SAN VENANZO
Le origini di San Venanzo risalgono alla Preistoria, ossia a circa cinque milioni di anni fa.
Nell'epoca preistorica nota come Pliocene, il territorio di San Venanzo era occupato dal Lago Tiberino, dalla tipica forma ad Y rovesciata. Il colle su cui sorge il borgo di San Venanzo, si originò dall'eruzione del vulcano che vi si trovava. L'attuale conformazione morfologica, venne a crearsi duecentocinquantamila anni fa.
Gli eventi che portarono alla formazione del colle, vennero ricostruiti alla fine del XIX secolo, dagli studi compiuti in materia dal Senatore del Regno d'Italia Eugenio Faina.
Molti sono i resti di rocce vulcaniche rinvenuti nei siti archeologici della dorsale appenninica di Civitella dei Conti, San Venanzo e Poggio delle Civitelle, ora conservate nel Museo Vulcanologico. Nel periodo etrusco la città di San Venanzo svolse la funzione di avamposto collinare per il controllo del traffico di merci verso il Perugino e il Trasimeno.
La diffusione del Cristianesimo nel territorio, viene fatta risalire all'opera di predicazione di San Venanzo Martire, giovane soldato romano che, secondo la tradizione, fu costretto a fuggire dalla legione a causa della sua fede religiosa cristiana, trovò rifugio nelle campagne locali.
Nella seconda metà del I secolo, entrò a far parte del Corridoio Bizantino, attraversato dalla Via Amerina. La via offriva riparo dalle incursioni longobarde, avversari dei Bizantini durante la Guerra Greco - Gotica dal 545 al 554. Una volta attraversata Todi, la Via Amerina si biforcava in un ramo orientale, il principale che raggiungeva prima Todi e poi Perugia, e il ramo occidentale, d'importanza secondaria, che raggiungeva Rotecastello, San Venanzo, Montegabbione e Città della Pieve.
Molto più documentato dalle fonti storiche é il periodo medievale. Il primo documento scritto che menziona l'esistenza del Castello medievale di San Venanzo, é il Codice Diplomatico della città di Orvieto, redatto in varie fasi, a partire dal 1200. Nel 1348 il borgo venne abbandonato per gli effetti della Peste Nera. Con la fine della grande epidemia, le case vennero interamente restaurate e il paese tornò a vivere. A quest'epoca, viene fatta risalire l'edificazione della piccola Chiesa di San Rocco, Protettore dei malati di Peste, fuori dalle mura del borgo. A partire dal 1394 il paese venne ceduto in feudo a Monaldo Monaldeschi, Signore di Orvieto e Bolsena, per poi venire completamente distrutto.
Dopo la distruzione, il paese venne riedificato, tornando a svolgere la sua antica funzione difensiva, ed estendendo le proprietà agricole ai terreni circostanti.
All'inizio del XVIII secolo, il feudo di San Venanzo passò alla proprietà della Famiglia Faina, apportando importanti cambiamenti all'economia del borgo. Nel 1848 i membri della Famiglia Faina acquisirono il titolo di Conti. Il Conte Zeffirino Faina, deceduto nel 1917, sposò Luciana Bonaparte Valentini, nipote dell'Imperatore Napoleone Bonaparte, venne poi eletto Senatore del Regno d'Italia.
A suo nipote, Eugenio Faina, si deve la fondazione della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Perugia.
MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE
Il centro storico di San Venanzo, nonostante le ridotte dimensioni e i pochi vicoli che si snodano al suo interno, contiene interessanti spunti per una gita all'insegna della cultura, della scienza e del turismo lento. Il borgo é circondato da un meraviglioso paesaggio di colline, che caratterizza i territori compresi tra San Venanzo, Todi e Orvieto.
Palazzo Comunale
1) CHIESA DI SAN VENANZIO
La Chiesa di San Venanzio, é consacrata al culto del nobile romano, convertitosi al Cristianesimo, che subì il martirio sotto l'Imperatore Decio. Le reliquie del Santo, sono custodite nella Cattedrale di Camerino, suo luogo di nascita.
Secondo la leggenda il Santo, di ritorno da Roma, si fermò nelle vicinanze del paese per far abbeverare i cavalli dei soldati. Trafiggendo con la spada il punto in cui un cavallo aveva posto uno zoccolo, fece sgorgare dell'acqua da una fessura da lui creata. Nel luogo del miracolo, é stata realizzata un'edicola.
La piccola costruzione, posta lungo la strada che raggiunge Orvieto, venne edificata tra il 1910 e il 1913, su progetto dell'Architetto Edoardo Vignaroli, in sostituzione della chiesa duecentesca, dedicata al Santo Patrono, che sorgeva all'interno delle mura castellane.
La chiesa, lasciata incompiuta a causa della mancanza dei necessari fondi, venne consacrata nel maggio del 1913. L'interruzione dei lavori di edificazione, comportarono l'insorgenza di gravi danni strutturali, rendendo necessari interventi di risanamento e restauro. Nel 1925 venne posta in opera la maiolica della lunetta che sovrasta il portale maggiore.
ESTERNO
La chiesa ha una facciata in pietra, con inserti in laterizi e decorazioni in terracotta.
Presenta un portale ogivale lunettato, con cornice in stile gotico sovrastato da un rosone. All'interno della lunetta é riposto un bassorilievo in ceramica, che rappresenta la Madonna con Bambino, realizzato dalla scultrice Elisa Mayo nel 1925. L'opera venne commissionata dal Conte Eugenio Faina.
INTERNO
L'interno dell'edificio, in stile neogotico, é a navata unica, con pianta a croce latina, presbiterio rialzato e abside poligonale.
La struttura presenta archi di sostegno ogivali, poggianti su paraste. Sono presenti tre altari, dei quali uno maggiore, e due laterali. La navata é coperta da una volta a botte, mentre la zona presbiteriale é voltata a crociera. L'abside é coperto da una cupola con sei costoloni.
L'altare maggiore é sovrastato da un Crocifisso in ceramica orvietana, mentre le pareti sono ornate da una decorazione maiolicata, dipinta con le stazioni della Via Crucis, opera della pittrice Mirella Cecconi di Orvieto.
Nella chiesa sono conservate due tele, di cui una raffigurante la Madonna del Rosario tra San Domenico e Santa Caterina da Siena, l'altra, dipinta dal pittore locale Lorenzo Faina nel 1793, raffigura il Santo Patrono Venanzio in abiti romani che sorregge in mano il paese raffigurandolo così come appariva alla metà del Settecento.
Nell'oratorio della chiesa parrocchiale é conservata una tela settecentesca raffigurante Sant'Anna.
2) PARCO E MUSEO VULCANOLOGICO
L'attrazione culturale principale di San Venanzo, é il Museo Vulcanologico con annesso Parco.
Tra i reperti conservati nel percorso espositivo, si segnala la presenza della Venanzite, roccia vulcanica molto rara, derivata dal consolidamento della lava, che ha reso noto il borgo al di fuori dei confini regionali. Nel museo sono visibili anche uova di dinosauro e il cranio di un Elephas meridionalis, anche conosciuto come Mammut Meridionale, rinvenuto nell'area.
Il parco si snoda lungo un percorso di due chilometri, dove é possibile ripercorrere la storia del vulcano, ammirando i resti di una cava di pietra.
Il museo e il parco si trovano in un'area caratterizzata dalla presenza di tre piccoli vulcani, di trenta metri di altezza, attivi 265.000 anni fa.
Il percorso espositivo comprende quattro sale, ove sono esposte varie rocce, tra le quali la Venanzite, con una particolare composizione chimica.
ROTECASTELLO
Sulla strada che da San Venanzo conduce a Marsciano, si trova il piccolo borgo medievale di Rotecastello, il cui nome ha il significato letterale di "struttura fortificata circolare".
Secondo alcune supposizioni, il colle su cui sorge il borgo era già abitato in epoca etrusca. Tale eventualità é stata verificata dal ritrovamento di un frammento di un'iscrizione risalente alla stessa epoca etrusca, murato nella facciata di una casa del centro storico.
Il borgo fu luogo di residenza dei membri della Famiglia orvietana dei Bovaccini o Boverini, di fede ghibellina. La prima menzione del paese risale al 1240, anno in cui i membri della fazione ghibellina, sostenuti dall'Imperatore Enrico II, in transito nel territorio orvietano, assalirono il vicino Castello di San Vito, governato dalla fazione guelfa.
Il Comune di Orvieto convocò i responsabili dell'assalto per condannarli. Dato che gli imputati non si presentarono, vennero scomunicati a seguito della sentenza definitiva emessa l'8 Febbraio 1241, che li condannava per le devastazioni e le vessazioni messe in atto durante l'assedio del Castello di San Vito.
Tra i feudatari che si avvicendarono nel governo del borgo, figurano anche i Fodivoli, i Di Marsciano e i Monaldeschi, Conti di Parrano. Dalla fine del XIII secolo, il borgo fece parte del territorio comunale di Orvieto. Con la riforma delle autonomie amministrative voluta dal Pontefice Pio VII nel XVIII secolo, passò sotto la giurisdizione di San Venanzo, nel cui territorio é tutt'ora compreso.
DESCRIZIONE DEL BORGO E MONUMENTI
Posto in posizione panoramica, sulla cima di una bassa collina a 358 m.s.l.m., a partire dal XIII secolo venne munito e difeso da mura, torrioni e fossati. Costituì il primo Castello medievale edificato per la difesa del territorio.
Nel Medio Evo presentava due cerchie murarie, in parte ancora ben conservate. Le fortificazioni difensive erano munite da corridoi interni, che permettevano agli arcieri di tirare dardi e frecce attraverso le feritoie.
La prima cinta muraria medievale venne edificata intorno all'anno mille, mentre la seconda cinta muraria, posta a una distanza di trenta metri dalla fortificazione originaria, venne edificata nel 1200.
La difesa del Castello, veniva resa ancora più efficiente da una serie di camminamenti sotterranei, utilizzati dalle truppe per muoversi più rapidamente. Delle sei torri edificate per la difesa del Castello, ne rimane visibile solo una, posta al centro del borgo medievale, restaurata nel 1982.
La torre, a sezione quadrangolare, non presenta alcuna apertura sulle murature laterali e, secondo alcune leggende metropolitane, ospitava la prigione del Castello, come testimoniato dai suoi sotterranei.
Costituiva inoltre il luogo ove venivano eseguite le esecuzioni capitali dei condannati a morte. Questi venivano fatti salire sulla cima della torre, e lanciati verso l'interno, sul cui fondo erano riposti dei pali acuminati.
All'interno del borgo si trova la Chiesa della Madonna della Neve, in stile romanico, così chiamata per l'affresco medievale che si trova al suo interno, raffigurante proprio la Madonna della Neve, probabilmente risalente alla fine del Cinquecento.
NB. Le informazioni storiche sul borgo di San Venanzo, sono state estrapolate nel post "San Venanzo", nella pagina Internet "Visit San Venanzo. LA TERRA DI MEZZO", in www.visitsanvenanzo.it.
NB. Le informazioni relative alla Chiesa di San Venanzio, sono state estrapolate dal post "Chiesa di San Venanzio - San Venanzo (TR)", nella pagina Internet "I luoghi del silenzio, la memoria é il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.
NB. Le informazioni relative al Parco e Museo Vulcanologico di San Venanzo, sono state estrapolate dal post "Parco e museo vulcanologico di San Venanzo", nella pagina Internet "Umbria Tourism", in www.umbriatourism.it.
NB. Le informazioni storiche e monumentali relative al borgo medievale di Rotecastello, sono state estrapolate dal post "Rotecastello - San Venanzo (TR)", nella pagina Internet "I luoghi del silenzio, la memoria é il solo strumento che cancella il tempo", in www.iluoghidelsilenzio.it.















Nessun commento:
Posta un commento
Nel riportare commenti, sono ben accette critiche costruttive. Non sono accettati commenti offensivi o denigranti, relativi all'attività svolta o alla persona. Facendo affidamento sul buonsenso delle persone, si raccomanda l'utilizzo di un linguaggio quanto più possibile educato.
Grazie per la lettura e la comprensione.