STORIA
La fondazione dell'Abbazia dei Santi Felice e Mauro, deve essere rinvenuta nell'antico culto di San Felice e di suo padre Mauro nella Val di Narco, giunti in questi territori dalla Siria per dedicarsi ad una vita di contemplazione.
Il sito ove i due Santi si ritirarono da eremiti, era già frequentato all'epoca dei Romani, come attesta una lapide infissa nel pavimento dell'abbazia. La chiesa abbaziale venne edificata nel 1190, come afferma uno dei volumi manoscritti e miniati, originariamente conservati in questo luogo, e ora nell'archivio della Cattedrale di Spoleto.
La struttura venne comunque eretta nel tentativo di riedificare un antico luogo di culto, fondato dai monaci benedettini sul sepolcro dell'eremita Mauro, proveniente dalla Siria, e di suo figlio Felice. Secondo lo storico Ludovico Iacobilli, il monastero venne edificato proprio per espressa volontà di San Mauro, nell'intento di conservare le spoglie mortali di Felice, deceduto il 16 Giugno 535.
Altra interpretazione delle vicende che portarono all'edificazione del monastero é quella dello storico Mario Sensi, il quale afferma che la struttura sarebbe sorta in seguito alla bonifica del territorio operata dai consoli romani Mauro (interpretato come una corruzione del nome Tauro) e Felice.
Più tardi, altri eremiti andarono a vivere con Mauro nel luogo di sepoltura del figlio, ove nel frattempo era sorto il monastero benedettino. Alla morte di San Mauro, nel 555, le sue spoglie vennero sepolte insieme a quelle del figlio, in un sarcofago in pietra, conservato nella cripta.
L'insediamento benedettino dell'abbazia non sopravvisse per lungo tempo, dato che da quanto si apprende da documenti datati 1254 e 1257, già a partire dal XIII secolo la chiesa era retta da un Priore. A questo periodo viene fatta risalire la fondazione della parrocchia di Castel San Felice.
Nel 1530 il luogo di culto venne restaurato, mentre durante il periodo barocco l'interno fu ricoperto di stucchi, rimossi nel 1922, in modo tale da ripristinare l'originario aspetto romanico dell'abbazia.
L'ultimo restauro risale al giubileo del 2000.
DESCRIZIONE
ESTERNO
La struttura abbaziale é composta da più corpi di fabbrica tra cui la chiesa, il dormitorio e la sala capitolare, nella parte absidale, mentre, nelle vicinanze della facciata si trovano la foresteria, il magazzino e il refettorio.
La splendida facciata romanica rappresenta uno dei migliori esempi dell'architettura romanica spoletina. E' edificata in conci di calcare bianco, e presenta una suddivisione in tre ordini sovrapposti: nell'ordine inferiore si apre il portale a duplice rincasso e lunettato con arco a tutto sesto.
Nell'ordine mediano si apre uno splendido rosone circolare a due ordini di colonne, tra i più belli del romanico umbro, inscritto in un quadrato, con agli angoli sculture raffiguranti simboli apocalittici. Il quadrato esterno é delimitato da una fascia, decorata da un mosaico di stelle.
Al di sotto del rosone é riposta una fascia orizzontale, ornata da sculture che raffigurano le immagini della leggenda dei Santi Felice e Mauro. Ai lati del rosone centrale si aprono due eleganti bifore, simmetriche fra loro, entrambe impreziosite da una colonnina tortile posta al centro.
La parete superiore é delimitata da due paraste con capitelli corinzi, che sorreggono un timpano ornato da una fascia di archetti pensili, che presenta al centro il simbolo dell'Agnus Dei.
INTERNO
L'interno della chiesa, a navata unica, presenta un pavimento in pietra, ove sono riposte alcune tombe e due epigrafi romane, una delle quali é inserita nella porzione di pavimento antistante l'ingresso.
Il presbiterio rialzato é delimitato da due paliotti in pietra, entrambi decorati con mosaici a labirinto cosmateschi. Al di sopra dei due paliotti, il monaco leggeva la Bibbia.
La parete di fondo é delimitata da un abside semicircolare, mentre la copertura é a capriate.
Le pareti della chiesa, un tempo ricoperte di stucchi, con riposti gli altari barocchi consacrati alla Madonna del Rosario, San Francesco d'Assisi, Santi Felice e Mauro e alla Madonna del Carmine, conservano affreschi risalenti al XV secolo, tra i quali é possibile notare l'Adorazione dei Magi, realizzato da un artista tardogotico nella prima metà del XV secolo, San Michele Arcangelo, raffigurato sulla sinistra, che reca in una mano la bilancia della giustizia divina, mentre sulla destra, afferra la lancia per trafiggere il drago demoniaco.
Vi é poi l'affresco raffigurante San Felice nell'atto di uccidere il drago, accompagnato da un'iscrizione quasi non più illeggibile e, nella calotta absidale, un Cristo benedicente tra gli angeli. Entrambi gli affreschi sono stati realizzati dal Maestro di Eggi tra il 1440 e il 1450. E' inoltre presente l'affresco della Madonna con Bambino tra i Santi Apollonia e Sebastiano.
CRIPTA
La cripta ipogea, venne realizzata al fine di conservare i sepolcri dei Santi eremiti, Felice e Mauro, e della nutrice siriaca.
La struttura é suddivisa in due navate con volta a crociera, sorretta da un unica colonna centrale romana di reimpiego. Nelle due absidiole semicircolari sono riposti altari di piccole dimensioni, mentre sulle pareti si aprono quattro piccole feritoie.
Al centro dell'abside, protetto da una grata in ferro, é riposto il sarcofago in pietra rosata, contenente i resti dei Santi Felice e Mauro e della nutrice siriaca.
NB. Le notizie riportate dell'Abbazia dei Santi Felice e Mauro, sono state estrapolate dal post "Abbazia dei Santi Felice e Mauro - Sant'Anatolia di Narco (PG)", nella Pagina Internet "I luoghi del silenzio, la memoria é il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.















Nessun commento:
Posta un commento
Nel riportare commenti, sono ben accette critiche costruttive. Non sono accettati commenti offensivi o denigranti, relativi all'attività svolta o alla persona. Facendo affidamento sul buonsenso delle persone, si raccomanda l'utilizzo di un linguaggio quanto più possibile educato.
Grazie per la lettura e la comprensione.