STORIA
Nepi, in provincia di Viterbo, può essere annoverato tra i borghi più ricchi di storia dell'Ager Faliscus, attraversato dalla Via Amerina di origine romana, e oggi parte, come Vasanello, del Cammino della Luce lungo il percorso dell'antica strada consolare.
Durante tutto il corso della sua storia, Nepi divenne una cittadina rinomata per via delle sue acque, dalle quali si pensa deriverebbe lo stesso toponimo. Non a caso, come ipotizzato da alcuni studiosi, il termine di origine etrusca "Nepa", avrebbe proprio il significato di "Acqua".
Edificata dai primi abitanti falisci in posizione dominante, al di sopra di uno sperone tufaceo di grandi dimensioni, prosperò proprio per la grande quantità di acqua. Secondo la leggenda, Nepi sarebbe stata fondata 458 anni prima di Roma, su iniziativa di un mitico cittadino di nome Termo Latte. L'ipotesi più accreditata, fa risalire la fondazione della città all'VIII secolo a.C. ad opera della civiltà falisca.
Con il tempo Nepi accrebbe la sua importanza e prosperità, e quando i romani estesero il loro dominio nell'Ager Faliscus, la cittadina si alleò con Roma, per contrastare le volontà egemoniche della più potente Falerii Veteres (Civita Castellana), principale città falisca.
Con la distruzione di Falerii Veteres, e la deportazione dei residenti nella nuova città romana di Falerii Novi, edificata in pianura sulle rive del Tevere, e oggi importante sito archeologico, Roma elevò Nepi al rango di municipium.
Con il crollo dell'Impero Romano d'Occidente, nel 476, Nepi venne più volte saccheggiata dai Longobardi. Nonostante ciò, l'Alto Medio Evo coincise con un periodo di splendore per la cittadina. Durante il lungo periodo della Guerra Greco - Gotica (535 - 553), combattuta tra i Longobardi e i Bizantini per il controllo dell'Italia, Nepi e la Via Amerina costituirono l'asse principale del Corridoio Bizantino che da Ravenna, che era stata capitale dell'Impero Romano d'Occidente, attraversava l'Umbria e i territori dell'antico Ager Faliscus, giungendo fino a Roma.
Nel 1131 Nepi si costituì in Libero Comune, divenendo teatro di lotte tra le principali famiglie aristocratiche del territorio. Le libertà comunali ebbero termine nel XV secolo, quando divenne proprietà dello Stato della Chiesa.
Con l'ingresso nell'era moderna e l'inizio del processo di risveglio culturale denominato Rinascimento, il Cardinale Rodrigo Borgia, divenuto Pontefice con l'appellativo di Alessandro VI Borgia, donò la proprietà del feudo nepesino, alla figlia Lucrezia, sorella del Duca Valentino Cesare Borgia.
Sotto il governo di Lucrezia, rimasta al potere nella città fino al 1501, Nepi visse un lungo periodo di pace e prosperità. Segno tangibile del governo temporale dei Borgia su Nepi, costituì l'edificazione della rocca tutt'ora esistente, denominata Rocca dei Borgia.
Con l'ascesa al soglio pontificio di Papa Giulio II Della Rovere, i membri della Famiglia Borgia vennero estromessi dal governo cittadino, e da tutti i domini conquistati, che tornarono a far parte dello Stato Pontificio.
Fu però solo con il dominio della Famiglia di Papa Paolo III Farnese, che Nepi visse il periodo di massimo splendore. I Farnese diedero avvio a numerose opere pubbliche, volte ad abbellire la cittadina, che possono essere tutt'ora ammirate, passeggiando all'interno del centro storico. Tra queste il Palazzo Comunale, le fortificazioni, e la Cripta di San Tolomeo.
Quando nel 1545 il Duca Pierluigi Farnese, figlio di Papa Paolo III, passò a governare il Ducato di Parma e Piacenza, nominando quest'ultima come prima capitale dello Stato, Nepi vide ridurre improvvisamente la propria importanza strategica. Il territorio tornò così a far parte dello Stato Pontificio, fino alla proclamazione dell'Unità d'Italia nel 1861.
MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE
Avendo costituito un importante dominio della Famiglia Farnese, prima del loro trasferimento a Piacenza, il centro storico nepesino vanta un patrimonio storico - artistico d'indubbio valore.
L'entrata nel borgo di Nepi, cinto da possenti mura medievali, avviene oltrepassando due porte di accesso della medesima epoca, poste nella zona ovest del centro storico. La prima porta ad essere attraversata, denominata Porta Romana, costituisce un'apertura sulle mura. Successivamente si attraversa un'ulteriore porta di origine medievale che consente l'ingresso nel centro storico.
1) ROCCA DEI BORGIA
Già dall'esterno della cinta muraria medievale, è possibile notare la possente mole della Rocca dei Borgia, che costituisce uno dei monumenti più interessanti dell'Agro Falisco.
La rocca ebbe origine da una muraglia di epoca etrusco - romana, ove venne poi edificata una torre a sezione quadrangolare, con lo scopo di proteggere il lato orientale della fortezza, che all'epoca era il meno protetto. Insieme alla torre quadrata ne venne edificata un'altra a sezione rotonda, utilizzata per garantire la difesa del borgo durante l'epoca medievale.
Nel XV secolo il Cardinale Rodrigo Borgia, divenuto Governatore di Nepi, modificò profondamente la struttura della fortificazione. Affidò i lavori di ristrutturazione all'architetto militare Antonio da Sangallo "il Vecchio", già progettista del Forte Sangallo di Civita Castellana. Sangallo riuscì a rendere la rocca una struttura ancor più fortificata, ma al tempo stesso, vivibile per coloro che dovevano trovare riparo all'interno delle sue mura. Vennero così progettate, e successivamente edificate, una cinta muraria di grandi dimensioni ai cui vertici erano posti possenti torrioni di diverse dimensioni.
Nel 1499 il Cardinale Rodrigo Borgia, divenuto Pontefice con l'appellativo di Alessandro VI Borgia, donò la Signoria di Nepi alla figlia Lucrezia. Questa, oltre a donare prosperità e pace alla cittadina, fortificò ancor più le strutture della rocca.
La struttura della rocca si compone di tre piani. Le stanze al Pano Terra sono adibite al ruolo di rappresentanza, con una grande sala. Sono inoltre presenti le cucine, un bagno e i necessari servizi.
Il Primo Piano è invece adibito ad alloggio per i castellani, mentre l'ultimo, il secondo, venne riservato all'accoglienza degli ospiti. La struttura della rocca rimase invariata fino alla nomina di Pierluigi Farnese, figlio di Papa Paolo III, come Duca di Nepi. Il nuovo Duca, con l'intento di fortificare ancor più la Rocca, si rivolse ad Antonio da Sangallo il Giovane, il quale portò a termine la realizzazione di possenti mura sui lati più esposti della Rocca, aggiungendovi torrioni angolari.
2) ACQUEDOTTO IN STILE ROMANO E FONTANA MONUMENTALE
Giungendo a Nepi sempre da ovest o da nord, si potrà ammirare la grande struttura dell'Acquedotto, edificato in stile romano, che svolse un ruolo fondamentale per il miglioramento dello stile di vita dei cittadini. Sin dal XVII secolo porta l'acqua all'interno della città.
Nel Cinquecento il Comune incaricò alcuni architetti al fine di edificare un sistema innovativo in grado di portare l'acqua all'interno delle mura. Tuttavia i primi lavori intrapresi, non vennero portati a termine, e solamente all'inizio del XVIII secolo, grazie alla perseveranza del Cardinale Imperoli, si riuscì ad ultimare l'opera. Nel 1702 Andrea Pifferi venne incaricato di rielaborare alcuni progetti, commissionandone la realizzazione all'Architetto Filippo Barigioni.
L'Architetto progettò una struttura dalle grandi arcate, ancora oggi in perfetto stato di conservazione, che entrò in funzione a partire dal 1727.
La struttura dell'acquedotto ha una lunghezza complessiva di 285 m, composta da trentasei arcate disposte su due piani. Costituì un'opera di grande importanza per la città. L'evento del completamento venne celebrato con l'edificazione della Fontana Monumentale, situata nella Piazza del Comune.
Percorrendo Via Tortolini e svoltando a destra, si entra nel vero e proprio centro storico della cittadina, con monumenti che vanno dal XVI secolo, fino al XVIII.
3) BASILICA CONCATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA
Raggiunta la Piazza del Comune, oltre alla splendida fontana, è possibile ammirare la grande mole della Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, annoverabile tra le più belle strutture religiose della Tuscia, e sicuramente la più notevole dell'Agro Falisco, insieme alla splendida Basilica di Sant'Elia, nel Comune di Castel Sant'Elia (VT).
Il duomo cittadino venne edificato, sul limite dello sperone roccioso ove sorge il borgo. Nel corso dei secoli venne integrato e trasformato dalle varie civiltà che si susseguirono al controllo della città, dato che per ognuna di esse, l'altura su cui sorge il duomo rappresentò un luogo mistico, oggetto di devozione, su cui edificare templi e strutture da consacrare al culto degli dei.
Nelle sue vicinanze i Falisci vi edificarono un foro, esattamente come poi avrebbero fatto i Romani, segno che il luogo rappresentò sempre il centro del dominio politico e religioso della città.
L'esistenza della comunità cristiana a Nepi è documentata sin dal V secolo. Nel 465 divenne sede vescovile. I documenti dell'epoca affermano dell'esistenza di una basilica consacrata alla Vergine Maria, distrutta a seguito della conquista della città da parte dei Longobardi.
ESTERNO
La facciata del duomo ha subìto rifacimenti nel susseguirsi dei secoli. L'unica struttura presente, rimasta inalterata nel tempo, è il portico. All'interno del portico sono ancora visibili decorazioni marmoree e reperti risalenti al Medio Evo.
Il principale reperto ivi conservato, è un'iscrizione dedicata a un Vescovo, murata nel portico del duomo, risalente al IX secolo. Nel 1798 il duomo romanico venne distrutto dalle truppe francesi, insieme alla sede episcopale nepesina, che non venne ricostituita.
INTERNO
Lo splendido interno della Concattedrale è suddiviso in cinque navate, da due file di arcate a tutto sesto, sei per lato.
Al termine della navata principale, è presente un presbiterio rialzato, decorato in stile barocco. Alcuni elementi caratteristici dello stile architettonico, sono disposti con precisione, così da conferire alla sovrastante cupola la dimensione della profondità, anche se in realtà questa è stata semplicemente affrescata sulla volta al di sopra del presbiterio.
Al centro dell'abside è posto il Trittico del Santissimo Salvatore, realizzato con la tecnica olio su tela, e attribuito al pittore Giulio Romano. L'altare maggiore è in Marmo di Carrara, costituito da un Sarcofago recante l'effige di San Romano, attribuito al Bernini.
Al di sotto del presbiterio, è situata la Cripta risalente all'XI secolo, che presenta tra le varie strutture, un particolare altare in peperino, pietra locale come il tufo.
4) PALAZZO COMUNALE
Edificato su iniziativa di Pier Luigi Farnese, Duca di Piacenza e Parma, presenta una facciata in ottimo stato di conservazione, abbellita dalla presenza della Fontana Monumentale.
Venne progettato da Antonio da Sangallo "il Giovane", contemporaneamente all'opera di ristrutturazione della Rocca. L'edificio è strutturato su due piani: il Piano Trerra, di poco rialzato rispetto al piano di calpestio della piazza, e il Piano Nobile.
Il Piano Terra è ornato, sul lato affacciato alla piazza, da un portico coperto voltato a crociera. L'ingresso avviene tramite due portoni, uno di destra e uno di sinistra. Quello di sinistra introduce ad una grande sala, sede del Consiglio Comunale. La sala in questione si sviluppa in profondità lungo tutta la struttura, e in altezza fino al primo piano.
Il portone di destra conduce alle stanze adibite a Cancelleria, mentre il Piano Nobile è suddiviso in ambienti più piccoli. Al centro della facciata svetta una torre con campana ed orologio.
Il Palazzo Comunale venne definitivamente portato a termine solo nel 1744, ad opera dell'Architetto Michele Locatelli. Nello stesso periodo l'Architetto Filippo Barigioni portò a termine la splendida Fontana Monumentale antistante il palazzo. Locatelli realizzò la facciata poggiante sul portico del XVI secolo. Questa è costituita da un primo piano, su cui si aprono quattro finestre a edicola, disposte intorno ad un'ulteriore finestra di grandi dimensioni, posta al centro.
Al secondo piano si aprono finestre di forma ovale, abbellite da piccole conchiglie in stucco. Infine la Stanza dell'Orologio, realizzata al fine di contenere le strutture di sostegno della Torre Campanaria. La sala al primo piano, che oggi ospita il Consiglio Comunale, venne pensata in origine come Sala da Ballo. Alla metà del XIX secolo, la Sala Nobile del Piano Terra venne affrescata da Domenico Torti e Ludovico DE Mauro, con la rappresentazione di Scene della Storia della Città e ritratti di cittadini illustri.
5) PORTA PORCIANA
Uscendo dalla Piazza del Comune e percorrendo Via Camillo Benso Conte di Cavour, si giunge in Via Termo Larte.
Qui, girando a sinistra, ci si ritrova alla fine di Via di Porta Porciana, ove è posta la porta omonima. La porta si presenta come una struttura piccola e massiccia, che si apre al di sotto di un costone tufaceo, in perfetto stato di conservazione.
Oltrepassata la porta, è possibile scendere le scale, al fine di ammirare il grande banco tufaceo sul quale si erge il centro storico, o incamminarsi lungo il sentiero che conduce alla Cascata Cavaterra, o consente in alternativa, di compiere il periplo della rupe.
NB. Le informazioni riportate nel post sono tratte dal post "Nepi. La roccaforte dei Borgia", nella pagina internet "INAGROFALISCO", nel sito www.inagrofalisco.it.















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