mercoledì 31 maggio 2023

ABBAZIA DI SAN FELICE (GIANO DELL'UMBRIA): GIOIELLO ROMANICO IMMERSO NELLA CAMPAGNA UMBRA

STORIA

Immersa nello splendido paesaggio che caratterizza la campagna umbra tra Foligno e Massa Martana, al confine con il territorio della Valle Umbra solcata dal Fiume Topino, l'Abbazia di San Felice è ricompresa nel territorio comunale di Giano dell'Umbria, in Provincia di Perugia.

L'edificio religioso é contornato da ulivi, e il contesto circostante viene frequentato in particolare per la presenza della Tenuta San Felice, uno dei tanti luoghi di ristorazione in cui poter mangiare bene nella Regione.

L'abbazia è situata nelle vicinanze del ramo occidentale della Via Flaminia, il più antico, che attraversava Casventum (San Gemini), Carsulae e Vicus ad Martes (Massa Martana). Essendo in una zona di frontiera dove convivevano Romani e Longobardi, divenne testimone dell'incontro di differenti tradizioni culturali e religiose.

L'abbazia è consacrata al martire Felice di Massa Martana, la cui leggenda narra che il suo corpo venne trasportato in un luogo chiamato Castricianum, da "Castrum icciani" oggi divenuto "Giano", ove venne sepolto. La prima comunità monastica presente nel luogo in cui successivamente sorse l'abbazia, vi s'insediò intorno al 950, guidata dall'erudito folignate Ludovico Iacobilli.

La chiesa venne edificata all'inizio del XII secolo, attraverso l'utilizzo di materiali di spoglio di un primitivo oratorio longobardo. Durante il Basso Medio Evo l'abbazia ospitò una comunità di Monaci Benedettini. L'11 marzo 1373 il Pontefice Gregorio IX emise una bolla, con la quale ordinò la sottomissione di San Felice all'Abbazia di Santacroce in Sassovivo.

Nel 1450 Papa Niccolò V, a causa del degrado in cui versava la struttura, allontanò i monaci Benedettini sopprimendo l'abbazia. Il complesso venne affidato alle cure degli Eremitani di Sant'Agostino (Agostiniani). Un documento risalente al 29 agosto 1450, informa che Papa Niccolò V diede via libera all'inizio dei lavori di restauro. Solo nel 1496 i Monaci Agostiniani presero pieno possesso dell'abbazia.

A questo periodo si fa risalire la costruzione del chiostro. Nel XVI secolo vennero apportate le prime modifiche al complesso abbaziale, tra cui la sopraelevazione delle navate, la costruzione del chiostro, della torre campanaria e del refettorio. Nel 1797 i Monaci Agostiniani vennero allontanati dall'abbazia, perché accusati d'immoralita ed evasione fiscale.

Nel 1815 l'abbazia fu il luogo di fondazione dell'Ordine del Preziosissimo Sangue da parte di Don Gaspare del Bufalo. I membri della congregazione, chiamati "Bufalini", sono tutt'ora proprietari della struttura, rendendola visitabile ai turisti.

ESTERNO

Il complesso abbaziale è composto da vari edifici. La chiesa venne edificata in stile romanico spoletino intorno al 1130. L'edificio preso a modello per la costruzione dell'abbazia, fu la Chiesa di San Gregorio Maggiore tutt'ora presente a Spoleto, iniziata nel 1079 e terminata nel 1146.

San Felice si distingue dalle chiese romaniche costruite nel territorio spoletino per la sua più spiccata monumentalità e solennità. Il complesso abbaziale si compone di tre parti, tra le quali si distinguono quella di epoca benedettina, quella di epoca agostiniana, e la più recente che rispecchia i principi dell'architettura rurale.

Molti sono gli elementi di spoglio risalenti all'epoca romana, o ad altre epoche storiche presenti nella chiesa: tra queste un capitello romano posto sotto l'oculo della facciata risalente al IV - V secolo, i capitelli delle navate e della cripta risalenti all'VIII e IX secolo, le colonne del portale e le colonnine della finestra trifora posta nel livello più elevato della facciata risalente al X secolo.


Facciata dell'Abbazia di San Felice

INTERNO

L'interno della chiesa, espressione di un puro e semplice stile romanico, è suddiviso in tre navate da due file di colonne. La navata centrale è caratterizzata da una copertura con volta a botte ribassata di forma ovale, mentre le due navate laterali si caratterizzano per la presenza di una copertura a crociera.


Interno a tre navate dell'Abbazia di
San Felice

Il presbiterio della chiesa è rialzato rispetto alla navata centrale, in modo tale da ospitare la sottostante cripta. L'interno, modificato nel corso del XVIII secolo, venne decorato attraverso la realizzazione di affreschi e di stucchi barocchi, rimossi a seguito del restauro compiuto nel 1958, in modo tale da riportare la struttura all'originale aspetto romanico.

All'interno della chiesa venne realizzato un paliotto dipinto, oggi visitabile presso la Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia, in origine destinato a decorare l'altare della cripta posto al di sopra del sarcofago del Santo, ove erano rappresentate le scene del martirio di San Felice.


Affresco medievale raffigurante
la Crocifissione


Capitello romanico nella navata centrale


Veduta dell'altare e dell'abside

CHIOSTRO

Affiancato al corpo principale della chiesa è il chiostro, ove si trovano grandi lunette affrescate con immagini raffiguranti la Storia di Don Gaspare del Bufalo e dell'Ordine dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Il chiostro è posto su due livelli, uno superiore e l'altro inferiore. Nel chiostro superiore è conservato il Gonfalone rappresentante la Madonna del Soccorso risalente al 1494, realizzato dal pittore Francesco Melanzio di Montefalco.


Cortile interno del chiostro con cisterna


Corridoio esterno del chiostro


Lunetta del chiostro affrescata raffigurante
l'Ordine del Preziosissimo Sangue ricevuto dal Papa
e sulla sinistra San Gaspare del Bufalo


Busto di San Gaspare del Bufalo
nel chiostro dell'abbazia

CRIPTA

La cripta che si apre al di sotto della chiesa abbaziale, é costituita da un ampio spazio suddiviso in tre navate, con volte poggianti su colonne dell'XI secolo, ornate da splendidi capitelli raffiguranti scene animali e vegetali.
Nella struttura si ritrovano frammenti decorativi di reimpiego, provenienti da strutture più antiche, oltre alla tomba in cui riposano i resti mortali del Santo titolare.


Cripta composta da colonne dell'XI secolo
e capitelli raffiguranti scene animali e vegetali


Altare maggiore e abside della cripta

NB. Le informazioni riportate sono state estrapolate dal testo "Abbazia di San Felice - Giano dell'Umbria (PG)", nella pagina internet "I Luoghi del Silenzio", e nel sito www.iluoghidelsilenzio.it.

BORGO SAN PIETRO: PAESE RICOSTRUITO SULLE RIVE DEL LAGO DEL SALTO

LAGO DEL SALTO

Nonostante sia inserito in uno splendido paesaggio lacustre, fatto di scogliere rocciose a picco sullo specchio d'acqua, il turista non deve farsi ingannare dal sensazionale colpo d'occhio che provoca a prima vista il Lago del Salto. Quello che oggi può sembrare uno splendido paesaggio in grado di ricordare un fiordo, è in realtà un lago artificiale, creato nel 1940 con lo sbarramento del Fiume Salto attraverso la costruzione della diga.

Per consentire la creazione del lago, vennero evacuati e poi sommersi i borghi di Fiumata, Taglieto, Sant'Ippolito e Borgo San Pietro, poi completamente ricostruiti sulle sponde del nuovo lago. Oggi tali borghi si specchiano sulle acque del lago, creando un luogo di grande suggestione.

Tuttavia quando durante l'estate l'acqua del lago si abbassa, si possono ancora scorgere i ruderi degli antichi paesi che sono stati sommersi con la costruzione della diga. Tramite un'escursione subacquea ai turisti viene consentito, accompagnati da una giuda professionista, d'immergersi alla riscoperta dei ruderi degli antichi paesi sommersi. Tra i ruderi è anche visibile il campanile del XIV secolo appartenuto all'antico Monastero delle Clarisse.

Nonostante il lago oggi ammirabile sia il frutto della costruzione della diga, il paesaggio che si presenta agli occhi del turista è veramente affascinante. Si possono ammirare fiordi, insenature e baie, dominate dai piccoli paesi che si stagliano sulle alture. L'impressione provata, sarà quella di trovarsi in uno splendido paesaggio naturale, anche se in realtà il lago è artificiale.

A rafforzare questa impressione fanno da cornice gli splendidi boschi di querce e castagni, che dalla montagna scendono fino a lambire le sponde del lago. Molte specie animali vivono nell'ecosistema del lago: le sue acque sono popolate da specie ittiche tra cui le carpe, e da uccelli che qui vengono a nidificare, come il gabbiano.


Insenatura del Lago del Salto

BORGO SAN PIETRO

Il borgo di maggiori dimensioni posto sulle rive del Lago del Salto è sicuramente Borgo San Pietro, uno dei paesi che a seguito della creazione del bacino artificiale è stato sommerso e poi ricostruito sulle alture circostanti.

La storia del paese, oggi frazione del Comune di Petrella Salto, è simile a quella degli altri paesi sommersi e ricostruiti. Borgo San Pietro è molto devoto alla figura di Santa Filippa Mareri, cui è dedicato il santuario ivi costruito, e le vicende storiche sono molto connesse con quelle di Petrella Salto.

Santa Filippa fece parte di una famiglia, quella dei Mareri, che a seguito delle invasioni dei Saraceni nel IX secolo, venne costretta a rifugiarsi sulle alture della Valle del Salto. A causa delle incursioni nemiche, le famiglie rifugiate intrapresero la costruzione del borgo, che sarebbe poi diventato Petrella Salto. Con l'acquisto di Petrella, i Mareri divennero i feudatari del luogo.


Veduta del paese di Borgo San Pietro

MONUMENTI E LUOGHI D'INTERESSE

1) MUSEO DEL MONASTERO DI SANTA FILIPPA MARERI

Il monastero accoglie una parte museale ove sono conservati i documenti relativi alla fondazione dell'antico luogo di culto, risalente al 1228 e sommerso dalle acque del Lago del Salto a partire dal 1940.

Il museo ospitato nel nuovo monastero, è stato inaugurato nel 1977 e riallestito nel 2000, ad opera degli Architetti Francesco Melaragni e Marina Campagna. Il museo propone una collezione di oggetti salvati dalla distruzione, attraverso un percorso espositivo organizzato in tre aree tematiche: a) il primo ha l'obiettivo di ricordare al visitatore l'architettura dell'antico Monastero di San Pietro de Molito, tramite l'esposizione di documentazione fotografica, dei fregi decorativi sopravvissuti, e in particolare del bellissimo portale ligneo originale del 1511, decorato con formelle dal Maestro Giacomo di Bernardino. Sono inoltre visibili tre antichi bauli di corredi rivestiti in cuoio decorato, risalente al XVII secolo, e appartenuto alle Clarisse.

Due vetrine custodiscono inoltre gli oggetti sacri che venivano conservati nella piccola Chiesa di San Pietro de Molito, tra cui una pregevole statua lignea della Madonna risalente al XIV - XV secolo, una croce astile del 1550, e le grate in ferro battuto da dove le Clarisse assistevano alle funzioni religiose.

2) CAPPELLA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

La Cappella di Santa Maria delle Grazie, è situata lungo la strada in salita che conduce al paese.

All'esterno si presenta come una piccola e semplice cappella in muratura con tetto a capanna, dando l'impressione di non essere meritevole di una visita.


Esterno della Cappella di Santa Maria delle Grazie

Una volta varcato l'ingresso, ci si rende però conto del suo straordinario valore artistico. Nella parete di fondo è presente una nicchia contenente l'altare e uno splendido affresco, in eccezionale stato di conservazione, raffigurante San Pietro, rappresentato in basso al centro, con ai lati due Santi tra i quali, sulla destra, San Francesco d'Assisi. Al di sopra di San Pietro è raffigurata l'icona della Madonna con Bambino posta entro una cornice rettangolare, mentre nella volta è raffigurato Dio contornato da angeli.

Alla destra e alla sinistra della grande nicchia centrale, nei due piccoli tondi sono effigiati due Santi uno maschile, l'altra femminile, mentre altre due figure di Santi sono affrescate al di sopra delle due porte ai lati della nicchia centrale con l'altare.


Affresco interno della Cappella di Santa Maria delle Grazie
raffigurante San Pietro, San Francesco d'Assisi e la Madonna con Bambino


Raffigurazione di San Pietro tra San Francesco d'Assisi a destra e
un altro Santo a sinistra e la Madonna con Bambino


Volta raffigurante Dio contornato da angeli

3) DIGA DEL SALTO

La gita alla scoperta del Lago del Salto, non può dirsi completa senza la suggestiva visita, con tanto di attraversamento consentito alle autovetture, dell'imponente quanto controversa opera architettonica, rappresentata dalla Diga del Salto.

La struttura della diga, terminata nel 1940, è alta 90 metri, e all'epoca della sua costruzione risultava essere la più alta d'Italia. La costruzione della diga provocò la sommersione dei paesi della Valle del Salto, poi ricostruiti.


Diga del Salto

Il paesaggio che si scorge dall'imponente opera architettonica, come tra l'altro quello che compone l'ecosistema del Lago del Salto, può essere considerato, a ragione, tra i più belli d'Italia.

NB. Le informazioni riportate nel testo, sono state estrapolate dalle seguenti pagine internet: 1) "Il Lago del Salto, uno specchio d'acqua velato di nostalgia", dalla pagina "Scopri la Sabina. Tra borghi, cibo e natura", in www.scoprilasabina.it; 2) "Petrella Salto: un piccolo borgo con una storia affollata da personaggi importanti", dalla pagina "Scopri la Sabina. Tra borghi, cibo e natura" in www.scoprilasabina.it; 3) Ministero della Cultura, "Museo del Monastero di Santa Filippa Mareri", nella pagina "Ministero della Cultura" in www.beniculturali.it e 4) "Lago del Salto - Rieti", nella pagina "Scopri la Sabina. Tra borghi, cibo e natura" in www.scoprilasabina.it.

martedì 30 maggio 2023

PENNAPIEDIMONTE: IL BORGO AGGRAPPATO ALLA ROCCIA DELLA MAIELLA

 STORIA

Pennapiedimonte (CH) è un piccolo borgo del Parco Nazionale della Maiella, che a differenza degli altri non occupa una posizione in pianura che gli ha permesso d'ingrandirsi, come nel caso di Guardiagrele, e non si pone sulla cima di una collina, come ad esempio Casoli, non presentando una struttura piramidale, con castello sulla sommità.

La particolarità che rende affascinante e alquanto originale il borgo, è data dal fatto che il centro storico è aggrappato alla roccia della montagna, in una posizione molto panoramica, che tuttavia non gli ha conferito l'opportunità di espandersi e incrementare la sua popolazione. Il centro storico è arroccato ad un'altitudine di 669 m.s.l.m., sul versante orientale della Maiella, sull'altura rocciosa che scende a picco sulla Valle dell'Avello.

Il centro storico, costruito interamente in pietra, è stato riconosciuto monumento nazionale a partire dal 1970: le case disposte a gradinata, sono state ricavate scolpendo la roccia. Ogni casa aveva a disposizione una cisterna sotterranea, principale elemento di approvvigionamento idrico, in cui veniva convogliata l'acqua piovana.

Il territorio comunale venne abitato sin dall'età antica, testimoniato dal ritrovamento di una necropoli del V - IV secolo a.C., durante gli scavi effettuati nel 1982.


Foto del paese di Pennapiedimonte dal sito
www.parcomajella.it

MONUMENTI E LUOGHI D'INTERESSE

Seppur di piccole dimensioni, il centro storico di Pennapiedimonte vanta interessanti siti di natura artistica, posti in un fantastico contesto ambientale.

Tra i principali tesori artistici del paese sono annoverate numerose architetture civili e religiose.

1) CHIESA DEI SANTI SILVESTRO E ROCCO

Degna di nota in tal senso è la Chiesa dei Santi Silvestro e Rocco, edificata in stile barocco. Al suo interno, tra le opere che si possono notare sono presenti la Statua di Santa Maria dell'Avella, una tela del XVII secolo, raffigurante la Patrona Santa Brigida, celebrata il 17 agosto, e alcune sculture opera di maestranze scalpellini.

2) LA PINNA

Sulla sommità del borgo si staglia una roccia nota come "La Pinna", uno sperone roccioso con una forma somigliante appunto ad una pinna, posto a un'altitudine di 705 m.s.l.m.. La scultura ha le sembianze di una donna seduta, riconosciuta essere la Dea Maja, china ad abbracciare il figlio morente Mercurio. L'arco di roccia rappresenta uno dei tanti geositi UNESCO presenti nel parco.


La "Pinna" di Pennapiedimonte

3) BELVEDERE BALZOLO E SENTIERO F2

Verso la sommità del paese può rivelarsi interessante compiere una passeggiata lungo il Belvedere del Balzolo, un balcone, oggi nominato "Balcone d'Abruzzo". Da questa postazione è possibile notare nelle giornate terse, le Isole Tremiti e la Valle dell'Avello.


Panorama visibile dal Sentiero F2 di Pennapiedimonte

Il territorio di Pennapiedimonte, fatto di boschi e cime montuose, dalle quali si possono scorgere magnifici panorami. Il territorio di Pennapiedimonte offre la possibilità di addentrarsi in una natura fatta di boschi, grotte e cascate. Tra queste degne di nota sono la Cascata del Linaro, raggiungibile tramite un percorso che dal Belvedere del Balzolo prosegue verso la Madonna delle Sorgenti.


Sentiero F2 di Pennapiedimonte


Panorama montuoso visibile dal sentiero

NB. Le informazioni trattare nel post, sono state estrapolate dal testo "Pennapiedimonte", nella pagina Parco Nazionale della Maiella, in www.parcomajella.it. 

CASOLI: BORGO DI MONTAGNA ALL'OMBRA DEL PALAZZO DUCALE

 STORIA

Il borgo di Casoli può essere considerato uno dei più appariscenti del Parco Nazionale della Maiella: vanta un centro storico in eccezionale stato di conservazione, e nonostante le piccole dimensioni, si caratterizza per la sua grande vivacità.

Il paese vanta antiche origini: secondo la tradizione discende da Cluviae, capitale della popolazione dei Carecini, che abitarono queste terre prima dell'arrivo dei Romani. A seguito della conquista romana, a partire dal 310 a.C. divenne municipium, ininterrottamente abitato sino al IV secolo d.C., quando con l'avvento delle invasioni barbariche gli abitanti si rifugiarono sulla collina. Il nome romano di Casulae, deriva proprio dalla sua particolare posizione arroccata sulla collina.

Nell'Alto Medio Evo l'insediamento venne ricompreso nel Gastaldato di Chieti, per poi essere trasformato ad opera dei Duchi Longobardi in un Castrum. In quegli anni si annovera la fondazione della Chiesa di Santa Maria Maggiore, sulla parte più elevata della collina.

Sin dall'XI secolo, il comune entrò a far parte della Contea di Manoppello, divenendo feudo di vari signori, tra i quali si annoverano le Famiglie Orsini, Colonna, Carafa e D'Aquino.

Durante la Signoria dei Duchi Orsini, sulle rovine dell'antico castrum vennero edificati il Palazzo Ducale e la Cappella Palatina, oggi trasformata nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maggiore. Tra il XV e il XVI secolo, il Comune di Casoli assunse un aspetto urbanistico tipicamente medievale, con torri, mura difensive e tre porte d'accesso al borgo. In quegli anni la torre medievale venne incorporata nel Castello, ove si trovarono la Camera Ducale e la Corte di Giustizia. Verso la metà del XVII secolo, i Duchi D'Aquino ampliarono il Castello, e ne fecero la propria residenza: da questo momento in poi il castello divenne la sede del Palazzo Ducale, appellativo con cui è tutt'ora conosciuto.

Nel 1799 durante le Campagne Napoleoniche, Casoli venne saccheggiata dall'esercito francese, mentre a seguito dell'annessione al Regno d'Italia nel 1861, il paese conobbe una forte crisi sociale ed economica, che portò molti dei suoi abitanti a emigrare nel Continente Americano.

Con l'adozione delle leggi raziali del 1938, e di provvedimenti ancor più restrittivi adottati a seguito dell'ingresso in guerra dell'Italia nel 1940, nel periodo compreso tra il 1940 e il 1944 venne attivato a Casoli un Campo di Concentramento per ebrei stranieri ed internati politici slavi, dei quali dieci rimasero poi vittime della Shoah.

Il 6 novembre 1943 venendosi a trovare nei pressi della Linea Gustav, Casoli venne sottoposta ad un massiccio bombardamento da parte degli Alleati anglo - americani, che causò gravi danni sia civili che monumentali. Il 5 dicembre 1943, nelle stanze del Palazzo Ducale, il partigiano Ettore Troilo costituì la Brigata Maiella, una delle principali formazioni paramilitari che contribuirono alla liberazione dell'Italia. Nel dopoguerra conobbe un periodo d'intenso sviluppo sociale, economico e urbanistico.


Panorama del centro storico di Casoli
dal Palazzo Ducale

MONUMENTI

Essendo il borgo di Casoli di dimensioni ridotte rispetto al vicino paese di Guardiagrele, non è necessario individuare un itinerario strutturato per scoprirne le bellezze. Il paese deve essere vissuto oltre che per i suoi monumenti, in particolare per la vivacità del centro storico e per i bellissimi scorci che sa offrire, fatti di vicoletti e una splendida via principale, coronata da suggestivi palazzi storici.


Scorcio del centro storico

1) CHIESA DI SANTA REPARATA

Il primo edificio religioso che s'incontra provenendo da sud, è la Chiesa di Santa Reparata, posta poco al di fuori del centro storico, lungo Corso Umberto I. La chiesa, dedicata alla Santa Patrona di Casoli, presenta una facciata completamente ricostruita nel 1952, a causa della distruzione provocata dal bombardamento alleato. Il portale antico, rimontato sull'ingresso laterale a destra, è in pietra locale finemente scolpito.

L'interno è a pianta basilicale, suddiviso in tre navate da possenti pilastri. Al termine delle navate laterali sono presenti gli altari dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo. L'accesso al presbiterio è costituito da un arco trionfale del 1539, oltre il quale è posto l'altare dedicato a Santa Reparata, fabbricato in pietra bianca e ornato da bassorilievi scolpiti. Nella nicchia è riposta una pregevole statua raffigurante Santa Reparata risalente alla fine del XVIII secolo.

E' inoltre presente un trittico realizzato nel 1506 da Antonio di Francesco di Tommaso da Fossombrone, raffigurante Santa Reparata tra gli Angeli. Murata nella parete della controfacciata, è posta una lapide a caratteri angioini, che commemora la posa della prima pietra avvenuta il 1 novembre 1447. Adiacente alla chiesa sorge il Monumento dei Caduti di tutte le guerre, realizzato nel 1954 su disegno di Oscar Lamura Bernabeo, e il Monumento Dedicato all'Emigrante, costruito nel 2005 ad opera dello scultore Vito Bucciarelli.

2) CHIESA DI SAN ROCCO

La Chiesa di San Rocco risalente al XVII secolo, presenta una facciata in stile neoclassico.

L'interno della chiesa è stato realizzato in stile tardo barocco, e presenta una decorazione anche questa risalente all'epoca tardo barocca. Sono inoltre presenti pregevoli statue.

3) CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA MARIA MAGGIORE

Nel punto più elevato del centro storico, accanto alle imponente mole del Palazzo Ducale, sorge la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maggiore, la principale di Casoli. L'edificio, così come appare oggi al visitatore, è frutto delle trasformazioni operate all'antica Cappella Palatina, parte integrante del Palazzo Ducale, che venne consacrata a Santa Maria Assunta per volontà dei Duchi Orsini, a partire dal 1455.

Nel XVIII secolo, sotto la Signoria dei D'Aquino, la chiesa venne ampliata, e dopo un restauro eseguito nel 1868, ha assunto un aspetto neoclassico. La facciata è ornata da una scalinata che conduce all'ingresso principale.

L'interno della chiesa presenta pregevoli arredi sacri e tele dipinte. Tra questi possono essere ricordati una tela raffigurante la Madonna del Rosario del 1572, una Madonna del Carmine di autore ignoto risalente alla metà del XVI secolo, la tela raffigurante San Gilberto in Gloria di Pasquale Bellonio di Ortona del 1797 e una Madonna con Bambino, San Giacinto e San Biagio di Francesco Maria de Benedictis del 1848.

Interessante risulta anche lo sportello ligneo del Battistero antico del XVI secolo, che reca scolpito lo stemma del dell'Università di Casoli e l'arma degli Orsini.


Facciata della Chiesa Parrocchiale di
Santa Maria Maggiore

4) PALAZZO DUCALE

Posto nel punto più elevato del centro storico, accanto alla Cattedrale, il Palazzo Ducale rappresenta certamente il monumento simbolo di Casoli. La Torre Pentagonale, che ne costituisce la parte originaria, venne realizzata tra la fine del IX e l'inizio del XII secolo, sul punto più elevato del colle a 378 m.s.l.m..

La torre svolse la funzione di avamposto difensivo, permettendo di controllare la zona compresa nelle valli dei Fiumi Aventino e Sangro, dalle possibili incursioni nemiche.

Nel XIV e XV secolo, i Duchi Orsini affiancarono alla torre una struttura in stile gotico - lombardo, composta da due piani, che si sviluppò tutto intorno ad un cortile interno, provvisto di cisterna per l'approviggionamento dell'acqua.


Mastio del Palazzo Ducale

Il piano inferiore del palazzo era riservato agli ambienti di servizio, quello superiore fungeva da residenza, mentre il mastio venne suddiviso verticalmente in quattro vani, a cui venne aggiunto un coronamento aggettante, ornamento utilizzato nell'architettura militare, tipico delle strutture difensive edificate dagli angioini. Il piano seminterrato è coperto da due volte a crociera in mattoni, sorrette da tre pilastri in laterizio e addossati alle pareti perimetrali.

Al vano si accede oltrepassando un portale ogivale, ornato in conci di pietra, mentre dal lato nord est tramite un'apertura provvista di architrave, collegata direttamente con i terrazzamenti esterni. I Duchi Orsini dotarono il Castello di una Cappella Palatina, nucleo originario della Chiesa di Santa Maria Maggiore. Ad ornamento esterno sono posti due leoni, attualmente senza più la testa, e inglobati nell'Arco del Purgatorio.

Nel XVII secolo, sotto il controllo dei Duchi D'Aquino, al palazzo vengono aggiunte due nuove strutture, e viene sopraelevato di due piani. Viene anche portata a compimento la costruzione di una rampa di collegamento tra il piano terra e i piani superiori.


Portale d'ingresso del Palazzo
Ducale

Nel XIX secolo, con la proprietà dei Principi Masciantonio, il castello venne trasformato in una residenza signorile. Vengono aggiunti elementi alla facciata, tra cui una linea di gronda rialzata e una copertura a capriate a vista. Viene inoltre edificata una scalinata marmorea, e sistemato l'ingresso principale con la costruzione del portale.


Linea di gronda rialzata del Palazzo
Ducale

L'interno del palazzo ospita numerose stanze, tra le quali la Stanza del Silenzio, ove è ospitata una mostra permanente sui protagonisti del "Cenacolo Abruzzese", ossia la tavolata che venne sovente imbandita dall'Onorevole Pasquale Masciantonio, alla quale vennero spesso invitati personaggi storici come Gabriele D'AnnunzioMichettiTosti Barbarella, e la Stanza D'Annunzio, dove il poeta veniva spesso ospitato. E' poi da ricordare la Sala Pascal, come veniva sovente chiamato l'Onorevole Pasquale Masciantonio. Un'altra sala è dedicata alla memoria del Maggiore Lionel Wigram, militare inglese che svolse un ruolo determinante nella formazione della "Brigata Maiella", proprio negli ambienti interni del Castello.

5) ALTRI PALAZZI DEL CENTRO STORICO

Tra i tanti palazzi signorili presenti nel centro storico, si annoverano Palazzo Travaglini - De Vincentiis, risalente al XVIII secolo, che si sviluppa su tre livelli. L'ingresso è costituito da un portale in pietra, mentre i piani superiori sono ornati da balconi e finestre.

Altro importante palazzo del centro storico è Palazzo Tilli del XVIII secolo, caratterizzato da un bel portale in pietra scolpito, una fila di balconi ai piani superiori, e la corte interna di forma quadrangolare.

In Via Centrale è presente Palazzo Ricci, il quale si caratterizza per la presenza di un portale principale, ornato da una cornice di lesene.

Infine il Palazzo De Cinque risalente al XIX secolo, con un portale ad archivolto e un balcone; l'Ex Palazzo Comunale con quattro livelli e finestre tutte ornate da architrave; e infine il Casino Rancitti risalente al XIX secolo, esempio di edilizia rurale.

Il centro storico si caratterizza anche per la presenza di pregevoli fontane, tra le quali possono essere citate Fonte Laroma, Fonte Caprefico e Fonte Arscigno, tutte edificate nel XIX secolo. Tra queste alcune sono ricomprese all'interno del centro storico, altre nelle immediate vicinanze.

NB. Le informazioni storico - artistiche riportate sono state estrapolate dalla pagina internet "Comune di Casoli. Arte, cultura, ambiente e tradizioni" nel sito www.comune.casoli.ch.it.

lunedì 29 maggio 2023

CASTELLO DI ROCCASCALEGNA: IL SIMBOLO DEL MEDIOEVO ABRUZZESE

Oltre ad essere conosciuto per i massicci montuosi, come il Gran Sasso e la Maiella, l'Abruzzo è anche una terra di castelli medievali, spesso sospesi su alture rocciose a difesa del proprio borgo, con lo scopo principale di dominare e così sorvegliare il territorio circostante.

Ne sono un esempio, oltre alle celeberrime fortezze di epoca spagnola edificate all'Aquila e a Pescara, anche le fortezze medievali poste a difesa dei piccoli borghi medievali, tra le quali Rocca Calascio a 1464 m.s.l.m., del XII secolo e a difesa del borgo di Calascio (AQ); il Castello Cantelmo di Pettorano sul Gizio (AQ) dell'XI secolo; la Fortezza Spagnola di Civitella del Tronto (TE) del 1576 e il Castello Ducale di Casoli (CH) edificato nell'XI secolo, e modificato nel corso della sua storia sino al XIX secolo.

Nonostante la grande quantità di castelli e roccaforti medievali, poche sono quelle capaci di reggere il confronto con il grande castello che domina dall'alto il centro storico del comune di Roccascalegna (CH).


Vista del Castello Medievale di Roccascalegna
da nord a strapiombo sulla parete rocciosa


Salita verso l'ingresso del Castello

STORIA

Dall'alto dello sperone roccioso che domina la Valle del Fiume Sangro, in Provincia di Chieti, le origini del Castello di Roccascalegna sono da ricercare nelle lotte intestine che videro opporsi, nel territorio italiano, gli eserciti dei bizantini e dei longobardi, a partire dal secolo successivo alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente.

Con ogni probabilità l'edificazione della fortezza fu voluta dai Longobardi, che nel 600 d.C. occuparono stabilmente i territori corrispondenti agli odierni Abruzzo meridionale e Molise, mentre le guarnigioni bizantine vennero stanziate sulle rive del Mar Adriatico a difesa dei possedimenti nell'Italia Meridionale.

In tale contesto storico si collocò la costruzione, ad opera dei Longobardi, di una prima Torre d'Avvistamento a difesa della Valle del Rio Secco, che con il passare del tempo venne trasformata in un'imponente fortezza edificata a strapiombo su un enorme masso di roccia.

Terminate le ostilità che videro contrapporsi Longobardi e Bizantini, risulta difficile reperire accurate fonti storiche concernenti il Castello, sino al 1525, anno in cui la fortezza venne restaurata e adattata in modo tale da difendersi dall'utilizzo delle nuove armi da fuoco in circolazione.

Con il passare dei secoli divenne feudo di varie famiglie, tra le quali gli Annechino, i Carafa, i De Corvis, i Nanni e infine i Nanni Croce.

A partire dal XVIII secolo iniziò per il castello un lungo periodo di abbandono, durante il quale venne danneggiato dalle intemperie, oltre ad essere depredato e saccheggiato dalla popolazione locale. Tale situazione rimase immutata per lungo tempo, sino al 1985, anno in cui il monumento venne acquistato dal Comune di Roccascalegna dall'ultima famiglia feudataria, quella dei Nanni Croce.

lavori di restauro della struttura iniziarono immediatamente, per concludersi nel 1996, anno in cui il monumento venne riportato al suo antico splendore.

Interessante la leggenda che viene tramandata sin dai tempi in cui proprietari del castello furono i Conti De Corvis. Tale leggenda, ambientata nel 1646, narra che in quel periodo il Castello era abitato dal Barone Corvo De Corvis.

Data la presenza di molte fanciulle che furono date in sposa ai giovanotti del posto, il Barone si arrogò il diritto dello Ius Primae Noctis, ossia la libertà di passare con tali fanciulle la loro prima notte di nozze. Si narra che in una di tali notti, il Barone venne pugnalato a morte da una delle fanciulle con cui stava passando la notte. Questo morente, lasciò l'impronta della sua mano insanguinata su una roccia antistante la torre. Leggenda narra che nonostante sia stata lavata più volte, l'impronta continui ad apparire manifestando la presenza del suo fantasma nel Castello, nonostante il crollo della torre, avvenuto nel 1940.

DESCRIZIONE

La visita al Castello Medievale di Roccascalegna comprende una visita autonoma che permette di scoprire sia la storia che gli ambienti che compongono la fortezza, dopo una breve ed esaustiva introduzione da parte di una guida turistica.


Vista del Castello da sud

Dopo una breve visita della chiesa del Castello, si entra nella fortezza vera e propria, dove è stata allestita una mostra contenente fedeli riproduzioni di strumenti medievali utilizzati in particolare per la tortura dei traditori e delle streghe. Tra questi vi sono il Cavallo Spagnolo, il Banco di Stiramento e la Garrota, adottata per lo strangolamento dei condannati.


Fedele riproduzione del
Cavallo Spagnolo

Usciti dalla sala si erge dinanzi al visitatore il mastio a sezione quadrangolare, ornato da una splendida merlatura guelfa. Tramite una breve scalinata è possibile salire sulla stanza posta all'ultimo piano del mastio, e affacciarsi dalla finestra per una foto ricordo, o per godere dello splendido panorama montuoso che si apre sulla Valle del Fiume Sangro.


Mastio a sezione quadrangolare
del Castello


Facciata del mastio del Castello

NB. Le informazioni storiche sono state estrapolate dalla sezione "STORIA" presente nel sito web www.castelloroccascalegna.com.

GESSOPALENA: RUDERI DELLA CITTA' SULLA RUPE DI GESSO

STORIA

Gessopalena è un comune di 1406 abitanti nella Provincia di Chieti, in Abruzzo, localizzato nel versante orientale del Massiccio della Maiella, la Montagna Madre d'Abruzzo, a 645 metri sul livello del mare.

Il nome del borgo deriva dal latino Gypsum, testimonianza della presenza di minerali di gesso nelle rocce sulle quali è stato fondato il centro storico del paese. L'estrazione del gesso ha costituito per lungo tempo l'attività economica preponderante, su cui si fondava la sussistenza degli abitanti del borgo. Tutt'ora nelle rocce che costituiscono la rupe, si possono intravedere cristalli di gesso. Nei documenti risalenti al XIII secolo era conosciuta come Terra Gypsi, ossia Terra del Gesso.

Gli scavi e le indagini archeologiche effettuate nel luogo, testimoniano la presenza d'insediamenti risalenti alle epoche preromana e romana. Durante l'Alto Medio Evo, la popolazione gessana viveva ancora nelle ville edificate dagli antichi romani. Solo a partire dal Basso Medio Evo, e con la fase dell'incastellamento e della nascita della civiltà dei comuni, gli abitanti iniziarono a raccogliersi e a costruire le loro abitazioni sulla rupe di gesso. Dall'VIII all'XI secolo la Terra Gypsi divenne feudo dell'Abbazia benedettina di Montecassino, mentre con i Normanni venne infeudata a Rugerius Bursellus, appartenente alla famiglia dei Conti di Loritello.

Il 4 luglio 1269 Carlo d'Angiò la donò a Raoul de Courtenay, per poi passare alla proprietà di tante famiglie, tra le quali la Famiglia Caracciolo, poi denominata Giudice - Caracciolo, Principi di Villa Santa Maria, che in seguito beneficiarono del titolo di Duchi del Gesso.

L'influenza dei Benedettini si rivelò importante per la crescita economica, sociale e spirituale del luogo, tanto che alla fine del Medio Evo, nel territorio gessano erano presenti ben cinque monasteri. Tra questi il Convento di San Giovanni Battista e quello di Santa Maria dei Raccomandati, rimasero in attività fino alla soppressione napoleonica. L'economia fu essenzialmente agropastorale, e dal XVII al XVIII secolo anche basata sulla produzione della lana.

Nel dicembre del 1943, venendosi a trovare in prossimità della Linea Gustav, il centro storico localizzato sulla rupe di gesso venne completamente raso al suolo dai tedeschi in ritirata. La popolazione civile sopravvissuta si ritrovò costretta a fuggire nelle campagne. Come riconoscimento al coraggio dimostrato dai civili, e per il compimento di numerosi atti di solidarietà verso gli sfollati e profughi di altra provenienza, il 16 settembre 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito al Comune di Gessopalena la Medaglia d'Oro al Valor Civile.


Panorama dei ruderi di Gessopalena

MONUMENTI E LUOGHI D'ARTE

Nonostante il centro storico si presenti in stato di rudere, oggi i resti sono stati completamente ristrutturati e messi in sicurezza. La visita al borgo antico sulla rupe di gesso è assolutamente consigliata, e tra le esperienze più affascinanti e suggestive che si possano vivere nel Parco della Maiella.

Durante la passeggiata tra i ruderi è possibile visitare i resti dei vani adibiti agli usi quotidiani più disparati. Tra questi vi è un vano che svolgeva la funzione di forno a legna per la cottura del pane, e un altro con funzione di cucina, ove si è conservato il piano cottura per le pietanze.


Resti del forno utilizzato per la cottura del pane


Vani che si aprono sulla via principale


Resti dell'ambiente adibito a cucina


Piano cottura all'interno della cucina

Proseguendo nell'esplorazione si possono riconoscere, oltre ai resti della facciata appartenuta all'Ex Cappella di Sant'Antonio, anche ruderi appartenuti a torrifortificazioni e una via costellata da vani abitativi, ognuno deputato a svolgere una specifica funzione. All'interno dei vani è inoltre possibile trovare cartelli esplicativi, che forniscono al turista informazioni esaustive sulla funzione svolta da un determinato vano. E' anche possibile imbattersi in quel che rimane di un ambiente adibito a mulino.

Ruderi appartenenti ad una fortificazione


Ruderi della facciata appartenuta
all'Ex Cappella di Sant'Antonio


Torre di avvistamento a sezione quadrata


Resti di un ambiente adibito a mulino

Alla fine della passeggiata si può scorgere quel che resta della facciata della Chiesa di Sant'Egidio. La particolarità del rudere, è rappresentata dalla cornice e dall'architrave che adornavano il portale principale della chiesa, ancora ammirabile in quanto incastonato nella facciata, e dalla presenza della scalinata d'accesso al luogo di culto.


Ruderi della facciata della Chiesa di Sant'Egidio
con il portale d'accesso ornato da cornice e architrave

Giunti al termine della passeggiata esplorativa, non rimane che portare a casa una o più foto ricordo, di un luogo molto particolare e poco conosciuto della nostra Italia, che vi rimarrà nel cuore, se siete amanti dell'arte, e in particolare se siete venuti fin qui spinti dal desiderio di conoscere una storia purtroppo ancora poco conosciuta.

Vi consiglio di recarvi a Gessopalena con l'intenzione di svolgere si una visita storica, ma in particolare un'esperienza emotiva, per commemorare la tragedia della guerra e fare in modo che non ricapiti mai più. Inoltre lo consiglio anche a coloro che, come me, sono spinti dalla volontà di scoperta, in particolare di luoghi allo stesso tempo insoliti, suggestivi ed emozionanti come questo.

NB. Le informazioni storiche riportate sono state estrapolate dalla pagina Scopri Gessopalena, nel sito ufficiale del Comune di Gessopalena in www.comunegessopalena.it.

GROTTA DEL CAVALLONE: CAPOLAVORO NATURALE NEL PARCO DELLA MAIELLA

La Grotta del Cavallone è una meravigliosa cavità naturale di tipo carsico, che sorge nel Parco Nazionale della Maiella, tra i territori comunali di Taranta Peligna e Lama dei Peligni in Provincia di Chieti (CH), ad un'altitudine di 1475 m.s.l.m..

Si apre lungo il versante est del Massiccio della Maiella, e le visite sono possibili solo con l'ausilio di una guida speleologica, che si assumerà la responsabilità di accompagnare il gruppo di turisti, muniti di appositi elmetti di protezione.

Ingresso nella Grotta del Cavallone

La cavità sviluppa il suo percorso in direzione sud, ed ha una lunghezza complessiva pari a oltre 1,5 km, dei quali i primi 1360 metri sono oggetto della visita turistica. All'interno la temperatura si mantiene costante per tutto l'anno, aggirandosi intorno ai 10 gradi Celsius.

E' stata scavata in rocce calcareniti e calcari selciferi, originatisi in un lasso di tempo compreso tra i 65 e i 23 milioni di anni fa, grazie all'azione delle acque risalite dal sottosuolo.


Interno della grotta presso l'ambiente
iniziale del percorso


Pareti rocciose con stalagmiti all'interno
della grotta

Tale origine ipogenica spiega la presenza, all'interno della grotta, di minerali rari tra i quali l'alunite e il gesso. All'interno della cavità possono essere osservate numerose stalattiti e stalagmiti. Tra le più grandi, la stalattite dalle maggiori dimensioni supera i 2 metri di altezza, ed è localizzata in prossimità dell'ingresso.

Durante tutto l'anno, in particolare nel periodo invernale, quando la cavità naturale è chiusa alle visite turistiche, viene frequentata dai pipistrelli, importante indicatore del fragile equilibrio ambientale presente nell'ecosistema della grotta, che l'essere umano deve saper preservare e tutelare, in particolare dai rischi del cambiamento climatico.

Le prime testimonianze di visita speleologica della grotta sono documentate a partire dal 1666, ma la vera e propria scoperta si fa risalire al 1865. L'altro appellativo con il quale è conosciuta la cavità, ossia Grotta della Figlia di Iorio, le è stato attribuito per aver ispirato la sceneggiatura del film tratto dall'omonima tragedia di Gabriele D'Annunzio.


Stalattiti e stalagmiti

Durante la Seconda Guerra Mondiale, venendosi a trovare in prossimità dei territori attraversati dalla Linea Gustav, e perciò particolarmente soggetti ai bombardamenti alleati, venne utilizzata come rifugio dagli abitanti di Taranta Peligna, in particolare donne e bambini. Gli uomini utilizzarono come rifugio la vicina Grotta del Bove.

Con il suo incredibile patrimonio di natura, geologia e storia, la Grotta del Cavallone è oggi parte dei geositi del Parco Nazionale della Maiella.


Punto terminale del percorso di visita con vista
sulle scalette che attraversano la restante porzione del percorso
riservata a speleologi professionisti

NB. Le informazioni riportate nel post sono state estrapolate dalla pagina "La Grotta del Cavallone", presente sul sito internet "Parco Nazionale della Maiella", in www.parcomajella.it.

POGGIO NATIVO: BORGO MEDIEVALE TRA RIETI E ROMA

  STORIA Poggio Nativo è un Comune di 2.589 abitanti della Provincia di Rieti posto al confine con la Città Metropolitana di Roma Capital...