lunedì 31 luglio 2023

CASTRO: BORGO MEDIEVALE SORTO SULL'ANTICA CASTRUM MINERVAE

STORIA

La splendida cittadina di Castro, in Provincia di Lecce, sorge su un promontorio che declina dolcemente nel Mare Adriatico, al di sopra della località costiera di Castro Marina, lambita da un mare dalle acque cristalline. Nonostante la totale mancanza di spiagge e stabilimenti balneari attrezzati, Castro consente ai turisti, al pari di Otranto, di fare il bagno lungo la costa nelle vicinanze del porto e del centro storico.

Oltre a costituire una nota località balneare, Castro rientra anche tra i centri storici medievali più interessanti non solo del Salento Adriatico, ma di tutta la Penisola Salentina in generale. Il suo patrimonio artistico e archeologico, custodisce splendidi tesori, in grado di stupire il turista curioso. Pertanto, tra nuotate, tuffi, gite in barca o visite alla Grotta Zinzolusa, non andrebbe affatto sottovalutata l'eventualità di riservarsi un po' di tempo per andare alla scoperta delle meraviglie del borgo medievale, tra i meglio conservati della Puglia.

La ricchezza di patrimonio artistico e archeologico è dovuta a vari fattori: il principale concerne le antichissime origini del centro abitato, ove la presenza umana è attestata nel territorio comunale sin dalla Preistoria, in particolare in prossimità delle Grotte Romanelli e Zinzolusa.

Un primo nucleo urbano venne a crearsi in queste zone, a partire dal XVII - XVI secolo a.C., durante i quali ebbero luogo le prime migrazioni delle popolazioni pelasgiche. Abitato prima dai Messapi, e poi dai Greci, a partire dal 123 a.C. Castro divenne colonia romana, con il nome latino di Castrum Minervae.

Con la divisione dell'Impero Romano in Oriente ed Occidente, Castro divenne un possedimento bizantino, subendo importanti scorrerie nemiche da parte delle popolazioni Ostrogote, Vandali e Longobardi. Data la sua importanza, nel 682 fu tra le prime città del Salento ad essere nominata sede vescovile, dal Pontefice Leone II. La Diocesi di Castro esistette per un tempo lunghissimo, per poi venire sciolta solamente nel 1818.

I Normanni e gli Svevi ne fecero un importante scalo per i traffici commerciali, e per undici anni venne assoggettata dagli Arabi. Dal 1048 al 1068 fu contesa tra i Normanni e i Bizantini, mentre nel 1103 venne elevata a contea dalla Signoria degli Altavilla. Nel 1270 la Contea di Castro entrò a far parte del Principato di Taranto, e nel 1534 l'Imperatore Carlo V la donò in feudo alla Famiglia Gattinara.

A causa delle continue scorrerie saracene, la città venne abbandonata dalle signorie feudali, fino a quando nel 1777, il governo del feudo venne affidato alla Famiglia Rossi, fino al 1806, anno in cui il sistema feudale venne abolito da Napoleone Bonaparte.

In seguito ebbe inizio per Castro una fase di declino, che culminò nel 1818, anno in cui l'antichissima Diocesi di Castro venne soppressa, e lo stesso territorio comunale aggregato a quello del vicino Comune di Diso. Tuttavia a partire dalla seconda metà del Novecento, Castro intraprese un periodo di forte rinascita economica, risultato della forte vocazione culturale e turistica, che lo condusse a riconquistare l'autonomia comunale nel 1975.

La particolare bellezza del centro storico di Castro, deriva dal fatto che esso costituisce ai giorni nostri, l'unico esempio, nella Provincia di Lecce, di cittadella fortificata edificata su una rupe rocciosa a strapiombo sul mare.

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Proprio per aver costituito per lungo tempo la sede di un'importante diocesi, e per aver giocato un ruolo di primo piano nella storia dell'Italia Meridionale, facendone un importante scalo per i traffici commerciali mediterranei, oltre a mostrarsi ai turisti come un vivace e attivo centro storico, in particolare nelle serate estive, si mostra anche come una città ricca di storia e monumenti lasciati in eredità dai secoli passati, emblema delle differenti dominazioni che nel tempo si sono avvicendate al governo della cittadina, e dell'importanza del ruolo che la cittadina ha svolto nel corso della sua storia.

Il centro storico é circondato da un'imponente cinta muraria, di lunghezza pari a 700 m, e rafforzata dalla presenza del poderoso castello. Oggi ne sono visibili lunghi tratti, anche se nel tempo molto del loro percorso è stato utilizzato come fondazione, per la costruzione di nuovi edifici a ridosso del centro storico.

1) CATTEDRALE DELL'ANNUNZIATA

La Cattedrale dell'Annunziata costituisce la principale chiesa di Castro, sede della cattedra vescovile fino al 1818, anno in cui la Diocesi di Castro venne soppressa.

Venne edificata nel 1171, probabilmente sulle rovine di un tempio greco. Nonostante la sua antichissima fondazione, i continui interventi sulla struttura, ne hanno alterato l'originario stile architettonico romanico.

ESTERNO

La facciata principale, riportata al suo antico splendore a seguito del restauro del 2010, presenta un portone centrale, sovrastato da un rosone circolare. Il fianco laterale, presenta le decorazioni ad archetti, tipiche del romanico pugliese.


Facciata romanica della Cattedrale con decorazione
lapidea ad archetti tipica del romanico pugliese

INTERNO

L'interno della chiesa, si articola in un'unica navata terminante con un presbiterio, più volte rifatta, fino alla completa sostituzione del tetto, portata a termine nel 1670.

Le pareti laterali sono arricchite da altari, che ospitano interessanti tele, tra le quali possono essere ammirate quelle raffiguranti la Madonna Immacolata con i Santi Francesco d'Assisi e Francesco di Paola; della Madonna con Sant'Antonio di Padova e il Beato Luca Beludi; della Vergine Immacolata con i Santi Filippo Neri, Francesco di Sales, Ignazio di Loyola e Francesco Saverio; della Madonna con i Santi Gaetano di Thiene, Carlo Borromeo e Andrea Avellino; dell'Annunciazione; della Madonna del Rosario e della Visita di Maria a Santa Elisabetta.


Affresco sul pilastro della Cattedrale

L'altare maggiore, in stile barocco, venne edificato ad opera dei Vescovi De Marco e Capreoli tra il 1670 e il 1685. Opera scultorea d'interesse notevole, l'altare è arricchito da due tele di dimensioni differenti, entrambe raffiguranti la Madonna Annunziata, Santa Protettrice della città.

L'interno della chiesa accoglie inoltre affreschi, tra i quali quello raffigurante Santa Lucia, un pulpito ligneo del Seicento, l'organo a canne del XVII secolo, l'urna lignea contenente le reliquie di Santa Dorotea, Compatrona di Castro, e alcune statue processionali in cartapesta, tra le quali figura quella della Madonna Annunziata.

2) RESTI ARCHEOLOGICI DELLA BASILICA BIZANTINA

Sul lato destro della Cattedrale di Castro è possibile notare i resti archeologici di un'autentica meraviglia nascosta: la basilica bizantina, sui cui resti è stata edificata la sovrastante Cattedrale.


Resti archeologici della Basilica Bizantina,
edificata tra IX e X secolo

La basilica risale al periodo storico compreso tra il IX e il X secolo, e venne realizzata in una fase precedente rispetto alla basilica paleocristiana.


Altra visuale dei rinvenimenti archeologici
della Basilica Bizantina

Molto interessante è notare, sulle pareti, sulla volta e all'interno delle nicchie, tracce di antichissimi affreschi che raffigurano numerose figure di Santi, tra i quali è possibile riconoscere Sant'Onofrio, il Redentore e San Giovanni Battista.


Affresco nella nicchia della Basilica Bizantina
raffigurante Sant'Onofrio


Affreschi nella volta della Basilica Bizantina
raffiguranti Figure di Santi

3) PALAZZO VESCOVILE DI CASTRO

Diretta testimonianza dell'esistenza della Diocesi di Castro, fino al 1818, è il Palazzo Vescovile, imponente palazzo in muratura, antica residenza dei Vescovi di Castro.

Il palazzo venne riedificato tra il XV e il XVI secolo, con continui interventi di restauro e consolidamento, che si sono succeduti nel tempo.

Recentemente ristrutturato, il palazzo è visitabile all'interno. L'esterno ha una facciata squadrata, che presenta nell'ordine superiore una bella balconata, raggiungibile salendo le scale.


Facciata del Palazzo Vescovile di Castro a due
piani, con scalinata esterna

INTERNO

La visita degli spazi interni, comprende le varie sale del palazzo, da poco aperte ai turisti, e visitabili in successione. Le sale sono quattro, e sono di differenti dimensioni.

Tutte le sale presentano affreschi splendidamente conservati. La prima sala presenta affreschi dai colori chiari che decorano la volta a padiglione.


Prima sala interna al Palazzo Vescovile, coperta
da una volta a padiglione


Affreschi alle pareti della prima sala


Affreschi della volta con colori chiari

La seconda presenta degli archetti gotici interposti fra le murature e la copertura, ove sono posti i simboli delle virtù, identificabili anche grazie alla scritta posta al di sotto dei simboli stessi.

Gli affreschi presenti, rappresentano i simboli delle virtù, tra cui si possono riconoscere quelli della Fortezza, della Temperanza e della Fede.


Affreschi della seconda sala con archetti gotici, raffiguranti i
simboli delle Sette Virtù, tra le quali si riconoscono i simboli
di Fortezza, Temperanza e Fede

Di seguito si entra in una piccola sala, la terza, con le pareti completamente affrescate, ove viene rappresentato un paesaggio con un tempio.


Affreschi della terza sala, raffiguranti un Paesaggio
con un Tempio

Procedendo ancora nella visita, si raggiunge l'ultima sala visitabile del palazzo, anch'essa con lunette affrescate con figure di Santi. Infondo alla sala, si apre una porta che consente l'uscita dal palazzo e il termine della visita agli ambienti interni.


Ultima sala del Palazzo, con lunette affrescate con
Figure di Santi

Uscendo dal palazzo si raggiunge ancora una volta la balconata dell'ordine superiore, e scendendo le scale è possibile ammirare nuovamente la bella facciata in pietra.

4) CASTELLO ARAGONESE

L'ultimo importante monumento storico visitabile a Castro è il Castello Aragonese, imponente fortezza edificata nel XII - XIII secolo, sui resti di una rocca più antica di epoca bizantina.

Nella seconda metà del XIII secolo, Carlo I d'Angiò ne fece una fortezza di rilevanza strategica, necessaria alla difesa dei confini del Regno. Nel 1480, in seguito al saccheggio di Otranto da parte dei Turchi, anche Castro venne saccheggiata, e il Castello semidistrutto.


Castello Aragonese

Nel Cinquecento venne ricostruito dalla Famiglia dei Gattinara, che riedificarono la fortezza, realizzando una rocca a pianta quadrata, dotata di quattro bastioni e un terrapieno. Il Castello venne nuovamente danneggiato nei secoli successivi, e ripetutamente fortificato dal Viceré Spagnolo Don Pedro da Toledo.

La ricostruzione venne affidata all'Architetto senese Tiburzio Spannocchi, che progettò il nuovo assetto difensivo, con la costruzione del bastione a difesa dell'antica Porta Terra, oggi scomparsa, dell'imponente torre sud chiamata Torre Catalano, e di una nuova cinta muraria fortificata d'impianto esagonale. Il Comune di Castro, dopo averne acquistato la proprietà l'ha ristrutturato e reso visitabile ai turisti.

DESCRIZIONE

Il Castello si presenta con una pianta a sezione quadrangolare, dotata di quattro torri angolari di differenti dimensioni. L'ingresso è protetto da un fossato servito da un ponte levatoio, oramai rimosso.


Ingresso del Castello

All'interno si trova un cortile destinato al deposito di prodotti agricoli destinati alla commercializzazione, e un'ampia scala, oggi scomparsa, che consentiva l'accesso ai piani superiori. Nel cortile si affacciano le porte delle stanze che danno sul piano terra.

Nelle sale del torrione angolare di levante è stato allestito il Museo Civico "Antonio Lazzari", ove è possibile visitare la mostra archeologica permanente intitolata "Castrum Minervae: tra Greci e Messapi", che consente di ammirare i numerosi reperti venuti alla luce nel centro storico. E' inoltre in allestimento all'interno del Castello, una mostra dei reperti archeologici rinvenuti durante le campagne di scavo.

NB. Le informazioni storiche su Castro e sul Castello sono state estrapolate dal portale ufficiale del Comune di Castro, sul sito www.comune.castro.le.it.

NB. Le informazioni storiche e artistiche relative ai monumenti di Castro, sono state estrapolate dal post "Castro", nel portale "Io Salento. Promozione Turismo", nel sito www.iosalento.com.

NB. Le informazioni sulla Basilica Bizantina di Castro, sono state estrapolate dal post "Castro. Litorale Adriatico", nella pagina Internet "Nel Salento", in www.nelsalento.com.

LOCALITA' LITORANEE A NORD E A SUD DI OTRANTO: BAIA DELLE ORTE, CAVA DI BAUXITE, CONCA SPECCHIULLA, CAPO D'OTRANTO E PORTO BADISCO

Oltre allo splendido centro storico, Otranto vanta nel suo territorio comunale, la presenza di località litoranee, annoverabili tra le più belle della Puglia. E' inoltre famosa in tutta Italia, per la presenza nel suo territorio della Punta Palascìa, anche denominata Capo d'Otranto, che costituisce il punto più orientale d'Italia, distante appena 70 km, dalle coste di Capo Linguetta, in Albania.

L'itinerario lungo le coste otrantine, avrà inizio nelle località poste nella zona nord del territorio comunale, passando per Capo d'Otranto, per poi rivolgersi verso sud, fino al confine con il territorio comunale di Santa Cesarea Terme, sempre in Provincia di Lecce.

1) BAIA DELLE ORTE E CAVA DI BAUXITE

Nelle immediate vicinanze del centro storico di Otranto, si può trovare una delle località costiere comprese nel territorio comunale.

Si tratta della Baia delle Orte, un piccolo golfo ove è possibile venire a contatto con una natura selvaggia, splendidi panorami, luoghi ricchi di storia, e un ambiente molto suggestivo.

Il paesaggio costiero della baia, è dominato dall'alto dalla Torre delle Orte, una delle tante torri costiere del Salento, edificata dagli aragonesi con l'intento di proteggere la costa salentina dalle frequenti incursioni turche e dei pirati Saraceni.


Torre delle Orte, edificata nel Seicento

Secondo i documenti storici rinvenuti nella zona, alcuni cittadini otrantini, tra i quali tali Cesare d'Orlando, Tommaso Vangale e Cola d'Andrano, vennero incaricati dell'edificazione di una torre difensiva, al di sopra de promontorio. Nel 1608 la torre risultava ancora in costruzione.

Alla fine del XVIII secolo, la torre appariva già in un forte stato di degrado, mentre nel 1826, con la scomparsa dei pericoli che ne avevano resa necessaria l'edificazione, venne abbandonata e in seguito, acquistata da privati.

E' caratterizzata da un basso e massiccio corpo quadrangolare scarpato alto 16 m. La torre è interamente costruita in Carparo, con spigoli rinforzati da bugne dello stesso materiale.

Nelle vicinanze della Baia delle Orte, si trova quello che può essere considerato come uno dei paesaggi artificiali più suggestivi del Salento, ossia la Cava di Bauxite.


Panorama della Cava di Bauxite con Laghetto

Dirigendosi dalla costa della Baia delle Orte verso l'entroterra, si potrà raggiungere il suggestivo panorama della cava. La Bauxite è un minerale dal quale si ricava l'Alluminio.


Sentiero per raggiungere la Cava di Bauxite

Con la scoperta di giacimenti minerari nelle vicinanze di Otranto, se ne avviò lo sfruttamento in modo tale da svolgervi l'attività estrattiva, portata avanti fino al 1976, anno in cui la cava venne abbandonata in quanto non più redditizia. Al di sotto della Cava, la presenza di una falda acquifera attiva, ha contribuito alla creazione di un piccolo laghetto, che a contatto con il materiale stesso, ha assunto la caratteristica colorazione verde smeraldo.

2) CONCA SPECCHIULLA

Conca Specchiulla è un particolare tratto di costa otrantina, situata all'estremità settentrionale del territorio comunale di Otranto, al confine con le splendide località costiere del vicino comune di Melendugno, tra le quali Torre dell'Orso, i Faraglioni di Sant'Andrea e Roca Vecchia.

E' caratterizzata da una spiaggia di ridotte dimensioni, racchiusa all'interno di una piccola baia, o conca, bagnata da un mare cristallino dai colori azzurri. Un sentiero che s'inerpica sul promontorio all'interno dei boschi, permette di raggiungere dapprima un piccolo scoglio, denominato "Scoglio del Tafaluro", ove si trova una piccola spiaggia poco conosciuta e frequentata, anche questa dotata di un mare cristallino.


Conca Specchiulla

Proseguendo il sentiero, con un altra mezz'ora di camminata è possibile raggiungere gli splendidi Faraglioni di Sant'Andrea, enormi falesie calcaree a picco su un mare limpido, che caratterizzano uno dei paesaggi più scenografici del Salento Adriatico.

3) PUNTA PALASCÌA O CAPO D’OTRANTO

Punta Palascìa, meglio conosciuta in Italia come Capo d'Otranto, è nota per essere il punto più orientale della Penisola Italiana, luogo ricco di fascino, in grado di regalare panorami mozzafiato.

Il faro è facilmente raggiungibile percorrendo la strada litoranea, che da Otranto conduce verso sud, in particolare verso Santa Cesarea Terme. La particolarità della linea di costa, è dovuta alla presenza di un faro, simbolo della zona, che segna esattamente il punto più orientale d'Italia. E' possibile raggiungerlo tramite una breve passeggiata che si snoda tra le rocce della costa.


Faro di Punta Palascìa o Capo d'Otranto,
posto nel punto più orientale d'Italia

Dopo anni in cui ha versato in uno stato d'abbandono, è stato ben ristrutturato, ed ora viene considerato uno dei cinque fari più importanti del Mediterraneo, secondo l'Unione Europea. La struttura rientra a pieno titolo tra i beni del patrimonio culturale nazionale, oltre che otrantino.

4) TORRE SANT'EMILIANO E PORTO BADISCO

Oltrepassando il promontorio di Capo d'Otranto e puntando verso sud, ossia verso il paese di Santa Cesarea Terme, si raggiunge quella che forse è identificabile come il tratto di costa più bello del Salento adriatico, caratterizzato da promontori rocciosi, insenature, e acqua cristallina ideale per splendide nuotate ed immersioni.

Dopo aver percorso un po' di chilometri, s'incontra un promontorio, ove è possibile scorgere una piccola torre proprio sullo strapiombo della scogliera: la Torre Sant'Emiliano. Anch'essa parte del sistema difensivo del Salento voluto da Carlo V per contrastare le incursioni ottomane, la torre riuscì ad impedire agli Ottomani e ai Saraceni di raggiungere Lecce.


Veduta della Torre Sant'Emiliano in lontananza,
al di sopra del promontorio a picco sul mare

Torre Sant'Emiliano deve probabilmente il suo nome alla presenza di una vicina chiesetta, di cui si sono ormai perse le tracce, e sorge su un costone roccioso a picco sul Mare Adriatico. La torre presenta un corpo unico a base circolare.

Procedendo nuovamente verso sud dalla Torre Sant'Emiliano, è possibile raggiungere Porto Badisco, la località costiera più suggestiva compresa nel territorio comunale di Otranto.

Situata a sei chilometri a sud del centro storico otrantino, la sua bellezza e particolarità stanno nel fatto di costituire un vero e proprio fiordo dalle ridotte dimensioni. La piccola insenatura costituisce la parte terminale della Valle del Badisco, solcata da un antico fiume che, con il passare dei millenni, si è inabissato divenendo sotterraneo.


Baia di Porto Badisco

La leggenda narra che proprio in questa baia avvenne lo sbarco di Enea, eroe troiano fuggito dalla sua città andata completamente distrutta nella celeberrima Guerra di Troia, e qui approdato durante la traversata del Mediterraneo. Da Porto Badisco, l'eroe troiano si sarebbe poi avventurato alla volta del Lazio dove avrebbe fondato Roma.

L'antico fiume che scorreva proprio in questa valle, ha lasciato importanti testimonianze naturali, archeologiche e paleontologiche. Tra queste la più importante è la Grotta dei Cervi, non visitabile, ove sono conservati importanti graffiti raffiguranti scene della caccia al cervo, addentrandosi nel sottosuolo lungo il percorso di tre distinti corridoi.

Il mare di Posto Badisco è costituito da una splendida distesa d'acqua di colore blu scuro, ideale per gli appassionati di snorkeling, immersioni, e in generale per venire a contatto con molte specie marine autoctone del luogo e dell'ambiente naturale.


Tratto di costa rocciosa a Porto Badisco,
ove è possibile praticare immersioni

NB. Le informazioni relative alla Torre delle Orte, sono state estrapolate nel post "Torre delle Orte", nella pagina "Torri Costiere del Salento, storia di sentinelle a difesa del territorio", in www.torricostieredelsalento.com.

NB. Le informazioni relative alla Baia delle Orte e alla Cava di Bauxite, sono state estrapolate dal post "La cava di bauxite: meraviglia rossa vicino Otranto", nella pagina Internet "Nel Salento", in www.nelsalento.com.

NB. Le informazioni relative alla località Conca Specchiulla, sono state estrapolate dal post "Conca Specchiulla", nella pagina Internet "Viaggio nel Salento", in www.viaggionelsalento.com.

NB. Le informazioni relative a Capo d'Otranto e al faro di Capo d'Otranto, sono state estrapolate dal post "Il Faro del Capo d'Otranto", nella pagina Internet "Nel Salento", in www.nelsalento.com.

NB. Le informazioni storiche e paesaggistiche sulla località costiera di Porto Badisco, sono state estrapolate dal post "Porto Badisco. Litorale Adriatico", nella pagina Internet "Nel Salento", in www.nelsalento.com.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sulla Torre Sant'Emiliano, sono state estrapolate dal post "Trekking nella Valle dei Cervi", nella pagina di Internet "Salento Guide Turistiche", nel sito www.salentoguideturistiche.it.

domenica 30 luglio 2023

CHIESA DI SAN PIETRO (OTRANTO): SECONDO CAPOLAVORO DELLA CITTA'

 STORIA

La Chiesa di San Pietro costituisce un'importantissima testimonianza dell'arte bizantina in Italia, in Puglia, e in particolare della cittadina di Otranto.

Testimonia la dominazione e la presenza bizantina nella Terra d'Otranto, epoca in cui la città venne elevata a rango di sede metropolitana, istituita per la precisione nell'anno 968, alle dirette dipendenze del Patriarca di Costantinopoli.

Non è ancora stata identificata una precisa datazione, che sia in grado di attestare con certezza il periodo di origine della struttura della chiesa, ma la tesi più avvalorata dagli studiosi, sostiene che l'edificio, comprensivo della struttura, degli affreschi e delle iscrizioni in lingua greca tutt'ora visibili, sia riconducibile al secondo periodo aureo della dominazione bizantina, avviato a cavallo del IX e del X secolo.


Interno della Chiesa di San Pietro ad Otranto,
decorata con affreschi bizantini del IX e X secolo,
e affreschi più recenti del XVI secolo

ESTERNO

L'esterno della chiesa, presenta una semplice pianta quadrata con croce greca inscritta, dove all'incrocio tra i due bracci di eguale lunghezza s'innesta la cupola poligonale.

INTERNO

L'accesso all'interno della chiesa è in grado di abbagliare i visitatori, per la decorazione pittorica, tutto sommato ben conservata, che un tempo ricopriva interamente le pareti della chiesa, e della quale oggi se ne possono ammirare ampi brani.

Lo spazio interno è suddiviso in tre navate dalle ridotte dimensioni, sormontate da una cupola centrale, sorretta da quattro colonne. Le tre absidi di fondo sono decorate con meravigliosi affreschi bizantini, compresi tra il X e il XVI secolo.


Affresco del catino absidale centrale della chiesa,
raffigurante Dio contornato da quattro Santi

Tra le pitture più antiche conservate nella chiesa, vi sono quelle raffiguranti la Lavanda dei Piedi, ove viene raffigurato un Cristo nimbato, ossia dotato di aureola, nell'atto di sollevare la gamba di San Pietro e l'Ultima Cena.


Affreschi di epoca bizantina raffiguranti
nell'ordine superiore, la Lavanda dei Piedi, con
Cristo nimbato nell'atto di sollevare la
gamba di San Pietro

Gli affreschi raffiguranti la Natività, la Pentecoste e la Resurrezione, sono invece riferibili al XIV secolo, mentre all'ultima fase di decorazioni, ossia il XVI secolo, appartengono gli affreschi che raffigurano la Presentazione al Tempio e altre figure di Santi.


Affresco di una Figura di Santo, risalente al XVI secolo


Affresco del XVI secolo, con tema la Natività,
raffigurante i Re Magi in adorazione del Bambino
in braccio alla Madonna

NB. Le informazioni storiche e artistiche relative alla Chiesa di San Pietro, sono state estrapolate dal post "Basilica bizantina di San Pietro", all'interno del portale ufficiale della "Città di Otranto", nel sito www.comune.otranto.le.it.

CATTEDRALE DELL'ANNUNZIATA (OTRANTO): IL CAPOLAVORO BIZANTINO DELLA PUGLIA

 STORIA

La Cattedrale di Otranto, consacrata a Santa Maria Annunziata, venne edificata nel XII secolo sui resti di antichi insediamenti di epoca messapica, romana e paleocristiana.

Il monumento, che costituisce la Cattedrale più grande del Salento, venne consacrato al culto nel 1088, ad opera del Legato Pontificio Loffredo, durante il pontificato di Urbano II.

ESTERNO

La facciata della chiesa a due spioventi, mostra ai lati due monofore, mentre al centro del secondo ordine della facciata, uno splendido rosone circolare, aperto nel rinascimento per volontà dell'Arcivescovo Serafino da Squillace, all'indomani della liberazione dalla dominazione ottomana, durata pressappoco un anno, dal 1480 al 1481, periodo che vide la Cattedrale trasformata in moschea.


Facciata romanica della Cattedrale
dell'Annunziata di Otranto


Rosone circolare nell'ordine superiore
della facciata

INTERNO

L'interno della Cattedrale, presenta una pianta basilicale a croce latina, distinta in tre navate da quattordici colonne, sette per ogni lato, ornate in sommità da capitelli di gusto romanico.


Interno della Cattedrale a tre navate


Fonte battesimale in marmo

Nel 1482 l'abside di destra venne allargato, al fine di portare a compimento la costruzione della Cappella dei Martiri di Otranto. Il tetto, sostenuto da capriate, è ornato da una decorazione a cassettoni dorati.


Resti dei Santi Martiri uccisi dagli Ottomani
nella Cappella dei Martiri di Otranto

Il pavimento musivo, realizzato tra il 1163 e il 1165, su commissione dell'Arcivescovo Gionata, reca la firma del presbitero di nome Pantaleone. Costituisce l'unico pavimento musivo di epoca normanna, in Italia, ad essere rimasto integro, ove è raffigurato un gigantesco Albero della Vita, che costituisce una sintesi della fede e della cultura religiosa possedute dall'uomo medievale.

MOSAICO PAVIMENTALE

Il mosaico pavimentale della Cattedrale, costituisce il vero capolavoro, unico al mondo, custodito all'interno della chiesa. Commissionato nel 1163 dal Vescovo di Otranto Gionata, venne realizzato dal monaco Pantaleone.

In sostanza il mosaico, nella sua narrazione, racconta la vicende del contemporaneo scontro - incontro tra due culture che convivono all'interno della Cattedrale, quella orientale e quella occidentale, che non rappresentano due culture differenti, bensì il compendio di un'unica cultura, che i posteri hanno il dovere di conservare anche dinanzi ai mutamenti e agli eventi della storia.


Mosaico pavimentale della Cattedrale
raffigurante l'Albero della Vita

Il mosaico, realizzato con l'impiego di tessere di calcare molto duro e compatto, e quindi anche resistente, si snoda lungo tutta l'area comprendente le tre navate, l'abside e i bracci del transetto, con una forma a croce latina, tipica delle Cattedrali di rito cattolico.

Il ciclo musivo ha inizio nella navata centrale, ove viene raffigurato l'Albero della Vita, sui cui rami sono rappresentati personaggi di ogni tipo: biblici, storici, mitologici, angeli, demoni e creature mostruose.

L'albero, nel Vecchio Testamento, simboleggiava l'immortalità di Dio, e il Signore come principio e fine di tutto. Tutto nasce dall'albero, come i suoi rami, che successivamente prendono differenti direzioni.

Distogliendo lo sguardo dal tronco centrale, e portandolo verso i rami, si possono notare differenti personaggi, tra i quali Re Artù, Caino e Abele, i mesi e lo zodiaco, la Torre di Babele, Diana e il cervo ferito o Alessandro Magno che cavalca due grifoni alati. In quattro medaglioni sono raffigurati la Regina Saba, il Re Salomone, la Sirena, il Leopardo e l'Ariete.


Porzione del mosaico pavimentale raffigurante
Alessandro Magno che cavalca due grifoni alati

Nell'abside la pavimentazione musiva si sviluppa raccontando la storia del Profeta Giona. Lungo la parete superiore si trovano i ritratti della Caccia al Cinghiale, icona utilizzata per rappresentare la Lotta tra i Cristiani e Satana, e Sansone, simbolo del Cristo vittorioso contro la morte.

Nella navata destra si trova un ulteriore Albero della Vita, identificato con l'Albero della Redenzione. Nella parte superiore si trovano raffigurate cinque figure chiamate "i Giganti". Si può poi riconoscere il Re Salomone che regge un documento. Procedendo si nota "il rito del capro emissario per il gran giorno dell'espiazione", tratto dal Libro del Levitico, parte della Torah ebraica.

Subito dopo possono essere notati degli animali, che simboleggiano rispettivamente i vizi e le virtù. Tra le figure è possibile riconoscere: la Sfinge Alata (enigma), le Arpie (voracità), il Minotauro (volgarità), il Cinghiale (Satana) e il Lupo (Eresia). Il guardiano dell'albero è il Leone Acefalo, raffigurato con quattro corpi ed un'unica testa, che volge il naso all'insù, in modo tale da manifestare la sua saggezza e far valere le sue capacità di Sovrano.


Porzione del mosaico pavimentale raffigurante il
Leone Acefalo, guardiano dell'Albero della Vita

CRIPTA

La Cripta della Cattedrale, realizzata nell'XI secolo, possiede tre absidi semicircolari e quarantotto campate, intervallate da colonne, semicolonne, e pilastri, che svolgono una funzione di sostegno del transetto della Cattedrale. Tra pilastri, colonne e semicolonne, vi si contano una totalità di oltre settanta elementi.


Cripta della Cattedrale costituita da quarantotto campate,
intervallate da quarantotto colonne, semicolonne pilastri,
tanto da guadagnarsi l'appellativo di "selva di colonne"

La cripta è ornata da splendidi affreschi di epoca medievale, tra i quali il più bello, è senza dubbio quello raffigurante la Madonna Nera Odegitria, ossia la "Madonna che sa guidare il popolo", in tal senso raffigurata nell'atto di tenere in braccio il Bambino, mentre, nello stesso momento, indica con l'altra mano una pergamena tenuta in mano dallo stesso Bambino.


Affresco della cripta raffigurante la Madonna
Nera Odegitria

NB. Le informazioni sulla Cattedrale dell'Annunziata di Otranto, sono state estrapolate dal post "Cattedrale di Santa Maria Annunziata", nel sito ufficiale della "Città di Otranto", in www.comune.otranto.le.it.

OTRANTO: STORIA DELLA CITTA' PIU' ORIENTALE D'ITALIA DAL FASCINO ELLENICO

TERRITORIO E CONSIDERAZIONI GENERALI

Otranto, in Provincia di Lecce, è un comune di 5769 abitanti. La peculiarità del borgo all'interno del territorio nazionale, sta nella sua posizione geografica: è infatti il comune più orientale d'Italia, al cui interno ricade il Capo d'Otranto, punto più orientale della Penisola Italiana, alla cui estremità è posto il celeberrimo Faro di Capo d'Otranto, ad una distanza di appena settanta chilometri dalle coste rocciose della località di Capo Linguetta, situata in Albania. Il tratto di mare che separa il faro dalle coste albanesi, che in giornate limpide è anche possibile riconoscere all'orizzonte, prende il nome di Canale d'Otranto.

A causa della sua posizione strategica, il borgo di Otranto è stato soggetto alla dominazione di tanti popoli, tra il quali Greci, Romani, Bizantini, Ottomani, Aragonesi e Borboni, per poi entrare definitivamente a far parte del Regno d'Italia nel 1861. La sua importanza nel corso dei secoli, è rivelabile anche dall'antico nome del territorio salentino, che durante la dominazione borbonica, costituiva un territorio autonomo denominato "Terra d'Otranto", esistito anche dopo il compimento dell'Unità d'Italia nel 1861, per poi essere definitivamente sciolto a seguito della riorganizzazione delle province voluta dal Fascismo, quando il borgo entrò a far parte della Provincia di Lecce.

1) PREISTORIA

Gli scavi e le indagini archeologiche svolte nel territorio di Otranto, hanno rivelato la presenza di un antico insediamento, grazie al ritrovamento di ceramiche datate tra la fine del XIII e l'XI secolo a.C..

Il territorio otrantino ospitava numerose capanne e grotte preistoriche. Risulta pertanto lecito pensare che fosse abitato sin dagli albori della storia dell'uomo, esattamente come dimostrerebbero le pitture rupestri di epoca preistorica rinvenute all'interno della Grotta dei Cervi di Porto Badisco, purtroppo al momento non visitabili, al fine di garantire la conservazione del microclima della grotta.

2) ETA' DEL FERRO E CIVILTA' ITALICHE PREROMANE

Durante l'Età del Ferro, il territorio otrantino iniziò ad essere abitato da popolazioni autoctone del Salento, in particolare dalla popolazione preromana dei Messapi, che sono stati in grado di lasciare importanti testimonianze in tutto il territorio salentino, la più scenografica delle quali sono le imponenti Mura Messapiche di Manduria.

I Messapi si stanziarono nel territorio otrantino tra il 1200 e il 1000 a.C.. Il termine greco con cui venne identificato il territorio messapico, ossia la "Messapia", ha il significato di "Terra di Mezzo", cioè compresa tra il territorio italico occidentale, e quello ellenico orientale, identificabile con la stessa Penisola Salentina.

I Messapi furono in grado di dare vita ad una civiltà molto ben strutturata, e nel corso dei secoli fondarono varie città, tra le quali possono essere ricordate Vaste, Manduria, Muro Leccese, Alezio e Roca Vecchia, oggi importante sito archeologico, appartenente al territorio comunale di Melendugno.

3) LA MAGNA GRECIA, I ROMANI E I PRIMI CRISTIANI

Anche se spesso Otranto non viene inclusa fra le colonie greche appartenenti alla Magna Grecia, il contributo dei coloni greci nel modellare il centro storico della cittadina, si rivelò assai significativo. La cultura greca coinvolse talmente tanto gli otrantini, da influenzarne la lingua e l'odierno dialetto.

Durante la dominazione romana, Otranto si andò a costituire come un importante città portuale, da cui partivano le merci e si fabbricarono i tessuti. La cittadina giunse ad ospitare anche un'importante comunità dei primi Cristiani della Storia. I Romani rinforzarono la rete viaria messapica, ancora esistente, e lasciarono importanti testimonianze del proprio passaggio, tra cui le due basi di marmo con epigrafi latine, risalenti al II secolo, che riconducono a Lucio Aurelio Vero e all'Imperatore Marco Aurelio Antonino, probabilmente basi di due statue raffiguranti tali personaggi.

4) OTRANTO BIZANTINA

Con la fine dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 e la successiva Guerra Greco - Gotica, che oppose gli schieramenti Longobardi e Bizantini per la dominazione della Penisola Italiana, Otranto rimase per lungo tempo sotto la dominazione bizantina, iniziata già dalla fine del VI secolo.

I bizantini dotarono il centro storico di fortificazioni ben più salde, al fine di proteggersi dalle invasioni barbariche. Sotto la dominazione bizantina, Otranto raggiunse il suo periodo di massimo splendore. Il suo prestigio crebbe vertiginosamente, e si affermarono confessioni di rito greco.

Alla fine dell'XI secolo venne edificata l'Abbazia di San Nicola di Casole, cuore del monachesimo italo - greco in Puglia, in grado di conservare una grande biblioteca ricchissima di volumi. Lo splendido monastero venne purtroppo distrutto dai turchi nel 1480, e oggi non ne rimangono che scarne rovine.


Mosaico pavimentale della Cattedrale

5) NORMANNI, ANGIOINI E ARAGONESI

Alla metà dell'XI secolo, Otranto venne conquistata dai Normanni nel 1064, che succedettero ai bizantini, senza tuttavia stravolgerne l'aspetto urbanistico. Anzi, grazie ai Normanni vennero rinforzate le strutture difensive, come le mura e il Castello.

Inoltre nel 1088, proprio sotto il dominio Normanno si diede avvio all'edificazione della splendida Cattedrale. Grazie ai Normanni, Otranto divenne un'importante sede diocesana, e la Cattedrale, il simbolo stesso della città.


Cattedrale dell'Annunziata

Nel 1266, dopo aver sconfitto e ucciso Re Manfredi nella battaglia di Benevento, gli Angioini si sostituirono agli Svevi nel controllo del Regno di Napoli. Con la conquista del Regno, il Re Carlo d'Angiò s'impossesso di Otranto e dello stesso territorio salentino, senza tuttavia ricevere l'accoglienza sperata. Fatto che costò alla cittadina terribili punizioni. Nel Trecento, superati gli ostacoli che si frapponevano tra gli otrantini e i Sovrani angioini, Otranto tornò a splendere come una fiorente città portuale.

Con l'indebolirsi del governo angioino, a questi subentrarono gli Aragonesi, e nel 1447 Otranto divenne uno dei centri principali del Salento.

6) L'INVASIONE TURCA

Una volta portata a termine con successo la conquista di Costantinopoli nel 1453, e aver provocato il crollo dell'Impero Bizantino, erede dell'Impero Romano d'Oriente, i Turchi Ottomani rivolsero le proprie mire espansionistiche verso l'Italia, e la prima cittadina da conquistare al fine di poter avviare, e poi portare a compimento, la conquista della Penisola, si rivelò proprio Otranto.

Il 28 luglio del 1480, 18.000 ottomani, a bordo di una flotta che contava 150 navi, sbarcarono nella zona costiera ove si trova il tratto di costa sabbiosa, tutt'ora conosciuto con il nome di Baia dei Turchi, e si avviarono alla conquista della città.

Gli otrantini opposero strenua resistenza, ma proprio per la mancata volontà di arrendersi, i turchi riservarono a questi una morte atroce. Radunati all'interno della Cattedrale, circa ottocento otrantini, poi canonizzati da Papa Francesco, e oggi conosciuti come Santi Martiri di Otranto, furono catturati dalle truppe ottomane, al servizio del crudele Generale Acmet Pascià, trasportati sul Colle della Minerva e decapitati, su una pietra utilizzata come patibolo, oggi conservata nel Santuario di Santa Maria dei Martiri, edificato sul luogo delle esecuzioni capitali.

Appena un anno dopo gli Aragonesi riuscirono nell'intento di liberare la città, che tuttavia venne ridotta in macerie. La Cattedrale venne distrutta, così come l'antichissima Abbazia di Casole, mentre fortunatamente, il mosaico pavimentale della Cattedrale non venne danneggiato. Ricoperto di uno spesso strato di sabbia, il mosaico venne nascosto ai turchi, che non si accorsero della sua esistenza.


Faro di Capo d'Otranto

7) LA CITTA' NEL CINQUECENTO, SEICENTO E SETTECENTO

Presa dalla volontà di riscattarsi, agli albori del XVI secolo la città si rianimò: nel 1539 contava 2300 abitanti, e venne contesa dalle truppe Veneziane e Angioine.

Nel XVII secolo Otranto subì un'involuzione, a causa dell'invasione spagnola, e della peste che nel 1630 colpì il continente europeo, e in particolare l'Italia. A causa dell'emigrazione di molti cittadini, spaventati dalla minaccia di un'ulteriore incursione turca, la città perse progressivamente il ruolo strategico fondamentale che aveva fino ad allora occupato nel territorio salentino, ruolo che pian piano venne assunto dalla città di Lecce, che fiorì proprio nel Seicento, grazie all'edificazione di molte chiese e palazzi, tramite il nuovo stile del Barocco Leccese.

Nel Settecento la città visse una lenta e continua ripresa economica, basata in particolare sulla crescita del settore edilizio.

8) L'OTTOCENTO

Nel XIX secolo la campagna otrantina che circondava i Laghi Alimini, appariva squallida e deserta.

Esistevano poche masserie, l'ambiente era infestato da paludi, e i cittadini venivano costantemente esposti al rischio di contrarre la Malaria. La situazione iniziò pian piano a mutare con l'approvazione di un primo progetto di risanamento, stilato nel 1868 dall'Ingegnere Sergio Panzini. La rilevazione dell'estenzione delle superfici insalubri, comportò la bonifica di 2300 ettari di paludi, che lasciarono posto ai terreni coltivabili.

Il 12 aprile 1897 il Comune ottenne dal Demanio la concessione di una parte delle mura antiche e del fossato. In tal modo si procedette all'abbattimento di un ampio tratto delle mura, al fine di creare una strada che consentisse l'accesso al centro storico, mentre il fossato venne ricoperto di terra.

9) IL NOVECENTO

Grazie alle numerose opere di bonifica adottate, a partire dal 1936 l'annosa situazione malarica cui fu soggetto il territorio otrantino, poté dirsi definitivamente risolta.

Tra il 1954 e il 1963 vennero costruiti importanti impianti irrigui, consentendo ai piccoli agricoltori di aumentare il proprio reddito. Tuttavia, all'inizio degli anni Sessanta, a causa delle situazioni di carestia causate dai cattivi raccolti, che sempre più spesso si verificarono, molti cittadini lasciarono la propria terra d'origine per stabilirsi in Svizzera o in Germania.

Tra il 1964 e il 1974, prese avvio la vocazione turistica della città. Grazie al lavoro di molti operatori turistici, la città si trasformò in un importante centro turistico e vacanziero, in grado di ingrandire di molto la propria popolazione nel periodo estivo.

Tra il febbraio e il marzo 1991, Otranto si fece promotrice dell'accoglienza di una gran quantità di profughi albanesi, in fuga dalla dittatura di Henver Hoxha. Gli otrantini sono riusciti più di tutti, ad integrare gli immigrati albanesi nella loro comunità. Nel 1990 venne inoltre intrapreso un lungo e complesso intervento di restauro del pavimento musivo della Cattedrale, che comportò la rimozione di tutte le tessere e il ricollocamento in loco di quelle nuove. L'intervento di restauro riportò il mosaico pavimentale al suo antico splendore, esattamente come possiamo ammirarlo ora.

NB. Le informazioni storiche sulla città di Otranto sono state estrapolate dalla sezione "Cenni storici", nel portale "Città di Otranto", nel sito www.comune.otranto.le.it.

sabato 29 luglio 2023

NAPOLI: ITINERARIO STORICO - ARTISTICO

Dopo aver trattato i principali monumenti della città nei post precedenti, in questa sede verranno riportati tutti gli altri siti, dal sottoscritto ritenuti di maggiore interesse, che caratterizzano lo splendido centro storico di Napoli.

La visita, partendo dalla Piazza del Plebiscito, si snoda nella zona più antica della città, compresa tra il Decumano Maggiore, il Decumano Minore e il Maschio Angioino, antica residenza dei Sovrani Angioini che nel Duecento dominarono la città.

1) CASTEL NUOVO O MASCHIO ANGIOINO

Nelle vicinanze della Piazza del Plebiscito, proprio a ridosso del porto della città, si trova il Castel Nuovo, anche denominato Maschio Angioino.

Il Castello venne edificato durante il regno di Roberto d'Angiò, divenendo un centro di cultura, in cui soggiornarono importanti personalità del tempo, tra le quali Giotto, Petrarca e Boccaccio. Quando ai Sovrani Angioini succedettero gli Aragonesi, Alfonso I d'Aragona confermò il castello come sua residenza, avviando i lavori di ricostruzione, facendo edificare fra la Torre di Mezzo e la Torre di Guardia l'imponente Arco di Trionfo, che reca in sommità la statua raffigurante il suo successore Alfonso V d'Aragona.

ESTERNO

Il monumento presenta una pianta trapezoidale, composta da una cortina di tufo, sulla quale s'innestano cinque torri cilindriche, quattro in peperino e una in tufo, poggianti su un basamento ove sono posti i camminamenti di ronda.

L'area del Cortile presenta elementi tipici dell'architettura catalana, tra cui il porticato ad arcate ribassate e le scalinate esterne in piperno, realizzate dall'Architetto Guglielmo Sagrera.


Maschio Angioino

INTERNO

Poco dopo l'entrata è posta la Sala dei Baroni, che si caratterizza per la tipica pianta, destinata alla realizzazione dei patii spagnoli. Durante il periodo di governo dei Viceré Spagnoli, il castello venne utilizzato per scopi prettamente militari, che ne comportarono un'ulteriore modifica, con rafforzamento delle strutture difensive.

Attualmente il complesso monumentale viene destinato a sede del Museo Civico. La visita interna al Castello, comprende, oltre alla Sala dei Baroni, numerose sale, tra le quali la Sala dell'Armeria e la Cappella Palatina o di Santa Barbara. Nel primo e secondo piano della cortina meridionale, si trovano la Sala di Carlo V e la Sala della Loggia, che ospitano mostre e iniziative culturali.

2) PIAZZA DEL PLEBISCITO E BASILICA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

Piazza del Plebiscito, un tempo denominata "Largo di Palazzo", è delimitata ad est dalla facciata del Palazzo Reale, e ad ovest dal portico semicircolare della Chiesa di San Francesco di Paola, chiusa in sommità dalla caratteristica cupola.

I lati minori della piazza sono delimitati a sud dal Palazzo Salerno di Francesco Scuro, edificato nel XVIII secolo, e a nord dal Palazzo della Prefettura, realizzato nel 1815 da Leopoldo Laperuta.

Al centro della piazza sono presenti due statue equestri, realizzate da Antonio Canova, raffiguranti Carlo di Borbone e Ferdinando I di Borbone.

3) CHIESA DI SAN FERDINANDO

A due passi dalla Piazza del Plebiscito e dal Palazzo Reale, proprio nei pressi della Galleria Umberto I, si trova la Chiesa di San Ferdinando, tra le architetture religiose meno considerate nella visita della città, ma in grado di regalare grandi sorprese.

La chiesa, ubicata in Piazza Trieste e Trento, è popolarmente conosciuta con l'appellativo di "Chiesa degli Artisti", in quanto riservata alle esequie dei personaggi famosi napoletani. L'edificazione della chiesa venne commissionata dai Gesuiti, e i lavori di costruzione ebbero inizio nel 1628, sotto la direzione di Giovan Giacomo di Conforto, e in seguito sotto quella di Cosimo Fanzago.

Nel 1767, con l'allontanamento dei Gesuiti, la chiesa venne affidata ai Padri Costantiniani, che la consacrarono a San Ferdinando in onore al Re, e la tennero fino alla dominazione francese.


Facciata della Chiesa di
San Ferdinando

INTERNO

L'interno, a croce latina, è costituito da un ambiente a navata unica, in stile barocco. Le suggestive decorazioni della navata, e in particolare del soffitto, mettono ancor più in risalto la luminosità della cupola centrale.


Interno barocco a navata unica
della Chiesa di San Ferdinando

La navata centrale e le cappelle laterali, custodiscono numerose e prestigiose opere d'arte. Le decorazioni sono opera di vari artisti, tra i quali si annoverano Maldarelli, Paolo De Matteis, il Sarnelli e lo Spagnoletto. Tali artisti di alto calibro, hanno contribuito a rendere la chiesa, una delle più belle della città.

All'interno si trovano due statue di Domenico Antonio Vaccaro e Giuseppe Sanmartino, e la tela posta al di sopra dell'altare maggiore, raffigurante San Ferdinando, realizzata da Federico Maldarelli.

La volta a botte della chiesa, è decorata con uno splendido affresco raffigurante il Trionfo della Religione sull'Eresia tramite Sant'Ignazio da Loyola, San Francesco Saverio, San Francesco Borgia e i tre martiri giapponesi, realizzato dall'artista Paolo de Matteis tra il 1695 e il 1698.


Cupola affrescata della chiesa


Volta della chiesa affrescata, ove è rappresentato il
Trionfo della Religione sull'Eresia tramite Sant'Ignazio da Loyola,
San Francesco Saverio, San Francesco Borgia
e i tre martiri giapponesi, realizzato da
Paolo di Matteis tra il 1695 e il 1698

Altre notevoli tele presenti nella chiesa, sono quelle raffiguranti San Bartolomeo e Sant'Antonio da Padova.

4) GALLERIA UMBERTO I

Oltrepassata la Piazza del Plebiscito e la Piazza Trieste e Trento, e imboccata Via Toledo, ci si ritrova dinanzi alla Galleria Umberto I.

La Galleria Umberto I costituisce, insieme alla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, una delle più importanti e famose gallerie d'Italia. Realizzata nel XIX secolo, con la costruzione di una struttura portante in ferro e vetro, è decorata con imponenti statue e splendidi affreschi, che rappresentano i continenti, le stagioni dell'anno e le divinità classiche.

Nel XVI secolo, il quartiere di Santa Brigida, costituiva una zona depressa e malandata, dove la commissione di omicidi e atti vandalici era all'ordine del giorno. Con l'approvazione della legge sul risanamento della città, vennero presentati differenti progetti di rinnovamento del quartiere.

Le autorità optarono per la realizzazione di una galleria di grandi dimensioni, dotata di una struttura composta da un corpo principale di quattro braccia, alla cui intersezione si trovava un ambiente circolare. Le quattro braccia erano coperte da una volta a botte di vetro, mentre al di sopra del corpo principale di forma circolare venne realizzata una grande copertura semisferica in ferro e vetro, che insieme alle splendide facciate dei palazzi in stile liberty che vi si affacciano, conferisce all'ambiente una connotazione artistica oltre che commerciale.

5) MONASTERO DI SANTA CHIARA E CHIOSTRO DELLE CLARISSE

CHIESA DI SANTA CHIARA

La costruzione del Complesso Monumentale di Santa Chiara ebbe inizio nel 1310, per espressa volontà del Re Roberto d'Angiò, e della sua seconda moglie Sancia di Maiorca. I lavori di edificazione, vennero eseguiti in un primo momento, sotto la direzione di Gaiardo Primario, mentre in seguito, a questo subentrò Lionardo Di Vito.

Nel 1340 la chiesa venne consacrata e aperta al culto. Vennero edificati due conventi contigui, ma separati: uno femminile, destinato all'accoglienza delle Clarisse, l'altro maschile che accolse i Frati Minori Francescani.

Nel 1742 la chiesa venne ammodernata al gusto del tempo, tramite la realizzazione della decorazione barocca dell'interno, opera dell'Architetto Domenico Antonio Vaccaro. Tuttavia tali abbellimenti vennero quasi del tutto distrutti a causa del bombardamento alleato, che colpì Napoli il 4 Agosto del 1943, e in particolare proprio il Monastero di Santa Chiara. Dopo la guerra, la chiesa venne ricostruita e restaurata, nel rispetto dell'originario stile gotico, senza l'aggiunta delle superflue decorazioni barocche in stucco. Dieci anni dopo, il 4 agosto 1953, venne riaperta al culto.

ESTERNO

La chiesa si presenta ai giorni nostri con una facciata a larga cuspide, ove si apre l'antico rosone traforato con un pronao composto da archi a sesto acuto.

INTERNO

L'interno della chiesa è a tre navate e, nonostante sia stato molto danneggiato dalla Seconda Guerra Mondiale, in particolare nelle decorazioni a stucco in stile barocco che lo ricoprivano, la ricostruzione ha ristabilito l'essenziale aspetto romanico, che presenta ancora oggi nonostante le bombe, capolavori di assoluto valore.


Interno a tre navate in stile romanico
della Chiesa di Santa Chiara, ricostruito
dopo la Seconda Guerra Mondiale

Lo spazio si articola in un'unica navata, alle cui pareti si aprono venti cappelle, dieci per lato. Nel presbiterio sono riposti i monumenti funebri, ove riposano le spoglie dei membri della Famiglia Reale Angioina. Al centro è posta la tomba di Robeto d'Angiò, opera dei Fratelli Bertini, mentre le due tombe sul lato destro, realizzate per accogliere le spoglie di Carlo di Calabria e Maria di Valois, furono realizzate da Tino di Camaino. Sul lato sinistro è posta la tomba di Maria di Durazzo, realizzata da un artista anonimo, conosciuto con l'appellativo di Maestro Durazzesco.

Alle spalle dell'altare maggiore si trova l'ex Coro delle Clarisse, ove le monache partecipavano alle funzioni religiose. La cappella è composta da tre navate, due delle quali voltate a crociera. All'interno della chiesa è riposta la tomba di Salvo d'Acquisto, eroe di guerra italiano, che durante l'occipazione tedesca negli anni della Seconda Guerra Mondiale, si sacrificò per salvare la vita ad altre persone che avrebbero dovuto subire la stessa sorte.


Tomba di Salvo d'Acquisto all'interno
della chiesa

CHIOSTRO DELLE CLARISSE

Da non perdere, se visitabile, il Chiostro delle Clarisse, edificato proprio accanto alla chiesa, di forma quadrangolare, ove sono riposte panchine e colonne costruite con l'impiego di splendide maioliche decorate.

6) CHIESA DEL GESU' NUOVO

Proprio dinanzi alla facciata della Chiesa di Santa Chiara, si staglia l'insolita, enorme facciata della Chiesa del Gesù Nuovo, annoverata tra le chiese più belle e più appariscenti del centro storico napoletano, assolutamente da non perdere.

La bizzarra facciata della chiesa, si deve alla differente destinazione d'uso che l'immobile ebbe in origine, ossia quella di un palazzo, edificato nel 1470 per volontà del Principe di Salerno Roberto Sanseverino, confiscato nel 1547 da Pedro di Toledo, e infine da quest'ultimo donato alla Compagnia di Gesù, che ne fece la propria chiesa in città.

La ristrutturazione dell'antico palazzo nobiliare, lasciò intatti il basamento del palazzo, le mura laterali e, in particolare, la caratteristica facciata in bugnato. La chiesa venne consacrata al culto nel 1601.

Sulle bugne a punta di diamante gli intagliatori incisero strani segni. Sette lettere dell'alfabeto aramaico di dieci centimetri, che corrispondono a note musicali, suonate con l'ausilio di strumenti a plettro. La composizione, intitolata "l'Enigma", deve essere letta da sinistra a destra, e dal basso verso l'alto.

Durante il bombardamento della città da parte degli Alleati anglo - americani, una bomba cadde sul tetto della navata centrale, rimanendo miracolosamente inesplosa, risparmiando danni alla struttura e alla splendida decorazione interna. Oggi l'ordigno bellico, si trova esposto all'interno della chiesa.

ESTERNO

Sulla facciata si aprono tre portali, dei quali uno centrale in stile rinascimentale. Quello visibile, è ancora il portale originale del XIV secolo, con l'aggiunta nel corso del tempo degli stemmi dei Sanseverino, e della Principessa Isabella Feltria Della Rovere.

La porta principale è abbellita ai lati da due colonne in granito rosso ornate in sommità da capitelli corinzi, e un timpano spezzato ornato da sculture di Angeli e dallo stemma dei Gesuiti, recante il celeberrimo acronimo "IHS", opera scultorea dei Fratelli Pietro e Bartolomeo Ghetti.

INTERNO

L'interno della chiesa, si presenta come un ambiente a navata unica, impreziosito da splendide decorazioni in marmi policromi e stucco, tipiche del barocco napoletano, del quale costituisce uno dei più peculiari esempi presenti in città.


Interno in stile barocco della Chiesa
del Gesù Nuovo

La struttura presenta una pianta a croce greca, con due bracci di eguale lunghezza, ove all'incrocio s'innesta la grande cupola. Lo spazio è suddiviso in tre navate, conferendo al visitatore una sensazione di maestosità, accentuata dall'ampio impiego dei marmi policromi utilizzati, che rivestono le pareti, e dai ricchi altari marmorei presenti.


Cupola e volta affrescata della chiesa

Alle pareti laterali si aprono undici cappelle, anch'esse abbellite con splendide decorazioni e rivestimenti marmorei. All'interno della chiesa sono esposte opere di numerosi artisti, tra i più celebri del barocco napoletano, tra i quali Giovanni Lanfranco, Cosimo Fanzago, Luca Giordano e Francesco Solimena.

Giovanni Lanfranco nel biennio 1635 - 36, realizzò gli affreschi della cupola, ove dipinse un bellissimo Paradiso.

Cupola decorata da Giovanni Lanfranco con affreschi del Paradiso

Da non dimenticare inoltre i numerosi intagliatori, rifinitori, stuccatori e scalpellini, che hanno lavorato per abbellire sempre più l'aspetto interno della chiesa.


Altare barocco della chiesa con
incastonata una tela

L'altare maggiore risale al 1854, nonostante abbia le fattezze di un'opera d'arte barocca.

7) GUGLIA DELL'IMMACOLATA

Al centro della Piazza del Gesù Nuovo, proprio nello spazio antistante la chiesa omonima appena descritta, si trova la splendida Guglia dell'Immacolata.

La guglia, anche chiamata "Obelisco", costituisce la struttura monumentale più celebre di Napoli, rivestita da sculture marmoree realizzate da Matteo Bottigliero e Mario Pagano. Sulla sua sommità è riposta la caratteristica Statua dell'Immacolata, da cui la guglia prende nome.

L'8 dicembre, i fedeli si riuniscono ai piedi della guglia, per celebrare la Festa dell'Immacolata.


Guglia dell'Immacolata 

8) COMPLESSO DI SAN GREGORIO ARMENO

Se all'uscita della Chiesa del Gesù Nuovo, si gira a sinistra proseguendo verso nord lungo Via Benedetto Croce, e poi Via San Biagio dei Librai conosciuta anche con il toponimo di "Spaccanapoli", svoltando a sinistra s'imbocca Via San Gregorio Armeno, e dopo un po' di metri ci si ritrova sulla sinistra la Chiesa omonima di San Gregorio Armeno.

Il Complesso di San Gregorio Armeno, si compone di tre ambienti distinti: la chiesa, il convento e il chiostro. Secondo la tradizione cristiana, la chiesa e il monastero vennero fondate da Sant'Elena, madre dell'Imperatore Romano Costantino.

Il toponimo del complesso prende il nome dalle spoglie mortali del Santo, ivi trasportate dalle monache armene, che dalla Chiesa di Santa Maria dell'Olmo, si trasferirono in questo edificio religioso. Nell'VIII secolo, per sfuggire alla persecuzione degli iconoclasti, le monache basiliane raggiunsero l'Italia, e una parte di loro, ovvero le monache armene, trovarono rifugio dapprima nella Chiesa di San Gennaro all'Olmo, per poi trasferirsi definitivamente a San Gregorio Armeno, ove collocarono le spoglie di San Gregorio, protettore dell'Ordine, prima riposte nella Chiesa di Santa Maria dell'Olmo.

A causa del grande numero di monache di clausura che vi accorsero, con l'intento di abitarci, in modo tale di manifestare la propria fede, il convento venne ampliato alla fine del Cinquecento, divenendo nei fatti, uno dei più grandi monasteri della città.

INTERNO

L'interno della chiesa, traboccante di stucchi e decorazioni, viene annoverato tra i più splendidi esempi del barocco napoletano, che si distingue tuttavia da quello tipico di Cosimo Fanzago, per la cupezza dei colori, che non vengono esaltati dalla luce.


Interno barocco a tre navate della
Chiesa di San Gregorio Armeno

Questa entra nella chiesa in minime quantità a causa di finestre di ristrette dimensioni, e poste ad un'altezza tale da rendere impossibile la completa illuminazione dello spazio interno.

La chiesa, progettata da Giovan Battista Lavagna, venne rinnovata nel Cinquecento con una struttura a navata unica, dotata di quattro cappelle laterali, e uno straordinario soffitto a cassettoni. Al di sopra del soffitto ligneo venne posto il Coro d'Inverno, in modo tale da consentire alle monache malate, di assistere alle funzioni religiose.


Soffitto a cassettoni lignei della chiesa

Nella Cappella di Santa Patrizia, dedicata alla seconda Compatrona di Napoli, è posta l'ampolla contenente il sangue della Santa che, secondo la tradizione, si liquefà il 25 agosto di ogni anno, in presenza dei fedeli.

Grande importanza riveste inoltre la Cappella di San Biagio, ove le suore armene, in possesso della sacra reliquia del cranio di San Biagio, la custodirono all'interno di una teca. Al fine di conservare la preziosa reliquia venne edificata la cappella. La Cappella di San Biagio venne concessa nel 1543 alla Confraternita dei Librai, che unendo il proprio nome a quello del Santo Patrono cui venne consacrata, la denominarono Cappella di San Biagio dei Librai.

Da quel momento in poi, lo stesso San Biagio divenne il protettore dei librai.

Originariamente accanto alla chiesa sorgeva un chiostro, modificato nel 1565 in modo tale da adattarlo alle nuove direttive stilistiche imposte dal Concilio di Trento. Il rifacimento del chiostro venne affidato all'Architetto Vincenzo Della Monica.

Al centro del chiostro venne riposta una fontana barocca, e due grandi sculture, raffiguranti il Cristo e la Samaritana.


Presepi esposti su Via San Gregorio Armeno

9) CHIESA DI SAN PAOLO MAGGIORE

Nelle vicinanze del Complesso di San Gregorio Armeno si trova la Chiesa di San Paolo Maggiore, ove si sono stratificate molte epoche storiche. Non a caso, la chiesa venne edificata sui resti dell'antico Macellum di età romana, e attraverso il riutilizzo di elementi romani, tra i quali le due colonne dell'antico Tempio dei Dioscuri, visibili nella facciata.


Facciata della Chiesa di San Paolo Maggiore

Inoltre la costruzione, sorge sui resti del foro della città greco - romana di Neapolis. La facciata della chiesa, è posta sulla sommità di una scenografica scalinata a doppia rampa, realizzata nel Seicento, che domina l'antistante Piazza San Gaetano.

Sulla sommità delle due colonne dell'antico Tempio dei Dioscuri, sono posti dei capitelli corinzi. Le due colonne in stile corinzio, sono le uniche superstiti delle originarie otto colonne, che facevano parte del tempio. A causa del terremoto del 5 Giugno 1688, sei colonne dell'antico tempio crollarono, e la chiesa venne seriamente danneggiata.


Antica colonna appartenente al Tempio dei Dioscuri

I marmi che adornarono il frontone dell'antico tempio, vennero riutilizzati dagli Architetti Domenico Antonio Vaccaro e Francesco Solimena, per la decorazione delle paraste e del pavimento della navata centrale. Alle due estremità della facciata, al di sotto delle statue dei Santi Pietro e Paolo, sono riposte le statue raffiguranti i dorsi dei Dioscuri, rinvenute tra le macerie delle strutture del tempio pagano.

La chiesa, risalente alla fine dell'VIII secolo, venne edificata con lo scopo di celebrare la vittoria contro i Saraceni, avvenuta il 29 giugno, giorno della commemorazione dei Santi Pietro e Paolo. Tra la seconda metà del XVI secolo e gli inizi del XVII, la chiesa venne restaurata e ampliata più volte.

INTERNO

L'interno della chiesa venne restaurato in stile barocco tra la seconda metà del XVI secolo, e l'inizio del XVII secolo, quando la chiesa venne più volte ampliata. Priva di cupola, l'interno vasto e sontuoso, tipicamente barocco, è ornato da splendidi rivestimenti in marmi policromi e pavimentazione impreziosita da intarsi marmorei.


Interno barocco della Chiesa di San Paolo Maggiore

La pianta della chiesa è a croce latina, suddivisa in tre navate e ornata da cappelle laterali. L'architettura barocca si manifesta in tutto il suo splendore, grazie ai preziosi effetti scenografici delle strutture, dei marmi e delle opere pittoriche realizzate da autori del XVII e del XVIII secolo, un esempio dei quali è costituito dalla Cappella Firrao, realizzata alla sinistra dell'absise con il ricorso a splendidi stucchi barocchi.


Cappella Firrao, ubicata alla sinistra dell'
abside della chiesa, realizzata in stile barocco

Nel corso del XVIII secolo la chiesa venne abbellita, grazie al contributo di artisti di alto calibro, tra i quali gli artisti Vaccaro, Solimena, Stanzione e Dionisio Lazzari. Da ammirare sono i preziosi affreschi del soffitto della navata, realizzati da Massimo Stanzione, dei quali la maggior parte purtroppo andati perduti a causa dei bombardamenti che colpirono la città nel 1943, nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Il bellissimo disegno del pavimento, è opera di Francesco Solimena, che realizzò anche molti dei rivestimenti in marmo che ornano le pareti

NB. Le informazioni storiche e artistiche relative ai monumenti di Napoli, sono state estrapolate dal portale ufficiale del "Comune di Napoli", nel sito www.comune.napoli.it.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sul Monastero di Santa Chiara, sono state estrapolate dalla pagina Internet "Basilica Santa Chiara - Napoli. La nostra storia secolare", nel sito www.monasterodisantachiara.it.

NB. Le informazioni sulla Chiesa del Gesù Nuovo, sono state estrapolate dal post "CHIESA DEL GESU' NUOVO, GIOIELLO DEL BAROCCO NAPOLETANO", 2017, in www.napoli-turistica.com.

NB. Le informazioni sulla Chiesa di San Gregorio Armeno, la Chiesa di San Ferdinando, e la Chiesa di San Paolo Maggiore, sono state estrapolate dal portale "Cose di Napoli. APT NAPOLI", in www.cosedinapoli.com.

NB. Le informazioni sugli altri monumenti sono state estrapolate dalla pagina "civitatis Napoli", nel sito www.scoprinapoli.com.

POGGIO NATIVO: BORGO MEDIEVALE TRA RIETI E ROMA

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