sabato 23 settembre 2023

PALAZZO CESI (ACQUASPARTA): LA RESIDENZA DEL DUCA FEDERICO

STORIA

Palazzo Cesi, é una residenza nobiliare all'interno del borgo di Acquasparta, comune di 4.394 abitanti in Provincia di Terni.

Venne edificato come dimora di una delle famiglie umbre più illustri. Nel Seicento venne frequentata dal Duca di Acquasparta Federico Cesi, fondatore dell'Accademia dei Lincei. Della Famiglia Cesi non appartennero solamente principi, ma anche altre importanti personalità, tra le quali scienziati, cardinali della Santa Sede, frati, vescovi e beati.

La Famiglia Cesi ottenne la Signoria del feudo di Acquasparta a partire dal 1540, anno in cui Gian Giacomo Cesi e la moglie Isabella di Alviano, ottennero dal Duca di Piacenza Pier Luigi Farnese, la proprietà del feudo di Acquasparta.

La dimora venne edificata nel luogo già occupato da una rocca, andata distrutta nel primo Cinquecento durante le guerre contro Todi, Terni e Spoleto. Le torri circolari negli spigoli del palazzo, sono le uniche porzioni superstiti dell'antica fortezza.

Il palazzo venne portato a compimento intorno al 1579,  anno del matrimonio di Federico Cesi con Olimpia Orsini. La progettazione del palazzo, venne affidata all'Architetto milanese Giovan Domenico Bianchi.

ESTERNO

L'esterno del palazzo si presenta con un'ampia facciata che si affaccia sul piazzale principale. Nell'ordine inferiore si apre un portale bugnato a tutto sesto, sulla cui sommità si aprono la loggia e una finestra.

Il prospetto presenta due robusti avancorpi laterali. Varcata la porta d'ingresso si accede al cortile d'onore, costituito da una loggia a due piani, e abbellito da un giardino al centro del cortile. In questo ambiente si possono notare l'orto botanico, e la piccola torretta ove il Principe era solito ritirarsi.


   Facciata rinascimentale di Palazzo Cesi


Portale d'ingresso bugnato
a tutto sesto

INTERNO

La struttura del palazzo si compone di due piani, il piano terra e il piano nobile.

PIANO TERRA

Una volta entrati nel complesso, si accede agli ambienti del piano terra.

Gli affreschi che ornano le volte delle sale, sono stati eseguiti da Giovan Battista Lombardelli, pittore di origine marchigiana, le cui opere sono ricche di piacevoli effetti e hanno un importante senso narrativo.

SALA DI ERCOLE

La prima sala del palazzo é la Sala di Ercole, coperta da un'ampia volta a padiglione. Negli spigoli, insieme al motto della Famiglia Cesi "IN OMNIBUS IDEM", riposto entro un cartiglio che si staglia sulla sommità della freccia dove é collocata una pelle leonina, si contrappone la marca di un celebre tipografo veneziano del Settecento, Ottaviano Scoto


Affresco al centro della volta della Sala di Ercole

Nel riquadro posto al di sopra della porta d'ingresso, é possibile notare la prima delle dodici fatiche di Ercole, al quale Euristeo ordinò di uccidere il Leone di Nemea.


Affresco raffigurante Ercole nel tentativo di
uccidere il Leone di Nemea

Nel secondo riquadro é affrescato Ercole nel tentativo di uccidere l'Idra di Lerna, il serpente mitologico a più teste, con la testa centrale che sputa fuoco.


Secondo riquadro affrescato, raffigurante Ercole
nel tentativo di uccidere l'Idra di Lerna

Nel terzo riquadro é ritratta l'ultima fatica dell'eroe greco, raffigurato nel momento in cui Ercole, coperto dalla pelle del Leone Nemeo, afferra per le corna il Toro di Creta.


Terzo riquadro della volta affrescata, raffigurante
Ercole, coperto dalla pelle del Leone Nemeo, che
afferra per le corna il Toro di Creta

L'ultima scena, affrescata nel quarto ed ultimo riquadro, rappresenta alla sinistra il Centauro Nesso, figlio di Issione e Nefele, addetto a traghettare i viandanti da una sponda all'altra del fiume Evenoa terra con frecce e faretra, nel tentativo di difendersi da Ercole. Sullo sfondo é rappresentato un paesaggio fantastico.


Quarto riquadro affrescato raffigurante il Centauro Nesso,
a terra con frecce e faretra, nel tentativo di difendersi da Ercole.
Sullo sfondo un paesaggio fantastico.

SALA DI CALLISTO

La seconda sala del palazzo é nominata Sala di Callisto, fatta decorare dal Duca Federico tra il 1618 e il 1624, con affreschi raffiguranti le Storie di Callisto, ninfa amata da Giove e trasformata da Giunone in orsa. La scena ritratta al centro della volta, raffigurante Diana e Callisto, deriva da un celebre dipinto di Tiziano, ora esposto a Vienna.

In questa sala la volta é decorata da affreschi raffiguranti la storia di amore tra Venere e Adone, il tutto decorato da motivi a grottesche, figure mitologiche, stemmi e ghirlande.

Al centro della volta viene rappresentata l'Apoteosi di Venere, con i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle, con indosso il drappo rosso svolazzante.


Volta con l'affresco raffigurante, al centro,
l'Apoteosi di Venere, con i lunghi capelli biondi sciolti
sulle spalle, con indosso il drappo rosso svolazzante.

Nel primo riquadro sono raffigurati Venere e Adone, ornato da una lunga lancia, che camminando si tengono per mano. Accanto a loro si trova Cupido con due cani. La coppia é stata rappresentata nell'atto d'intraprendere una battuta di caccia.


Primo riquadro raffigurante Venere e Adone che si
tengono per mano, durante una battuta di caccia

Il secondo riquadro raffigura la Morte di Adone, ove viene rappresentato Adone che giace sulle gambe di Venere, mentre due amorini, terreno e ultraterreno, piangono la sua morte.


Secondo riquadro raffigurante Venere e Adone, con Adone
che giace sulle gambe di Venere, mentre due amorini,
terreno e ultraterreno, piangono per la sua morte

Il terzo riquadro rappresenta l'epilogo del mito, ove é raffigurato lo spuntare di fiori rossi dal sangue di Adone. Addolorata per la morte di Adone, Venere fa nascere dal sangue dell'amato dei fiori rossi. La favola di Adone rappresenta il mistero della fecondità della vegetazione, e del suo perpetuo morire e rifiorire.


Terzo riquadro, ove viene raffigurato lo
spuntare di fiori rossi dal sangue di Adone.
Addolorata per la morte di Adone, Venere fa nascere
dal sangue dell'amato dei fiori rossi.

L'ultimo riquadro, molto deperito, presenta una figura femminile dalla lunga chioma bionda, che accoglie sul grembo l'immagine di un uomo ferito, o addirittura morto. L'affresco é molto deteriorato, ed é probabile che raffiguri la morte di Federico Cesi accudito da sua moglie. Sul lato sinistro é raffigurata Cibele, sulla destra Artemide.


Ultimo riquadro affrescato della volta a padiglione,
che presenta una figura femminile dalla chioma bionda,
identificata come la moglie del Duca Federico Cesi,
che accudisce il corpo del marito morto

PIANO NOBILE

CANNOCCHIALE DI GALILEO E STANZA DELLA GENEALOGIA DEI CESI

Superato un grande corridoio ove é esposto un modello di cannocchiale, simile a quello mostrato al Duca da Galileo Galilei, si accede alla Stanza della Genealogia dei Cesi, ove si evince la grande ammirazione che il Duca aveva per le sue origini.


Il grande corridoio del palazzo, abbellito
da logge a tutto sesto


Modello di cannocchiale, simile a quello
mostrato al Duca da Galileo Galilei

In questo caso solo il fregio che corre appena al di sotto del soffitto é ornato da affreschi. Notevole é il soffitto, ornato da cassettoni lignei, circondato da quattro mascheroni, uniti fra loro da ghirlande vegetali, alle quali sono collegati altri racemi. Intorno ai cassettoni centrali, dalle maggiori dimensioni, si trovano cassettoni di dimensioni minori, ornati da motivi a fogliami con volti grotteschi. Nelle intersezioni dei cassettoni lignei, sono incastonati volti femminili. La decorazione a fregio che corre sotto il soffitto cassettonato, é composta da dieci riquadri, che rappresentano scene della storia della Famiglia Cesi.


Soffitto ligneo della Stanza della Genealogia dei Cesi.
Il solaio é composto da cassettoni lignei, ornati con
le scene della storia della Famiglia Cesi

Il primo riquadro, fa riferimento alle origini mitiche del casato, e alla genealogia di carattere mitologico, secondo cui la stessa Famiglia Cesi discenda dall'eroe Ercole. Ercole stesso viene rappresentato armato di clava.


Primo riquadro della cornice affrescata che
raffigura Ercole armato di clava

Il secondo riquadro, sempre riferito alle origini mitologiche della casata, rappresenta il Re con in mano la corona e lo scettro del potere, con l'elmo sorretto dal fanciullo che é dietro di lui. Il Sovrano si trova dinanzi ai suoi sudditi, in un ambiente tipico di un contesto urbano.


Secondo riquadro raffigurante il Re con in mano
la corona e lo scettro del potere, dinanzi ai suoi sudditi,
con l'elmo sorretto dal fanciullo dietro di lui

Nel terzo riquadro é Marco Cesio che si batte contro Pirro, mentre il quarto e ultimo raffigura i membri della Famiglia Cesi, che vengono investiti d'importanti cariche pubbliche. Il poeta Cesio Basso, colui che aveva curato l'edizione delle Satire di Perseo, viene rappresentato al centro del riquadro con il testa una corona di alloro e una viola in mano. Lo sfondo é rappresentato da un contesto alquanto innaturale.


Quarto riquadro affrescato con i membri della
Famiglia Cesi, investiti d'importanti cariche
pubbliche

CAMERINO DUCALE

Proseguendo nell'itinerario di visita, si entra nel piccolo camerino, coperto con volta a padiglione. Sul fregio al di sotto del soffitto é affrescata la genealogia del Cesi, con al centro lo stemma della Famiglia Cesi - Salviati, riferibile al matrimonio tra il Duca Federico Cesi e Isabella Salviati. Dalla cornice principale, si dipartono altrettante cornici. In uno dei lati brevi della volta é raffigurato il Leone, con il motto cesiano Omnibis Idem, posto al di sopra della Lince, emblema dell'accademia fondata da Federico.


Affreschi della volta a padiglione del
piccolo camerino


Affreschi della volta a padiglione del
piccolo camerino


Affresco al centro della volta raffigurante
lo stemma della Famiglia Cesi - Salviati

SALA DEL TRONO

Alla fine del percorso espositivo, si trova la Sala del Trono, con funzione di sala di rappresentanza, e unico ambiente del palazzo, di altezza doppia rispetto alle altre stanze del piano nobile. La stanza é illuminata da quattro finestre, due delle quali si aprono ai lati del camino monumentale, con grandi mensole a voluta, decorate sulla parte superiore del corniolo su sei monti, terminanti con una zampa leonina, della seconda metà del XVI secolo.


Sala del Trono, impreziosita dal camino
monumentale sulla parete di fondo

All'interno del salone, colpisce lo splendido soffitto intagliato, realizzato in legno di tiglio. All'interno dei sedici cassettoni più piccoli sono raffigurati Ercole, grandi panoplie, stemmi di famiglia, maschere grottesche, figure di Cupido con le sue frecce inserite in clipei decorati e leoni con cartigli, contenenti il motto Omnibus Idem.

Nel grande cassettone rettangolare posto al centro del soffitto, si trova lo stemma della Famiglia Cesi, finemente decorato, sorretto da due Vittorie alate.


Soffitto a cassettoni della Sala del Trono,
con al centro lo stemma della Famiglia
Cesi, finemente decorato, sorretto da due
Vittorie Alate

Il salone é impreziosito da due tele, raffiguranti Mosé e le figlie di Jetro, dipinte da Matteo Rosselli tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento, e la Fuga di Lot da Sodoma, di un anonimo pittore fiorentino contemporaneo.

NB. Le informazioni storiche e artistiche su Palazzo Cesi, sono state estrapolate dal post "Palazzo Cesi", nella sezione "La Città", nel sito ufficiale del "Comune di Acquasparta. Regione Umbria", in www.comune.acquasparta.tr.it.

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