia ducale riteneva pericolosi per il mantenimento del potere della dinastia. Nelle pareti delle prigioni, é ancora possibile scorgere i graffiti disegnati dai prigionieri, condannati ad una sorte infelice. Tali segrete furono testimoni della tragica morte dei due amanti di nome Ugo e Parisina, rispettivamente figlio e moglie del Marchese Niccolò III, fatti decapitare nel 1425 infondo alla Torre Marchesana. Sul luogo dove avvenne l'esecuzione capitale, venne realizzato un affresco raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Giacomo e Antonio, anche conosciuto con il nome di Trittico della Decapitazione.
La Saletta Archeologica, rinvenuta solamente negli anni Novanta, rappresenta il punto di congiunzione tra la struttura della preesistente rocca, e la successiva mole del Castello. In tale ambiente sono documentate le fasi di edificazione del Castello, che vanno dal XIV al XV secolo. La sala che fa da cerniera tra i due corpi di fabbrica, con l'affresco presente sulla parete, è una rara testimonianza di struttura medievale ferrarese.
NB. Le informazioni riportate sono state estrapolate dal testo "La Storia" e "Il Monumento", presenti nella sezione "Il Castello", nel portale del Comune di Ferrara, nel sito www.castelloestende.it.








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