STORIA
L'Area Archeologica di Ferento, localizzata a sei chilometri da Viterbo (VT), è un sito archeologico di epoca romana, in direzione della Valle del Tevere.
La città giaceva su un'altura denominata Pianicara, che venne insediata dai superstiti della vicina città di Acquarossa, distrutta intorno al 500 a.C. nel corso della guerra intrapresa contro la potente città di Tarquinia.
Le prime fonti scritte che attestano l'esistenza della città di Ferentium, sono il Liber Colonarium, e un passo dei Gromatici Veteres. Intorno al I secolo d.C., Ferento divenne municipium, vivendo il suo periodo di massimo splendore. A questo periodo risale l'edificazione dei principali edifici pubblici.
Il municipio romano di Ferento visse un periodo di grande prosperità, grazie allo sviluppo dei settori economici del commercio, dell'agricoltura, dell'allevamento, nonché dell'estrazione di rocce molto presenti nell'area tra i quali il tufo e il peperino.
Grazie inoltre ai proventi ottenuti dalla lavorazione del ferro, Ferento divenne una città molto ricca, abitata da mercanti, in grado di controllare il transito delle merci, lungo le vie che dal Mar Tirreno si dirigevano verso l'entroterra e viceversa.
Tra la fine del V secolo, e la metà del VII secolo, Ferento vide la fondazione della diocesi cittadina, il cui primo Vescovo dovrebbe essere stato San Dioniso, vissuto nel III secolo d.C.. Durante la Guerra Greco - Gotica, combattuta in Italia da Bizantini e Longobardi, Ferento non venne risparmiata. La città subì un forte calo demografico, e la crisi divenne ancor più evidente a seguito del trasferimento della sede vescovile da Ferento a Bomarzo, città posta in una zona più favorevole per il controllo della sottostante Valle del Tevere.
I Longobardi, suddivisero il territorio di Ferento, in tre differenti diocesi, tra le quali, Bomarzo, Bagnoregio e Tuscania. Nel 740 il Re Longobardo Liutprando lasciò Ferento per trasferirsi in Umbria, nei pressi della Casata delle Marmore, ove fondò un nuovo insediamento cui diede il nome di Ferentillo, in ricordo del borgo di provenienza. Nel 788 Carlo Magno consegnò Ferento al Pontefice Adriano I, e nel 940 la città entrò a far parte della circoscrizione amministrativa, denominata Comitato Ferentiensis.
Nei secoli IX e X non si hanno notizie di relativi documenti scritti che attestino la concessione dell'autonomia comunale a Ferento, ma è certo che l'abitato si andò ripopolando, ampliando la sua estensione ad est del Teatro e, di conseguenza le dimensioni della cerchia di mura.
Le arcate del Teatro ospitarono delle botteghe artigiane, mentre nel XVI secolo, lungo la strada principale sorse un piccolo borgo, denominato "Borgo di Ferento". Nel X - XI secolo, la città riprese a crescere, attirando le attenzioni della vicina rivale Viterbo.
Nel 1169, sembra che i ferentiani, avessero richiesto assistenza a Viterbo, al fine di contenere le mire espansionistiche della città di Nepi. Tuttavia, mentre i viterbesi erano in attesa dei soldati ferentiani sulle alture dei Monti Cimini, questi ultimi, giunti sotto le mura di Viterbo, oltrepassarono la Porta Sonsa e saccheggiarono la città.
L'Arciprete viterbese richiese l'aiuto dei soldati viterbesi, che appresa la notizia, si precipitarono a difendere la città. Giunti in città, i viterbesi scatenarono una terribile rappresaglia, che non risparmiò nessuno, e data la quantità dei corpi delle persone passate per le armi, il luogo prese il nome di "Carnajola", ossia carnaio. Nel 1170 Viterbo attaccò Ferento e, dopo averla saccheggiata, la diede alle fiamme. Dopo tale episodio, la città di Ferento, fortemente indebolita, fu costretta a fare atto di sottomissione a Viterbo, giurandole fedeltà nel 1171.
Alla fine dello stesso anno, la cittadina si rivoltò, e stavolta Viterbo reagì duramente. Nella notte del 1 gennaio 1172, con il favore del buio, le truppe viterbesi, coadiuvate dai cellenesi, attaccarono a sorpresa i cittadini ferentiani nel sonno, e non risparmiarono nessuno tra uomini, donne, bambini e anziani. Terminato il massacro, le truppe viterbesi appiccarono il fuoco, distruggendo tutto ciò che rimaneva della città.
Vennero risparmiati solo alcuni ferentiani appartenenti a nobili famiglie, che tuttavia furono confinate nel quartiere viterbese di San Faustino, mentre altri si salvarono solamente perché in quel momento erano fuori dalla città per far pascolare il gregge. Lungo la Valle del Tevere, i profughi ferentiani, trovarono rifugio in delle grotte scavate nel tufo, dando così vita all'abitato di Grotte Santo Stefano, oggi comune della Provincia di Viterbo. Negli statuti viterbesi degli anni 1237 - 38 e 1251 - 52, vennero previste gravi sanzioni contro chiunque avesse tentato di riedificare e ripopolare la città di Ferento, vietando ogni tipo di coltivazione. Nonostante fosse prevista la distruzione delle antiche strutture di epoca romana, questa non venne attuata.
Tra il XIV e il XV secolo, i tentativi di Cristoforo D'Andrea di Siena di riedificare l'insediamento di Ferento, su commissione del Pontefice Martino V, non trovarono mai concreta attuazione, a causa della ferma opposizione dei viterbesi.
LE CAMPAGNE DI SCAVO
Il Re di Svezia Gustavo VI Adolfo, tentò per diversi anni di avviare i lavori necessari per riportare alla luce i resti romani e medievali dell'antica città di Ferento, mentre oggi le campagne di scavo presso l'area, sono promosse e organizzate dall'Università degli Studi della Tuscia.
I reperti più significativi, rinvenuti durate le operazioni di scavo dell'area archeologica, sono esposti presso il Museo Nazionale Etrusco Rocca di Albornoz. A pochi chilometri da Ferento, si trova il sito archeologico di Acquarossa, sviluppatesi tra l'VIII e il VI secolo a.C., le cui campagne di scavo, sono state promosse dall'Istituto Svedese di Roma, negli anni compresi tra il 1956 e il 1978.
Tra questi, oltre al Foro, vennero edificati le Terme, il Teatro, l'Augusteo e l'Anfiteatro. La cittadina, in età repubblicana, si sviluppò lungo la Via Ferentiensis, che andò a costituire il decumanus maximus.
MONUMENTI E STRUTTURE VISITABILI DEL SITO ARCHEOLOGICO
L'Area Archeologica di Ferento venne riportata alla luce nei primi anni del XX secolo. Dopo una lunga interruzione a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, con la fine del conflitto gli scavi ripresero, riportando alla luce i resti tutt'ora visitabili.
La struttura urbanistica della città, è tipica degli insediamenti abitativi di età romana, con una viabilità ortogonale. L'asse principale della viabilità di Ferento, fu la Via Ferentiensis, mentre tra le altre strutture visitabili, sono presenti i resti delle Terme, del Foro e degli edifici utilizzati come abitazioni civili.
1) TEATRO
Il principale monumento di epoca romana visitabile nel sito archeologico, è il Teatro, realizzato nel I secolo d.C., nell'area nord - orientale dell'abitato. Il Teatro viene utilizzato ancora oggi, per la rappresentazione di spettacoli durante il periodo estivo. Ai limiti dell'Area Archeologica si trovano resti di necropoli etrusche, e sepolcri di epoca romana, tra i quali, uno di questi appartenente alla famiglia dell'Imperatore Otone.
La maggior parte dei rinvenimenti visitabili nell'Area Archeologica di Ferento, sono conservati presso il Museo Archeologico di Viterbo.
2) NECROPOLI
Nei pressi dell'area archeologica, sono state scoperte numerose necropoli. Tra queste può essere citata quella di Procoietto, del III - II secolo a.C., costituita da tombe a camera, tra le quali la Tomba del Poggio della Lupa, ove è presente la Tomba dei Salvi, appartenuta all'Imperatore Otone.
A 200 m dalla tomba, é localizzata la Miniera di Ferento, costituita da una galleria di 50 m, al di sotto di una collina, utilizzata in passato per l'estrazione di fossili.
NB. Le informazioni riportate nei paragrafi A e B, sono state tratte dal testo "Resti della città di Ferentium - Viterbo (VT)", all'interno della pagina internet "Luoghi del Silenzio - Lazio", nel sito www.luoghidelsilenzio.it.
NB. Le informazioni riportate nel paragrafo C, sono tratte dal testo "Ferento a Viterbo", all'interno della pagina internet "Lazio Nascosto", nel sito www.lazionascosto.it.








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