STORIA
Al confine tra le regioni Lazio e Umbria, Labro é un Comune di 368 abitanti, posto sulla cima di una bassa collina, ad una quota di 628 m.s.l.m., che domina la Piana Reatina e il Lago di Piediluco. Dal paese é possibile scorgere la cima del Monte Terminillo.
Le origini del borgo risalgono probabilmente all'epoca romana, il cui toponimo sembra derivare dal latino lavrarum, ossia "bacino", forse per la vicinanza con il Lago di Piediluco. La prima notizia scritta sul borgo di Labro, viene fatta risalire al 956, anno in cui l'Imperatore del Sacro Romano Impero Ottone I, concede il borgo in feudo ad Aldobrandino de' Nobili, insieme ad altri tredici Castelli appartenenti al Ducato longobardo di Spoleto.
Tra le famiglie feudatarie cui venne affidata la Signoria del borgo, molta importanza rivestirono i Conti Nobili, divenuto in seguito Nobili - Vitelleschi. Nel XII secolo, la Famiglia Nobili donò il centro abitato al Capitolo romano di San Giovanni in Laterano, al fine di trovare appoggio nella lotta contro i conquistatori Normanni. La donazione fu all'origine di una controversia tra Berardo di Labro e il Capitolo di San Giovanni in Laterano.
In seguito Labro passò sotto la giurisdizione del Comune di Rieti, arrivando a scontrarsi con il Castello di Piediluco, appoggiato dal Comune di Spoleto. Particolare é la contesa che ha opposto Labro a Piediluco, per la giurisdizione su Monte Caperno, ove i labresi vi fecero edificare una rocca, che furono costretti a demolire per ordine del Pontefice Bonifacio VIII, obbligando gli abitanti del borgo.
Nella seconda metà del Quattrocento, a seguito di un'ennesima contesa militare che oppose i Signori di Luco con i Nobili Vitelleschi, il Pontefice Sisto IV scomunicò i Signori di Labro. L'episodio che fu alla base della scomunica pontificia, fu l'uccisione di un sacerdote per mano di Giovanni de' Nobili. Tale delitto, costò al Signore di Labro la perdita del feudo. Con la partenza dei Nobili Vitelleschi, la rocca venne fatta demolire.
Con la successiva revoca della scomunica da parte dello stesso Pontefice Sisto IV, al posto del mastio del castello, venne edificato il campanile in pietra, tutt'ora presente. Nella parte più elevata del paese, Giordano de' Nobili vi fece edificare il Palazzo Signorile.
Nel 1575 Girolamo de' Nobili sposò Virginia, ultima discendente dei Vitelleschi, dando vita al ramo familiare dei Nobili - Vitelleschi. Con l'unione familiare, vennero unificati anche gli stemmi: l'aquila coronata e il pesce dei de' Nobili, vennero fusi con i gigli e i vitelli, simbolo dei Vitelleschi.
Nel biennio 1815/16, epoca del Congresso di Vienna, Labro venne ricompreso nella Delegazione di Rieti, sede di un governo di secondo ordine dipendente da Poggio Bustone. Con la nascita del Regno d'Italia nel 1860, il Comune appartenne alla Provincia di Perugia, per poi passare alla Provincia di Perugia e, a partire dal 1927, alla Provincia di Rieti.
Nel 1944 in occasione dell'uccisione di un ufficiale tedesco da parte dei partigiani, cinquanta uomini del paese vennero messi con le spalle al muro, tra i quali il Marchese Pietro Nobili - Vitelleschi. Il coraggioso intervento di quest'ultimo e di sua moglie Giovanna, scongiurò l'esecuzione sommaria dei cittadini innocenti.
Nel 1957 la località di Colli di Labro si distaccò dal territorio comunale, venendo rinominato Colli sul Velino.
MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE
Il piccolo borgo di Labro, presenta un centro storico molto ben conservato, caratterizzato da edifici non intonacati, dalle murature in pietra.
L'interno del borgo di caratterizza per la presenza di un'intricata rete di vicoli, archi e piazzette, che convergono tutti verso la sommità del colle, ove si ergono la chiesa madre e la torre del Castello appartenuto ai Conti Nobili - Vitelleschi, visitabile su prenotazione.
1) PORTA REATINA
L'ingresso al centro storico é possibile oltrepassando la principale porta di accesso, denominata Porta Reatina.
La struttura presenta un arco in pietra, a tutto sesto, composto da un unico fornice. Oltrepassata la porta si entra nel cuore del paese mentre, poco distante, in Via Vittorio Emanuele, si trova una finestra guelfa, ed una porta con bugnato a rilievo, che presenta nell'architrave la scritta actionum gloria finis.
Arco di Porta Reatina
2) PALAZZO DEI NOBILI VITELLESCHI
Dinanzi alla chiesa principale del paese, nella parte più elevata del borgo, si trova il Palazzo dei Nobili Vitelleschi.
Il palazzo venne edificato nella seconda metà del Cinquecento per volontà del Conte Giordano de' Nobili, subendo ulteriori restauri nei secoli XVIII e XIX.
Il palazzo é privato, e ancora di proprietà dei discendenti dei Conti Nobili, che ne permettono l'utilizzazione per altre attività. Nel piano nobile vengono ospitate, occasionalmente, matrimoni e conferenze.
DESCRIZIONE
Edificato in pietra grigia, presenta all'esterno giardini pensili ornati da elementi architettonici e decorativi tra le quali scalette, loggette e balconi.
L'interno del Castello conserva l'arredamento tipico del Settecento, come le armi utilizzate in battaglia e i ritratti dei membri della famiglia. Nel salone principale é conservato uno splendido camino in marmo del Cinquecento.
3) CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE
Nella parte più elevata del paese e nelle vicinanze del Castello, é ubicata la Chiesa di Santa Maria Maggiore. L'edificio religioso, innalzato al rango di Collegiata nel 1508 ma dalle antiche origini, presenta all'esterno una facciata, al cui ordine inferiore si apre un bel portale che, in origine, costituiva l'ingresso principale del castello.
Successivamente il portale venne staccato e riposizionato sulla facciata della chiesa, al fine di costituirne l'ingresso.
INTERNO
L'interno della chiesa é a navata unica, con volta a crociera, ripartite in quattro settori da archi a tutto sesto, con costoloni poggianti su colonne rettangolari.
La chiesa é decorata con affreschi raffiguranti il cielo stellato. Sulla destra si apre un'ulteriore navata, coperta da sei volte a crociera poggianti, da un lato, sui pilastri della navata centrale mentre, dall'altro, sulle paraste.
Sul lato sinistro si aprono due piccole cappelle, delle quali una utilizzata come battistero. Sul lato destro sono riposti due altari, una cappella laterale all'inizio della navata e una scalinata di accesso, che immette nella Cappella del Rosario.
Le due cappelle sulla sinistra sono voltate a botte, mentre la cappella laterale destra é voltata a crociera.
Nella prima cappella a sinistra, sono riposti una transenna in legno riccamente decorata realizzata tra il XV e il XVI secolo, e il dipinto di scuola umbra raffigurante l'Annunciazione, probabilmente realizzato da Bartolomeo Torresani.
L'altare maggiore, costituito da una elaborata macchina lignea e fiancheggiato da due tabernacoli, ospita un crocifisso ligneo, un fonte battesimale del Quattrocento, un'edicola cinquecentesca e un acquasantiera decorata a rilievo con figure ittiche. Nell'ultima cappella di destra é riposto il paliotto in cuoio dipinto.
Sul lato destro della navata, si trova una scala in ferro, che consente l'accesso alla Cappella della Madonna del Rosario, in posizione sopraelevata rispetto al piano di calpestio delle navate principali della chiesa.
Di origine più antica rispetto al resto della struttura, venne eretta su commissione della Famiglia Chiaranti di Terni.
La cappella é dotata di un portale esterno del 1494, decorato con rappresentazioni di lucertole e scorpioni. Al di sopra del portale é posta una modanatura a forma di corda.
Sulla sinistra é riposto l'Altare di Santa Caterina, protetto da una nicchia sostenuta da una colonna romanica a sezione ottagonale, decorata con le figure di un angelo, un serpente e motivi floreali.
Sul fondo dell'altare é affrescata Santa Caterina d'Alessandria coronata da angeli, sulla parete sinistra, un Santo sconosciuto e, sulla parete destra, San Francesco d'Assisi che riceve le stimmate.
Altare di Santa Caterina d'Alessandria
NB. Le informazioni riportate sulla storia del borgo di Labro e sui monumenti del centro storico, sono state estrapolate dal post "Castello di Labro - Rieti", nel portale Internet "I luoghi del silenzio, la memoria é il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.










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