venerdì 14 luglio 2023

BASILICA DI SAN PIETRO (PERUGIA): IL CAPOLAVORO NASCOSTO DELLA CITTA'

STORIA

La Basilica di San Pietro a Perugia, situata nel Borgo XX Giugno, appena al di fuori della Porta San Pietro, costituisce uno splendido esempio di architettura religiosa benedettina della regione, e dato l'elevato numero di opere d'arte contenute al suo interno, può essere considerata come la galleria d'arte perugina contenente il maggior numero di opere, dopo la Galleria Nazionale dell'Umbria. Da questo gioiello di arte religiosa, posto al margine meridionale della città, ha inizio la descrizione delle bellezze del centro storico perugino, che procederà verso nord.

L'antico complesso basilicale, sorge nelle vicinanze del luogo in cui venne eretta la chiesa dedicata a San Costanzo, primo Vescovo di Perugia, e venne poi edificata la prima Cattedrale, consacrata a San Pietro, ceduta al Vescovo Onesto. La Cattedrale di San Pietro venne realizzata nei pressi dell'area sacrificale, luogo del martirio dei primi cristiani.

La sede diocesana, venne poi trasferita nella Cattedrale di San Lorenzo, ove si trova tutt'ora, a partire dalla metà del X secolo, periodo in cui il Cristianesimo era ormai diffuso in città.

Secondo lo storico Jacobilli, la fondazione del monastero risalirebbe al 996, ad opera del cluniacense Pietro Vincioli, monaco divenuto in seguito il primo Abate del nuovo monastero. Tra le abbazie umbre, San Pietro è l'unica ad aver ininterrottamente conservato la presenza della comunità monastica.

Nel 1227 l'abbazia divenne proprietà dell'ordine avellanita, poi a partire dal 1245 dell'ordine cistercense. Il documento più antico riferito alla basilica risale al 1002: si tratta della Notitia, documento con il quale l'allora Papa Silvestro II, sottrasse l'abbazia all'autorità del Vescovo Conone, sottomettendola al controllo pontificio. In tal modo la basilica divenne ente autonomo, e l'abate venne sottoposto direttamente alla Camera Apostolica.

Durante il Medio Evo, la basilica costituì una delle principali autorità monastiche della città e dello Stato della Chiesa, ospitando Papi, e alcune delle più alte figure della curia romana, tra le quali Papa Bonifacio VIII, Papa Pio VII nel 1805 e Papa Pio IX nel 1857. Nel 1436 passò sotto l'autorità dell'ordine cassinese, unito alla Congregazione di Santa Giustina da Padova nel 1436 per volontà di Papa Eugenio IV. A partire da questo periodo l'abbazia divenne un luogo di grande produzione artistica, capace di sommare al suo interno gli stili quattrocentesco, rinascimentale e barocco, sovrapponendoli in maniera assai armonica.

Dall'inizio del Cinquecento la basilica venne arricchita con importanti opere d'arte, eseguite dai principali artisti del tempo, tra i quali il Perugino, il Sassoferrato, Eusebio da San Giorgio e Benedetto Bonfigli. Nel Seicento e nel Settecento, divenne anche luogo di produzione culturale, favorita dalla presenza sin dal Trecento di uno Studium monastico, ove venivano insegnate le principali arti medievali, tra le quali la retorica, la filosofia e la teologia.

Con le Campagne Napoleoniche, l'abbazia venne soppressa per ben due volte, nel 1799 e nel 1810, provocando la spoliazione d'importanti opere d'arte e arredi, ma i monaci non vennero espulsi. Durante le Stragi di Perugia del 1859, l'Abate di San Pietro garantì ospitalità ai rivoltosi, fatto che le garantì di essere ridimensionata, senza essere soppressa, e soprattutto, senza subire lo spoglio delle opere d'arte di cui furono oggetto altri beni ecclesiastici nello stesso periodo.

Con la chiusura dello Studium teologico, i monaci benedettini fondarono una colonia agricola, che per trent'anni educò i giovani all'agricoltura e all'artigianato, antenato dell'odierna Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Perugia, che ha attualmente sede nel chiostro della basilica.

La comunità abbaziale di San Pietro vanta tre millenni di storia.

ESTERNO

All'esterno della Basilica di San Pietro, sono presenti tre chiostri, il più antico edificato nel Trecento, il Chiostro delle Stelle, edificato nel 1571 su progetto di Gian Galeazzo Alessi, e il più recente risalente al Seicento, progettato da Valentino Martelli.

Oltrepassato l'ingresso più esterno, si accede nel chiostro seicentesco, ove è possibile notare l'imponente campanile esagonale, la cui parte inferiore, risalente al XIII secolo, venne edificata su un sepolcro etrusco - romano. Il fusto del campanile è sormontato da una cuspide di forma piramidale quattrocentesca, progettata dall'Architetto Bernardo Rossellino.


Campanile cuspidato nel Chiostro
seicentesco

Nella facciata della chiesa, sono visibili alcuni affreschi, raffiguranti la Santissima Trinità, rappresentata con le sembianze di un'entità tricefala, l'Annunciazione, San Giorgio e il drago e i Santi Pietro e Paolo.

INTERNO

1) CHIESA

Lo splendido interno della chiesa, è impostato su pianta basilicale a tre navate, e vanta una collezione di dipinti, tale da essere annoverata come la più completa della città dopo la Galleria Nazionale dell'Umbria.


Interno in stile barocco a tre navate

Le tre navate sono separate da due file di colonne, nove per lato, sormontate da eleganti capitelli ionici. Il soffitto della chiesa è a cassettoni lignei riccamente decorati e dorati, risalenti al 1556. Il cassettone centrale presenta il motivo delle chiavi del paradiso incrociate, simbolo di San Pietro.

Dopo il 1436 la chiesa venne dotata di un nuovo presbiterio e dell'abside, su iniziativa della Congregazione di Santa Giustina di Padova (Ordine Cassinese), nuovi proprietari della basilica.

Il presbiterio ospita uno spettacolare coro ligneo, tra i più belli d'Italia. La costruzione del coro venne avviata nel 1526 dall'intagliatore Luca Antonibi, con la collaborazione di Nicola di Stefano da Bologna. Dopo una lunga interruzione, i lavori di costruzione ripresero solamente a partire dal 1535, grazie al lavoro di Stefano di Anoniolo Zambelli da Bergamo.


Coro ligneo della basilica


Stalli del coro intarsiati


Stalli del coro intarsiati

Il leggio del coro, venne realizzato da Battista Bolognese e tale Maestro Ambrogio, di origine francese. Nelle due pareti del transetto, di destra e di sinistra, sono riposti due splendidi organi. Bellissima, particolare e assolutamente da non perdere, è la Porta del Coro, posta al centro dello stesso, realizzata in legno e completamente intarsiata.


La splendida porta del coro intarsiata

Con la fine della Controriforma promossa dal Concilio di Trento, la basilica venne ancor più abbellita di splendide opere d'arte. L'interno venne decorato con numerosi dipinti del XVI secolo, tra i quali le meravigliose undici tele che ornano le pareti della navata centrale. Tali tele, dello stesso numero rispettivamente sia a destra che a sinistra, presentano su una parete le Scene dell'Antico Testamento, e sono fronteggiate proprio sulla parete dirimpettaia, da altrettante tele corrispondenti, ove sono rappresentate le Scene del Nuovo Testamento. Tali tele sono opera dell'artista Antonio Vasillachis, nativo dell'isola greca di Milo.

In controfacciata, è invece riposta la grande tela raffigurante il Lignum Vitae, ossia l'Apoteosi dell'Ordine dei Benedettini. Il dipinto occupa una superficie quasi pari a novanta metri quadrati, realizzata nel 1592 ad opera di Antonio Vassilacchi, detto "l'Aliense". Nella scena del dipinto sono raffigurati trecento personaggi, tra venerabili, pontefici, abati, cardinali, vescovi ed altri esponenti degli ordini monastici legati alla figura di San Benedetto da Norcia.


La grande tela della controfacciata raffigurante
l'Apoteosi dell'Ordine dei Benedettini di Antonio
Vasilacchi del 1592

Osservando il dipinto dalla postazione ove è collocato l'altare, si nota che l'albero della vita ivi rappresentato, assomiglia al volto di una figura diabolica, derivante dalla particolare disposizione dei personaggi rappresentati. Ad oggi non si è riusciti ancora a dare una spiegazione al significato di questa figura, che secondo alcune interpretazioni, rappresenterebbe un'icona della corruzione presente nella chiesa, oppure l'onnipresenza del male nella vita dell'uomo.

Sulla navata centrale si apre la Cappella del Santissimo Sacramento, ove è conservato l'affresco della Madonna del Giglio, eseguito dallo Spagna, e tre dipinti di Giorgio Vasari, un tempo conservati nel Refettorio.


Cappella del Santissimo Sacramento


Affresco dello Spagna raffigurante 
la Madonna del Giglio

Di seguito è posta la Cappella Ranieri, con la tela raffigurante Gesù nell'Orto degli Ulivi, realizzata da Guido Reni, e la Cappella Vibi, ove è posto il tabernacolo marmoreo, realizzato da Mino da Fiesole.

La navata destra ospita la Cappella di San Giuseppe, con affreschi realizzati nel XIX secolo dal pittore Domenico Bruschi. Tra i dipinti che ornano le navate, grande rilevanza ha la Deposizione del Perugino.

2) SAGRESTIA

Degna di nota, per le opere d'arte ivi contenute, è la sagrestia, ove sono conservate la tela di Santa Francesca Romana e l'Angelo del Caravaggio, Gesù e San Giovannino di Raffaello, e il ciclo di affreschi realizzato sulle pareti laterali e sulla volta raffigurante le Storie di San Pietro, di Girolamo Danti.

Splendidi gli arredi che ornano la sagrestia come il mobilio ligneo intarsiato posto sulla destra. Il soffitto affrescato del vano, anche in questo caso, è ornato in sommità dal motivo delle Chiavi del Paradiso.

3) CRIPTA

L'unico ambiente della struttura romanica, conservatosi fino ai giorni nostri in tutte le sue parti decorative, è la cripta sotterranea. La cripta, riscoperta al di sotto del pavimento solo nel 1980, pare risalire all'epoca di Pietro Vincioli.

La struttura della cripta ha le forme di un vero e proprio tempietto di epoca paleocristiana a pianta esagonale, con il peristilio, un piccolo altare con due soli gradini, e la colonna centrale.

Le pareti sono ornate da decorazioni geometriche, realizzate ad affresco su uno strato di calce, ascrivibili ad artisti di natura ottoniana, attivi tra il X e l'XI secolo, periodo a cui risale la realizzazione delle opere di tamponatura delle arcate.


Cripta paleocristiana a pianta esagonale con decorazioni
geometriche del X e XI secolo, e altare che riporta
una Crocifissione eseguita a carboncino

L'affresco raffigurante il leone, viene fatto risalire ad un'epoca successiva, esattamente tra il XIV e il XV secolo, riemerso durante i lavori di consolidamento e restauro. Sul fronte dell'altare della cripta sono visibili frammenti di una Crocifissione, eseguita a carboncino.


Affresco raffigurante un leone, realizzato
tra il XIV e XV secolo

NB. Le informazioni riportate sul post, sono state estrapolate dal post "Abbazia di San Pietro - Perugia", contenuto nella rubrica "I luoghi del silenzio, la memoria è il solo strumento che cancella il tempo", nel sito www.iluoghidelsilenzio.it.

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