STORIA
Insieme ad altre città italiane tra le quali Firenze, Rimini, Urbino e Mantova, Ferrara, capoluogo dell'omonima Provincia in Emilia Romagna, è tra le principali città del rinascimento italiano, governata fino al 1594 dalla Signoria degli Estensi, che seppero dare lusso e splendore alla città.
Le origini della città non sono note: la prima menzione risale a un documento datato 753, emanato da Desiderio, Re dei Longobardi.
Nei primi secoli della sua storia, Ferrara venne governata da differenti famiglie signorili.
La prima Signoria che ottenne la proprietà del feudo ferrarese fu quella dei Canossa, che mantennero il governo cittadino fino a quando la città divenne Libero Comune.
Come negli altri comuni medievali, la città vide fronteggiarsi tra loro le fazioni dei Guelfi, fedeli al Pontefice, e dei Ghibellini, fedeli all'Imperatore del Sacro Romano Impero.
A capo della fazione guelfa si pose la Famiglia Adelardi, mentre a guidare la fazione ghibellina fu la Famiglia Torelli - Salinguerra.
Della contesa che oppose tra loro la fazione guelfa alla fazione ghibellina, seppero approfittare gli Estensi, famiglia terza rispetto ai contendenti che assunse il governo della città.
La storia della dinastia, e quindi della città, giunsero ad una svolta quando Azzo VI d'Este, Governatore del Ducato di Modena, sposò l'erede della potente e influente Famiglia degli Ardelardi, e trasferì la corte ducale da Modena a Ferrara. Durante il governo della Famiglia Estense, Ferrara divenne uno dei principali centri in cui fiorì l'arte rinascimentale italiana.
Gli Estensi esercitarono un'enorme influenza sull'assetto urbanistico e monumentale della città: in primo luogo decisero di mappare in modo puntuale la città, contribuendo alla nascita del primo Piano Regolatore Generale della storia.
Grandi lavori pubblici modificarono profondamente l'urbanistica cittadina, in particolare la costruzione della cosiddetta "Addizione Erculea", i cui lavori furono intrapresi dal Duca Ercole I d'Este a partire dal 1492.
Queste profonde modifiche urbanistiche comportarono una profonda trasformazione della città, pur mantenendo un aspetto il più possibile uniforme, che riuscì nell'intento di uniformare alla perfezione la città medievale a quella rinascimentale.
Tutt'oggi, passeggiando per il centro storico ferrarese, si riesce a notare l'uniformità che sussiste tra la parte medievale del centro storico, e la zona più tipicamente rinascimentale.
Nel 1598 il Ducato di Ferrara venne inglobato nel territorio dello Stato Pontificio. Tale avvenimento concise con l'inizio di un periodo di decadenza per la città.
Dopo la fine delle scorrerie napoleoniche, Ferrara partecipò attivamente ai moti risorgimentali, e nel 1861 venne annessa al nascente Regno d'Italia.
MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE
Sotto gli Estensi la città di Ferrara divenne una delle principali realtà di sperimentazione urbanistica, soprattutto sotto il Ducato di Ercole I d'Eeste, ideatore dell'Addizione Erculea, l'ampliamento moderno della città realizzato ad opera dell'architetto e urbanista rinascimentale Biagio Rossetti, che si rifece ai canoni della città ideale.
Piazza Trento e Trieste verso la
Torre dell'Orologio
1) PALAZZO MUNICIPALE
Situato in Piazza Trento e Trieste, dinanzi al Castello Estense, il Palazzo Municipale venne edificato a partire dal 1245 come prima residenza dei Duchi d'Este, utilizzato prima di trasferirsi nel Castello Estense.
L'esterno presenta una facciata in laterizio che si appoggia ad una torre municipale a sezione quadrangolare ornato da un coronamento a merlature ghibelline.
All'interno degna di nota é la Sala degli Arazzi, ove si trovano esposti due arazzi fiamminghi, realizzati nel XVII secolo tra cui, quello eseguito da Jan Reas tra il 1620 e il 1630 noto come il Pergolato con Giardino. Visi conservano un armadio del XVI secolo e oggetti di antiquariato del XVIII e XIX secolo.
Palazzo Municipale sede delle
magistrature del Libero Comune
con a fianco le due colonne di Borso d'Este, sulla
sinistra e di Ercole I d'Este, sulla destra
2) COLONNA DI BORSO D'ESTE
Tra la Cattedrale e il Palazzo della Ragione é collocata la Colonna di Borso d'Este, realizzata nel 1452, sovrastata dalla statua bronzea di Borso d'Este.
La Colonna venne realizzata con strati in marmo rosa di Verona e pietra bianca d'Istria, con l'impiego anche di lapidi funerarie lavorate successivamente. Nel 1716 un incendio distrusse la colonna, costringendo alla sua riedificazione, con l'impiego di pietre tombali provenienti da cimiteri israeliani.
Le pietre riutilizzate vennero scoperte nel 1960, in occasione dello smontaggio della colonna per i restauri. Nonostante le richieste di restituzione da parte della comunità ebraica, le pietre sono state nuovamente scalpellate, levigate e murate.
Colonna di Borso d'Este
3) CATTEDRALE DI SAN GIORGIO
La Cattedrale di San Giorgio é la principale architettura religiosa della città.
Venne edificata a partire dal 1135 su commissione di Guglielmo I Adelardi e concessione dell'Antipapa Anacleto II, così denominato perché nominato dall'Imperatore, in opposizione al Papato di Roma.
Venne edificata sulla riva sinistra del Fiume Po, in sostituzione dell'antica Cattedrale, attuale Chiesa di San Giorgio Fuori le Mura, posta sulla riva destra del fiume.
Nel XV secolo alla realizzazione della struttura prese parte anche il teorico Leon Battista Alberti, che progettò la torre campanaria, mentre l'abside venne progettato da Biagio Rossetti.
ESTERNO
La facciata é scandita in due porzioni, una superiore, l'altra inferiore. La porzione superiore é realizzata con una serie ritmata di arcatelle a tutto sesto con colonnine binate dai vari motivi.
Facciata della Cattedrale di San Giorgio
Al centro del prospetto meridionale si trova un protiro, sorretto da statue leonine stilofore e telamoni, sormontato da una loggia a baldacchino con la statua in terracotta della Madonna con Bambino e, nella lunetta del portale, il gruppo scultoreo del Giudizio Universale.
Il Giudizio Universale presenta sulla destra, le Anime dei Dannati ingoiate da una figura mostruosa mentre, sulla sinistra, le Anime dei Beati accolte in Paradiso da Abramo.
Nella cuspide triangolare del protiro é raffigurato a rilievo Cristo in mandorla con ai lati due angeli, recante in mano i simboli della Passione, insieme a Maria e Giuseppe inginocchiati nell'atto di chiedere perdono per i peccati dell'umanità.
Al di sopra del portale centrale strombato, realizzato su progetto dell'Architetto Nicholaus, si trova una lunetta impreziosita dal gruppo scultoreo di San Giorgio che uccide il drago e le Scene del Nuovo Testamento mentre, negli stipiti, le sculture dei Profeti, tra cui Daniele, Geremia, Isaia ed Ezechiele.
Architrave del portale centrale con i rilievi scultorei
delle Scene del Nuovo Testamento, sovrastato da
una lunetta con gruppo scultoreo di San Giorgio
che uccide il drago
Il lato meridionale della Cattedrale si affaccia su Piazza Trento e Trieste, ornato da un fregio a due ordini sovrapposti: nell'ordine inferiore vi si trovano trifore cieche mentre, nell'ordine superiore, una serie di arcatelle a sesto acuto sorrette da esili colonnine binate e, talvolta, a gruppi di quattro, impreziosite da vari motivi ornamentali.
INTERNO
L'interno, d'impianto romanico con volta a tutto sesto, é stato modificato in epoca rinascimentale, con l'aggiunta dei tre absidi e del coro ligneo dietro l'altare maggiore, interventi ideati da Biagio Rossetti.
Dinanzi all'altare maggiore si trova un architrave, sovrastato dalle statue bronzee della Crocifissione, San Giorgio e San Maurelio.
La controfacciata é impreziosita dal grande organo rinascimentale, ove sono incastonate tele dipinte da Cosmé Tura.
Interno della Cattedrale a tre navate
il Giudizio Universale
Controfacciata con tavola dipinta centrale
e due sculture all'interno di nicchie
con i Santi Giorgio e Maurelio, realizzato nel XV
secolo da Niccolò Baroncelli e Domenico Paris
Leone stiloforo in marmo rosso appartenente
al portale originario, raffigurato nell'atto di
afferrare tra le zampe una preda
4) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI FERRARA
Tra i musei da visitare nella città estense grande importanza riveste il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, al cui interno é possibile comprendere l'antica frequentazione delle zone paludose ove é sorta la città e le vicende che portarono alla fondazione dell'importante porto etrusco di Spina, il principale di tutta l'Etruria, e del suo abbandono a causa dell'impaludimento dell'area.
Il museo é allestito all'interno del cinquecentesco Palazzo Costabili, acquisito dallo Stato nel 1920 e aperto al pubblico a partire dal 20 Ottobre 1935. Venne poi chiuso per opere di restauro e riallestimento, per poi riaprire ai visitatori nel 1970.
PERCORSO ESPOSITIVO
Il percorso espositivo si articola in due piani: al Piano Terra sono riposti i reperti rinvenuti nel corso di recenti scavi effettuati nell'area dell'abitato mentre, al Primo Piano, i reperti rinvenuti nelle necropoli circostanti.
Tra i manufatti archeologici ivi esposti, figurano i corredi delle necropoli della Val Trebbia e della Valle Pega, comprendenti gioielli di oro, argento, ambra e pasta vitrea, oltre a crateri dipinti a figure nere e rosse, che evocano la ricchezza economica del porto di Spina.
Al termine dell'esposizione si trova il Salone delle Carte Geografiche.
PIANO TERRA: L'ABITATO DI SPINA
L'abitato di Spina venne rinvenuto nelle Valli di Comacchio a partire dal 1956, ove sono venuti alla luce i resti di un insediamento distribuito su isolotti del delta del Po, con case collegate tra loro da canali navigabili.
Il nucleo originale dell'abitato di Spina é stato individuato sulla collina nota come Dossi delle Campre, in Località Valle Lepri, frequentata dal 540 a.C. al 225 a.C..
Degno di nota é il cippo di confine recante la scritta in lingua etrusca Mi Tular, ossia "Io sono il confine", probabilmente infisso nel terreno in posizione verticale.
Gli edifici erano realizzati con pali di legno infissi nel terreno, travi di legno e tetto in paglia.
Tegole in terracotta di epoca etrusca
del VI secolo a.C.
Anfore in terracotta dalla forma allungata
utilizzate per il trasporto di liquidi,
a partire dal VI secolo a.C.
Martello in osso ricavato da una vertebra toracica
SALA DELLE PIROGHE
Al Piano Terra degna di nota la Sala delle Piroghe, come vengono denominate due tipologie di imbarcazioni rinvenute nel 1940 in Località Valle Isola, appartenenti presumibilmente al periodo tardo romano, tra il III e il IV secolo.
Rinvenute con le campagne di scavo del 1940, sono costituite da schegge di legno e con fiancate realizzate con pezzi di legname uniti fra loro da puntelli. Le due imbarcazioni rinvenute sono delle monossili, cioè ricavate scavando un unico tronco di legno.
Le imbarcazioni presentano una lunghezza rispettiva di 14,76 metri e 12,10 metri.
Sala delle Piroghe
Piroga sulla destra, realizzata con pezzi di legname
uniti fra loro da dei puntelli
PIANO NOBILE: LA NECROPOLI DI SPINA
Al Piano Nobile del palazzo si trovano i manufatti archeologici rinvenuti nella necropoli di Spina, ove sono conservati i corredi rinvenuti delle circa quattromila tombe di cui é composta la necropoli, comprendenti la Valle Trebba e la Valle Pega, a poca distanza da Comacchio di cui, purtroppo, poco é rimasto visibile a causa dello sprofondamento del terreno paludoso del delta del Po.
Della necropoli, frequentata dal VI al III secolo a.C., fanno parte le ceramiche a figure nere e rosse, le suppellettili in bronzo e i gioielli in oro, argento, ambra e pasta vitrea.
Degni di nota anche i crateri d'importazione che fanno di Spina uno dei principali scavi commerciali per le comunicazioni con l'Oriente e con Atene: i commerci con la fiorente polis greca sono testimoniati dai pregevoli vasi attici d'importazione a figure rosse.
Kylix, coppa da vino d'importazione greca, realizzato dal Pittore di
Pantesilea nel 460 - 450 a.C. con, al centro, Teseo a cavallo con dietro
Piritoo a piedi. Intorno sono le imprese di Teseo.
Cratere con manici a volute e pittogrammi a figure rosse
dipinto dal Pittore di Niobidi nel 450 a.C..
Sul collo del cratere sono raffigurati, da un lato, Dioniso
tra Menadi e Santi e, nell'altrro lato, un Giovane alato che
insegue una giovane donna.
Sul corpo principale sono raffigurate Scene di Amazzonomachia
Unguentario in pasta vitrea dal colore blu cobalto,
importato dall'Oriente tramite il Porto di Spina
SALONE DELLE CARTE GEOGRAFICHE
Porzione finale della visita, il Piano Nobile si conclude con il Salone delle Carte Geografiche, ciclo di affreschi realizzato a partire dal 1935.
Le tante carte geografiche rappresentate alle pareti della sala sono sovrastate da un lungo cornicione con affreschi che riprendono le parole dell'Ode alla Città di Ferrara di Giosué Carducci, composta nel 1895.
Sala delle Carte Geografiche
5) PALAZZO SCHIFANOIA E MUSEI CIVICI
Il Palazzo Schifanoia venne edificato su commissione dei Duchi d'Este a partire dal 1385, quando Alfonso V d'Este diede inizio alla costruzione di una serie di sfarzose residenze rinascimentali tra cui la celebre Biblioteca Ariostea.
Venne edificato nella periferia cittadina, a nord est della cinta muraria, come luogo di delizia, destinato al riposo e allo svago dei duchi.
Modificato per la prima volta nel 1391, l'ampliamento più consistente si ebbe a partire dal 1466 con Borso d'Este che, incaricando della progettazione l'Architetto Pietro Benvenuto dagli Ordini, decise di sopraelevare il palazzo di un piano, con la realizzazione del Piano Nobile, ove fece affrescare il Salone dei Mesi.
Un ultimo ampliamento venne realizzato sotto il Duca Ercole I d'Este, già noto per l'innovazione urbanistica dell'Addizione Erculea, che incaricò dei lavori lo stesso architetto e urbanista Biagio Rossetti.
Con la morte di Ercole I il palazzo passò tra varie proprietà mentre, nel 1598, l'ultimo rappresentante della famiglia ducale si vide costretto a devolvere il Ducato allo Stato Pontificio a causa della mancanza di eredi. Iniziò così un periodo di crisi per il palazzo, che raggiunse il suo apice nel XVIII secolo, periodo in cui le superfici murarie sia interne che esterne vennero imbiancate a calce per coprire le decorazioni ad affresco.
I pregevoli affreschi interni del Salone dei Mesi e le pitture esterne a motivi geometrici vennero riscoperte solo nel 1820, durante i lavori di restauro condotti da Giuseppe Saroli e recuperate nel 1840.
DESCRIZIONE E MUSEI CIVICI
Il percorso espositivo é distinto in varie sezioni, comprese tra il Piano Terra e il Piano Nobile: mentre al Piano Terra é allestita la mostra di Carte Geografiche e Ceramiche collezionate dagli Estensi, il Piano Nobile é noto per la presenza del Salone dei Mesi.
PIANO TERRA
Le prime sale al Piano Terra raccontano la storia e le vicende che hanno portato alla realizzazione del palazzo. Innanzi tutto viene spiegato il contesto storico, urbanistico e culturale ove il palazzo venne concepito, esponendo oggetti parte della passione degli Estensi per il collezionismo, in particolare di ceramiche.
Carta storica che mostra lo sviluppo
urbanistico di Ferrara, con le mura rinascimentali
che la circondano, distinta tra il centro medievale
a sud, sviluppato con vie strette che lambivano
il corso del Fiume Po e l'Addizione Erculea,
ampliamento settentrionale con strade più larghe e
perpendicolari ed edifici più bassi e squadrati
Vi si trovano infatti esposte ceramiche rinvenute durante le campagne di scavo effettuate nei dintorni di Ferrara.
Le ultime sale si concentrano sul periodo di decadenza della città, successiva al 1598, anno della devoluzione del Ducato allo Stato Pontificio, mentre le tendenze artistiche del XVIII secolo trovano espressione negli oggetti della collezione donata dal Cardinale Gian Maria Riminaldi.
Nelle sale museali disposte al Piano Terra sono collocati tanti pregevoli manufatti artistici degni di nota, di cui se ne riassumono i principali:
Rilievo marmoreo del XVIII secolo raffigurante
un Corvo che calpesta un'aquila
Manoscritto del libro Ceramiche del ducato di
Ferrara, che riporta i risultati dello studio
di Giovanni Passetti
POLITTICO D'ALABASTRO: Per Polittico d'Alabastro si intende un insieme di sei grandi formelle in alabastro policromo, scolpite a rilievo nel XV secolo, capolavoro della scultura medievale.
Le formelle raffigurano le immagini della Via Crucis, dal percorso compiuto da Cristo, fino alla Deposizione.
Tra le formelle ce ne sono cinque laterali dalle ridotte dimensioni, che affiancano una formella più grande, di 73 x 25 cm, raffigurante la Crocifissione. Solo nella lastra centrale é ammirabile la cornice che, in origine, correva lungo tutto il livello inferiore delle lastre.
Polittico in Alabastro policromo con figure a rilievo
del XV secolo, raffigurante Scene della
Passione di Cristo. Al centro, lastra della Crocifissione
LITOTECA: Pregevole oggetto d'arte e di studio é anche la Litoteca, piccolo armadietto portatile realizzato in legno, bronzo e marmi policromi, costituito da due valve lignee apribili a libro, incernierate tra loro, ognuna poggiante su quattro zampe leonine in bronzo dorato.
All'interno sono conservati centotrentuno tasselli di pietre, tutte differenti fra loro, opportunamente catalogati, che rappresentano un compendio esaustivo della totalità dei materiali litici reperibili a Roma.
Un'iscrizione mostra che il prezioso arredo venne donato nel 1763 al Museo di Ferrara dal Cardinale Gian Maria Riminaldi.
BIBBIA DI SAN CRISTOFORO ALLA CERTOSA: Tra i manufatti librari di carattere storico, il principale pezzo conservato nel museo é la Bibbia di San Cristoforo alla Certosa, edita in quattro volumi.
Venne realizzata, con tanto di miniature dal monaco Matteo d'Alessandria, che lo compose all'interno della Certosa di San Cristoforo, situata poco al di fuori del centro storico ferrarese.
L'apparato decorativo, comprensivo di rilegature e miniature é incerto ma, alcune ipotesi, ne attribuiscono la paternità a Guglielmo Giraldi e alla sua bottega.
Dei quattro libri, il primo é quello più prezioso, perché contiene illustrazioni del Ciclo Biblico, con i Prologhi di San Girolamo e i Sette Libri la cui lettura era obbligatoria per i membri dell'ordine Certosino durante il periodo di Quaresima, tra cui i cinque libri della Torah ebraica, più gli altri due libri di Giosué e Ruth.
BUSTO DI LEOPOLDO CICOGNARA: Il percorso cronologico ha termine con il pregevole manufatto marmoreo a tutto tondo raffigurante il Conte Leopoldo Cicognara, vissuto tra il 1767 e il 1834, scolpito dal celebre scultore Antonio Canova nel 1822.
La scultura é il culmine del sodalizio artistico e culturale tra il mecenate e Canova, iniziato nel 1808, a cui si deve la stessa consacrazione artistica di Canova, formatosi a livello teorici sui libri d'arte scritti dal Cicognara, tra cui quello intitolato Storia della Scultura, pubblicato nel 1818.
Costituisce l'ultima scultura accertata del grande artista terminata, dopo la sua morte, da Rinaldo Rinaldi.
Il busto, orientato verso destra, é caratterizzato da un estremo realismo, differenziandolo dalle sculture molto idealizzate tipiche del Canova, che opera nel periodo del recupero dei canoni estetici della perfezione classica noto come Neoclassicismo.
Dopo la morte dell'artista Rinaldi completò l'opera aggiungendo la capigliatura, sempre molto fedele alla realtà.
Alla morte del Cicognara, nel 1834, l'opera passò alla proprietà della moglie e del figlio, che lo donarono alla città di Ferrara.
Antonio Canova, ultimata nel 1822 e caratterizzata
da estremo realismo
PIANO NOBILE
Saliti al Piano Nobile si notano i resti delle pitture murali trecentesche e, dopo aver attraversato il Salone dei Mesi, si giunge alle successive sale, riccamente decorate, che documentano la vita di Ercole I e Borso d'Este, principali esponenti della famiglia ducale.
SALONE DEI MESI
Fulcro della visita del palazzo, il Salone dei Mesi rappresenta la punta di diamante del mecenatismo estense, e del livello culturale raggiunto dalla città nel XV e XVI secolo.
La sua realizzazione venne commissionata da Borso d'Este nel 1466, con l'ampliamento dell'originaria delizia estense che venne sopraelevata di un piano, proprio per la realizzazione del salone, destinato ad accogliere gli ospiti della corte, oltre ad esaltare il casato e le virtù politiche, sociali e culturali del Duca.
Il salone venne affrescato a partire dal 1466 da vari artisti tra cui Francesco del Cossa, principale esponente degli artisti quattrocenteschi noti come "Ferraresi", cui sono attribuiti gli affreschi della parete di fondo, con i mesi Marzo, Aprile e Maggio, tutt'ora i meglio conservati.
Il ciclo pittorico é distinto in diciotto fasce verticali contenenti le illustrazioni dei dodici mesi intervallate da vedute urbane e scene di gruppo, ordinate in senso antiorario a partire dalla parete meridionale.
Salone dei Mesi affrescato nel 1466
Qui si trovano i mesi di Novembre, Dicembre, Gennaio e Febbraio, purtroppo in pessimo stato di conservazione, per poi passare alla parete di fondo con i mesi di Marzo, Aprile e Maggio, i meglio conservati e approdare, infine, alla parete destra, ove si trovano, in condizioni non ottimali, i mesi di Giugno, Agosto, Settembre e Ottobre.
Parete di fondo con le raffigurazioni dei
mesi di Marzo, Aprile e Maggio
Ogni riquadro verticale corrisponde a un mese, percorso in senso antiorario a partire dalla parete meridionale. La narrazione é scandita, oltre che in senso verticale, anche in senso orizzontale, con la realizzazione di tre fasce affrescate, superiore, intermedia e inferiore.
Nella fascia superiore é affrescato il Trionfo delle divinità dell'Olimpo, ognuna associata al periodo di cui é protettrice, accompagnata dalle attività umane ad essa connesse.
La fascia intermedia rappresenta i Segni dello Zodiaco associabili ad ogni mese, sempre ripartiti in gruppi di tre. Ogni segno é inoltre affiancato dalla rappresentazione di tre Decani, divinità pagane poste a protezione delle tre decadi che compongono il mese.
Infine la fascia inferiore rappresenta gli Episodi della vita di Borso d'Este, ove é rappresentato durante le sue attività quotidiane. Anche in tal caso Borso é raffigurato tre volte, in base alle sue attività durante i mesi dell'anno, tra le quali il Controllo del Territorio, la Pratica della Caccia e l'Amministrazione del Ducato.
Fascia inferiore degli affreschi raffigurante
gli Episodi della vita di Borso d'Este
Affresco raffigurante Borso d'Este con la sua corte
dove si trova Borso d'Este affiancato dalla sua corte
sulla muratura, ove si trovavano le raffigurazioni
dei Mesi di Gennaio, Febbraio e Marzo
NB. Le informazioni riportate, sono state estrapolate dalla pagina "FERRARA - Un po' di storia...", nel portale di "Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale", nel sito www.patrimoniomondiale.it.
NB. Le informazioni sul Palazzo Municipale sono state estrapolate dal post "Palazzo Municipale", nel portale Internet ufficiale del "Comune di Ferrara", in www.comune.ferrara.it.
NB. Le informazioni sulla Colonna di Borso d'Este sono state estrapolate dal post "Colonna di Borso d'Este" nel portale Internet ufficiale del "MuseoFerrara", in www.museoferrara.it.
NB. Le informazioni sulla Cattedrale di San Giorgio, sono state estrapolate dal post "La Cattedrale", nel portale Internet "MuseoFerrara", in www.museoferrara.it.
NB. Le informazioni sul Museo Archeologico di Ferrara sono state estrapolate dal post "PALAZZO COSTABILI DETTO "DI LUDOVICO IL MORO". MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALEDI FERRARA", nel portale Internet del "Ministero dei beni delle attività culturali e del turismo", in www.archeoferrara.benicultureali.it.
NB. Le informazioni sulla storia e sulle collezioni artistiche di Palazzo Schifanoia, compreso il Salone dei Mesi, sono state estrapolate dal post "LA STORIA - Museo Schifanoia", nel postale Internet ufficiale "MUSEI COMUNE DI FERRARA", in www.museiferrara.it.
NB. Le informazioni sul Salone dei Mesi sono state estrapolate dal post "Il Salone dei Mesi", nel portale Internet ufficiale "MUSEI COMUNE DI FERRARA", in www.museiferrara.it.
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