STORIA
Ravenna conosciuta come la Città dei Mosaici, è nota in
particolare per le splendide architetture bizantine realizzate a partire
dal 410 quando, a seguito del Sacco di Roma da parte dei Visigoti
di Alarico, vi venne trasferita la Capitale dell’Impero Romano
d’Occidente, per la sua predisposizione ad essere difesa, posta su
un terreno paludoso, di difficile accesso per gli eserciti di terra.
I commerci
erano garantiti dalla presenza del Porto di Classe, tra i principali
porti dell’Impero sull’Adriatico.
Con la caduta
dell’Impero Romano d’Occidente, a partire dal 476, venne conquistata
dapprima dagli Ostrogoti di Teodorico, per poi essere assoggettata
dai Bizantini di Giustiniano, dopo la vittoria nella Guerra
Greco Gotica, che oppose i due eserciti tra il 545 e il 554.
A
partire dal 552 Ravenna venne raggiunta da Totila, Re degli Ostrogoti,
che dovette scontrarsi con l’esercito bizantino di Narsete,
inviato in Italia dal Generale Belisario. Posto alla guida di un
esercito di trentamila uomini, Narsete riuscì a sconfiggere Totila,
che morì nella Battaglia di Tagina. L’ultima guarnigione
dell’esercito goto sarebbe stata sconfitta nel 552 con la Battaglia
dei Monti Lattari.
Fu
proprio in questo contesto che, a partire dalla dominazione ostrogota
prima e bizantina poi, vennero realizzate le pregevoli opere d’arte
musive che rendono Ravenna nota in tutto il mondo, nominate
dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1996.
MONUMENTI E LUOGHI D’ARTE
Per monumenti
bizantini di Ravenna s’intendono un insieme di otto chiese, per
la maggior parte presenti all’interno delle mura cittadine, realizzate nel
periodo della dominazione ostrogota e bizantina.
1)
BASILICA
DI SAN VITALE
Il più
emblematico luogo di culto bizantino di Ravenna è la Basilica di San
Vitale, edificata tra il 532 e il 547, la cui costruzione
venne avviata sotto il dominio dei Goti, nel luogo in cui venne martirizzato
il Vescovo Vitale. Venne completata vent’anni più tardi sotto il
dominio dell’Imperatore Giustiniano, che ne commissionò la decorazione
musiva del presbiterio.
DESCRIZIONE
L’esterno,
molto semplice, presenta due corpi a pianta ottagonale, una base
e un tiburio, sovrapposti fra loro. L’abside della chiesa
costituisce un ulteriore corpo di fabbrica che sporge da uno dei lati
dell’ottagono esterno, disposto non in asse con il corpo principale.
L’interno
riprende lo schema dell’esterno, con i lati dell’ottagono
abbelliti da esedre traforate, ossia incavi circolari a gradini
che riprendono l’andamento della muratura esterna. Le esedre presentano
un doppio ordine di piccole arcate a tutto sesto, comprese in arcate
più grandi che scaricano le forze sui pilastri angolari. Su questi
pilastri è impostato il tamburo ottagonale su cui poggia la cupola.
Cupola affrescata
Le arcate
delle esedre sono delle trifore, composte da esili colonne
circolari sovrastate da capitelli corinzi poggianti su pulvini
a sezione trapezoidale rovesciata, con bassorilievi della Croce e
di Scene zoomorfe.
Come
tutti i monumenti ravennati, la Basilica di San Vitale è sprofondata nel
tempo a causa della subsidenza dovuta al suolo paludoso, come visibile
da una bacinella d’acqua posta all’interno.
L’interno
viene costantemente tenuto asciutto aspirando l’acqua in eccesso
attraverso idrovore.
MOSAICI: I mosaici di San Vitale occupano in particolare,
il presbiterio e l’abside. Sono composti da piccole tessere
policrome dalla varia colorazione, ove predominano verde,
azzurro, giallo, marrone e rosso.
Il catino absidale è
impreziosito dal mosaico del Cristo Pantocratore, seduto su un globo
azzurro, con in mano il rotolo dei sette sigilli mentre, con l’altra
mano, porge la corona trionfale a San Vitale.
Ai lati
di Cristo sono raffigurati due Arcangeli. La principale
celebrazione dell’arte musiva ravennate si ha nel presbiterio. La volta
a crociera del presbiterio è ornata da splendidi mosaici con motivi
di fiori stilizzati e, al centro, un piccolo tondo ove è inserito
l’Agnus Dei, simbolo del sacrificio di Cristo.
Ai lati
del presbiterio si aprono due coppie di trifore. Nella trifora
sulla destra si trovano mosaici di Abele e Melchisedec
mentre, sulla sinistra, una doppia scena raffigurante Abramo
che dà ospitalità a tre angeli e il Sacrificio di Isacco.
Al di
sotto delle lunette sulla destra e sulla sinistra, sono
riposti due pannelli con mosaici raffiguranti l’uno, l’Imperatore
Giustiniano con la sua corte e, l’altro, la Regina Teodora con le
sue dame.
Accanto
a Giustiniano è raffigurato Massimiano,
l’unico ad essere nominato in un’iscrizione.
Nel mosaico della Regina Teodora con le sue dame, l’Imperatrice è ricoperta di un mantello rosso porpora che, nella parte inferiore, è ricamato d’oro con la raffigurazione dei Re Magi che portano doni, paragonando i doni offerti a Cristo dai due Imperatori, con quelli offerti dai Re Magi al Bambino.
Nelle scene
dei mosaici appena descritte, ogni figura rappresentata pesta il piede a
quella di grado inferiore.
Le figure
dei pannelli sono caratterizzati da un’accentuata ieraticità, ossia
da disegni piatti e bidimensionali, senza alcun accenno di espressione del
corpo, di prospettiva spaziale o di tridimensionalità.
2) MAUSOLEO
DI GALLA PLACIDIA
Nelle
vicinanze di San Vitale è posto il Mausoleo di Galla Placidia, altro
simbolo dell’architettura bizantina e della decorazione musiva.
Venne
edificato nel V secolo su commissione di Galla Placidia, figlia
dell’Imperatore Romano Teodosio, connessa alla vicina Chiesa di
Santa Croce, oggi scomparsa, tramite un breve nartece.
Secondo
la tradizione, l’edificio venne costruito su commissione della
stessa Galla Placidia per sé e la sua famiglia, ma non ci sono prove
documentarie o empiriche che la stessa Galla Placidia o i membri della sua
famiglia, fossero stati sepolti al suo interno. Anzi, le fonti
documentarie riportano che la stessa Galla Placidia, morta nel 450
a Roma, venne sepolta nella Capitale all’interno del Mausoleo
Onoriano, demolito nel XVI secolo per l’edificazione della Basilica
di San Pietro in Vaticano.
In
seguito divenne un oratorio dedicato al culto di San Lorenzo,
data la presenza di mosaici al suo interno, raffiguranti proprio il martire
cristiano.
DESCRIZIONE
Il
piccolo edificio presenta una pianta a croce latina appena accentuata, con
una navata leggermente più lunga del transetto.
L’esterno,
molto semplice, presenta una struttura in laterizio sovrastata da un tiburio
a sezione quadrangolare che nasconde la cupola semicircolare. La
struttura è sprofondata di un metro e mezzo a causa della subsidenza
dovuta al terreno paludoso.
La superficie
esterna è in laterizi coronata da una cornice di archetti pensili,
che sovrasta, nella facciata, l’ingresso principale a tutto sesto.
La semplice struttura dell’esterno, richiama l’importanza data alla
ricchezza dello spirito rispetto a quanto si può ammirare dall’esterno, spesso
di difficile comprensione.
INTERNO
E MOSAICI: L’interno è decorato da uno splendido
ciclo di tappeti musivi, realizzati nel V secolo, tra i più antichi
della città. Il tiburio della cupola, voltato a crociera,
s’innesta nelle murature laterali formando quattro lunette e
quattro pennacchi, anch’esse decorate con mosaici.
Altre
quattro lunette sono riposte nelle estremità
dei bracci della croce, voltati a botte.
L’interno
della cupola è decorato con un grande mosaico raffigurante, al centro,
la Croce, circondata da un cielo stellato, con stelle
che riducono la propria dimensione, mano a mano che si avvicinano verso l’alto.
I pennacchi della cupola rappresentano i Simboli degli Evangelisti:
Uomo Alato per Matteo, Leone per Marco, Vitello
per Luca e Aquila per Giovanni, anche se l’accostamento
dei simboli agli Evangelisti non era ancora presente, e verrà introdotto
solo a partire dal VI secolo. Vi è quindi raffigurato il
Tetramorfo, ossia le quattro forme dell’animo umano.
Nelle lunette
della cupola sono rappresentate coppie di apostoli. In particolare
si distinguono: San Pietro e San Paolo, rispettivamente con le Chiavi
del Paradiso e con la Spada. Tra i due si trovano due
colombe che si abbeverano alla fonte, allegoria delle anime
dinanzi alla grazia divina.
La lunetta
che sovrasta il portale d’ingresso raffigura il Buon Pastore,
allegoria di Cristo, seduto su una roccia in una valle ove scorrono
fiumi carichi di acqua, con le pecorelle del gregge ai suoi piedi, allegoria
dei fedeli cristiani. Il Buon Pastore è vestito con tunica e mantello,
simbolo del potere imperiale romano.
La lunetta
opposta mostra San Lorenzo nel momento in cui sta per essere
martirizzato. La graticola, strumento del martirio, è raffigurata
a destra in fiamme. San Lorenzo porta sulla spalla una grande Croce mentre, con
l’altra mano, regge aperto il libro delle Sacre Scritture. Nell’armadietto
accanto sono custoditi gli altri volumi delle Sacre Scritture.
Situata
all’interno delle mura cittadine, la Basilica di Sant’Apollinare
Nuovo venne edificata nel VI secolo, e consacrata da San Martino
di Tours in persona.
Originariamente
denominata Basilica di San Martino in Ciel d’Oro, venne poi rinominata Sant’Apollinare
Nuovo, perché vi furono traslate le reliquie di Sant’Apollinare,
Patrono di Ravenna, prima a Sant’Apollinare in Classe, in modo tale da custodirle
dalle scorrerie dei pirati, in particolare Saraceni, del IX secolo.
DESCRIZIONE
L’esterno
presenta una facciata a salienti in laterizio, distinta in due ordini, superiore
e inferiore.
Nell’ordine
superiore si apre una bifora in marmo mentre, il nartece, è
dotato di una copertura a spioventi.
Nella facciata
si trovano colonne portanti in marmo bianco mentre, nella parte
inferiore dell’edificio, si erge il campanile a sezione circolare,
edificato tra il IX e il X secolo.
L’interno
è distinto in tre navate, con navata centrale di larghezza
doppia rispetto alle laterali, terminante con abside semicircolare
all’interno e poligonale all’esterno, edificata nel XVI secolo e
decorata nel XVIII secolo.
Le navate
sono distinte da due file di sei colonne per lato, che sorreggono archi
a tutto sesto.
MOSAICI: I mosaici dell’interno occupano le trabeazioni
destra e sinistra, che sovrastano le colonne laterali della navata
centrale. Vennero realizzati nei due periodi della dominazione ostrogota
e bizantina, la prima fino al 540, la seconda dal 540 in poi.
La
rappresentazione musiva è ripartita in tre ordini di fasce: superiore,
intermedia e inferiore.
La fascia
superiore è decorata con piccoli riquadri, scanditi da colonne.
All’interno dei riquadri sono raffigurati gli Episodi della vita di
Cristo.
I riquadri
rimandano inoltre la distinzione tra il Bene e il Male. I due
greggi di pecore sono affiancati, in ogni riquadro, da due angeli,
tra cui l’Angelo del Male, vestito di rosso e l’Angelo del
Bene, vestito di blu.
Le figure
sono molto ieratiche e bidimensionali, senza alcun accenno di
prospettiva, schiacciate l’una sull’altra.
La fascia
intermedia dei mosaici raffigura una Teoria di Santi e Profeti,
disposti nei riquadri tra le finestre a tutto sesto. Vi si trova un accenno
di tridimensionalità non nello sfondo oro sempre presente, quanto
nelle esili ombreggiature create dai panneggi delle vesti.
Infine,
nella fascia inferiore, si trovano figure dalle maggiori dimensioni.
Sulla parete destra il ciclo ha inizio con la rappresentazione
del Palazzo di Teodorico, i cui interni sono rappresentati su un piano
bidimensionale, con i tre lati del peristilio del cortile schiacciati su un
unico piano.
Per una
sorta di damnatio mamoriae, dopo la morte dell’ostrogoto Teodorico
le rappresentazioni dei suoi seguaci vennero cancellate e oggi non
sono più presenti. Dei seguaci rimangono solo le mani, che spuntano
dalle colonne bianche del palazzo. Le colonne del palazzo terminano con
capitelli corinzi e, sopra agli archi, si notano decorazioni a
festoni, mentre la copertura è a tegole.
Sulla parete
di fronte, anch’essa distinta in tre registri, inferiore, mediano
e superiore, è raffigurato a tutta altezza il Porto di Classe,
allora il più grande porto dell’Adriatico. Sulla sinistra si
trovano tre imbarcazioni allineate che sostano dinanzi alle mura ancora
chiuse, raffigurato in un’insolita prospettiva aerea. Nel registro
inferiore è una Processione di Vergini e Martiri.
Anche in tal caso le figure sono ieratiche e bidimensionali, sospese nello spazio circostante, per la mancanza di un piano di appoggio. I Martiri sono raffigurati nimbati con aureola e vestono abiti bianchi, in movimento verso Ravenna.
Mosaico a tre ordini con, Teoria di Vergini e Martiri nell'ordine inferiore
Le Vergini si muovono verso il Porto di Classe, con un prato fiorito sullo sfondo. Ogni Vergine è dotata di aureola, veste abiti lunghi ed eleganti, porgendo in dono una corona, simbolo del martirio.
4) CAPPELLA ARCIVESCOVILE (O CAPPELLA DI SANT'ANDREA)
All’interno
del Palazzo Arcivescovile, posto proprio accanto alla Cattedrale,
e dell’omonimo Museo, è ubicata la Cappella dedicata a Sant’Andrea,
meglio nota come Cappella Arcivescovile.
La
struttura venne edificata nel V secolo su commissione del Vescovo
ravennate Pietro II, con la funzione di oratorio privato. Venne
realizzato al tempo del governo di Teodorico, e costituisce l’unico
monumento ancora esistente realizzato durante la dominazione ostrogota.
Con la conquista
della città da parte dell’esercito bizantino del Generale Narsete,
la Cappella venne consacrata al culto di Sant’Andrea, ove vi furono traslate
alcune delle reliquie di Sant’Andrea Apostolo, qui giunte da Costantinopoli.
DESCRIZIONE
La Cappella
Arcivescovile non ha una pianta a croce latina o a croce greca ma, essendo
una cappella, è costituita da un’unica aula voltata a botte, con
la volta ricoperta di mosaici.
L’interno
è caratterizzato da una ricca decorazione musiva dedicata al Salvatore,
nella prospettiva di confermare l’autenticità dell’Ortodossia cattolica,
in contrasto con la concezione ariana, che raffigurava Cristo come un
uomo.
Il centro
della decorazione musiva si trova una delle lunette, che raffigura il
Cristo Guerriero, vestito con indosso l’armatura, nell’atto di portare in
spalla la Croce come fosse un’arma, afferrandola con la mano
destra mentre, con la sinistra, reca aperto il libro delle Sacre
Scritture.
Vicino
al Salvatore è anche raffigurato il Monogramma
di Cristo, XP, simboleggiante le lettere greche Chi (X) e Ro
(P), iniziali del nome Cristo.
La
figura di Cristo, molto bidimensionale e ieratica, ridotta
ad un’icona, è affiancata da quelle dei Martiri,
degli Apostoli e degli Evangelisti, che fanno della
glorificazione l’affermazione dell’ortodossia cattolica.
5)
BATTISTERO
DEGLI ARIANI
Altra
importante manifestazione artistica di Ravenna è il Battistero degli Ariani,
così chiamato perché commissionato dagli Ariani ravennati, coloro che vedevano
Cristo solo nella sua concezione umana e non anche in quella divina.
Venne
fatto edificare dal Re Ostrogoto Teodorico a partire dalla fine
del V secolo, per essere portato a compimento nella metà del VI
secolo. Costituì il battistero della Cattedrale ariana di Ravenna,
oggi rinominata Chiesa dello Spirito Santo. Si tratta dell’unico
battistero europeo fatto edificate appositamente per il culto ariano.
DESCRIZIONE
Così
come gli altri monumenti di Ravenna è sprofondato di 2,25 metri.
La
struttura è in laterizio, con pianta ottagonale, il cui corpo
centrale è distinto in due ordini, superiore e inferiore.
All’interno
i due ordini sono nettamente distinti: nell’ordine inferiore
si aprono delle absidiole a tutto sesto, non decorate mentre, nell’ordine
superiore, sono riporte finestre più piccole, sempre a tutto
sesto, che permettono l’ingresso della luce.
La superficie muraria del perimetro interno
è in laterizio, completamente spoglia sia di decorazioni, che di
arredi. Non è più presente, neanche la vasca battesimale in origine
riposata al centro della struttura.
Degna
di nota è, invece, la copertura interna, anch’essa circolare,
completamente decorata a mosaico.
I mosaici
della cupola si sviluppano su due registri circolari concentrici di
cui, uno, posto al centro della cupola e, l’altro, più periferico.
Il registro centrale è decorato con un mosaico raffigurante il
Battesimo di Cristo, con San Giovanni Battista a destra e, sulla sinistra, la
personificazione del Fiume Giordano, che esce dall’acqua con le proprie gambe.
Sopra la testa di Cristo è posta la colomba dello Spirito
Santo mentre, lo stesso Cristo è raffigurato semplicemente nella sua
anima di Uomo, con il corpo nudo che emerge dall’acqua per metà.
Nel registro
più esterno della cupola è raffigurato l’episodio dell’Etimasia, o Seconda
Venuta di Cristo, ossia la rappresentazione del trono vuoto che allude
alla futura venuta di Cristo volta ad annunciare il Giudizio Universale. Il
trono è affiancato dalla Croce Gemmata adagiata su un cuscino
di colore viola e una teoria di dodici Santi martiri, ossia i dodici apostoli.
Al posto di Giuda Iscariota è raffigurato San Paolo di Tarso.
Gli undici
apostoli, più San Paolo, sono raffigurati nell’atto di offrire
corone, all’interno di spazi definiti da palme.
Pietro e Paolo sono riposti ai due estremi della fila
degli apostoli: Pietro è raffigurato con in mano le chiavi del
Paradiso e con le mani fasciate in segno di rispetto verso Cristo,
secondo quanto stabilito dalla sola iconografia orientale. Dall’altro
lato si trova Paolo, non raffigurato con la spada, come in
Occidente, ma nell’atto di porgere i rotoli delle sue epistole.
Le figure
ivi rappresentate sono bidimensionali, ieratiche e ripetitive,
sia nella postura, che nell’aspetto.
La scena principale si svolge su uno sfondo ricoperto con tessere musive in oro, simbolo della luce ultraterrena e del misticismo divino, così come suggerito dalle rappresentazioni bizantine più mature, che prenderà slancio fino ad imporsi in tutte le chiese orientali e, in particolare, a Costantinopoli e in Grecia.
6) BATTISTERO NEONIANO (O DEGLI ORTODOSSI)
L’altro
battistero ravennate è il Battistero Neoniano, o degli Ortodossi,
edificato all’inizio del V secolo.
Venne ristrutturato
durante l’episcopato del Vescovo Neone (450 – 475), periodo al quale risalgono
i fastosi mosaici conservati all’interno.
DESCRIZIONE
L’esterno
presenta una struttura con muratura in laterizi, anch’essa sprofondata
di tre metri a causa della subsidenza, dovuta al terreno paludoso.
Ha una pianta ottagonale, dai lati in alternanza rettilinei
e absidati, traforata da una finestra a tutto sesto.
L’interno
è un tripudio di decorazioni a mosaico, che rivestono tutte le superfici
lapidee.
La decorazione
e l’ornamentazione delle murature interne, è distinta in tre ordini,
superiore, mediano e inferiore. L’ordine inferiore è
decorato con l’utilizzo di marmi policromi, l’ordine mediano con stucchi
mentre, l’ordine superiore, occupato dalla sola cupola ottagonale,
decorato a mosaico.
La cupola presenta una vasta e articolata rappresentazione iconografica, che deve essere letta dall’esterno verso il centro.
La fascia
esterna della cupola ripartita in otto porzioni, con motivi
naturali, troni vuoti che rimandano all’attesa del Giudizio
Universale e altari con sopra Vangeli.
Nella fascia
mediana, dominata da uno sfondo di colore blu cobalto, sono
raffigurati i dodici apostoli, che indossano la tunica e il pallio,
distinti in due gruppi da sei capeggiati l’uno, da San Pietro
e, l’altro da San Paolo di Tarso che, come nell’altro battistero,
sostituisce Giuda Iscariota.
Gli apostoli
hanno le mani fasciate in segno di sottomissione e riconoscenza verso Cristo
e, ognuno di loro, reca in mano una corona di alloro, in simbolo di
trionfo. Gli apostoli sono raffigurati in modo molto ieratico e
bidimensionale, disposti in fila tra loro a rappresentare una
processione, che marcia a passo cadenzato.
Al centro
della cupola si trova un grande medaglione, ove è la scena di
Cristo, immerso fino alla vita nelle acque del Fiume Giordano, sovrastato
dalla Colomba dello Spirito Santo, mentre viene battezzato da Giovanni Battista,
raffigurato con un piede appoggiato a una roccia. Sulla destra di
Cristo si trova la personificazione del Fiume Giordano, recante
in mano una canna palustre e un drappo verde.
Sorprende
la trasparenza dell’acqua mentre, lo stesso corpo di Cristo appare
lucido, esattamente come se fosse appena stato appena bagnato.
All’esterno
della cinta muraria, in direzione dell’antico porto romano di Classe,
si trova l’ultimo gioiello ravennate compreso nel Patrimonio dell’Umanità, la Basilica
di Sant’Apollinare in Classe.
La
basilica venne edificata con lo scopo di conservare le spoglie
del Patrono cittadino, Sant’Apollinare, al di sopra di un’antica area
cimiteriale romana del II e III secolo, dove venne sepolto
lo stesso Vescovo. Fu consacrata nel 549 su commissione del Vescovo
Ursicinio.
DESCRIZIONE
La chiesa
presenta una pianta a croce latina, con facciata in laterizio alta
trenta metri, affiancata da uno slanciato campanile cilindrico.
L’interno,
distinto in tre navate, anch’esso opportunamente sprofondato, è
stato purtroppo spogliato delle splendide decorazioni musive che
ne ornavano le pareti laterali. Le colonne terminano con capitelli
poggianti su una base a sezione trapezoidale rovesciata chiamata pulvino,
opportunamente decorato, connesse tra loro tramite archi a
tutto sesto.
MOSAICO
ABSIDALE: Il mosaico del catino
absidale è distinto in due ordini, superiore e inferiore.
Nella cornice inferiore è rappresentato Sant’Apollinare, al centro di una processione di agnelli, sei da una parte e sei dall’altra, allegorie dei dodici apostoli.
Il Santo ha le braccia alzate verso Dio. L’Altissimo è raffigurato con una mano che emerge dalle nuvole e, al di sotto, la grande Croce circondata da novantanove stelle con tessere di mosaici in oro e argento.
Al suo interno è il Volto di Cristo mentre, ai lati, le
lettere greche dell’Alfa e dell’Omega, allegoria di Cristo come principio e
fine di ogni cosa. La scena è immersa in un contesto naturale
verdeggiante, con varietà di piante, rocce e uccelli.
Tra
le nubi, a destra e sinistra,
sono raffigurati i Profeti Elia e Mosé.
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