GUADAMELLO
Guadamello é una frazione del Comune di Narni edificata al di sopra di uno sperone roccioso a 275 m.s.l.m., e conta 250 abitanti.
Il toponimo di derivazione longobardo - bizantina, pare derivare dall'unione dei vocaboli gaita - melo, che letteralmente si traducono come "a guardia di Melo", ove Melo si riferiva probabilmente ad un'antica fortezza bizantina.
La prima testimonianza documentata di Guadamello, concerne la sepoltura di un guerriero italico, risalente al X secolo a.C., mentre il borgo in sé, sorse nel luogo precedentemente occupato da un antico castrum romano. Il castrum svolse la funzione di controllo della sottostante valle del Fiume Nera.
Con la Guerra Greco Gotica (535 - 553), il borgo venne a trovarsi proprio sul confine tra il Ducato longobardo di Spoleto e il Corridoio Bizantino, attraversato dalla Via Amerina. Il primo documento ufficiale ove venne nominato Guadamello, é il Regesto Farfense del 1036, ove si evince l'atto di donazione del Castello da parte dell'Abate Pietro di Sant'Angelo in Massa, ai possedimenti dell'Abbazia di Farfa.
Nello Statuto comunale del 1371, Guadamello era sottoposta al pagamento di una tassa, con l'obbligo di denuncia al Vicario Pontificio tale Niccolò I Ursini, di tutti i delitti commessi dai suoi abitanti. Nel 1522 Guadamello venne obbligato, insieme agli altri castelli del contado narnese, a donare un cero di due libbre a Narni in occasione delle festività di San Giovenale.
Nelle Riformanze narnesi del 1583, si evince che a Guadamello venne assegnato il compito di controllare l'accesso illecito degli ortani nel contado comunale narnese. Al fine di verificare l'attuazione di tali norme, Narni nominò due custodi addetti alla verifica, tali Francesco Tragili e Nicola Petri.
Dal 1809 al 1815 fece parte del territorio comunale di Otricoli, per poi tornare nel Comune di Narni nel 1816.
DESCRIZIONE DEL BORGO
Il Castello, tenuto in buone condizioni, possiede tutt'ora tre torri di epoca medievale, inglobate nei secoli, in una costruzione di maggiori dimensioni, comunemente chiamata "il Palazzo".
Le torri risalgono a differenti epoche storiche: la centrale, più antica, risale al V - VI secolo, forse originaria, mentre le altre due torri, di epoca posteriore, svolsero la funzione di colombare.
Si conservano inoltre la porta di accesso al Castello, le mura difensive, e vari elementi architettonici appartenenti ad epoche comprese tra il XII e il XIX secolo. All'ingresso del borgo é visibile un fontanile a cinque arcate, in mattoni del 1926.
L'interno del borgo si snoda in una serie di suggestivi vicoletti, con le abitazioni disposte l'una accanto all'altra. Tra le case si aprono due piazze di ridotte dimensioni, una dinanzi ad una torre e al forno comune, risalente al XVI secolo, utilizzato per la cottura del pane destinato alla comunità, l'altra dinanzi alla Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Annunziata.
Antico locale adibito a forno
SAN VITO
Il centro abitato di San Vito, frazione del Comune di Narni, sorge sulla cima di una collina, in posizione dominante sulla piana del Tevere. Le origini del Castello sono antichissime: alcuni ritrovamenti archeologici effettuati nelle vicinanze, confermano come la zona fosse densamente abitata già tra il X e il IX secolo a.C..
L'antica torre quadrangolare, che svetta sul borgo come una sentinella a difesa del territorio circostante, risale all'epoca romana. Intorno alla prima metà del I secolo d.C., come afferma lo storico Svetonio l'Impero Romano, sotto il dominio di Marco Aurelio, si servì di una serie di torri di vedetta, utilizzate per la segnalazioni dei pericoli. Quella di San Vito potrebbe essere una delle trentadue torri citate da Svetonio.
Nel Medio Evo, la torre fu testimone delle scorrerie dei pirati Saraceni. Il primo nucleo urbano stabile, si vene a creare probabilmente, nei pressi dell'antica torre romana, luogo in cui migrarono alcuni degli esuli di Ocriculum, in fuga in seguito al saccheggio della città romana, compiuto nel V e VI secolo da parte di Goti e Longobardi.
In un documento del Registro Farfense del 1036, pare che Pietro, Abate di Sant'Angelo in Massa, e suo nipote Adriano, cedettero San Vito alla proprietà dell'Abbazia di Farfa. Nel 1227 San Vito, parte dei Castelli del contado narnese, costituì l'unico Castello narnese, insieme a Striano, ad essere esentato dall'offerta di un cero da tre libbre in occasione delle festività di San Giovenale.
Nel 1350 venne obbligato, insieme a tutti i Castelli del contado narnese, a denunciare al Vicario di Narni tutti i delitti commessi. Nel Seicento il Castello venne ceduto in feudo a tre differenti Famiglie feudatarie, tra le quali gli Scotti, l'Abbazia dei Santi Andrea e Gregorio al Celio e, l'ultimo terzo, di proprietà all'Abbazia di San Vittore di Otricoli. Furono però gli Scotti ad esercitare, in maniera sostanziale, i propri diritti sul feudo. Nel 1703, con la morte di Marta Scotti, la loro autorità su San Vito diminuì, dopo ben tre secoli.
Il 6 dicembre 1816, i Signori, che intanto avevano cambiato il loro nome in Mancinelli - Scotti, gravati dai pesanti oneri legati al mantenimento dell'ordine pubblico e alla garanzia della giustizia, fecero atto formale di rinuncia al feudo di San Vito.
Tra il 1824 e il 1828 il feudo passò alla proprietà della famiglia spagnola dei Conti Ruiz De Cardenas, nella persona di Luigi. I suoi discendenti, Conti Marcello e Francesco, governeranno il Castello nel periodo finale del XIX secolo.
DESCRIZIONE DEL BORGO
L'accesso al centro storico é possibile varcando la porta di accesso del paese, di origine medievale.
La porta é formata da un solo fornice a tutto sesto, sormontato da un'elegante merlatura guelfa ben conservata.
Porta di accesso al borgo con merlatura guelfa
Al centro del Castello svetta la torre a sezione quadrata di epoca romana, i cui spigoli sono rinforzati da conci squadrati in pietra. La torre si trova in eccellente stato di conservazione.
Al di sotto della torre quadrata, si trova l'antica chiesa parrocchiale, dotata di campanile cuspidato. L'accesso alla chiesa é costituito da una scalinata in mattoni, realizzata nel corso della Prima Guerra Mondiale, per volontà dell'allora parroco Don Carlo Checcucci di San Casciano Val di Pesa, le cui spoglie riposano all'interno dell'edificio sin dal 1963, anno della sua morte.
Chiesa parrocchiale di San Vito
La pianta della chiesa si presenta con struttura basilicale, voltata ad arcate. Nell'abside é presente un affresco che rappresenta San Vito, risalente agli anni Trenta e Quaranta del XX secolo.
Al di sopra dell'altare maggiore, si trova una tela raffigurante il Divino Cuore di Gesù.
NB. Le informazioni storiche e artistiche su Guadamello, sono state estrapolate dal post "Castello di Guadamello - Narni (TR)", nella Pagina Internet "I luoghi del silenzio, la memoria é il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.
NB. Le informazioni storiche e artistiche su San Vito, sono state estrapolate dal post "Castello di San Vito - Narni (TR)", nella Pagina Internet "I luoghi del silenzio, la memoria é il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.


Nessun commento:
Posta un commento
Nel riportare commenti, sono ben accette critiche costruttive. Non sono accettati commenti offensivi o denigranti, relativi all'attività svolta o alla persona. Facendo affidamento sul buonsenso delle persone, si raccomanda l'utilizzo di un linguaggio quanto più possibile educato.
Grazie per la lettura e la comprensione.