STORIA
Il primo riferimento citato da fonti scritte, sull'esistenza del borgo medievale di Vigoleno, proviene da una citazione ripresa nella Historia Ecclesiastica del canonico Pier Maria Campi (1569 - 1649), che ne attesta l'esistrenza a partire dal XII secolo.
Il documento citato dal Campi risale al 3 Settembre 1132, e consiste in un atto notarile, con il quale due tali di nome Lanfranco e Landolfo, rispettivamente padre e figlio, donano i loro beni alla Pieve di Castell'Arquato. Le origini più remote dell'abitato sono avvolte nel mistero, e la fondazione della romanica Pieve di San Giorgio, viene fatta risalire al 1223.
I primi abitanti di Vigoleno, possedevano probabilmente dei nomi di discendenza longobarda, come tra l'altro sono Lanfranco e Landolfo. L'idea della discendenza della popolazione di Vigoleno dai Longobardi, è plausibile anche dalla consacrazione dell'antica Pieve romanica a San Giorgio, particolarmente venerato dai Longobardi, al pari di San Michele Arcangelo. Si può quindi considerare che un borgo vero e proprio, conosciuto con il nome di Vigoleno, sia sorto in epoca longobarda, nei secoli VI e VIII, con la funzione di presidio militare, a guardia della strada che conduceva alle miniere di sale di Bacedasco (PC) e Salsomaggiore (PR).
La discesa dei Longobardi in Italia, comportò la divisione politica della penisola, spartita con i Bizantini. Questa frammentazione del potere rese necessario aggirare i territori sotto il controllo bizantino, ossia l'Appennino Ligure - Tosco - Emiliano, verso sud est, privilegiando la strada del Passo della Cisa, per raggiungere la Toscana. Nacque così la Via degli Abati, che partiva da Pavia, capitale longobarda, per raggiungere Pontremoli, in Toscana.
Tale itinerario attraversava le Abbazie di San Colombano a Bobbio, in Provincia di Piacenza, e quella di San Michele di Gravago a Bardi, in Provincia di Parma.
Nella Val d'Arda la Via degli Abati si raccordava a due importanti bretelle stradali, tra le quali la Via dei Monasteri Regi, che attraversava la Val d'Arda, e la strada parallela che risaliva la Val d'Ongina e la Val Stirone. Lungo quest'ultimo tracciato sorse il borgo di Vigoleno, che venne a costituire un'importante tappa per il pellegrini che s'incamminarono verso l'Italia Centrale.
Le prime testimonianze scritte sull'esistenza del borgo, risalgono al XII secolo. La prima delle citazioni, si riferisce all'esistenza di una casa "Infra castrum Vigoleni", donata all'Abbazia di Chiaravalle della Colomba. Nel XII secolo, Vigoleno venne a costituire un Castrum, ossia un insediamento fortificato circondato da mura. L'edificazione della Pieve di San Giorgio tra il XII e il XIII secolo, costituì un importante evento, che rafforzò il senso di comunità degli abitanti del piccolo borgo.
L'esistenza della chiesa è citata per la prima volta in una pergamena risalente al 1223, tutt'ora conservata nell'archivio parrocchiale. Un documento del 1223 attesta che la Pieve di Vigoleno, dipendesse dalla giurisdizione della chiesa di Castell'Arquato. Solamente a partire dal 1346, la Pieve divenne un'entità indipendente.
Per la posizione strategica occupata dal Castello, il borgo venne ripetutamente conteso da varie fazioni politiche nel corso del Trecento. Il primo assedio al borgo e al castello risale al 1306, quando venne conquistato dalle truppe di Pietro Mancassola, per ordine del condottiero guelfo Alberto Scotti. Cacciato da Piacenza a causa di una sconfitta in battaglia contro i rivali Visconti, Alberto Scotti si era rivolto alla conquista dei castelli limitrofi, tra i quali Vigoleno. Tuttavia, poco tempo dopo, il borgo venne riconquistato dalle milizie ghibelline.
A partire dal 1317, con la conquista viscontea, Vigoleno seguì le sorti del Ducato di Milano. Nel 1373 il borgo venne conquistato dalle truppe pontificie, ma l'occupazione fu di breve durata. Le truppe pontificie, inferiori di numero, vennero catturate dall'esercito avversario comandato dal Generale Giovanni Anguissola, che conquistò Vigoleno facendo travestire i suoi soldati con le divise indossate dalle milizie pontificie, che si finsero guerrieri papali. Giunto sotto le mura del borgo, egli si presentò come una guarnigione di rinforzo delle truppe pontificie tanto atteso, e riuscendo a trarle in inganno, venendo accolto all'interno delle mura.
Nel 1389 Odoardo Visconti, ultimo erede della casata ducale prossima all'estinzione, vendette il Castello a Francesco II Scotti, bisnipote di Alberto Scotti, che ottant'anni prima conquistò il borgo. Gli Scotti governarono Piacenza dal 1290 al 1304, quando vennero sconfitti dai Visconti ed esiliati. Nel 1304 Francesco II Scotti venne elevato al rango di Conte di Vigoleno.
La Signoria degli Scotti su Vigoleno durò ben quattro secoli, fino al 1908. In questo lungo lasso di tempo, il borgo non fu immune a continue battaglie, che misero a rischio la dominazione del casato.
Spesso a causa di queste battaglie, gli Scotti si videro costretti a lasciare il borgo, come ad esempio nel 1499, anno in cui Vigoleno venne rilevata agli Scotti e governata dal Capitano di Ventura Niccolò Piccinino. Tuttavia quando quest'ultimo si ribellò agli Sforza, venne estromesso dal governo del feudo di Vigoleno, che tornò agli Scotti. Risolta un'ulteriore interruzione del proprio dominio nel 1521, il borgo tornò definitivamente agli Scotti fino al 1908, resistendo anche alle Campagne Napoleoniche che provocarono la caduta del Ducato di Parma e Piacenza. Tra il 1805 e il 1806, Vigoleno venne coinvolto nella sanguinosa Rivolta dei Montanari, orchestrata da giovani piacentini che si ammutinarono contro la leva obbligatoria imposta da Napoleone. I capi della rivolta vennero catturati e fucilati nel 1806, e tra questi vi fu anche un certo Giuseppe Gandolfi di Vigoleno.
Nel 1908 si concluse il secolare governo della Famiglia Scotti su Vigoleno, anno in cui il Marchese Umberto cedette il castello al possidente Pietro Varani, il quale nel 1921 lo rivendette alla Principessa Maria Ruspoli de Gramont, che ne mantenne la proprietà per quattordici anni, trasformandolo in un fulgido salotto culturale. La Principessa invitò a Vigoleno personaggi storici tra i quali Gabriele D'Annunzio, e finanziò importanti lavori di restauro del Castello.
MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE
1) CASTELLO DI VIGOLENO
Il principale monumento del borgo, è senza dubbio il Castello di Vigoleno, la cui struttura principale, si concentra nel blocco rettangolare a sud ovest del borgo, addossato alla cinta muraria.
I primi documenti sull'esistenza del Castello si ritrovano negli Annales Piacentini di Giovanni Codagnello, cronista medievale vissuto nella prima metà del XIII secolo. Nelle sue memorie, egli afferma che nel 1238 Vigoleno era difeso da un esercito di balestrieri. La presenza e il mantenimento di una guarnigione fissa e stipendiata, avrebbe richiesto la costruzione di una fortezza in cui far dimorare tali truppe, e che a quel tempo dovette trattarsi ancora di una struttura edificata in modo assai approssimativo. Durante le lotte tra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, il Castello sarebbe stato distrutto e ricostruito diverse volte, fino all'acquisto da parte della Famiglia piacentina degli Scotti nel 1385, che lo restaurarono.
ESTERNO
Il Castello di Vigoleno frutto di continue modifiche architettoniche, svetta sulla piazza principale del borgo. L'accesso alla struttura, fortificata da una spessa cinta muraria, è consentito da un unico portale di gusto manierista del XVI - XVII secolo, ricavato da un muro di cinta dotato di finestre, edificato con lo scopo di separare lo spazio pubblico dalla zona riservata alla corte.
Il muro è saldato con una torretta, posta ad angolo nella facciata della fortezza. La cinta verso la piazza e la torretta angolare, vennero edificate in epoca successiva al Medio Evo, con funzione estetica e non difensiva. La torre, in particolare, venne edificata al fine di accogliere una scala che raccordasse gli originari piani del castello, ossia piano interrato, terra e primo, al sopralzo successivamente edificato.
Nel Castello è inglobata anche un'ulteriore torre, anteriore rispetto alle altre e ben più massiccia, sorta con l'obiettivo di rinforzare le mura esterne medievali del borgo, raccordandosi con il mastio. Questa struttura aveva dunque una funzione squisitamente militare e strategica. Tale funzione è attestata dalla presenza nella sua cima, di beccatelli e caditole, strutture adottate per gettare pietre ed olio bollente, oltre alle feritoie circolari, realizzate per inserire agevolmente le prime armi da fuoco.
Successivamente la torre più antica venne collegata al Castello tramite la costruzione di un corpo edilizio intermedio, dotato di celletta campanaria a vela, oggi sostituita da due passerelle che collegano le torri tra loro.
INTERNO
Accedendo all'interno del Castello, e superando una prima stanza, si entra nel nucleo originario della fortezza, le cui strutture risalgono ai secoli XIII e XIV. Nella sezione medievale, si apre una zona rettangolare, con soffitto ligneo a cassettoni. Lungo il cornicione che corre al di sotto del soffitto, sono affrescati stemmi nobiliari, forse appartenenti a famiglie imparentate con gli Scotti.
Il salone è ornato da un monumentale camino in arenaria, in stile tardomanierista del XVI/XVII secolo, sulla cui sommità sono posti gli stemmi degli Scotti e degli Sforza Fogliani, omaggio al matrimonio tra Alessandro Scotti e Bianca Sforza Fogliani.
Al piano superiore è un altro salone coperto da una volta con soffitto ligneo a cassettoni finemente decorato. Al centro del muro longitudinale interno, è posto un monumentale camino barocco, ornato da una decorazione a conchiglia, del XVII secolo.
Oltra la Stanza dei Soggetti Biblici, si prosegue entrando nel Teatrino della Principessa Maria Ruspoli di Gramont, che divenne proprietaria del castello, dopo che questi venne messo in vendita dalla Famiglia Scotti nel 1908, passato per vari proprietari, e infine acquistato dalla Principessa Maria Ruspoli de Gramont, che ne mantenne la proprietà per i successivi quattordici anni.
Nel Piano Nobile del Castello, la Principessa Ruspoli commissionò la costruzione di un Teatrino, su progetto dell'Architetto di origini russo - francesi Alexandre Jacovleffe. Il Teatrino è edificato con strutture di legno, e presenta una scena ove sono rappresentate le vedute ad angolo seicentesche dei Fratelli Bibiena, semplificate con un linguaggio tipico della Metafisica di Giorgio De Chirico.
Le pareti del teatrino sono decorate con figure pittoriche che combinano un gusto neo-settecentesco, ad esempio i Musicisti, con rappresentazioni di matrice orientale, tra cui gli ombrellini, avevano a che fare con le esperienze artistiche con le quali Jacovleffe venne a contatti durante i viaggi in Cina e in Giappone. Sul fondo della scena è raffigurato il borgo di Vigoleno, alle spalle della Nobildonna Ruspoli, intenta ad ammirare un Arlecchino, omaggio del pittore alla Principessa.
2) PIEVE DI SAN GIORGIO
Le prime notizie sulla Pieve di San Giorgio, trovano riscontro scritto in pergamene risalenti agli anni 1223 e 1284, tutt'ora conservate nell'archivio parrocchiale del borgo. Tuttavia tali documenti non menzionano né quale sia l'origine storica della Pieve, né tanto meno quale fosse l'originale stile architettonico.
Gli studiosi concordano nel far risalire la chiesa al XII secolo, corrispondente al periodo di piena affermazione dello stile romanico in Italia e in Europa. Sul sito sembrerebbe confermata l'esistenza di una chiesa ben più antica, dedicata a San Giorgio il cui culto era radicato nel Popolo Longobardo, e presente sin dal VII secolo. Essendo soggetta alla giurisdizione della Pieve di Castell'Arquato sin dal 1294, divenne autonoma a partire dal 1346.
ESTERNO
L'esterno della Pieve di San Giorgio, presenta una caratteristica facciata in stile romanico, sobrio ed elegante. La muratura si presenta tripartita secondo la differente altezza delle navate interne, il cui settore centrale sporge in avanti rispetto ai settori laterali di destra e di sinistra.
Nel corso dei secoli la conformazione architettonica della facciata venne più volte alterata: ad esempio venne aggiunto un portico esterno sulla facciata, mentre il fronte romanico venne sfondato per consentire la realizzazione di una cappella inizialmente dedicata a Santa Caterina, cui gli Scotti erano devoti. Nel XVIII secolo, la cappella venne smantellata, per poi essere ricostruita con le fattezze di un battistero.
INTERNO
L'interno della pieve è suddiviso in tre navate di differente altezza, dato che la navata centrale risulta decisamente più alta delle navate laterali. Al di sopra del culmine delle arcate interne, si riconoscono le buche d'incastro ove erano originariamente poste le travi dei tetti laterali, segno tangibile di un intervento di rialzo della struttura absidale, di cui non se ne conosce la datazione.
L'architettura interna della chiesa segue i canoni del puro stile romanico, risalente ai secoli XII e XIII. Degna di nota è la lunetta al cui interno è rappresentato San Giorgio che uccide il Drago, collocata al di sopra della porta d'ingresso della Pieve.
Importanti raffigurazioni scultoree sono poste, in particolare, sulle colonne. Nella terza colonna posta sulla fila a destra dell'ingresso, sono scolpite tre figure umane pressoché identiche rappresentate nell'atto di tenersi per mano. Secondo gli studiosi, le tre figure rappresenterebbero la Trinità, ossia il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, sintetizzata con la rappresentazione allegorica di tre personaggi identici e, allo stesso tempo, inseparabili.
Al di sopra del rilievo è posto un capitello finemente lavorato con rappresentazione di figure antropomorfe e animali, alcune delle quali parte della mitologia classica. A tale insieme di figure fa parte la Sirena Bicaudata, cioè dotata di due code, segno della lussuria. Altra figura rappresentata è la Rosa Comacina, simbolo sacro precedente al Cristianesimo, presente in tutti i luoghi di pellegrinaggio, pertanto anche a Vigoleno, sorto lungo il percorso di una bretella meridionale della Via Francigena.
Al di sopra della Rosa è scolpito lo stemma nobiliare della Famiglia Scotti, risalente al 1404. Al di sotto dello stesso simbolo, è riposto un tabernacolo in pietra, ornato da una ricca decorazione, tra cui l'immancabile stemma della Famiglia Scotti.
Tra gli affreschi presenti all'interno della chiesa, tutti risalenti al XV secolo, colpisce in particolare la rappresentazione di San Giorgio che uccide il Drago, realizzata sulla parete interna dell'abside. Il Santo è ritratto come un cavaliere in armatura, impegnato ad uccidere il sottostante Drago, simbolo del Male per salvare una donna in abito rosso, personificazione della Chiesa.
Nel ripiano superiore dell'abside sono affrescate un'incoronazine della Vergine, sulla volta del catino absidale, e un'Annunciazione sull'arco trionfale.
I resti di affreschi sopravvissuti lungo le pareti, appaiono più deteriorati rispetto a quelli dell'abside. Risalenti al Quattrocento, mostrano elementi appartenenti alla sfera religiosa e devozionale legata alla venerazione dei Santi, tra cui si possono riconoscere: Sant'Antonio Abate nel terzo pilastro sinistro, i Santi Cosma e Damiano nella navata sinistra, con accanto una Crocifissione con Maria Maddalena ai piedi della Croce, la Vergine che allatta il Bambino Gesù alla metà della parete sinistra, raffigurata insieme ad un Papa che regge nelle sue mani i corpi di San Pietro e San Paolo. Gli studiosi riconoscono nel Pontefice rappresentato, la figura di Urbano V, noto per aver ordinato la traslazione delle reliquie delle teste di Santi Pietro e Paolo, all'interno della Basilica di San Giovanni in Laterano.
NB. Le informazioni riportate sono state estrapolate nelle sezioni "La Storia del Borgo" e "I Monumenti", nel portale "Vigoleno Storia", nel sito www.vigolenostoria.wixsite.com.







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