STORIA
Tarquinia é un Comune di 15.791 abitanti della Provincia di Viterbo, tra le principali città storiche e monumentali della Regione, per la presenza di molte testimonianze di epoca etrusca e medievale.
Il territorio comunale tarquiniese, tra i più vasti d'Italia, si estende tra le colline dell'entroterra viterbene e le coste bagnate dal Mar Tirreno, con le spiagge del Lido di Tarquinia e della zona militare dei Bagni di Sant'Agostino.
La città venne fondata dagli Etruschi con il nome di Tarkna, a dieci chilometri dalla costa tirrenica, ove era situato il porto di Gravisca. L'insediamento etrusco si sviluppò al di sopra della rupe tufacea che sovrastava il Fiume Marta, emissario del Lago di Bolsena.
La civita etrusca, sviluppata sulla collina tufacea della Pian di Civita, era separata dal mare dalla Collina dei Monterozzi, utilizzata dagli Etruschi per la realizzazione della Città dei Morti tarquiniese.
I manufatti archeologici più antichi risalgono all'Età del Bronzo Finale, a partire dall'VIII secolo a.C..
L'urbanizzazione di Tarquinia porterà vari filosofi romani, come Cicerone, a considerarla la città più fiorente dell'Etruria.
L'apogeo della città etrusca coincise con il periodo compreso tra il VI e il V secolo a.C., mentre, tra il V e il IV secolo a.C. venne realizzata un'imponente cinta muraria. Tra il 358 a.C. e il 351 a.C. la città giunse a scontrarsi con la nascente città di Roma, per tornare a scontrarsi nel 308 a. C., con la stipulazione di una tregua di quarant'anni.
Nel III secolo a.C. Tarquinia venne conquistata da Roma, con cui, comunque, rimane in buoni rapporti.
Nel 181 a.C., dove sorgeva l'antico porto, i Romani fondarono la città di Gravisca. Con la Guerra Sociale del 90 a.C. contro Lucio Cornelio Silla, Tarquinia ottenne la cittadinanza romana, divenendo municipium.
Con la fine dell'Impero Romano d'Occidente, e l'inizio del Medio Evo, la collina della Civita iniziò a spopolarsi finché, nell'VIII secolo, la civita venne definitivamente abbandonata e il centro abitato si spostò nel vicino insediamento di Corneto.
Il borgo medievale, come lo conosciamo oggi, venne chiamato Corneto fino al 1872, poi Corneto - Tarquinia e, dal 1922, solamente Tarquinia.
La prima menzione scritta di Corneto, é stata individuata in un documento scritto dell'VIII secolo, conservato nell'Abbazia di Farfa. Nonostante se ne conosca la data, rimangono ignote le circostanze che portarono alla fondazione di Corneto.
Sembra che il primo nucleo della cittadina medievale sorgesse nel luogo in cui si trova la Chiesa di Santa Maria in Castello. A questo iniziale castrum, edificato per esigenze difensive, si aggregò, tra il IX e il X secolo, il centro abitato medievale, cinto da mura fortificate.
La città iniziò a gravitare intorno al Patrimonio di San Pietro fin dal 787. Nel XIX secolo la città incrementò la sua importanza grazie ai trattati commerciali stipulati con le Repubbliche Marinare di Pisa, Venezia e Genova.
Nel XII secolo la città di costituì in Libero Comune, divenendo una temibile avversaria delle vicine Viterbo e Tuscania mentre, nel secolo successivo, consolidò i propri rapporti commerciali con Roma.
Corneto riforniva la Capitale di grano, per cui divenne nota come Horreum Urbis, ossia Magazzino della Città. Tra XIV e XV secolo venne coinvolta nella Lotta per le Investiture tra Papato e Impero.
Nel 1328 un esponente della Famiglia Vitelleschi, s'inmpadronì della città con l'obiettivo di dare vita a una Signoria, ma non riuscì nel suo intento, perché rimase ucciso a seguito di una rivolta popolare.
Tra il XV e il XVI secolo i Vitelleschi incrementarono il proprio potere, e si fece più pressante il controllo dello Stato Pontificio sulla città. Ciò portò all'inizio di una fase di crisi economica e di decrescita demografica, dovuta anche dall'assedio della città compiuto nel 1355 dalle truppe pontificie guidate dal Cardinale Egidio Albornoz e alle gravi pestilenze.
Tra il XVIII e il XIX secolo la città venne occupata, per due volte, dalle truppe francesi, prima rivoluzionarie, poi napoleoniche. Nel 1815 tornò a far parte dello Stato Pontificio, por essere annessa al Regno d'Italia nel 1870, insieme a Roma e al resto del Lazio,
MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE
CENTRO STORICO
Il centro storico di Tarquinia si caratterizza per l'aspetto medievale ottimamente conservato, con abitazioni in pietra che sovrastano la rupe tufacea. Tante sono le testimonianze civiche e religiose degne di nota, come torri gentilizie, profferli e botteghe, che danno a Tarquinia l'aspetto di un caratteristico borgo medievale della Tuscia Viterbese.
Fontana monumentale sulla piazza ispirata alla Fontana dei Quattro Fiumi
1) CHIESA DI SAN MARTINO
Tra le principali testimonianze religiose, la Chiesa di San Martino é l'architettura che meglio sintetizza i caratteri dello stile romanico.
Costituisce probabilmente la testimonianza architettonica più antica della città.
DESCRIZIONE
La chiesa venne modificata nel corso del tempo, testimoniata dalle varie influenze stilistiche, con facciata bicroma a strisce orizzontali bianche e nere tipiche del romanico toscano, e la finestra circolare nel timpano. Il timpano presenta un'ornamentazione ad archetti pensili.
L'interno, sempre in stile romanico, é distinto in tre navate da coppie di pilastri.
Lungo la navata sinistra sono ammirabili i resti di un affresco del XV secolo raffigurante Sant'Anna e la Vergine con Bambino.
2) CHIESA DI SAN PANCRAZIO
Della Chiesa di San Pancrazio non si conosce la data esatta della sue edificazione, anche se la compresenza di elementi romanici e gotici fa presumere che essa risalga tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo. Nel XVII secolo vennero aggiunte sostanziali modifiche.
Nel XX secolo rimase in stato di abbandono fino agli anni Cinquanta, quando é stata restaurata, sconsacrata e convertita in auditorium. Per questo motivo la chiesa viene raramente aperta alle visite.
DESCRIZIONE
Presenta un elegante portale, sormontato da un arco ogivale con cornici concentriche, alcune a sezione tonda, altre a sezione quadrangolare, poggiante su fasci di lesene e colonnine.
La cornice del portale presenta una decorazione a mosaico cosmatesco policromo.
A lato si innalza il campanile, addossato al lato sinistro della facciata e presenta due ordini di bifore a tutto sesto su tutti i lati. E' sormontato da una cuspide crestata.
Sul lato sinistro si trova un'edicola dotata di arco ogivale a coda spezzata, di derivazione normanna.
L'interno é a navata unica, distinto in due campate, con copertura a volta in muratura nel presbiterio, e a capriate lignee nelle navate.
Absidi retrostanti della chiesa
Campanile a sezione quadrangolare dotato di cinque cornici orizzontali
3) CINTA MURARIA, PORTE E TORRI
La cinta muraria medievale venne realizzata in due fasi distinte. La prima fase é caratterizzata da conci di macco rettangolari regolari, impostata su un banco roccioso a vista.
Tra il IX e il XII secolo la cinta muraria venne ampliata, in corrispondenza dei terzieri di Poggio e Valle. La seconda fase di edificazione corrisponde all'ampliamento del castrum medievale.
In questa nuova fase viene realizzato un fossato, e la muratura é caratterizzata da conci di pietra dalle dimensioni ridotte rispetto ai precedenti. Le torri incorporate, come la Torre di Castello, in corrispondenza della Porta di Castello, nella parte più elevata del centro storico, svolgevano una funzione di avvistamento.
La Torre Barucci venne realizzata nell'XI secolo a pianta quadrangolare. La struttura, possente e molto elevata, é ornata da beccatelli in sommità.
La Torre dei Draghi, edificata tra il XII e il XIII secolo, é a pianta quadrangolare, addossata ad un edificio a due piani. Presenta murature in conci di macco liscio legati tra loro tramite calce, sabbia e pozzolana.
Nella parte superiore presenta una cornice a nenfro con mensoloni aggettanti mentre, il basamento, é in conci regolari di bugnato.
4) CONCATTEDRALE DEI SANTI MARGHERITA E MARTINO
Il Duomo di Tarquinia, consacrato al culto dei Santi Margerita e Martino, é la seconda chiesa più importante della diocesi di Civitavecchia - Tarquinia.
DESCRIZIONE
La sua struttura originale, realizzata in stile romanico tra il XII e il XIV secolo, venne modificata a seguito della distruzione provocata da un incendio nel 1643. La ricostruzione neoclassica venne affidata all'Architetto F. Dasti e al supervisore V. Vespignani.
Presenta una facciata a due ordini: Nell'ordine inferiore si trovano tre portali in bronzo mentre, l'ordine superiore é scandito da un timpano triangolare.
L'interno é in stile neoclassico, distinto in tre navate. Nell'abside é conservato un magnifico ciclo di affreschi rinascimentali, eseguiti nel biennio 1508 - 1509 dal pittore Antonio da Viterbo, detto il Pastura, commissionati da B. Vitelleschi, raffiguranti le Storie della Vergine.
5) PALAZZO DEI PRIORI
Il Palazzo de Priori costituisce la principale testimonianza di edilizia civile medievale.
La struttura ha sicuramente giocato un ruolo importante nella vita cittadina medievale, anche se la sua attribuzione come luogo in cui risiedettero gli otto Priori del comune medievale, attribuitagli dallo studioso L. Dasti, non trova riscontro nelle fonti.
Il corpo principale del palazzo deriva dall'accorpamento di edifici privati, realizzati tra il XII e il XIII secolo. Attualmente non é visitabile, perché di proprietà della Società Tarquiniese di Arte e Storia (STAS) e in parte dei privati.
I lati del palazzo sono chiusi da due torri, che gli conferiscono l'aspetto di una fortificazione.
Nella porzione del palazzo di proprietà della STAS é ospitato il Museo della Ceramica d'uso a Corneto, mentre la porzione che ospita la Sala Sacchetti é spesso sede di manifestazioni culturali.
6) PALAZZO COMUNALE
Il Palazzo Comunale, attuale sede del Municipio, venne edificato nel XII secolo, in corrispondenza dell'antico tracciato delle mura, come attesta la torre collocata all'interno del palazzo, risalente al X - XI secolo, realizzata a pianta quadrata con conci di macco.
I principali interventi architettonici vennero realizzati nel XVI secolo, in particolare a seguito dell'incendio del 1476 che danneggiò gravemente la struttura.
DESCRIZIONE
In origine venne edificato in stile romanico, successivamente integrato con elementi di stili differenti, come alcuni elementi gotici e neoclassici. Tuttavia, nel complesso, presenta un'architettura omogenea.
L'edificio presenta due facciate: la prima su Via San Pancrazio mentre, la facciata principale, si affaccia su Piazza Matteotti. L'accesso su Via San Pancrazio presenta un portale in peperino, cui si accede tramite una scalinata, realizzato nel XIX secolo per facilitare l'accesso al Teatro Comunale, in origine situato nell'attuale Sala Consigliare.
Nel lato di Piazza Matteotti, un grande arco sottende un passaggio che mette in comunicazione la piazza con la retrostante Via San Pancrazio e la loggia poggiante sull'arcone a tutto sesto sottostante.
La loggia venne realizzata nel 1366 come terrazzo, dotata di scalone d'accesso e copertura a partire dal XVI secolo.
La torre civica venne restaurata nel XVI secolo. Sulle sue murature sono incastonate le unità di misura dei laterizi che dovevano essere adottate dalla comunità per evitare controversie tra i cittadini.
7) CHIESA DEL SUFFRAGIO
Nella centrale Piazza Matteotti si trova la Chiesa del Suffragio, edificata tra il 1751 e il 1761, su commissione del Vescovo S. Giustiniani.
Presenta una facciata tardobarocca di andamento concavo - convesso con due ordini architettonici binati sovrapposti.
L'interno é ad aula unica con una peculiare pianta ottagonale, ricavata da una preesistente struttura a pianta quadrangolare, i cui angoli sono tagliati da muri obliqui. La copertura centrale é ripartita in otto spicchi dalle differenti dimensioni.
Particolari sono l'organo nella controfacciata e la tela dell'altare maggiore, dipinta nel XVIII secolo, raffigurante la Madonna e le Anime del Purgatorio in Preghiera.
9) CHIESA DI SANTA MARIA IN CASTELLO
In prossimità della Porta di Castello, poco al di fuori della cinta muraria medievale, si trova la Chiesa di Santa Maria in Castello, una delle chiese romaniche meglio conservate.
Prima Cattedrale della città, mantenne il titolo fino al 1435, quando cadde in abbandono e venne più volte restaurata. Venne edificata nel 1121 al limite della rupe tufacea a strapiombo sulla forra scavata dal Fiume Marta.
La struttura venne portata a compimento nel 1208 e successivamente consacrata.
La Collegiata, retta da un Capitolo di canonici, iniziò a decadere nel 1435, anno in cui il Pontefice Eugenio IV le tolse il titolo di Cattedrale per conferirlo alla nuova chiesa consacrata a Santa Margherita.
Nel XVI secolo vi dimorarono dapprima i Padri Carmelitani, poi i Padri Conventuali. Nel 1809, con la soppressione dei Conventi imposta da Napoleone Bonaparte, venne abbandonata.
Il terremoto del 1819 provocò ingenti danni, tra cui il crollo della splendida cupola emisferica, poggiante su un pregevole tamburo cilindrico decorato, sia all'esterno che all'interno, da colonnine marmoree con archetti ciechi.
Nel 1975 la chiesa é stata dichiarata monumento nazionale.
DESCRIZIONE
Edificata in stile romanico al di sopra della preesistente Cappella di Santa Maria ad Rupes, presenta un interno a tre navate, sostenute da una serie di semicolonne a fasci, ornate da capitelli in nenfro.
La facciata presenta una struttura a tre ordini, inferiore, intermedio e superiore. Nell'ordine inferiore si aprono tre portali a tutto sesto mentre, nell'ordine superiore, una bifora sovrastata da due monofore impreziosite da mosaici cosmateschi.
La parete esterna sulla sinistra é ornata da paraste con archetti pensili in nenfro e dieci monofore.
Nell'ordine mediano si apre un rosone circolare cui corrisponde, nella parte opposta, un oculo.
Il paramento murario esterno presenta epigrafi e iscrizioni che documentano la storia dell'edificio, la committenza, gli architetti e i costruttori e la politica cittadina dei secoli XII e XIII.
Chiesa di Santa Maria in Castello con torre campanaria quadrangolare
Portale centrale a tutto sesto con mosaici nell'archivolto
L'interno é distinto in tre navate.
Il pavimento presenta tracce di preesistenti mosaici cosmateschi. Nella navata destra é riposto un pregevole fonte battesimale ad immersione, con motivi scultorei realizzati da maestranze lombarde, arabe e d'oltralpe. L'altare maggiore é sovrastato da un ciborio, e ospita un pregevole ambone ornato da mosaici cosmateschi.
La parete di fondo della chiesa, impostata sul dirupo formato dalla parete tufacea, si aprono tre absidi di cui, quello centrale, di forma poligonale mentre, i laterali, a sezione circolare irregolare.
Interno romanico a tre navate e quattro doppie campate
Doppia campata della chiesa
Pilastro composito su cui si scaricano le forze
Pavimento rialzato dell'ingresso ornato da mosaici cosmateschi
Ambone romanico in marmo con formelle scolpite
Volta a crociera delle campate, distinta in quattro vele da costoloni
Fonte battesimale ottagonale distinto in formelle
Interno della cupola poggiante su un tamburo poligonale
10) PALAZZO VITELLESCHI E MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE TARQUINIENSE
Il Palazzo Vitelleschi venne realizzato tra il 1436 e il 1439, su commissione del Cardinale G. Vitelleschi, su fondazioni preesistenti, su progetto di due distinti architetti. Dal 1924 le sue sale ospitano il Museo Archeologivo Nazionale Tarquiniense.
La facciata é caratterizzata dalla compresenza di elementi gotici e rinascimentali, testimonianza della graduale transizione verso il nuovo stile che si stava affermando proprio in quegli anni.
Lo stile rinascimentale é ammirabile nel portale di accesso sinistro, sormontato da un timpano triangolare con lo Stemma della Famiglia Vitelleschi. Nell'ordine centrale si aprono coppie di bifore mentre, in quello superiore, tre trifore.
Nel prospetto sinistro si trova l'anello di un pozzo ottagonale del 1459 mentre, le pareti, sono impreziosite da bassorilievi raffiguranti i Santi Protettori della città, tra cui Liutprando, Pantaleone, Secondiano, Margherita e Teofanio, insieme agli Stemmi del Comune, della Famiglia Vitelleschi, del Pontefice Pio II Piccolomini e un'epigrafe che riporta i nomi dei Consoli e del Gonfaloniere, cui venne dedicata l'opera.
Sulla destra é una scultura in bronzo del XX secolo di una figura femminile. Nel retro del palazzo si aprono, al primo piano, finestre quadrangolari rinascimentali mente, al secondo piano, finestre gotiche.
All'interno é riposta una Cappella voltata, dotata di abside pensile, arco trionfale affiancato da due colonne tortili sormontate da un arco ribassato poggiante su due capitelli, La Cappella é impreziosita da un dipinto su tavola di San Paolo attribuito a Matteo di Giovanni, il Ritratto di G. Vitelleschi, realizzato nel 1886 da C. Mariani, lo Stemma marmoreo dei Vitelleschi del XV secolo e reperti di ceramica rinvenuti dagli scavi nel palazzo.
L'Anticappella, voltata a botte, é decorata da affreschi del XV secolo del Salimbeni e altri pittori, con le Storie di Lucrezia e Virtù Cardinali, sulle pareti lunghe mentre sulle pareti corte, Gesù tra i Dottori sulla sinistra e lo Stemma dei Vitelleschi, sulla destra.
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE TARQUINIENSE
Il Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense, ospitato nelle sale del Palazzo Vitelleschi, costituisce la principale esposizione relativa all'antica popolazione italica degli Etruschi, documentata sotto tutti gli aspetti, tra cui la vita della società, i costumi, la religione, il cibo, il folklore e il culto dei morti.
PIANO TERRA
Il percorso espositivo é ripartito su tre piani, tra cui Piano Terra, Piano Primo e Piano Secondo.
Al Piano Terra sono esposti, in sequenza cronologica, i manufatti in pietra conservati nel museo, tra cui sarcofagi risalenti alla prima metà del IV secolo a.C..
Nella Sala 1 vi sono riposti i sarcofagi di maggior pregio. Quelli più preziosi, scolpiti in marmo greco, sono stati realizzati dalle famiglie più in vista di Tarquinia alla metà del IV secolo a.C..
PRIMO PIANO
Il Primo Piano raccoglie la collezione di manufatti ceramici, disposti in ordine cronologico, provenienti dagli scavi delle necropoli che circondano Tarquinia, in particolare la Necropoli dei Monterozzi.
I reperti più antichi risalgono all'Età Villanoviana, compresa tra il IX e l'VIII secolo a.C..
Vi sono poi la sala ove sono esposti i reperti orientalizzanti, tra l'VIII e il VII secolo a.C., manufatti d'importazione provenienti dalla Francia e dall'Egitto, la raccolta di vasi attici, importati dalla Grecia e, in particolare, da Corinto tra il VII e il VI secolo a.C., la ceramica che gli Etruschi produssero ad imitazione di quella greca, conosciuta con il nome di Ceramica Etrusco - Corinzia, e i buccheri in bronzo, tipica ceramica etrusca.
Di seguito vi sono le ceramiche attiche d'iportazione, tra cui gli splendidi vasi greci a figure nere e rosse, risalenti al VI secolo a.C.. Nel Salone delle Feste é presente una vetrina con monete in bronzo e monete d'oro del periodo tardo imperiale, risalenti intorno al 181 a.C., rinvenute durante gli scavi nella colonia romana di Gravisca, vicino Tarquinia.
Vasi attici importati dalla Grecia, dipinti a figure nere tra VII e VI secolo a.C.
Pregevoli sono i gioielli granulati e i reperti di produzione locale, come balsamari, specchi e suppellettili.
L'ultima sala contiene gli ex voto, cioè doni offerti alle divinità per devozione, provenienti dall'acropoli etrusca di Tarquinia, a poca distanza del centro storico, dove venne edificato un grande tempio conosciuto come Ara della Regina. Tali manufatti riproducono parti del corpo umano o teste di divinità.
Il principale manufatto esposto in questa sezione e, in generale, nel museo, sono i Cavalli Alati di Cornelio.
SECONDO PIANO
Al secondo piano é il loggiato quadrangolare, che consente di godere di una splendida vista sulla città e sulla campagna.
In una sala climatizzata sono raccolti alcuni affreschi che sono stati distaccati dalle tombe delle necropoli, tra le quali la Tomba del Triclinio, la Tomba delle Bighe, la Tomba delle Olimpiadi e la Tomba della Nave.
CAVALLI ALATI DI CORNETO
Un necessario approfondimento meritano i reperti noti come Cavalli Alati di Corneto, che costituiscono il principale reperto rinvenuto nelle aree archeologiche circostanti il centro storico e, in particolare, nell'Ara della Regina, principale tempio votivo dell'Etruria dedicato alla Dea Madre, le cui fondazioni sono tutt'ora ben conservate e ammirabili al di sopra di una colina nella periferia di Tarquinia, nei pressi dell'acquedotto settecentesco.
Il manufatto a tutto tondo rappresenta due Cavalli Alati, scolpiti in altorilievo nel VI secolo a.C. che, probabilmente, costituiva una decorazione acroteriale, cioè installata al di sopra della copertura dell'Ara della Regina.
La coppia di cavalli é realizzata in nenfro scolpito in altorilievo, dotati di museruola nell'intento di spiccare il volo, per trasportare il passeggero nell'aldilà. Presentano entrambe due coppie di tipiche ali d'angelo piumate, rivolte all'indietro, uscenti dalle spalle. Il collo é ornato da una folta criniera mentre il muso é bardato da cinghie che consentivano ai fantini di connetterli alla biga. Il volto ha un'espressione fiera.
Le statue sono state scolpite dalle maestranze etrusche con una grande cura per i dettagli anatomici: presentano una possente muscolatura, gambe robuste e slanciate e schiena dritta, che gli conferiscono una postura regale.
Alla scultura può essere attribuito un significato iconologico di un mezzo adatto a trasportare nell'aldilà persone di alto rango, o che si erano fatti amare e rispettare durante la loro vita terrena.
11) ARA DELLA REGINA
Al di fuori del centro storico medievale, elle vicinanze dell'acquedotto settecentesco, si trova l'altura ove venne innalzata l'Ara della Regina, il più grande tempio dell'Etruria, che occupava la totalità della zona sacra della città di Tarquinia.
Dagli scavi eseguiti é stata riportata alla luce una struttura risalente al VI secolo a.C., costituita da due ambienti distinti, di cui restano visibili i grandi basamenti in pietra che dovevano sorreggere la struttura.
L'ambiente di maggiori dimensioni, forse consacrato a Tarconte, presenta una struttura con muratura in blocchi squadrati, diversamente orientata rispetto al tempio del IV secolo a.C..
Sono state rinvenute poche lastre decorative del tempio, relative alla zona del frontone, cui apparteneva anche la lastra dei Cavalli Alati, conservata presso il Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense.
12) NECROPOLI ETRUSCA DEI MONTEROZZI
Tra le varie necropoli che circondano il colle della Civita, la più famosa, e anche la più estesa, é la Necropoli dei Monterozzi, situata nella Collina dei Monterozzi, a sei chilometri da Tarquinia, a metà strada tra la Civita, ossia l'odierna Tarquinia e il Mar Tirreno.
La necropoli é composta da più di seimila tombe, delle quali solo ventidue sono attualmente quelle visitabili. Per la maggior parte sono scavate nella roccia tufacea, sormontate da un imponente tumulo di terra, cui si accede tramite un lungo corridoio, chiamato dromos.
Nonostante i tumuli delle tombe siano stati relativamente spianati, a causa dei lavori agricoli che vi si sono avvicendati nel corso del tempo, sono ancora perfettamente riconoscibili.
Ciò che rende unica al mondo la necropoli di Tarquinia, elevata dall'UNESCO a Patrimonio Mondiale dell'Umanità nel 2004, insieme alla Necropoli della Banditaccia di Cerveteri, é l'incredibile quantità di tombe dipinte, perlopiù appartenenti a esponenti di famiglie aristocratiche.
Le tombe dipinte sparse per l'Etruria sono tante, ma solo a Tarquinia il fenomeno acquisisce così grande rilevanza e capacità espressiva, in perfetto stato di conservazione.
La frequentazione della collina é attestata tra il VII e il II secolo a.C., ossia per quasi tutta la durata della civiltà Etrusca.
DESCRIZIONE
Le tante sepolture presenti a Tarquinia, hanno fatto considerare la necropoli come una vera e propria Città dei Morti, con tanto di vie, piazze e punti di sosta e di raccoglimento in memoria del defunto.
Le tombe inoltre non sono solamente mausolei, ma vere e proprie abitazioni, distinte al proprio interno da più vani, solitamente due, uno per il corpo del defunto, l'altro per il corredo.
L'accesso alle tombe avviene scendendo delle scale, che costituiscono il corridoio di accesso detto dromos, per poi ritrovarsi nella camera mortuaria che non é riposta dentro un tumulo di terra che sovrasta un anelli di pietra, come a Cerveteri, ma scavata nel tufo al termine della scalinata di accesso.
Tombe a pozzetto della Necropoli Villanoviana di Villa Bruschi Falgari, presso la Via Aurelia. Veniva utilizzato il rito dell'incinerazione, per poi raccogliere le ceneri del defunto in un urna, riposta in un pozzetto scavato nel tufo e chiuso da un blocco di pietra
TOMBA DEL GUERRIERO
La Tomba del Guerriero venne scoperta nel 1961. Sul frontone della parete di fondo sono raffigurati due Galli che combattono tra di loro, posti fra due Pantere.
La scena principale, nell'ordine inferiore, raffigura due innamorati sdraiati sui letti conviviali, denominati klinai, assistite da suonatori e ancelle.
Sulle pareti laterali sono illustrati giochi funebri con un lanciatore del disco, un lanciatore di giavellotto, due pugili e un flautista che accompagna la danza di un guerriero con il suo flauto.
Vi si trovano anche un acrobata nudo, una biga, un felino e un cavaliere. La trave centrale é affrescata con quattro fasce rosse. Gli spioventi con dischi rossi e fiorellini.
TOMBA DEI GIOCOLIERI
La Tomba dei Giocolieri, rinvenuta nel 1961, risale al 510 a.C., costituita da un dromos che conduce alla camera sepolcrale, dotata di due banchine per la deposizione e soffitto a doppio spiovente.
Ne pavimento sono riposti gli incassi per i piedi di un letto funebre.
Nel frontone della parete di fondo sono raffigurati un Leone rosso e una Pantera azzurra.
Nella fascia centrale della parete di fondo e della parete destra, sono affrescate scene di giochi funebri in onore del defunto, raffigurato seduto a destra su una "sella curue", utilizzata dai magistrati.
Il defunto assiste all'esibizione di un giovane, intento a lanciare anelli su un grande candelabro tenuto in equilibrio sulla fronte da una donna riccamente ornata. Alle spalle della donna sono un suonatore di flauto, un giovane nudo e altri due fanciulli.
Nella parete destra due danzatrici e un suonatore di siringa, nella parete sinistra sono raffigurate alcune figure maschili tra cui, forse, un uomo che corre, un sacerdote sorretto da un giovane nudo e una figura singolare di un uomo che defeca, atto interpretato con funzione apotropaica.
Tomba dei Giocolieri
Affreschi della Tomba dei Giocolieri
Parete di fondo affrescata con defunti che si prodigano in giochi funebri, una donna riccamente ornata e, sulla destra, un uomo che defeca
TOMBA DELLA CACCIA E DELLA PESCA
La tomba é composta da due camere mortuarie in asse fra loro, una dentro l'altra.
La prima camera presenta una parete di fondo, con un frontone affrescato con due cacciatori a cavallo che ritornano da una battuta di caccia. Il frontone della parete di fondo della seconda camera é invece affrescato con una coppia di partecipanti a un banchetto.
Le pareti laterali della camera di fondo sono dipinte con scene di caccia e pesca in un paesaggio marino.
Sulla parete sinistra sono raffigurati tre pescatori su una barca vicino allo scoglio, uno dei quali si tuffa in mare. Al centro della parete di fondo é una barca con quattro uomini.
Tomba Caccia e Pesca
Dromos della tomba scavato nel tufo che scende in profondità
Affresco di due cacciatori a cavallo che ritornano da una battuta di caccia
Parete della seconda camera sepolcrale affrescata con Uccelli in volo
TOMBA DEGLI AUGURI
La Tomba degli Auguri, scavata tra il 530 e il 520 a.C., raffigura, nella parete di fondo, una porta ai cui lati si trovano due personaggi con le braccia alzate in gesto di saluto che, al momento della scoperta, vennero interpretati come Auguri, i sacerdoti romani responsabili di realizzare presagi e profezie.
Alle pareti laterali sono affrescate scene funebri in onore del defunto: la parete destra é affrescata con scene di lotta mentre, la parete sinistra con scene di Phersu, un gioco di gruppo compiuto dagli Etruschi.
TOMBA DEI LEOPARDI
Tra le tombe dipinte più note della necropoli, é costituita da un'unica camera con soffitto a doppio spiovente.
Nella parete di fondo, in particolare nel frontone, sono affrescati due leopardi mentre, sulla parete sono coppie sdraiate su klinai, ossia letti conviviali, tra cui servitori nudi che recano da bere ai commensali.
Sulle pareti laterali vi sono suonatori di flauto e lira, danzatori e un corteo di sei giovani che avanzano verso i commensali, recando in mano offerte.
TOMBA DEL TRICLINIO
Realizzata tra il 470 a.C. e il 440 a.C., rinvenuta nel 1830, i dipinti vi furono distaccati nel 1949.
Presenta una camera sepolcrale rettangolare. Nella parete di fondo é affrescato un banchetto con tavolo sostenuto da uno zoccolo con motivo a onde marine. Nel tavolo si sta tenendo un banchetto funebre ambientato all'aperto, cui collaborano tre coppie di commensali, distese su klinai, i letti conviviali.
Al di sotto del tavolo, in primo piano, sono raffigurati un gatto, un gallo e una pernice.
Il banchetto é allietato da suonatori e danzatori sia maschili che femminili, serviti da coppieri e inservienti raffigurati sulle pareti laterali.
TOMBA DELLA NAVE
La Tomba della Nave, scoperta nel 1958, risale al V secolo a.C.. La tomba é costituita da una stanza rettangolare con soffitto a doppio spiovente.
La parete di fondo presenta affreschi raffiguranti quattro coppie di banchettai sdraiate sulle klinai, vivacemente addobbate, servite da coppieri nudi. Il banchetto, che si svolge in un paesaggio all'aparto, é allietato ad musici e danzatori.
Sulla parete sinistra é affrescata una nave da carico con a vela con due alberi, che dà il nome alla tomba, e una seconda nave più piccola dotata di un solo albero, circondato da piccole barche in un ambiente marino chiuso da rocce.
Sulla destra é raffigurato il proprietario della tomba intento a guardare le navi.
TOMBA DELLA FUSTIGAZIONE
Risalente alla fine del VI secolo a.C., scoperta nel 1960, presenta una camera quadrangolare con una copertura a doppio spiovente.
Al centro delle pareti sono dipinte delle porte. Ai lati delle porte si trovano musici e danzatori, che si alternano a scene erotiche, ciascuna con una donna e due fustigatori. In una scena, la donna viene fustigata, azione che ha conferito il nome della tomba.
TOMBA DELLE BIGHE
La Tomba delle Bighe, realizzata tra il 490 a.C. e il 480 a.C., é una tomba particolarmente sontuosa, anche nelle pitture.
Le pareti presentano affreschi raffiguranti due fregi, uno di piccole dimensioni, posto sopra una trabeazione a rilievo, e uno grande.
Nel fregio piccolo, a fondo bianco, sono rappresentati ludi funebri, con tutte le gare in uso in Grecia, tra cui il tipico gioco del Phersu. Agli angoli si trovano due palchi in legno, con un tendaggio come tettoia, da cui assistono numerose persone, tra cui uomini e donne.
Sotto il palco vi sono servi sdraiati che seguono le gare. Il fregio, a fondo rosso, presenta la scena danneggiata, di un banchetto composto da danzatori e musici.
TOMBA DELLE LEONESSE
La Tomba delle Leonesse venne realizzata tra il 530 a.C. e il 520 a.C., venne scoperta nel 1874.
La struttura é composta da una piccola camera quadrangolare con soffitto a doppio spiovente, ove é affrescato un padiglione sorretto da sei colonne tuscaniche.
Sulle pareti laterali sono affrescate due coppie maschili di banchettanti riposti su cuscini.
La parete di fondo é affrescata con danzatori e musicisti che rallegrano il banchetto, ai lati di un cratere metallico contenente vino.
TOMBA DEI CARONTI
Tra le principali sepolture della necropoli, la Tomba dei Caronti risale alla prima metà del III secolo a.C., di epoca ellenistica, composta da due livelli con vestibolo.
La prima camera, utilizzata per le cerimonie di culto, presenta due banchine laterali. Nelle due camere sottostanti venivano riposti i cadaveri.
La camera superiore, denominata vestibolo, presenta pareti scolpite con due finte porte, ai lati delle quali é raffigurato un Charun, ossia un demone appartenente alla mitologia etrusca, con il compito di accompagnare i defunti nel loro viaggio verso l'Oltretomba.
Il profondo dromos scavato nel tufo che conduce alla Tomba dei Caronti
Parete di fondo della tomba affrescata con una finta porta di accesso nell'Oltretomba, ai cui lati sono due Charun, figure mitologiche ghe accompagnavano i defunti nell'Oltretomba
TOMBA CLAUDIO BETTINI
La Tomba Claudio Bettini venne realizzata nel V secolo a.C. e scoperta nel 1967.
E' composta da una camera unica con soffitto a doppio spiovente, dedicata alla memoria dell'architetto che si era occupato della riscoperta e della conservazione delle tombe dipinte di Tarquinia.
La parete di fondo é affrescata con una scena di banchetto con due letti conviviali, dove sono sdraiate due coppie di uomini. Dietro e a fianco ad essi si trovano due donne.
Le pareti laterali sono affrescate con scene di danza e musica, ambientate in un boschetto popolato da uccelli, con alberi decorati da festoni.
Tomba Claudio Bettini
Dromos che scende nella Tomba Claudio Bettini
Parete di fondo affrescata con una Scena di banchetto su letti conviviali, dove sono sdraiate due coppie di uomini
TOMBA DEL FIORE DI LOTO
Scavata alla fine del VI secolo, la Tomba del Fiore di Loto venne scoperta nel 1962, costituita da una camera quadrangolare con soffitto a doppio spiovente.
Le pitture consistono in grandi fasce parallele alla sommità delle pareti e felini araldici nei frontoni della parete di fondo.
TOMBA DEL GORGONEION
La Tomba del Gorgoneion, risalente alla fine del V secolo a.C., venne rinvenuta nel 1960.
Presenta una grande camera dotata di soffitto a doppio spiovente e pareti dotate di banchina.
Le pareti presentano un fregio affrescato con una serie di alberelli con uccellini in volo o posti sui rami.
Sulla parete di fondo sono affrescati due giovani tra gli alberi che si salutano.
TOMBA CARDARELLI
Realizzata alle fine del VI secolo a.C. e dedicata al poeta tarquiniese Vincenzo Cardarelli presenta, al centro della parete di fondo, l'affresco di una porta ai cui lati sono riposti due suonatori.
Sulla parete sinistra é un personaggio preceduto da un suonatore di un doppio flauto, che accompagna verso una donna riccamente vestita, preceduta da uno schiavo e seguita da un'ancella dotata di sgabello.
Sulla parete destra é affrescato un danzatore, insieme a un suonatore, un inserviente e un giocatore di cottabo, gioco tipico greco ed etrusco, nell'atto di lanciare il vino.
TOMBA DEI FIORELLINI
Risalente alla metà del V secolo a.C., venne rinvenuta nel 1960.
E' costituita da un'unica camera con soffitto a doppio spiovente e dotata di banchina laterale.
Sulle pareti laterali sono affrescate scene di banchetto, danza e musica.
La parete di fondo é sovrastata da un frontone affrescato con due galli, posti l'uno dinanzi all'altro, probabilmente in combattimento fra loro.
NB. Le informazioni sulla storia di Tarquinia sono state estrapolate dal post "LA STORIA DI TARQUINIA da XII-XIV secolo a.C. ad oggi", nel portale Internet ufficiale di "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sulla Chiesa di San Martino sono state estrapolate dal post "CHIESA DI SAN MARTINO", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sulla Chiesa di San Pancrazio sono state estrapolate dal post "CHIESA DI SAN PANCRAZIO", nel portale internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sulla cinta muraria, le porte e le torri medievali, sono state estrapolate dal post "CINTA MURARIA E SISTEMA DIFENSIVO", nel portale Internet "Tarquinia Turiamo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sulla Concattedrale di Santa Margherita, sono state estrapolate dal post "CHIESA DI SANTA MARGHERITA - DUOMO", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sul Palazzo dei Priori sono state estrapolate nel post "PALAZZO DEI PRIORI", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sul Palazzo Comunale sono state estrapolate dal post "PALAZZO COMUNALE", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sulla Chiesa del Suffragio sono state estrapolate dal post "CHIESA DEL SUFFRAGIO", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sulla Chiesa di San Giovanni Gerosolimitano, sono state estrapolate dal post "CHIESA DI S. GIOVANNI GEROSOLIMITANO", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sulla Chiesa di Santa Maria in Castello sono state estrapolate dal post "CHIESA DI SANTA MARIA IN CASTELLO", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sulla Palazzo Vitelleschi sono state estrapolate dal post "PALAZZO VITELLESCHI", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni sul Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense, sono state estrapolate dal post "MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE TARQUINIENSE", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni storiche e architettoniche sull'Ara della Regina, sono state estrapolate dal post "IL SANTUARIO DELL'ARA DELLA REGINA. La Civita", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
NB. Le informazioni storiche e artistiche sulla Necropoli dei Monterozzi, sono state estrapolate dal post "LA NECROPOLI ETRUSCA. Patrimonio Mondiale dell'Umanità", nel portale Internet "Tarquinia Turismo", in www.tarquiniaturismo.com.
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