martedì 19 settembre 2023

BOLOGNA: ITINERARIO STORICO - ARTISTICO DELLA CITTA' DOTTA

STORIA

I primi insediamenti nell'area dove nacque e si sviluppò la città di Bologna, risalgono all'Età del Bronzo, periodo in cui s'incominciò a sviluppare la Civiltà Villanoviana, sviluppatasi nella località di Villanova, oggi parte della Città Metropolitana di Bologna.

Nei secoli seguenti il territorio cittadino continuò a svilupparsi, compreso tra i corsi fluviali dell'Aposa e del Revone. A partire dal III secolo a.C. la città venne conquistata dagli Etruschi, che ne fecero la capitale della regione padana, ribattezzandola Felsina. Grazie alla civiltà etrusca, la città iniziò ad intrattenere strette relazioni economiche e commerciali con le vicine città etrusche di Chiusi e Volterra.

Con la conquista da parte delle truppe celtiche, o galliche, da "Galli", appellativo con cui i Romani si riferivano ai Celti, la città venne ribattezzata Bona. A seguito della conquista romana, nel 189 a.C., la città assunse il nome latino di Bononia. Uno sviluppo economico e demografico ancora maggiore, si ebbe con l'edificazione della Via Emilia, che unì tra loro le principali città emiliane e romagnole, tutte ormai sotto il dominio romano, tra le quali Placentia (Piacenza), Mutina (Modena), Bononia (Bologna) e Ariminum (Rimini). I lavori per la realizzazione della Via Emilia, ebbero inizio nel 187 a.C..

Con la fine dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 a.C., l'inizio dell'Alto Medio Evo e la Guerra Greco - Gotica (535 - 553), la parte orientale della città venne delimitata da possenti mura medievali, tutt'ora visibili per ampi tratti, realizzate in grandi blocchi di gesso, chiamati Selenite. Nel XII secolo, a causa della rapida espansione della città, si rese necessario l'ampliamento dell'originale cinta muraria.

A partire dall'XI secolo, la città conobbe un rapido sviluppo economico e demografico, anche grazie alla fondazione nel 1088, da molti ritenuta una data convenzionale, della storica Alma Mater Studiorum, la più antica università del mondo. Questo fatto storico ha determinato l'attribuzione alla città del soprannome di "dotta".

Dopo l'anno 1000 Bologna si costituì in Libero Comune e, al pari degli altri comuni italiani, venne destabilizzata dalla Lotta delle Investiture tra Papato e Impero, che contribuì alla formazione delle fazioni cittadine dei Guelfi, filo - papali e dei Ghibellini, filo - imperiali. Le divisioni tra fazioni cittadine favorirono la costruzioni di torri gentilizie, facendo del capoluogo emiliano una vera e propria città turrita.

A partire dal Trecento la città perse progressivamente l'autonomia comunale, venendo governata dalla Signoria della Famiglia Bentivoglio. I nuovi Signori feudatari, riuscirono nell'intento di acquistare sempre più potere nel controllo della città, favorendo l'edificazione della propria residenza privata, il Palazzo Bentivoglio, oggi purtroppo non più esistente. La Signoria aprì la città alla realizzazione di splendide opere artistiche e architettoniche, tipiche del periodo rinascimentale, svolgendo un ruolo di assoluta protagonista della città dal 1401 al 1506, anno in cui vennero costretti all'esilio dal Pontefice Giulio II Della Rovere, e Bologna posta sotto il diretto controllo dello Stato Pontificio.

Con il compimento del processo di unificazione del Regno d'Italia, la città si avviò ad un rapido processo di modernizzazione infrastrutturale. Vennero realizzate la stazione ferroviaria, aperte nuove strade e realizzate nuove aree verdi, tra cui i caratteristici Giardini Margherita. Alla fine del XIX secolo si ebbero i principali interventi urbanistici, che comportarono una consistente demolizione di ampi tratti di mura, di alcune porte a numerose torri, che lasciarono il posto a nuove strade come Via Ugo Bassi e Via Rizzoli, oltre all'edificazione di nuovi quartieri tra cui la Bolognina e la Cirenaica.

La città venne pesantemente danneggiata dai bombardamenti anglo - americani della Seconda Guerra Mondiale, in particolare nel luglio del 1943, operazione che portò alla morte di 2.481 persone. Il quartiere di Porta Lame venne completamente raso al suolo: solo l'omonima porta rimase miracolosamente intatta. Tra i monumenti vennero irrimediabilmente danneggiati il Palazzo Ghislieri, la Chiesa di Santa Maria della Mascarella e il Teatro del Corso.

MONUMENTI E LUOGHI D'INTERESSE

Bologna può essere considerata a tutti gli effetti una città d'arte, tra le più interessanti da ammirare e scoprire. Nonostante i monumenti più emblematici siano considerati le due torri pendenti, la Basilica di San Petronio, i portici, la Cattedrale di San Pietro e la Basilica di San Domenico, il consiglio é di girare alla scoperta dei luoghi più nascosti della città, e non lasciarsi scoraggiare nel caso in cui alcuni di questi luoghi siano a pagamento, poiché é nei suoi capolavori meno conosciuti e nei suoi sotterranei, che la città riserva le principali sorprese.

Portici di Bologna, dichiarati Patrimonio mondiale UNESCO nel 2021


Portico di Strada Maggiore, antico cardus maximus
della città romana di Bononia


Volta del portico rinascimentale affrescata


Portico degli Isolani realizzato in legno
nel Medio Evo


Piloni lignei del Portico degli Isolani


Torresotto di San Vitale, parte della Cerchia dei Mille
o "dei Torresotti", nome riservato alle porte turrite
della terza cinta di mura realizzata a partire dal
XIII secolo


Palazzo della Mercanzia con loggiato gotico


Volta medievale con pareti con effetto di riverbero


Vele affrescate della stessa volta

1) PORTA SAN VITALE

L'itinerario alla scoperta del centro storico cittadino, può avere inizio da Porta San Vitale, situata ad est.

La porta si presenta isolata, a causa dell'abbattimento delle mura medievali che la circondavano, alla fine del XIX secolo. La porta venne edificata al fine di svolgere la funzione di accesso per i traffici commerciali provenienti da Ravenna e, allo stesso tempo, di protezione del capoluogo dalle possibili incursioni ravennate, città da cui Bologna dipese dal punto di vista ecclesiastico per tanti secoli.

La struttura, eretta nel 1286, era comprensiva di alloggi per il capitano e le guardie, oltre al possente torrione, demolito all'inizio del XVI secolo. Nel biennio 1950 - 52 la porta venne modificata con la sostituzione del rivellino di accesso.

Porta San Vitale

2) TORRE GARISENDA E TORRE DEGLI ASINELLI

Attraversata la porta, si accede al centro storico percorrendo Via San Vitale, al cui termine si apre la Piazza di Porta Ravegnana, ove fanno bella mostra di loro, le due torri medievali simbolo di Bologna, la Torre Garisenda e la Torre degli Asinelli, la più nota e visitata.


La Torre Garisenda sulla sinistra e la
Torre degli Asinelli sulla destra

La Torre Garisenda si caratterizza per un'altezza inferiore rispetto alla Torre degli Asinelli, pari a 47 m, e per la sua forte pendenza, causata dal cedimento del terreno e delle fondamenta. Verso la metà del XIV secolo, la torre venne abbassata per la minaccia di crollo.

A fianco alla Torre Garisenda si trova la Torre degli Asinelli, edificata tra il 1109 e il 1119 su commissione dell'omonima famiglia, con un'altezza di 97,20 m. Divenne di proprietà comunale a partire dal secolo successivo.


Torre pendente degli Asinelli

Salendo i 498 gradini all'interno della struttura, é possibile raggiungere la vetta, dalla quale di può godere di una meravigliosa vista sulla città.


Scalinata lignea che sale sulla cima della
Torre degli Asinelli


Panorama della città di Bologna dalla cima
della Torre degli Asinelli

3) FONTANA DEL NETTUNO

Percorrendo ancora Via Rizzoli, si giunge finalmente in Piazza Maggiore, principale piazza della città, animata sia di giorno che di sera, ove si affacciano tanti locali all'aperto.

Oltre all'imponente Basilica di San Petronio e allo splendido Palazzo d'Accursio, salta immediatamente all'occhio la Fontana del Nettuno, principale opera idraulica della città, che ne costituisce anche un vero capolavoro della scultura rinascimentale.

La fontana venne realizzata in marmo e bronzo dallo scultore fiammingo Giambologna, su progetto dell'Architetto Tommaso Laureti, tra il 1563 e il 1566. Sin dall'epoca della sua realizzazione, costituì il simbolo del potere papale sulla città: così come Nettuno domina le acqua, anche il Pontefice domina il mondo.

La fontana é impreziosita dalla sovrastante statua in bronzo raffigurante il dio Nettuno. Ai piedi della divinità sono riposti quattro putti, allegorie dei quattro fiumi, Gange, Nilo, Rio delle Amazzoni e Danubio, i fiumi dei continenti allora conosciuti.


Fontana del Nettuno, realizzata tra il 1563 e il 1566 dal
Giambologna, su progetto di Tommaso Laureti.
In cima alla fontana c'é il dio Nettuno, mentre le statue
sottostanti rappresentano allegorie dei Fiumi
Gange, Nilo, Rio delle Amazzoni e Danubio

4) PALAZZO D'ACCURSIO

Palazzo d'Accursio venne edificato nel 1336, al fine di ospitare la sede delle magistrature comunali.

Il palazzo, la cui struttura si é andata pian piano formando a seguito della fusione di più palazzi distinti, poi riuniti tra loro, comprendeva anche l'abitazione di Accursio, maestro di diritto nell'antica Università Alma Mater, da cui il palazzo prende il nome.

Alla metà del XV secolo, la struttura venne arricchita con l'aggiunta dell'orologio nella Torre d'Accursio.

Palazzo d'Accursio (1336) sede delle amministrazioni comunali

INTERNO

Tra le strutture architettoniche che ne caratterizzano l'interno, occorre nominare la scala cordonata attribuita al Bramante, originariamente concepita in modo tale da consentire l'ascesa a cavallo degli esponenti del governo cittadino, oltre ad una successione di sale - loggia e di cappelle, tra le quali la Sala d'Ercole, la Sala del Consiglio Comunale, la Sala Farnese, la Cappella Farnese, la Sala Rossa e la Sala Urbana.

All'ultimo piano del palazzo é allestito il Museo Civico, che ospita le Collezioni Comunali d'Arte.

5) BASILICA DI SAN PETRONIO

Dedicata al Santo Patrono cittadino, la Basilica di San Petronio, affacciata su Piazza Maggiore, rappresenta il fulcro della spiritualità bolognese.

L'edificazione della chiesa, dalle imponenti dimensioni, ebbe inizio nel 1390, sotto la direzione dell'Architetto Antonio De Vincenzo. Nel 1514 l'Architetto Arduino degli Arriguzzi, ne rinnovò il modello, proponendo una pianta a croce latina che, se portato a termine, avrebbe superato le dimensioni della Basilica di San Pietro in Vaticano.

Tuttavia i lavori di edificazione rimasero incompiuti, segno tangibile in particolare nella facciata, ove si può notare il rivestimento marmoreo presente solamente nell'ordine superiore della stessa.


Facciata della Basilica di San Petronio


Portale centrale della basilica


Portale sinistro della basilica


Portale destro della basilica

INTERNO

L'interno della chiesa presenta dimensioni imponenti, con pianta a croce latina, ripartita in tre navate. Sulle pareti laterali della chiesa si aprono in totale ventidue cappelle, undici per lato, ognuna di esse caratterizzata dalla presenza di ricche decorazioni e mescolanza di stili architettonici, che vanno dal gotico, al romanico, al barocco.


Interno in stile gotico della Basilica di
San Petronio, con pianta a croce latina
distinta in tre navate

Tra le cappelle della basilica, degne di nota sono: la Cappella di Santa Brigida, impreziosita dal polittico di T. Garelli del 1477 raffigurante la Madonna e i Santi; la Cappella di San Lorenzo, ornata dalla tela raffigurante la Pietà tra i Santi Marco, Agostino, Giovanni Evangelista e Antonio Abate del 1519.

Polittico nella Cappella di Santa Brigida,
realizzato nel 1477 da T. Garelli, raffigurante
la Madonna e Santi

Di seguito si possono ammirare la Cappella di San Girolamo, ornata da una tela raffigurante San Girolamo in Cattedra di Lorenzo Costa del 1484 e la Cappella di San Pietro da Verona Martire, impreziosita dalla pala della Madonna in Gloria con Bambino tra i Santi Petronio e Domenico, realizzata intorno al 1580.


Pala della Madonna in Gloria con Bambino tra i Santi Petronio e Domenico,
realizzata nel 1580 circa, nella Cappella di San Pietro da Verona Martire

Splendida é la Cappella delle Reliquie, contenente il meraviglioso Armadio delle Reliquie, ove sono conservati preziosi reliquiari contenenti resti d'importanti personaggi bolognesi.


Cappella delle Reliquie con l'Armadio delle Reliquie,
contenente reliquiari, con i resti d'importanti personaggi
bolognesi

Celebre é la Cappella musicale di San Petronio, realizzata nel Quattrocento, contenente un organo di Lorenzo da Prato nel 1470, mentre altre importanti cappelle sono la Cappella di San Lorenzo, impreziosita sul fondo dalla pala di A. Aspertini raffigurante la Pietà tra i Santi Marco, Agostino, Giovanni Evangelista e Antonio Abate, realizzata nel 1519.


Cappella di San Lorenzo, ornata in fondo dalla
pala di A. Aspertini del 1519 raffigurante
la Pietà tra i Santi Marco, Agostino, Giovanni Evangelista
e Antonio Abate


Ciborio che sovrasta l'altare maggiore
della Basilica di San Petronio


Crocifisso dipinto su tavola lignea che sovrasta
l'altare maggiore


Coro ligneo della basilica


Stalli del coro ligneo intarsiati

La principale opera d'arte contenuta nella basilica é la Cappella dei Re Magi, anche nota con l'appellativo di Cappella Bolognini, le cui pareti sono decorate con uno straordinario ciclo di affreschi raffigurante Scene del Paradiso e dell'Inferno, realizzati dal pittore Giovanni da Modena. Molto nota é anche la Meridiana dell'astronomo Cassini, che con i suoi 67,27 m é la più lunga del mondo.


Cappella dei Re Magi, anche chiamata
Cappella Bolognini


Ciclo di affreschi raffigurante le Scene del Paradiso e dell'
Inferno, realizzate da Giovanni da Modena


Ciclo di affreschi raffigurante le Scene del Paradiso e dell'
Inferno, realizzate da Giovanni da Modena

6) CATTEDRALE METROPOLITANA DI SAN PIETRO

Nonostante sia consolidata la credenza che la Basilica di San Petronio costituisca il principale luogo di culto della diocesi bolognese, in realtà questo riconoscimento spetta alla Cattedrale Metropolitana di San Pietro, affacciata su Via dell'Indipendenza, nelle immediate vicinanze di Piazza Maggiore.

La Cattedrale venne elevata al titolo di "Metropolitana" a partire dal 1582, anno in cui il Pontefice Gregorio XIII conferì alla Diocesi di Bologna la dignità arcivescovile, trasformandola in Arcidiocesi.

Le prime testimonianze dell'edificio risalgono al X secolo. La struttura principale subì vari rimaneggiamenti nel corso degli secoli. L'aspetto attuale risale alla ristrutturazione del 1605, che comportò la perdita di ogni traccia del primitivo impianto romanico - gotico.

Il campanile della Cattedrale é il secondo della città per altezza, dopo la Torre degli Asinelli.


Facciata della Cattedrale di San Pietro

INTERNO

L'interno della chiesa é suddiviso in tre navate. La zona absidale della Cattedrale, anche chiamata Cappella Maggiore, presenta splendidi affreschi medievali, mentre la volta del presbiterio é anch'essa affrescata e ornata da una decorazione barocca in stucco.


Interno della Cattedrale di San Pietro, a navata unica,
ornata da stucchi in stile barocco


Cappella Maggiore, corrispondente
all'abside della Cattedrale


Volta del presbiterio della Cattedrale di San Pietro

Sulla parete di fondo é riposta la tela raffigurante il Battesimo di Cristo di Ercole Graziani, risalente alla seconda metà del Settecento.


Pala d'altare maggiore, realizzata da
Ercole Graziani nella seconda metà del XVIII secolo,
raffigurante il Battesimo di Cristo

La terza cappella di destra, consacrata a Sant'Apollinare, contiene la pala raffigurante Sant'Apollinare consacrato Vescovo da San Pietro, del 1737 attribuita ad Ercole Graziani "il Giovane".


Tela di Sant'Apollinare consacrato Vescovo da San Pietro,
realizzata nel 1737 da Ercole Graziani "il Giovane"

La quarta cappella di destra, denominata Cappella di San Rocco, é impreziosita dalla tela della Sacra Famiglia con i Santi Rocco e Domenico Maggiore, realizzata da Marcantonio Franceschini nel biennio 1727 - 1728.

Tela della Sacra Famiglia con i Santi Rocco e Domenico Maggiore (1727 - 1728)

CRIPTA E SCAVI ARCHEOLOGICI

Nella zona sottostante il transetto, si apre la cripta cinquecentesca.

Cripta cinquecentesca della Cattedrale di San Pietro

Attraverso il pagamento di un biglietto, sono visitabili gli scavi archeologici appartenenti all'antica Chiesa di San Pietro, risalenti sia all'epoca romana che, in particolare, all'epoca altomedivale.


Scavi archeologici dell'antica Cattedrale, risalenti
al V secolo (epoca romana e altomedievale)

L'antica cattedrale venne realizzata nel V secolo, per essere riportata alla luce nel momento in cui vennero intraprese delle campagne di scavo a partire dal XIX secolo. Tra i reperti visibili si trovano un antico ambone, dei mattoni romani che costituirono l'antico pavimento della chiesa, i grandi blocchi con cui vennero realizzate le murature portanti dell'antica chiesa e un antico architrave di epoca romana.

Inoltre é possibile accedere all'ossario, ove sono riposti i resti di cittadini ivi sepolti nel periodo medievale.


Base circolare appartenente ad una colonna
dell'antica Cattedrale


Grandi conci delle murature dell'antica
Cattedrale


Busti in gesso rinvenuti durante gli scavi


Scale rialzate che consentivano l'accesso
all'antica Cattedrale

7) CHIESA DI SANTA MARIA DELLA VITA E ORATORIO DEI BATTUTI

CHIESA DI SANTA MARIA DELLA VITA

La Chiesa di Santa Maria della Vita, situata nei pressi di Piazza Maggiore, fu fondata nella seconda metà del XIII secolo dalla Confraternita dei Battuti, o Flagellati, il cui nome derivava dall'abitudine dei confratelli di flagellare il proprio corpo a scopo penitenziale.

La Confraternita si ispirò ai principi del Movimento dei Disciplinati, fondato a Perugia nel 1620 da Raniero Fasani, caratterizzato dall'adozione di un'attività assistenziale che lo portò, nel 1287, ad erigere un complesso ospedaliero e una chiesa, che venne denominata Santa Maria della Vita.

La chiesa venne ampliata tra il 1454 e il 1502, e riedificata alla fine del XVII secolo, a seguito di un rovinoso crollo avvenuto nel 1686. La cupola venne realizzata nel 1787 su progetto di Giuseppe Tubertini.

DESCRIZIONE

Mentre l'esterno si caratterizza per una facciata alquanto semplice, l'interno presenta una pianta ellittica.


Interno barocco della Chiesa di
Santa Maria della Vita


Stucchi della Chiesa di Santa
Maria della Vita

La principale opera ammirabile nella chiesa, é rappresentata dal gruppo scultoreo in terracotta del Compianto su Cristo Morto, realizzato dall'artista Niccolò dell'Arca nella seconda metà del Quattrocento.

L'altare maggiore é impreziosito dall'affresco raffigurante la Madonna della Vita, della seconda metà del XIV secolo.

A partire dal 2006, il Complesso monumentale di Santa  Maria della Vita, é affidato alla gestione della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, parte del Percorso Museale "Genius Bononiae. Musei della Città".


Tela raffigurante San Giuseppe con
Gesù Bambino del 1780 di Domenico
Pedrini


Tela raffigurante San Francesco d'Assisi


Cupola barocca della chiesa ornata da stucchi

ORATORIO DEI BATTUTI

L'Oratorio dei Battuti, all'interno del complesso monastico adibito ad ospitare la Confraternita dei Battuti, costituiva la sede ove si riuniva il capitolo dei membri della Confraternita, con lo scopo di dedicarsi alle pratiche religiose, devozionali e assistenziali, alla base dello stesso movimento.

La struttura principale dell'Oratorio, venne riedificata tra il 1604 e il 1607, sulla base del precedente edificio quattrocentesco. Il rifacimento architettonico venne realizzato su progetto dell'Architetto bolognese Floriano Ambrosini, mentre la supervisione dei lavori di edificazione venne affidata a Bonifacio Socchi.

DESCRIZIONE

Gli stucchi barocchi che impreziosiscono la chiesa, vennero eseguiti dagli scultori Giulio Cesare Conventi e Antonio Martini.


Interno barocco dell'Oratorio dei Battuti

Tra le opere di pregio conservate all'interno, possono essere considerate il gruppo scultoreo in terracotta raffigurante i funerali della Vergine il Transito, realizzato tra il 1519 e il 1522 da Alfonso Lombardi di Ferrara. Il gruppo scultoreo é composto da quindici statue in terracotta.


Gruppo scultoreo raffigurante i funerali della
Vergine e il Transito, con quindici statue in terracotta,
realizzato tra il 1519 e il 1522 da
Alfonso Lombardi da Ferrara

I lavori di decorazione della cappella ove é riposta l'opera scultorea, furono portati a compimento nel 1639, come ricorda proprio la data dipinta sovrastante la nicchia.

L'altare maggiore é sovrastato dalla pala d'altare della Madonna con Bambino e Santi, eseguita nel 1564 da Giovanni Francesco Bezzi detto "il Nosadella". Nel dipinto sono raffigurati il Beato Perugino Raniero Fasani ai piedi della Madonna, rappresentato nell'intento di flagellarsi, confortato dai Santi Apostoli Giacolo, Pietro e Paolo, insieme a San Girolamo, padre della Chiesa di lingua latina.


Pala d'altare maggiore della Madonna con
Bambino e Santi, del 1564 di Giovanni
Francesco Bezzi detto "il Nosadella"


Tela del Beato Raniero che sana gli Appestati


Tela del Beato Raniero, in processione, che visita
il corpo di San Geminiano, Vescovo di Modena


Tela del Beato Raniero e il Vescovo di Perugia, che
mostrano la lettera ricevuta dalla Vergine, eseguita
da Vincenzo Spisanelli


Tela dell'Assunzione della Vergine nel
controsoffitto dell'Oratorio dei Battuti


Tela della Dormizione della Vergine, nel
controsoffitto dell'Oratorio

8) CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA DEI CELESTINI

La Chiesa di San Giovanni Battista dei Celestini, é il principale luogo di culto sede della Congregazione dei Celestini, fondata a Bologna dal Cardinale Pietro da Morrone, poi nominato Papa con il nome di Celestino V. La congregazione si stabilì a Bologna a partire dal 1368.

La chiesa venne ampliata nel corso del XVI secolo, per poi essere definitivamente rimaneggiata dagli Architetti Carlo Francesco Dotti e Francesco Tadolini. Con la soppressione dell'ordine dei Celestini nel 1797, la chiesa rimase autonoma fino al 1806.

DESCRIZIONE

La semplice facciata neoclassica, é tripartita da due lesene laterali conclusa da un timpano.


Facciata della Chiesa di San Giovanni
Battista dei Celestini

L'interno presenta una pianta a croce latina, a navata unica, sulla quale sui aprono otto cappelle laterali, quattro per lato. Il presbiterio é voltato a vela.


Interno barocco della chiesa voltato
a botte


Tela raffigurante la Madonna con
Bambino tra Santi

A livello architettonico si presenta in un sontuoso stile barocco, ornato da rivestimenti in marmo e affreschi. La volta é decorata con affreschi di Giacomo Antonio Boni e Giacinto Garofalini. E' inoltre presente la tomba di Niccolò dell'Arca, scultore pugliese attivo a Bologna nel XV secolo.

9) BASILICA DI SAN DOMENICO

Procedendo verso sud, si raggiunge Piazza Santo Domenico, ove si trova la Basilica di San Domenico, annoverata tra i principali monumenti della città, consacrata a San Domenico di Gùzman, fondatore dell'Ordine dei Frati Domenicani.

La basilica costituisce uno dei principali luoghi di culto della città, eretta dai Frati Domenicani al fine di conservare le spoglie mortali di San Domenico, giunto a Bologna intorno al 1200.


    Facciata della Basilica di San Domenico, realizzata
in stile romanico intorno al 1200


Portale centrale della Basilica
di San Domenico


Chiostro della Basilica di San Domenico

INTERNO

L'interno della chiesa, a navata unica, conserva una grande quantità di opere d'arte. Tra le principali, possono essere annoverate opere attribuibili al Guercino, a Filippino Lippi e a Ludovico Carracci.


Interno della basilica a navata
unica


Tela del Miracolo del Fanciullo Resuscitato,
avvenuto a Roma, di Alessandro Tiarini,
del triennio 1813 - 1815


Abside semicircolare della basilica

I principali ambienti che più di tutti impreziosiscono la basilica, sono le due cappelle tra le quali la Cappella di San Domenico, dedicata allo stesso Santo titolare e la dirimpettaia Cappella del Rosario.

La Cappella di San Domenico é ornata dalla splendida Arca di San Domenico, impreziosita da opere di artisti del calibro di Michelangelo, Nicola Pisano e Alfonso Lombardi, sormontata da una cimasa marmorea, realizzata da Niccolò da Puglia detto "dell'Arca" tra il 1469 e il 1473.


Arca di San Domenico, impreziosita da
opere di Michelangelo, Nicola Pisano e Alfonso Lombardi


Decorazioni frontali dell'Arca di San Domenico


Cimasa superiore realizzata da Niccolò da Puglia
detto "dell'Arca", tra il 1469 e il 1473. In alto é la scultura
raffigurante Dio Padre, mentre in basso i Quattro Evangelisti

Il catino absidale della cappella é decorato con l'affresco della Gloria di San Domenico, attribuito a Guido Reni.


Cappella di San Domenico recante, nel catino absidale,
l'affresco della Gloria di San Domenico, attribuito a Guido Reni


Reliquiario contenente il Cranio
di San Domenico


Cupola della Cappella di San Domenico

Splendido capolavoro d'intarsio rinascimentale, é il coro ligneo realizzato da Fra' Damiano di Bergamo, ammirato dall'Imperatore Carlo V. Di fronte alla Cappella di San Domenico, si apre la Cappella del Rosario, modificata in forme barocche dall'Architetto Francesco Dotti nel 1654. Le decorazioni in stucco, i capitelli e gli eleganti fregi, vennero realizzati dallo scultore Domenico Ottani, mentre le dorature sono opera di Alessandro Miselli e Carlo Veronese.

Cappella del Rosario, di Francesco Dotti del 1654

L'affresco al centro della cupola raffigura la Glorificazione della Beata Vergine del Rosario, ove viene rappresentata la Madonna Incoronata trasportata dagli Angeli verso il cielo. Nei tondi alla base della cupola, sono affrescati i Meriti del Rosario trasmessi dalla Vergine a San Domenico per sconfiggere la peste del 1630.


Cupola della Cappella del Rosario, che raffigura
la Glorificazione della Beata Vergine del Rosario

L'altare é impreziosito dalla decorazione che ripropone un finto altare, coronato da due schiere di angeli che reggono due corone, l'una di fiori e l'altra di stelle. Nei tre grandi ovali si trovano tre episodi della vita della Vergine, tra i quali la Nascita, la Presentazione al Tempio e lo Sposalizio.


Finto altare della Cappella del Rosario, ornato
da due schiere di angeli che reggono due corone,
l'una di fiori e l'altra di stelle

10) COMPLESSO RELIGIOSO DI SANTO STEFANO (O DELLE SETTE CHIESE)

Il Complesso religioso di Santo Stefano, anche conosciuto con il nome di Complesso delle Sette Chiese, costituisce un interessante, quanto singolare, complesso religioso della cittadina, composto da sette chiese connesse tra loro.

L'edificazione della struttura principale risale al 100, nell'area dove venne edificato in precedenza un tempio pagano dedicato al culto della dea egizia Iside. Sulla Piazza Santo Stefano si possono notare le facciate di tre delle chiese che fanno parte del complesso architettonico, ossia la Chiesa del Crocifisso, la Chiesa del Santo Sepolcro e la Chiesa dei Santi Vitale e Agricola.


Cortile di Pilato, che mette in comunicazione
le "Sette Chiese"

INTERNO

CHIESA DEL CROCIFISSO

La prima chiesa visitabile del complesso é la Chiesa del Crocifisso, di origine longobarda, risalente all'VIII secolo, nell'epoca appena successiva alla conquista della città ad opera del Re longobardo Liutprando.

La facciata é stata fortemente rinnovata nel corso del tempo, e oggi si presenta in uno stile che si rifà vagamente al romanico. L'oculo centrale, il coronamento di archetti pensili e il portale, sono stati aggiunti successivamente.

L'interno é a navata unica con volta a capriate, e presbiterio sopraelevato con sottostante cripta. Le pareti laterali sono scandite da otto archi a tutto sesto ciechi, sostenuti da lesene verticali. A sinistra si trova l'opera di cartapesta raffigurante il Compianto su Cristo Morto di Angelo Gabriello Piò.


Interno della Chiesa del Crocifisso

Gli affreschi presenti sulle pareti laterali dell'aula rappresentano il Martirio di Santo Stefano, opera di Pier Francesco Cittadini del 1546, il Miracolo di San Mauro del 1550 e la Decollazione di San Giovanni Battista di Francesco Caccianemici del XVI secolo.

Sulla parete di fondo é raffigurato il piccolo affresco della Madonna del Paradiso di Matteo da Modena.

PRESBITERIO DELLA CHIESA DEL CROCIFISSO (ANTICA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA)

La seconda chiesa del complesso, costituisce il presbiterio della Chiesa del Crocifisso, nata in origine come chiesa autonoma dedicata a San Giovanni Battista.


Presbiterio della Chiesa del Crocifisso,
anche Chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa subì una ricostruzione integrale in stile barocco, a partire dal XVII secolo, divenendo di fatto il presbiterio della chiesa in cui venne incorporata. Notevole é il Crocifisso su tavola lignea sagomata e dipinta, realizzato da Simone dei Crocifissi nel 1380. Sono presenti affreschi del XV secolo che raffigurano il Calvario, sulla sinistra, e la Crocifissione sulla parete di fondo, eseguiti probabilmente da Michele da Modena.

CRIPTA DELLA CHIESA DEL CROCIFISSO (ANTICA CHIESA DEI CONFESSI)

La terza chiesa del complesso religioso é costituita dalla cripta della Chiesa del Crocifisso, già denominata Chiesa dei Confessi, realizzata nel 1019 ad opera dei Benedettini.

La chiesa é ripartita in cinque navate, da colonne di differente fattura. In fondo alla cripta, in due urne ai lati dell'altare maggiore, sono riposte le reliquie dei Santi Vitale e Agricola. Ai lati dell'altare sono stati recentemente rinvenuti due affreschi raffiguranti il martirio dei due Santi.


Cripta della Chiesa del Crocifisso,
anche Chiesa dei Confessi

CHIESA DEL SANTO SEPOLCRO

La Chiesa del Santo Sepolcro venne realizzata nel V secolo, su commissione del Vescovo Petronio, rifacendosi nelle proporzioni alla Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme.


Esterno in laterizio della Chiesa del
Santo Sepolcro

Ricostruita agli inizi dell'XI secolo dai monaci benedettini, la ricostruzione avvenne secondo il modello della Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, su commissione del Vescovo Costantino IX Monomaco. L'edificio, in stile romanico, risale all'XI secolo, a pianta centrale con la forma di un ottagono irregolare, al centro del quale é posto un colonnato dodecagonale regolare. Delle dodici colonne, sette sono binate in laterizio e marmo cipollino nero, e cinque in laterizio.


Interno della Basilica del Santo Sepolcro
in stile romanico, risalente all'XI secolo

Al centro dell'ampia aula é posta un'edicola, che custodiva le reliquie di San Petronio, che vennero qui rinvenute nel 1141. La volta e le pareti della chiesa erano originariamente decorare da affreschi di Marco Berlinghieri raffiguranti scene bibliche, quasi del tutto eliminati nel 1804


Edicola marmorea che custodiva le reliquie di
San Petronio, qui rinvenute nel 1141

CHIESA DEI PROTOMARTIRI VITALE E AGRICOLA

La chiesa più antica appartenente al complesso é quella consacrata ai Santi Protomartiri Vitale e Agricola.

L'edificio religioso venne fatto costruire nel V secolo, su probabile commissione del Vescovo di Milano Ambrogio. La costruzione attuale risale a quella voluta da San Petronio tra il 431 e il 450. La facciata presenta una struttura a salienti con portale unico, bifora centrale, due monofore laterali e archetti pensili.

L'interno presenta una pianta basilicale a tre navate, con abside e senza transetto. Il soffitto a crociera intonacato, risale ad un'epoca successiva al 1400. Il pavimento presenta resti di mosaico di età romana, visibili attraverso una lastra di vetro. I capitelli di ordine ionico, sono di reimpiego, appartenenti all'antico Tempio di Iside.


Interno della Chiesa dei Santi
Vitale e Agricola

Nelle due absidiole laterali sono riposti due sarcofagi, appartenenti ai Santi Vitale e Agricola, che raffigurano sulla superficie due pavoni in mezzo ad una croce, e un angelo tra un cervo e un leone. Sulla parete della controfacciata, sono riposti due sarcofagi appartenenti alla Famiglia De'Bianchi.

L'altare principale é costituito da un'ara pagana con coperchio rivoltato, appoggiata alla parete di fondo.

CHIESA DEL MARTYRIUM O "DEL CALVARIO"

L'ultima chiesa attualmente visitabile nel complesso delle Sette Chiese bolognese, é la Chiesa del Martyrium, anche detta "del Calvario".

In questo luogo, nel IV - V secolo era presente un sacello, dedicato al culto dei martiri qui sepolti. Venne edificata con una struttura a cinque navate, con abside rivolta ad ovest verso il Cortile di Pilato.

All'interno la chiesa é suddivisa in cinque navate, e due sole campate voltate a crociera. Nella cappella di sinistra é riposto un gruppo scultoreo ligneo raffigurante l'Adorazione dei Magi, costituito da statue ad altezza d'uomo. L'opera venne scolpita in legno di olmo e dipinta nel 1370 ad opera del pittore bolognese Simone dei Crocifissi.


Interno romanico a cinque navate della
Chiesa del Martyrium, in stile romanico

Nella chiesa sono anche presenti resti di affreschi, tra i quali quelli raffiguranti Sant'Orsola con i suoi compagni di martirio ed una Madonna incinta.


Abside circolare della Chiesa
del Martyrium


Sarcofago in pietra nella chiesa


Mosaici romani nella Chiesa del Martyrium

MUSEO DI SANTO STEFANO E CHIESA DELLA BENDA

Il museo raccoglie una collezione di oggetti culturali, tra i quali reliquiari e ostensori.

Al termine dell'esposizione museale, é posta la piccola Chiesa della Benda, ove viene conservata la reliquia della benda che, secondo la leggenda, venne indossata dalla Madonna in persona.


Interno della Cappella della Benda

Il cimelio tuttavia non risale all'epoca della nascita di cristo, bensì al XVI secolo, in piena epoca rinascimentale. La piccola chiesa é composta da un unico ambiente, terminante con una piccola abside.

Nella chiesa sono contenute numerose reliquie.


Reliquiario contenente la Sacra Benda

11) BASILICA DI SAN FRANCESCO

La Basilica di San Francesco costituisce una delle principali architetture gotiche della città, fondata a seguito della visita a Bologna del Santo di Assisi nel 1222.

Il primo edificio religioso consacrato a San Francesco venne realizzato in Via del Porto, nel sito oggi occupato dalla Chiesa di San Carlo, luogo in cui dimorarono San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio da Padova. I lavori per l'edificazione della chiesa vennero avviati quando il Santo era ancora in vita.

La struttura venne portata a compimento nel 1263. La chiesa venne insignita del titolo di basilica minore dal Pontefice Pio IX nel 1835.

ESTERNO

La chiesa presenta una facciata romanica, ornata dal portale centrale ogivale e da grandi rosoni che si aprono nell'ordine superiore. Particolari sono le caratteristiche decorazioni, definite scodelle, realizzate in ceramica smaltata.

Il prospetto che si apre su Piazza San Francesco é tripartito da lesene. L'entrata é preceduta da un protiro, ove si legge l'iscrizione ECCLESIA STATIONUM URBIS, tradotto in "Chiesa delle Stazioni Cittadine", che ne attesta l'importanza tra le architetture religiose cittadine.

Anche la muratura esterna dell'abside é ornata da rosoni e da arcate cieche sotto la copertura.


Facciata della Chiesa di San Francesco
d'Assisi


Portale maggiore in stile gotico

INTERNO

L'interno, dalle grandi dimensioni, é distinto in tre navate, scandite da due file di pilastri molto possenti a sezione ottagonale, da cui si dipartono costoloni che raggiungono le volte della copertura distinguendole in sei vele ciascuna.

La zona retrostante l'abside é attraversata da un deambulatorio, su cui si aprono nove cappelle a raggiera.


Interno in stile gotico

Nelle navate laterali sono presenti importanti opere d'arte, tra cui sculture e affreschi. Degno di nota é il monumento funerario al Pontefice Alessandro V, morto in città nel 1410 e la pietra tombale di Ercole Bottigari.

Nella navata meridionale si possono ammirare il cenotafio di Giambattista Martini, musicista deceduto nel 1784, e il sarcofago di Pietro Fieschi, deceduto nel 1492, opera di Simone da Fiesole.

Nel lato orientale del chiostro, l'Architetto Antonio di Vincenzo realizzò nel 1400 una cappella commissionatagli da Lippo Muzzarelli, ricco mercante di seta. Nella cappella é conservato un Crocifisso ligneo del XIII secolo.

Principale opera della basilica é la pala dell'altare maggiore, realizzata in marmo di Carrara da Iacobello Masegne e dal fratello Pier Paolo, di origine veneziana, tra il 1388 e il 1392.


Altare maggiore


Pala in marmo di Carrara di Iacobello Masegne
e del fratello Pier Paolo, realizzata tra il
1388 e il 1392

La pala é composta da più opere d'arte realizzate da artisti differenti e successivamente assemblate.

Partendo dall'alto é rappresentata una Crocifissione, realizzata nel 1603 da Michele Fiorentino.

Le sottostanti guglie, intorno alla figura della Madonna col Bambino, raffigurano i Profeti.

Nel primo ordine sottostante, la figura centrale del Padre Eterno é circondata dai busti dei Santi Agostino, Elisabetta d'Ungheria, Lorenzo e Pietro, sulla sinistra e da quelli di Paolo, Bartolomeo, Chiara d'Assisi e Geminiano, sulla destra.

Nell'ordine sottostante, con al centro l'Incoronazione della Vergine, si trovano delle nicchie ove sono raffigurati sulla sinistra, i Santi Antonio da Padova, Antonio Abate, Petronio e Giovanni Battista e, sulla destra, i Santi Domenico, Ludovico da Tolosa, Giacomo e Francesco d'Assisi.

Nella sottostante predella sono raffigurate nove scene delle Storie di San Francesco d'Assisi.

Tra le cappelle si trovano: la Cappella della Madonna di San Luca; la Cappella delle Stimmate; affrescata nel 1905; la Cappella della Madonna, con una tavola dipinta del 1456 raffigurante i Santi Girolamo e Petronio; la Cappella di San Tommaso Apostolo con la tavola di Jacopo Forti del 1485; la Cappella votiva per la pace con un Crocifisso del XIV secolo; la Cappella del Beato Guido Spada, decorata nel 1904 e con un trittico in terracotta che sovrasta l'altare, realizzato da Arturo Colombarini nel 1906; la Cappella di San Giuseppe, decorata nel 1928 da A. Gandini.


Cappella della Madonna di San Luca

12) BASILICA DI SAN GIACOMO MAGGIORE

Situata in Piazza Rossini, la Basilica di San Giacomo Maggiore costituisce uno dei complessi architettonici più ricchi e affascinanti della città.

Venne edificata tra il 1267 e il 1315 per volere dei Frati Eremitani di Sant'Agostino, venendo restaurata alla fine del Quattrocento.

DESCRIZIONE

La basilica si presenta in una varietà di stili architettonici: l'esterno é romanico, mentre l'interno é gotico e tardo rinascimentale.

L'interno é a navata unica, e contiene due tra le principali opere d'arte del Rinascimento italiano: la Cappella Poggi e la Cappella Bentivoglio.

La Cappella Poggi venne edificata nel Cinquecento su progetto di Pellegrino Tibaldi, commissionata per volontà del Cardinale Giovanni Poggi.

CAPPELLA BENTIVOGLIO

La principale opera artistica ammirabile all'interno é la Cappella Bentivoglio, edificata su commissione di Andrea Bentivoglio a partire dal 1445, terminata da Giovanni II Bentivoglio nel 1486.

Sempre su commissione di Giovanni II Bentivoglio venne realizzato, tra il 1447 e il 1481, il portico per congiungere la chiesa con l'Oratorio di Santa Cecilia.

L'altare é ornato dalla tela dipinta, realizzata dal Francia, raffigurante la Madonna con Bambino e Santi, mentre le pareti sono ornate da tele dipinte di Lorenzo Costa, caratterizzate da un'originale iconografia che unisce elementi sacri con elementi profani, tra le quali la Madonna in trono con la famiglia di Giovanni II Bentivoglio, il Trionfo della Fama e il Trionfo della Morte.


Cappella Bentivoglio con la pala d'altare
del Francia, raffigurante la Madonna
con Bambino e Santi


Parete destra della Cappella affrescata con la Madonna
in trono con la Famiglia di Giovanni II Bentivoglio


Parete sinistra della Cappella affrescata con
il Trionfo della Fama e il Trionfo della Morte

Sempre del Costa sono gli affreschi eseguiti nelle lunette mentre, nelle quattro nicchie disposte a lato dell'altare maggiore, sono riposte figure di quattro Santi, realizzate dal Tomaroccio.

Particolare é il pavimento della cappella, realizzato in mattoni esagonali smaltati di bianco, dipinti di viola, di verde e d'azzurro.

ORATORIO DEI SANTI CECILIA E VALERIANO

Uscendo dalla basilica e dirigendosi nel portico della Chiesa di San Giacomo Maggiore, si giunge all'entrata dell'Oratorio dei Santi Cecilia e Valeriano.

Realizzato in luogo di un'antica chiesa romanica, venne rimpicciolito su commissione di Giovanni II Bentivoglio, che lo fece affrescare con un ciclo pittorico che rappresenta una delle più alte testimonianze artistiche del rinascimento bolognese.

La decorazione pittorica venne iniziata nel 1505, affidata ad artisti impiegati alla corte dei Bentivoglio, tra i quali Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini, per poi venire terminata da artisti minori.

Gli affreschi che ricoprono le pareti, raffigurano dieci riquadri distinti da lesene decorate a grottesche, raffiguranti gli Episodi della Vita di Santa Cecilia e del suo sposo Valeriano, ambientata nel III secolo ai tempi di Papa Urbano II, che vennero martirizzate per non aver rinnegato la fede cristiana.

13) BASILICA DI SANTA MARIA DEI SERVI

Nel panorama monumentale bolognese, degna di nota é la Basilica di Santa Maria dei Servi, fondata nel 1346 come chiesa madre dell'Ordine dei Servi di Maria, ampliata a partire dal 1386 ad opera di Padre Andrea Manfredi da Faenza.

ESTERNO

La facciata della basilica é introdotta da un monumentale quadriportico sostenuto da colonne marmoree, realizzato dal completamento di un portico adiacente alla chiesa, opera dell'Architetto Antonio di Vincenzo nel 1393.

Le lunette del portico lungo il fianco della chiesa vennero affrescate nel XVI secolo con le Storie della vita di San Filippo Benizzi, mentre il campanile é del 1453. L'esterno dell'abside, realizzato nel 1437 é in stile gotico bolognese.


Quadriportico monumentale della Basilica di
Santa Maria dei Servi


Interno del quadriportico dei Servi


Facciata della basilica

INTERNO

L'interno ha pianta basilicale a croce latina, distinta in tre navate, coperta da volte a crociera sorrette da archi acuti con costoloni in cotto. Le navate sono distinte da una serie di pilastri a sezione ottagonale, alternati a colonne circolari.


Interno della basilica in stile gotico
distinto in tre navate

Infondo alla chiesa é possibile accedere alla sagrestia, ove sono conservati tre dipinti raffigurati episodi delle Storie di San Giovanni Battista, realizzati dal Mastelletta tra il 1620 e il 1623.

Nella chiesa sono conservate le tele raffiguranti: la Madonna dei Santuario di Mondovì in gloria tra Santi, opera di Alessandro Tiarini; la tela di San Carlo Borromeo e angeli, realizzata da Guido Reni nel 1613 e la tela dipinta di Giovanni da Modena raffigurante la Madonna con Bambino.

Nella zona retrostante l'altare maggiore é situato il deambulatorio, ove si aprono tre cappelle radiali: all'inizio della parete absidale si trovano tracce di affreschi di Vitale da Bologna. Nelle tre cappelle sono riposte, rispettivamente, la statua in terracotta policroma della Vergine con Bambino, oltre a quelle raffiguranti San Lorenzo e Sant'Eustachio, quest'ultima realizzata nel 1503 da Vincenzo Onofri.


Abside gotico della basilica

L'altare maggiore é ornato con un tabernacolo marmoreo di Giovanni Angelo Montorsoli, raffigurante Cristo risorto tra la Vergine e San Giovanni Battista con i Santi Pietro e Paolo.


Altare maggiore con le statue di Cristo risorto, nella nicchia
centrale tra la Vergine e San Giovanni Battista.
Sulla sinistra e sulla destra sono, rispettivamente, le
statue di San Pietro e San Paolo

Nella zona retrostante l'altare maggiore é riposto il coro con stalli lignei del XIV secolo.

Degno di nota é il Monumento ai Fratelli Gian Giacomo e Andrea Grati, realizzato da Vincenzo Onofri.

La principale opera d'arte ivi conservata é la tavola dipinta della Maestà del pittore Cenni di Pepo, in arte Cimabue, raffigurante la Madonna col Bambino e Angeli.


Tavola dipinta della Maestà di Cimabue


Tomba con le ossa del Cardinale Luigi Conti


Pulpito con formelle in pietra che sovrastano
la tomba del Cardinale Conti


Cappella di San Giuseppe da Copertino


Tela dipinta quattrocentesca di Innocenzo da Imola
raffigurante l'Annunciazione, ornata da una cornice
lignea intagliata e dorata realizzata nel XVI secolo
da Antonio da Formigine

14) MUSEO D'ARTE MODERNA DI BOLOGNA (MAMbO)

Il Museo di Arte Moderna di Bologna (MAMbo) è la sezione dei Musei Civici Bolognesi che concerne l’Arte Moderna e Contemporanea.

Il museo ripercorre la storia dell’arte italiana dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ai giorni nostri.

Si trova all’interno del distretto culturale che ospita l’offerta formativa della Manifattura delle Arti, al centro di spazi didattici volti alla sperimentazione e all’innovazione, tra i quali la Cineteca di Bologna, i laboratori dei Dipartimenti Universitari del Sistema di Gestione Monumenti (DMS), la Facoltà di Scienze della Comunicazione e altre gallerie d’arte.

STRUTTURA: Le sale espositive si trovano all’interno dei locali che ospitarono il Panificio, edificato nel 1915 per rifornire di pane la popolazione bolognese in vista dell’impegno italiano durante la Prima Guerra Mondiale. Negli anni Quaranta ospitò l’Ente Autonomo dei Consumi, per essere definitivamente chiuso nel 1958.

Negli anni Novanta del XX secolo, la struttura venne convertita in un museo, secondo le modalità previste nel progetto dell’Architetto italiano Aldo Rossi, finanziato dalla Società Bologna Metropolitana e realizzato dal Comune di Bologna.

PERCORSO ESPOSITIVO: Il percorso espositivo è distribuito su quattro piani.

PIANO TERRA: Varcato l’ingresso, si accede al Piano Terra, ove si affacciano il Foyer e la Sala delle Ciminiere, con gli antichi forni a camino del panificio. La sala è ora adibita ad ospitare mostre temporanee.

Allo stesso livello si trovano il Bar Ristorante ex Forno del Pane e il MAMbo Bookshop, accessibili anche dal portico esterno.

LOCALI INTERRATI: Al Piano Terra si trovano anche locali interrati, come il Dipartimento Educativo e la Sala Conferenze, con affaccio da un lato, sul giardino del Cavaticcio e, dall’altro, sulla Manifattura delle Belle Arti.

PRIMO, SECONDO E TERZO PIANO: Al Primo Piano si trovano le esposizioni della Collezione Permanente del MAMbo e del Museo Morandi.

Il Secondo e il Terzo Piano sono entrambi utilizzati non per scopi espositivi o culturali, ma per locali adibiti a uffici, depositi e aree di servizio.

Tela dipinta del Paesaggio di Grizzana dipinta nel 1913 da Giorgio Morandi, uno dei Paesaggi parte della raccolta degli Acquerelli

COLLEZIONE PERMANENTE

La prima collezione d’arte ammirabile è la Collezione Permanente.

La collezione è ripartita in aree tematiche, che documentano alcune tra le pratiche artistiche più innovative, utilizzate nel XX secolo. In particolare, quattro sono le tecniche delle quali è necessario tener conto:

1)    FIGURABILITA’: La prima esposizione, “Figurabilità. Pittura a Roma negli anni Sessanta”, documenta l’emergere di una nuova generazione di pittori, tra cui Renato Guttuso, personalità di spicco nel realizzare opere di denuncia sociale e politica.

Le opere degli artisti tentano di instaurare un dialogo tra gli stili del passato e le nuove necessità artistiche improntate alla politica e alla veicolazione delle idee di partito. Degno di nota in tal senso è il dipinto di Renato Guttuso i Funerali di Togliatti.


Tela dipinta dei Funerali di Togliatti, realizzata da
Renato Guttuso


Tela del Batter d'Occhio, realizzata nel 2021 tramite battiti di ciglia
dell'artista Serena Vestrucci volta a realizzare un'azione immediata
e naturale in una rappresentazione concreta


Tela delle Teste di Mimmo Palladino, dipinta con inchiostro,
con teste che si moltiplicano all'infinito in maniera sempre imprevedibile.
I volti sono  maschere inespressive al di fuori dei limiti spazio - temporali


Tela del Bianco Plastica, opera di arte informale di Alberto Burri
realizzata nel 1966, tramite una combustione adagiata su celotex.
La combustione non viene lasciata al caso ma controllata dall'artista.
Questa tipologia di arte non vuole essere una rappresentazione della realtà,
ma evocare la realtà stessacon le sue incompiutezze e lacerazioni

RILEVAMENTI D’ARCHIVIO: La sezione dei Rilevamenti di Archivio, istituita da poco tempo, fa parte delle Collezioni del Museo MAMbO.

La sezione ha l’obiettivo di contestualizzare le Settimane Internazionali della Performance, che si tennero tra il 1977 e il 1982. L’esposizione integra tra loro una pluralità di immagini, documenti e filmati.

IDENTIFICAZIONI: La nuova sezione ha l’obiettivo di comprendere il legame tra azione e affermazione della personalità attraverso il processo di identificazione.                      

L’identificazione è intesa come un processo di costruzione della propria personalità, caratterizzato da continuità e dinamicità.

COLLEZIONE ON LINE

La Collezione On Line raccoglie le opere che per motivazioni logistiche, non possono essere esposte nella sede principale. L’intero patrimonio è costituito da cinquemila opere, di cui duecentocinquanta del bolognese Giorgio Morandi. La raccolta è a sua volta ripartita in due sezioni.

COLLEZIONI STORICHE: Raccolgono opere che vanno dagli ultimi anni del XVIII secolo, fino al 1945. Sono conservate nei depositi, accessibili su specifica richiesta o appuntamento da parte degli interessati.

COLLEZIONI CONTEMPORANEE: Comprendono opere realizzate dopo il 1945. Una porzione accuratamente selezionata di queste opere è esposta al primo piano del museo, venendo periodicamente riallestita.

15) PINACOTECA NAZIONALE DI BOLOGNA - LA FELSINA

La Pinacoteca Nazionale di Bologna venne allestita a partire dal 1808, con la funzione di quadreria di proprietà dell’Accademia di Belle Arti, istituto sorto nel luogo dove, a sua volta, si trovava la settecentesca Accademia Clementina.

Nel corso della sua storia, la collezione espositiva della Pinacoteca è stata arricchita con oltre mille dipinti, requisiti con le spoliazioni napoleoniche che ebbero per oggetto numerose chiese e conventi a partire dal 1806, per essere nuovamente spogliate con le Leggi Eversive del 1866 attuate dallo Stato Italiano da poco unificato.

PALAZZO PEPOLI CAMPOGRANDE

Una collezione di opere parte dello stesso polo museale, è allestita presso le sale di Palazzo Pepoli Campogrande, ove è possibile ammirare vaste sale affrescate tra la seconda metà del XVII secolo e l’inizio del XVIII.

Degne di nota sono il Salone d’Onore, con l’affresco dell’Apoteosi di Ercole del Canuti, la Sala di Felsina affrescata dai Fratelli Rolli, la Sala delle Stagioni e la Sala dell’Olimpo, affrescate con il ricorso alla Pittura di Genere da parte di Giuseppe Maria Crespi e la Sala di Alessandro, dal gusto molto classico, decorata da Donato Creti.

Il piano nobile si trovano dipinti parte della collezione nota come Quadreria Zambeccari, acquisita nel XVIII secolo dal Marchese Giacomo Zambeccari, parte della Pinacoteca dal 1884.

COMPLESSO DI SANT’IGNAZIO

Un’ulteriore porzione della collezione di opere della Pinacoteca di Bologna, è esposta all’interno del Complesso religioso di Sant’Ignazio, monastero gesuita edificato tra il 1728 e il 1735 insieme alla chiesa annessa, su progetto dell’Architetto Alfonso Torreggiani.

A partire dal 1796, dopo la soppressione degli ordini religiosi da parte di Napoleone Bonaparte, l’Accademia Clementina mutò il proprio nome in Accademia delle Belle Arti. Nel 1803 la necessità di maggiori spazzi, portò al trasferimento della sede da Palazzo Poggi al Complesso di Sant’Ignazio.

Negli anni Sessanta del XX secolo è stato ricavato un vano per la realizzazione dello scalone, precedentemente occupato da una cappella del complesso religioso.


Tela dipinta della Strage degli Innocenti di
Guido Reni del 1611


Tela dipinta del Martirio di Sant'Orsola di
Ludovico Carracci del 1592


Tela dipinta di San Sebastiano soccorso da Irene
del Guercino del 1620

PADRE ETERNO CON LA COLOMBA DELLO SPIRITO SANTO: La tavola faceva in origine parte di un polittico, di cui costituiva la cimasa, raffigurante la Disputa di Gesù al Tempio, attualmente conservato a Berlino, dipinta dal Mazzolino nel 1524, connessa con la tela dell’Adorazione dei Pastori, anch’essa nella pinacoteca bolognese, che ne costituiva la predella.

L’opera è nota per le particolari variazioni della luce e la precisa disposizione spaziale delle ombreggiature, che donano alla tela l’effetto della tridimensionalità.

16) MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI BOLOGNA

Il Museo Civico Archeologico di Bologna ha sede nella struttura edificata per ospitare il vecchio Ospedale della Morte, affacciato su Piazza Maggiore, nel lato orientale della Basilica di San Petronio.

Venne inaugurato nel 1881, al fine di ospitare sia le collezioni universitarie e comunali, che i reperti archeologici rinvenuti, appartenenti all’epoca preistorica, etrusca e romana. Le sezioni medievale e moderna, sono confluite in un museo distaccato dal Museo Civico Archeologico, denominato Museo Civico Medievale.

Le sale del palazzo hanno conservato il proprio aspetto ottocentesco.

L’esposizione museale costituisce una delle principali collezioni archeologiche d’Italia, in particolare per quanto concerne i reperti delle popolazioni etrusche stanziate nella Pianura Padana e nei Colli Bolognesi.

Fondata dagli Etruschi nel III secolo a.C. la città venne conquistata dai Galli Boi, divenendo nota con il toponimo di Bononia.

La collezione comprende anche reperti di epoca egizia, greca e romana.

Il Primo Piano presenta una collezione suddivisa in tre settori espositivi autonomi, ove sono raccolti, rispettivamente, manufatti di provenienza Greca, Etrusco – Italica e Romana.

DESCRIZIONE DELLE COLLEZIONI

Il Museo Archeologico conta dieci collezioni di manufatti, in grado di raccontare tutta la storia della città, dalle origini fino ai giorni nostri.

BOLOGNA E IL SUO TERRITORIO NELLA PREISTORIA: La prima sezione racconta Bologna all’epoca della Preistoria, ove viene documentata la presenza dell’uomo nel territorio fin dal Paleolitico Inferiore, circa 800.000 anni fa, fino all’Età del Bronzo nel I millennio a.C..

Tra i manufatti dell’Età del Bronzo, degni di nota sono quelli provenienti dai villaggi terramaricoli tra Bologna e Modena e quelli della Grotta del Farneto, scoperti tra il XIX e il XX secolo.

BOLOGNA ETRUSCA: Durante il dominio della dodecapoli etrusca, Bologna venne fondata da coloni etruschi con il nome di Felsina, elevata al rango di capitale dell’Etruria Padana.

Gli Etruschi giunsero a Bologna nell’XI secolo a.C., quando l’insediamento visse la sua prima vera fase di crescita, avviandosi a diventare un’importante città. Il museo espone manufatti legati alle esigenze abitative e produttive, dalla Civiltà Villanoviana del IX – VIII secolo a.C., fino all’Età Arcaica e Classica greca, tra il VI e il IV secolo a.C.. Nella Sala X si trovano i corredi funerari rinvenuti nelle tombe delle necropoli bolognesi.

Cratere del pittore Niobidi a figure rosse del V secolo a.C., con la raffigurazione degli Episodi della Guerra di Troia, tra cui l'Inseguimento di Elena da parte di Menelao alla presenza di Atena

BOLOGNA GALLICA: L’insediamento etrusco di Felsina entrò in crisi già a partire dalla fine del V secolo a.C., quando il territorio venne interessato dalle scorrerie di conquista dalla tribù gallica dei Boi.

Tra i 389 e il 388 a.C. le scorrerie degli stessi Galli comportarono gravi disagi anche nei possedimenti italici della potenza emergente romana. Per duecento anni i Boi convissero pacificamente con gli Etruschi. Della loro presenza abbiamo testimonianze esclusivamente nei corredi funerari delle sepolture.

Corona d'Oro in lamina dorata del III secolo a.C. che cingeva il capo del defunto


Spada, Fodero e Cinturone in Ferro, parte delle armi dei
Galli in bronzo del III secolo a.C. rinvenute nella Necropoli
di Monte Tamburino

BOLOGNA ROMANA: I manufatti raccolti nella sezione romana provengono dalle necropoli di Bononia, colonia di diritto latino, cioè cui era data la possibilità di autogovernarsi e non direttamente dipendente dal Senato romano, fondata nel 189 a.C..

Tra i reperti vi sono, il mosaico della domus di Beverara, rinvenuto poco fuori Porta Lame. E’ un mosaico policromo situato al centro del vasto triclinio di una grande villa. Risale alla fine del I secolo e inizio del II secolo, realizzato con tessere in pietra.

Pregevoli sono le lucerne in bronzo dorato del I – II secolo.

Lucerne romane in terracotta del I - II secolo


Mosaico della domus di Beverara


Antefisse a Testa di Gorgone della Basilica romana di Bologna del II - I secolo a.C.

RILIEVO FUNERARIO DEI GLADIATORI: Il Rilievo Funerario con i Gladiatori é una lastra di arenaria di 110 x 120 cm, rinvenuta in Località Due Madonne. Mostra tre gladiatori che si destreggiano in tre differenti specialità di combattimento: quello a sinistra è in piedi, dotato di elmo, una spada ricurva e uno scudo quadrangolare. Sulla destra c’è una coppia di gladiatori, che stringono entrambi uno scudo sulla destra e una spada sulla sinistra. I due combattenti a sinistra hanno avuto la meglio sul gladiatore a destra, inginocchiato con lo scudo sulla testa in posizione di resa, in attesa del verdetto dell’Imperatore.

COLLEZIONE EGIZIA: Raccoglie più di tremila reperti, che ne fa una delle più significative d’Italia.

Molti dei reperti ammirabili vennero raccolti dal pittore Pelagio Pelagi e ceduti al Municipio di Bologna dopo la sua morte, avvenuta nel 1861. Nel 1994 la collezione è stata riallestita. La sezione è ripartita in tre settori: il primo comprende i reperti della Necropoli di Saqqara, il secondo espone i reperti seguendo l’ordine cronologico della Civiltà Egizia, il terzo illustra i caratteri del regno dei faraoni.


Pilastro djed di Kema della XIX dinastia,
nel 1.292 a.C. a Saqqara

RILIEVI DELLA TOMBA DI HOREMHEB A SAQQARA: All’inizio della sezione si trovano i cinque rilievi appartenenti alla tomba di Horemheb, ultimo Faraone della XVIII dinastia, compresa tra il 1319 e il 1292 a.C.. I rilievi di una delle tre tombe da lui commissionate, sono stati distaccati nel XIX secolo.

Si tratta di un bassorilievo con la raffigurazione di scene agricole, e mostra Horemheb a lavoro nei campi dell’Oltretomba. Le scene mostrano l’aratura, la raccolta del cereale e la separazione del prodotto dalla crusca.

Rilievo di Horemheb a lavoro nei campi dell'Oltretomba, su lastra in calcare con tracce di policromia del 1323 a.C.

RILIEVO DI PRIGIONIERI NUBIANI: Vi si trova inoltre un rilievo di prigionieri nubiani, seduti a terra in posizione di sottomissione, sorvegliati da tre soldati egiziani con bastone e da uno scriba che redige un verbale.

Rilievo di prigionieri nubiani su lastra in calcare con tracce di policromia del 1323 a.C.

COLLEZIONE GRECA: La Collezione Greca è stata situata nel piano interrato dell’edificio a partire dal 2005. Vi sono ospitate ceramiche greche e italiche, oggetti di oreficeria e sculture, come la Testa di Atena Lemnia, copia romana in marmo di un originale bronzea di Fidia, realizzata tra il 451 e il 447 a.C., mostrata in un inusuale atteggiamento pacifico.

COLLEZIONE NUMISMATICA: La collezione raccoglie oltre centomila opere tra cui monete antiche, medaglie, tessere e gettoni. Tra i principali reperti vi sono quelli di età repubblicana e imperiale romana.

LAPIDARIO: Raccoglie manufatti provenienti dal territorio bolognese. Sono riposti nell’atrio del museo, sulla sinistra quelli relativi al territorio bolognese, sulla destra quelli della Via Emilia.

Pregevoli sono i cippi miliari in pietra sulla Via Emilia e le targhe che recano iscrizioni pubbliche.


Steli romane del Lapidario, poste nel cortile del museo


Cippi miliari della Via Emilia


Cippo miliare della Via Emilia che riporta il nome di
Marco Emilio Lepido, e il numero CCLXIIX,
pari alla distanza di 268 miglia


Cisterna romana in pieetra di Bononia


Esposizione di epigrafi romane nel territorio di
Bononia e della Via Emilia

17) SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DI SAN LUCA

Ultima tappa dell'itinerario alla scoperta delle bellezze storiche e artistiche di Bologna é il Santuario della Madonna di San Luca, posto al di sopra della collina in posizione panoramica, poco al di fuori del centro storico cittadino. E' possibile raggiungere il Santuario in trenta minuti se muniti di autovettura o, in alternativa, a piedi, incamminandosi lungo il Portico di San Luca, il più lungo della città.

Il Santuario in cima alla collina, costituisce l'ultima tappa della Via degli Dei, cammino con partenza da Firenze, a sua volta parte del Sentiero Italia gestito dal CAI che, attraversando le montagne dell'Appennino Tosco - Emiliano, raggiunge Bologna, ed ha come punto terminale proprio questo particolare luogo di culto.

I primi documenti storici che ne attestano l'esistenza, risalenti al 1100, narrano di un eremo situato su questo Colle, nel quale si stabilì un eremita di nome Eutimio, giunto in questi luoghi da Costantinopoli, che portò con sé una tavoletta di cedro recante l'immagine dipinta della Vergine in stile bizantino antico. Nel 1149 l'eremo passò alla proprietà di due sorelle, Azzolina e Bice, figlie di Rampertino di Gherardi di Guezzo.

A partire dal 1741, il Comune diede il consenso per l'edificazione sull'altura di un santuario, dedicato proprio alla Vergine di San Luca. L'edificio di culto venne progettato dall'Architetto Carlo Francesco Dotti. L'interno dovette essere pressoché concluso nel 1757, anno in cui si procedette al getto delle fondazioni della facciata con le tribune laterali.

ESTERNO

L'esterno presenta un porticato, realizzato nel 1739 su disegno di Giacomo Monti. Il porticato é composto da 666 archi, con 15 cappelle di piccole dimensioni, che rimandano ai Misteri del Rosario.

Il porticato ha una lunghezza di 3.796 m, dei quali 1500 in piano e 1800 in salita. Venne portato a termine dal Dotti nel 1732, con la realizzazione dell'Arco del Meloncello.


Esterno del Santuario della Beata
Vergine di San Luca

INTERNO

L'edificio ha una pianta circolare, dotata di brevi bracci di eguale lunghezza, disposti a croce greca intorno al principale spazio circolare. Si compone di una sola navata, e la grandiosità delle proporzioni  é conferita dal grande tamburo con funzione strutturale, volto a sorreggere la maestosa cupola.

Interno a pianta circolare e navata unica

L'interno é decorato da splendidi dipinti, tra i quali si annoverano la Madonna del Rosario di Guido Reni, situata nella terza cappella di destra.


Tela della Madonna del Rosario, nella terza cappella
a destra, realizzata da Guido Reni

Le sculture sono state realizzate dagli artisti Angelo Piò e Bernardino Cometti. A quest'ultimo si deve la realizzazione delle statue raffiguranti San Luca e San Marco, poste ai lati del portale d'ingresso, realizzate tra Seicento e Settecento.

La cupola, terminata il 1' agosto 1742, venne affrescata tra il 1919 e il 1932 dal fiorentino Giuseppe Cassili, con la rappresentazione dell'Invocazione della Madonna regina della pace e Papa Benedetto XIV che implora la pace.

Cupola affrescata con l'Invocazione della Madonna regina della pace e Papa Benedetto XIV che implora la pace, da Giuseppe Cassili nel 1932

Nella prima cappella di destra, si trova un altare sovrastato dalla tela del Miracolo di San Pio V, realizzato da Giovanni Maria Viani (1636 - 1700). Nella tela sono raffigurati l'ambasciatore polacco, inginocchiato di fronte al Papa, nell'atto di porgergli una piccola quantità di terra raccolta al Colosseo. Ai lati sono raffigurati i Santi Papi, opera del XVIII secolo di Nicola Bertuzzi, mentre in basso é riposto l'ex voto del Beato Bartolomeo Maria del Monte.

La seconda cappella di destra presenta la pala dell'Incoronazione della Vergine, realizzata tra il XVII e il XVIII secolo da Donato Creti. Nella porzione inferiore si notano San Gioacchino, Sant'Anna a il Profeta David con l'arpa. Ai lati sono riposti dei candelabri di legno, mentre sulla sinistra é l'Adorazione dei Pastori, realizzata da Giovanni Putti, vissuto tra il 1771 e il 1874. Nella Cappellina di Sant'Antonio da Padova sono riposti la statua di Sant'Antonio da Padova e la statua in terracotta policroma raffigurante il Compianto sul Cristo Morto, realizzata nel 1780 da Gaetano Gandolfi.


Tela dell'Incoronazione della Vergine,
opera di Donato Creti realizzata tra
il XVII e il XVIII secolo

La terza cappella di destra é ornata al centro dalla tela raffigurante l'Apparizione della Vergine a San Domenico e i Misteri del Rosario, entrambe realizzate da Guido Reni tra Cinquecento e Seicento. Ai lati sono le tele raffiguranti San Francesco di Sales e San Filippo Neri, entrambe realizzate da Giuseppe Pedretti tra il 1697 e il 1778. In basso é riposta la statua della Nostra Signora di Guadalupe, di artista anonimo.

L'altare maggiore venne realizzato nel 1815 dall'Architetto Venturoli, in stile barocco, riccamente decorato con intarsi di marmo e bronzo. Nell'abside é affrescata la Vergine con il Bambino circondata da Angeli, mentre San Luca la ritrae, mentre nel catino absidale si trova l'affresco raffigurante la Glorificazione della Vergine, con in basso i Santi Protettori di Bologna, eseguito da Vincenzo Bigari nel XVIII secolo.


Abside e catino absidale del santuario affrescati


Cupola che sovrasta la zona presbiteriale


Catino absidale, affrescato con la Glorificazione della
Vergine, con in basso i Santi Protettori di Bologna,
del XVIII secolo di Vincenzo Bigari

Dietro alla zona presbiteriale é riposta una scala, che consente di accedere ad una tribuna sopraelevata, ove si trova la nicchia in cui é conservata la famosa Icona della Madonna con Bambino, risalente probabilmente al XII secolo, o alla prima metà del XIII secolo, oggetto di grande venerazione da parte dei cittadini bolognesi, e da tutti coloro che si mettono in cammino lungo la Via degli Dei, o più semplicemente dai devoti provenienti da tutto il territorio nazionale. L'immagine é ricoperta da un prezioso frontale in argento.

Una volta visitata la Cappella Maggiore, corrispondente all'abside del Santuario, é possibile visitare le cappelle che si aprono sulla sinistra rispetto al portale di accesso.

Continuando lungo il precorso di visita intrapreso in precedenza, s'incontra la terza cappella di sinistra, ornata dalla tela raffigurante l'Assunzione della Vergine con Angeli e i Santi Pietro e Giovanni Battista, opera di Francesco Pavona (1695 - 1777). Ai lati sono raffigurati San Domenico e San Vincenzo Ferrer, opera di Nicola Bertuzzi detto "l'Anconetano", dello stesso periodo.

La seconda cappella di sinistra presenta una pala realizzata da Donati Creti (1671 - 1749), raffigurante la Vergine con i santi protettori della città. Alla Vergine sono affiancati i Santi Petronio, Domenico di Gùzman, Francesco d'Assisi, Ignazio di Loyola, Procolo, Caterina da Bologna, Antonio da Padova e Floriano.

Infine, nei pressi dell'ingresso, si apre la prima cappella di sinistra, impreziosita dalle statue di Maria e San Giovanni, e dal maestoso Crocifisso che si staglia sulla scena del Calvario. Sia le due statue che il Crocifisso sono stati realizzati dall'artista Angelo Piò, vissuto tra il 1690 e il 1769. Sullo sfondo della tela é visibile il Monte Calvario con i cavalli che scendono dalla montagna, e i Profeti  Geremia e Davide ai lati, questi ultimi realizzati da Nicola Bertuzzi detto "l'Anconetano". Al di sotto é riposta l'icona del Sacro Cuore di Gesù.

NB. Le informazioni storiche sulla città di Bologna, sono state estrapolate dal post "La storia di Bologna", nella Pagina Internet di "VISITUP BOLOGNA, la tua guida chatbot", nel sito www.visitupbologna.com.

NB. Le informazioni sui monumenti di Bologna, sono state estrapolate dalle rispettive pagine dedicate, nel portale di Bologna Welcome, nel sito www.bolognawelcome.com.

NB. Le informazioni sugli scavi archeologici della Cattedrale di San Pietro, sono state estrapolate dal post "CRIPTA E SCAVI ARCHEOLOGICI", nella pagina ufficiale dell'APS BOLOGNA STORICA E ARCHEOLOGICA, in www.bolostorica.it.

NB. Le informazioni sulla Cappella del Rosario nella Basilica di San Domenico, sono state estrapolate dal post "Cappella del Rosario, basilica di San Domenico, Bologna", nel portale "MUSEUM WITH NO FRONTIERS", in www.baroqueart.museumwnf.org.

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NB. Le informazioni sul Museo d'Arte Moderna di Bologna (MAMbO), sono state estrapolate dal portale Internet "MAMbo - Museo d'Arte MOderna di Bologna", nel sito www.museibologna.it.

NB. Le informazioni sulla Pinacoteca Nazionale di Bologna "La Felsina", sono state estrapolate nel post "PINACOTECA NAZIONALE DI BOLOGNA", nel sito www.pinacotecabologna.cultutra.gov.it.

NB. Le informazioni sul Museo Civico Archeologico di Bologna sono state estrapolate dal portale Internet "Museo Civico Archeologico Bologna", in www.museibologna.it.

NB. Le informazioni storiche e artistiche sul Santuario della Beata Vergine di San Luca, sono state estrapolate nel paragrafo "LA STORIA DEL SANTUARIO", nel portale ufficiale "Santuario della Beata Vergine di San Luca", in www.santuariodisanluca.it.

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