STORIA
Palazzo Cesi, é una residenza nobiliare all'interno del borgo di Acquasparta, comune di 4.394 abitanti in Provincia di Terni.
Venne edificato come dimora di una delle famiglie umbre più illustri. Nel Seicento venne frequentata dal Duca di Acquasparta Federico Cesi, fondatore dell'Accademia dei Lincei. Della Famiglia Cesi non appartennero solamente principi, ma anche altre importanti personalità, tra le quali scienziati, cardinali della Santa Sede, frati, vescovi e beati.
La Famiglia Cesi ottenne la Signoria del feudo di Acquasparta a partire dal 1540, anno in cui Gian Giacomo Cesi e la moglie Isabella di Alviano, ottennero dal Duca di Piacenza Pier Luigi Farnese, la proprietà del feudo di Acquasparta.
La dimora venne edificata nel luogo già occupato da una rocca, andata distrutta nel primo Cinquecento durante le guerre contro Todi, Terni e Spoleto. Le torri circolari negli spigoli del palazzo, sono le uniche porzioni superstiti dell'antica fortezza.
Il palazzo venne portato a compimento intorno al 1579, anno del matrimonio di Federico Cesi con Olimpia Orsini. La progettazione del palazzo, venne affidata all'Architetto milanese Giovan Domenico Bianchi.
ESTERNO
L'esterno del palazzo si presenta con un'ampia facciata che si affaccia sul piazzale principale. Nell'ordine inferiore si apre un portale bugnato a tutto sesto, sulla cui sommità si aprono la loggia e una finestra.
Il prospetto presenta due robusti avancorpi laterali. Varcata la porta d'ingresso si accede al cortile d'onore, costituito da una loggia a due piani, e abbellito da un giardino al centro del cortile. In questo ambiente si possono notare l'orto botanico, e la piccola torretta ove il Principe era solito ritirarsi.
INTERNO
La struttura del palazzo si compone di due piani, il piano terra e il piano nobile.
PIANO TERRA
Una volta entrati nel complesso, si accede agli ambienti del piano terra.
Gli affreschi che ornano le volte delle sale, sono stati eseguiti da Giovan Battista Lombardelli, pittore di origine marchigiana, le cui opere sono ricche di piacevoli effetti e hanno un importante senso narrativo.
SALA DI ERCOLE
La prima sala del palazzo é la Sala di Ercole, coperta da un'ampia volta a padiglione. Negli spigoli, insieme al motto della Famiglia Cesi "IN OMNIBUS IDEM", riposto entro un cartiglio che si staglia sulla sommità della freccia dove é collocata una pelle leonina, si contrappone la marca di un celebre tipografo veneziano del Settecento, Ottaviano Scoto.
Nel riquadro posto al di sopra della porta d'ingresso, é possibile notare la prima delle dodici fatiche di Ercole, al quale Euristeo ordinò di uccidere il Leone di Nemea.
Nel secondo riquadro é affrescato Ercole nel tentativo di uccidere l'Idra di Lerna, il serpente mitologico a più teste, con la testa centrale che sputa fuoco.
Nel terzo riquadro é ritratta l'ultima fatica dell'eroe greco, raffigurato nel momento in cui Ercole, coperto dalla pelle del Leone Nemeo, afferra per le corna il Toro di Creta.
La seconda sala del palazzo é nominata Sala di Callisto, fatta decorare dal Duca Federico tra il 1618 e il 1624, con affreschi raffiguranti le Storie di Callisto, ninfa amata da Giove e trasformata da Giunone in orsa. La scena ritratta al centro della volta, raffigurante Diana e Callisto, deriva da un celebre dipinto di Tiziano, ora esposto a Vienna.
In questa sala la volta é decorata da affreschi raffiguranti la storia di amore tra Venere e Adone, il tutto decorato da motivi a grottesche, figure mitologiche, stemmi e ghirlande.
Al centro della volta viene rappresentata l'Apoteosi di Venere, con i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle, con indosso il drappo rosso svolazzante.
Nel primo riquadro sono raffigurati Venere e Adone, ornato da una lunga lancia, che camminando si tengono per mano. Accanto a loro si trova Cupido con due cani. La coppia é stata rappresentata nell'atto d'intraprendere una battuta di caccia.
Il secondo riquadro raffigura la Morte di Adone, ove viene rappresentato Adone che giace sulle gambe di Venere, mentre due amorini, terreno e ultraterreno, piangono la sua morte.
Il terzo riquadro rappresenta l'epilogo del mito, ove é raffigurato lo spuntare di fiori rossi dal sangue di Adone. Addolorata per la morte di Adone, Venere fa nascere dal sangue dell'amato dei fiori rossi. La favola di Adone rappresenta il mistero della fecondità della vegetazione, e del suo perpetuo morire e rifiorire.
L'ultimo riquadro, molto deperito, presenta una figura femminile dalla lunga chioma bionda, che accoglie sul grembo l'immagine di un uomo ferito, o addirittura morto. L'affresco é molto deteriorato, ed é probabile che raffiguri la morte di Federico Cesi accudito da sua moglie. Sul lato sinistro é raffigurata Cibele, sulla destra Artemide.
Superato un grande corridoio ove é esposto un modello di cannocchiale, simile a quello mostrato al Duca da Galileo Galilei, si accede alla Stanza della Genealogia dei Cesi, ove si evince la grande ammirazione che il Duca aveva per le sue origini.
In questo caso solo il fregio che corre appena al di sotto del soffitto é ornato da affreschi. Notevole é il soffitto, ornato da cassettoni lignei, circondato da quattro mascheroni, uniti fra loro da ghirlande vegetali, alle quali sono collegati altri racemi. Intorno ai cassettoni centrali, dalle maggiori dimensioni, si trovano cassettoni di dimensioni minori, ornati da motivi a fogliami con volti grotteschi. Nelle intersezioni dei cassettoni lignei, sono incastonati volti femminili. La decorazione a fregio che corre sotto il soffitto cassettonato, é composta da dieci riquadri, che rappresentano scene della storia della Famiglia Cesi.
Il primo riquadro, fa riferimento alle origini mitiche del casato, e alla genealogia di carattere mitologico, secondo cui la stessa Famiglia Cesi discenda dall'eroe Ercole. Ercole stesso viene rappresentato armato di clava.
Il secondo riquadro, sempre riferito alle origini mitologiche della casata, rappresenta il Re con in mano la corona e lo scettro del potere, con l'elmo sorretto dal fanciullo che é dietro di lui. Il Sovrano si trova dinanzi ai suoi sudditi, in un ambiente tipico di un contesto urbano.
Nel terzo riquadro é Marco Cesio che si batte contro Pirro, mentre il quarto e ultimo raffigura i membri della Famiglia Cesi, che vengono investiti d'importanti cariche pubbliche. Il poeta Cesio Basso, colui che aveva curato l'edizione delle Satire di Perseo, viene rappresentato al centro del riquadro con il testa una corona di alloro e una viola in mano. Lo sfondo é rappresentato da un contesto alquanto innaturale.
Proseguendo nell'itinerario di visita, si entra nel piccolo camerino, coperto con volta a padiglione. Sul fregio al di sotto del soffitto é affrescata la genealogia del Cesi, con al centro lo stemma della Famiglia Cesi - Salviati, riferibile al matrimonio tra il Duca Federico Cesi e Isabella Salviati. Dalla cornice principale, si dipartono altrettante cornici. In uno dei lati brevi della volta é raffigurato il Leone, con il motto cesiano Omnibis Idem, posto al di sopra della Lince, emblema dell'accademia fondata da Federico.
Alla fine del percorso espositivo, si trova la Sala del Trono, con funzione di sala di rappresentanza, e unico ambiente del palazzo, di altezza doppia rispetto alle altre stanze del piano nobile. La stanza é illuminata da quattro finestre, due delle quali si aprono ai lati del camino monumentale, con grandi mensole a voluta, decorate sulla parte superiore del corniolo su sei monti, terminanti con una zampa leonina, della seconda metà del XVI secolo.
All'interno del salone, colpisce lo splendido soffitto intagliato, realizzato in legno di tiglio. All'interno dei sedici cassettoni più piccoli sono raffigurati Ercole, grandi panoplie, stemmi di famiglia, maschere grottesche, figure di Cupido con le sue frecce inserite in clipei decorati e leoni con cartigli, contenenti il motto Omnibus Idem.
Nel grande cassettone rettangolare posto al centro del soffitto, si trova lo stemma della Famiglia Cesi, finemente decorato, sorretto da due Vittorie alate.
NB. Le informazioni storiche e artistiche su Palazzo Cesi, sono state estrapolate dal post "Palazzo Cesi", nella sezione "La Città", nel sito ufficiale del "Comune di Acquasparta. Regione Umbria", in www.comune.acquasparta.tr.it.























Nessun commento:
Posta un commento
Nel riportare commenti, sono ben accette critiche costruttive. Non sono accettati commenti offensivi o denigranti, relativi all'attività svolta o alla persona. Facendo affidamento sul buonsenso delle persone, si raccomanda l'utilizzo di un linguaggio quanto più possibile educato.
Grazie per la lettura e la comprensione.