martedì 25 luglio 2023

BASILICA DI SANT'ELIA (CASTEL SANT'ELIA - VT): SPLENDIDA TESTIMONIANZA ROMANICA DELL'AGRO FALISCO

STORIA

La Basilica di Sant'Elia costituisce la principale testimonianza storica e artistica di Castel Sant'Elia, in Provincia di Viterbo, oltre ad essere ricompresa tra le architetture in stile romanico più interessanti e originali. Al suo interno sono custodite splendide testimonianze artistiche.

La basilica sorge al centro della Valle Suppentonia, luogo di pellegrinaggio benedettino, ove secondo la leggenda, in epoca romana sorse un tempio, dedicato alla dea Diana, fatto edificare dall'Imperatore Nerone. Anch'essa è parte del complesso religioso pontificio di Santa Maria ad Rupes.

Secondo la tradizione, la fondazione del monastero risale al 520 ad opera di Sant'Anastasio da Suppentonia, notaio della curia romana. La prima menzione scritta della Basilica di Sant'Elia, si fa risalire al 557, ove il nome della basilica, viene riportato in un foglio di papiro custodito nell'Archivio Vescovile di Ravenna. La basilica, fondata tra l'VIII e il IX secolo, venne riedificata nell'XI secolo.

Le prime notizie certe sulla basilica, si fanno risalire al 1076, testimoniate in una citazione del Pontefice Gregorio VII. Nel 1177 il Pontefice Alessandro III, pose la basilica sotto la protezione pontificia, confermandone sia la regola, che i possedimenti, compreso l'attuale nucleo storico di Castel Sant'Elia.

I Benedettini rimasero nel monastero fino a quando, nel 1256, Papa Alessandro IV lo concesse ai Canonici dell'Ospedale del Santo Spirito in Saxia di Roma, che nel 1260 eressero un nuovo campanile. L'Ospedale lo cedette nel 1540 alla Camera Apostolica, che a sua volta lo ricedette nel 1541 al Duca di Castro Pierluigi Farnese. I Farnese, proprietari della basilica tra il 1540 e il 1649, si fecero promotori del restauro e della conservazione dell'edificio, sia ordinaria che, talvolta, straordinaria. Con la fine della Signoria dei Farnese su Castro e sulla Tuscia, a partire dal 1640 la basilica entrò a far parte dei possedimenti pontifici. Ebbe così inizio un periodo di decadenza della basilica, accentuato dalla costruzione della nuova chiesa dedicata a Sant'Antonio Abate nel 1728.

Il 2 febbraio 1855 la torre campanaria della basilica rovinò al suolo, devastando la navata centrale della chiesa, la navata sinistra e la Cappella della Vergine, situata a ridosso della navata destra. La ricostruzione della chiesa basilicale venne commissionata dall'Accademia di Archeologia Cristiana, all'Architetto Virgilio Vespignani nel 1856, incaricato della ricostruzione e del restauro

DESCRIZIONE

ESTERNO

La semplice facciata della basilica, risale al XII secolo, mentre una lapide ivi apposta, commemora l'intervento di restauro realizzato da Pio IX.


Facciata in stile romanico della Basilica
di Sant'Elia

E' suddivisa orizzontalmente in due ordini ben distinti: l'ordine superiore ospita arcatelle pensili, mentre l'ordine inferiore ospita tre portali a tutto sesto, dei quali uno centrale e due laterali. Il portale centrale e il portale sinistro, sono stati realizzati con materiale marmoreo di spoglio. Tra i due, il sinistro è stato realizzato con frammenti lapidei provenienti dall'antico ciborio, mentre quello centrale con frammenti di marmo.


Portale centrale della basilica

In alto sono poste due teste di arieti, una a sinistra, e l'altra sulla destra: quella di sinistra assiste alla negatività rappresentata nelle scene sottostanti, mentre quella di destra è appagata dalla visione benefica. Il portale destro presenta in sommità una lunetta, al cui interno è posto un affresco raffigurante la Madonna col Bambino.

INTERNO

L'interno della basilica è suddiviso in tre navate, dotato di transetto. Il pavimento presenta tratti di decorazione cosmatesca, realizzato presumibilmente tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo. L'opera è ascrivibile alla famiglia laziale dei Cosmati, tra i quali Lorenzo, il figlio Iacopo, e la giovane nipote Cosma.


Interno della basilica in stile romanico
suddiviso in tre navate


Pavimento cosmatesco della basilica assemblato
dai Cosmati tra il XII e il XIII secolo

Nella navata sinistra sono riposti epigrafi, sarcofagi romani di età imperiale, lesene e plutei. La navata centrale, di maggiori dimensioni, presenta sette archi a tutto sesto per lato, sorretti da un totale di sei colonne per lato, sovrastate da capitelli corinzi e due semicolonne terminali. Le colonne che delimitano la navata centrale, di cipollino e marmo bigio, provengono quasi sicuramente da ville romane, mentre i capitelli corinzi che le sovrastano, anch'essi di spoglio, presentano una decorazione a doppio o triplo giro di foglie.

Al transetto, sopraelevato di tre gradini, si accede attraverso tre arcate, che lo separano dalle tre navate. Sul pilastro, è effigiato un affresco raffigurante San Leonardo, mentre l'affresco di Cristo in Trono, decora la faccia rivolta verso l'abside.

Nella parete sinistra è posta una teoria di Profeti Nimbati, ossia dotati di aureola, la cui trama prosegue poi sulla parete di fondo e sul transetto destro, segno che sia stata realizzata dallo stesso artista che eseguì la decorazione della zona absidale. Nel registro inferiore della scene affrescate nella parete sinistra, sono presenti due raffigurazioni tratte dal libro dell'Apocalisse, tra le quali la Donna vestita di sole e il Drago Rosso affrontato da San Michele.


Affreschi della parete sinistra del presbiterio posti su tre
livelli. Nei primi due livelli è affrescata una Teoria di Profeti
Nimbati, mentre nel livello inferiore sono raffigurate scene
tratte dal libro dell'Apocalisse, tra le quali la Donna vestita di sole
il Drago Rosso affrontato da San Michele

Nella parete di fondo, al registro superiore, continua la serie di Profeti Nimbati, mentre nel registro inferiore è affrescata la serie dei Ventiquattro Vegliardi dell'Apocalisse rivolti verso l'Agnello, che sollevano in alto le coppe d'oro velate. Sono raffigurati nell'atto di avanzare verso l'abside, mentre sollevano in alto le coppe d'oro contenenti profumi. Sempre nel registro inferiore, sono affrescati tre Santi votivi, tra i quali Santo Stefano, una Santa non identificata e Santa Lucia.


Serie di affreschi posta a sinistra della parete di fondo,
disposta su tre livelli, accanto alla decorazione sopra esposta.
Nel registro superiore la serie di Profeti Nimbati prosegue,
nel registro mediano serie dei
Ventiquattro Vegliardi dell'Apocalisse rivolti
verso l'Agnello, che sollevano in alto le coppe d'oro velate,
mentre nel registro inferiore tre santi vescovi, con
Santo Stefanouna Santa non identificata e Santa Lucia

L'altare maggiore è sovrastato da un ciborio, decorato da una croce cosmatesca e sorretto da quattro colonne. Sulle architravi corre un motivo di basse colonnine, sormontate da una copertura a doppio spiovente.


Ciborio posto al di sopra dell'altare maggiore,
con croce cosmatesca in sommità e sorretto
da quattro colonne

L'abside presenta una superficie totalmente affrescata. Gli affreschi che lo decorano, vennero realizzati intorno all'anno 1000 dai fratelli Giovanni e Stefano, e da Niccolò, nipote di Giovanni. Nel catino absidale si trovano affreschi posti su più livelli: nel livello superiore è affrescato il Cristo Redentore, con a fianco i Santi Pietro e Paolo, e ai lati Sant'Elia e Sant'Anastasio. I cinque personaggi si muovono in un verde prato dove, ai lati del Cristo, sgorgano quattro fiumi apocalittici. Pietro e Paolo reggono in mano dei rotoli svolti ove è chiaramente leggibile il testo riportato. Il catino absidale termina con affreschi raffiguranti fioroni policromi, che corrono nell'intradosso dell'arco absidale, profilata da due strisce rosse. Più in basso, nel tamburo, sono affrescati dodici agnelli, raffigurati in movimento verso l'Agnello di Dio, consueta raffigurazione degli apostoli che gravitano verso il Salvatore. Nella finestra di sinistra, tamponata, è stato affrescato nel XVI secolo San Giovanni Battista.

La parte inferiore dell'abside è affrescata con un Corteo di Vergini, che portano corone da offrire a una figura assisa in trono, posta tra i due arcangeli Michele e Raffaele. La decorazione absidale termina con un finto velario dipinto, che rappresenta motivi geometrici e simbolici su fondo bianco.


Abside centrale affrescato con tre ordini di rappresentazioni.
Nella zona inferiore un Corteo di Vergini che portano figure da
offrire a una figura assisa in trono tra i due arcangeli Michele e Raffaele.
Nella fascia centrale dodici agnelli rivolti verso l'Agnello di Dio.
Nell'emiciclo superiore sono affrescati il Cristo Redentore, con a fianco
i Santi Pietro e Paolo, e ai lati Sant'Elia e Sant'Anastasio

Anche il transetto destro è ricoperto di affreschi, articolati su quattro registri. Al registro superiore, è rappresentata una lunga serie di Profeti Nimbati, presenti sia sulla parete di fondo, che sulla parete destra, mentre nel registro inferiore è affrescata la Processione dei Ventiquattro Vegliardi dell'Apocalisse diretti verso l'Agnello, raffigurati nell'atto di sollevare le coppe d'oro.

Nel registro inferiore dello stesso transetto è affrescata la Morte e i funerali dell'Abate Anastasio e il dolore dei monaci, con l'Arcangelo Michele che chiama lo stesso Anastasio.

Nei registri inferiori della parete destra si trovano altri affreschi raffiguranti le Visioni dell'Apocalisse.

Nel secondo registro partendo dall'alto sono raffigurati il Trono di Dio e la corte celeste; un Episodio dell'Apocalisse, nel terzo registro i Quattro Venti dell'Apocalisse; e la Quinta tromba dell'Apocalisse, mentre nel registro inferiore i Quattro cavalieri dell'Apocalisse; l'Apparizione della donna e la Visione della Donna e il drago.

Alle pareti laterali dell'unica navata sono presenti affreschi raffiguranti quattro gruppi di votivi: 1) il primo gruppo di votivi, raffigura San Michele Arcangelo, Madonna in Trono col Bambino, Santa Caterina d'Alessandria e San Leonardo. 2) Nel secondo gruppo di votivi sono compresi la Madonna col Bambino, San Sebastiano, San Paolo e una Santa, Santa Caterina d'Alessandria, un Angelo, e un Santo Vescovo di ridotte dimensioni.


Affresco della parete laterale con quattro gruppi votivi,
tra i quali Madonna col Bambino, San Sebastiano,
San Paolo e una Santa, Santa Caterina d'Alessandria.
L'affresco continua verso destra con le rappresentazioni di
un Angelo, e un Santo Vescovo di ridotte dimensioni

3) Nel terzo gruppo di votivi, il più lungo, sono rappresentati Sant'Antonio Abate, San Giovanni Battista, un Santo Vescovo, Santa Caterina d'Alessandria tra due Sante Martiri, San Bartolomeo, Madonna in Trono con Bambino, San Leonardo e infine San Francesco che assiste allo Sposalizio Mistico di Santa Caterina d'Alessandria. 4) Il quarto e ultimo gruppo di votivi, presenta a partire da destra San Leonardo, e un unico affresco raffigurante la Madonna con Bambino del 1448.


Affresco della Madonna con Bambino del 1448

Nei pressi dell'ingresso è riposto un antico fonte battesimale formato da una vasca rotonda, con il bordo scheggiato.

CRIPTA

Alla cripta, suddivisa in due ambienti ben distinti, si accede scendendo una scala, che conduce ad una porta costruita con materiali di reimpiego, tra i quali un architrave modanato.


Primo ambiente della cripta voltato a botte

Varcato l'ingresso, si accede in una stanza voltata a botte, a sezione rettangolare, che presenta una piccola abside ricavata nello spessore del muro della parete di fondo, ove si apre una finestra centinata. Di fronte alla piccola nicchia è riposto un altare a cassa, composto da pezzi altomedievali, tradizionalmente divenuto famoso con il nome di Tomba di San Nonnoso.


Altare a cassa della cripta tradizionalmente
noto come Tomba di San Nonnoso

Il vano presenta una decorazione ad affresco con motivi di girali e mitre, rappresentati in giallo ocra su fondo chiaro, insieme ad iscrizioni all'interno di clipei, probabilmente frutto di una risistemazione seicentesca.


Affreschi della volta nell'ambiente in cui è posta la Tomba
di San Nonnoso, ove sono raffigurati motivi di girali e mitre,
insieme ad iscrizioni all'interno di clipei

Si accede poi al secondo ambiente della Cripta, la cui realizzazione risalirebbe, secondo gli studiosi, al tardo XI secolo. La Cripta consiste in un ambiente a pianta rettangolare absidato, suddiviso in sei campate voltate a crociera, sorrette da sottarchi, che scaricano le forze su pilastri cilindrici in muratura sormontati da capitelli.


Secondo ambiente della cripta, ove
tradizionalmente è sepolto Sant'Anastasio


Veduta del sarcofago di Sant'Anastasio

I materiali utilizzati nella cripta sono per lo più di spoglio. Molto interessante è la singolare visione di un pilone cilindrico in muratura di tufo, da ritenersi eretto in un secondo momento, al fine di rinforzare la colonna inglobata all'interno. Tale colonna interna, è di piccole dimensioni, e presenta in sommità un raffinato capitello in marmo bianco a volute lisce. La muratura è composta da grandi blocchi di tufo, dotata di sole due aperture, corrispondenti alle finestrelle poste nella zona inferiore dell'abside. L'apertura meridionale, è una stretta feritoia dalle dimensioni originarie, mentre quella centrale è frutto di un ampliamento.


Pilone tufaceo a sezione cilindrica, costruito al
fine di rinforzare una colonna con capitello in
marmo bianco a volute lisce

NB. Le informazioni riportate sono state estrapolate dal post "Basilica di Sant'Elia - Castel Sant'Elia (VT)", nella pagina Internet "I Luoghi del Silenzio. La memoria è  il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.

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