STORIA
Secondo le opinioni degli storici, il primo nucleo del complesso abbaziale di Santa Maria del Monte, che occupa la cima del Colle Spaziano che domina la città di Cesena, risale ad un periodo compreso tra il 1001 e il 1027.
L'esistenza della comunità benedettina sul colle, é attestata da due documenti, che comprendono la Concessione di una Salina, risalente al 1042, e la Bolla Papale del 1059 redata dal Pontefice Niccolò II, con la quale vennero concessi importanti privilegi, e venne autorizzata la comunità monastica ad eleggere un proprio Abate. La prima testimonianza letteraria in grado di attestare l'esistenza del complesso abbaziale, si rinviene invece nel testo della "Vita Beati Mauri", opera di tale San Pier Damiani, nel quale si evince che San Mauro, Vescovo di Cesena nella prima metà del X secolo, elesse il colle ove sorge l'abbazia, come suo luogo di residenza, particolarmente adatto alla meditazione.
Alla sua morte, le spoglie del Vescovo furono riposte all'interno di un antico sarcofago di epoca romana, oggi custodito nella cripta.
Nel 1177 sostò all'abbazia l'Imperatore Federico Barbarossa, accolto come ospite durante il suo viaggio a Venezia, dove si sarebbe svolto il convegno di pace, successivo alla disfatta della Battaglia di Legnano contro la Lega Lombarda. In quell'occasione, l'Imperatore s'impegnò a garantire la protezione del complesso abbaziale con tutte le sue proprietà.
L'abbazia venne sempre considerata terra di conquista dai Signori locali, desiderosi di espandere il proprio feudo oltre i confini originari. Tra questi vi fu Francesco Ordelaffi, Signore di Forlì, che nel 1356 occupò il monastero con le sue truppe, costringendo i monaci ad abbandonare l'abbazia. Solo con lo stabilizzarsi della Signoria riminese dei Malatesta, il luogo di culto conobbe un periodo di pace. I Malatesta concessero ampie donazioni all'abbazia, aderendo al progetto di riforma voluto da Ludovico Barbo, culminato nella fondazione della Congregazione di Santa Giustina di Padova. L'adesione degli Abati alla comunità, comportò una nuova fase di prosperità economica e trasformazioni strutturali. Alla fine del XVI secolo, il complesso assumerà le proporzioni definitive.
Nel 1756 entrò a far parte del monastero il giovane Conte Barnaba Chiaramonti, successivamente eletto al soglio pontificio con il nome di Pio VII. Il 20 ottobre 1768, un terribile terremoto distrusse gran parte del complesso. La successiva ricostruzione, portò alla decorazione della cupola, affrescata ad opera di Giuseppe Milani da Parma.
Con le Campagne Napoleoniche, i monaci vennero costretti a lasciare l'Abbazia, i cui beni furono venduti e la biblioteca dispersa. La chiesa venne invece affidata ai Padri Francescani, che la ressero fino al 1810, anno della loro soppressione. Nonostante fosse stata ordinata la demolizione dell'edificio, nel 1812 il Conte Pier Maria Semprini riuscì nell'intento di riacquistare il complesso messo all'asta. Due anni dopo, nel 1814, il Conte cedette l'Abbazia al Pontefice Pio VII, originario di Cesena.
Durante il periodo risorgimentale, il complesso fu teatro di accesi scontri fra i repubblicani mazziniani e le truppe pontificie. Il 19 gennaio 1832 le truppe del Papa, coadiuvate dagli austriaci, marciarono da Rimini verso Cesena, ove si erano radunati giovani militanti. Nonostante le loro forze nettamente inferiore, resistettero per tre ore prima di soccombere alle truppe nemiche.
Con la nascita del Regno d'Italia e la soppressione dei conventi del 1866, l'abbazia venne nuovamente soppressa e i suoi beni confiscati. Tuttavia tale condizione non durò molto, dato che già dopo soli otto anni la comunità monastica venne ricostituita, tornando in possesso del complesso sotto la guida dell'Abate Krug.
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l'abbazia venne pesantemente bombardata dagli Alleati Anglo - Americani nell'ottobre 1944, comportando lo sventramento della chiesa e la distruzione di buona parte del monastero. Grazie alla volontà dei monaci e dei cesenati, venne portata a compimento l'ennesima opera di ricostruzione. Nella seconda metà del XX secolo l'abbazia ricevette la visita del Pontefice Giovanni Paolo II, che soggiornò nel complesso durante il suo viaggio pastorale in Romagna del maggio 1986. Oggi il complesso abbaziale si presenta ancora come un luogo di accoglienza e incontro.
Dal 2021 l'abbazia viene costantemente monitorata per il rischio di crollo, dovuto allo smottamento del terreno sottostante. Il cedimento delle fondazioni ha causato delle vistose crepe, che necessitano di urgente ristrutturazione.
DESCRIZIONE
BASILICA
Il complesso abbaziale é composto da numerosi ambienti oggetto di attenzione da parte dei visitatori.
Il primo ambiente é costituito dalla basilica. Una prima chiesa, dalle ridotte dimensioni, venne edificata da San Mauro: alcuni resti del primitivo luogo di culto, sono stati rinvenuti al di sotto dello scalone durante i lavori di restauro del 2014.
In seguito venne edificata una basilica a tre navate. Sulla parete esterna della navata sinistra, sono visibili le sagome delle porte e delle finestre appartenenti alla basilica trecentesca, che si affacciavano direttamente sul chiostro. Nel 1548 l'aspetto della basilica venne profondamente modificato ad opera del Monsignor Domenico Gravini di Brisighella: la pianta della basilica venne allungata, e si procedette con la realizzazione della Cappella Grande della Madonna, nome con cui ci si riferisce all'abside della chiesa.
Per connettere fra loro i corpi della navata e dell'absde, il Gravini realizzò uno scalone centrale che consentiva sia di salire sulla zona del presbiterio e dell'abside, sia di scendere nella sottostante cripta. Nel 1572, l'Architetto Francesco Morandi conosciuto con l'appellativo di "Terribilia", invertì la disposizione delle scalinate, realizzando il maestoso scalone ascendente ammirabile ancora oggi.
Lungo tutto l'ordine superiore del perimetro delle murature che compongono la navata centrale, corre una lunga fascia affrescata con la rappresentazione del Ciclo della Vita della Madonna.
Sulle pareti della navate laterali si aprono in totale sei cappelle, tre sulla destra e altre tre sulla sinistra, ornate da splendide tavole dipinte. L'altare della prima cappella di destra é sovrastato dalla tavola dell'Annunziata di Bartolomeo Coda da Rimini, realizzata nel 1541. In basso al centro della cornice é rappresentato il capo decollato di San Giovanni Battista.
La seconda cappella sulla destra ospita la tavola della Presentazione al Tempio di Gesù, dipinta nel 1513 da Francesco Raibolini detto "Il Francia". All'interno di un elegante tempietto rinascimentale, dalle linee sobrie, si presenta la scena della Vergine Maria, rappresentata con un umile volto, e leggermente curva, in atto di presentare al vecchio Simeone il piccolo Gesù, raffigurato nell'atto di protendere le braccia verso il Santo e lo sguardo volto alla Madre. Dietro alla Vergine sono riposti San Giuseppe, padre di Gesù e Sant'Anna, madre della Vergine, mentre sulla destra si trova un servitore del tempio, che reca fra le mani un libro aperto, e lo sguardo rivolto verso il Bambino. Di fronte all'ara, lasciata scoperta dai personaggi é il Sacrificio d'Isacco.
Nella lunetta sovrastante la tavola é affrescata la Deposizione dalla Croce, mentre nel tondo superiore é raffigurato Cristo.
Al di sopra della zona presbiteriale si trova la cupola, inizialmente progettata dal Terribilia, e completata nel 1569. Colpita dal terremoto dell'ottobre 1768, venne riprogettata dall'Architetto Francesco Borboni, che ne ridusse lo slancio. La cupola é ornata da affreschi del 1792, raffiguranti l'Assunzione di Maria, realizzati da Giuseppe Milani da Parma. Il punto centrale della cupola, che riporta quasi ad un'apertura, é circondato da Serafini. La Vergine viene condotta verso il paradiso celeste al centro da Serafini di aspetto giovanile, entrandovi in atto di estasi.
Nello spazio retrostante l'altare maggiore é posto lo splendido coro ligneo, realizzato da Giuseppe da Val di Scalve, detto "Scalvini", nel 1575. E' composto da dodici stalli superiori e sette inferiori, separati tra loro da braccioli scolpiti con figure grottesche, mentre nell'ordine superiore presenta una teoria di figure simboliche. Tali decorazioni costituiscono un trionfo della fantasia artistica, caratterizzata da maschere, riccioli, fiori, foglie e composizioni geometriche.
Nella nicchia superiore del coro ligneo é riposta la statua raffigurante la Madonna con Bambino, realizzata nel XIII secolo in legno e stucco dipinto, con un'altezza di quasi due metri. La Madonna é rivestita da una veste azzurra, chiusa sul petto da due piastre di rame sbalzato e coperta da un velo bianco - avorio, ove sono dipinti fiori. Sul capo é posta la corona posta da Pio VII nel 1814, di ritorno dall'esilio di Fontainbleau.
Il catino absidale venne affrescato nel 1640 da Giovanbattista Razzani, con l'Incoronazione della Vergine Maria da parte della Santissima Trinità.
CRIPTA
Al di sotto del presbiterio si trova la cripta, il cui accesso é possibile attraverso dei cancelli in ferro battuto. Nell'ambulacro si aprono tre piccole cappelle: quella centrale é ornata dalla croce in pietra del IX secolo in stile bizantino. Il tabernacolo seicentesco riposto sull'altare proviene da Montecassino.
Nella cappella sinistra é riposta una Pietà cinquecentesca, realizzata in terracotta di autore ignoto.
Al centro della cripta é collocato lo splendido altare, costituito da un sarcofago romano di età imperiale realizzato per custodire le spoglie della Matrona Marcellina, poi riutilizzato come sarcofago adibito a contenere le spoglie mortali di San Mauro, qui riposte fino al 1356, anno in cui le reliquie vennero trasportate all'interno della Cattedrale di Cesena.
Sul fronte del sarcofago, accanto all'epigrafe di Marcellina, furono aggiunte le lettere (Ma)urus. La lettera "M" e la lettera "A" sono andate perse nel corso del tempo.
SAGRESTIA
La sagrestia é costituita da un'ampia sala rettangolare, ornata da un mobilio del XVIII secolo, tra cui un elegante bancone.
Tra i quadri esposti in Sagrestia si trovano: la Presentazione al Tempio, opera del 1534 del forlivese Francesco Menzocchi; la tavola del San Giovanni Evangelista, della metà del XIV secolo, appartenente alla scuola veneziana; una Madonna e Santi di Gaspare Scacchi del Cinquecento.
In due piccole bacheche sono conservati gli ex - voto più antichi, presenti nella basilica. Nel retro della sagrestia é riposto un ciclo di affreschi, realizzato da Giovanni Cappelli nel 1946, raffigurante alcune Storie dell'Antico Testamento.
SALA CAPITOLARE
La sala capitolare dell'abbazia, é un vasto ambiente, caratterizzato dalla sobrietà delle linee architettoniche e un elegante arredamento. La volta della sala ha una forma ad ombrello.
Gli spicchi della volta terminano con dei lunettoni affrescati da Girolamo Marchesi da Cotignola (1471 - 1540), ove sono rappresentate le figure dei Dodici Apostoli, di San Benedetto e dei suoi discepoli Mauro e Placido. Sotto ogni lunetta affrescata, é riposto un fregio dipinto.
Il nicchione dinanzi all'ingresso é affrescato con l'Incoronazione di Maria Vergine, mentre nel tondo al centro della volta é raffigurata la Vergine Assunta in gloria.
CHIOSTRO PICCOLO
L'edificazione del Chiostro Piccolo dell'abbazia, venne portata a compimento nel 1495. Nel XVIII secolo la struttura fu manomessa, alzata nella parte superiore, mutato l'ordine delle finestre, e le antiche colonne inglobate da più possenti pilastri. A partire dai restauri del 1931, e con quelli più recenti, si é cercato, per quanto possibile, di riportare il chiostro alle sue forme originarie.
Le colonne in travertino, terminano con capitelli in stile classico, l'uno diverso dall'altro, connessi tra loro tramite archi a tutto sesto. Su uno dei capitelli é scolpito l'invito currite cesenates gentes ad matrem (correte, o cesenati, alla Madre). Nella parte superiore di ogni colonna si notano le tracce delle finestre originarie.
Al centro del chiostro é riposta la cisterna, sormontata da un elegante pozzo del Seicento, realizzato in ferro battuto.
CHIOSTRO GRANDE
All'epoca della sua costruzione, nei primi anni del Cinquecento, il Chiostro Grande venne realizzato secondo le linee degli stili dorico e ionico con doppio loggiato. Completamente distrutto a causa dell'incendio che colpì l'abbazia nel 1751, venne ricostruito esattamente con le forme attuali.
Le originarie colonne marmoree vennero sostituite da pilastri in laterizio, e il loggiato superiore fu tamponato. Al centro del chiostro é posto un'artistica cisterna, realizzata nel 1588 da Alessandro Corsi di Giovanni.
EX - VOTO
La caratteristica più peculiare, cui il complesso deve la sua fama in Europa e nel Territorio nazionale italiano, é la raccolta degli ex - voto. I voti dell'abbazia, costituiscono la più eloquente testimonianza di devozione alla Madonna del Monte, costituiti da oltre settecento tavolette votive, esposte nella basilica a partire dal 1400.
Nonostante la distruzione di molte testimonianze nel corso della Prima Guerra Mondiale, quelle oggi presenti sono state accuratamente restaurate, ordinate e catalogate, secondo un criterio temporale, in base all'antichità, esposte in varie teche della sagrestia.
Le tavolette più antiche, risalenti al Quattrocento e Cinquecento, possono essere considerate delle vere e proprie opere d'arte, con composizioni che rimandano alla più eloquenti pale d'altare. La collezione é una delle più antiche e complete di tutta Europa.
BIBLIOTECA
L'ultimo luogo da visitare del complesso, anch'esso ricco di fascino, é la splendida biblioteca, incamerata dallo Stato a causa della soppressione dei conventi e dei monasteri voluta da Napoleone nel 1814, e la successiva soppressione dello Stato Unitario del 1866.
Parzialmente ricostruita dai monaci dell'abbazia, tornati in sede solo nel 1880, dopo le soppressioni, venne completamente distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Oggi si mostra ai visitatori completamente rinnovata, contenente un catalogo di 40.000 volumi, di carattere prevalentemente teologico e umanistico.
Scaffali dell'archivio storico, con oltre 40.000 volumi
La biblioteca é composta da due ampi saloni aperti l'uno sull'altro, messi in comunicazione da un ballatoio. Conserva alcuni incunaboli, un discreto numero di cinquecentine e un prezioso graduale ambrosiano del 1400.
NB. Le informazioni storiche e artistiche sull'Abbazia di Santa Maria del Monte, sono state estrapolate dal portale ufficiale "Abbazia di Santa Maria del Monte a Cesena", nelle sezioni "Storia dell'Abbazia", "Arte", "Ex - Voto" e "Biblioteca", in www.abbaziadelmonte.it.



















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