lunedì 20 ottobre 2025

RAVENNA: LA CITTA DEI MOSAICI CAPITALE DELL'IMPERO ROMANO D'OCCIDENTE

 STORIA

Ravenna conosciuta come la Città dei Mosaici, è nota in particolare per le splendide architetture bizantine realizzate a partire dal 410 quando, a seguito del Sacco di Roma da parte dei Visigoti di Alarico, vi venne trasferita la Capitale dell’Impero Romano d’Occidente, per la sua predisposizione ad essere difesa, posta su un terreno paludoso, di difficile accesso per gli eserciti di terra.

I commerci erano garantiti dalla presenza del Porto di Classe, tra i principali porti dell’Impero sull’Adriatico.

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, a partire dal 476, venne conquistata dapprima dagli Ostrogoti di Teodorico, per poi essere assoggettata dai Bizantini di Giustiniano, dopo la vittoria nella Guerra Greco Gotica, che oppose i due eserciti tra il 545 e il 554.

A partire dal 552 Ravenna venne raggiunta da Totila, Re degli Ostrogoti, che dovette scontrarsi con l’esercito bizantino di Narsete, inviato in Italia dal Generale Belisario. Posto alla guida di un esercito di trentamila uomini, Narsete riuscì a sconfiggere Totila, che morì nella Battaglia di Tagina. L’ultima guarnigione dell’esercito goto sarebbe stata sconfitta nel 552 con la Battaglia dei Monti Lattari.

Fu proprio in questo contesto che, a partire dalla dominazione ostrogota prima e bizantina poi, vennero realizzate le pregevoli opere d’arte musive che rendono Ravenna nota in tutto il mondo, nominate dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1996.

MONUMENTI E LUOGHI D’ARTE

Per monumenti bizantini di Ravenna s’intendono un insieme di otto chiese, per la maggior parte presenti all’interno delle mura cittadine, realizzate nel periodo della dominazione ostrogota e bizantina.

1)      BASILICA DI SAN VITALE

Il più emblematico luogo di culto bizantino di Ravenna è la Basilica di San Vitale, edificata tra il 532 e il 547, la cui costruzione venne avviata sotto il dominio dei Goti, nel luogo in cui venne martirizzato il Vescovo Vitale. Venne completata vent’anni più tardi sotto il dominio dell’Imperatore Giustiniano, che ne commissionò la decorazione musiva del presbiterio.

DESCRIZIONE

L’esterno, molto semplice, presenta due corpi a pianta ottagonale, una base e un tiburio, sovrapposti fra loro. L’abside della chiesa costituisce un ulteriore corpo di fabbrica che sporge da uno dei lati dell’ottagono esterno, disposto non in asse con il corpo principale.


Campanile cilindrico di San Vitale

L’interno riprende lo schema dell’esterno, con i lati dell’ottagono abbelliti da esedre traforate, ossia incavi circolari a gradini che riprendono l’andamento della muratura esterna. Le esedre presentano un doppio ordine di piccole arcate a tutto sesto, comprese in arcate più grandi che scaricano le forze sui pilastri angolari. Su questi pilastri è impostato il tamburo ottagonale su cui poggia la cupola.


Interno della Basilica di San Vitale

Cupola affrescata

Le arcate delle esedre sono delle trifore, composte da esili colonne circolari sovrastate da capitelli corinzi poggianti su pulvini a sezione trapezoidale rovesciata, con bassorilievi della Croce e di Scene zoomorfe.


Esedra tripartita traforata con archi a tutto sesto

Come tutti i monumenti ravennati, la Basilica di San Vitale è sprofondata nel tempo a causa della subsidenza dovuta al suolo paludoso, come visibile da una bacinella d’acqua posta all’interno.

L’interno viene costantemente tenuto asciutto aspirando l’acqua in eccesso attraverso idrovore.

MOSAICI: I mosaici di San Vitale occupano in particolare, il presbiterio e l’abside. Sono composti da piccole tessere policrome dalla varia colorazione, ove predominano verde, azzurro, giallo, marrone e rosso.


Mosaici del presbiterio e dell'abside

Il catino absidale è impreziosito dal mosaico del Cristo Pantocratore, seduto su un globo azzurro, con in mano il rotolo dei sette sigilli mentre, con l’altra mano, porge la corona trionfale a San Vitale.

Ai lati di Cristo sono raffigurati due Arcangeli. La principale celebrazione dell’arte musiva ravennate si ha nel presbiterio. La volta a crociera del presbiterio è ornata da splendidi mosaici con motivi di fiori stilizzati e, al centro, un piccolo tondo ove è inserito l’Agnus Dei, simbolo del sacrificio di Cristo.


Volta del presbiterio con, al centro, l'Agnus Dei mentre, ai lati, i simboli del Quattro Evangelisti

Ai lati del presbiterio si aprono due coppie di trifore. Nella trifora sulla destra si trovano mosaici di Abele e Melchisedec mentre, sulla sinistra, una doppia scena raffigurante Abramo che dà ospitalità a tre angeli e il Sacrificio di Isacco.


Mosaico della parete destra del presbiterio con Abele e Melchisedec

Al di sotto delle lunette sulla destra e sulla sinistra, sono riposti due pannelli con mosaici raffiguranti l’uno, l’Imperatore Giustiniano con la sua corte e, l’altro, la Regina Teodora con le sue dame.

Accanto a Giustiniano è raffigurato Massimiano, l’unico ad essere nominato in un’iscrizione.


Mosaico di Giustiniano con la sua corte

Nel mosaico della Regina Teodora con le sue dame, l’Imperatrice è ricoperta di un mantello rosso porpora che, nella parte inferiore, è ricamato d’oro con la raffigurazione dei Re Magi che portano doni, paragonando i doni offerti a Cristo dai due Imperatori, con quelli offerti dai Re Magi al Bambino.

Nelle scene dei mosaici appena descritte, ogni figura rappresentata pesta il piede a quella di grado inferiore.

Le figure dei pannelli sono caratterizzati da un’accentuata ieraticità, ossia da disegni piatti e bidimensionali, senza alcun accenno di espressione del corpo, di prospettiva spaziale o di tridimensionalità.


Mosaico di Teodora con le sue dame


Vasca d'acqua all'interno della chiesa per via della subsidenza

2) MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA

Nelle vicinanze di San Vitale è posto il Mausoleo di Galla Placidia, altro simbolo dell’architettura bizantina e della decorazione musiva.

Venne edificato nel V secolo su commissione di Galla Placidia, figlia dell’Imperatore Romano Teodosio, connessa alla vicina Chiesa di Santa Croce, oggi scomparsa, tramite un breve nartece.

Secondo la tradizione, l’edificio venne costruito su commissione della stessa Galla Placidia per sé e la sua famiglia, ma non ci sono prove documentarie o empiriche che la stessa Galla Placidia o i membri della sua famiglia, fossero stati sepolti al suo interno. Anzi, le fonti documentarie riportano che la stessa Galla Placidia, morta nel 450 a Roma, venne sepolta nella Capitale all’interno del Mausoleo Onoriano, demolito nel XVI secolo per l’edificazione della Basilica di San Pietro in Vaticano.

In seguito divenne un oratorio dedicato al culto di San Lorenzo, data la presenza di mosaici al suo interno, raffiguranti proprio il martire cristiano.

DESCRIZIONE

Il piccolo edificio presenta una pianta a croce latina appena accentuata, con una navata leggermente più lunga del transetto.

L’esterno, molto semplice, presenta una struttura in laterizio sovrastata da un tiburio a sezione quadrangolare che nasconde la cupola semicircolare. La struttura è sprofondata di un metro e mezzo a causa della subsidenza dovuta al terreno paludoso.

La superficie esterna è in laterizi coronata da una cornice di archetti pensili, che sovrasta, nella facciata, l’ingresso principale a tutto sesto. La semplice struttura dell’esterno, richiama l’importanza data alla ricchezza dello spirito rispetto a quanto si può ammirare dall’esterno, spesso di difficile comprensione.

INTERNO E MOSAICI: L’interno è decorato da uno splendido ciclo di tappeti musivi, realizzati nel V secolo, tra i più antichi della città. Il tiburio della cupola, voltato a crociera, s’innesta nelle murature laterali formando quattro lunette e quattro pennacchi, anch’esse decorate con mosaici.

Altre quattro lunette sono riposte nelle estremità dei bracci della croce, voltati a botte.

L’interno della cupola è decorato con un grande mosaico raffigurante, al centro, la Croce, circondata da un cielo stellato, con stelle che riducono la propria dimensione, mano a mano che si avvicinano verso l’alto. I pennacchi della cupola rappresentano i Simboli degli Evangelisti: Uomo Alato per Matteo, Leone per Marco, Vitello per Luca e Aquila per Giovanni, anche se l’accostamento dei simboli agli Evangelisti non era ancora presente, e verrà introdotto solo a partire dal VI secolo. Vi è quindi raffigurato il Tetramorfo, ossia le quattro forme dell’animo umano.

Nelle lunette della cupola sono rappresentate coppie di apostoli. In particolare si distinguono: San Pietro e San Paolo, rispettivamente con le Chiavi del Paradiso e con la Spada. Tra i due si trovano due colombe che si abbeverano alla fonte, allegoria delle anime dinanzi alla grazia divina.


Mosaico di Animali del gregge che si abbeverano alla fonte

La lunetta che sovrasta il portale d’ingresso raffigura il Buon Pastore, allegoria di Cristo, seduto su una roccia in una valle ove scorrono fiumi carichi di acqua, con le pecorelle del gregge ai suoi piedi, allegoria dei fedeli cristiani. Il Buon Pastore è vestito con tunica e mantello, simbolo del potere imperiale romano.


Lunetta raffigurante il Buon Pastore che governa in gregge di fedeli con la Croce in mano

La lunetta opposta mostra San Lorenzo nel momento in cui sta per essere martirizzato. La graticola, strumento del martirio, è raffigurata a destra in fiamme. San Lorenzo porta sulla spalla una grande Croce mentre, con l’altra mano, regge aperto il libro delle Sacre Scritture. Nell’armadietto accanto sono custoditi gli altri volumi delle Sacre Scritture.


Lunetta di San Lorenzo nel momento appena precedente al martirio. La volta della lunetta ha un cielo stellato

3) BASILICA DI SANT’APOLLINARE NUOVO

Situata all’interno delle mura cittadine, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo venne edificata nel VI secolo, e consacrata da San Martino di Tours in persona.

Originariamente denominata Basilica di San Martino in Ciel d’Oro, venne poi rinominata Sant’Apollinare Nuovo, perché vi furono traslate le reliquie di Sant’Apollinare, Patrono di Ravenna, prima a Sant’Apollinare in Classe, in modo tale da custodirle dalle scorrerie dei pirati, in particolare Saraceni, del IX secolo.

DESCRIZIONE

L’esterno presenta una facciata a salienti in laterizio, distinta in due ordini, superiore e inferiore.

Nell’ordine superiore si apre una bifora in marmo mentre, il nartece, è dotato di una copertura a spioventi.

Nella facciata si trovano colonne portanti in marmo bianco mentre, nella parte inferiore dell’edificio, si erge il campanile a sezione circolare, edificato tra il IX e il X secolo.

L’interno è distinto in tre navate, con navata centrale di larghezza doppia rispetto alle laterali, terminante con abside semicircolare all’interno e poligonale all’esterno, edificata nel XVI secolo e decorata nel XVIII secolo.

Le navate sono distinte da due file di sei colonne per lato, che sorreggono archi a tutto sesto.


Interno della Chiesa di Sant'Apollinare Nuovo

MOSAICI: I mosaici dell’interno occupano le trabeazioni destra e sinistra, che sovrastano le colonne laterali della navata centrale. Vennero realizzati nei due periodi della dominazione ostrogota e bizantina, la prima fino al 540, la seconda dal 540 in poi.

La rappresentazione musiva è ripartita in tre ordini di fasce: superiore, intermedia e inferiore.

La fascia superiore è decorata con piccoli riquadri, scanditi da colonne. All’interno dei riquadri sono raffigurati gli Episodi della vita di Cristo.

I riquadri rimandano inoltre la distinzione tra il Bene e il Male. I due greggi di pecore sono affiancati, in ogni riquadro, da due angeli, tra cui l’Angelo del Male, vestito di rosso e l’Angelo del Bene, vestito di blu.

Le figure sono molto ieratiche e bidimensionali, senza alcun accenno di prospettiva, schiacciate l’una sull’altra.

La fascia intermedia dei mosaici raffigura una Teoria di Santi e Profeti, disposti nei riquadri tra le finestre a tutto sesto. Vi si trova un accenno di tridimensionalità non nello sfondo oro sempre presente, quanto nelle esili ombreggiature create dai panneggi delle vesti.

Infine, nella fascia inferiore, si trovano figure dalle maggiori dimensioni. Sulla parete destra il ciclo ha inizio con la rappresentazione del Palazzo di Teodorico, i cui interni sono rappresentati su un piano bidimensionale, con i tre lati del peristilio del cortile schiacciati su un unico piano.


Mosaico del Palazzo di Teodorico

Per una sorta di damnatio mamoriae, dopo la morte dell’ostrogoto Teodorico le rappresentazioni dei suoi seguaci vennero cancellate e oggi non sono più presenti. Dei seguaci rimangono solo le mani, che spuntano dalle colonne bianche del palazzo. Le colonne del palazzo terminano con capitelli corinzi e, sopra agli archi, si notano decorazioni a festoni, mentre la copertura è a tegole.


Mosaico con Teoria di Santi e Profeti

Sulla parete di fronte, anch’essa distinta in tre registri, inferiore, mediano e superiore, è raffigurato a tutta altezza il Porto di Classe, allora il più grande porto dell’Adriatico. Sulla sinistra si trovano tre imbarcazioni allineate che sostano dinanzi alle mura ancora chiuse, raffigurato in un’insolita prospettiva aerea. Nel registro inferiore è una Processione di Vergini e Martiri.

Anche in tal caso le figure sono ieratiche e bidimensionali, sospese nello spazio circostante, per la mancanza di un piano di appoggio. I Martiri sono raffigurati nimbati con aureola e vestono abiti bianchi, in movimento verso Ravenna.

Mosaico a tre ordini con, Teoria di Vergini e Martiri nell'ordine inferiore

Le Vergini si muovono verso il Porto di Classe, con un prato fiorito sullo sfondo. Ogni Vergine è dotata di aureola, veste abiti lunghi ed eleganti, porgendo in dono una corona, simbolo del martirio.

4) CAPPELLA ARCIVESCOVILE (O CAPPELLA DI SANT'ANDREA)

All’interno del Palazzo Arcivescovile, posto proprio accanto alla Cattedrale, e dell’omonimo Museo, è ubicata la Cappella dedicata a Sant’Andrea, meglio nota come Cappella Arcivescovile.

La struttura venne edificata nel V secolo su commissione del Vescovo ravennate Pietro II, con la funzione di oratorio privato. Venne realizzato al tempo del governo di Teodorico, e costituisce l’unico monumento ancora esistente realizzato durante la dominazione ostrogota.

Con la conquista della città da parte dell’esercito bizantino del Generale Narsete, la Cappella venne consacrata al culto di Sant’Andrea, ove vi furono traslate alcune delle reliquie di Sant’Andrea Apostolo, qui giunte da Costantinopoli.

DESCRIZIONE

La Cappella Arcivescovile non ha una pianta a croce latina o a croce greca ma, essendo una cappella, è costituita da un’unica aula voltata a botte, con la volta ricoperta di mosaici.

L’interno è caratterizzato da una ricca decorazione musiva dedicata al Salvatore, nella prospettiva di confermare l’autenticità dell’Ortodossia cattolica, in contrasto con la concezione ariana, che raffigurava Cristo come un uomo.

Il centro della decorazione musiva si trova una delle lunette, che raffigura il Cristo Guerriero, vestito con indosso l’armatura, nell’atto di portare in spalla la Croce come fosse un’arma, afferrandola con la mano destra mentre, con la sinistra, reca aperto il libro delle Sacre Scritture.

Vicino al Salvatore è anche raffigurato il Monogramma di Cristo, XP, simboleggiante le lettere greche Chi (X) e Ro (P), iniziali del nome Cristo.

La figura di Cristo, molto bidimensionale e ieratica, ridotta ad un’icona, è affiancata da quelle dei Martiri, degli Apostoli e degli Evangelisti, che fanno della glorificazione l’affermazione dell’ortodossia cattolica.

5)      BATTISTERO DEGLI ARIANI

Altra importante manifestazione artistica di Ravenna è il Battistero degli Ariani, così chiamato perché commissionato dagli Ariani ravennati, coloro che vedevano Cristo solo nella sua concezione umana e non anche in quella divina.

Venne fatto edificare dal Re Ostrogoto Teodorico a partire dalla fine del V secolo, per essere portato a compimento nella metà del VI secolo. Costituì il battistero della Cattedrale ariana di Ravenna, oggi rinominata Chiesa dello Spirito Santo. Si tratta dell’unico battistero europeo fatto edificate appositamente per il culto ariano.

DESCRIZIONE

Così come gli altri monumenti di Ravenna è sprofondato di 2,25 metri.

La struttura è in laterizio, con pianta ottagonale, il cui corpo centrale è distinto in due ordini, superiore e inferiore.

All’interno i due ordini sono nettamente distinti: nell’ordine inferiore si aprono delle absidiole a tutto sesto, non decorate mentre, nell’ordine superiore, sono riporte finestre più piccole, sempre a tutto sesto, che permettono l’ingresso della luce.

 La superficie muraria del perimetro interno è in laterizio, completamente spoglia sia di decorazioni, che di arredi. Non è più presente, neanche la vasca battesimale in origine riposata al centro della struttura.

Degna di nota è, invece, la copertura interna, anch’essa circolare, completamente decorata a mosaico.

I mosaici della cupola si sviluppano su due registri circolari concentrici di cui, uno, posto al centro della cupola e, l’altro, più periferico. Il registro centrale è decorato con un mosaico raffigurante il Battesimo di Cristo, con San Giovanni Battista a destra e, sulla sinistra, la personificazione del Fiume Giordano, che esce dall’acqua con le proprie gambe. Sopra la testa di Cristo è posta la colomba dello Spirito Santo mentre, lo stesso Cristo è raffigurato semplicemente nella sua anima di Uomo, con il corpo nudo che emerge dall’acqua per metà.

Nel registro più esterno della cupola è raffigurato l’episodio dell’Etimasia, o Seconda Venuta di Cristo, ossia la rappresentazione del trono vuoto che allude alla futura venuta di Cristo volta ad annunciare il Giudizio Universale. Il trono è affiancato dalla Croce Gemmata adagiata su un cuscino di colore viola e una teoria di dodici Santi martiri, ossia i dodici apostoli. Al posto di Giuda Iscariota è raffigurato San Paolo di Tarso.

Gli undici apostoli, più San Paolo, sono raffigurati nell’atto di offrire corone, all’interno di spazi definiti da palme.

Pietro e Paolo sono riposti ai due estremi della fila degli apostoli: Pietro è raffigurato con in mano le chiavi del Paradiso e con le mani fasciate in segno di rispetto verso Cristo, secondo quanto stabilito dalla sola iconografia orientale. Dall’altro lato si trova Paolo, non raffigurato con la spada, come in Occidente, ma nell’atto di porgere i rotoli delle sue epistole.

Le figure ivi rappresentate sono bidimensionali, ieratiche e ripetitive, sia nella postura, che nell’aspetto.

La scena principale si svolge su uno sfondo ricoperto con tessere musive in oro, simbolo della luce ultraterrena e del misticismo divino, così come suggerito dalle rappresentazioni bizantine più mature, che prenderà slancio fino ad imporsi in tutte le chiese orientali e, in particolare, a Costantinopoli e in Grecia.

6) BATTISTERO NEONIANO (O DEGLI ORTODOSSI)

L’altro battistero ravennate è il Battistero Neoniano, o degli Ortodossi, edificato all’inizio del V secolo.

Venne ristrutturato durante l’episcopato del Vescovo Neone (450 – 475), periodo al quale risalgono i fastosi mosaici conservati all’interno.

DESCRIZIONE

L’esterno presenta una struttura con muratura in laterizi, anch’essa sprofondata di tre metri a causa della subsidenza, dovuta al terreno paludoso. Ha una pianta ottagonale, dai lati in alternanza rettilinei e absidati, traforata da una finestra a tutto sesto.

L’interno è un tripudio di decorazioni a mosaico, che rivestono tutte le superfici lapidee.

La decorazione e l’ornamentazione delle murature interne, è distinta in tre ordini, superiore, mediano e inferiore. L’ordine inferiore è decorato con l’utilizzo di marmi policromi, l’ordine mediano con stucchi mentre, l’ordine superiore, occupato dalla sola cupola ottagonale, decorato a mosaico.


Lunette nell'ordine mediano decorate in stucco

La cupola presenta una vasta e articolata rappresentazione iconografica, che deve essere letta dall’esterno verso il centro.

La fascia esterna della cupola ripartita in otto porzioni, con motivi naturali, troni vuoti che rimandano all’attesa del Giudizio Universale e altari con sopra Vangeli.

Nella fascia mediana, dominata da uno sfondo di colore blu cobalto, sono raffigurati i dodici apostoli, che indossano la tunica e il pallio, distinti in due gruppi da sei capeggiati l’uno, da San Pietro e, l’altro da San Paolo di Tarso che, come nell’altro battistero, sostituisce Giuda Iscariota.

Gli apostoli hanno le mani fasciate in segno di sottomissione e riconoscenza verso Cristo e, ognuno di loro, reca in mano una corona di alloro, in simbolo di trionfo. Gli apostoli sono raffigurati in modo molto ieratico e bidimensionale, disposti in fila tra loro a rappresentare una processione, che marcia a passo cadenzato.

Al centro della cupola si trova un grande medaglione, ove è la scena di Cristo, immerso fino alla vita nelle acque del Fiume Giordano, sovrastato dalla Colomba dello Spirito Santo, mentre viene battezzato da Giovanni Battista, raffigurato con un piede appoggiato a una roccia. Sulla destra di Cristo si trova la personificazione del Fiume Giordano, recante in mano una canna palustre e un drappo verde.

Sorprende la trasparenza dell’acqua mentre, lo stesso corpo di Cristo appare lucido, esattamente come se fosse appena stato appena bagnato.


Mosaico della cupola del battistero, con il Battesimo di Cristo da parte di Giovanni Battista mentre, sulla testa di Cristo, scende la Colomba dello Spirito Santo

7) BASILICA DI SANT'APOLLINARE IN CLASSE

All’esterno della cinta muraria, in direzione dell’antico porto romano di Classe, si trova l’ultimo gioiello ravennate compreso nel Patrimonio dell’Umanità, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe.

La basilica venne edificata con lo scopo di conservare le spoglie del Patrono cittadino, Sant’Apollinare, al di sopra di un’antica area cimiteriale romana del II e III secolo, dove venne sepolto lo stesso Vescovo. Fu consacrata nel 549 su commissione del Vescovo Ursicinio.

DESCRIZIONE

La chiesa presenta una pianta a croce latina, con facciata in laterizio alta trenta metri, affiancata da uno slanciato campanile cilindrico.

L’interno, distinto in tre navate, anch’esso opportunamente sprofondato, è stato purtroppo spogliato delle splendide decorazioni musive che ne ornavano le pareti laterali. Le colonne terminano con capitelli poggianti su una base a sezione trapezoidale rovesciata chiamata pulvino, opportunamente decorato, connesse tra loro tramite archi a tutto sesto.


Interno della basilica a tre navate

MOSAICO ABSIDALE: Il mosaico del catino absidale è distinto in due ordini, superiore e inferiore.

Nella cornice inferiore è rappresentato Sant’Apollinare, al centro di una processione di agnelli, sei da una parte e sei dall’altra, allegorie dei dodici apostoli.

Il Santo ha le braccia alzate verso Dio. L’Altissimo è raffigurato con una mano che emerge dalle nuvole e, al di sotto, la grande Croce circondata da novantanove stelle con tessere di mosaici in oro e argento.

Al suo interno è il Volto di Cristo mentre, ai lati, le lettere greche dell’Alfa e dell’Omega, allegoria di Cristo come principio e fine di ogni cosa. La scena è immersa in un contesto naturale verdeggiante, con varietà di piante, rocce e uccelli.

Tra le nubi, a destra e sinistra, sono raffigurati i Profeti Elia e Mosé.


Abside semicircolare della basilica


Fregio destro della navata centrale con gli Imperatori ravennati


Fregio sinistro della navata centrale con la raffigurazione dei Pontefici


Fregio sinistro in tutta la sua lunghezza

NB. Le informazioni storiche e artistiche sono state estrapolate nel portale Internet di “Ravenna Turismo”, in www.turismo.ra.it.

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